Epitteto - Massime da Diatribe e Manuale

Selezione di aforismi, frasi e citazioni di Epitteto (Ierapoli, ca. 50 - Nicopoli d'Epiro, ca. 130), filosofo greco antico, esponente dello stoicismo di epoca romana. Il nome di Epitteto, in greco antico: Ἐπίκτητος, Epíktetos, significa "colui che è stato acquistato", e in effetti per molti anni della sua vita, Epitetto è stato uno schiavo.
Ha scritto Nietzsche: "«Si appartiene ancora al volgo, finché si addossa sempre la colpa agli altri; si è sulla strada della saggezza, quando si rende responsabile sempre solo se stesso; ma il saggio non trova nessun colpevole, né sé né gli altri». Chi dice questo? Epitteto, milleottocento anni fa. Lo si è udito, ma lo si è dimenticato. No, non lo si è udito e non lo si è dimenticato: non ogni cosa si dimentica. Ma non si ebbe l'orecchio adatto, l'orecchio di Epitteto. Dunque egli lo ha detto nell'orecchio a sé stesso? Così è: la saggezza è il bisbiglio del solitario a sé stesso in pieno mercato". [Umano troppo umano II, 1879/80].
Le seguenti massime di Epitteto sono tratte da Diatribe e dal celebre Manuale di Epitteto, redatti dal suo discepolo Arriano.
Epitteto
Diatribe
ca. 108 (a cura di Arriano di Nicomedia) - Selezione Aforismario

Chi è, dunque, l'uomo invincibile? Quello che nessuna delle cose che non dipendono dalla sua scelta di fondo può trarre fuori da sé stesso.

Chiameremo liberi solo gli animali che non sopportano la cattività, e che, non appena messi in gabbia, ne fuggono morendo.

Dov'è l'amicizia, se non ove si trova la lealtà, il rispetto, la devozione al bello e a nient'altro?

È impossibile imparare ciò che si presume di sapere.

Ecco la prima differenza tra l'uomo comune e il filosofo. L'uno dice: «Ohimè! tutta colpa del figliolo, del fratello, ohimè! tutta colpa del padre,» l'altro, se talora è costretto a esclamare: «ohimè» dopo una pausa aggiunge: «tutta colpa mia». La persona morale, infatti, niente può impedirla o danneggiarla di ciò che non dipende dalla persona morale: essa sola lo può.

Gli uccelli che vedi, quando li si cattura e li si alleva in gabbia, che cosa non soffrono cercando di scappare? E alcuni di loro si lasciano morire di fame, piuttosto che sopportare una simile vita; quanti si salvano vivono a fatica, soffrendo, e ci perdono in salute; se mai trovano uno spiraglio, scappano subito via. A tal punto desiderano essere liberi, come vuole la loro natura, indipendenti e non soggetti alla costrizione!

L'uomo è fatto per la lealtà, e che chi la manda in rovina manda in rovina la qualità propria dell'uomo.

Nessuna cosa grande compare all'improvviso; nemmeno per l'uva o per i fichi è così. Se ora mi dici: "Voglio un fico", ti rispondo: "Ci vuole tempo". Lascia, innanzitutto, che vengano i fiori, poi che si sviluppino i frutti e, poi, che maturino.

Non è leale la parte dominante di un uomo dappoco: non è salda, non è in grado di discernere, si lascia vincere ora da una rappresentazione ora da un'altra.

Non è possibile che quel che è per natura libero sia assoggettato a turbamenti o a impedimenti da altri se non da sé stesso. Sono i giudizi a turbare l'uomo.

Non essere scontento né troppo delicato di stomaco nei confronti degli avvenimenti.

Per l'essere razionale solo l'irrazionale è intollerabile.

Porti un dio con te, infelice, e lo ignori. Credi che parli di un dio d'oro o d'argento fuori di te? E in te che lo porti, e non t'accorgi che lo insudici con pensieri sconci e con azioni sordide.

Qual è il primo compito di chi si da a filosofare? Gettare via la presunzione, perché è impossibile ci si metta a imparare ciò che si presume di sapere.

Quando vedi uno ricco, guarda quel che possiedi invece delle ricchezze. Perché se non hai niente in cambio, sei un infelice: ma se hai la capacità di non aver bisogno delle ricchezze, sappi che hai qualcosa molto maggiore di lui e di molto maggior valore.

Se domani è bene fare attenzione, quanto sarà meglio oggi! Se domani è vantaggioso, molto più vantaggioso è oggi, perché anche domani tu possa essere attento, e non debba rinviare tutto di nuovo a dopodomani.

Se si può mangiare in modo corretto e ragionevole e, ancora, con moderazione ed eleganza, non si agisce anche in modo da piacere agli dèi?

Solo l'uomo colto è libero.

Sono le difficoltà a mostrare gli uomini.
Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini,
ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti. (Epitteto)
Manuale di Epitteto
ca. 120 (a cura di Arriano di Nicomedia) - Selezione Aforismario

Le cose sono di due maniere; alcune in potere nostro, altre no. Sono in potere nostro l'opinione, il movimento dell'animo, l'appetizione, l'avversione, in breve tutte quelle cose che sono nostri propri atti. Non sono in poter nostro il corpo, gli averi, la riputazione, i magistrati, e in breve quelle cose che non sono nostri atti. Le cose poste in nostro potere sono di natura libere, non possono essere impedite né attraversate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo sono cose altrui. Ricòrdati dunque che se tu reputerai per libere quelle cose che sono di natura schiave, e per proprie quelle che sono altrui, t'interverrà di trovare quando un ostacolo, quando un altro, essere afflitto, turbato, dolerti degli uomini e degli dèi.

Ciò che tu eviteresti di sopportare per te, cerca di non imporlo agli altri.

È proprio di chi non ha educazione filosofica, ritenere gli altri causa delle proprie sventure; di chi ha cominciato ad educarsi, accusare sé stesso; di chi è educato nella filosofia, non accusare né gli altri né sé stesso. [1]

È sorte di re fare il bene ed essere denigrato.

Gli uomini sono agitati e turbati, non dalle cose, ma dalle opinioni che hanno delle cose.

Il tuo compito nella vita è recitare nobilmente la parte che ti è stata assegnata. Quanto alla scelta di essa, questo è compito di un altro.

La felicità non consiste nell'acquistare e godere ma nel non desiderare nulla, perché consiste nell'essere liberi.

Non devi cercare di fare in modo che le cose vadano come vuoi, ma accettare le cose come vanno: così sarai sereno.

Non dire mai di una cosa o di una persona: "L'ho perduta"; di' sempre: "L'ho restituita".

Non sei una monade isolata, ma una parte unica e insostituibile del cosmo. Non dimenticarlo, sei un elemento essenziale nel groviglio dell'umanità.
Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica;
chi l'ha intrapresa incolpa sé stesso; chi l'ha completata
non incolpa né gli altri né sé stesso. (Epitteto)
Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti. [2] Per esempio, la morte non è nulla di terribile (perché altrimenti sarebbe sembrata tale anche a Socrate): ma il giudizio che la vuole terribile, ecco, questo è terribile. Di conseguenza, quando subiamo un impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi. Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l'ha intrapresa incolpa sé stesso; chi l'ha completata non incolpa né gli altri né se stesso.

Puoi essere invincibile, se non scendi in nessun combattimento dal quale non sia in tuo potere uscire vincitore.

Ricordati che, se credi che le cose che sono per natura in uno stato di schiavitù siano libere e che le cose che ti sono estranee siano tue, sarai ostacolato nell'agire, ti troverai in uno stato di tristezza e di inquietudine, e rimprovererai dio e gli uomini. Se al contrario pensi che sia tuo solo ciò che è tuo, e che ciò che ti è estraneo - come in effetti è - ti sia estraneo, nessuno potrà più esercitare alcuna costrizione su di te, nessuno potrà più ostacolarti, non muoverai più rimproveri a nessuno, non accuserai più nessuno, non farai più nulla contro la tua volontà, nessuno ti danneggerà, non avrai più nemici, perché non subirai più alcun danno.

Se qualcuno delegasse il tuo corpo a chi ti viene incontro, ne fremeresti. E che tu deleghi la tua intelligenza a chi capita affinché, se sarai ingiuriato, essa ne sia sconcertata e confusa: per questo non ti vergogni?

Se ti affezioni ad una pentola, pur sapendo che è di terracotta, non ti lamentare se si rompe. Nello stesso modo, quando baci tua moglie o tuo figlio, di' sempre a te stesso "Sto baciando un mortale", affinché, se poi muoiono, tu non abbia a rimanere sconcertato.

Se ti assumi un ruolo al di sopra delle tue possibilità, non solo ci fai una brutta figura, ma tralasci anche il ruolo che potevi svolgere.

Se uno ti viene a dire che un tale parla male di te, non cercare di difenderti, ma rispondi: "Senz'altro costui ignora gli altri miei difetti, altrimenti non avrebbe parlato solo di questi".

Se vuoi progredire, sopporta di apparire stolto e insensato per le cose esterne, non voler sembrare sapiente e se sembri ad alcuni di essere qualcuno, diffida di te stesso.

Tra le cose che esistono, le une dipendono da noi, le altre non dipendono da noi. Dipendono da noi: giudizio di valore, impulso ad agire, desiderio, avversione, e in una parola, tutti quelli che sono propriamente fatti nostri. Non dipendono da noi: il corpo, i nostri possedimenti, le opinioni che gli altri hanno di noi, le cariche pubbliche e, in una parola, tutti quelli che non sono propriamente fatti nostri.

Una volta superata la misura, non c'è più alcun limite.
Non devi cercare di fare in modo che le cose vadano come vuoi,
ma accettare le cose come vanno: così sarai sereno. (Epitteto)
Frammenti

Abbi cura di lasciare i tuoi figli ben istruiti piuttosto che ricchi, perché le speranze degli istruiti sono migliori del benessere degli ignoranti. [Attribuito].

Il sole non aspetta di essere pregato per spargere raggi e calore. Nello stesso modo fa ogni bene che dipenda da te senza essere pregato.

Nessuno è libero se non è padrone di sé stesso.

Quando siamo invitati ad un banchetto, prendiamo quel che c'è e se uno domandasse al padrone di casa che, invece di quello che c'è, gli venga servito del pesce o dei dolci, parrebbe uno stravagante. Tuttavia, nella vita, vogliamo dagli dei quello che non ci danno, anche se le cose che ci hanno dato sono molte.

Sustine et abstine
[Sopporta e astieniti].

Note
  1. Un'altra traduzione della frase di Epitteto è: "Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l'ha intrapresa incolpa sé stesso; chi l'ha completata non incolpa né gli altri né sé stesso".
  2. Altre traduzioni della frase di Epitteto sono: "Non i fatti turbano gli uomini, ma i giudizi sui fatti". "Ciò che turba gli uomini non sono le cose, ma le opinioni che essi hanno delle cose".
  3. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Epicuro - Eraclito - Socrate