2015-02-26

Albert Camus - I migliori aforismi

Raccolta dei migliori aforismi e delle più belle citazioni di Albert Camus (Mondovi 1913 - Villeblevin 1960) scrittore, filosofo e drammaturgo francese. Nel 1957 fu premiato con il Nobel per la letteratura per coronare l’attività di uno scrittore che aveva saputo esprimere “i problemi che oggi si impongono alla coscienza umana”. Le opere di Albert Camus sono pubblicate in Italia dall'editore Bompiani.
Albert Camus (1913 -1960) scrittore e filosofo francese
Il rovescio e il diritto
L'envers et l'endroit, 1937

Tutto ciò che esalta la vita, ne accresce al tempo stesso l'assurdità.

Una certa continuità nella disperazione può generare la gioia.

Nozze
Noces, 1939
© Bompiani - Selezione Aforismario

Che cos'è la felicità se non il sincero accordo tra un uomo e la vita che conduce?

Chiamo imbecille chi ha paura di godere.

Il contrario di un popolo civilizzato è un popolo creatore.

Il mondo è bello, e fuori di esso non c'è salvezza.

Una certa continuità nella disperazione può portare alla gioia.

La speranza, al contrario di ciò che si crede, equivale alla rassegnazione. E vivere non è rassegnarsi.

Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. (Albert Camus)
Il mito di Sisifo
Le Mythe de Sisyphe, 1942
© Bompiani - Selezione Aforismario

Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice.

Bisogna vivere con il tempo e con lui morire.

Creare è vivere due volte.

Dal momento in cui viene riconosciuto, l'assurdo diventa la più straziante di tutte le passioni.

Il creare è un dar forma al proprio destino.

Il mondo in sé, non è ragionevole: è tutto ciò che si può dire.

Il pensiero di un uomo è innanzitutto la sua nostalgia.

Là dove regna la lucidità, la scala dei valori diventa inutile.

L'abisso che c'è fra la certezza che io ho della mia esistenza e il contenuto che tento di dare a questa sicurezza, non sarà mai colmato.

L'assurdo è la lucida ragione, che accetta i propri limiti.

L'assurdo è peccato senza Dio.

L'assurdo nasce dal confronto tra la domanda dell'uomo e l'irragionevole silenzio del mondo.

L'opera d'arte nasce dalla rinuncia dell'intelligenza a ragionare il concreto.

Le idee sono il contrario del pensiero.

Non c'è destino che non si vinca con il disprezzo.

Se il mondo fosse chiaro, l'arte non esisterebbe.

Senza cultura e la relativa libertà che ne deriva, la società, anche se fosse perfetta, sarebbe una giungla. Ecco perché ogni autentica creazione è in realtà un regalo per il futuro.

Un uomo è sempre preda delle proprie verità. Quando le abbia riconosciute, egli non è capace di staccarsene.

Una sola cosa è più tragica del dolore: la vita di un uomo felice.

Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia.

Viene sempre il momento in cui bisogna scegliere fra la contemplazione e l'azione. Ciò si chiama diventare un uomo.

Vivere è far vivere l'assurdo.


Per un cuore fiero non può esservi via di mezzo. (Albert Camus)
Lo straniero
L'Étranger, 1942
© Bompiani - Selezione Aforismario

In fondo non c'è idea cui non si finisca per fare l'abitudine.

Persino da un banco di imputato è sempre interessante sentire parlare di sé.

Una disgrazia tutti sanno cos'è. È una cosa che lascia senza difesa.

Tutte le persone normali hanno una volta o l'altro desiderato la morte di coloro che amano.

L'interesse che si prova a tener occupate delle persone non dura molto a lungo.

Un uomo che uccideva moralmente sua madre radiava se stesso dal consorzio umano allo stesso titolo di colui che alzava una mano assassina sull'autore dei suoi giorni.

Non so quante volte mi sono chiesto se esistono esempi di condannati a morte che siano sfuggiti al meccanismo implacabile, siano scomparsi prima dell'esecuzione, abbiano rotto i cordoni di agenti. E allora mi rimproveravo di non aver mai fatto abbastanza attenzione ai racconti di condanne a morte. Bisognerebbe sempre interessarsi di queste cose; non si sa mai quello che può succedere.

Come facevo a non comprendere che nulla è più importante di un'esecuzione capitale e che, da un certo punto di vista, è addirittura l'unica cosa che sia veramente interessante per un uomo!

Caligola
Caligula, 1944
© Bompiani - Selezione Aforismario

Questo mondo così com'è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell'immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo.

Gli uomini muoiono e non sono felici.

Non c'è nessun cielo.

Che abiezione, che schifo, che senso di vomito sentirci crescere dentro quella stessa viltà e quell'impotenza che abbiamo disprezzato negli altri.

C'è solo un modo per essere uguali agli dèi: basta essere crudeli come loro.

Amare qualcuno significa accettare d'invecchiare con lui.

Come si può continuare a vivere con le mani vuote quando prima stringevano l'intera speranza del mondo?

La peste
La Peste, 1947
© Bompiani - Selezione Aforismario

Ci sono negli uomini più cose da ammirare che da disprezzare.

Dando troppa importanza alle buone azioni, si finisce col rendere un omaggio indiretto al male: allora, infatti, si lascia supporre che le buone azioni non hanno pregio che in quanto sono rare e che la malvagità e l'indifferenza determinano assai frequentemente le azioni degli uomini.

Ci si stanca della pietà, quando la pietà è inutile.

Se si può essere un santo senza Dio, è il solo problema concreto che io oggi conosca.

Quando scoppia una guerra, la gente dice: "Non durerà, è cosa troppo stupida". E non vi è dubbio che una guerra sia davvero troppo stupida, ma questo non le impedisce di durare.

Forse è meglio per Dio che non crediamo in lui.

La verità germoglierà dall'apparente ingiustizia.

Il gran desiderio d'un cuore inquieto è di possedere interminabilmente la creatura che ama o di poterla immergere, quando sia venuto il tempo dell'assenza, in un sonno senza sogni che non possa aver termine che col giorno del ricongiungimento.

La stupidità insiste sempre.

I giusti
Les Justes, 1950

Per suicidarsi bisogna amarsi molto.

L'uomo in rivolta
L'Homme révolté, 1951
© Bompiani - Selezione Aforismario

Che cos'è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice di sì, fin dal suo primo muoversi.

I martiri non fanno le Chiese: ne sono il cemento o l'alibi. Poi vengono i preti e i bigotti.

Il fine giustifica i mezzi? È possibile. Ma chi giustificherà il fine? A questo interrogativo, che il pensiero storico lascia in sospeso, la rivolta risponde: i mezzi.

L’avvenire è la sola trascendenza degli uomini senza Dio.

La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene il giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno di lei.

La rivolta, in senso etimologico, è un voltafaccia. In essa, l’uomo che camminava sotto la sferza del padrone, ora fa fronte. Oppone ciò che è preferibile a ciò che non lo è.

La rivoluzione consiste nell'amare un uomo che ancora non esiste.

L'arte contesta il reale, ma ad esso non si sottrae.

L'avvenire è il solo tipo di proprietà che i padroni concedono volentieri agli schiavi.

Lo schiavo comincia col reclamare giustizia e finisce per volere la sovranità. Ha bisogno di dominare a sua volta.

L'uomo è la sola creatura che rifiuti di essere ciò che è.

L'uomo non è interamente colpevole, non ha dato inizio alla storia; né è del tutto innocente poiché la continua.

Non esiste rivolta senza la sensazione d’avere in qualche modo, e da qualche parte, ragione.

Non tutti i valori trascinano con sé la rivolta, ma ogni moto di rivolta fa tacitamente appello a un valore.

Ogni uomo è un criminale che si ignora.

L'estate 
L'Été, 1954

Non essere amati è una semplice sfortuna; la vera disgrazia è non amare.

Una letteratura disperata è una contraddizione in termini.

La caduta
La Chute, 1956
© Bompiani - Selezione Aforismario

C'è sempre qualche ragione per l'uccisione di un uomo. È invece impossibile giustificare che viva.

Dopo una certa età ognuno è responsabile della sua faccia.

Il vero amore è eccezionale, due o tre volte in un secolo all'incirca. Per il resto, vanità o noia.

Insomma, per diventare famosi, basta ammazzare la portinaia.

La simpatia... un sentimento da presidente del consiglio: si ottiene a buon mercato dopo le catastrofi.

La verità, come la luce, acceca. La menzogna invece è un bel crepuscolo, che mette in risalto tutti gli oggetti.

Lo charme: un modo di ottenere in risposta un sì senza aver formulato nessuna chiara domanda.

Per certe persone almeno, non prendere quello che non si desidera è la cosa più difficile del mondo.

Per essere felici non ci si deve occupare troppo del prossimo.

Quando non si ha carattere bisogna pur darsi un metodo.

Quanti delitti commessi semplicemente perché i loro autori non potevano sopportare di aver torto.

Un uomo, se posso credere a un mio amico, ha sempre due caratteri: il suo, e quello che sua moglie gli attribuisce.

Una sola frase basterà a descrivere l'uomo moderno: egli fornicava e leggeva i giornali.

Riflessioni sulla pena di morte
Réflexions sur la peine capitale, 1957
Selezione Aforismario

Non si esita a presentare la pena di morte come una dolorosa necessità, che legittima dunque a uccidere, poiché è necessario, e a non parlarne, poiché il farlo è sconveniente.

Non è affatto dimostrato che la pena di morte abbia fatto indietreggiare un solo omicida deciso a esserlo, mentre è evidente che essa ha esercitato un effetto fascinoso su migliaia di criminali.

Se la paura della morte è, in effetti, un'evidenza, altrettanto evidente è che questa paura, per quanto grande sia, non è mai stata in grado di contrastare le passioni umane.

Per secoli si è punito l'omicidio con la pena capitale, eppure la razza di Caino non è scomparsa.

Il senso d'impotenza e di solitudine del condannato incatenato, di fronte alla coalizione pubblica che vuole la sua morte, è già di per sé una punizione inconcepibile.

Invece di uccidere e morire per diventare quello che non siamo, dovremo vivere e lasciare vivere per creare quello che realmente siamo.

Generalmente l'uomo è distrutto dall'attesa della pena capitale molto tempo prima di morire. Gli si infliggono così due morti, e la prima è peggiore dell'altra, mentre egli ha ucciso una volta sola. Paragonata a questo supplizio, la legge del taglione appare ancora come una legge di civiltà. Non ha mai preteso che si dovessero cavare entrambi gli occhi a chi aveva reso cieco di un occhio il proprio fratello.

La pena di morte, così come la si applica, è una disgustosa macelleria, un oltraggio inflitto alla persona e al corpo.

Non vi sarà pace durevole né nel cuore degli individui né nei costumi della società sin quando la morte non verrà posta fuori legge.

La morte felice
La Mort heureuse, 1971 (postumo)

Per un uomo di razza, essere felice non è mai complicato. Gli basta seguire il destino di tutti, non con la volontà della rinunzia, come tanti falsi grand'uomini, ma con la volontà della felicità.

Ci vuole del tempo per essere felici. Molto tempo. Anche la felicità è una lunga pazienza.
L'assurdità regna in questo mondo, e l'amore ci salva. (Albert Camus)
Taccuini
Carnet, 1935-1959 (postumo 1962-1989)
© Bompiani - Selezione Aforismario

Aver la forza di scegliere ciò che si preferisce e di attenervisi. Se no è meglio morire.

C'è sempre una filosofia per la mancanza di coraggio.

Colui che dispera degli avvenimenti è un vile, ma colui che spera nella condizione umana è un pazzo.

Conosco un solo dovere: quello di amare.

Cultura: grido degli uomini davanti al loro destino.

Non si pensa nello stesso modo su una stessa cosa la mattina e la sera. Ma dov'è il vero, nel pensiero della notte o nello spirito del mezzogiorno? Due risposte, due razze di uomini.

La tentazione più pericolosa: non assomigliare a nulla.

Le filosofie valgono ciò che valgono i filosofi. Più l'uomo è grande, più è vera la filosofia.

Non abbiamo il tempo di essere noi stessi. Abbiamo solo il tempo di essere felici.

Il bisogno di aver ragione: segno di spirito volgare.

Solitudine, lusso dei ricchi.

La tentazione comune a tutte le intelligenze: il cinismo.

"Mi conosco troppo per credere alla virtù assolutamente pura".

La donna, fuori dell'amore, è noiosa. Non sa. Bisogna vivere con una e tacere. O andare a letto con tutte e fare. Ciò che più importa è altrove.

La povertà è una condizione la cui virtù è la generosità.

Ogni vita volta verso il denaro è una morte. La rinascita è nel disinteresse.

La gente crede sempre che ci si uccida per una ragione. Ma si può benissimo uccidersi per due ragioni.

Perché un pensiero cambi il mondo, bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime. Che si cambi in esempio.

La solitudine perfetta. Nell'orinatoio di una grande stazione all'una del mattino.

Fin quando l'uomo non ha dominato il desiderio, non ha dominato nulla. E non lo domina quasi mai.

Vivere è verificare.

Come vivere senza qualche buona ragione di disperare!

Invecchiare significa passare dalla passione alla compassione.

In quanto creatore, ho dato vita alla morte. E questa è la sola cosa che dovevo fare prima di morire.

La naturalezza non è una virtù innata: la si acquisisce.

Chi non dà nulla non ha nulla. La disgrazia più grande non è non essere amati, ma non amare.

L'inferno è il paradiso più la morte.

Con alcune persone manteniamo rapporti di verità. Con altre rapporti di menzogna. Questi ultimi non sono i meno duraturi.

L'altruismo è una tentazione, come il piacere.

Utilizzare i propri vizi, diffidare delle proprie virtù.

Gli uomini virtuosi sono spesso cittadini pusillanimi. Alla radice del vero coraggio, c'è una sregolatezza.

Ci sono momenti in cui abbandonarsi alla sincerità equivale a un cedimento imperdonabile.

Ciò che l'uomo sopporta più difficilmente è di essere giudicato. Di qui l'attaccamento alla madre o all'amante accecata, di qui anche l'amore per le bestie.

Quelli che non sono curiosi: ciò che sanno li disgusta di ciò che ignorano.

La mamma. Se si amassero abbastanza le persone che si amano, s'impedirebbe loro di morire.

La politica e il destino degli uomini sono foggiati da individui senza ideali e senza grandezza. Chi ha grandezza in sé non fa politica.

La gloria è un convento

Per l'uomo maturo, solo gli amori felici possono prolungare la giovinezza. Gli altri lo gettano di colpo nella vecchiaia.

Libri di Albert Camus consigliati
Il mito di Sisifo 
Traduzione: Beniamino Dal Fabbro
Editore: Bompiani, 2001


Gli dèi avevano condannato Sisifo a far rotolare senza posa un macigno sino alla cima di una montagna, dalla quale la pietra ricadeva per azione del suo stesso peso. Essi avevano pensato che non esiste punizione più terribile del lavoro inutile e senza speranza. Se questo mito è tragico, è perché il suo eroe è cosciente. In che consisterebbe, infatti, la pena, se ad ogni passo fosse sostenuto dalla speranza di riuscire? Questo libro, scritto da un Camus appena trentenne intento a ripensare "la filosofia dell'assurdo", si configura come un'opera insieme di confessione e di riflessione filosofico-letteraria a carattere ideologico, inserendosi in una precisa tradizione che da Kafka a Gide, da Kierkegaard a Nietzsche offre una altissima testimonianza della crisi spirituale che caratterizza il nostro secolo. L'"assurdo" è una presa di coscienza preliminare a ogni regola di vita, ma segna solo un momento di passaggio. Il ragionamento rigoroso e un impegno concreto, uniti a una fondamentale esigenza chiarificatrice, sono tesi a dimostrare che anche la desolante dottrina dell'esistenzialismo, allora dominante, contiene infine qualche accento di speranza.

La peste 
Traduzione: Beniamino Dal Fabbro
Editore: Bompiani, 2000

Orano è colpita da un’epidemia inesorabile e tremenda. Isolata con un cordone sanitario dal resto del mondo, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da esperimento per le passioni di un’umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l’edonismo di chi non crede alle astrazioni, ma neppure è capace di “essere felice da solo”, il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l’indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l’egoismo gretto gli alleati del morbo. Scritto da Camus secondo una dimensione corale e con una scrittura che sfiora e supera la confessione, ne La peste assistiamo allo studio della psicologia di un intero paese messo di fronte a un’epidemia spietata. La peste diventa il male dell’intera comunità, e i suoi effetti si abbattono con violenza su chi si salva dal contagio ancor più che sui malati, costretti ad affrontare la morte con rassegnazione. La peste è un romanzo attuale e vivo, una metafora in cui il presente continua a riconoscersi.

L'uomo in rivolta
Traduzione: Liliana Magrini
Editore Bompiani, 2002

Ne L’uomo in rivolta trova la sua più rigorosa formulazione teorica la riflessione di Camus sull'idea – fondamentale – della rivoluzione, intesa come ricerca di equilibrio, azione creatrice, unica possibilità data all'uomo per fare emergere un senso in un mondo dominato dal non senso. L’opera sancì la rottura definitiva di Camus con Sartre e diede origine a infinite polemiche che divisero l’avanguardia intellettuale francese ma non riuscirono a pregiudicare la validità di una lezione di coraggio, generosità e moralità che rimane attualissima ancora oggi.

Taccuini
Traduzione: Ettore Capriolo
Editore: Bompiani, 2004

Dal 1935 alla morte Albert Camus ha tenuto in modo quasi regolare dei "quaderni". Leggere i Taccuini significa immergersi nel liquido amniotico della sua scrittura. Via via che nascono, vediamo formarsi le cellule generative delle opere ed è come se leggessimo con lui ciò che lui legge. Annotazioni, citazioni, schemi, ricordi, andirivieni del pensiero: Camus lascia che tutto si depositi sulla pagina, per poi estrapolarne l'essenziale e decollare verso i luoghi lungamente abitati dei propri libri. La scrittura zibaldonesca non ha gli obblighi della trama e della consequenzialità; non deve dimostrare alcunché e non deve nemmeno essere "bella". È la scrittura della ricerca della scrittura. Nasce con l'opera, ma ne è anche al di fuori. Solo il tempo, allargando i confini delle pagine scritte, la riammette nel vasto orizzonte dell'autore. Ma a condizione che questo vasto orizzonte si sia formato e che i lettori lo tengano in vita. Camus nei Taccuini non parla di sé. Non si tratta di un diario, bensì di quaderni di appunti. Scrive perché vuole vedere fuori di sé ciò che ha pensato nell'invisibile dell'immaginazione. È onesto, fa i conti con se stesso, non dice bugie. Scrivere così significa accumulare esercizio di chiarezza, ma anche disadorna schiettezza. Significa scrivere per sé, anche in fretta, per non dimenticare; scrivere per necessità annotatoria; scrivere quotidianamente. Camus comincia giovanissimo a farlo e non si ferma più. Quali sono i temi" dominanti? Dire la verità, essere fedeli all'origine (povera, ma felice), non dimenticare la vita nel suo scorrere quotidiano, appartenere a un paesaggio, viaggiare per mettere alla prova la memoria di sé, la vocazione allo scrivere, l'amore e la morte. Quando annota le parole preferite, ecco la sequenza che ne viene fuori: "li mondo, il dolore, la terra, la madre, gli uomini, il deserto, l'onore, la miseria, l'estate, il mare". 

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