2015-03-15

Citazioni errate e Frasi dubbie A-E

Elenco di citazioni attribuite in maniera dubbia, di frasi false e vere e proprie "bufale" che circolano su internet, le cui iniziali cominciano con le lettere che vanno dalla A alla E. Se hai qualche precisazione da fare per migliorare questa sezione, oppure desideri segnalare una citazione che hai trovato sul web e sulla cui autenticità hai dei dubbi, contatta pure Aforismario attraverso il form nel menu a destra. Se, inoltre, sei interessato alla spiegazione di alcune frasi, cerca la pagina "Significato di frasi e citazioni" attraverso l'apposita casella qui a destra.
Qualunque frase priva di fonti bibliografiche certe, su internet la potrete trovare
attribuita nel 99% dei casi a: Oscar Wilde, Jim Morrison o Albert Einstein
e per il restante 1% a un altro autore sbagliato. (Aforismario)
A
  • A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca.
Questa frase, generalmente attribuita al sacerdote Lorenzo Milani (1923-1967), ha avuto una certa popolarità in Italia per essere stata citata dallo scrittore Roberto Saviano durante la manifestazione "Dimettiti" al Palasharp di Milano (febbraio 2011). La citazione di Saviano è stata poi ripresa e usata come titolo di una raccolta di scritti (pubblicata da Chiarelettere nel maggio 2011) relativi alla vicenda che dal 1965 coinvolse don Milani in un processo per apologia di reato, per aver difeso l'obiezione di coscienza alla coscrizione militare. Sempre con la medesima attribuzione, la frase è stata ripresa anche dal prof. Massimo Cacciari durante il funerale (gennaio 2012) di don Luigi Maria Verzé, nome al centro di diverse inchieste giudiziarie: "Io non so quanto ci sia di imputabile a don Luigi, ma so quel che diceva don Milani: 'Alla fine della vita ha le mani veramente pulite solo chi le ha tenute sempre in tasca'". Ma secondo quanto affermato da Michele Gesualdi (presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani) in una lettera indirizzata proprio al prof. Cacciari (gennaio 2012), la frase non sarebbe di don Milani, bensì di don Primo Mazzolari (qui il testo della lettera che vale la pena leggere: Il Presidente M. Gesualdi risponde al Prof. Massimo Cacciari). Tuttavia, in conclusione, bisogna dire che la frase corretta di don Mazzolari è un po' diversa rispetto a quella citata, come si può leggere nel brano seguente tratto da Impegno con Cristo (1943): "È finito il tempo di fare da spettatore sotto il pretesto che si è onesti cristiani. Troppi ancora hanno le mani pulite perché non hanno mai fatto niente. Un cristiano che non accetta il rischio di perdersi per mantenersi fedele a un impegno di salvezza, non è degno d'impegnarsi col Cristo".

  • A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.
Questa frase (nota anche in diverse versioni, come ad esempio: "A pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca", o "A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina") è generalmente attribuita a Giulio Andreotti, il quale, in effetti, amava citarla. Tuttavia, mentre quasi tutti continuano ancora oggi ad attribuire la paternità della frase al politico italiano, egli stesso ammetteva candidamente di averla sentita citare da un'altra persona; infatti, in una sua raccolta di riflessioni dal titolo Il potere logora... ma è meglio non perderlo (Rizzoli, 1990), scrive: "A pensar male del prossimo si fa peccato, ma si indovina. Questa massima l'ascoltai dal Vicario di Roma cardinal Marchetti Selvaggiani quando ero universitario". Da notare, inoltre, che la frase non fa che rimarcare un vecchio proverbio noto in diverse varianti: "A pensar male ci s’indovina"; "A pensar male s'indovina sempre"; "Chi dice male l’indovina quasi sempre". Una frase simile, infine, la scriveva già nel suo Diario (1935/50) Cesare Pavese: "Pensa male, non ti sbaglierai".


  • A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino.
In spagnolo: Desde niño pintaba como Rafael, pero me llevó toda una vida aprender a dibujar como un niño.
In francese: J’ai mis quatre ans pour peindre comme Raphael, mais une vie entière pour peindre comme un enfant.
In inglese: It took me four years to paint like Raphael, but a lifetime to paint like a child.
Questa affermazione è attribuita a Picasso, ma non vi è alcun documento che possa accertarlo con sicurezza. Tra l'altro essa è diffusa in tante forme diverse, e quella più nota in lingua italiana è probabilmente errata. Altre forme sono: "Ho impiegato quattro anni per dipingere come Raffaello, ma una vita intera per dipingere come un bambino"; oppure: "A quattordici anni [in alcune citazioni 12 anni] dipingevo come Raffaello, ma ci ho messo una vita intera per disegnare come un bambino". Secondo quanto riportato in alcuni testi, la frase non sarebbe stata pronunciata da Picasso, ma dai suoi genitori, secondo i quali il figlio Pablo a 14 anni dipingeva già come Raffaello, ma avrebbe trascorso il resto della sua vita (fino a 92 anni), a dipingere come un bambino. Insomma, a oggi le incertezze su questa frase sono tali da consigliare di citarla come attribuita a Picasso.

A volte un sigaro è solo un sigaro (Sigmund Freud - attribuito)
  • A volte un sigaro è solo un sigaro. 
In inglese: Sometimes a cigar Is just a cigar.
In tedesco: Manchmal ist eine zigarre nur eine zigarre.
Questa frase è universalmente attribuita al fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud (1856-1939), e fa riferimento alla sua teoria dei simboli, per cui un oggetto può assumere inconsciamente significati diversi da quelli usuali, spesso di carattere sessuale. Diciamo subito che l'unica cosa certa di questa frase è che essa non risulta in nessuna delle opere di Freud, ma è tratta da un vecchio aneddoto, secondo il quale un giorno fu chiesto allo psicoanalista, accanito fumatore di sigari, se il sigaro non potesse essere interpretato come un simbolo fallico, e Freud avrebbe risposto con la battuta divenuta celebre. "A volte un sigaro è soltanto un sigaro". Purtroppo, però, non si ha alcuna certezza che l'aneddoto sia autentico. La prima attribuzione nota della frase risale a undici anni dopo la morte di Freud (avvenuta proprio per cancro alla gola dovuta al fumo), cioè nel 1950, anno in cui Allen Wheelis la cita sulla rivista medica Psychiatry e la fa risalire a trent'anni prima, cioè attorno al 1920. Da notare che proprio in quegli anni, Ernest Jones (1879-1958), psicoanalista britannico e biografo di Freud, pubblicava i Saggi di psicoanalisi applicata (Essays in Applied Psycho-Analysis, 1923) in cui scriveva:  "Solo ciò che è represso è simbolizzato [...]. A volte un sigaro è qualcosa da fumare, a volte un sigaro è un simbolo che fa riferimento al ruolo maschile, a volte un sigaro è un fallo" [cit. in International Journal of Symbology, 1974: "Only what is repressed is symbolized; ... Sometimes a cigar is something to smoke, sometimes a cigar is a symbol for male role issues, sometimes a cigar is a phallus]. La frase, dunque, potrebbe essere stata ispirata da questa osservazione di Jones e attribuita successivamente a Freud, ma non si può escludere che Freud stesso possa averla detta in qualche occasione come quella suggerita dall'aneddoto riportato sopra. L'attribuzione, insomma, per ora rimane incerta.

  • A volte un vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato.
In inglese: Sometimes a winner is just a dreamer who never gave up.
Questa citazione (nota anche nella traduzione: "Un vincitore è un sognatore che non si è arreso") è attribuita di volta in volta a Nelson Mandela, Jim Morrison o Richard Bach, ma non esiste alcuna fonte che indichi con sicurezza che la frase sia dell'uno o dell'altro. Probabilmente non è di nessuno dei tre, ma si tratta della solita frase anonima attribuita a un autore celebre per darle maggiore autorevolezza e diffusione.

  • Agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare un ricordo.
Questo pensiero è attribuito a Immanuel Kant (1724-1804), e come tale è presentato in diversi siti di aforismi. Ma si tratta di un grosso equivoco, essendo in realtà il riadattamento, formulato da Gesualdo Bufalino, della famosa Legge fondamentale della ragion pura pratica (o prima formulazione dell'imperativo categorico) presente nella Critica della ragion pratica (1788): "Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere come principio di una legislazione universale". Scrive infatti Bufalino ne Il malpensante (1987): Il mio portatile Kant privato: "Agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare un ricordo."


  • Ah, io non chiederei d'essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei d'essere uno scòrfano, ch'è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell'acqua.

Questa citazione si trova spesso su internet attribuita alla scrittrice Dacia Maraini, ma la vera autrice della frase è Elsa Morante, e si trova nel libro L'isola di Arturo, 1957

  • Ah, signora! Quella che lei crede una gobba è l’astuccio delle mie ali.
Questa frase circola su internet attribuita a Giacomo Leopardi, ma non si trova in nessuno dei suoi testi principali. Anzi, già soltanto la parola "gobba" non compare né nello Zibaldone, né nei Canti, né nei Pensieri, né nelle Operette morali. [Per la spiegazione di questo pensiero vedi "Significato di frasi e citazioni" su Aforismario].

  • Ahi ahi ahi, signora Longari: mi è caduta sull'uccello. 
Questa frase è generalmente attribuita al conduttore televisivo Mike Bongiorno (1924-2009), il quale l'avrebbe pronunciata durante il programma a quiz Rischiatutto (RAI, 1970-74) nel momento in cui la campionessa in carica Giuliana Longari avrebbe sbagliato la risposta a una domanda riguardante un volatile (o secondo alcuni, il pittore Paolo Uccello). In realtà è ormai accertato che questa frase Mike Bongiorno non l'ha mai pronunciata, come per altro confermato sia dallo stesso presentatore sia dalla popolare concorrente signora Longari durante un'intervista rilasciata a Maurizio Costanzo nel programma I tre tenori (Canale 5, 1998).

  • Al mondo di sicuro ci sono soltanto la morte e le tasse.
In inglese: The only two certainties in life are death and taxes. 
La citazione, talmente nota da diventare proverbiale, è spesso attribuita a Mark Twain e a Benjamin Franklin, ma il primo ad averla scritta pare sia Christopher Bullock in The Cobler of Preston (1716): "Tis impossible to be sure of any thing but Death and Taxes", "Impossibile essere sicuri di altro se non la morte e le tasse".

  • Alcuni non diventano mai folli. I loro vini devono essere proprio noiosi. 
Questa citazione è attribuita a Charles Bukowski, ma non si trova nelle sue opere, né si trova un qualche riferimento a essa su internet in lingua inglese. In realtà si tratta dell'arbitraria variazione di una sua frase presente in Barfly (1987): "Certe persone non impazziscono mai. Che vita orribile devono vivere" (Some people never go crazy. What truly horrible lives they must lead). I siti di aforismi che diffondono simili amenità dovrebbero essere radiati!

  • Alcuni portano felicità ovunque vadano; altri quando se ne vanno.
In inglese: Some people bring happiness wherever they go; you bring happiness whenever you go.
Questa frase è spesso attribuita a Oscar Wilde, ma non esiste alcuna prova documentale che lo attesti. L'autore è sconosciuto.

  • Alla pazzia è affine il grande genio / solo una sottile parete li divide.
Questa citazione è riportata da Arthur Schopenhauer ne Il mondo come volontà e rappresentazione attribuendola ad Alexander Pope. In realtà si tratta di due versi di John Dryden tratti da Absalom and Achitophel del 1681: "Great wits to madness sure are near allied, /And thin partitions do their bounds divide".

  • Ama, ama follemente, ama più che puoi, e se ti dicono che è peccato, ama il tuo peccato e sarai innocente.
Questa citazione (tradotta così in inglese: Love, love madly, love more than you can, and if they tell you it's a sin, love your sin and you will be innocent)  è spesso attribuita, ma soltanto in lingua italiana, a William Shakespeare, e secondo alcuni si troverebbe in Romeo e Giulietta, ma in quest'opera la frase non è presente. Secondo altri la frase si troverebbe nel film Shakespeare in Love (1998), ma anche qui la frase non viene mai pronunciata. Si tratta probabilmente del pensiero di un autore sconosciuto attribuito, come spesso accade, a un autore celebre per dargli maggiore notorietà.

  • Ama chi ti ama, non amare chi ti sfugge. Ama quel cuore che per te si strugge. Non t'ama chi amor ti dice ma t'ama chi guarda e tace.
Questa citazione è molto spesso attribuita a William Shakespeare, ma si tratta di una semplice facezia di autore anonimo, riportata anche con qualche leggera variante: "Ama chi ti ama e non amar chi ti sfugge. Ama questo core  che per te si strugge". La confusione, forse, nasce da una certa somiglianza con alcuni versi di Shakespeare presenti ne Le allegre comari di Windsor in cui, tra l'altro, è citato come adagio: "L'amore fugge come un'ombra l'amore reale che l'insegue, inseguendo chi lo fugge, fuggendo chi l'insegue (Love like a shadow flies, when substance love pursues, pursuing that that flies, and flying what pursues). Secondo quanto scrive Luciano De Crescenzo in I pensieri di Bellavista (2005) John Keats avrebbe scritto una poesia con il verso "Si ama chi ci fugge e si fugge chi ci ama", ma Aforismario non è riuscito a rintracciare l'opera in cui sarebbe contenuto. [Per la spiegazione di questo pensiero vedi "Significato di frasi e citazioni" su Aforismario].

  • Amare significa comunicare con l'altro e scoprire in lui una particella di Dio.
Questa frase è attribuita a Paulo Coelho in quasi tutti i siti di aforismi e citazioni, ma in realtà si tratta di un pensiero dello scrittore e religioso statunitense Thomas Merton (1915-1968). L'equivoco nasce dal fatto che Paulo Coelho cita una riflessione di Merton nel libro Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto (1994): "Diceva il monaco Thomas Merton: 'La vita spirituale si riassume nell'amare. Non si ama perché si vuol fare il bene di qualcuno, aiutarlo, proteggerlo. Agendo in questa maniera, ci comportiamo come se vedessimo il prossimo come semplice oggetto e noi stessi come esseri generosi e saggi. Ma questo non ha nulla a che vedere con l'amore. Amare significa comunicare con l'altro e scoprire in lui una particella di Dio'".

  • Amami quando lo merito meno, perché sarà quando ne avrò più bisogno.
In inglese: Love me when I least deserve it, because that's when I really need it.
In svedese: Älska mig mest när jag förtjänar det minst, för då behöver jag det mest.
Questa citazione, se la si cerca su internet in lingua italiana, è spesso attribuita a Catullo, mentre se la si cerca in lingua inglese è considerato un proverbio svedese. L'unica cosa certa che possiamo dire è che l'autore di questa frase o proverbio che sia è sconosciuto.

  • Amavo il tuo sorriso, ma ho preferito il mio.
In inglese: I loved your smile, but I preferred mine.
Questa citazione, assai diffusa soltanto sul web italiano, è attribuita a Marilyn Monroe, ma non esiste alcuna prova certa, né si trova anche soltanto qualche lontano riferimento a essa in lingua inglese. Non è da escludere che si tratti della solita frasetta pubblicata da qualche adolescente su un blog o su un social network, e che qualcuno ha avuto la brillante idea di diffondere su internet affibbiandola a Marilyn Monroe, dandole la popolarità che oggi ha e che, se anonima, mai avrebbe potuto raggiungere.

  • Ambasciatore: un onest'uomo mandato a mentire all'estero per il bene del suo Paese.
In inglese: An ambassador is an honest gentleman sent to lie abroad for the good of his country.
Questa frase, soprattutto in Italia, è spesso attribuita a Izaak Walton (1593-1683). A questo autore è attribuita anche dall'ottima Enciclopedia delle Citazioni di Elena Spagnol, secondo la quale la frase sarebbe citata in The Left Handed Dictionary (1963) di Leonard Louis Levinson. In realtà la paternità di questa frase spetta allo scrittore e diplomatico inglese Henry Wotton (1568-1639), e si trova in Reliquiae Wottonainae (pubblicato postumo nel 1651).

  • "Amo" è la parola più pericolosa per il pesce e per l'uomo! 
Questa battuta è attribuita all'attore e comico americano Groucho Marx, e gioca sul fatto che in italiano la parola "amo" può assumere due significati diversi; ma è evidentemente una falsa attribuzione, visto che in inglese la frase perderebbe il suo significato umoristico ("amo", inteso come uncino per pescare, in inglese si dice "hook"; "amo" voce del verbo amare, "I love). In realtà si tratta di una battuta di Groucho, il personaggio di Dylan Dog creato da Tiziano Sclavi. La battuta originale, tratta dall'albo n. 91 del 1994 intitolato Metamorfosi, è la seguente: "Sai qual è la parola più pericolosa per il pesce e per l'uomo? Amo". Questo non è l'unico caso in cui il personaggio di fantasia Groucho viene confuso con il comico Groucho Marx, e non si pensi che nell'equivoco caschino solo ingenui ragazzini frequentatori di facebook! Questa stessa battuta, tanto per fare un esempio, si trova citata, attribuita al comico americano, anche in un libro "serio" intitolato Come parla un terapeuta. La ristrutturazione strategica, pubblicato nel 2014 da Bernardo Paoli per l'editore Franco Angeli. Ennesima dimostrazione di come il "virus" delle citazioni errate presenti su internet si stia diffondendo anche nei libri, i cui autori copiano con leggerezza le citazioni che preferiscono senza verificarne le fonti - o magari senza fare prima una visitina su Aforismario...

  • Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.
Questa citazione è a volte attribuita allo scrittore israeliano David Grossman, ma si tratta di una frase che Franz Kafka scrisse in una delle sue lettere alla scrittrice e traduttrice ceca Milena Jesenská. L'equivoco nasce dalla citazione che Grossman fa dello stesso Kafka nel suo libro Che tu sia per me il coltello (She-tihyi li ha-sakin, 1998): "Cosa non darei per leggere le lettere perdute di Milena a K. per vedere cosa gli disse esattamente, con quali parole gli rispose quando lui le scrisse: 'Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stesso'. Spero che lei gli abbia risposto subito, con un telegramma, che è proibito a un essere umano accettare di trasformarsi in coltello per un altro. È proibito persino avanzare una richiesta del genere!". La frase di Kafka è la seguente: "E forse non è vero amore se dico che tu mi sei la cosa più cara; amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso" (Auch ist das vielleicht nicht eigentlich Liebe, wenn ich sage, daß Du mir das Liebste bist; Liebe ist, daß Du mir das Messer bist, mit dem ich in mir wühle), Lettere a Milena, ca. 1920-1923, pubblicate postume nel 1952.

  • Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano.
Questa battuta è diventata molto popolare in Italia da quando è stata usata come titolo per la fortunata serie di antologie umoristiche di Gino & Michele pubblicate da Einaudi dal 1991 (è la battuta numero 110 della prima edizione). Non tutti sanno, però, che l'autore di questa battuta è l'umorista Marcello Marchesi, che la pubblicò nel 1971 ne Il malloppo, forse ispirandosi al proverbio che dice: "Anche la formica ha la sua rabbia".

  • Arrendersi non significa sempre essere deboli; a volte significa essere forti abbastanza da lasciar perdere.
In inglese: Giving up doesn't always mean you are weak. Sometimes it means that you are strong enough to let go.
Questa citazione è attribuita, in lingua italiana, a Marilyn Monroe, ma è sufficiente fare una ricerca su internet in lingua inglese per accorgersi che non è così, e che si tratta di una frase di autore sconosciuto.

  • Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali.
In tedesco: Auschwitz beginnt da, wo einer im schlachthaus steht und denkt: es sind ja nur tiere.
Questa frase è attribuita al filosofo tedesco Theodor Adorno (1903-1969), ma non risulta in nessuno dei suoi scritti. Essa è nota anche per essere citata in diversi libri, come ad esempio in Un'eterna Treblinka (Eternal Treblinka, 2002) di Charles Patterson, ma di solito si tratta di "ri-citazioni" dal libro Da krähte der Hahn – Kirche für Tiere? pubblicato nel 1995 dalla teologa e animalista tedesca Christa Blanke. Insomma, un rimando di citazioni senza fonte originale, che conferma quanto anche le citazioni riportate sui libri non siano sempre affidabili. Tornando ad Adorno, si possono ricercare le tracce di questa falsa attribuzione a una sua riflessione presente in Minima moralia (1951) riportata sotto il titolo Gli uomini ti guardano, che è la parafrasi del titolo del libro di Paul Eipper Le bestie ti guardano (Tiere sehen dich an, 1928): "L'affermazione ricorrente che i selvaggi, i negri, i giapponesi, somigliano ad animali, o a scimmie, contiene già la chiave del pogrom. Della cui possibilità si decide nell'istante in cui l'occhio di un animale ferito a morte colpisce l'uomo. L'ostinazione con cui egli devia da sé quello sguardo – «non è che un animale» – si ripete incessantemente nelle crudeltà commesse sugli uomini, in cui gli esecutori devono sempre di nuovo confermare a se stessi il «non è che un animale», a cui non riuscivano a credere neppure nel caso dell'animale". Insomma, è chiaro che fino a prova contraria la frase "Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali" è da ritenersi anonima.

B
  • Beati i cuori che sanno piegarsi, perché non  saranno mai spezzati.
Questa citazione è pronunciata da un personaggio della serie televisiva americana One Tree Hill (2003/12), il quale la attribuisce ad Albert Camus: "Albert Camus once wrote 'Blessed are the hearts that can bend; they shall never be broken". Tuttavia, pur avendo cercato questa frase in lingua originale francese nelle opere complete di Albert Camus, non si trova. Ciò fa sorgere il dubbio che la paternità di questa frase sia davvero dello scrittore francese.

  • Bisogna avere sempre una mente aperta, ma non così aperta che il cervello caschi per terra.
In inglese: Keep an open mind – but not so open that your brain falls out.
Questa frase, in lingua italiana, è spesso attribuita al giornalista e divulgatore scientifico Piero Angela, ma come egli stesso ha sempre ammesso, si tratta di una citazione ripresa dal suo amico illusionista James Randi: "There is a distinct difference between having an open mind and having a hole in your head from which your brain leaks out" (Vi è una netta differenza tra l'avere una mente aperta e l'avere un buco in testa da cui il cervello fuoriesca). Tuttavia, il vero autore di questa frase rimane a tutt'oggi sconosciuto, tant'è che essa è attribuita in diverse varianti a molti autori, da Richard Feynman a Bertrand Russell, da Arthur Hays Sulzberger a Richard Dawkins fino a Groucho Marx! Secondo quanto scrive l'astronomo e autore di fantascienza statunitense Carl Sagan (1934-1996) in Il mondo infestato dai demoni (1996) la paternità della frase spetterebbe a un altro personaggio ancora: "Avere una mente aperta è una virtù, ma, come disse una volta l'ingegnere spaziale James Oberg, essa non deve essere tanto aperta da lasciarne uscire il cervello". In conclusione, è molto probabile che questa frase sia in realtà un vecchio detto di origine inglese di cui si sono perse le origini, e che ogni tanto viene citato in maniera sempre un po' diversa da questo o quell'altro personaggio famoso. Il detto recita: "By all means maintain an open mind, but not so open that your brain falls out" (Mantieni a ogni costo una mente aperta, ma non così aperta che ti caschi fuori il cervello).

  • Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti.
Questa battuta è generalmente attribuita (almeno in Italia) a Ettore Petrolini, che pare l'abbia citata nei suoi spettacoli. Tuttavia, la paternità della frase spetta allo scrittore e umorista francese Alphonse Allais, che la pubblicò nei primi anni del '900 sulla rivista Le Sourire: "Bisogna prendere il denaro là dove si trova, vale a dire presso i poveri. D'accordissimo, non hanno molto denaro, ma sono in tanti" (Il faut prendre l'argent là où il se trouve, c'est-à-dire chez les pauvres. Bon d'accord, ils n'ont pas beaucoup d'argent, mais il y a beaucoup de pauvres).

  • Bisognerebbe fare un lungo esame di coscienza prima di pensare a criticare gli altri. 
Questa frase, in lingua italiana, è attribuita a Molière non soltanto su internet, ma anche in diversi libri in cui è citata (magari perché copiata dal web!). Tuttavia, esaminando le opere teatrali di Molière, ci si accorge che si tratta di una citazione assai poco fedele rispetto al brano originale che si trova ne Le furberie di Scapino (Les fourberies de Scapin 1671): "Non bisogna essere così pronti a condannare la condotta degli altri, e quelli che vogliono criticare, devono prima guardare se non ci sia in casa loro qualcosa di storto" (Il ne faut pas être si prompt à condamner la conduite des autres; et que ceux qui veulent gloser, doivent bien regarder chez eux, s’il n’y a rien qui cloche). Insomma, il concetto sarà lo stesso, ma ci sono modi e modi per esprimerlo, non vi pare?

  • Buoni confini fanno buoni vicini.
Questa frase è spesso attribuita a Robert Frost, e in effetti si trova nella sua poesia La riparazione del muro (Mending Wall, 1914); ma si tratta di un antico proverbio citato da Frost nella poesia stessa: "Good fences make good neighbours", cioè: "Buone recinzioni fanno buoni vicini".

C
  • C'è chi guarda alle cose come sono e si chiede "Perché?". Io penso a come potrebbero essere e mi chiedo "Perché no?".
In inglese: There are those that look at things the way they are, and ask why? I dream of things that never were, and ask why not?
Questa citazione è spesso attribuita a Robert Kennedy (1925-1968), il quale, seppure l'ha pronunciata, citava un pensiero dello scrittore irlandese George Bernard Shaw in Torniamo a Matusalemme (Back To Methuselah, 1920): "C'è chi vede le cose come sono e dice: "Perché?". Io invece sogno cose mai viste e dico: "Perché no?" (You see things; and you say, "Why?" But I dream things that never were; and I say, "Why not?"). Da notare che la medesima frase era già stata pronunciata anche da John Kennedy (fratello di Robert) nel 1963 durante una visita in Irlanda.

  • C’è solo un modo per evitare le critiche: non fare nulla, non dire nulla e non essere niente.
Questa citazione è di solito attribuita ad Aristotele, ma si tratta di un pensiero dello scrittore e filosofo statunitense Elbert Hubbard (1856-1915) che lo ha ripetuto in diversi suoi scritti in forme leggermente diverse l'una dall'altra. Nel 1911, per esempio, in Little Journeys to the Homes of the Great, scrive: "Se volete fuggire l'assassinio fisico e morale, non fate nulla, non dite nulla, non siate nulla" (If you would escape moral and physical assassination, do nothing, say nothing, be nothing); mentre nel 1914, in The Fra: For Philistines and Roycrofters - Volume 13, scrive: "La ricetta per la pace perfetta è: non fare nulla, non dire nulla, non essere nulla" (The recipe for perfect peace is, do nothing, say nothing, be nothing); in Selected Writings of Elbert Hubbard (pubblicati postumi nel 1922): "Non fare nulla, non dire nulla, non essere nulla, e non sarai mai criticato" (Do nothing, say nothing, and be nothing, and you'll never be criticized).

  • C'è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera.
Questa famosa citazione è quasi sempre attribuita, ma soltanto in Italia, al filosofo e scrittore statunitense Henry David Thoreau (1817-1862). In realtà si tratta di una frase dello scrittore statunitense Christopher Morley (1890-1957) ed è tratta da Where the Blue Begins (1922): "There is only one success, he said to himself − to be able to spend your life in your own way" (C'è un solo successo [...] essere in grado di trascorrere la vita a modo proprio). Purtroppo l'errata attribuzione è assai diffusa non soltanto su internet, in quanto presente nei più popolari siti di aforismi, ma anche in diversi libri di recente pubblicazione, in quanto ormai molti autori usano pescare le loro citazioni preferite nel mare del web, ritenendolo - assai ingenuamente - affidabile.

  • C’è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui ci si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove. Infinite cose accadono per aiutarla, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute.  [...]  Ho imparato ad avere un profondo rispetto per un distico di Goethe: "Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poterla fare, incominciala. L’audacia ha in sé genio, potere e magia".
Questo brano, abbastanza popolare sul web, è generalmente attribuito a Johan Wolfgang Goethe (1749-1832), ma in realtà si tratta di un testo dell'alpinista scozzese William Hutchison Murray (1913-1996), tratto da The Scottish Himalayan Expedition (1951). L'equivoco, forse, nasce dal fatto che alla fine del brano Murray cita una paio d versi di Goethe (tradotti in maniera assai disinvolta dal Faust), ma da qui ad attribuire l'intero brano a Goethe ce ne c vuole! Ecco il testo originale inglese: "There is one elementary truth, the ignorance of which kills countless ideas and splendid plans: that the moment one definitely commits oneself, then Providence moves too. All sorts of things occur to help one that would never otherwise have occurred. A whole stream of events issues from the decision, raising in one's favour all manner of unforeseen incidents and meetings and material assistance, which no man could have dreamt would have come his way. I learned a deep respect for one of Goethe's couplets: Whatever you can do or dream you can, begin it. Boldness has genius, power and magic in it!".

  • Calunniate, calunniate, qualcosa resterà. 
Tale citazione è spesso attribuita a Voltaire o a Jean-Jacques Rousseau, ma in realtà è del filosofo inglese Francis Bacon; si trova, infatti, nel De dignitate et augmentis scientiarum, testo in latino pubblicato nel 1623: "Sicut enim dici solet de calumnia, audacter calumniare, semper aliquid haeret". La frase si è probabilmente diffusa in Italia dal francese "Calomniez, calomniez; il en restera toujours quelque chose", pronunciata da uno dei personaggi (Don Basilio) della commedia Il barbiere di Siviglia (1775) di Pierre-Augustin de Beaumarchais, messa in musica nel 1816 da Gioacchino Rossini.

  • Caso è forse lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare.
In francese: Le hasard, c'est peut-être le pseudonyme de Dieu, quand il ne veut pas signer.
Questa celebre frase è universalmente attribuita ad Anatole France che, secondo quanto si pensa comunemente, l'avrebbe scritta ne Il giardino di Epicuro (1895). In realtà la citazione non è di Anatole France, ma di Théophile Gautier: si trova, infatti, nella III lettera di Edgard Meilhan (pseudonimo di Théophile Gautier) al Principe di Monbert, in Mme Emile de Girardin, Théophile Gautier, Jules Sandeau, La Croix de Berny, del 1845. È curioso notare, tuttavia, che ne Il giardino di Epicuro esiste una frase di Anatole France che è in qualche modo simile a questa più nota, e che forse ha generato la confusione: "Nella vita si deve tener conto del caso. Il caso, in fin dei conti, è Dio" (Il faut, dans la vie, faire la part du hasard. Le hasard, en définitive, c’est Dieu).

  • Che Dio ci perdoni. E ci perdonerà. È il suo mestiere.
La paternità di questa battuta è attribuita a Marcello Marchesi, il quale, in effetti, la scrive ne Il malloppo (1971), seppure nella forma leggermente diversa: "Che Dio ti perdoni. E ti perdonerà. È il suo mestiere". È evidente, tuttavia, che Marcello Marchesi riprende le ultime parole che il poeta tedesco Heinrich Heine (1797-1856) avrebbe rivolto sul letto di morte al prete che lo richiamava al pensiero della grazia di Dio, facendogli sperare di trovare presso di lui il perdono dei suoi peccati: "Dio mi perdonerà, è il suo mestiere" (Gott wird mir verzeihen, das ist sein Beruf).

  • Che mangino della brioche!
In francese: Qu'il mangent de la brioche!
Questa celebre frase è generalmente attribuita alla regina di Francia Maria Antonietta (1755-1793), che l'avrebbe pronunciata in risposta all'annuncio che al popolo mancasse il pane. Una frase simile, però, si trova ne Le confessioni di Jean-Jacques Rousseau, pubblicato postumo tra il 1782 e il 1789: "Disgraziatamente non sono mai riuscito a bere senza mangiare. Come procurarmi del pane? Mi era impossibile metterne da parte. Farne acquistare dai servi significava tradirmi, e quasi insultare il padrone di casa. Comprarne io stesso, non osai mai. Un signore elegante, la spada al fianco, entrare da un fornaio e comprare un pezzo di pane: era mai possibile? Mi ricordai infine il ripiego di una gran principessa, cui dicevano che ai contadini mancava il pane, e che replicò: "Mangino focaccine". Comprai focaccine".

  • Chi ha da fare non ha tempo per le lacrime.
In inglese: The busy have no time for tears.
Questa citazione si trova su molti siti web italiani - compresi alcuni dei più seguiti siti di aforismi che contribuiscono a diffonderla - attribuita al (solito) Albert Einstein, ma si tratta di un verso di George Gordon Byron tratto da I due Foscari (The Two Foscari), opera pubblicata nel 1821, quando Einstein non era ancora nato.

  • Chi dice che è impossibile, non dovrebbe interrompere chi lo sta facendo. 
In inglese: People who say it cannot be done should not interrupt those who are doing it.
Questa citazione è attribuita, specie in lingua italiana, ad Albert Einstein, mentre in lingua inglese è più spesso attribuita a George Bernard Shaw e, a volte, a Ralph Waldo Emerson. Secondo alcuni si tratterebbe di un proverbio cinese, quel che è certo è che l'autore è sconosciuto. Altre versioni della medesima frase sono le seguenti: "Chi dice che è impossibile, non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo". "Chi dice che una cosa non si può fare non dovrebbe mai interrompere chi la sta facendo". "La persona che dice che una cosa è impossibile non dovrebbe interrompere la persona che la sta facendo" (The person who says it cannot be done should not interrupt the person doing it).  [Per la spiegazione di questo pensiero vedi "Significato di frasi e citazioni" su Aforismario].

  • Chi dice di combattere la dittatura dall'interno è già complice. 
Questa citazione è spesso attribuita a Daniele Luttazzi, ma si tratta di una frase del presidente cileno Salvador Allende (1908-1973) citata dal comico italiano in alcuni suoi monologhi. Ad esempio, in Adenoidi (2003) Luttazzi dice a un certo punto: "Chi dice di combattere la dittatura dall'interno è già complice. Chi dice questa frase? Escrivá de Balaguer? No, Salvador Allende; l'ho letta vent'anni fa, me la sono ritagliata, ce l'ho sul mio comodino, ed utile per capire tanti meccanismi della politica".

  • Chi dimentica il passato è condannato a ripeterlo.
In inglese: Those who cannot remember the past are condemned to repeat it.
Questa frase (a volte tradotta in italiano con la parola "riviverlo" invece che "ripeterlo") è spesso attribuita allo scrittore statunitense Chuck Palahniuk. Questi, in effetti, la cita più di una volta nel suo romanzo Soffocare (Choke, 2001), ma si tratta, per l'appunto, di citazioni: "Because supposedly, those who forget the past are condemned to repeat it" (A quanto si dice chi dimentica il passato è condannato a ripeterlo); oppure: "I hear my mom's voice saying, 'You know the old phrase 'Those who don't remember the past are condemned to repeat it'? Well, I think those who remember their past are even worse off.'" (Sento la voce di mia madre dire: «Ha presente quel vecchio detto, 'Chi dimentica il passato è condannato a ripeterlo'? Be', io penso che chi il passato se lo ricorda sia messo anche peggio»). La frase, infatti, è del filosofo e scrittore spagnolo George Santayana, e si trova in La ragione nel senso comune (Reason in Common Sense), che costituisce il primo volume del suo La vita della ragione (The Life of Reason, 1905-1906): "Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo". La frase "Chi dimentica il passato è condannato a riviverlo" si trova incisa in trenta lingue su un monumento nel campo di concentramento di Dachau, e in Italia molti ne attribuiscono erroneamente la paternità a Primo Levi.

  • Chi è amico di tutti non è amico di nessuno.
Questa frase è spesso attribuita, almeno in lingua italiana, ad Arthur Schopenhauer, e non solo sul web, ma anche in diversi libri (si veda ad esempio: Guido Almansi, Il filosofo portatile, 1991). Ora, seppure non si può escludere che la frase si trovi in qualche scritto di Schopenhauer (anche se noi non l'abbiamo trovata), si tratta comunque della citazione di un vecchio proverbio: "Amico di tutti, amico di nessuno", tra l'altro già pubblicato nel 1732 (quando Schopenhauer doveva ancora nascere) nella celebre raccolta di proverbi di Thomas Fuller: Gnomologia: Adagies and Proverbs: "He's a Friend to none, that is a Friend to all" (Chi è amico di tutti è amico di nessuno); e anche: "A Friend to all, is a Friend to none" (Un amico di tutti, è un amico di nessuno).

  • Chi è Dio, se non colui che ci fa porre la domanda?
In francese: Qu'est-ce que Dieu, sinon celui qui nous fait poser la question?
Si segnala questa frase solo per una piccola anomalia assai diffusa sul web in lingua italiana (almeno fino al momento in cui scriviamo), dove la citazione (in questa traduzione: "Chi è Dio, se non colui che ci costringe a porci questo interrogativo?") è attribuita, forse per un errore di trascrizione, a un certo "Andrè Forossard", invece che ad André Frossard (Les pensées, 1994).

  • Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. 
La frase è attribuita al giudice Paolo Borsellino, il quale l'avrà forse pronunciata pensando al passo del Giulio Cesare di William Shakespeare in cui si dice: "I vigliacchi muoiono molte volte innanzi di morire; mentre i coraggiosi provano il gusto della morte una volta sola" (Cowards die many times before their deaths; / The valiant never taste of death but once).

  • Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.
Questa frase è generalmente attribuita sia a Ernesto Che Guevara (Quien lucha puede perder. Quien no lucha ya ha perdido) sia a Bertolt Brecht (Wer kämpft, kann verlieren. Wer nicht kämpft, hat schon verloren), ma non esiste alcuna fonte certa né per l'uno né per l'altro. Non è da escludere che si tratti di un detto anonimo.

  • Chi non ama le donne il vino e il canto, è solo un matto non un santo.
Questa citazione, in lingua italiana, è di solito attribuita ad Arthur Schopenhauer, e non solo su tanti siti web, ma anche in diversi libri, i cui autori riportano sempre più spesso le frasi che circolano su internet senza neppure preoccuparsi di controllarne la correttezza (si vedano ad esempio: L'abito non fa il cuoco. La cucina italiana di uno chef gentiluomo, di Alessandro Borghese, o Le cicale 2010 di Paolo Borraccetti e Gino & Michele). In realtà di questa frase non c'è traccia nelle opere di Schopenhauer, e l'autore è sconosciuto. Da notare, inoltre, che essa riprende un noto proverbio di origine tedesca (spesso attribuito a Martin Lutero): "Chi non ama le donne, il vino e il canto, pazzo è davvero e degno di compianto" (Wer nicht liebt Wein, Weib, Gesang, der bleibt ein Narr sein Leben lang).

  • Chi non ha tenuto con sé un cane, non sa cosa sia amare ed essere amato. 
In tedesco: Wer nie einen Hund gehabt hat, weiß nicht, was Lieben und Geliebt werden heißt. 
In spagnolo: El que no ha tenido un perro, no sabe lo que es querer y ser querido.
Questo pensiero è spesso attribuito ad Arthur Schopenhauer (amante degli animali e felice possessore di un cane), che in effetti lo riporta nel suo Parerga e paralipomena (1851), ma attribuendolo in maniera esplicita allo scrittore spagnolo Mariano José de Larra che lo scrisse nel suo El doncel de Don Enrique el doliente del 1834.

  • Chi non sa mentire, crede che tutti dicano il vero.
Questa citazione, in lingua italiana, è diffusa su internet a firma - chissà perché - di Franz Kafka (1883-1924), ma si tratta di un vecchio proverbio italiano, per altro già presente nella raccolta di Proverbi toscani di Giuseppe Giusti, pubblicata postuma nel 1853, quando Kafka doveva ancora nascere!

  • Chi non sa perdonare spezza il ponte sul quale egli stesso dovrà passare.
L'origine di questa frase si troverebbe, secondo quanto riportato in molti siti italiani, nelle "Sacre Scritture", che è come dire "da nessuna parte". Fortunatamente c'è un libro di Ginella Tabacco intitolato Con te sempre accanto (Mondadori 2012), che riporta la frase in epigrafe a un capitolo dedicato al perdono, e ne indica l'origine precisa in Matteo 6,14. Ma basta aprire il Vangelo per rendersi conto che in Matteo 6,14 si legge il seguente versetto: "Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi". Insomma, l'ennesima conferma che non ci si può fidare nemmeno delle citazioni sui libri, per altro anche quando è riportata la fonte. Comunque, per la cronaca, la citazione è di Edward Herbert of Cherbury (1583-1648), che l'ha scritta nella sua Autobiografia: "He that cannot forgive others breaks the bridge over which he must pass himself, for every man hath need to be forgiven": "Chi non riesce a perdonare gli altri distrugge il ponte sul quale egli stesso deve passare; perché ogni uomo ha bisogno di essere perdonato".

  • Chi segue gli altri non arriva mai primo.
Questa frase di autore anonimo, che spesso è diffusa come proverbio, è una variazione "moderna" da un passo dell'Opus Architectonicum (1648/56, pubblicato postumo nel 1725) dell'architetto Francesco Borromini: "Chi segue gli altri non gli va mai innanzi". Bisogna notare, però, che il Borromini non fa che citare Michelangelo Buonarroti (1475-1564), infatti leggendo l'intero brano si trova scritto: "Io mi allontanai dai communi disegni di quello che diceva Michelangelo, prencipe degli architetti, che chi segue gli altri non gli va mai innanzi. Ed io, al certo, non mi sarei posto a questa professione col fine d'essere solo copista, benché sappia che nell’inventar cose nuove non si può ricevere il frutto della fatica se non tardi". La paternità di questo motto va dunque data a Michelangelo, il quale potrebbe aver tratto ispirazione dalla lettura delle Lettere a Lucilio di Seneca, dove si legge: "Costoro, che non si rendono mai autonomi, seguono le teorie dei filosofi precedenti anche per questioni sulle quali tutti gli altri si sono dissociati e poi per quelle su cui ancora si discute. Non scopriremo mai niente se ci accontentiamo delle scoperte già fatte. Inoltre, se uno segue le orme di un altro, non trova niente, anzi neppure cerca. E allora? Non dovrò seguire le orme di chi mi ha preceduto? Certo posso percorrere la vecchia strada, ma se ne troverò una più corta e più piana, cercherò di aprirla. Quegli uomini che hanno suscitato questi problemi prima di noi non sono i nostri padroni, ma le nostre guide. La verità è aperta a tutti; nessuno se n'è ancora impossessato; gran parte di essa è stata lasciata anche ai posteri". [Per la spiegazione di questo pensiero vedi "Significato di frasi e citazioni" su Aforismario].

  • Chi si ferma è perduto.
Questa celebre frase è stata pronunciata pubblicamente per la prima volta nel 1938 da Benito Mussolini durante un suo discorso a Genova che cominciava così: "Camerati Genovesi! Durante questi dodici anni l'Italia ha velocemente camminato, e Genova del pari. Ma quello che abbiamo fatto non può essere considerato che come una tappa. Nella lotta delle Nazioni e dei continenti non ci si può fermare: chi si ferma è perduto. Ecco perché il Regime fascista farà tutto quanto è necessario per potenziare i vostri traffici marittimi e le vostre iniziative industriali". Tuttavia molti non sanno che si tratta di un vecchio proverbio che Mussolini ha semplicemente citato e che poi è entrato a far parte dei motti fascisti (cfr. Carlo Lapucci, Dizionario dei proverbi italiani, 2006). Detto questo, non si può non ricordare che la frase "Chi si ferma è perduto" fa anche da titolo a un film del  1960 di Sergio Corbucci con Totò e Peppino De Filippo, nel quale il ragionier Guardalavecchia (Totò), pronuncia la popolare battuta: "Non mi fermo né al primo, né al secondo, né al terzo ostacolo, perché... come dice quell'antico detto della provincia di Chiavari? "Chi si ferma è perduto!" (Chiàvari è un comune della provincia di Genova dove, guarda caso, Mussolini pronunciò il discorso di cui sopra nel '38).

  • Chiunque abbia il potere per un minuto commette un crimine.
Questa frase è attribuita, in lingua italiana, allo scrittore Luigi Pintor, il quale in effetti la scrive nel suo libro Il nespolo (2001), ma la riporta tra virgolette, così: "«Chiunque abbia il potere per un minuto commette un crimine». Osservazione molto intelligente". Anche se non riporta il nome, Pintor non fa che citare una frase della scrittrice canadese Anne Michaels presente nel suo In fuga (Fugitive Pieces, 1996): "Whoever has power for a minute commits a crime".

  • Ci sono due cose che mi hanno sempre sorpreso: l'intelligenza degli animali e la bestialità degli uomini. 
Questa frase è spesso attribuita, almeno in Italia, allo scrittore e commediografo francese Tristan Bernard. Ma facendo una semplice ricerca della frase in lingua originale su internet, ci si accorge che essa è attribuita alla scrittrice francese Flora Tristan (1803-1844): "Il y a deux choses qui m'ont toujours surprise: l'intelligence des animaux et la bestialité des hommes". La confusione è forse sorta a causa della leggera omonimia dei due autori: nell'uno, "Tristan" è il nome, nell'altra, il cognome. Tra l'altro, essendo Flora Tristan anche una nota femminista, sorge il dubbio che con il termine "hommes" ella si riferisse non tanto al genere umano, quanto al genere maschile.

  • Ci sono persone che sanno tutto e, purtroppo, questo è tutto quello che sanno.
Questa citazione è generalmente attribuita (ma solo in lingua italiana) a Oscar Wilde. Tuttavia, pur esaminando tutte le sue opere, la frase non risulta, né in lingua italiana né in lingua inglese. La frase di Oscar Wilde più simile a questa si trova ne Il ritratto di Dorian Gray: "Ci sono solo due tipi di persone davvero affascinanti: quelle che sanno tutto e quelle che non sanno assolutamente nulla".

  • Ciò che abbiamo fatto solo per noi stessi muore con noi. Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta ed è immortale.
In inglese: What we have done for ourselves alone dies with us; what we have done for others and the world remains and is immortal.
Questa citazione si trova attribuita in molti siti italiani al famoso scrittore Dan Brown, ma si tratta di una frase dello scrittore e massone statunitense Albert Pike (1860. In Lodge of Sorrow at Washington), soprannominato il "papa della massoneria". L'equivoco nasce dal fatto che Dan Brown cita la frase in Il simbolo perduto (2009), ma la attribuisce esplicitamente ad Albert Pike. Scrive, infatti: "Arrivati al primo pianerottolo, Langdon si ritrovò faccia a faccia con il busto in bronzo dell'eminente massone Albert Pike e con la sua frase più famosa, incisa sul piedistallo: "Ciò che abbiamo fatto solo per noi stessi muore con noi. Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta ed è immortale". Più chiaro di così!

  • Ciò che tu puoi fare è solo una goccia dell'oceano, ma è questa goccia che dà significato alla tua vita.
Questa frase è spesso attribuita, ma solo in lingua italiana, al presbitero e teologo Ermes Ronchi, che, in effetti, la riporta ne Il canto del pane (1995), ma si tratta di un concetto ripreso dal famoso filantropo e missionario franco-tedesco Albert Schweitzer, che in suo sermone (Etica della Compassione, Strasburgo, 1919) dice: "Ciò che puoi fare sarà solo una goccia nel mare rispetto a quello che deve essere fatto, ma solo questo atteggiamento darà senso e valore alla tua vita" (in inglese: Your utmost attempts will be but a drop in the ocean compared with what needs to be done, but only this attitude will give meaning and value to your life).

  • Cogli la rosa quando è il momento, / che il tempo, lo sai, vola / e lo stesso fiore che sboccia oggi, / domani appassirà.
In inglese: Gather ye rosebuds while ye may, / Old Time is still a-flying; / and this same flower that smiles to day / to morrow will be dying.
Questi versi, diventati molto popolari di recente per essere stati citati nel film L'attimo fuggente (1989), su diversi siti italiani si trovano attribuiti erroneamente a Walt Whitman e altri. In realtà sono tratti dalla poesia Alle vergini, perché facciano buon uso del loro tempo (Esperidi, 1648) del poeta inglese Robert Herrick: Cogliete le rose finché potete, / il Vecchio Tempo ancora vola, / e lo stesso fiore che oggi sorride, / domani sarà morto.

  • Come ogni idiota vorrebbe essere saggio, così ogni donna vorrebbe essere uomo.
Questa infelice e misogina affermazione è attribuita a Torquato Tasso nel famoso libro di battute di Gino e Michele Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia (Baldini e Castoldi, 1995). Ma da una ricerca su Google Books, dove sono riportate probabilmente tutte le opere del Tasso, la frase non risulta. È molto probabile che si tratti di una falsa attribuzione (se non di una vera e propria bufala), anche perché il Tasso non si sarebbe certo espresso nel XVI secolo in uno stile così moderno qual è quello della frase citata.

  • Comincerete a prendere in seria considerazione la follia quando per la prima volta essa vi tornerà utile per risolvere i vostri problemi da persona normale.
Questa citazione è attribuita su internet a Sigmund Freud, ma si tratta molto probabilmente della solita frase di qualche sconosciuto attribuita a un autore noto per darle maggior diffusione.

Γνῶθι σεαυτόν - Know thyself
  • Conosci te stesso. 
Antico motto greco spesso attribuito a Socrate o ai Sette Sapienti. Nel Protagora, Platone scrive: "Talete di Mileto, Pittaco di Mitilene, Biante di Priene, il nostro Solone, Cleobulo di Lindo, Misone di Chene, e settimo tra questi si contava Chilone di Sparta. Tutti costoro furono fautori, amanti e discepoli dell'educazione spirituale spartana; e che la loro sapienza fosse di questa specie lo si può capire da quei motti brevi e memorabili proferiti da ciascuno. Costoro, poi, ritrovatisi insieme, li offrirono come primizie di sapienza ad Apollo, nel tempio di Delfi, mettendo per iscritto le sentenze che sono sulla bocca di tutti: 'Conosci te stesso' e 'Nulla di troppo'". Secondo quanto riferisce Plutarco (ca. 46-127) nelle Opere morali, il motto: "Conosci te stesso" era inciso sull'architrave del tempio di Apollo a Delfi. 

  • Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili.
Questa citazione è attribuita al grande scienziato francese Henri Poincaré, ma si tratta di una frase che sintetizza alcune sue riflessioni un po' più elaborate presenti in  Scienza e metodo (Science et Méthode, 1908), come, ad esempio, le seguenti: "Inventare consiste proprio nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un'esigua minoranza". "Un risultato nuovo ha valore, se ne ha, nel caso in cui stabilendo un legame tra elementi noti da tempo, ma fino ad allora sparsi e in apparenza estranei gli uni agli altri, mette ordine, immediatamente, là dove sembrava regnare il disordine". "Il vero lavoro dell'inventore consiste nello scegliere tra queste combinazioni eliminando quelle inutili o piuttosto neppure dandosi la pena di formarle".

  • Credere che l'amicizia esista è come credere che i mobili abbiano un'anima.
Questa citazione è attribuita, ma solo in lingua italiana, a Marcel Proust, ma si tratta di una sintesi del tutto arbitraria di una sua riflessione presente in Il tempo ritrovato (postumo 1927): L’artista che rinuncia a un’ora di lavoro per un’ora di chiacchiere con un amico sa di sacrificare una realtà per qualcosa che non esiste (gli amici essendo tali solo in quella dolce follia che ci prende nel corso della vita, alla quale ci prestiamo, ma che in fondo alla nostra coscienza reputiamo l’errore di un pazzo il quale credesse che i mobili vivano e parlasse con loro); in francese: L’artiste qui renonce à une heure de travail pour une heure de causerie avec un ami sait qu’il sacrifie une réalité pour quelque chose qui n’existe pas (les amis n’étant des amis que dans cette douce folie que nous avons au cours de la vie, à laquelle nous nous prêtons, mais que du fond de notre intelligence nous savons l’erreur d’un fou qui croirait que les meubles vivent et causerait avec eux). Come si può notare, tra la frase che circola su internet e il brano originale di Proust c'è una notevole differenza, e questo è un modo assai scorretto di estrarre citazioni da un testo.

  • Credo perché è assurdo. 
Questa locuzione, in latino: "Credo quia absurdum", è generalmente attribuita a Tertulliano, ma essa non si trova, almeno con queste precise parole, in nessuno dei suoi testi. Si tratta comunque di una citazione che riassume un concetto espresso da Tertulliano nel De carne Christi (Sulla carne di Cristo, ca. 210): "Credibile est, quia ineptum est", cioè: "È credibile, perché è infondato". Ecco il brano, in una diversa traduzione: "È stato crocifisso il Figlio di Dio: non mi vergogno [...]. È anche morto il Figlio di Dio: è senz’altro credibile, poiché si tratta di una cosa sciocca. E dopo esser stato sepolto è risorto: è una cosa certa, perché è una cosa impossibile" (Crucifixus est Dei Filius, non pudet, quia pudendum est; [...] et mortuus est Dei Filius, prorsus credibile est, quia ineptum est; sepultus et Resurrexit, certum est, quia impossibile). Una curiosità: la frase "Credo perché assurdo" fu usata dai razionalisti tra il XVII e il XVIII secolo per attaccare le assurdità dei dogmi cristiani.

  • Crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose. Non è quella che s'insegue a vent’anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
Questo testo costituisce l'incipit di una sorta di poesia in prosa, assai diffusa sul web, che da alcuni è attribuita a Paulo Coelho, mentre secondo altri si troverebbe ne Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach. In realtà si tratta di un testo anonimo (abbastanza melenso) reso celebre in Italia da una lettura radiofonica fattane da Fabio Volo (altro autore al quale è spesso attribuita).

  • Cultura è ciò che resta quando si è dimenticato tutto.
In inglese: Culture is what remains when one has lost everything.
In spagnolo: Cultura es lo que queda cuando se ha olvidado todo.
In francese: La culture, c'est ce qui reste quand on a tout oublié.
Questa breve frase è tra quelle che ha il maggior numero di attribuzioni diverse; secondo quanto riportato non solo su internet, ma anche in diversi testi in lingue differenti, essa sarebbe di: Ortega y Gasset, Édouard Herriot, André Malraux, Burrhus F. Skinner, Bertrand Russell, ecc. Una versione più recente di questa frase, attribuita all'immancabile Albert Einstein, è la seguente: "L'istruzione è ciò che rimane dopo che si è dimenticato ciò che si è imparato a scuola". In questi casi la cosa migliore sarebbe aggiungere alla citazione una parola molto semplice: "anonimo" o "sconosciuto", oppure la locuzione: "attribuzione incerta", ma, a quanto pare, non tutti ci riescono.

  • Cultura significa anzitutto creare una coscienza civile, fare in modo che chi studia sia consapevole della dignità. L’uomo di cultura deve reagire a tutto ciò che è offesa alla sua dignità, alla sua coscienza. Altrimenti la cultura non serve a nulla.

Questo brano si trova in diversi siti attribuito a Oriana Fallaci, ma in realtà è un pensiero dell'ex presidente della Repubblica Sandro Pertini. L'equivoco nasce dal fatto che la frase si trova nel libro di Oriana Fallaci Intervista con il Potere (2009), ma è tratta proprio da un'intervista della scrittrice al presidente Pertini.

D
  • Dai alla gente più di quanto si aspetta e fallo con amore...
Questa massima è la prima di una serie di consigli per vivere saggiamente la propria vita, che circolano in maniera anonima sul web, ma che sono tratte in gran parte da un noto libriccino di H. Jackson Brown Jr.: Vita: istruzioni per l'uso (Life's little instruction book, 1991) Da questo stesso libro sono tratte, tra l'altro, le massime che, sempre su internet, circolano col titolo: Istruzioni per la vita e che vengono attribuite erroneamente al Dalai Lama.

  • Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire. Pertanto, dobbiamo fare: dell’interruzione, un nuovo cammino, della caduta un passo di danza, della paura una scala, del sogno un ponte, del bisogno un incontro.
Questo brano circola sul web, ma solo in lingua italiana, attribuito allo scrittore portoghese Fernando Pessoa, ma in realtà si tratta di un testo dello scrittore e giornalista brasiliano Fernando Sabino tratto da una delle sue opere più note: O encontro marcado (1956): "De tudo, ficaram três coisas: a certeza de que ele estava sempre começando, a certeza de que era preciso continuar e a certeza de que seria interrompido antes de terminar. Fazer da interrupção um caminho novo. Fazer da queda um passo de dança, do medo uma escada, do sono uma ponte, da procura um encontro".
  • Dietro ogni problema c'è un'opportunità.
Questa frase (anche nella forma: "Dietro ogni problema si cela un'opportunità") è attribuita (solo in Italia) a Galileo Galilei, ma c'è da dubitarne, visto che pur avendo esaminato tutte le sue opere più importanti e le sue lettere, essa non risulta. È probabile che si tratti della solita falsa attribuzione di una frase per darle maggiore autorevolezza (in questa raccolta di citazioni errate se ne trovano parecchie). Molti ci cascano, visto che (quasi) nessuno si preoccupa mai di verificare le fonti. Naturalmente se qualcuno ha prove che certifichino che l'autore di questo pensiero sia davvero Galileo, saremo lieti di rettificare quanto affermato.

  • Dietro quel seno, quelle labbra da baciare al sapore di pesca, si chiudeva a chiave e si portava dentro una piccola dispettosa bambina di cinque anni, lei che non voleva crescere, che non aspettava altro che le rimboccassero le coperte calde. Lei era magia incompresa, ma io l'avevo capita.
Questo passo è attribuito (in lingua italiana) a Charles Bukowski. A chi ha letto i suoi libri, non può non sorgere più di un dubbio che una frase simile sia stata scritta da Bukowski: non è nel suo stile. Di certo la frase non si trova in nessuno dei suoi racconti e in nessuno dei suoi romanzi più noti.


  • Dio è morto, Marx è morto, e anch'io non mi sento tanto bene.
In inglese: God is dead, Marx is dead, and I'm not feeling that good myself.
In francese: Dieu est mort, Marx est mort, et moi-même je ne me sens pas très bien.
Questa celebre battuta è di solito attribuita a Woody Allen (1935), ma non risulta sia stata mai pronunciata in qualche suo film, né si trova scritta nei suoi libri. Persino esaminando qualche suo vecchio monologo degli anni '60 la battuta non è presente. Secondo Wikiquote Italia, che insieme ad Aforismario può essere considerato il sito di citazioni più affidabile esistente in Italia, la battuta si troverebbe nel film di Woody Allen Io e Annie, in quanto così indicato nel libro di Franco Fontanini, Piccola antologia del pensiero breve (Liguori Editore, 2007), ma basta leggere la sceneggiatura del film per accorgersi che non è così. Da una ricerca di Aforismario su internet in lingua inglese, pare che la battuta sia attribuibile al drammaturgo e saggista francese di origine rumena Eugène Ionesco (1909-1994), come citato anche in Jules Chametzky, Jewish American Literature: A Norton Anthology, 2000; ma sappiamo ormai per esperienza quanto siano poco affidabili anche le citazioni sui libri che non indicano la fonte originale. Tra l'altro, facendo una ricerca della frase in lingua francese, essa è attribuita di solito a Woody Allen piuttosto che a Ionesco. Altra possibilità, secondo quanto riportato in alcuni testi, è che si tratterebbe del graffito di uno sconosciuto risalente ai moti studenteschi del '68. Secondo quanto riportato da altri, potrebbe trattarsi, infine, di una battuta di George Bernard Shaw (assai improbabile) o dell'umorista francese Pierre Dac. Insomma, l'incertezza è tanta, e finché non si avranno notizie certe su questa battuta, per Aforismario essa è di autore anonimo. Tra parentesi, un altro mistero su questa battuta: il "Marx" citato è il filosofo Karl Marx o il comico Groucho Marx?

  • Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo
In inglese: I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it.
Questa celebre frase, diventata emblema della tolleranza, è attribuita molto comunemente a Voltaire. In realtà si tratta di una frase scritta da Stephen G. Tallentyre (pseudonimo della scrittrice Evelyn Beatrice Hall) in The Friends of Voltaire (Gli amici di Voltaire), biografia del filosofo pubblicata nel 1906: "Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo" (I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it). Tra l'altro, questa traduzione è la più corretta rispetto alle tante frasi che circolano in lingua italiana, come a esempio:
  • Non condivido le tue idee, ma sono disposto a morire perché tu possa professarle.
  • Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle. 
  • Non condivido ciò che dici ma morirei perché tu possa dirlo.
  • Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo.

  • Dobbiamo abituarci all'idea: ai più importanti bivi della vita, non c'è segnaletica.
Questa citazione è diffusa su internet in lingua italiana con firma di Ernest Hemingway. Ma considerando che di questa frase non v'è traccia su internet in lingua inglese, né in diverse sue opere (49 racconti, Addio alle armi, Avere e non avere, Il sole sorge ancora, Il vecchio e il mare, Per chi suona la campana) non si può escludere che si tratti della solita frase di un autore sconosciuto diffusa su internet e attribuita a un grande autore per darle autorevolezza e diffusione.

  • Dove c'è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà.
Questa affermazione è attribuita a Niccolò Machiavelli, e così viene diffusa dai siti di aforismi italiani più seguiti, ma pur esaminando diverse opere di Machiavelli, tale frase non risulta. Non si può escludere, almeno fino a prova contraria, che gli sia stata attribuita in maniera arbitraria. Se qualcuno dovesse conoscere la fonte originale di questa citazione, può segnalarla ad Aforismario.

Dubium sapientiae initium - Il dubbio è il principio della sapienza.
(René Descartes, Aristotele o Archimede Pitagorico?)
  • Dubium sapientiae initium.
In italiano: Il dubbio è il principio della sapienza.
In francese: Le doute est le commencement de la sagesse.
In inglese: Doubt is the origin of wisdom.
In spagnolo: La duda es el principio de la sabiduría.
Questa celebre frase è generalmente attribuita a René Descartes (Cartesio 1596-1650). Tale attribuzione è ritenuta così "indubitabile" da trovarsi in centinaia di libri in diverse lingue. Inutile dire che con tale attribuzione è diffusa anche su quasi tutti i siti di aforismi, italiani e no. Anzi, molti (compresa Wikipedia) indicano pure la fonte (cosa assai rara), che sarebbe Meditazioni metafisiche sulla filosofia prima (1641). A nessuno, però, è venuto il "dubbio" di andare a verificare, perché se lo avesse fatto si sarebbe accorto che la frase in quel libro non esiste. Ma non solo: esaminando tutte le opere filosofiche di René Descartes (UTET - De Agostini 2013), ci si accorge che in nessuna di esse si trova scritto che "Il dubbio è l'inizio della sapienza", né in italiano né in latino. Provando a fare una ricerca su internet in lingua francese, ci si aspetterebbe di trovare qualche informazione più precisa, e invece ci si accorge che la maggior parte dei siti nella lingua di Descartes attribuiscono la citazione ad Aristotele! Ciò è probabilmente dovuto all'influenza autorevole di Voltaire, che nella Dissertazione sulla morte di Enrico IV (1789) scrive: "Aristotele ha ragione quando dice che il dubbio è l'inizio della saggezza". Aristotele, dunque, è in il secondo autore cui, oltre Descartes, è attribuito il celebre motto. Ma anche in questo caso, esaminando le opere di Aristotele (UTET - De Agostini 2013) la frase non risulta. A questo punto ci sorge il "dubbio" che la citazione in questione sia in realtà un vecchio detto, forse di origine latina; e in effetti in diversi testi è riportato come proverbio: "Il dubbio è padre della sapienza". A questo punto, però, ci sorge un altro "dubbio", e cioè che il detto derivi, come spesso accade, da quella che è la madre di tante piccole e grandi saggezze che circolano nel mondo, e cioè la Bibbia, dove è scritto più volte che "Il timore di Dio è il principio della sapienza" (Libro dei Proverbi), o "Principio della saggezza è il timore del Signore" (Salmi). Insomma, non deve essere stato difficile per uno lettore scettico della Bibbia modificare il proverbio "Il timore di Dio è il principio della sapienza" con "Il dubbio è il principio della sapienza". Detto questo, speriamo che questa piccola precisazione possa, se non altro, aver generato qualche "dubbio" sull'effettiva paternità della frase, e che qualche erudito riesca a darci qualche informazione in più.

  • Due mani che si cercano sono l'essenza di tutto il domani. 

Questa frase è attribuita ad André Breton, ma si tratta probabilmente di un'errata traduzione di un suo verso poetico tratto da Signe ascendant (1942). Il testo originale in francese è: "Deux mains qui se cherchent, c'est assez pour le toit de demain"; tradotto in italiano dovrebbe essere: "Due mani che si cercano, sono abbastanza per il tetto di domani". In pratica, la parola "assez" (abbastanza) è stata tradotta con "essenza", che in francese si dice "essence", mentre la parola "toit" (tetto) è stata tradotta con "tutto", che in francese si scrive "tout".

E
  • E con le budella dell'ultimo prete / stringeremo il collo all'ultimo re. 
In francese: Et des boyaux du dernier prêtre / serrons le cou du dernier roi.
Questi versi (noti anche nella frase "L'umanità non sarà mai libera finché l'ultimo re non sarà strangolato con le budella dell'ultimo prete) sono tradizionalmente attribuiti a Denis Diderot (vedi ad es. Jean-François de La Harpe, Cours de Littérature Ancienne et Moderne, 1840). In realtà Diderot non ha mai composto questi versi, anche se in Abdication d’un roi de la fève ou Les éleuthéromanes (1772, postumo nel 1796) scrisse qualcosa di molto simile: "Et ses mains ourdiraient les entrailles du prêtre/ Au défaut d’un cordon pour étrangler les rois" (E le sue mani intrecceranno le viscere del prete/ in mancanza di una corda per strangolare i re). Secondo alcuni, i versi citati sarebbero del poeta e agitatore politico francese Sylvain Maréchal, ma anche in questo caso non esiste alcuna prova documentale. Secondo altri (si veda ad esempio Giuseppe Fumagalli in Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921), chiunque sia l'autore dei versi suddetti, non ha fatto altro che ispirarsi al "famigerato" curato ateo Jean Meslier, che nel suo Testamento (Testament, 1729) avrebbe scritto: "Je voudrais, et ce sera le dernier et le plus ardent de mes souhaits, je voudrais que le dernier des rois fût étranglé avec les boyaux du dernier prêtre" (Io vorrei, e questo sia l'ultimo e il più ardente dei miei desideri, io vorrei che l'ultimo dei re fosse strangolato con le budella dell'ultimo dei preti). Ma da una ricerca di Aforismario sul testo di Meslier, questo passo non risulta, anche se non si può escludere sia stato riportato (o aggiunto) successivamente in qualcuna delle sue molteplici edizioni. In conclusione, l'autore della citazione resta sconosciuto; del resto, anche Nicolas de Chamfort in Caratteri e Aneddoti (Caractères et Anecdotes, 1795) scriveva: "Qualcuno ha osato dire: 'Vorrei vedere l'ultimo re strangolato con le budella dell'ultimo prete'", senza dirci chi fosse questo "qualcuno".

  • E l’Amore guardò il Tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno.
"E l’Amore guardò il Tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il Tempo moriva e lui Restava". Questa frase (che circola su internet dal 2001) è generalmente attribuita a Luigi Pirandello. Secondo alcuni non si tratterebbe di una semplice "frase" di Pirandello, ma di una sua poesia:
E l’Amore guardò il Tempo e rise, / perché sapeva di non averne bisogno. / Finse di morire per un giorno, / e di rifiorire alla sera, / senza leggi da rispettare. / Si addormentò in un angolo di cuore / per un tempo che non esisteva. / Fuggì senza allontanarsi, / ritornò senza essere partito, / il Tempo moriva e lui restava.
Però, delle centinaia di siti in cui la frase è pubblicata, solo uno indica la fonte, e cioè: Tenui luci improvvise, in La Riviera Ligure (1904); ma esaminando questa raccolta di poesie, i versi sul tempo non risultano. Anche esaminando "Tutte le poesie" di Pirandello (Mondadori, 1982), questi versi non esistono. Non è da escludere (almeno fino a prova contraria), che si tratti della solita frase anonima attribuita a un grande autore per darle maggior diffusione (le persone comuni, infatti, accolgono molto più favorevolmente ciò che è legato a un nome prestigioso). A questo proposito, si veda in questa sezione di Citazioni errate un'altra celebre frase attribuita da tutti a Pirandello: "Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti".

  • È meglio aver amato e perso che non aver mai amato.
In inglese: Tis better to have loved and lost than never to have loved at all.
Questa citazione è attribuita, di volta in volta, a Samuel Butler, William Shakespeare o Oscar Wilde. In realtà si tratta di due versi della poesia In Memoriam (1849) del poeta inglese Alfred Tennyson, composta per commemorare l'amico Arthur Henry Hallam, morto nel 1833: "È meglio aver amato e perso / che non aver amato affatto". La frase è spesso attribuita erroneamente a Samuel Butler perché questi nel suo romanzo semi-autobiografico Così muore la carne (The Way of All Flesh, 1903) scrive a un certo punto: "But is it not Tennyson who has said: ''Tis better to have loved and lost, than never to have lost at all'?" (Ma non è Tennyson che ha detto: "È meglio aver amato e perduto, che non aver mai perduto niente?"). Fatto questo primo chiarimento, non si può non notare che già nel 1700 il poeta e drammaturgo inglese William Congreve nella sua celebre commedia Così va il mondo (The Way of the World) scriveva qualcosa di molto simile: "It is better to have been left than never to have been loved" (È meglio essere stati lasciati che non essere mai stati amati). Ma del resto, questa è una conclusione cui molti, senza essere poeti, sono spesso giunti nel corso della loro vita.

  • È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.
Questa frase è nota soprattutto per essere stata citata dal cantante e chitarrista dei Nirvana, Kurt Cobain (1967-1994), nella sua lettera di addio prima del suicidio. Ma forse non tutti sanno che si tratta di un verso della canzone My My, Hey Hey (1979) di Neil Young: "It's better to burn out than to fade away". Ecco le ultime righe della lettera lasciata da Kurt Cobain: "Thank you all from the pit of my burning nauseous stomach for your letters and concern during the past years. I'm too much of an erratic, moody baby! I don't have the passion anymore and so remember, its better to burn out than to fade away. peace, love, empathy"; questa la traduzione italiana in Wikipedia: "Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono troppo un bambino incostante, lunatico! E non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente. Pace, Amore, Empatia". 

  • È meglio essere ottimisti e avere torto piuttosto che pessimisti e avere ragione.
Questa frase, in lingua italiana, è spesso attribuita ad Albert Einstein; in lingua inglese, invece, è più spesso attribuita a Mark Twain: "It's better to be an optimist who is sometimes wrong than a pessimist who is always right"; in lingua francese allo scrittore e scultore Jack Penn (1909-1996): "Mieux vaut être optimiste et se tromper que pessimiste et avoir raison". Purtroppo non esiste documentazione che consenta di dare la paternità di questa frase all'uno o all'altro; pertanto l'autore è da ritenersi sconosciuto.

  • È meglio rimanere in silenzio ed essere considerati imbecilli, piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio. 
Questa frase (in inglese: "Better to remain silent and be thought a fool, than to open your mouth and remove all doubt", tradotta anche: "A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio"), è attribuita a diversi autori: Oscar Wilde (immancabile), Abraham Lincoln, Mark Twain, George Eliot e persino Lisa Simpson, il personaggio dei cartoni animati di Matt Groening, che in effetti la cita nell'episodio La prima parola di Lisa de I Simpson. In ogni caso, la frase è probabilmente un rifacimento dal Libro dei Proverbi, 17,28 dell'Antico Testamento: "Anche lo stolto, se tace, passa per saggio e, se tien chiuse le labbra, per intelligente".

  • È nel momento in cui dubiti di volare che perdi per sempre la facoltà di farlo.
In inglese: The moment you doubt whether you can fly, you cease for ever to be able to do it.
Questa frase è una delle tante che vengono spesso attribuite a Jim Morrison, ma si tratta di una citazione tratta dal libro The Little White Bird or Adventures in Kensington Gardens dello scrittore scozzese James Matthew Barrie, pubblicato nel 1902, quando Jim Morrison non era ancora nato.

È più facile rompere un atomo che un pregiudizio.- Albert Einstein?
  • È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.
In inglese: It's easier to break an atom than a prejudice.
In francese: Il est plus facile de désintégrer un atome qu'un préjugé.
In spagnolo: Es más fácil desintegrar un átomo que un prejuicio.
In tedesco: Es ist leichter ein Atom zu zerstören, als ein Vorurteil.
In qualunque lingua la cerchiate, questa celebre frase è attribuita quasi sempre ad Albert Einstein. Tuttavia non esiste una sola fonte sicura che possa attestarlo. Secondo quanto riportato in alcuni testi, la frase sarebbe, invece, dello psicologo statunitense Gordon Willard Allport (1897-1967), il quale, in effetti, la cita in The person in psychology (1968), ma attribuendola a un autore sconosciuto: "Someone has said that it is easier to smash an atom than a prejudice" (Qualcuno ha detto che è più facile rompere un atomo che un pregiudizio). Ebbene, da alcune ricerche fatte da Aforismario, risulta che la frase è, in realtà, dello psicologo statunitense Ronald Lippitt, che in Nuove tendenze delle ricerche sul pregiudizio (New trends in the investigation of prejudice, 1945) scrive: "It is now easier to smash an atom than to break a prejudice" (È più facile spezzare un atomo che rompere un pregiudizio). Ovviamente, nonostante questa precisazione, tutti continueranno ad attribuire la frase al più celebre Albert Einstein, proprio perché − è più facile spezzare un atomo che rompere un pregiudizio.

  • È una pistola quella che hai in tasca o sei solo felice di vedermi?
In inglese: Is that a gun in your pocket or are you just glad to see me?
Questa celebre battuta è attribuita a Mae West, e secondo le fonti più diffuse sarebbe stata pronunciata nel film Lady Lou - La donna fatale (She Done Him Wrong, 1933). Ma in questo film Mae West non pronuncia mai questa frase (del resto un po' troppo osé per i tempi). Pare, invece, che essa abbia rivolto questa battuta a un agente della stazione ferroviaria di Los Angeles nel 1936, e che poi l'abbia ribadita in scena in occasione del suo ultimo film Sextette (1978).

  • Elementare, Watson!
In inglese: Elementary, my dear Watson!
Questa frase è tradizionalmente attribuita all'investigatore Sherlock Holmes, personaggio nato alla fine del XIX secolo dalla fantasia dello scrittore scozzese Conan Doyle, che così si rivolgerebbe all'amico medico Watson ogni qual volta giunge alla risoluzione di uno dei suoi difficilissimi casi. Essa, specie dopo le rese cinematografiche e televisive dei romanzi di Conan Doyle, avvenute nei primi decenni del XX secolo, è andata diffondendosi sempre più, al punto da entrare nell'uso comune per indicare scherzosamente la semplicità della soluzione di un problema dinanzi a chi non la credeva tale. La frase è spesso citata - un po' giornalisticamente - come uno dei più clamorosi casi di citazioni errate, soltanto perché il termine "Elementare", effettivamente rivolto da Sherlock Holmes all'amico Watson in diversi racconti, non è accompagnato dal nome di Watson o dalla locuzione "mio caro Watson", il che è forse un po' esagerato: su internet, e non solo, circolano false citazioni ben più clamorose di queste.

  • Eppur si muove! 
Non vi è alcuna prova che questa celebre frase sia stata pronunciata, come si ritiene generalmente, da Galileo Galilei al termine dell'abiura dell'eliocentrismo dinanzi al tribunale dell'Inquisizione (1633). Molto probabilmente la falsa attribuzione deriva da una ricostruzione del processo compiuta molti anni dopo dallo scrittore e critico letterario Giuseppe Baretti nella sua opera The Italian Library del 1757. Secondo la ricostruzione del Baretti, Galileo, subito dopo l'abiura, alzatosi in piedi, avrebbe battuto il piede sul pavimento mormorando: "E pur si muove!". La frase è riportata anche in Vita di Galileo (1938/39), opera teatrale di Bertolt Brecht dedicata al grande scienziato italiano.

  • Era così cretino che cercava nella Bibbia l'indirizzo di un buon albergo in Palestina.
In questo modo è spesso citato l'aforisma suddetto di Leo Longanesi tratto da La sua signora (1957). Ma l'aforisma originale è il seguente: "Cercava nella Bibbia l'indirizzo di un buon albergo in Palestina"; mancano cioè le parole iniziali "Era così cretino che...", parole che qualcuno avrà aggiunto in seguito nel citarlo, per esplicitare quanto Longanesi aveva mantenuto sottinteso.

Per leggere tutte le altre frasi vai a:

Nessun commento: