2015-03-15

Citazioni errate e Frasi dubbie F-L

Elenco delle citazioni errate e delle frasi false che circolano su internet, le cui iniziali cominciano con le lettere che vanno dalla F alla L. Se hai qualche precisazione da fare per migliorare questa sezione, oppure desideri segnalare una citazione che hai trovato sul web e sulla cui autenticità hai dei dubbi, contatta pure Aforismario attraverso il form nel menu a destra. Se, inoltre, sei interessato alla spiegazione di alcune frasi, cerca la pagina "Significato di frasi e citazioni" attraverso l'apposita casella qui a destra.
Qualunque frase priva di fonti bibliografiche certe, su internet la potrete trovare
attribuita nel 99% dei casi a: Oscar Wilde, Jim Morrison o Albert Einstein
e per il restante 1% a un altro autore sbagliato. (Aforismario)
F
  • Fare previsioni è una cosa molto difficile, specialmente se riguardano il futuro.
In inglese: Prediction is very difficult, especially about the future.
Questa frase è spesso attribuita a Niels Bohr, ma non vi è alcuna prova documentabile in proposito. Alcuni, inoltre, attribuiscono la medesima citazione al vignettista danese Robert Storm Petersen o al poeta danese Piet Hein.

  • Folle è l'uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.
Questa frase si trova attribuita a William Shakespeare in quasi tutti i siti italiani di citazioni, eppure esaminando tutte le sue opere, compresi i sonetti, la frase non risulta, né da una ricerca sul web in lingua inglese si trova anche un solo riferimento a essa. È molto probabile, dunque, che si tratti della solita frase anonima attribuita a un autore famoso per darle maggiore credibilità e diffusione, cosa non difficile, visto che tutti i siti di citazioni si copiano l'un l'altro senza alcuna verifica su ciò che copiano.

  • Forse c'è qualcosa di peggio dei sogni svaniti: perdere la voglia di sognare ancora. 
Questa frase si trova spesso attribuita a Sigmund Freud, ma si tratta di una citazione, lievemente modificata, tratta da Le prime luci del mattino di Fabio Volo: "Forse c’è qualcosa di peggio dei sogni svaniti: la non voglia di sognare ancora".

  • Forse per il mondo sei solo una persona, ma per qualche persona sei tutto il mondo.
Questa frase, il cui vero autore è sconosciuto, è di solito attribuita a Gabriel García Márquez (in lingua spagnola: "Puedes ser solo una persona para el mundo, pero para una persona tú eres el mundo entero"). In lingua inglese, invece, è più spesso attribuita allo scrittore e fumettista statunitense Theodor Seuss Geisel (1904-1991) meglio conosciuto con lo pseudonimo di Dr. Seuss: "To the world you may be one person but to one person you may be the world". 

  • Fra 30 anni l'Italia sarà non come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione.

Questa frase è di solito attribuita a Ennio Flaiano, ma si tratta di una citazione del linguista Giacomo Devoto (1897-1974) che Flaiano fa in uno dei suoi taccuini intitolato: Don't forget (1967-72, pubblicato postumo nel 1976). La frase per intero è: "Devoto: Fra 30 anni l'Italia sarà non come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione".

G
  • Gli italiani corrono sempre in soccorso del vincitore. 
Questa frase è spesso attribuita a Ennio Flaiano e a Leo Longanesi, tuttavia si tratta di un pensiero di Bruno Barilli. L'equivoco nasce dal fatto che Flaiano citò Barilli su Il Mondo nel 1957 (poi in La solitudine del satiro, 1973 postumo): "La naturale simpatia che il più forte ci ispira (Bruno Barilli scrisse: 'L'italiano vola in soccorso del vincitore'"). Successivamente anche su Corriere della Sera nel 1972 (poi in La solitudine del satiro, 1973 postumo): "È noto che una qualità degli italiani è quella di volare in soccorso del vincitore".

  • Gli scout sono dei bambini vestiti da cretini, guidati da cretini vestiti da bambini.
Questa frase, in lingua italiana, è spesso attribuita a George Bernard Shaw. In realtà si tratta di una battuta dell'attore statunitense Jack Benny (pseudonimo di Benjamin Kubelsky, 1894-1974), la cui forma corretta, come citata su New Society (1975), è la seguente: "A scout troop consists of twelve little kids dressed like schmucks following a big schmuck dressed like a kid" (Un gruppo scout è composto da dodici bambini vestiti come dei cretini guidati da un grande cretino vestito come un bambino).

  • Gli uomini discutono, la natura agisce.
In francese: Les hommes discutent la nature agit.
Questa affermazione è attribuita a Voltaire, ma nessun sito o libro (anche in lingua francese) in cui è citata indica la fonte. Ebbene la frase si trova nel Dizionario filosofico (1764) di Voltaire, ma è leggermente diversa da come viene citata; questo il brano in cui si trova: "Dopo avere discusso sullo spirito, sulla materia, si finisce sempre per non riuscire a intendersi. Nessun filosofo, con le proprie forze, ha potuto sollevare il velo che la natura ha steso su tutti i princìpi primi delle cose; quelli discutono, e la natura agisce. (Quand on a bien disputé sur l’esprit, sur la matière, on finit toujours par ne se point entendre. Aucun philosophe n’a pu lever par ses propres forces ce voile que la nature a étendu sur tous les premiers principes des choses; ils disputent, et la nature agit). Dunque, volendo essere precisi, Voltaire non si riferisce tanto agli "uomini" in generale, quanto ai filosofi; pertanto la citazione per essere più fedele dovrebbe essere: "I filosofi discutono, la natura agisce".

  • Gli uomini fanno progetti e gli dèi sorridono.
Questa frase (a volte citata anche così: Gli uomini progettano e gli dèi sorridono) si trova citata come epigrafe all'inizio del film Amnèsia (2002) di Gabriele Salvatores, ma pochi sanno che si tratta della citazione dal libro Per amore di una donna (1994) dello scrittore israeliano Meir Shalev. Detto questo, bisogna anche dire che la frase di Shalev è a sua volta la citazione di un antico proverbio yiddish: "L'uomo pianifica, Dio ride". Anche nella forma: "Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti" (spesso attribuito a Woody Allen).

  • Giustizia ritardata è giustizia negata.
In inglese: Justice delayed is justice denied. Justice différée est justice refusée.
Questo noto principio giuridico è attribuito (specie in Italia) a Montesquieu, mentre nei paesi anglosassoni al politico britannico William Ewart Gladstone (1809-1898): "Quando il caso è provato e l'ora è giunta, la giustizia ritardata è giustizia negata" (When the case is proved, and the hour is come, justice delayed is justice denied), come citato su The Virginia Spectator nel 1884. Bisogna dire, però, che non esistono documenti che possano attestare con certezza la paternità di questa frase. Le origini di questo principio sono comunque molto antiche. Già nella raccolta di massime rabbiniche, scritte tra il I sec. a.e.c. e il II sec., il Pirkei Avot (in italiano: Capitoli dei Padri o Massime dei Padri) si legge: "La spada viene al mondo a causa di giustizia ritardata e giustizia negata". Nella Magna Carta (Magna Charta Libertatum, 1215), inoltre, si legge: "Nulli vendemus, nulli negabimus, aut differemus rectum aut justiciam" (A nessuno venderemo, a nessuno negheremo o differiremo il diritto o la giustizia). Per concludere, una citazione tratta dal Journal of the American Judicature Society del 1921 che richiama quella commentata sopra: "Giustizia ritardata è giustizia negata, ma anche la giustizia male applicata è giustizia negata" (Justice delayed is justice denied, but justice misapplied is also justice denied).

  • Governare gli italiani non è difficile, è inutile.
Questa frase è attribuita al politico italiano Giovanni Giolitti (1842-1928), più volte presidente del Consiglio dei ministri, e a Benito Mussolini (1883-1945). Per quanto riguarda il primo, secondo un aneddoto, non sappiamo quanto veritiero, un giornalista chiese una volta a Giolitti: “Ministro, è difficile governare gli italiani?” E il ministro rispose candidamente: “No, è inutile”. In Consigli per un paese normale, Enzo Biagi dice: "Viviamo in un Paese per molti versi straordinario, per tanti altri difficile: un suo antico premier, Giovanni Giolitti, era convinto che «governare gli italiani non è difficile, è inutile»". È documentato, invece, che Mussolini a una domanda del giornalista tedesco Emil Ludwig sulla difficoltà di governare un popolo come quello italiano, ebbe a rispondere: “Difficile? Ma per nulla. È semplicemente inutile!” (Colloqui con Mussolini, 1932). Non si può escludere, comunque, che Mussolini ricalcasse una frase di Giolitti, come affermato, ad esempio, da Francesco Cossiga nel libro Italiani sono sempre gli altri (2007): "L'idea di «sagomare» il carattere degli italiani fu un fallimento apocalittico. Mussolini se ne accorse solo a tempo scaduto: «Non è difficile governare gli italiani. È inutile», si trovò a dire sconfortato nella primavera del 1945 - riecheggiando», la convinzione di Giolitti". (Da notare che secondo Cossiga, Mussolini avrebbe pronunciato la frase nel 1945 e non nel 1932, come detto sopra). Insomma, non è ancora chiaro a chi si debba attribuire definitivamente la frase; se scoveremo altre notizie in merito, le aggiungeremo su questa pagina.

  • Governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno.
Questa frase si trova citata in lingua italiana in decine di siti e in quasi altrettanti libri, ed è sempre attribuita a Michel de Montaigne (1533-1592) il quale l'avrebbe scritta nei suoi Saggi. Eppure tale frase non si trova nell'opera di Montaigne, a meno che non si voglia dedurla, ma in maniera un po' forzata, dal seguente passo presente nei Saggi: "Conquistare una breccia, condurre un’ambasceria, governare un popolo, sono azioni brillanti. Rimproverare, ridere, vendere, pagare, amare, odiare e conversare con i familiari e con se stesso con dolcezza ed equilibrio, non cedere, non smentirsi: è cosa più rara, più difficile, e meno notevole. Le vite ritirate adempiono in tal modo, checché se ne dica, doveri altrettanto o più duri e impegnativi di quanto facciano le altre vite". (Gagner une brèche, conduire une ambassade, régir un peuple, ce sont actions éclatantes. Tancer, rire, vendre, payer, aimer, haïr, et converser avec les siens, et avec soi-même, doucement et justement : ne relâcher point, ne se démentir point : c’est chose plus rare, plus difficile, et moins remarquable. Les vies retirées soutiennentj par là, quoi qu’on die, des devoirs autant ou plus âpres et tendus que ne font les autres vies). È più probabile che la paternità della frase, spetti all'italiano Giulio Raimondo Mazzarino (in francese Jules Raymond Mazarin, 1602-1661), cardinale e Principale Ministro sotto il regno di Luigi XIV. Ciò, almeno, secondo quanto riportato nel Dictionnaire universel contenant generalement tous les mots francois, compilato da Antoine Furetiere e M. Basnage de Beauval nel 1727, in cui si legge: "On dit que le Cardinal Mazarin trouvoit-plus de peineà gouverner sa famille qu'à gouverner le Royaume": "Si dice che il cardinale Mazzarino trovasse più difficile governare la propria famiglia che il Regno".

Gran brutta malattia il razzismo.
Più che altro strana: colpisce i bianchi, ma fa fuori i neri. (Albert Einstein?)
  • Gran brutta malattia il razzismo. Più che altro strana: colpisce i bianchi, ma fa fuori i neri.
Questa citazione è attribuita (a quanto pare solo in Italia) ad Albert Einstein. In realtà si tratta di una battuta del disegnatore satirico Alberto Cottin di Treviso, noto con lo pseudonimo di Albert. Qualcuno, evidentemente, ha scambiato il nome "Albert" per un amichevole riferimento al grande scienziato, e, come spesso accade, tale falsa attribuzione si è diffusa rapidamente su internet. Questa battuta, tra l'altro, si trova correttamente citata nel celebre Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano (Einaudi, 1991) di Gino e Michele. Bisogna dire, però, che Einstein avrebbe sicuramente condiviso la battuta. Egli, infatti, in una lettera del 1946 indirizzata in qualità di membro del NAACP (National Association for the Advancement of Colored Peopleal) a William Edward Burghardt Du Bois, difensore dei diritti civili degli afroamericani, definisce il razzismo dei bianchi nei confronti dei neri "la peggiore malattia dell'America" ("racism is America's worst disease").

  • Grazie a Dio sono ateo.
Questa battuta è attribuita, giustamente, al grande regista spagnolo (naturalizzato messicano) Luis Buñuel, anche se la citazione corretta dovrebbe essere: "Grazie a Dio sono ancora ateo" (Gracias a Dios, todavía soy ateo). Tale frase, pare che fu pronunciata dal regista alla notizia, per lui assai poco esaltante, di un possibile conferimento del Premio OCIC (Organizzazione Cattolica Internazionale per il Cinema e gli Audiovisivi) per il suo film Nazarin (1958), storia di un giovane sacerdote che prova a vivere mettendo in pratica i principi evangelici: "Se me lo avessero dato, sarei stato costretto a suicidarmi", dichiarò  Buñuel, "Grazie a Dio, sono ancora ateo" (Si me la hubiesen dado, me habría visto obligado a suicidarme... Gracias a Dios, todavía soy ateo). Detto questo, non tutti sanno che una battuta simile venne in mente, già molto tempo prima di Buñuel, anche al fisico e aforista tedesco Georg Lichtenberg, il quale, verso la fine del '700, scriveva nei suoi brogliacci pubblicati postumi: "Ringrazio il buon Dio mille volte di avermi fatto diventare ateo" (Ich danke es dem lieben Gott tausendmal, dass er mich zum Atheisten hat werdenlassen).

H
  • Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili.
Questa frase è l'inizio di un brano che circola su internet attribuito a Charlie Chaplin. In realtà si tratta dei primi versi di una poesia, intitolata Vita, del giovane poeta brasiliano Augusto Branco (Porto Velho, 1980), pseudonimo di Nazareno Vieira de Souza. Si tratta, insomma, del solito stratagemma di attribuire la citazione di un autore sconosciuto a a un personaggio celebre per darle maggiore diffusione su internet. Ecco qui di seguito il testo integrale in italiano (traduzione di autore sconosciuto che si trova sul web) seguito dal testo originale in portoghese.
Vita. "Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e... ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)... ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca... e anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante!".
Vida. Já perdoei erros quase imperdoáveis, / tentei substituir pessoas insubstituíveis / e esquecer pessoas inesquecíveis. / Já fiz coisas por impulso, / já me decepcionei com pessoas / que eu nunca pensei que iriam me decepcionar, / mas também já decepcionei alguém. / Já abracei pra proteger, / já dei risada quando não podia, / fiz amigos eternos, e amigos que eu nunca mais vi. / Amei e fui amado, / mas também já fui rejeitado, / fui amado e não amei. / Já gritei e pulei de tanta felicidade, / já vivi de amor e fiz juras eternas, e quebrei a cara muitas vezes! / Já chorei ouvindo música e vendo fotos, / já liguei só para escutar uma voz, / me apaixonei por um sorriso, / já pensei que fosse morrer de tanta saudade / e tive medo de perder alguém especial (e acabei perdendo). / Mas vivi! E ainda vivo! / Não passo pela vida. / E você também não deveria passar! / Viva!! Bom mesmo é ir à luta com determinação, / abraçar a vida com paixão, / perder com classe / e vencer com ousadia, / porque o mundo pertence a quem se atreve / e a vida é muito para ser insignificante.

  • Ho poche idee, ma confuse. 
Questa frase è spesso attribuita a Ennio Flaiano (a oggi, tutti i maggiori siti di aforismi e citazioni la attribuiscono a lui), ma si tratta in realtà di un pensiero del suo amico Mino Maccari, che Ennio Flaiano cita in Diario notturno (1956): "Poco dopo incontro Mino Maccari, cupo, che mi confida: 'Ho poche idee, ma confuse'". In un altro brano dei suoi taccuini risalente al 1952, sempre Flaiano scrive: "Mino Maccari [...] ha degli improvvisi sconfortati silenzi durante i quali sembra che voglia dire chissà che cosa importante, poi di colpo si mette a ridere. 'Questa notte ho pensato lungamente a me stesso, cercando di tirar fuori una filosofia della mia vita. Tutto quello che sono riuscito a capire di me stesso l'ho scritto in questo foglietto. Leggi'. Sul foglio c'è scritto: '1) Non so contro chi credere. 2) Ho poche idee ma confuse. 3) Cercavo un impiego, ho trovato un lavoro. 4) Ho una famiglia da farmi mantenere. 5) Stento molto a capire, ma alla fine non capisco niente'".

I
  • I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano.
In inglese: Good artists copy; great artists steal.
In spagnolo: Los buenos artistas copian, los grandes artistas roban.
Questa citazione è generalmente attribuita a Pablo Picasso, Igor' Stravinskij e Steve Jobs. A quanto risulta fino a oggi, non vi è però alcuna conferma definitiva che la frase sia attribuibile all'uno o all'altro. Per quanto riguarda Pablo Picasso (1881-1973), la citazione gli è attribuita in questa forma: "I cattivi artisti copiano, i geni rubano" (Los buenos artistas copian, los genios roban). Una sua espressione simile citata nella rivista Pensiero (vol. 17, 1965) è: "Quando c'è qualcosa da rubare, rubo". Per quanto riguarda Igor' Stravinskij, la citazione che gli è attribuita recita: "I buoni compositori non imitano, rubano". Per quanto riguarda Steve Jobs (1955-2011), è chiaro che egli cita la "presunta" affermazione di Picasso, così come dice esplicitamente in Triumph of the Nerds, P8S (giugno 1996): "In fin dei conti è tutta una questione di buon gusto. Si tratta di informarsi sulle cose migliori create dall'uomo e poi cercare di introdurle in ciò che stai facendo. Picasso amava dire: i bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano. Noi abbiamo sempre ammesso sfacciatamente di rubare le grandi idee". La citazione è stata ripresa poi anche nel film I pirati di Silicon Valley (1999), in cui l'attore Noah Wyle, che interpreta Steve Jobs, dice: "Come disse Picasso: I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano". Detto questo, la frase è probabilmente una variazione dell'affermazione del poeta e critico letterario statunitense naturalizzato britannico Thomas Stearns Eliot (1888-1965), che si trova nel saggio su Philip Massinger ne Il bosco sacro: saggi sulla poesia e la critica (The Sacred Wood: Essays on Poetry and Criticism, 1920): "I poeti immaturi imitano; i poeti maturi rubano; i cattivi poeti svisano ciò che prendono, e i buoni lo trasformano in qualcosa di migliore o almeno di diverso. (One of the surest of tests is the way in which a poet borrows. Immature poets imitate; mature poets steal; bad poets deface what they take, and good poets make it into something better, or at least something different). Dire chi ha modificato per primo la frase di Eliot è davvero difficile, pertanto, almeno finché non si avranno maggiori informazioni in merito, la citazione può dirsi di autore sconosciuto.

  • I buoni propositi per l’anno nuovo sono solo assegni che gli uomini versano in una banca dove non hanno nemmeno un conto.
Questa citazione di Oscar Wilde tratta da Il ritratto di Dorian Gray (The Picture of Dorian Gray, 1891), è abbastanza diffusa sul web in lingua italiana, ma rispetto alla riflessione originale dello scrittore irlandese vi è qualche "leggera" differenza: "I buoni propositi sono inutili tentativi di interferire con le leggi scientifiche. Nascono dalla pura vanità e il loro risultato è un nulla assoluto. Ogni tanto ci regalano una di quelle emozioni voluttuose e sterili che hanno un certo fascino per i deboli: è tutto quello che se ne può dire. Sono semplicemente assegni che gli uomini emettono su una banca dove non hanno un conto corrente" (Good resolutions are useless attempts to interfere with scientific laws. Their origin is pure vanity. Their result is absolutely nil. They give us, now and then, some of those luxurious sterile emotions that have a certain charm for the weak. That is all that can be said for them. They are simply cheques that men draw on a bank where they have no account).

  • I cimiteri sono pieni di persone indispensabili. 
In francese: Les cimetières sont remplis de gens irremplaçablesè.
Questa citazione è attribuita ad Alphonse Allais e a Charles de Gaulle; in forma leggermente diversa, anche a Georges Clemenceau: "I cimiteri sono pieni di persone indispensabili, che sono state tutte sostituite" (Les cimetières sont pleins de gens irremplaçables, qui ont tous été remplacés). In ogni caso, le citazioni di questi autori si rifanno probabilmente al proverbio arabo: "I cimiteri sono pieni di persone che pensavano di essere indispensabili".

  • I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio.
Questo aforisma, del quale non si conosce la fonte, è comunemente attribuito a Leonardo da Vinci, e non soltanto in lingua italiana, ma anche in molte altre lingue:  inglese: Details make perfection, and perfection is not a detail; francese: Les détails font la perfection, et la perfection n'est pas un détail; spagnolo: Los detalles hacen la perfección y la perfección no es un detalle. Eppure, esaminando varie raccolte di scritti di Leonardo da Vinci (compreso il suo Trattato della pittura), la frase non risulta. L'attribuzione di questa frase resta, pertanto, dubbia.

  • I due nemici della felicità umana sono il dolore e la noia.
In inglese: The two enemies of human happiness are pain and boredom.
Nel momento in cui scriviamo [2015] questa citazione si trova nella maggior parte dei siti italiani di aforismi attribuita erroneamente allo scienziato statunitense di origine scozzese Alexander Graham Bell (1847-1922). In realtà si tratta di un pensiero di Arthur Schopenhauer, pubblicato quando Bell era ancora bambino in Parerga e paralipomena (1851): "Lo sguardo più generale basta a mostrarci il dolore e la noia come i due nemici della felicità umana".

  • I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Il resto fa volume. 
Questa frase è nota soprattutto per essere la battuta conclusiva del film di Leonardo Pieraccioni I laureati (1995): "Aveva proprio ragione il professor Galliano quando diceva: 'I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Il resto fa volume'". Non tutti sanno, però, che questa battuta è una citazione da Autobiografia del Blu di Prussia (postumo nel 1974) di Ennio Flaiano: "I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume".

  • I medici sono fortunati: i loro successi brillano al sole e la terra copre gli errori. 
Questa citazione è attribuita immancabilmente a Michel de Montaigne, ma in realtà è una frase di Nicocle (IV sec. a.e.c.), principe di Salamina di Cipro. L'equivoco nasce dal fatto che Montaigne cita la frase nei suo Saggi (1580/95), anche se attribuisce chiaramente la frase al suo autore: "Essi [i medici] hanno questa fortuna, secondo Nicocle, che il sole illumina il loro successo, e la terra nasconde il loro errore".

  • I migliori afrodisiaci per le donne sono le parole: il punto G si trova nelle orecchie. 
Questa frase circola sul web attribuita a Isabel Allende, ma si tratta di una sintesi arbitraria di due brani separati tratti dal libro Afrodita della scrittrice cilena; i brani sono i seguenti: "Il miglior afrodisiaco per una donna sono le parole" e "La sensualità di noi donne è legata all'immaginazione e alle terminazioni nervose auditive. Probabilmente l'unico modo per far sì che ascoltiamo è sussurrarci qualcosa all'orecchio. Il punto G è nell'udito, chi lo cerca più in basso perde il suo tempo e anche il nostro".

  • I politici usano le statistiche come un ubriaco usa i lampioni: non per la luce ma per il sostegno.
In inglese: Politicians use statistics like drunkards use lampposts: not for illumination, but for support.
Questa citazione è variamente attribuita a: Gilbert Keith Chesterton, Benjamin Disraeli, Hans Kuhn e Mark Twain). Non essendoci fonti attendibili per nessuno di essi, diciamo che la citazione è di autore sconosciuto.

  • I quarant'anni sono quell'età in cui ci si sente finalmente giovani. Ma è troppo tardi.
Questa citazione di Pablo Picasso è riportata nel famoso libro Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano (1991) di Gino e Michele. In realtà la citazione corretta è la seguente, dove l'età è 60 anni e non 40: "Si diventa giovani a sessant'anni. Sfortunatamente, è troppo tardi". (In lingua spagnola: "Se alcanza la juventud a los sesenta años. Lamentablemente, es demasiado tarde". In francese: "On devient jeune à soixante ans. Malheureusement, c'est trop tard".

  • Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere. 
In francese: L'enfant n'est pas un vase qu'on remplit, mais un feu qu'on allume.
In inglese: The child is not a vessel to be filled but a fire to be kindled.
Questa citazione, assai diffusa su internet in diverse lingue, è spesso attribuita a Socrate,  Michel de Montaigne o François Rabelais. La frase si trova anche in diverse varianti in cui invece di "bambino" si trova "allievo" o "studente" e persino "scuola", come nella citazione attribuita a William Butler Yeats: "La scuola non è riempire un secchio, ma accendere un incendio". In realtà si tratta della variazione da un pensiero di Plutarco che si trova in L'arte di ascoltare (De recta ratione audiendi ca. 80-90 e.c.): "La mente non è un vaso da riempire, ma come la legna da ardere ha solo bisogno di una scintilla che l’accenda e le dia l’impulso per la ricerca e un amore ardente per la verità". Sembrerà strano, ma nel momento in cui scriviamo [2015], non c'è un solo sito italiano, di aforismi e no, che citi il nome di Plutarco.

  • Il capodanno è il compleanno di ogni uomo.
Questa citazione è una sintesi arbitraria tratta da un passo dei Saggi di Elia (1823) di Charles Lamb, in cui è scritto: "Ogni uomo ha due compleanni: due giorni, almeno, ogni anno". e "Nessuno ha mai considerato il primo gennaio con indifferenza. È ciò da cui ognuno data il proprio tempo, e su cui conta ciò che rimane. È la natività del nostro comune Adamo". Il testo completo in lingua originale: "Every man hath two birthdays: two days, at least, in every year, which set him upon revolving the lapse of time, as it affects his mortal duration. The one is that which in an especial manner he termeth his. In the gradual desuetude of old observances, this custom of solemnizing our proper birthday hath nearly passed away, or is left to children, who reflect nothing at all about the matter, nor understand anything in it beyond cake and orange. But he birth of a New Year is of an interest too wide to be pretermitted by king or cobbler. No one ever regarded the first of January with indifference. It is that from which all date their time, and count upon what is left. It is the nativity of our common Adam".

  • Il dubbio è il principio della sapienza.
Vedi: Dubium sapientiae initium.

  • Il fatto che mi basti poco per essere felice non significa che mi accontenti delle briciole. Altrimenti sarei un criceto.
Questa frase su internet è attribuita quasi sempre a Italo Calvino. In realtà si tratta di un aforisma di Simona Ingrassia, tra l'altro presente sul sito Aforismario nella sezione "Aforismi inediti". Questo è un tipico esempio di come certe persone per dare maggiore autorevolezza e diffusione alla frase di un autore sconosciuto (e, forse, anche per darsi un tono), non si facciano scrupolo di attribuirla in maniera fraudolenta a un autore noto.

  • Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze. Perché non cerca la fine, ma va verso l'infinito.
Questa frase si trova su internet attribuita a Giacomo Leopardi, ma non risulta in nessuna delle sue opere da noi esaminate (Zibaldone, Pensieri, Operette morali e, anche se non era necessario, i Canti). È molto probabile (anche per lo stile moderno in cui è espressa) che si tratti di una frase anonima di recente coniazione attribuita a Leopardi per darle maggior diffusione.

Per il cantautore Caparezza l'autore della frase è Ivan
  • Il futuro non è più quello di una volta.
In francese: L'avenir n'est plus ce qu'il était.
In inglese: The future ain't what it used to be.
In spagnolo: El futuro ya no es lo que era.
In tedesco: Die Zukunft ist auch nicht mehr das, was sie mal war.
La frase "Il futuro non è più quello di una volta" (anche nella forma: "Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta"), nota da diversi decenni, è attribuita a diversi autori. Il primo ad aver espresso questo concetto, anche se in forma un po' diversa, è comunque Paul Valéry, che in Sguardi sul mondo attuale (Regards sur le monde actuel, 1931) scrive: "L'avenir est comme le reste: il n'est plus ce qu'il était" (Il futuro è come il resto: non è più quello che era). E Valéry spiega anche perché il futuro non è più come un tempo: "Intendo dire con questo che non siamo più in grado di immaginarlo con una qualche fiducia nelle nostre induzioni. Abbiamo perduto gli strumenti tradizionali per pensarci e per prevederlo: è il lato patetico della nostra condizione). In lingua inglese, la citazione esatta: "The future ain't what it used to be" (Il futuro non è più quello di una volta) è attribuita al giocatore e allenatore di baseball statunitense Yogi Berra, ed è stata pubblicata nel 1998 nel suo: The Yogi Book. Una variazione della medesima frase si trova nella raccolta di saggi di Thomas Lombardo: Wisdom, Consciousness, and the Future (2011): "The future ain't what it used to be, and it never was" (Il futuro non è più quello di una volta, e non lo è mai stato). Tuttavia, la frase era già nota in lingua inglese almeno dal 1937, visto che in quell'anno è stata pubblicata nella rivista Epilogue in un articolo firmato da Laura Riding e Robert Graves. Inoltre, nel 1968 il poeta Mark Strand, in Reasons for Moving, scriveva i seguenti versi: "Everything dims. / The future is not what it used to be. / The graves are ready. The dead / shall inherit the dead" (Affievolisce tutto. / Il futuro non è più quello di una volta. / Le tombe sono pronte. I morti / erediteranno la morte). Tra l'altro, il verso "Il futuro non è più quello di una volta" è stato usato come titolo di una raccolta di sue poesie pubblicata in Italia da minimum fax nel 2006. In lingua tedesca, la frase "Die Zukunft ist auch nicht mehr das, was sie mal war" è spesso attribuita al cabarettista e attore tedesco Karl Valentin (1882-1948), ma non esistono fonti sicure che possano attestarlo. In Spagna la frase ha avuto una certa popolarità per essere stata usata come titolo di un libro pubblicato nel 2001 dal politico spagnolo Felipe González insieme a Juan Luis Cebrián: El futuro ya no es lo que era. In Italia, la frase "Il futuro non è più quello di una volta" ha cominciato a diventare sempre più popolare dal 2002, dopo essere stata riproposta dal poeta e artista di strada Ivan Tresoldi: "Ho pensato questa frase in prima superiore, avevo 15 anni, e sul muro l’ho scritta nel 2002" (Il Sole 24 ore, 2009). Tuttavia, bisogna dire che la citazione era già nota anche in Italia, tant'è che, ad esempio, nella rivista: Telèma: attualità e futuro della società multimediale (1997) si trova scritto: "Servono computer potentissimi e futurologi seri. Non possiamo sfuggire al futuro (al dovere di prevederlo). «Il futuro non è più quello di una volta», ammonisce, con ironia britannica, Futures, prestigiosa rivista di previsioni scientifiche". E ancora prima, la frase compare nell'antologia della rivista Alfabeta 1979-1988  (pubblicata a cura di Rossana Bossaglia nel 1996). Persino nei fortunatissimi libri: Gli aforismi del cinico (Mondadori, 1992) di Wilhelm Mühs, e Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano (Opera omnia, Einaudi, 1995) di Gino e Michele si trova questa citazione attribuita al banchiere tedesco Hermann Josef Abs (1901-1994): "Neanche il futuro è più quello di una volta". Infine, nel gennaio 2002 veniva pubblicato per le edizioni Libroitaliano un libro di aforismi di Diego Cimara intitolato (indovinate un po'!): Il futuro non è più quello di una volta. Insomma, come abbiamo già detto in altre occasioni su questo sito, se volete diventare popolari sul web (e non solo), andate in cerca di un vecchio proverbio in disuso, o di una frase a effetto di qualche autore sconosciuto del '800, e pubblicatela come fosse vostra: il successo è assicurato.

  • Il futuro si costruisce un giorno per volta.
Questa frase è attribuita al politico statunitense Dean Acheson (1893-1971); tuttavia la frase corretta in lingua originale (come citata per esempio in Herbert Victor Prochnow, Speaker's Handbook of Epigrams and Witticisms, 1955) è un po' diversa: "Perhaps the best thing about the future is that it only comes one day at a time" (Forse la cosa migliore del futuro è che arriva solo un giorno alla volta). Dunque Acheson dice che il futuro "arriva" un giorno alla volta, e non che si "costruisce" un giorno per volta.

  • Il governo migliore è quello che governa meno.
In inglese: That government is best which governs least.
Questa frase è particolarmente nota anche per essere stata citata da Henry David Thoreau nel suo Disobbedienza civile (1849): "Accetto di tutto cuore l'affermazione − 'Il governo migliore è quello che governa meno', e vorrei vederla messa in pratica più rapidamente e sistematicamente".  Di solito, la paternità di questa frase è attribuita a Thomas Jefferson o, in misura minore, a Thomas Paine, ma non esiste alcun documento che consenta di stabilire con sicurezza che l'autore sia l'uno o l'altro. È più probabile, invece, che Thoreau abbia ripreso lo slogan coniato dal giornalista ed editore americano John Louis O'Sullivan, che nel 1837 scrisse sul The United States Magazine and Democratic Review: "The best government is that which governs least" (Il miglior governo è quello che governa meno).

  • Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni.
Questa celebre frase si trova in tantissimi siti e in molti libri attribuita a Fëdor Dostoevskij. La maggior parte di coloro che la citano, però, non riportano la fonte di provenienza. I pochi che citano la fonte, indicano: Memorie dalla casa dei morti (1861) o Delitto e castigo (1866); ma analizzando entrambi i testi, la frase non si trova. Resta, dunque, il dubbio della effettiva paternità della frase attribuita a Dostoevskij.

  • Il marito ideale rimane celibe.
Questa frase (anche nella forma più estesa: "Non esiste il marito ideale. Il marito ideale rimane celibe") è spesso attribuita, almeno in Italia, all'immancabile Oscar Wilde. Secondo alcuni, la frase si troverebbe nella commedia di Oscar Wilde Un marito ideale (An Ideal Husband, 1895), ma basta esaminare il testo per rendersi conto che in realtà questa frase non esiste. Citazioni di Oscar Wilde simili a questa si trovano, invece, in Una donna senza importanza (A Woman of no Importance, 1893); per esempio: "La felicità di un uomo sposato dipende dalle persone che non ha sposato"; oppure: "Un marito ideale? Non può esistere. L'istituzione stessa è sbagliata".

  • Il mezzo più efficace di ottener fama è quello di far creder al mondo di esser già famoso.
Questo aforisma si trova attribuito in diversi siti di citazioni (e persino in qualche libro!) a Leonardo Da Vinci, ma in realtà è un pensiero di Giacomo Leopardi scritto nello Zibaldone il 21 novembre 1825 e riportato in un'altra versione nei Pensieri: "La via forse più diritta di acquistar fama è di affermare con sicurezza e pertinacia e in quanti più modi possibile, di averla acquistata".

  • Il miglior medico è la natura: guarisce tre quarti delle malattie e non sparla dei suoi colleghi.
Questa citazione è spesso attribuita al medico greco Galeno (129 - 216). In lingua francese, invece, è attribuita esclusivamente a Louis Pasteur (1822-1895): "Le meilleur médecin est la nature: elle guérit les trois quarts des maladies et ne dit jamais de mal de ses confrères". In ogni caso, non esistono fonti sicure per stabilire chi abbia coniato questa frase. 

  • Il modo migliore per far abrogare una pessima legge consiste nel farla applicare rigorosamente.
In inglese: The best way to get a bad law repealed is to enforce it.
Questa frase è di solito attribuita ad Abraham Lincoln o a Theodore Roosevelt, ma è probabile che derivi, invece, dal discorso inaugurale pronunciato nel 1869 da un altro presidente degli Stati Uniti: Ulysses Simpson Grant: "I know no method to secure the repeal of bad or obnoxious laws so effective as their stringent execution".

  • Il mondo è pieno di cose magiche pazientemente in attesa che i nostri sensi si acuiscano. 
Questa frase è attribuita quasi sempre a William Butler Yeats, in alcuni casi a Bertrand Russell, raramente o mai al suo vero autore, cioè lo scrittore inglese Eden Phillpotts, che l'ha pubblicata nel 1919 in A Shadow Passes: "The universe is full of magical things patiently waiting for our wits to grow sharper" (L'universo è pieno di cose magiche, in paziente attesa che i nostri sensi si acuiscano).

  • l mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina.
In inglese: The world is a book and those who do not travel read only one page.
In francese: Le monde est un livre et ceux qui ne voyagent pas n'en lisent qu'une page.
In spagnolo: El mundo es como un libro abierto, quien no viaja sólo ha leído la primera pagina.
Questa frase, conosciuta in diverse varianti (per es. "Il mondo è un grande libro aperto, e quelli che non viaggiano ne leggono una pagina sola"; oppure: "La vita è un libro, se non si viaggia, se ne scrive una sola pagina"), è universalmente attribuita ad Agostino d'Ippona, ma non è mai stata individuata l'opera originale in cui Agostino l'avrebbe scritta. È probabile che gli sia stata attribuita, magari parafrasando qualche sua riflessione. A confondere maggiormente le acque c'è anche il poeta italiano Filippo Pananti (1776-1837) che in Avventure e osservazioni sopra le coste di Barberia (1817) l'attribuisce allo scrittore irlandese Oliver Goldsmith (1730-1774), scrive infatti:  "La vita è un libro, dice Goldsmith, del quale non ha letto che una pagina sola chi non ha visto che il suo paese natìo". Tuttavia, facendo una ricerca sul web in lingua inglese, non vi è alcun riferimento a Goldsmith per questa citazione. L'unico riferimento sicuro è, invece, quello allo scrittore francese Louis-Charles Fougeret de Monbron (1706-1760), che in Il cosmopolita o il cittadino del mondo (Le Cosmopolite ou le Citoyen du Monde, 1750) scrive: "L’univers est une espèce de livre dont on n’a lu que la première page quand on n’a vu que son pays" (Il mondo è una specie di libro del quale non si è letta che la prima pagina quando si è visto soltanto il proprio paese). Insomma, l'unica attribuzione certa, almeno fino a oggi, è questa di Monbron, mentre le altre possono essere considerate variazioni anonime della medesima frase.

  • Il mondo senza Dio sarebbe una favola raccontata da un idiota in un accesso di furore. 
Ecco un esempio di come la citazione di un autore possa essere rimaneggiata e utilizzata per i propri fini, contando magari sul fatto che su internet nessuno (o quasi) si prende la briga di controllarne l'esattezza. La citazione corretta (ove non compare il nome di Dio) è: "La vita è un'ombra che cammina, un povero attore / che si agita e pavoneggia la sua ora sul palco / e poi non se ne sa più niente. È un racconto / narrato da un idiota, pieno di strepiti e furore, / significante niente", William Shakespeare, Macbeth: atto V, scena V, vv. 17-27; in lingua originale inglese: "Life's but a walking shadow, a poor player. That struts and frets his hour upon the stage. And then is heard no more. It is a tale. Told by an idiot, full of sound and fury. Signifying nothing".

  • Il pazzo è un sognatore sveglio.
Questa frase è attribuita al padre della psicoanalisi Sigmund Freud, ma si tratta di un'affermazione del filosofo tedesco Immanuel Kant, pubblicata in Saggio sulle malattie della mente (Versuch über die Krankheiten des Kopfes, 1764) L'equivoco nasce dal fatto che Freud cita la frase di Kant ne L'interpretazione dei sogni (1900): "Kant dice in un punto: 'Il pazzo è un sognatore da sveglio'”.

  • Il periodo critico del matrimonio è l'ora di colazione.
In inglese: The critical period of matrimony is breakfast-time.
Questa citazione si trova spesso su internet (in lingua italiana) attribuita erroneamente al poeta inglese George Herbert (1593-1633); in realtà il vero autore della frase è lo scrittore e umorista inglese (dallo stesso cognome) Alan Patrick Herbert (1890-1971) e si trova nel suo Uncommon Law (1935).

  • Il più bel chilometro d'Italia.
Questa frase si riferisce al Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria, ed è stata per molti anni attribuita a Gabriele D'Annunzio, finché, quando si è andati a ricercarne le fonti, ci si è accorti che molto probabilmente si trattava di una falsa attribuzione, e che D'Annunzio non solo non era mai stato a Reggio Calabria, ma non aveva mai scritto nulla su questa città né sul suo bel lungomare. Ciò è confermato dal saggista reggino Agazio Trombetta in La Via Marina di Reggio (Culture Edizioni 2001) e dalla Biblioteca Dannunziana. La frase cominciò a diffondersi in Italia, quando fu pronunciata dal telecronista Nando Martellini nel 1955 in occasione del Giro ciclistico della Provincia, e pare che gli fu suggerita da alcuni abitanti del luogo. Inutile aggiungere che il vero autore della frase è sconosciuto, ma c'è da scommettere che si tratta di un reggino...

Il potere logora chi non ce l'ha. (Giulio Andreotti)
  • Il potere logora chi non ce l'ha.
In francese: Le pouvoir n'epuise que ceux qui ne l'exercent pas.
In inglese: Power wears out those who don't have it.
In spagnolo: El poder desgasta a quien no lo tiene.
In tedesco: Macht verschleisst nur diejenigen, die sie nicht haben.
Questa celebre frase è attribuita sia a Giulio Andreotti (1919-2013) sia al politico e diplomatico francese Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord (1754-1838). La confusione nasce dal fatto che lo stesso Andreotti in un articolo intitolato Una "marcia" mancata, pubblicato su Concretezza, n. 12, del 16 giugno 1959, ha scritto: "Un mio amico siciliano mi diceva che il potere logora chi non ce l'ha", lasciando intendere che a coniare la frase non fosse stato lui. Ma nel 1990, in una sua personale raccolta di battute dal titolo Il potere logora... ma è meglio non perderlo (Rizzoli, 1990), Andreotti afferma di aver pronunciato questa frase già nel 1951: "Risposta a un avversario di De Gasperi che voleva che il Presidente si ritirasse, avendo raggiunto i settanta anni. Questa frase è divenuta celebre, entrando persino in alcune enciclopedie. E una sera in un teatro di Parigi, dove davano Le Souper di Jean Claude Brisville, ho ascoltato in bocca a Fouché: 'Le pouvoir n'epuise que ceux qui ne l'exercent pas'". In effetti, nell'opera teatrale Le Souper (La cena), scritta da Jean-Claude Brisville nel 1989, è riportato un dialogo fra Talleyrand e Joseph Fouché (1759-1820, ministro della polizia e politico francese), in cui quest'ultimo – e non Talleyrand – pronuncia la fatidica frase. Ora, vista l'ammissione dello stesso Andreotti; visto che in lingua francese la frase non è così diffusa come dovrebbe essere se fosse di Talleyrand (tant'è che, come abbiamo visto, persino in un'opera teatrale francese in cui egli è uno dei protagonisti, non gli è attribuita); visto che persino in lingua inglese (Power wears out those who don't have it) la frase è nota  per essere di Giulio Andreotti, nonostante sia pronunciata anche da Franco Citti nei panni di Calò nel film Il padrino - Parte III (1990); possiamo affermare con una certa sicurezza che la citazione è attribuibile al politico italiano, anche se la certezza assoluta – come spesso accade quando c'è di mezzo Andreotti – forse non l'avremo mai.

Non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta. (Tony Curtis e Marilyn Monroe)
  • Il problema non è quanto aspetti, ma chi aspetti.
Questa citazione in Italia è spesso attribuita a Fabio Volo o a Marilyn Monroe. Ebbene,  la frase, in effetti, si trova nel libro di Fabio Volo Il giorno in più (2007): «Magari fossi Penelope. È vero che ha aspettato, però poi quello che è arrivato a casa era Ulisse. Pensa a come si sarà sentita con lui in casa. Che cosa avrà provato tra le sue braccia. Sicuramente si rendeva conto che lui la stava osservando anche se era di spalle. Magari stava lavando i piatti e lui era a tavola. Avrà sentito il suo sguardo addosso e che la stava amando. Si sarà sentita amata anche da uno sguardo invisibile. Qui invece rischi di aspettare anni e poi ti ritrovi in casa uno che non sa nemmeno riparare un rubinetto o che fa finta di niente e non dice una parola anche quando le cose vanno male. Il problema non è quanto aspetti, ma chi aspetti.» È evidente però che si tratta di una "citazione" dal film A qualcuno piace caldo (1959):
Marilyn Monroe (Zucchero):
"Aspetta da molto?" (Been waiting long?)
Tony Curtis (Joe/Junior):
"Non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta"
(It's not how long you wait. It's who you're waiting for).
Dunque la frase non andrebbe attribuita né a Fabio Volo né a Marilyn Monroe ma, casomai, a Tony Curtis, visto che è proprio quest'ultimo a pronunciare la battuta nel film. Volendo essere ancora più precisi (o pignoli) la frase sarebbe ancora meglio da attribuire agli sceneggiatori del film, e cioè a: I. A. L. Diamond e Billy Wilder.

  • Il segreto è non correre dietro alle farfalle. È curare il giardino perché esse vengano da te.
Questa celebre citazione è generalmente attribuita, non solo in Italia, al poeta portoghese Mário Quintana (1906-1994); in particolare, si tratterebbe di alcuni versi di una sua poesia: "O segredo é não correr atrás das borboletas / É cuidar do jardim para que elas venham até você". Tuttavia, esistono molti dubbi sulla reale paternità di questa citazione. Secondo Emílio Pacheco, traduttore e giornalista, studioso delle opere del poeta Mário Quintana, questi non avrebbe mai scritto una poesia simile (così almeno si legge in un sito in lingua portoghese). Sempre secondo i riferimenti che è possibile trovare sul web in lingua portoghese, il vero autore di questa frase sarebbe un certo D. Elhers (?), del quale, però, non si hanno altre informazioni. Da notare, che questa frase ne ricorda un'altra simile, di autore sconosciuto: "La felicità è come una farfalla: se l'insegui non riesci mai a prenderla, ma se ti metti tranquillo può anche posarsi su di te". In conclusione, questa è una di quelle citazioni che si potrebbero prendere come esempio della confusione che si può generare attorno a una frase erroneamente (o falsamente) attribuita e diffusa su internet.

  • Il segreto per andare avanti è iniziare.
In inglese: The secret of getting ahead is getting started.
Questa frase è attribuita a Sally Berger, Agatha Christie e Mark Twain, ma non sono conosciute fonti attendibili che possano attestare chi sia il vero autore. In lingua inglese, la citazione attribuita a Mark Twain è parte di una riflessione più elaborata: "The secret of getting ahead is getting started. The secret of getting started is breaking your complex, overwhelming tasks into small, manageable tasks, and then starting on the first one" (Il segreto per andare avanti è iniziare. Il segreto per iniziare è spezzettare le proprie complesse e opprimenti attività in piccoli compiti gestibili, e poi partire dal primo).

  • Il segreto per andare d'accordo con le donne è avere torto.
Questa frase, diffusa anche nella seguente forma: "Per andare d'accordo con una donna il segreto è uno solo: riconoscere di avere sempre torto", è una citazione imprecisa tratta da Vite degli Uomini Illustri (1975) di Achille Campanile. La citazione nella forma corretta è: "In generale, per andar d’accordo con le donne – specie con un tipo come Santippe – il segreto e d’aver torto. Perché chi ha ragione non urla, non scaraventa oggetti, ma lascia che la ragione s’imponga da sé. E così si regolava Socrate". 

  • Il successo è cadere nove volte e rialzarsi dieci.
In inglese: Success is falling nine times and getting up ten.
Questa citazione è generalmente attribuita al cantante statunitense Jon Bon Jovi. Secondo alcune fonti, invece, si tratterebbe di un detto Zen: "Il successo nella vita è cadere nove volte e rialzarsi dieci" (in inglese: Success in life is falling down nine times and getting up ten times). Da notare una poesia popolare giapponese che esprime un concetto molto simile: "Così è la vita. / Cadere sette volte / e rialzarsi otto". Nel Libro dei Proverbi dell'Antico Testamento, invece: "Se il giusto cade sette volte, egli si rialza, ma gli empi soccombono nella sventura".

  • Il successo è ottenere ciò che si vuole. La felicità è volere ciò che si ottiene.
In inglese: Success is getting what you want. Happiness is wanting what you get.
Questa citazione è attribuita a: Dale Carnegie, Ingrid Bergman, Dave Gardner, Bertrand Russell e altri. Il vero autore della frase è sconosciuto.

  • Il tempo è il mezzo di cui la natura dispone per impedire che le cose avvengano tutte in una volta. 
In inglese: Time is nature's way to keep everything from happening all at once.
Questa citazione è attribuita a John Archibald Wheeler, Albert Einstein, Woody Allen e altri. In ogni caso, la frase trae origine da The Girl in the Golden Atom (1922) dello scrittore statunitense di fantascienza Ray Cummings: "How would you describe time?". The Big Business Man smiled. "Time," he said, "is what keeps everything from happening at once." "Very clever," laughed the Chemist. ("Come descriverebbe il tempo?". Il grande uomo d'affari sorrise. "Il tempo, "disse," è ciò che trattiene le cose dall'accadere tutte in una volta." "Molto intelligente," rise il Chimico).

Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita
incontrerai tante maschere e pochi volti. (Luigi Pirandello?)
  • Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.
Questa citazione - abbastanza diffusa sul web e citata, ma solo di recente, in qualche libro - è, senza eccezioni, attribuita a Luigi Pirandello, e secondo alcuni si troverebbe in Uno, nessuno e centomila (1925). Scrivono, ad esempio, Andrea Accorsi e Daniela Ferro nel libro I personaggi più malvagi della storia di Milano (Newton Compton 2013): "«Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti», scriveva Luigi Pirandello nel suo romanzo capolavoro Uno, nessuno e centomila. Una lezione per tutti. Una lezione di vita. Una lente di ingrandimento cui sottoporre la storia, i fatti che l'hanno scritta, i personaggi che l'hanno vissuta". Ebbene, pur esaminando il celebre romanzo di Pirandello, la frase non si trova, anzi, già soltanto la parola "maschera" non compare mai. Ma non solo! La frase non si trova in nessun'altra opera di Pirandello (abbiamo esaminato, tra le altre: Così è (se vi pare), Donna Mimma, Il fu Mattia Pascal, I Quaderni di Serafino Gubbio, I vecchi e i giovani, L'umorismo,  Il piacere dell'onestà, La vita nuda, La giara, La patente, L'esclusa, L'uomo dal fiore in bocca, Novelle per un anno, Sei personaggi in cerca d'autore). Da notare, inoltre, che questa stessa frase si trova citata anche in una forma leggermente diversa: "Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti". Possiamo dunque presumere che, fino a prova contraria, questa sia l'ennesima bufala che circola su internet: una frase coniata da uno sconosciuto che per diffonderla l'attribuisce a un autore noto; e a chi meglio di Pirandello quando si tratta di maschere?

  • Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto, è un'opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre. Niente è impossibile.
In inglese: Impossible is just a big word thrown around by small men who find it easier to live in the world they’ve been given than to explore the power they have to change it. Impossible is not a fact. It’s an opinion. Impossible is not a declaration. It’s a dare. Impossible is potential. Impossible is temporary. Impossible is nothing.
Questa citazione è spesso attribuita al grande pugile Muhammad Ali, ma non vi è alcuna fonte che lo attesti. La frase, di autore sconosciuto, è stata usata nel 2004 dall'Adidas per una sua campagna pubblicitaria.

  • In Italia pensavo ci fosse più passione per il calcio, invece si pensa di più alle polemiche.
Questa citazione, conosciuta da molti tifosi italiani, è attribuita all'allenatore di calcio José Mourinho. A essere precisi, però, la frase corretta, pronunciata da Mourinho durante una conferenza stampa del 2008 al centro sportivo "Angelo Moratti" di Milano, è la seguente: "Questo è il mondo che ho scelto, la decisione di venire in Italia è stata mia e non devo accusare nessuno. Ma pensavo che qui ci fosse più passione per il calcio e meno passione per tutto quello che c'è attorno".

  • Ingiuriare i mascalzoni con la satira è cosa nobile: a ben vedere, significa onorare gli onesti.
Questa frase è diventata celebre in Italia per essere stata citata dal comico Daniele Luttazzi durante un monologo a Raiperunanotte (Bologna, 2010), che si concludeva con queste parole: "Quando quel fazioso di Berlusconi vi dirà che voi siete mossi dall'odio, voi replicate con le parole del grande oratore latino Quintiliano che ricordava: 'Odiare i mascalzoni è cosa nobile'. Perché è cosa nobile? Ce lo ricorda Aristofane ne I cavalieri, diceva: 'Ingiuriare i mascalzoni con la satira è cosa nobile. A ben vedere significa onorare gli onesti'". Ma nelle diverse traduzioni da noi consultate de I cavalieri (424 a.e.c. - Atto quarto, scena terza) di Aristofane, la citazione differisce per un piccolo particolare: la mancanza della parola "satira". Si veda ad esempio: "Ingiuriare i sudicioni, non è peccato: significa onorare gli onesti, a pensarci bene" (traduzione di Benedetto Marzullo, 2003); oppure: "Se ben guardi, fra gli onesti par che biasimo non frutti, / ma che invece elogio meriti dire mal dei farabutti" (traduzione di Ettore Romagnoli); oppure: "Maledir lice ai tristi, e non è invidia, / ma a chi ben pensa onor del giusto" (traduzione di Coriolano Di Bagnolo, 1850). Come si sarà notato, in tutte le traduzioni non è presente il termine "satira", che pare, dunque, sia un'aggiunta arbitraria da parte di Luttazzi.

  • Io amo la notte perché di notte tutti i colori sono uguali e io sono uguale agli altri.

Questa frase si trova in molti siti italiani attribuita a Bob Marley. Ci si aspetterebbe, quindi, di trovarla facilmente anche in lingua originale, ma non è così. La frase in inglese non esiste. Facendo una ricerca su internet si scopre invece con sorpresa che si tratta di alcuni versi tratti da una poesia intitolata La notte, composta da una studentessa della scuola secondaria di primo grado [sic!], che si chiama Elissa Kondo: "La mia mente fa mille pensieri. / Cammino e osservo il mondo che mi circonda, / noto le tante differenze tra le uguaglianze. / Un uomo mi guarda con aria cupa, quasi a volermi eliminare col suo sguardo. / Elimina me, che amo la notte, / perché di notte tutti i colori sono uguali / ed io sono nel buio uguale agli altri". Si tratta dunque del caso assai frequente della frase di una persona sconosciuta ai più, che viene condivisa sul web firmandola in mala fede col nome di una celebrità per fare bella figura e coinvolgere maggiormente gli altri.
  • Io ho quel che ho donato.
Celebre motto di Gabriele D'Annunzio ripreso dal De beneficiis di Seneca in cui si cita un passo del poeta Rabirio

  • Io so' io, e voi non siete un cazzo!
Questa frase è particolarmente nota per essere stata pronunciata da Alberto Sordi nel film Il marchese del Grillo (1981) diretto da Mario Monicelli: "Ah... me dispiace, ma io so' io – e voi non siete un cazzo!" (il Marchese Del Grillo rivolto a dei popolani in arresto, mentre lui, per i suoi titoli nobiliari, è lasciato andare). Non tutti sanno, però, che questa frase è una citazione da un sonetto di Giuseppe Gioacchino Belli: Li soprani der monno vecchio (1832): "C’era una vorta un Re cche ddar palazzo / mannò ffora a li popoli st’editto: / «Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo, / sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto".

  • Io vorrei che l'ultimo dei re fosse strangolato con gli intestini dell'ultimo dei preti.
Vedi in questa sezione nella pagina A-F: E con le budella dell'ultimo prete / stringeremo il collo all'ultimo re.

L
  • L'amore è eterno finché dura.
In Italia, questa citazione è nota  soprattutto perché è stata usata come titolo sia di un film del 2004 diretto e interpretato da Carlo Verdone, sia di un libro, pubblicato sempre nello stesso anno, di Roberto Gervaso. Forse non tutti sanno, però, che l'autore della frase è lo scrittore francese Henri de Régnier che la pubblicò nel 1928 in Lui o Le donne e l'amore (Lui ou Les femmes et l'amour): "L'amour est éternel, tant qu'il dure" (L'amore è eterno, finché dura).

  • L’amore è l’ala che Dio ha dato all'anima per salire sino a lui.
Questa citazione (nota anche in altre versioni, come ad esempio: "L'amore è l'ala che Iddio ha dato all'anima per giungere insino a lui") è attribuita a Michelangelo Buonarroti, ma da una ricerca sul web e su alcune sue opere, la frase, almeno così come viene citata, non risulta. Sembra piuttosto si tratti della sintesi - anche abbastanza arbitraria - di alcuni versi di Michelangelo presenti in Rime: Amore isveglia e desta e ’mpenna l’ale, / né l’alto vol preschive al van furore; / qual primo grado c’al suo creatore, / di quel non sazia, l’alma ascende e sale.

  • L'amore è quella cosa che tu sei da una parte, lui dall'altra, e gli sconosciuti si accorgono che vi amate. Chest'è.
Questa frase circola su internet attribuita a Massimo Troisi, ma si tratta di un pensiero di Valentina Serra pubblicato su Twitter nel 2014: "L'Amore è quella cosa che tu sei da una parte, lui dall'altra e gli sconosciuti si accorgono che vi amate". La citazione si trova spesso riportata in napoletano, evidentemente per darle maggior credibilità, ma la sua vera autrice ne rivendica sempre la "maternità": "Tengo da morire a questo tweet perché è un pezzo della mia vita".

  • L'amore non esiste per renderci felici, ma per dimostrarci quanto sia forte la nostra capacità di sopportare il dolore.
Questa riflessione è spesso attribuita allo scrittore italiano Alessandro D'Avenia, il quale, in effetti, la scrive in Bianca come il latte, rossa come il sangue (2010); tuttavia si tratta di un'evidente citazione dal Peter Camenzind (1904) di Hermann Hesse: "L'amore non esiste per renderci felici. Io credo che esista per dimostrarci quanto sia forte la nostra capacità di sopportare il dolore". Ciò, tra l'altro, è reso in maniera abbastanza esplicita nel romanzo dello stesso D'Avenia, che introduce la frase così: "Una volta ho letto in un libro che l'amore non esiste per renderci felici, ma per dimostrarci quanto sia forte la nostra capacità di sopportare il dolore".

  • L'attesa attenua le passioni mediocri e aumenta le grandi. 
Questa massima di François de La Rochefoucauld è molto diffusa sul web in lingua italiana, ma la traduzione è errata e la frase incompleta. La versione corretta è la seguente: "L'assenza attenua le passioni mediocri e aumenta le grandi, come il vento spegna le candele e ravviva il fuoco (L'absence diminue les médiocres passions, et augmente les grandes, comme le vent éteint les bougies et allume le feu), Massime, 1678.

  • L'equilibrio tranquillizza, ma la follia è molto più interessante. 
In inglese: Sanity calms, but madness is more interesting.
Questa citazione si trova spesso attribuita a Bertrand Russell 1872-1970), anzi, nei siti italiani di aforismi si trova attribuita esclusivamente al celebre filosofo e matematico inglese. In realtà la frase pare sia dell'attore John Russell (1921-1991), così come si può facilmente verificare facendo una ricerca su internet in lingua inglese.

  • L'immaginazione è la pazza di casa.
Questa frase è spesso attribuita a Nicolas de Malebranche e a Teresa d'Avila, ma probabilmente si tratta di un antico detto spagnolo: "La imaginación es la loca de la casa". Per quanto riguarda Malebranche, la fonte della citazione viene fatta risalire al suo La ricerca della verità (1674-75), in cui tratta in maniera approfondita proprio dell'immaginazione; ma se si esamina l'opera, la frase "L'imagination est la folle du logis" non si trova.

  • L'immaginazione è una qualità che è stata concessa all'uomo per compensarlo di ciò che egli non è, mentre il senso dell'umorismo gli è stato dato per consolarlo di quel che egli è. 
In inglese: Imagination is the quality given to man to compensate him for what he is not, and a sense of humor was provided to console him for what he is. 
Quest'arguzia è attribuita, di volta in volta, a Francis Bacon o a Oscar Wilde, ma non si trova nelle opere né dell'uno né dell'altro. Il vero autore è sconosciuto. La frase è nota anche nella seguente variante: "L'immaginazione è stata data all'uomo per compensarlo di ciò che egli non è, e il senso dell'umorismo per consolarlo di quel che è" (Imagination was given to man to compensate for what he is not; a sense of humor to console him for what he is).

  • L'importante non è vincere, ma partecipare.
Questa celebre motto di  Pierre de Coubertin (fondatore dei moderni Giochi olimpici) fu ripreso dal sermone di un vescovo della Pennsylvania (Ethelbert Talbot) pronunciato in occasione dei Giochi olimpici di Londra del 1908. Talbot, a sua volta, pare abbia parafrasato il pensiero di un filosofo greco: "L'importante non è vincere, ma partecipare con spirito vincente".

  • L'Inferno non è mai tanto scatenato quanto una donna offesa.
In inglese: Hell hath no fury like a woman scorned.
Questa citazione è spesso attribuita a William Shakespeare, a volte all'immancabile Oscar Wilde. In realtà si tratta di un verso, divenuto proverbiale in lingua inglese, del grande drammaturgo britannico William Congreve, e si trova nella tragedia: La sposa in lutto (The Mourning Bride, 1697): "Heaven has no rage like love to hatred turned / Nor hell a fury like a woman scorned" (Il cielo non ha collere paragonabili all’amore trasformato in odio, né l’inferno ha furie paragonabili a una donna disprezzata).

  • L'invidia è quel sentimento che nasce nell'istante in cui ci si assume la consapevolezza di essere dei falliti.
Questa frase è attribuita, solo in lingua italiana, a Oscar Wilde, ma di essa non v'è traccia in nessuna delle sue opere, né si trova su internet in lingua inglese una qualche citazione che possa anche soltanto lontanamente avvicinarsi a essa. L'impressione è che si tratti della solita frasetta di uno sconosciuto diffusa su internet con l'aiuto di un nome famoso.

  • L'occhio vede solo ciò che la mente è preparata a comprendere.
In francese: L'œil ne voit que ce que l'esprit est préparé à comprendre.
In inglese: The eyes see only what the mind is prepared to comprehend.
Questa citazione è spesso attribuita, e non soltanto in lingua italiana, al filosofo francese Henri Bergson (1859-1941) il quale, in effetti, si è occupato in maniera approfondita dell'occhio e della visione, ma in realtà si tratta di una frase dello scrittore canadese Robertson Davies (1913-1995) e si trova nel suo romanzo Tempest-Tost (1951), ecco il brano da cui è tratta: "A una certa distanza dal percorso, sotto gli alberi, c'era una panchina, e su di essa si trovavano un ragazzo e una ragazza stretti in un abbraccio. Normalmente Hector non li avrebbe notati, perché l'occhio vede solo ciò che la mente è disposto a comprendere" (At some distance from the path, under the trees, was a bench, and upon it were a boy and girl in a close embrace. Ordinarily Hector would not have noticed them, for the eye sees only what the mind is prepared to comprehend).

  • L'ottimista è un uomo che, senza una lira in tasca, ordina delle ostriche nella speranza di poterle pagare con la perla trovata. 
Questa battuta, almeno in Italia, di solito è attribuita all'attore Ugo Tognazzi, ma probabilmente è stata ripresa dallo scrittore e commediografo francese Tristan Bernard: "Il colmo dell'ottimismo è entrare in un grande ristorante e sperare nella perla che si troverà in un'ostrica per pagare il conto" (Le comble de l'optimisme, c'est de rentrer dans un grand restaurant et compter sur la perle qu'on trouvera dans une huître pour payer la note). 

  • L'ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili. Il pessimista sa che è vero.
Questa citazione è spesso attribuita al fisico statunitense Robert Oppenheimer e, a volte, a Oscar Wilde. In realtà si trova ne Lo stallone d'argento (1926) dell'autore satirico americano James Branch Cabell: "L'ottimista proclama che viviamo nel migliore dei mondi possibili; il pessimista teme che possa essere vero (The optimist proclaims that we live in the best of all possible worlds; and the pessimist fears this is true). 

  • L'ora più buia è sempre quella che precede il sorgere del sole.
Questa citazione è spesso attribuita a Paulo Coelho, e in effetti si trova nel suo libro L'alchimista (1988), ma si tratta della citazione di un vecchio proverbio (forse di origine araba), citato nel corso dei secoli da diversi autori; tra questi, per esempio, Thomas Fuller, che in Pisgah Sight (1650) scrive: The darkest hour is always before dawn (L'ora più buia è sempre prima dell'alba). Tra l'altro, bisogna dire che lo stesso Coelho indica che si tratta di un proverbio, scrive infatti: "Il ragazzo si rammentò di un vecchio proverbio del suo paese: l'ora più buia era sempre quella che precedeva il sorgere del sole". Ovviamente la maggior parte dei siti di aforismi non badano a simili sottigliezze, e continuano a diffondere questo proverbio come pensiero di Paulo Coelho.

  • L'umanità deve porre fine alla guerra – o la guerra porrà fine all'umanità.
In inglese: Mankind must put an end to war — or war will put an end to mankind.
Questa frase, divenuta storica, è stata pronunciata dal presidente degli Stati Uniti d'America John Fitzgerald Kennedy il 25 settembre 1961 all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite; ma è evidente il riferimento a una frase pronunciata nel film di fantascienza La vita futura (Things to Come, 1936) scritto da Herbert George Wells: "If we don’t end war, war will end us" (Se non poniamo fine alla guerra, la guerra porrà fine a noi).

  • L'unica maniera per realizzare i propri sogni è svegliarsi. 
Questa frase è attribuita (soltanto in Italia) a Roberto Benigni, il quale, in effetti, l'ha pronunciata durante l'edizione del Festival di Sanremo del 2011. Tuttavia, la paternità della frase pare spetti al filosofo e poeta francese Paul Valéry, al quale è attribuita la seguente frase (di cui non si conosce la fonte): "La meilleure façon de réaliser ses rêves est de se réveiller" (Il modo migliore per realizzare i propri sogni è svegliarsi).

  • L'uomo è infelice perché incontentabile.
Questa citazione è spesso attribuita a Giacomo Leopardi, ma in realtà si tratta di una frase del critico letterario Giuseppe Chiarini (1833-1908) presente in un passo del suo: Vita di Giacomo Leopardi (1905), in cui recensisce le Operette Morali: "La Storia del genere umano, che si può considerare come l'introduzione del libro, è una specie di allegoria, la quale descrive per via di miti, tratti in gran parte dalle Metamorfosi d'Ovidio, le varie età del mondo; che sono quattro, come quello della vita dell'uomo, l'infanzia, la gioventù, la virilità, la vecchiezza. Queste età, rappresentano le varie trasformazioni del genere umano dallo stato selvaggio al vivere civile. In ciascuna delle dette età l'uomo è infelice, perché incontentabile, ed è incontentabile, perché la realtà delle cose non può appagarlo".

  • L'uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare.
In inglese: We don't stop playing because we grow old; we grow old because we stop playing.
Questa citazione, nota in diverse varianti (per esempio: La gente non smette di giocare perché diventa vecchia, diventa vecchia perché smette di giocare) è attribuita di solito a George Bernard Shaw, e in misura minore a Benjamin Franklin e Oliver Wendell Holmes (padre e figlio). In realtà si tratta di un pensiero dello psicologo e pedagogista statunitense Granville Stanley Hall, pubblicato nel 1904 in Adolescence: Its Psychology and Its Relations to Physiology, Anthropology, Sociology, Sex, Crime, Religion and Education: "Men grow old because they stop playing, and not conversely" (Gli uomini invecchiano perché smettono di giocare, e non viceversa).

  • La banca è un posto dove ti prestano l'ombrello quando c'è bel tempo e te lo chiedono indietro quando inizia a piovere.
In inglese: A bank is a place where they lend you an umbrella in fair weather and ask for it back again when it begins to rain.
Questa citazione (nota anche nella forma: "Un banchiere è un tizio che vi presta l'ombrello quando c'è il sole e lo rivuole indietro un minuto prima che cominci a piovere") è generalmente attribuita a Robert Frost o a Mark Twain, ma non sono state ancora trovate prove bibliografiche che possano attestare con certezza la paternità della frase né all'uno né all'altro.

  • La bellezza ci può trafiggere come un dolore.
In inglese: Beauty can pierce one like pain.
Questa citazione, molto diffusa su internet, è attribuita a Thomas Mann, e secondo quanto riportato su diversi siti, si troverebbe nel romanzo I Buddenbrook (1901). Ma leggendo il testo nella traduzione italiana fatta per Einaudi da Furio Jesi e Silvana Speciale Scalia, la frase, così come è diffusa, non risulta. Sembra che essa sia piuttosto una sintesi abbastanza arbitraria, o una traduzione non proprio fedele, del seguente brano presente nel secondo capitolo dell'undicesima parte de I Buddenbrook: "Lo aveva preso quella crisi di totale sconforto che conosceva bene. Aveva sentito di nuovo quanto male possa farci la bellezza, come possa gettarci nella vergogna e in una nostalgica disperazione, e annientare anche il coraggio e la capacità di vivere la vita comune". Questo, per chi conosce la lingua, il testo originale in tedesco: "Da hatte ihn ein Anfall jener gänzlichen Verzagtheit überwältigt, die er so wohl kannte. Er hatte wieder empfunden, wie wehe die Schönheit tut, wie tief sie in Scham und sehnsüchtige Verzweiflung stürzt und doch auch den Mut und die Tauglichkeit zum gemeinen Leben verzehrt".

  • La bellezza di una donna si vede nei suoi occhi, perché sono la via d'accesso al cuore, il luogo dove l'amore risiede.
In inglese: The beauty of a woman must be seen from in her eyes, because that is the doorway to her heart, the place where love resides.
Questa frase è attribuita, specie in lingua italiana, all'attrice Audrey Hepburn (1929-1993), ma si tratta di una frase dello scrittore, umorista e giornalista americano Sam Levenson, pubblicata nel suo libro Da un'era all'altra (In One Era and Out the Other, 1973). La frase, combinata con altri brani della stessa opera (alcuni dei quali tratti da una lettera di Levenson a una sua nipote), è spesso riportata come fosse una poesia intitolata Consigli di bellezza; ecco la traduzione integrale:
"Per avere labbra seducenti, pronuncia parole di gentilezza.
Per avere begli occhi, trova la bontà nelle persone.
Per avere un corpo snello, dividi il tuo cibo con chi è affamato.
Per avere capelli lucenti, lascia che un bimbo vi passi le dita una volta al giorno.
Per avere un bel portamento, cammina con la consapevolezza che non cammini mai da sola.
Le persone, ancor più delle cose, hanno bisogno di essere riprese, rinnovate, rivitalizzate, rigenerate e recuperate; non buttare mai via nessuno.
Ricorda, se hai bisogno di una mano, ne troverai una a ogni estremità delle tue braccia. Crescendo scoprirai di avere due mani, una per aiutare te stessa, una per aiutare gli altri.
La bellezza di una donna non è negli abiti che indossa, nella linea che esibisce o nel modo in cui si pettina. La bellezza di una donna si vede nei suoi occhi, perché sono la via d'accesso al cuore, il luogo dove l'amore risiede.
La bellezza di una donna non è in una forma del viso, la vera bellezza di una donna è il riflesso della sua anima. È la premura che dona amando e la passione che essa dimostra.
La bellezza di una donna aumenta con il passare degli anni".
L'errata attribuzione ad Audrey Hepburn è dovuta, probabilmente, al fatto che questo brano è stato riportato, con diverse varianti, in due testi biografici dedicati all'attrice: Audrey Hepburn (1996) di Barry Paris e Audrey Hepburn An Elegant Spirit (2005) scritto dal figlio Sean Hepburn Ferrer.

  • La Bibbia ci dice di amare i nostri vicini di casa, ed anche di amare i nostri nemici. Probabilmente perché spesso sono la stessa cosa.
In inglese: The Bible tells us to love our neighbors, and also to love our enemies; probably because they are generally the same people.
Questa frase si segnala qui non perché ci siano dubbi sulla sua paternità (il suo autore è Gilbert Keith Chesterton e si trova citata sul The Illustrated London News del 1910), ma per il modo un po' ridicolo in cui molti siti di aforismi italiani la diffondono. In realtà la Bibbia non ci dice di amare i nostri "vicini di casa", ma semmai il nostro prossimo. Ecco una traduzione corretta: "La Bibbia ci dice di amare il nostro prossimo, e anche di amare i nostri nemici; probabilmente perché di solito si tratta delle stesse persone" (cfr. la citazione seguente).

  • La Bibbia insegna ad amare i nemici come gli amici, probabilmente perché sono gli stessi.
Questa citazione è spesso attribuita − ma solo in Italia − al grande regista Vittorio De Sica (1901-1974). In realtà la frase è dello scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), che la pubblicò sulla rivista The Illustrated London News il 16 luglio 1910. La frase originale in inglese è la seguente: "The Bible tells us to love our neighbors, and also to love our enemies; probably because they are generally the same people": "La Bibbia ci esorta ad amare i nostri vicini così come i nostri nemici; probabilmente perché generalmente si tratta delle stesse persone".

  • La birra è la prova che Dio ci ama e vuole che siamo felici.
Questa frase ironica è di solito attribuita a Benjamin Franklin. In realtà è un'arbitraria variazione di una frase scritta dallo stesso Franklin in una lettera indirizzata ad André Morellet nel 1779: "Ecco la pioggia che scende dal cielo sui nostri vigneti, essa penetra nelle radici delle viti per essere trasformata in vino, una prova costante che Dio ci ama, e ama vederci felici" (in lingua originale: "Behold the rain which descends from heaven upon our vineyards, there it enters the roots of the vines, to be changed into wine, a constant proof that God loves us, and loves to see us happy".

  • La caccia sarebbe uno sport più interessante se anche gli animali avessero il fucile.
Questa frase è attribuita, di solito, a Groucho Marx, ma si tratta molto probabilmente di una variazione anonima di una battuta dello scrittore inglese William Schwenck Gilbert (1836-1911), così come riportato in un articolo di George Grossmith sul The Daily Telegraph nel 1911: "Deer-stalking would be a very fine sport if only the deer had guns" (La caccia al cervo sarebbe uno sport bellissimo, se solo il cervo avesse il fucile). Da notare che la medesima frase, in lingua italiana, si trova anche nel libro di Gino e Michele Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano: "La caccia al cervo sarebbe un autentico sport, se solo il cervo avesse il fucile".

  • La cosa più ingiusta della vita è il modo in cui finisce. Voglio dire: la vita è dura,  occupa un sacco del nostro tempo. E cosa ottieni alla fine? La morte. Che significa? Che cos'è la morte? Una specie di bonus per aver vissuto? Penso che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato. Bisognerebbe iniziare morendo, così ci si leva subito il pensiero. Poi si vive in un ospizio dal quale si viene buttati fuori perché troppo giovani. Ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare per quarant'anni, fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione. Seguono, feste, alcool, erba ed il liceo. Finalmente cominciano le elementari, diventi bambino, giochi e non hai responsabilità, diventi un neonato, ritorni nel ventre di tua madre, passi i tuoi ultimi nove mesi galleggiando, e finisci il tutto con un bell'orgasmo! 
Questo pezzo, in lingua italiana, è di solito attribuito a Woody Allen, mentre in lingua inglese a George Carlin. In realtà si tratta di un testo del comico americano Sean Morey, così come egli stesso dichiara sull suo sito www.seanmorey.com: "L'ho scritto alla fine degli anni '70 e l'ho eseguito al Tonight Show di Johnny Carson nel 1980". Questo il brano in lingua originale inglese: "I think the most unfair thing about life is the way it ends. I mean, life is tough. It takes up a lot of your time. What do you get at the end of it? A death! What's that, a bonus? I think the life cycle is all backwards. You should die first, get it out of the way. Then you live in an old age home. You get kicked out when you're too young, you get a gold watch, you go to work. You work for forty years until you're young enough to enjoy your retirement! You go to college, you do drugs, alcohol, you party, you have sex, you get ready for high school. You go to grade school, you become a kid, you play, you have no responsibilities, you become a little baby, you go back into the womb, you spend your last nine months floating.... You finish off as a gleam in somebody’s eye".

  • La differenza tra sogno e obiettivo è una data.
In inglese: The difference between a goal and a dream is a deadline.
Questa frase (diffusa su internet anche così: "Qual è la differenza tra un sogno e un obiettivo? Una data") ha avuto una certa popolarità in Italia da quando il Presidente del Consiglio Matteo Renzi l'ha pronunciata nel suo discorso al Senato il 24 febbraio 2014: "Usciamo dal coro della lamentazione; proviamo a immaginare un percorso concreto in cui la differenza tra sogno e obiettivo - ha detto qualcuno - è una data". In molti, soprattutto giornalisti, hanno subito attribuito la frase a Walt Disney, il quale però non risulta l'abbia mai pronunciata. Il riferimento a Walt Disney si può comunque spiegare facilmente per i suoi riferimenti al raggiungimento dei propri obiettivi e alla realizzazione dei propri sogni in frasi come: "Il modo migliore per cominciare qualcosa è smettere di parlare e cominciare a farla"; "Tutti i nostri sogni possono diventare realtà se abbiamo il coraggio di perseguirli"; "Una persona dovrebbe definire i suoi obiettivi il più presto che può e dedicare tutte le sue energie e il talento per arrivarci" e il celebre: "Se puoi sognarlo puoi farlo". Tornando alla frase in oggetto, essa è di solito attribuita a un non ben identificato Steve Smith: "La differenza tra un obiettivo e un sogno è una scadenza" (The difference between a goal and a dream is a deadline). Tuttavia, il primo ad aver espresso questo concetto è forse lo scrittore e saggista statunitense Napoleon Hill (1883-1970), noto per i suoi scritti di "filosofia del successo": "Un obiettivo è un sogno con una scadenza" (A goal is a dream with a deadline). Da ricordare, infine, la frase dello psichiatra statunitense Milton H. Erickson: "Un obiettivo senza una data è solo un sogno" (A goal without a date is just a dream).

  • La diplomazia è l'arte di permettere a qualcuno di fare a modo tuo. 
In inglese: Diplomacy is the art of letting someone else have your way. 
Questa citazione, di cui non si conosce la fonte, ha una particolarità: in lingua italiana è attribuita al conduttore televisivo britannico David Frost; in lingua inglese, invece, di solito è attribuita al diplomatico e scrittore italiano Daniele Varè (1880 - 1956).

  • La felicità non consiste nel fare ciò che si vuole, ma volere ciò che si fa.
Valerio Albisetti in Diventa ciò che sei. Un cammino di psicospiritualità cristiana (2005), scrive: "La felicità non consiste nel fare ciò che si vuole, ma volere ciò che si sta facendo"; e  Fabio Volo, in Un posto nel mondo (2006): "La felicità non è che sia fare sempre quello che si vuole, semmai è volere sempre quello che si fa". La paternità della frase spetta però a Lev Tolstoj, e si trova in Pensieri inediti (pubblicato postumo), come citato anche in Fernando Palazzi e Silvio Spaventa, Il libro dei mille savi, 1967: "Il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa".

  • La felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare quello che si ha.
In inglese: Happiness is not having what you want, but wanting what you have.
Questa frase è attribuita a diversi autori, ma più di frequente all'immancabile Oscar Wilde (quando una frase particolarmente brillante non si sa di chi è, di solito la si attribuisce a lui). Tuttavia, tra le opere di Oscar Wilde, la frase non risulta, e sebbene essa esprima un concetto molto antico, si trova espressa con queste precise parole in La vera gioia di vivere (The real enjoyment of living, 1954) del rabbino Hyman Judah Schachtel (1907-1990). Delusi?

  • La fortuna aiuta gli audaci, il pigro si ostacola da solo.
Questa massima è attribuita a Lucio Anneo Seneca in diversi siti e persino in alcuni libri di recente pubblicazione. In realtà è il frutto di un grosso equivoco: la massima, in origine, non esiste! In pratica si tratta di due antiche sentenze citate da Seneca, una di seguito all'altra, nelle sue Lettere a Lucilio (I sec.), e che copiate e ricopiate sul web si sono fuse per diventare un'unica frase. Ma più di ogni spiegazione vale la citazione del brano in questione: "I precetti hanno per sé molto valore, specialmente se sono racchiusi in un verso o compendiati in belle massime, come quelle di Catone: «Compra non quello che ti è utile, ma l’indispensabile. Quello che non è utile è caro anche per un soldo». Sono ugualmente importanti i responsi dell’oracolo o i detti simili ad essi: «Risparmia il tempo»; «Conosci te stesso». Forse che esigerai chiarimenti, quando uno ti avrà detto questi versi? «Rimedio alle offese è l’oblio»; «La fortuna aiuta gli audaci»; «Il pigro è di ostacolo a sé». Queste sentenze non hanno bisogno di chi ne fornisca la prova: toccano il sentimento e sono utili, perché in esse si manifesta la forza della natura. L’anima porta in sé i germi di tutte le virtù che, in seguito a un consiglio, si ridestano, come, a un lieve soffio, da una scintilla si sviluppa il fuoco" (Lettere a Lucilio, 1998 RCS Libri, traduzione di Giuseppe Monti). Il bello in tutto ciò, è che la massima che è venuta fuori dall'accostamento di due citazioni distinte, non soltanto è sensata, ma anche molto saggia.

  • La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l'occasione.
In inglese: Luck is what happens when preparation meets opportunity.
Questa citazione, nella forma in cui è conosciuta sia in italiano sia in inglese, è generalmente attribuita a Seneca, anche se ci sono casi in cui è presentata come un "vecchio detto". Un esempio dell'incertezza esistente sulla reale attribuzione di questa citazione è quello di Mario Calabresi, il quale nel suo libro intitolato proprio La fortuna non esiste (Mondadori 2009) cita la frase, ma la introduce così: "Mi è sembrata perfetta quella frase che tanti hanno attribuito a Seneca: «Non esiste la fortuna, esiste il momento il cui il talento incontra l’occasione»". In effetti, questa riflessione non risulta nelle opere di Seneca, e il suo autore è fino a oggi sconosciuto.

  • La gente ci tiene tanto a sapere perché scrivo roba così truculenta. Mi piace dire che è perché ho il cuore di un ragazzino... e lo tengo in un barattolo sulla mia scrivania.
In inglese: People want to know why I do this, why I write such gross stuff. I like to tell them I have a heart of a small boy... and I keep it in a jar at my desk. 
La paternità di questa frase è solitamente attribuita a Stephen King. In realtà pare che King abbia citato un altro grande scrittore di libri gialli e horror: Robert Bloch (autore di Psycho), la cui frase originale è: "Nonostante la mia reputazione macabra, ho proprio il cuore di un bambino. Lo tengo in un barattolo sulla mia scrivania" (Despite my ghoulish reputation, I really have the heart of a small boy. I keep it in a jar on my desk).

  • La luce che brilla il doppio dura la metà
Questa frase (anche nella variante: "La candela che brucia il doppio dura la metà"),  è spesso attribuita a Jimi Hendrix o a Lao Tzu. Per quanto riguarda il primo, Jimi Hendrix, con questa citazione si è probabilmente voluto dare un'immagine della sua vita breve e intensa, ma col tempo si è finito con l'attribuirgli la frase stessa; per quanto riguarda Lao Tzu, di questo pensiero non si trova traccia nel Tao Te Ching, opera a lui attribuita. Com'è noto, la frase è citata anche nel film Blade Runner (1982) di Ridley Scott (ma non nel romanzo di Philip K. Dick a cui il film si ispira: "The light that burns twice as bright, burns half as long. And you have burned so very, very brightly", tradotta in italiano così: "La luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo. E tu hai sempre bruciato la tua candela da due parti". Un'altra frase che ricorda quella di cui stiamo parlando, si trova nella canzone My My, Hey Hey (1979) di Neil Young: "It's better to burn out than to fade away", tradotta in italiano con: "È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente" o "È meglio ardere in un'unica fiamma piuttosto che spegnersi lentamente", verso tristemente noto per essere stato citato da Kurt Cobain nel suo messaggio d'addio prima del suicidio. Per concludere, la frase potrebbe essere un vecchio detto di cui si è persa l'origine o il rifacimento di un aforisma di Baltasar Gracián tratto da Oracolo manuale e arte della prudenza (Oráculo manual y arte de prudencia, 1647) che recita così: "Quanto più una torcia fa luce, tanto più si consuma e tanto meno dura" (Quanto más luze una antorcha, se consume más y dura menos).

  • La maturità non si vede nel voler morire per una nobile causa, ma nel voler vivere umilmente per essa.
Questa è una citazione tratta da Bianca come il latte, rossa come il sangue (2010) di Alessandro D'Avenia, ma una frase molto simile si trova ne Il giovane Holden (1951) di Jerome David Salinger, il quale, a sua volta, cita esplicitamente lo psicoanalista austriaco Wilhelm Stekel (1868-1940):
"Si avvicinò a quella scrivania dall'altra parte della stanza e senza nemmeno sedersi scrisse qualcosa su un pezzo di carta, poi tornò e si sedette con quel foglio in mano. 
– Per quanto sembri strano, questo non l'ha scritto un poeta di mestiere, l'ha scritto uno psicanalista che si chiamava Wilhelm Stekel, ecco quello che... mi segui ancora?
– Ma sí, certo.
– Ecco quello che ha detto: “Ciò che distingue l'uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa”.

  • La medicina, in questo secolo, ha fatto enormi progressi: pensate a quante malattie ha saputo inventare.
Questa citazione (anche nella versione: La medicina moderna ha fatto veramente enormi progressi: pensate a quante nuove malattie ha saputo inventare) si trova attribuita in diversi siti web italiani (ma senza alcuna fonte precisa) al medico e cantautore italiano Enzo Jannacci (1935-2013). In realtà la paternità della frase spetta al poeta e aforista belga Louis Scutenaire (1905-1987), che l'ha pubblicata nel 1945 (quando Jannacci avevo solo dieci anni) ne Le mie iscrizioni (Mes inscriptions 1943-1944): "La médecine a fait depuis un siècle des progrès sans répit, inventant par milliers des maladies nouvelles" (La medicina ha fatto in quest'ultimo secolo dei progressi senza sosta, inventando migliaia di nuove malattie).

  • La mente è come un paracadute, funziona solo quando è aperta.
In inglese: Minds are like parachutes, they only function when they are open.
Questa citazione (anche nella versione: "La mente umana è come un paracadute, funziona solo quando è aperta") è di solito attribuita ad Albert Einstein o a Frank Zappa (1940-1993); più raramente al fisico e chimico britannico James Dewar (1842-1923) o all'imprenditore scozzese Thomas Dewar (1864-1930), ma è probabile che proprio quest'ultimo sia il vero autore della frase, anche perché gli era attribuita già nel 1939 su News and views. Di sicuro la citazione non è di Frank Zappa, visto che nel 1939 questi non era ancora nato (può darsi che Zappa abbia citato qualche volta questa frase e che poi gli sia stata attribuita). Da notare l'esistenza di un'altra frase simile a questa dell'architetto tedesco Walter Gropius (1888-1969) pubblicata su The Observer nel 1956: "The human mind is like an umbrella - it functions best when open" (La mente umana è come un ombrello – funziona meglio quando è aperta).

  • La migliore pubblicità è sempre un cliente soddisfatto.
In inglese: The best advertising is a satisfied customer.
Questa citazione è attribuita a vari autori, tra i quali Philip Kotler (1931) e Bill Gates (1955). Entrambi, però, non erano ancora nati quando la frase veniva citata, in maniera anonima, su The Valve World nel 1916.

    La misura dell'amore è amare senza misura.
    • La misura dell'amore è amare senza misura.
    In inglese: The measure of love is to love without measure.
    In francese: La mesure de l'amour est d'aimer sans mesure.
    Questa frase è generalmente attribuita a sant'Agostino d'Ippona (354-430) e, in misura minore, a san Francesco di Sales (1567-1622) e a san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153). Ebbene, dalle nostre ricerche risulta che l'autore della frase è proprio quest'ultimo: Bernardo di Chiaravalle (in latino Bernardus Claravallensis, in francese Bernard de Clairvaux). Questi, infatti, nel suo De diligendo Deo (Sul dovere di amare Dio, ca. 1127) scrive: "Causa diligendi Deum, Deus est; modus, sine modo diligere"; cioè: "Il motivo per amare Dio, è Dio stesso; la misura, amarlo senza misura", tradotto anche: "La causa dell'amore di Dio è Dio stesso, e la sua misura è amare senza misura". È molto probabile che la frase "L'unica misura dell'amore è amare senza misura" sia stata tratta da questa bella riflessione di Bernardo di Chiaravalle sull'amore sacro per adattarla all'amor profano.

    • La natura è grande nelle grandi cose, ma è grandissima nelle più piccole. 
    Questa frase, che è riportata su diversi siti italiani come anonima, è attribuita a Jacques-Henri-Bernardin de Saint-Pierre ne Il libro dei mille savi di Fernando Palazzi e Silvio Spaventa Filippi (Hoepli, 1927). In realtà si tratta di un pensiero di Plinio il Vecchio pubblicato nel I secolo nella sua Naturalis historia. In effetti lo stesso Bernardin de Saint-Pierre scrive in Harmonies de la nature (1818): "La nature, dit Pline, est grande dans les grandes choses, mais elle est très-grande dans les plus petites" (La natura, dice Plinio, è grande nelle grandi cose, ma è grandissima nelle più piccole).
    • La nostra ansia non viene dal pensare al futuro, ma dal volerlo controllare. 
    Questa citazione è attribuita, anche in lingua inglese, a Kahlil Gibran. Ma esaminando tutte le opere di questo autore ci si rende conto che la frase non esiste. In realtà si tratta di un pensiero dello scrittore statunitense Hugh Prather (1938-2010), e pubblicata in Note per me stesso (Notes to Myself, 1970): "My anxiety does not come from thinking about the future, but from wanting to control it".

    • La novità ha per noi un fascino al quale difficilmente possiamo resistere.
    Questa citazione è attribuita, sia in lingua italiana sia in lingua inglese, a William Makepeace Thackeray (1811-1863): "Novelty has charms that our minds can hardly withstand". La paternità della frase (peraltro non particolarmente originale) spetta però al moralista francese Charles de Saint-Évremond (1613-1703) che già nel 1683 scriveva in Quelques observations sur le goût et le discernement des François (Alcune osservazioni sul gusto e il discernimento dei Francesi): La nouveauté a un charme pour nous, dont nos esprits se défendent malaisément.

    • La parola è stata data all'uomo per nascondere il pensiero.
    In francese: La parole a été donnée à l'homme pour déguiser sa pensée.
    Questa citazione si trova attribuita soprattutto a tre personaggi francesi: Joseph Fouché, Charles-Maurice di Talleyrand-Périgord e Voltaire. Seppure in questa forma la frase è attribuita a Talleyrand da Bertrand de Barère nelle sue Memorie (1842/44, postume), essa è probabilmente ispirata da quanto scrisse Voltaire nel Dialogo del cappone e del pollo (Dialoghi, 1763): "Gli uomini usano il pensiero per giustificare le proprie ingiustizie, e le parole solo per nascondere i loro pensieri" (Ils [les hommes] ne se servent de la pensée que pour autoriser leurs injustices, et n'emploient les parles que pour déguiser leurs pensées).

    • La pazzia è l'orgasmo cerebrale più bello che ci sia. 
    Questa sciocchez... ehm, questa frase è attribuita a Oscar Wilde [sic!]. Dobbiamo dire che nelle sue opere non esiste e che Wilde molto probabilmente non l'ha nemmeno mai pronunciata? No, diciamo soltanto che i siti di aforismi che diffondono simili baggianate dovrebbero essere radiati dal web!
    • La penna è più potente della spada, e decisamente più comoda per scrivere.
    In inglese: The pen is mightier than the sword, and considerably easier to write with.
    Questa citazione, secondo quanto si legge in quasi tutti i siti web italiani, sarebbe stata pronunciata dall'attore Marty Feldman nel celebre film Frankenstein Junior. In realtà la frase è sì dell'attore Marty Feldman, ma non fa parte della sceneggiatura della divertente commedia di Mel Brooks.

    • La religione ci rende inadatti a ignorare la nullità e ci butta nel lavoro della vita. 
    Questa citazione dello scrittore statunitense John Updike (1932-2009) è la traduzione italiana errata, e finora l'unica diffusa su internet, della seguente frase tratta da Un mese di domeniche (1975): "Religion enables us to ignore nothingness and get on with the jobs of life". Una traduzione più corretta, che speriamo sostituisca presto quell'altra, è: "La religione ci consente di ignorare il nulla e di andare avanti con le occupazioni della vita".

    • La religione è considerata vera dalla gente comune, falsa dai saggi, e utile da chi governa.
    In inglese: Religion is regarded by the common people as true, by the wise as false, and by rulers as useful.
    Questa citazione, assai diffusa su internet e su molti libri, è attribuita a Lucio Anneo Seneca, ma in nessun caso viene citata la fonte. Di sicuro la frase non si trova nelle seguenti opere di Seneca esaminate da Aforismario: Lettere a Lucilio, La Provvidenza, La fermezza del saggio, L’ira, Consolazione a Marcia, Sulla felicità, La vita ritirata, La tranquillità dell’animo, La brevità della vita, Consolazione a Polibio, Consolazione alla madre Elvia. È probabile, dunque, che si tratti di una falsa attribuzione, tuttavia se qualcuno avesse maggiori informazioni in proposito, può contattare Aforismario. Da notare, tra parentesi, la somiglianza di questa citazione con la seguente riflessione dello storico inglese Edward Gibbon pubblicata in Storia del declino e della caduta dell'impero romano (1776/89): "Le varie forme di culto che prevalevano nel mondo romano, erano tutte considerate egualmente giuste dalla gente comune, egualmente false dai filosofi e egualmente utili dai magistrati".

    • La religione è un narcotico con cui l'uomo controlla la sua angoscia, ma ottunde la sua mente.
    Questa citazione, come si può verificare facendo una ricerca su internet in lingua italiana [2013], è attribuita invariabilmente a Sigmund Freud e sarebbe tratta da L'avvenire di un'illusione (1927). In realtà questa frase Freud non l'ha mai scritta. Essa si trova nel libro Dove incontri l'anima (2011) di Giacomo Dacquino, nel capitolo Freud e la religione; ma, come si può vedere, non come citazione attribuita al fondatore della psicoanalisi: "Freud ha considerato la religione come un narcotico con cui l'uomo controlla la sua angoscia, ma ottunde la sua mente".

    • La religione è l'oppio dei popoli.
    In tedesco: Die Religion [...] ist das Opium des Volkes.
    La forma corretta di questa celebre citazione di Karl Marx tratta dall'introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico (Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie) pubblicata negli Annali franco-tedeschi nel 1844, è la seguente: "La miseria religiosa esprime tanto la miseria reale quanto la protesta contro questa miseria reale. La religione è il gemito dell’oppresso, il sentimento di un mondo senza cuore, e insieme lo spirito di una condizione priva di spiritualit. Essa è l'oppio dei popoli" (Der Kampf gegen die Religion ist also mittelbar der Kampf gegen jene Welt, deren geistiges Aroma die Religion ist. Das religiöse Elend ist in einem der Ausdruck des wirklichen Elendes und in einem die Protestation gegen das wirkliche Elend. Die Religion ist der Seufzer der bedrängten Kreatur, das Gemüth einer herzlosen Welt, wie sie der Geist geistloser Zustände ist. Sie ist das Opium des Volks). 

    • La ricerca della verità è più preziosa del suo possesso.
    In inglese: The search for truth is more precious than its possession.
    Questa frase (anche in lingua inglese) è spesso attribuita ad Albert Einstein, ma si tratta di una famosa affermazione dello scrittore e filosofo tedesco Gotthold Ephraim Lessing (1729-1781): "Il valore di uomo non si trova nella verità che possiede, o che crede di possedere, ma nello sforzo sincero che egli compie per conquistarla. Ciò che accresce le sue forze, sempre in espansione, è la ricerca della verità, non il suo possesso" (Eine Duplik, 1778). L'equivoco nasce dal fatto che Einstein cita la frase di Lessing in un suo scritto; come si legge in Pensieri, idee, opinioni (1956 postumo): "Ciascuno può anche trarre conforto dall'efficace detto di Lessing, che la ricerca della verità è più preziosa del suo possesso". Tra l'altro, la stessa frase era stata citata tempo prima anche da Friedrich Nietzsche in La nascita della tragedia (1872): "Lessing, il più onesto uomo teoretico, osò proclamare che a lui interessava più la ricerca della verità che la verità stessa".

    • La salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente.
    In tedesco: Die Gesundheit ist zwar nicht alles, aber ohne Gesundheit ist alles nichts.
    In inglese: Health is not everything, but without health everything is nothing.
    Questa frase è generalmente attribuita ad Arthur Schopenhauer; tuttavia, pur esaminando la maggior parte delle sue opere e cercando la medesima frase in lingua tedesca su internet, non c'è nessuno che indichi l'opera da cui sarebbe tratta. In alcuni testi, la frase è indicata come proverbio tedesco; resta dunque dubbia la sua attribuzione al filosofo tedesco. Ovviamente, se qualcuno avesse maggiori informazioni in merito, può contattare Aforismario.

    • La sfiga è un'amante fedele e non ti abbandona neanche quando sei nella merda.
    Ecco un esempio di come su internet si possano stravolgere anche nel modo più incredibile le fonti di una citazione: su alcuni siti la frase sopra riportata è attribuita nientemeno che a Ennio Flaiano; in realtà si tratta di un aforisma di Paco D'Alcatraz (Fabio Ferriani).

    • La sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l'astrologia un po' più rispettabile. 
    In inglese: The only function of economic forecasting is to make astrology look respectable.
    Questa citazione è di solito attribuita all'economista canadese naturalizzato statunitense John Kenneth Galbraith (1908-2006), ma secondo altre fonti (The Bulletin, 1984 e Reader's Digest, 1985) sarebbe da attribuire, invece, all'economista statunitense Ezra Solomon (1920 - 2002).

    • La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle.
    In inglese: Hope has two beautiful daughters. Their names are anger and courage; anger at the way things are, and courage to see that they do not remain the way they are.
    In spagnolo: La esperanza tiene dos hijas hermosas: la displicencia y la valentía. La displicencia ante el estado de las cosas y la valentía para cambiarlas.
    Questa frase è attribuita, in alcuni casi, a Pablo Neruda, ma il più delle volte ad Agostino d'Ippona. La frase è molto diffusa e si trova citata in diverse lingue su centinaia di siti  e libri. Una cosa, però, accomuna tutti: in nessun caso viene mai indicata la fonte bibliografica. Lo stesso Aforismario, pur consultando diverse opere dei due autori, non è riuscito a individuare la frase. Detto tra parentesi, è improbabile che sant'Agostino abbia potuto scrivere una frase che contiene una critica abbastanza esplicita alla creazione divina. Non si può escludere, dunque, che si tratti della solita frase di un anonimo attribuita a un autore celebre per darle maggior autorevolezza e diffusione. Quanto sia diffusa tale pratica si può vedere consultando la sezione di citazioni errate di questo sito. Una versione migliore della medesima frase rispetto a quella nota in italiano, e riportata sopra, è: "La Speranza ha due bellissimi figli. I loro nomi sono "Sdegno" e "Coraggio"; Sdegno per come stanno le cose, e Coraggio per fare in modo che non rimangano come sono".

    • La storia ha insegnato quanto quella favola riguardo a Cristo ci abbia giovato. 
    In latino: Historia docuit quantum nos iuvasse illa de Christo fabula. 
    Questa citazione è stata attribuita a Leone X (papa della Chiesa cattolica dal 1513 al 1521, spesso criticato per le caratteristiche mondane del suo pontificato), ma è un falso attribuitogli dallo scrittore antipapista inglese John Bale in The Pageant of Popes (1555).

    • La stupidità deriva dall'avere una risposta per ogni cosa. La saggezza deriva dall'avere, per ogni cosa, una domanda.
    In inglese: The stupidity comes from having an answer for everything. The wisdom comes from having a question for everything.
    Questa frase è attribuita a Milan Kundera, ma si tratta della generalizzazione di un suo concetto più contestualizzato riferito al romanzo: "Un romanzo non afferma nulla; un romanzo ricerca e pone domande [...]. La stupidità della gente deriva dall'avere una risposta per ogni cosa. La saggezza del romanzo deriva dall'avere una domanda per ogni cosa" (The stupidity of people comes from having an answer for everything. The wisdom of the novel comes from having a question for everything). Da notare che questa frase non si trova nelle opere di Kundera, ma è tratta da un'intervista con lo scrittore Philip Roth pubblicata nel 1980 su The New York Times Book Review e, successivamente, nel libro d'interviste di Philip Roth Chiacchiere di bottega (Shop Talk, 2001).

    • La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni.
    In inglese: The road to hell is paved with good intentions L'enfer est pavé de bonnes intentions
    Questa frase in Italia è spesso attribuita  a Karl Marx [sic!] a causa di alcuni siti di citazioni che la diffondono con questa paternità. In realtà si tratta di un antico proverbio che trae origine da una citazione di san Bernardo (Bernard de Clairvaux, 1090-1153), come testimonia la lettera LXXIV di san Francesco di Sales (1567-1622): "Le proverbe tiré de Notre San Bernardo, 'L'enfer est plein de bonnes volontés ou désirs' (Il proverbio tratto dal nostro san Bernardo, 'L'inferno è pieno di buone intenzioni o desideri'). Tra l'altro, già nel 1586 lo scrittore italiano Stefano Guazzo scriveva nella sua opera Dialoghi piacevoli: ‘‘La bocca dell’Inferno è piena di buone volontà’’. Il proverbio è noto in diverse varianti: "La via per l'inferno è lastricata di buone intenzioni"; "Di buoni propositi è pieno l'inferno"; "L'inferno è lastricato di buone intenzioni", ecc. Il proverbio può essere interpretato in diversi modi: ciò che si intraprende con le migliori intenzioni, spesso può rivelarsi dannoso o negativo; oppure, si può intraprendere qualcosa con tutte le migliori intenzioni ma poi, strada facendo, imboccare vie traverse che conducono alla perdizione; oppure: è facile fare buoni propositi, il difficile è attuarli.

    • La superstizione porta sfortuna.
    In inglese: Superstition brings bad luck.
    Questa battuta è spesso attribuita a Umberto Eco, ma in realtà si tratta di un paradosso del Dr. Saul Gorndel riportato dal matematico, filosofo e scrittore statunitense Raymond Smullyan nel suo 5000 avanti Cristo... e altre fantasie filosofiche (1983). L'equivoco nasce dal fatto che Umberto Eco ha usato la frase citata da Smullyan come epigrafe al suo libro del 1988 Il pendolo di Foucault. Bisogna aggiungere che la medesima frase è attribuita in qualche caso anche allo storico greco Polibio (206-124 a.e.c.), ma non abbiamo trovato alcuna fonte per confermarlo (per eventuali segnalazioni contatta Aforismario).

    • La Terra è un paradiso. L’inferno è non accorgersene.
    Questa frase è attribuita a Jorge Luis Borges, ma non è del tutto fedele alla frase originale di Borges, che si trova ne La rosa di Paracelso (in Il libro di sabbia - El libro de arena, 1975): "Credi che la Caduta sia qualcosa di diverso dal non sapere che siamo in Paradiso?" (¿Crees que la caída es ignorar que estamos en el Paraíso?).

    • La vendetta è volgare come il rancore.
    Questa frase è in genere attribuita alla scrittrice Oriana Fallaci dai soliti siti di citazioni che si copiano senza criterio l'un l'altro. In realtà la frase è dell'attrice Anna Magnani, che l'ha pronunciata durante un'intervista ad Oriana Fallaci, pubblicata nel 1963 nel libro Gli antipatici: "Non dimentico i torti subìti, spesso non li perdono, ma non mi vendico: la vendetta è volgare come il rancore".

    • La vera misura di un uomo si vede da come tratta qualcuno da cui non può ricevere assolutamente nulla in cambio.
    In inglese: The true measure of a man is how he treats someone who can do him absolutely no good.
    Questa citazione è di solito attribuita a Samuel Johnson, ma non risulta in nessuno dei suoi scritti. Da notare che la medesima frase, oltre che a Johnson, è attribuita a diversi autori, tra i quali: Johann Wolfgang Goethe, Ann Landers, Malcolm Forbes, ecc. Insomma, fin quando non si conoscerà con certezza la fonte di questa citazione, sarà meglio, e più corretto, attribuirla ad autore sconosciuto.

    • La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.
    Questa citazione, attribuita in questa forma ad Arthur Schopenhauer in diverse lingue (per esempio, in inglese: Life and Dreams are leaves of the same book, reading them in order is living, skimming through them is dreaming), è in realtà una sintesi, anche ben riuscita, di una riflessione del filosofo tedesco riportata in Il mondo come volontà e rappresentazione (1819): "La vita e i sogni sono pagine di uno stesso, identico libro. La lettura fatta di seguito si chiama vita reale. Ma quando la normale ora di lettura (il giorno) è finita ed è venuto il momento del riposo, spesso noi sfogliamo ancora oziosamente, aprendo il libro, senza ordine e connessione, ora a una pagina ora a un'altra: talvolta è una pagina già letta, talvolta una pagina non ancora conosciuta, ma sempre dello stesso libro" (Das Leben und die Träume sind Blätter eines und des nämlichen Buches. Das Lesen im Zusammenhang heißt wirkliches Leben. Wann aber die jedesmalige Lesestunde (der Tag) zu Ende und die Erholungszeit gekommen ist, so blättern wir oft noch müßig und schlagen, ohne Ordnung und Zusammenhang, bald hier, bald dort ein Blatt auf: oft ist es ein schon gelesenes, oft ein noch unbekanntes, aber immer aus dem selben Buch).

    • La vita è una tempesta, ma prenderlo nel culo è un lampo.
    Questa frase è di solito attribuita a Beppe Grillo; gli è attribuita anche da Gino e Michele nella famosa raccolta di battute Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. In realtà si tratta di un detto genovese citato dallo stesso Beppe Grillo in un suo spettacolo teatrale del 1993 (Beppe Grillo show, Teatro delle Vittorie di Roma e Rai 1).

    • La vita ha quattro sensi: amare, soffrire, lottare e vincere. Chi ama soffre, chi soffre lotta, chi lotta vince. Ama molto, soffri poco, lotta tanto e vinci sempre.
    Questa frasetta "adolescenziale" è attribuita immancabilmente, e ormai da diversi anni, ad Oriana Fallaci [sic!]. Inutile ogni commento. Speriamo soltanto che questa segnalazione possa contribuire a far sorgere almeno il dubbio a qualcuno sull'effettiva paternità della frase, non degna dello spessore della scrittrice alla quale è affibbiata con tanta disinvoltura.

    • La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia!
    In inglese: Life isn't how you survive the storm. It's how you dance in the rain.
    Questa citazione, in lingua italiana, è spesso attribuita a Khalil Gibran, ma esaminando tutte le sue opere, la frase non risulta essere sua. Da una ricerca su internet in lingua inglese è facile notare che si tratta di una delle tante frasi motivazionali di autori sconosciuti che circolano sul web, tant'è che ne esiste un'altra versione, per altro migliore: "La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a danzare sotto la pioggia" (Life is not about waiting for the storm to pass, it's about learning how to dance in the rain).

    • La vita non si misura dal numero di respiri che fate, ma dai momenti che il respiro ve lo tolgono. 
    In inglese: Life is not measured by the number of breaths we take, but by the moments that take our breath away.
    Questa frase, tradotta anche: "La vita non si misura dal numero di respiri che facciamo, ma dai momenti che ci tolgono il fiato", è attribuita a George Carlin, Hilary Cooper e altri. Si trova citata anche nel film Hitch - Lui sì che capisce le donne (2005) dal protagonista Will Smith. In realtà pare che l'autore sia uno sconosciuto giovane canadese, che la scrisse negli anni '70 per i biglietti di auguri della ditta Carlton Cards.

    • La vita può essere capita solo all'indietro, ma va vissuta in avanti.
    In questa forma è generalmente nota in lingua italiana una celebre frase di Søren Kierkegaard tratta dal suo Diario, ma si tratta della contrazione di un pensiero un po' più elaborato: "È proprio vero quello che dice la filosofia, che la vita deve essere compresa andando all'indietro. Ma non si deve dimenticare l'altra massima, che bisogna vivere andando avanti".

    • Le brave ragazze vanno in paradiso. Le cattive ragazze vanno dappertutto.
    In inglese: Good girls go to heaven. Bad girls go everywhere.
    Questa frase, il cui vero autore è sconosciuto, è attribuita principalmente a Mae West e a Helen Gurley Brown (quest'ultima, in effetti, la cita in un'intervista del 1982 al New York Times, ma la frase era già nota tempo prima). La popolarità di questa citazione è accresciuta nel tempo per essere stata ripresa più volte da diversi autori. Ad esempio, il compositore e paroliere statunitense Jim Steinman ha usato la frase come titolo di una sua canzone del 1989: Good Girls Go to Heaven (Bad Girls Go Everywhere). La psicologa tedesca Ute Ehrhardt l'ha usata, invece, come titolo di un suo libro del 1994: Gute Mädchen kommen in den Himmel, böse überall hin. Più recentemente, nel film di Gabriele Muccino Ricordati di me (2003), una delle protagoniste (Nicoletta Romanoff in Valentina Ristuccia) afferma: “Le brave ragazze vanno in paradiso, io voglio arrivare dappertutto”.

    • Le città dovrebbero essere costruite in campagna. L’aria lì è più pura.
    Questa frase è spesso attribuita a Henri Monnier o ad Alphonse Allais, ma il vero autore è Jean Louis Auguste Commerson, è si trova nel suo libro di aforismi Pensieri di un imballatore (1851): "Le città dovrebbero essere costruite in campagna; l’aria lì è più salubre" (Si l’on construisait actuellement des villes, on les bâtirait à la campagne, l’air y serait plus sain).

    • Le cose che ho imparato nella vita.
    Con questo titolo circola su internet un testo che è di solito attribuito a Paulo Coelho, e che inizia così: "Ho imparato che non importa quanto buona sia una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo bisognerà che tu la perdoni. Ho imparato che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla. Ho imparato che non dobbiamo cambiare gli amici, se comprendiamo che gli amici cambiano [...]". In realtà si tratta di alcuni versi tratti dalla poesia Abbiamo tempo (Avem timp) del poeta e scrittore rumeno Octavian Paler con l'aggiunta di alcune citazioni di vari autori, per lo più sconosciuti. Che non si tratti di uno scritto di Coelho non v'è dubbio, anche perché lo stesso scrittore portoghese sul suo blog ha pubblicato un post in cui dichiara di non esserne l'autore, nonostante gli sia, ancora oggi, attribuito da molti: "Questo testo, che ho trovato su internet, è attribuita a me. Non l'ho scritto io, ma credo valga la pena riprodurlo qui" (Paulo Coelho's Blog, 21 gennaio 2012).

    • Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono, a volte.
    Questa celebre battuta è pronunciata da Lee Van Cleef nel film Per qualche dollaro in più (Sergio Leone, 1965), ma forse non tutti sanno che si tratta di una citazione di Oscar Wilde tratta da Un marito ideale (An Ideal Husband, 1895): "Questions are never indiscreet. Answers sometimes are" (Le domande non sono mai indiscrete. A volte lo sono le risposte).

    • Le mani che aiutano sono più sacre delle bocche che pregano.
    Questa frase è spesso attribuita al predicatore indiano Sathya Sai Baba (1926-2011), e non solo su internet, dove sono particolarmente diffuse le false attribuzioni, ma anche in diversi libri. Tuttavia, quando Sathya Sai Baba non era ancora nato, lo statunitense Robert Green Ingersoll (1833-1899) scriveva in The Children of the stage (1899): "The hands that help are holier than the lips that pray", "Le mani che aiutano sono più sante delle labbra che pregano".

    Leggo per legittima difesa. (Woody Allen?)
    • Leggo per legittima difesa.
    In inglese: I read in self-defense.
    Questa frase è attribuita a Woody Allen, ma non si ha conoscenza di alcuna fonte sicura che possa attestarlo. Inoltre, da una ricerca su internet in lingua inglese, la frase non risulta essere così diffusa come accade di solito con le battute di Woody Allen. Naturalmente se qualcuno avesse qualche notizia in più, può contattare Aforismario.

    • Lei è un cretino, s'informi!
    Questa celebre battuta di Totò viene spesso attribuita a un suo personaggio (Totò Scorcelletti) protagonista del film Totò, Eva e il pennello proibito (1959). In realtà tale battuta, almeno in questa forma, non si trova né in questo né in altri film di Totò. In Totò, Eva e il pennello proibito, la battuta si trova all'interno di un dialogo tra Totò (pittore copista) e un suo collega:
    Totò: "Come si permette di copiare la mia copia!".
    Pittore: "Come copiare la sua copia; ma che sciocchezze! Ma scusi, se c'è l'originale perché dovrei copiare la sua copia?"
    Totò: "O bella! Perché è un fesso!
    Pittore: "Come ha detto scusi?... Dico... fesso m'ha chiamato?
    Totò: "Sì sì, s'informi".
    Altre battute simili a questa si trovano anche nei seguenti film: Totò Le Mokò (1949): "Lei è un cretino: si specchi, si convinca". Totòtarzan (1950): "Lei la faccia del cretino ce l'ha: s'informi".

    • Lentamente muore / chi diventa schiavo dell'abitudine...
    In portoghese: Muere lentamente / quien se transforma en esclavo del hábito...
    Questi sono i primi due versi di una poesia nota in Italia col titolo di Lentamente muore o Ode alla vita, che fino a qualche tempo fa era universalmente attribuita a Pablo Neruda. Col tempo si è fatta un po' di chiarezza, e ormai sono pochi a non sapere che si tratta, invece, di una poesia della scrittrice e poetessa brasiliana Martha Medeiros, dal titolo A Morte Devagar (2000).

    • Libero fischio in libero Stato!
    Questa esclamazione è generalmente attribuita a Sandro Pertini (1896-1990), ma in realtà è stata pronunciata dal deputato Giorgio Turbiglio (1844-1918) nel 1901, quando il futuro Presidente della Repubblica Italiana era ancora un bambino. Negli atti parlamentari della XXI Legislatura del Regno d'Italia si legge: "Le maggioranze non possono imporre con la violenza morale o materiale alle minoranze di scioperare [...] Da noi succedono degli strani fatti (parlo sempre del Ferrarese, l'unica regione che io abbia studiato): là una cinquantina di contadini stanno lavorando sull'aia o in un campo; lungo la via vengono 300 o 400 e talvolta anche 1000 contadini i quali cominciano ad insultare i lavoratori, a lanciare loro dei frizzi ironici, a fischiarli magari maledettamente; e l'autorità di pubblica sicurezza li lascia fischiare! Libero fischio in libero Stato! (Commenti - Si ride)". La frase (che riecheggia, parodiandola, quella ben più celebre di Cavour: "Libera "Chiesa in libero Stato") è usata da Turbiglio in senso opposto a quello con la quale è spesso citata attribuendola a Pertini, e cioè non come un incitamento alla libertà, ma per biasimare, seppure ironicamente, la concessione di troppa libertà da parte dello Stato ai cittadini.

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