Citazioni errate e Frasi dubbie - E - F - G - H

Elenco delle citazioni errate e delle frasi false che circolano su internet, le cui iniziali cominciano con le lettere che vanno dalla E alla H. Se hai qualche precisazione da fare per migliorare questa sezione, oppure desideri segnalare una citazione che hai trovato sul web e sulla cui autenticità hai dei dubbi, contatta pure Aforismario attraverso il form nel menu a destra. Se, inoltre, sei interessato alla spiegazione di alcune frasi, cerca la pagina "Significato di frasi e citazioni" attraverso l'apposita casella qui a destra.
Qualunque frase priva di fonti bibliografiche certe, su internet la potrete trovare
attribuita nel 99% dei casi a: Oscar Wilde, Jim Morrison o Albert Einstein
e per il restante 1% a un altro autore sbagliato. (Aforismario)
E
E con le budella dell'ultimo prete / stringeremo il collo all'ultimo re. 
In francese: Et des boyaux du dernier prêtre / serrons le cou du dernier roi.
Questi versi (noti anche nella frase "L'umanità non sarà mai libera finché l'ultimo re non sarà strangolato con le budella dell'ultimo prete) sono tradizionalmente attribuiti a Denis Diderot (vedi ad es. Jean-François de La Harpe, Cours de Littérature Ancienne et Moderne, 1840). In realtà Diderot non ha mai composto questi versi, anche se in Abdication d’un roi de la fève ou Les éleuthéromanes (1772, postumo nel 1796) scrisse qualcosa di molto simile: "Et ses mains ourdiraient les entrailles du prêtre/ Au défaut d’un cordon pour étrangler les rois" (E le sue mani intrecceranno le viscere del prete/ in mancanza di una corda per strangolare i re). Secondo alcuni, i versi citati sarebbero del poeta e agitatore politico francese Sylvain Maréchal, ma anche in questo caso non esiste alcuna prova documentale. Secondo altri (si veda ad esempio Giuseppe Fumagalli in Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921), chiunque sia l'autore dei versi suddetti, non ha fatto altro che ispirarsi al "famigerato" curato ateo Jean Meslier, che nel suo Testamento (Testament, 1729) avrebbe scritto: "Je voudrais, et ce sera le dernier et le plus ardent de mes souhaits, je voudrais que le dernier des rois fût étranglé avec les boyaux du dernier prêtre" (Io vorrei, e questo sia l'ultimo e il più ardente dei miei desideri, io vorrei che l'ultimo dei re fosse strangolato con le budella dell'ultimo dei preti). Ma da una ricerca di Aforismario sul testo di Meslier, questo passo non risulta, anche se non si può escludere sia stato riportato (o aggiunto) successivamente in qualcuna delle sue molteplici edizioni. In conclusione, l'autore della citazione resta sconosciuto; del resto, anche Nicolas de Chamfort in Caratteri e Aneddoti (Caractères et Anecdotes, 1795) scriveva: "Qualcuno ha osato dire: 'Vorrei vedere l'ultimo re strangolato con le budella dell'ultimo prete'", senza dirci chi fosse questo "qualcuno".

E l’Amore guardò il Tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno.
"E l’Amore guardò il Tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il Tempo moriva e lui Restava". Questa frase (che circola su internet dal 2001) è generalmente attribuita a Luigi Pirandello. Secondo alcuni non si tratterebbe di una semplice "frase" di Pirandello, ma di una sua poesia:
E l’Amore guardò il Tempo e rise, / perché sapeva di non averne bisogno. / Finse di morire per un giorno, / e di rifiorire alla sera, / senza leggi da rispettare. / Si addormentò in un angolo di cuore / per un tempo che non esisteva. / Fuggì senza allontanarsi, / ritornò senza essere partito, / il Tempo moriva e lui restava.
Però, delle centinaia di siti in cui la frase è pubblicata, solo uno indica la fonte, e cioè: Tenui luci improvvise, in La Riviera Ligure (1904); ma esaminando questa raccolta di poesie, i versi sul tempo non risultano. Anche esaminando "Tutte le poesie" di Pirandello (Mondadori, 1982), questi versi non esistono. Non è da escludere (almeno fino a prova contraria), che si tratti della solita frase anonima attribuita a un grande autore per darle maggior diffusione (le persone comuni, infatti, accolgono molto più favorevolmente ciò che è legato a un nome prestigioso). A questo proposito, si veda in questa sezione di Citazioni errate un'altra celebre frase attribuita da tutti a Pirandello: "Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti".

È meglio aver amato e perso che non aver mai amato.
In inglese: Tis better to have loved and lost than never to have loved at all.
Questa citazione è attribuita, di volta in volta, a Samuel Butler, William Shakespeare o Oscar Wilde. In realtà si tratta di due versi della poesia In Memoriam (1849) del poeta inglese Alfred Tennyson, composta per commemorare l'amico Arthur Henry Hallam, morto nel 1833: "È meglio aver amato e perso / che non aver amato affatto". La frase è spesso attribuita erroneamente a Samuel Butler perché questi nel suo romanzo semi-autobiografico Così muore la carne (The Way of All Flesh, 1903) scrive a un certo punto: "But is it not Tennyson who has said: ''Tis better to have loved and lost, than never to have lost at all'?" (Ma non è Tennyson che ha detto: "È meglio aver amato e perduto, che non aver mai perduto niente?"). Fatto questo primo chiarimento, non si può non notare che già nel 1700 il poeta e drammaturgo inglese William Congreve nella sua celebre commedia Così va il mondo (The Way of the World) scriveva qualcosa di molto simile: "It is better to have been left than never to have been loved" (È meglio essere stati lasciati che non essere mai stati amati). Ma del resto, questa è una conclusione cui molti, senza essere poeti, sono spesso giunti nel corso della loro vita.

È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.
Questa frase è nota soprattutto per essere stata citata dal cantante e chitarrista dei Nirvana, Kurt Cobain (1967-1994), nella sua lettera di addio prima del suicidio. Ma forse non tutti sanno che si tratta di un verso della canzone My My, Hey Hey (1979) di Neil Young: "It's better to burn out than to fade away". Ecco le ultime righe della lettera lasciata da Kurt Cobain: "Thank you all from the pit of my burning nauseous stomach for your letters and concern during the past years. I'm too much of an erratic, moody baby! I don't have the passion anymore and so remember, its better to burn out than to fade away. peace, love, empathy"; questa la traduzione italiana in Wikipedia: "Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono troppo un bambino incostante, lunatico! E non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente. Pace, Amore, Empatia". 

È meglio essere ottimisti e avere torto piuttosto che pessimisti e avere ragione.
Questa frase, in lingua italiana, è spesso attribuita ad Albert Einstein; in lingua inglese, invece, è più spesso attribuita a Mark Twain: "It's better to be an optimist who is sometimes wrong than a pessimist who is always right"; in lingua francese allo scrittore e scultore Jack Penn (1909-1996): "Mieux vaut être optimiste et se tromper que pessimiste et avoir raison". Purtroppo non esiste documentazione che consenta di dare la paternità di questa frase all'uno o all'altro; pertanto l'autore è da ritenersi sconosciuto.

È meglio rimanere in silenzio ed essere considerati imbecilli, piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio. 
Questa frase (in inglese: "Better to remain silent and be thought a fool, than to open your mouth and remove all doubt", tradotta anche: "A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio"), è attribuita a diversi autori: Oscar Wilde (immancabile), Abraham Lincoln, Mark Twain, George Eliot e persino Lisa Simpson, il personaggio dei cartoni animati di Matt Groening, che in effetti la cita nell'episodio La prima parola di Lisa de I Simpson. In ogni caso, la frase è probabilmente un rifacimento dal Libro dei Proverbi, 17,28 dell'Antico Testamento: "Anche lo stolto, se tace, passa per saggio e, se tien chiuse le labbra, per intelligente".

È nel momento in cui dubiti di volare che perdi per sempre la facoltà di farlo.
In inglese: The moment you doubt whether you can fly, you cease for ever to be able to do it.
Questa frase è una delle tante che vengono spesso attribuite a Jim Morrison, ma si tratta di una citazione tratta dal libro The Little White Bird or Adventures in Kensington Gardens dello scrittore scozzese James Matthew Barrie, pubblicato nel 1902, quando Jim Morrison non era ancora nato.

È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.
In inglese: It's easier to break an atom than a prejudice.
In francese: Il est plus facile de désintégrer un atome qu'un préjugé.
In spagnolo: Es más fácil desintegrar un átomo que un prejuicio.
In tedesco: Es ist leichter ein Atom zu zerstören, als ein Vorurteil.
In qualunque lingua la cerchiate, questa celebre frase è attribuita quasi sempre ad Albert Einstein. Tuttavia non esiste una sola fonte sicura che possa attestarlo. Secondo quanto riportato in alcuni testi, la frase sarebbe, invece, dello psicologo statunitense Gordon Willard Allport (1897-1967), il quale, in effetti, la cita in The person in psychology (1968), ma attribuendola a un autore sconosciuto: "Someone has said that it is easier to smash an atom than a prejudice" (Qualcuno ha detto che è più facile rompere un atomo che un pregiudizio). Ebbene, da alcune ricerche fatte da Aforismario, risulta che la frase è, in realtà, dello psicologo statunitense Ronald Lippitt, che in Nuove tendenze delle ricerche sul pregiudizio (New trends in the investigation of prejudice, 1945) scrive: "It is now easier to smash an atom than to break a prejudice" (È più facile spezzare un atomo che rompere un pregiudizio). Ovviamente, nonostante questa precisazione, tutti continueranno ad attribuire la frase al più celebre Albert Einstein, proprio perché − è più facile spezzare un atomo che rompere un pregiudizio.

È una pistola quella che hai in tasca o sei solo felice di vedermi?
In inglese: Is that a gun in your pocket or are you just glad to see me?
Questa celebre battuta è attribuita a Mae West, e secondo le fonti più diffuse sarebbe stata pronunciata nel film Lady Lou - La donna fatale (She Done Him Wrong, 1933). Ma in questo film Mae West non pronuncia mai questa frase (del resto un po' troppo osé per i tempi). Pare, invece, che essa abbia rivolto questa battuta a un agente della stazione ferroviaria di Los Angeles nel 1936, e che poi l'abbia ribadita in scena in occasione del suo ultimo film Sextette (1978).

Elementare, Watson!
In inglese: Elementary, my dear Watson!
Questa frase è tradizionalmente attribuita all'investigatore Sherlock Holmes, personaggio nato alla fine del XIX secolo dalla fantasia dello scrittore scozzese Conan Doyle, che così si rivolgerebbe all'amico medico Watson ogni qual volta giunge alla risoluzione di uno dei suoi difficilissimi casi. Essa, specie dopo le rese cinematografiche e televisive dei romanzi di Conan Doyle, avvenute nei primi decenni del XX secolo, è andata diffondendosi sempre più, al punto da entrare nell'uso comune per indicare scherzosamente la semplicità della soluzione di un problema dinanzi a chi non la credeva tale. La frase è spesso citata - un po' giornalisticamente - come uno dei più clamorosi casi di citazioni errate, soltanto perché il termine "Elementare", effettivamente rivolto da Sherlock Holmes all'amico Watson in diversi racconti, non è accompagnato dal nome di Watson o dalla locuzione "mio caro Watson", il che è forse un po' esagerato: su internet, e non solo, circolano false citazioni ben più clamorose di queste.

Eppur si muove! 
Non vi è alcuna prova che questa celebre frase sia stata pronunciata, come si ritiene generalmente, da Galileo Galilei al termine dell'abiura dell'eliocentrismo dinanzi al tribunale dell'Inquisizione (1633). Molto probabilmente la falsa attribuzione deriva da una ricostruzione del processo compiuta molti anni dopo dallo scrittore e critico letterario Giuseppe Baretti nella sua opera The Italian Library del 1757. Secondo la ricostruzione del Baretti, Galileo, subito dopo l'abiura, alzatosi in piedi, avrebbe battuto il piede sul pavimento mormorando: "E pur si muove!". La frase è riportata anche in Vita di Galileo (1938/39), opera teatrale di Bertolt Brecht dedicata al grande scienziato italiano.

Era così cretino che cercava nella Bibbia l'indirizzo di un buon albergo in Palestina.


In questo modo è spesso citato l'aforisma suddetto di Leo Longanesi tratto da La sua signora (1957). Ma l'aforisma originale è il seguente: "Cercava nella Bibbia l'indirizzo di un buon albergo in Palestina"; mancano cioè le parole iniziali "Era così cretino che...", parole che qualcuno avrà aggiunto in seguito nel citarlo, per esplicitare quanto Longanesi aveva mantenuto sottinteso.

Esistono due modi per essere felici in questa vita, uno è di fare l'idiota e l'altro è di esserlo.
Questa frase è attribuita a Sigmund Freud, ma probabilmente è una flsa attribuzione che deriva da questo aforisma di Enrique Jardiel Poncela pubblicato in Massime minime nel 1937: "Ci sono due modi per conquistare la felicità: uno è fare l'idiota, l'altro è esserlo".

F
Fare previsioni è una cosa molto difficile, specialmente se riguardano il futuro.
In inglese: Prediction is very difficult, especially about the future.
Questa frase è spesso attribuita a Niels Bohr, ma non vi è alcuna prova documentabile in proposito. Alcuni, inoltre, attribuiscono la medesima citazione al vignettista danese Robert Storm Petersen o al poeta danese Piet Hein.

Folle è l'uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.
Questa frase si trova attribuita a William Shakespeare in quasi tutti i siti italiani di citazioni, eppure esaminando tutte le sue opere, compresi i sonetti, la frase non risulta, né da una ricerca sul web in lingua inglese si trova anche un solo riferimento a essa. È molto probabile, dunque, che si tratti della solita frase anonima attribuita a un autore famoso per darle maggiore credibilità e diffusione, cosa non difficile, visto che tutti i siti di citazioni si copiano l'un l'altro senza alcuna verifica su ciò che copiano.

Forse c'è qualcosa di peggio dei sogni svaniti: perdere la voglia di sognare ancora. 
Questa frase si trova spesso attribuita a Sigmund Freud, ma si tratta di una citazione, lievemente modificata, tratta da Le prime luci del mattino di Fabio Volo: "Forse c’è qualcosa di peggio dei sogni svaniti: la non voglia di sognare ancora".

Forse per il mondo sei solo una persona, ma per qualche persona sei tutto il mondo.
Questa frase, il cui vero autore è sconosciuto, è di solito attribuita a Gabriel García Márquez (in lingua spagnola: "Puedes ser solo una persona para el mundo, pero para una persona tú eres el mundo entero"). In lingua inglese, invece, è più spesso attribuita allo scrittore e fumettista statunitense Theodor Seuss Geisel (1904-1991) meglio conosciuto con lo pseudonimo di Dr. Seuss: "To the world you may be one person but to one person you may be the world".

Fra gli errori ci sono quelli che puzzano di fogna, e quelli che odorano di bucato.
Questa frase si trova su molti siti attribuita a Cesare Pavese, ma esaminando le sue opere non si trova. Si trova invece nel libro di Indro Montanelli Il testimone, curato da Manlio Cancogni e Piero Malvolti e pubblicato nel 1992.

Fra 30 anni l'Italia sarà non come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione.
Questa frase è di solito attribuita a Ennio Flaiano, ma si tratta di una citazione del linguista Giacomo Devoto (1897-1974) che Flaiano fa in uno dei suoi taccuini intitolato: Don't forget (1967-72, pubblicato postumo nel 1976). La frase per intero è: "Devoto: Fra 30 anni l'Italia sarà non come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione".

G
Giustizia ritardata è giustizia negata.
In inglese: Justice delayed is justice denied. Justice différée est justice refusée.
Questo noto principio giuridico è attribuito (specie in Italia) a Montesquieu, mentre nei paesi anglosassoni al politico britannico William Ewart Gladstone (1809-1898): "Quando il caso è provato e l'ora è giunta, la giustizia ritardata è giustizia negata" (When the case is proved, and the hour is come, justice delayed is justice denied), come citato su The Virginia Spectator nel 1884. Bisogna dire, però, che non esistono documenti che possano attestare con certezza la paternità di questa frase. Le origini di questo principio sono comunque molto antiche. Già nella raccolta di massime rabbiniche, scritte tra il I sec. a.e.c. e il II sec., il Pirkei Avot (in italiano: Capitoli dei Padri o Massime dei Padri) si legge: "La spada viene al mondo a causa di giustizia ritardata e giustizia negata". Nella Magna Carta (Magna Charta Libertatum, 1215), inoltre, si legge: "Nulli vendemus, nulli negabimus, aut differemus rectum aut justiciam" (A nessuno venderemo, a nessuno negheremo o differiremo il diritto o la giustizia). Per concludere, una citazione tratta dal Journal of the American Judicature Society del 1921 che richiama quella commentata sopra: "Giustizia ritardata è giustizia negata, ma anche la giustizia male applicata è giustizia negata" (Justice delayed is justice denied, but justice misapplied is also justice denied).

Gli italiani corrono sempre in soccorso del vincitore. 
Questa frase è spesso attribuita a Ennio Flaiano e a Leo Longanesi, tuttavia si tratta di un pensiero di Bruno Barilli. L'equivoco nasce dal fatto che Flaiano citò Barilli su Il Mondo nel 1957 (poi in La solitudine del satiro, 1973 postumo): "La naturale simpatia che il più forte ci ispira (Bruno Barilli scrisse: 'L'italiano vola in soccorso del vincitore'"). Successivamente anche su Corriere della Sera nel 1972 (poi in La solitudine del satiro, 1973 postumo): "È noto che una qualità degli italiani è quella di volare in soccorso del vincitore".

Gli scout sono dei bambini vestiti da cretini, guidati da cretini vestiti da bambini.
Questa frase, in lingua italiana, è spesso attribuita a George Bernard Shaw. In realtà si tratta di una battuta dell'attore statunitense Jack Benny (pseudonimo di Benjamin Kubelsky, 1894-1974), la cui forma corretta, come citata su New Society (1975), è la seguente: "A scout troop consists of twelve little kids dressed like schmucks following a big schmuck dressed like a kid" (Un gruppo scout è composto da dodici bambini vestiti come dei cretini guidati da un grande cretino vestito come un bambino).

Gli uomini discutono, la natura agisce.
In francese: Les hommes discutent la nature agit.
Questa affermazione è attribuita a Voltaire, ma nessun sito o libro (anche in lingua francese) in cui è citata indica la fonte. Ebbene la frase si trova nel Dizionario filosofico (1764) di Voltaire, ma è leggermente diversa da come viene citata; questo il brano in cui si trova: "Dopo avere discusso sullo spirito, sulla materia, si finisce sempre per non riuscire a intendersi. Nessun filosofo, con le proprie forze, ha potuto sollevare il velo che la natura ha steso su tutti i princìpi primi delle cose; quelli discutono, e la natura agisce. (Quand on a bien disputé sur l’esprit, sur la matière, on finit toujours par ne se point entendre. Aucun philosophe n’a pu lever par ses propres forces ce voile que la nature a étendu sur tous les premiers principes des choses; ils disputent, et la nature agit). Dunque, volendo essere precisi, Voltaire non si riferisce tanto agli "uomini" in generale, quanto ai filosofi; pertanto la citazione per essere più fedele dovrebbe essere: "I filosofi discutono, la natura agisce".

Gli uomini fanno progetti e gli dèi sorridono.
Questa frase (a volte citata anche così: Gli uomini progettano e gli dèi sorridono) si trova citata come epigrafe all'inizio del film Amnèsia (2002) di Gabriele Salvatores, ma pochi sanno che si tratta della citazione dal libro Per amore di una donna (1994) dello scrittore israeliano Meir Shalev. Detto questo, bisogna anche dire che la frase di Shalev è a sua volta la citazione di un antico proverbio yiddish: "L'uomo pianifica, Dio ride". Anche nella forma: "Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti" (spesso attribuito a Woody Allen).

Gli uomini si sbagliano, i grandi uomini confessano di essersi sbagliati.
In francese: Les hommes se trompent, et les grands hommes avouent qu'ils se sont trompés.
Questa citazione è immancabilmente attribuita a Voltaire. In realtà si tratta di una frase di Bernard le Bovier de Fontenelle, citata da Voltaire in una lettera del 1738  a M. Rameau: "Comme dit M. de Fontenelle, les hommes se trompent, et les grands hommes avouent qu'ils se sont trompés.].

Governare gli italiani non è difficile, è inutile.
Questa frase è attribuita al politico italiano Giovanni Giolitti (1842-1928), più volte presidente del Consiglio dei ministri, e a Benito Mussolini (1883-1945). Per quanto riguarda il primo, secondo un aneddoto, non sappiamo quanto veritiero, un giornalista chiese una volta a Giolitti: “Ministro, è difficile governare gli italiani?” E il ministro rispose candidamente: “No, è inutile”. In Consigli per un paese normale, Enzo Biagi dice: "Viviamo in un Paese per molti versi straordinario, per tanti altri difficile: un suo antico premier, Giovanni Giolitti, era convinto che «governare gli italiani non è difficile, è inutile»". È documentato, invece, che Mussolini a una domanda del giornalista tedesco Emil Ludwig sulla difficoltà di governare un popolo come quello italiano, ebbe a rispondere: “Difficile? Ma per nulla. È semplicemente inutile!” (Colloqui con Mussolini, 1932). Non si può escludere, comunque, che Mussolini ricalcasse una frase di Giolitti, come affermato, ad esempio, da Francesco Cossiga nel libro Italiani sono sempre gli altri (2007): "L'idea di «sagomare» il carattere degli italiani fu un fallimento apocalittico. Mussolini se ne accorse solo a tempo scaduto: «Non è difficile governare gli italiani. È inutile», si trovò a dire sconfortato nella primavera del 1945 - riecheggiando», la convinzione di Giolitti". (Da notare che secondo Cossiga, Mussolini avrebbe pronunciato la frase nel 1945 e non nel 1932, come detto sopra). Insomma, non è ancora chiaro a chi si debba attribuire definitivamente la frase; se scoveremo altre notizie in merito, le aggiungeremo su questa pagina.

Governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno.
Questa frase si trova citata in lingua italiana in decine di siti e in quasi altrettanti libri, ed è sempre attribuita a Michel de Montaigne (1533-1592) il quale l'avrebbe scritta nei suoi Saggi. Eppure tale frase non si trova nell'opera di Montaigne, a meno che non si voglia dedurla, ma in maniera un po' forzata, dal seguente passo presente nei Saggi: "Conquistare una breccia, condurre un’ambasceria, governare un popolo, sono azioni brillanti. Rimproverare, ridere, vendere, pagare, amare, odiare e conversare con i familiari e con se stesso con dolcezza ed equilibrio, non cedere, non smentirsi: è cosa più rara, più difficile, e meno notevole. Le vite ritirate adempiono in tal modo, checché se ne dica, doveri altrettanto o più duri e impegnativi di quanto facciano le altre vite". (Gagner une brèche, conduire une ambassade, régir un peuple, ce sont actions éclatantes. Tancer, rire, vendre, payer, aimer, haïr, et converser avec les siens, et avec soi-même, doucement et justement : ne relâcher point, ne se démentir point : c’est chose plus rare, plus difficile, et moins remarquable. Les vies retirées soutiennentj par là, quoi qu’on die, des devoirs autant ou plus âpres et tendus que ne font les autres vies). È più probabile che la paternità della frase, spetti all'italiano Giulio Raimondo Mazzarino (in francese Jules Raymond Mazarin, 1602-1661), cardinale e Principale Ministro sotto il regno di Luigi XIV. Ciò, almeno, secondo quanto riportato nel Dictionnaire universel contenant generalement tous les mots francois, compilato da Antoine Furetiere e M. Basnage de Beauval nel 1727, in cui si legge: "On dit que le Cardinal Mazarin trouvoit-plus de peineà gouverner sa famille qu'à gouverner le Royaume": "Si dice che il cardinale Mazzarino trovasse più difficile governare la propria famiglia che il Regno".

Gran brutta malattia il razzismo.
Più che altro strana: colpisce i bianchi, ma fa fuori i neri. (Albert Einstein?)

Gran brutta malattia il razzismo. Più che altro strana: colpisce i bianchi, ma fa fuori i neri.
Questa citazione è attribuita (a quanto pare solo in Italia) ad Albert Einstein. In realtà si tratta di una battuta del disegnatore satirico Alberto Cottin di Treviso, noto con lo pseudonimo di Albert. Qualcuno, evidentemente, ha scambiato il nome "Albert" per un amichevole riferimento al grande scienziato, e, come spesso accade, tale falsa attribuzione si è diffusa rapidamente su internet. Questa battuta, tra l'altro, si trova correttamente citata nel celebre Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano (Einaudi, 1991) di Gino e Michele. Bisogna dire, però, che Einstein avrebbe sicuramente condiviso la battuta. Egli, infatti, in una lettera del 1946 indirizzata in qualità di membro del NAACP (National Association for the Advancement of Colored Peopleal) a William Edward Burghardt Du Bois, difensore dei diritti civili degli afroamericani, definisce il razzismo dei bianchi nei confronti dei neri "la peggiore malattia dell'America" ("racism is America's worst disease").

Grazie a Dio sono ateo.
Questa battuta è attribuita, giustamente, al grande regista spagnolo (naturalizzato messicano) Luis Buñuel, anche se la citazione corretta dovrebbe essere: "Grazie a Dio sono ancora ateo" (Gracias a Dios, todavía soy ateo). Tale frase, pare che fu pronunciata dal regista alla notizia, per lui assai poco esaltante, di un possibile conferimento del Premio OCIC (Organizzazione Cattolica Internazionale per il Cinema e gli Audiovisivi) per il suo film Nazarin (1958), storia di un giovane sacerdote che prova a vivere mettendo in pratica i principi evangelici: "Se me lo avessero dato, sarei stato costretto a suicidarmi", dichiarò  Buñuel, "Grazie a Dio, sono ancora ateo" (Si me la hubiesen dado, me habría visto obligado a suicidarme... Gracias a Dios, todavía soy ateo). Detto questo, non tutti sanno che una battuta simile venne in mente, già molto tempo prima di Buñuel, anche al fisico e aforista tedesco Georg Lichtenberg, il quale, verso la fine del '700, scriveva nei suoi brogliacci pubblicati postumi: "Ringrazio il buon Dio mille volte di avermi fatto diventare ateo" (Ich danke es dem lieben Gott tausendmal, dass er mich zum Atheisten hat werdenlassen).

H
Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili.
Questa frase è l'inizio di un brano che circola su internet attribuito a Charlie Chaplin. In realtà si tratta dei primi versi di una poesia, intitolata Vita, del giovane poeta brasiliano Augusto Branco (Porto Velho, 1980), pseudonimo di Nazareno Vieira de Souza. Si tratta, insomma, del solito stratagemma di attribuire la citazione di un autore sconosciuto a a un personaggio celebre per darle maggiore diffusione su internet. Ecco qui di seguito il testo integrale in italiano (traduzione di autore sconosciuto che si trova sul web) seguito dal testo originale in portoghese.
Vita. "Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e... ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)... ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca... e anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante!".
Vida. Já perdoei erros quase imperdoáveis, / tentei substituir pessoas insubstituíveis / e esquecer pessoas inesquecíveis. / Já fiz coisas por impulso, / já me decepcionei com pessoas / que eu nunca pensei que iriam me decepcionar, / mas também já decepcionei alguém. / Já abracei pra proteger, / já dei risada quando não podia, / fiz amigos eternos, e amigos que eu nunca mais vi. / Amei e fui amado, / mas também já fui rejeitado, / fui amado e não amei. / Já gritei e pulei de tanta felicidade, / já vivi de amor e fiz juras eternas, e quebrei a cara muitas vezes! / Já chorei ouvindo música e vendo fotos, / já liguei só para escutar uma voz, / me apaixonei por um sorriso, / já pensei que fosse morrer de tanta saudade / e tive medo de perder alguém especial (e acabei perdendo). / Mas vivi! E ainda vivo! / Não passo pela vida. / E você também não deveria passar! / Viva!! Bom mesmo é ir à luta com determinação, / abraçar a vida com paixão, / perder com classe / e vencer com ousadia, / porque o mundo pertence a quem se atreve / e a vida é muito para ser insignificante.

Ho poche idee, ma confuse. 
Questa frase è spesso attribuita a Ennio Flaiano (a oggi, tutti i maggiori siti di aforismi e citazioni la attribuiscono a lui), ma si tratta in realtà di un pensiero del suo amico Mino Maccari, che Ennio Flaiano cita in Diario notturno (1956): "Poco dopo incontro Mino Maccari, cupo, che mi confida: 'Ho poche idee, ma confuse'". In un altro brano dei suoi taccuini risalente al 1952, sempre Flaiano scrive: "Mino Maccari [...] ha degli improvvisi sconfortati silenzi durante i quali sembra che voglia dire chissà che cosa importante, poi di colpo si mette a ridere. 'Questa notte ho pensato lungamente a me stesso, cercando di tirar fuori una filosofia della mia vita. Tutto quello che sono riuscito a capire di me stesso l'ho scritto in questo foglietto. Leggi'. Sul foglio c'è scritto: '1) Non so contro chi credere. 2) Ho poche idee ma confuse. 3) Cercavo un impiego, ho trovato un lavoro. 4) Ho una famiglia da farmi mantenere. 5) Stento molto a capire, ma alla fine non capisco niente'".

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