2015-03-15

Citazioni errate e Frasi dubbie M-Q

Elenco di frasi false e di dubbia attribuzione che circolano sul web, le cui iniziali cominciano con le lettere che vanno dalla M alla Q. Se hai qualche precisazione da fare per migliorare questa sezione, oppure desideri segnalare una citazione che hai trovato sul web e sulla cui autenticità hai dei dubbi, contatta pure Aforismario attraverso il form nel menu a destra. Se, inoltre, sei interessato alla spiegazione di alcune frasi, cerca la pagina "Significato di frasi e citazioni" attraverso l'apposita casella qui a destra.
Qualunque frase priva di fonti bibliografiche certe, su internet la potrete trovare
attribuita nel 99% dei casi a: Oscar Wilde, Jim Morrison o Albert Einstein
e per il restante 1% a un altro autore sbagliato. (Aforismario)
M
  • Mai imputare alla malizia ciò che si spiega adeguatamente con l'incompetenza.
Accertare con sicurezza l'autore di questa frase è molto difficile, se non impossibile. In certi casi, infatti, è attribuita a Napoleone Bonaparte: "N'attribuez jamais à la malveillance ce qui s'explique très bien par l'incompétence"; in altri casi, con qualche lieve variazione, ad autori più o meno noti come: William James (grande psicologo) o Robert J. Hanlon (?): "Mai attribuire alla malizia ciò che può essere spiegato adeguatamente dalla stupidità", (Never attribute to malice that which is adequately explained by stupidity). La frase, nota come "rasoio di Hanlon", e che è citata anche in La legge di Murphy II (1980) di Arthur Bloch, potrebbe essere il rifacimento  di un concetto espresso in Logica dell'Impero (1941) dallo scrittore di fantascienza Robert Anson Heinlein: "Hai attribuito a malvagità circostanze che si spiegano più semplicemente con la stupidità" (You have attributed conditions to villainy that simply result from stupidity). 

Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa.
(Fidel Castro - disegno di Andrea Pazienza)
  • Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa.
Questa frase è spesso attribuita, ma soltanto in Italia, al fumettista Andrea Pazienza, che la riporta in Le straordinarie avventure di Penthotal (1982). Secondo molti, però, la frase sarebbe una citazione di Che Guevara, al punto che quando Roberto Benigni, nel 2011, durante lo show di Fiorello su Raiuno cita la frase "Non bisogna mai tornare indietro, nemmeno per prendere la rincorsa", attribuendola ad Andrea Pazienza, sui social network (e persino su alcuni quotidiani) si è scatenato un piccolo putiferio in difesa del grande rivoluzionario argentino. Tuttavia, se si fa una piccola ricerca sul web in lingua spagnola, ci si accorge che la frase non è nemmeno del "Che", ma del rivoluzionario cubano Fidel Castro, come citato in diversi testi quali, per esempio Obra revolucionaria (1961) oppure Pueblo y Democracia 1986-1999 (Fidel Castro e Dolores Guerra, 2008) dove si legge: "Al pueblo lo que le interesa es que la Revolución siga adelante sin perder un minuto, que siga adelante sin dar un solo paso atrás ni para coger impulso". (Ciò che interessa al popolo è che la Rivoluzione vada avanti senza perdere un minuto, che vada avanti senza fare un passo indietro nemmeno per prendere la rincorsa). Si potrebbe aggiungere che questa frase non è forse neppure di Fidel Castro, nel senso che si tratta di un modo di dire che probabilmente era già in uso nel linguaggio popolare, ma di questo, per ora, non abbiamo conferma.

  • Mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliare.
Questa sorta di slogan è attribuito, in Italia, a Marcello Marchesi, il quale era solito citare frasi altrui. Tuttavia la frase originale, conosciuta in diverse lingue e varianti, pare sia comparsa per la prima volta come graffito sul muro di un’università statunitense nel 1968: "Eat shit. One billion flies can’t be wrong" (Mangia merda. Un miliardo di mosche non possono sbagliare).  L'autore, ovviamente, è sconosciuto.

  • Mantenersi, il mio verbo preferito, tenersi per mano. Ti può bastare per la vita intera, un attimo, un incontro. Rinunciarvi è folle sempre e comunque.
Questa frase è attribuita a Erri De Luca e, secondo quanto indicato in alcuni siti, sarebbe tratta dal suo romanzo I pesci non chiudono gli occhi (2010). Ebbene, leggendo il brano originale ci si accorge che è abbastanza diverso da quello citato: "Mantenere: a dieci anni era il mio verbo preferito. Comportava la promessa di tenere per mano, mantenere". Questo è uno dei tanti esempi di quanto siano affidabili i siti di aforismi italiani.

  • Mantieni sempre la tua innocenza infantile qualunque cosa succeda. È la cosa più importante. 
Questa citazione è attribuita a Federico Fellini, ed è diffusa come tale dai soliti siti di aforismi. In realtà si tratta di una frase pronunciata nel film Sotto il sole della Toscana (2003) da Katherine, personaggio interpretato da Lindsay Duncan: "No matter what happens, always keep your childish innocence. It's the most important thing". (Qualunque cosa succeda, mantieni sempre la tua innocenza infantile. È la cosa più importante). Maliziosamente, potremmo anche aggiungere che si tratta di uno di quei film che accostare al nome di Fellini è quasi un sacrilegio...

  • Meglio essere vigliacchi per un minuto che morti per il resto della vita!
In inglese: It is better to be a coward for a minute than dead for the rest of your life.
Questa battuta nella maggior parte dei siti di aforismi italiani è attribuita al "solito" Woody Allen, ma si tratta di un proverbio, probabilmente di origine irlandese.

  • Mettere incinta una donna e poi sposarla, è come pisciare in un cappello e poi metterselo in testa. 
Questa citazione (diffusa anche in una forma un po' più volgare: "L'uomo che mette incinta una sgualdrinella e poi la sposa, è come se cacasse nel proprio cappello e poi se lo schiaffasse in testa"), è attribuita unanimemente al politico inglese Samuel Pepys, e secondo autorevoli antologie di citazioni (come ad esempio l'Enciclopedia delle citazioni di Elena Spagnol pubblicata da Garzanti nel 2000) essa sarebbe tratta dal suo celebre Diario (1660/69). Tuttavia, da una ricerca diretta, la frase nel voluminoso Diario non sembra essere presente; né si trova cercando su internet la medesima frase nelle possibili traduzioni in lingua inglese. Diciamo, dunque, che questa citazione seppure non possiamo dire sia attribuita in maniera errate, rimane per lo meno dubbia.

  • Mi odino pure purché mi temano.
In latino: Oderint dum metuant.
Questa citazione (letteralmente: Odino, purché temano) è spesso attribuita a Cicerone, ma si tratta di un antico detto latino, la cui prima attestazione conosciuta si trova nell'opera Atreo (Atreus, I sec.) del poeta latino Lucio Accio. Secondo quanto riferisce Svetonio, tale espressione fu assunta come motto da Caligola, mentre Tiberio, sempre secondo lo scrittore romano, preferiva: "Oderint dum probent": ‘‘Mi odino, purché approvino’’. L'errata attribuzione a Cicerone è dovuta al fatto che anche questi, come altri autori dell'antichità, cita la frase nella sua opera Sui doveri (De officiis 44 a.e.c.), ma attribuire a un autore una frase solo perché la cita è un errore piuttosto grossolano.

N
  • Ne’ guai non ci vuol pianto ma consiglio.
Questa frase è attribuita a Giacomo Leopardi in tutti i siti web in cui è citata, e in effetti si trova nello Zibaldone, ma si tratta della traduzione di alcuni versi del Sardius, commedia di Filemone di Siracusa (III sec. a.e.c.), traduzione che secondo alcuni studiosi (vedi Giuseppe Pacella, 1991) Leopardi non fa dall'originale, ma da una contraffazione latina dell'umanista francese Antoine Muret (1526-1585). I versi tradotti da Leopardi sono i seguenti:

Padron, se con lamenti e con rammarichi / Si rimediasse a le nostre miserie, / Bisognerebbe comperar le lagrime / A peso d’or: ma queste tanto possono / Le disgrazie scemar, quanto le prefiche / Svegliare i morti con le loro istorie: / Ne’ guai non ci vuol pianto ma consiglio.


  • Nei sogni cominciano le responsabilità. 
In inglese: In dreams begins responsibility.
Questa citazione è spesso attribuita − soprattutto in Italia − allo scrittore giapponese Haruki Murakami, il quale, in effetti la scrive nel suo Kafka sulla spiaggia (Umibe no Kafuka, 2002), ma lo fa citando esplicitamente una "poesia di Yeats". Molti, in effetti, pensano si tratti del titolo di una poesia del poeta irlandese William Butler Yeats (1865-1939), in realtà Yeats mette questa frase in epigrafe alla sua poesia Responsabilità (Responsibilities 1914) citandola come "vecchio detto". Dunque il vero autore della frase è sconosciuto. (Tra parentesi, esiste anche un libro abbastanza famoso negli Stati Uniti, pubblicato nel 1938 dallo scrittore Delmore Schwartz, dal titolo In dreams begin responsibilities).


  • Nei tempi antichi, barbari e feroci, i ladri s'appendevano alle croci: ma nei presenti tempi più leggiadri, s'appendono le croci in petto ai ladri.
Questa frase (in realtà dei versi), ha avuto in epoca recente una certa popolarità su internet, per essere stata citata [2015] dallo scrittore Roberto Saviano, il quale l'ha attribuita a Giuseppe Mazzini (1805-1872). Tale attribuzione è molto diffusa, ma priva di fonti bibliografiche sicure. Secondo alcuni (che per questo hanno criticato Saviano), il vero autore della frase sarebbe il poeta, e patriota italiano Felice Cavallotti (1842-1898), e si troverebbe nella sua Lettera agli onesti di tutti i partiti (1895): "In tempi men leggiadri e più feroci / i ladri s'appendevano alle croci; / in tempi men feroci e più leggiadri / s'appendono le croci in petto ai ladri". Ma basta leggere la lettera per rendersi conto che di questi versi non c'è traccia. Un'altra attribuzione che circola sul web è quella al poeta e patriota italiano Giuseppe Ricciardi (1808-1882), il quale, in effetti, riporta i suddetti versi in una sua poesia ironica del 1870 intitolata Nel sapere della mia impiccaggione in effige: "Ne’ miei verd’anni udii suonar sovente / Questo epigramma di scherzoso autore, / Istizzito in veder ch’a una vil gente / Del prence in nome si rendesse onore: / "Se in tempi men leggiadri e più feroci / I ladri s'appendevano alle croci, / Ora, in dì men feroci e più leggiadri,  / S’appendono le croci in petto ai ladri". Come si può notare, Ricciardi cita uno "scherzoso autore" che resta, dunque, sconosciuto. Andando ancora indietro nel tempo, si trova un'altra attribuzione, questa volta al poeta e librettista italiano Giovanni Battista Casti (1724-1803). In un articolo de La voce del Campidoglio del 1848 si legge: "Ah! quanto è caro quel Abbate Giovan Battista Casti con que' suoi Animali linguacciuti peggio delle donne! Oh! quanto è amabile quando canta... di che?... di tutto. Tutto è Canto d'usignuolo in bocca di lui. E quando parla di Crociati (intendiamo veh! di Crociati de' suoi tempi, pe' nostri non basta un canto). Uditelo, uditelo: In tempi men leggiadri e più feroci / S'appendevano i ladri in sulle croci; In tempi men feroci e più leggiadri / S' appendono le croci in petto ai ladri". Sembrerebbe, dunque, non esservi più alcun dubbio che i versi siano di Giovanni Battista Casti, ma esaminando il volume con le sue Opere complete (1839), che contiene anche Gli animali parlanti (1802) cui si fa riferimento nell'articolo, i versi non compaiono. In conclusione, fin quando non si avranno altre notizie in merito, questi versi sarebbe meglio attribuirli ad autore sconosciuto, anche perché potrebbe trattarsi di un vecchio detto, così come viene riportato nell'ottimo Dizionario dei proverbi italiani di Carlo Lapucci (2007): In tempi men leggiadri e più feroci / i ladri s’appendevano alle croci; / in tempi men feroci e più leggiadri / s’appendono le croci in petto ai ladri".


  • Nel paese dei ciechi, l'uomo con un occhio solo è re.
In inglese: In the land of the blind, the one-eyed man is king.
Questa frase si trova citata nel film di Steven Spielberg Minority report (2002), ma non tutti sanno che si tratta di un antico detto di origine latina, che è possibile leggere anche nella raccolta di proverbi e sentenze di Erasmo da Rotterdam Adagia (1500-1536): "In regione caecorum rex est luscus" (Nella terra dei ciechi, l'orbo è re).

  • Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.
In inglese: In a time of universal deceit, telling the truth is a revolutionary act.
Questa celebre frase è universalmente attribuita a George Orwell, ma non si trova in alcuna delle sue opere, comprese 1984 La fattoria degli animali. Il vero autore è, per ora, sconosciuto.

  • Nel vero amore è l'anima che abbraccia il corpo.
Questa frase, assai diffusa su internet e ripetuta anche in molti libri, è quasi sempre attribuita a Friedrich Nietzsche, che in effetti la scrive in Al di là del bene e del male (1886), ma citando un altro autore, di cui purtroppo non dice il nome: "La più castigata frase che abbia udito: "Dans le véritable amour c'est l'àme, qui enveloppe le corps" (Nel vero amore è l'anima che avvolge il corpo). Ma chi è allora il misterioso autore di questo "castigato" pensiero? Secondo alcuni scrittori francesi [ad esempio: Olivier Clément (1991) e Jean-Paul Santerre (2000)] si tratterebbe di Stendhal, cosa abbastanza probabile, anche se per ora Aforismario non ha trovato riscontri.

  • Nell'amore di gruppo c'è almeno il vantaggio che uno può dormire.
Questa battuta è spesso attribuita, ma solo in italiano, a Woody Allen; persino la versione italiana di Wikiquote gliela attribuisce, indicando come fonte il libro di Franco Fontanini Piccola antologia del pensiero breve (Liguori Editore, 2007). In realtà si tratta di un aforisma di Ennio Flaiano tratto da Frasario essenziale per passare inosservati in società (taccuino del 1969 pubblicato postumo nel 1986): "Vede, nell'amore di gruppo c'è almeno il vantaggio che uno può dormire".

  • Nella vita e nella morte ci sono le cose vere e le cose supposte. Le cose vere, mettiamole da parte, ma le supposte? le supposte dove le mettiamo?
Questa popolare battute è tratta dal film Totò, Peppino e... la dolce vita (1961) di Sergio Corbucci, che vede come protagonisti Totò e Peppino De Filippo. La battuta, però, non è pronunciata da Totò, come spesso si legge su internet, ma dalla medium Norma durante una seduta spiritica.

  • Nessuna donna si sposa per denaro: sono tutte così astute, prima di sposare un milionario, da innamorarsene.
Questa frase si trova in diversi siti attribuita a Cesare Pavese, ma è la citazione infedele di un suo aforisma annotato ne Il mestiere di vivere (1935/50 - postumo 1952): "Nessuna donna fa un matrimonio d'interesse: tutte hanno l'accortezza, prima di sposare un milionario, d'innamorarsene". Questo, purtroppo, non è l'unico caso in cui il pensiero di un grande autore italiano sia riportato in maniera errata; su alcuni dei più frequentati siti di aforismi si trovano citazioni infedeli di autori come: Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi o Umberto Eco. Basterebbe questo per non fare più affidamento sui siti di citazioni.

  • Nessuno è ateo in trincea.
In inglese: There are no atheists in foxholes.
Questa frase è attribuita, ma solo in Italia, a Marcello Marchesi, il quale, in effetti la scrive nel suo Il malloppo (1971). Persino Umberto Eco la cita come battuta certamente sua, e nella rubrica La bustina di minerva (l'Espresso, 17 aprile 2012) scrive: "Certamente alcune erano tratte dall'immenso repertorio del comico corrente, e rimane indeciso se fosse davvero sua "Diamo a Cesare quel che è di Cesare: ventitre* pugnalate". Ma basterebbe ricordare (che so) "Il sesso è sporco? basta lavarlo. L'importante è che la morte ci trovi vivi. Domine subisco. Dal mio fioraio le corone da morto le fa la nonna, così si abitua all'idea. Nessuno è ateo in trincea". In realtà la frase era già nota da tempo (fu citata, per esempio, dal presidente americano Eisenhower in un discorso trasmesso dalla Casa Bianca  nel 1954), e anche se non se ne conosce con certezza l'autore, era già attribuita al reverendo William Thomas Cummings nel 1944 su Records of the American Catholic Historical Society of Philadelphia: "There are no atheists in foxholes" (Non ci sono atei in trincea). In lingua inglese, la frase è comunque più spesso attribuita al corrispondente di guerra statunitense Ernie Pyle (1900-1945). [*Riportiamo la parola "ventitre" senza accento come nell'articolo].

  • Nevrotico: colui che costruisce castelli in aria. Psicotico: colui che vi abita. Psichiatra: colui che riscuote l'affitto. 
In inglese: A neurotic is a man who builds a castle in the air. A psychotic is the man who lives in it. A psychiatrist is the man who collects the rent.
La paternità di questa battuta è assai incerta. In alcune raccolte di citazioni l'autore risulta sconosciuto; in altre è attribuita allo scrittore statunitense Jerome Lawrence (1915-2004), oppure a un certo Lord Robert Webb-Johnstone (1879-?). Secondo l'Oxford Dictionary of Humorous Quotations (1995-2013), curato da Gyles Brandreth, si tratterebbe di un detto anonimo conosciuto sin dagli anni '50 del XX secolo.

  • Niente è più necessario del superfluo.
Questa citazione ha assunto di recente una certa popolarità per essere stata pronunciata nel film di Roberto Benigni La vita è bella (1997) dal personaggio Eliseo Orefice (Giustino Durano). Non tutti sanno, però, che si tratta di un proverbio, come attestato, per esempio, in Carlo Lapucci, Dizionario dei proverbi italiani (Mondadori 2007). Bisogna dire, inoltre, che il concetto è stato espresso nel corso dei secoli in diverse forme dai più svariati autori; si vedano ad esempio: "Molti considerano necessario soltanto il superfluo" (Montesquieu, I miei pensieri, 1716-55); "Il superfluo, cosa quanto mai necessaria (Voltaire, Le Mondain, 1736); "Viviamo in un'epoca in cui le cose superflue sono le uniche necessarie (Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, 1891). [Sul sito Aforismario puoi trovare un'intera raccolta di citazioni sul rapporto tra il superfluo e il necessario].

  • Non c'è cuscino più morbido di una coscienza tranquilla.
In inglese: There is no pillow so soft as a clear conscience.
Questa frase è comunemente attribuita a Kenneth Blanchard o a John Wooden. Si tratta, invece, di un proverbio francese lievemente modificato: "Une bonne conscience est un doux oreiller", "Una buona coscienza è un morbido cuscino".

  • Non c'è mai una seconda occasione per fare una buona prima  impressione.
In inglese: You never get a second chance to make a first impression; oppure: Never get a second chance to make a first impression.
In spagnolo: Nunca tendrás una segunda oportunidad para causar una buena primera impresión.
In francese: Vous n'aurez jamais une deuxième chance de faire une bonne première impression; oppure: On n'a pas une deuxième chance de faire une bonne première impression.
Questa frase, nota anche nelle seguenti forme: "Non c'è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta." oppure "Non ti viene mai offerta una seconda possibilità di fare una prima buona impressione", oltre che ai soliti Oscar Wilde e George Bernard Shaw, è per lo più attribuita, in lingua inglese, all'attore comico americano Will Rogers; in lingua francese allo scrittore Marc Levy e a Coco Chanel. In realtà si tratta di un vecchio detto, dunque anonimo, attribuito di volta in volta a questo o a quell'altro personaggio.

  • Non c'è niente di più profondo di ciò che appare in superficie.
Questa frase, che circola sul web in lingua italiana, è attribuita a Georg Wilhelm Friedrich Hegel, ma non esiste alcuna prova certa. Per quanto Aforismario non abbia grande simpatia per Hegel, è difficile attribuirgli la paternità di un pensiero così banale e anche abbastanza insulso. Se però qualcuno dovesse conoscere la fonte di questo pensiero e confermare che è del filosofo tedesco, non ha che da segnalarlo ad Aforismario, che sarà lieto di rettificare la sua opinione.

  • Non c'è nulla che calmi lo spirito come un rum e la vera religione.
Questa citazione è spesso attribuita, ma solo in lingua italiana, al solito Albert Einstein, e con tale paternità è diffusa da alcuni fra i più popolari siti di aforismi. In realtà si tratta di due versi tratti dal Don Giovanni (1819-1824) di George Gordon Byron: "There's nought, no doubt, so much the spirit calms / as rum and true religion: thus it was", in italiano: "Non v'è nulla, senza dubbio, che calmi lo spirito come il rum e la vera religione".

  • Non c'è nulla di nobile nell'essere superiore a un altro uomo. La vera nobiltà sta nell'essere superiore alla persona che eravamo fino a ieri. 
In inglese: There is nothing noble about being superior to some other man. The nobility is being superior to your previous self.
Questa frase è spesso attribuita a Samuel Johnson o a Ernest Hemingway. In realtà pare si tratti di un antico proverbio indù.

  • Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.
Vedi nella pagina delle Citazioni errate A-F: Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo.

  • Non conviene fare sesso. Dura poco, si fa una gran fatica e la posizione è ridicola.
Questa battuta rivela in maniera esemplare quanto sia scarsa l'affidabilità di molti siti italiani di aforismi, che non solo l'attribuiscono erroneamente a Luciano De Crescenzo, ma la citano pure in modo infedele. La frase, infatti, da sempre attribuita (ma senza alcuna certezza) al nobile e politico inglese Philip Dormer Stanhope Chesterfield (1694-1773), viene citata dallo stesso De Crescenzo nel suo libro Le donne sono diverse (Mondadori 1999) in questi termini: "Un giorno Lord Philip Chesterfield disse: "Non conviene fare sesso: la fatica è tanta, il godimento è breve e la posizione è ridicola!". In lingua inglese, la frase è diffusa nella seguente forma: "Sex is overrated: the pleasure is momentary, the position ridiculous, and the expense damnable" (Il sesso è sopravvalutato: la posizione è ridicola, il piacere passeggero e la spesa eccessiva).

  • Non deve essere cara la felicità. Se è cara non è di buona qualità.
Questa frase è stata pronunciata da Roberto Benigni durante l'edizione del Festival di Sanremo del 2011 (Per essere felici deve bastare poco, non deve essere cara la felicità. Se è cara non è di buona qualità), ma non tutti sanno che si tratta di una citazione di François-René de Chateaubriand, che in Memorie d'oltretomba (1849-50, postumo) scrive: "Le vrai bonheur coûte peu; s'il est cher, il n'est pas d'une bonne espèce" (La vera felicità costa poco: se è cara, non è di buona qualità).

  • Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza.
In inglese: Never argue with an idiot; they'll drag you down to their level and beat you with experience.
Questa frase è attribuita a diversi autori, tra i quali: Mark Twain, George Carlin e l'immancabile Oscar Wilde. Ma non esiste, a oggi, alcuna prova documentale che ci consenta di attribuirla con sicurezza all'uno o all'altro. Secondo alcuni, la frase si troverebbe nel libro di Arthur Bloch La legge di Murphy, confondendola, evidentemente, con quella simile ivi presente: "Non discutere mai con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza" (Prima legge del dibattito, La legge di Murphy, 1977). Qui di seguito, altre due frasi abbastanza simili a quelle riportate sopra, ma di epoca più remota:
Quando si hanno di fronte degli imbecilli o dei matti, c'è un modo solo di dimostrarsi intelligenti: non parlare con loro.
Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, 1851
Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza per non divenire anche tu simile a lui.
Libro dei Proverbi, Antico Testamento, V sec. a.e.c.

  • Non dite: "Ho trovato la felicità" ma piuttosto: "Ho trovato una felicità". 
Questa frase si trova attribuita a Kahlil Gibran, ma si tratta della falsificazione di un suo pensiero riportato ne Il profeta (1923) in cui Gibran parla di "verità" e non di "felicità: Non dite: "Ho trovato la verità", ma piuttosto: "Ho trovato una verità" (Say not: "I have found the truth", but rather "I have found a truth".

Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno quella più intelligente,
ma la specie più predisposta al cambiamento.(Charles Darwin?)
  • Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno quella più intelligente, ma la specie più predisposta al cambiamento.
In inglese: It is not the strongest of the species that survives, nor the most intelligent that survives. It is the one that is most adaptable to change.
Questa frase (conosciuta anche in diverse forme, come ad esempio: "Non è la specie più forte o la più intelligente che sopravvive, ma quella che riesce a gestire meglio il cambiamento" oppure "Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno quella più intelligente, ma la specie che si adatta meglio al cambiamento") è attribuita, e non solo in lingua italiana, a Charles Darwin. Secondo alcuni la frase si troverebbe (ovviamente) ne L'origine delle specie (On the Origin of Species, 1859), ma non è così. La citazione è evidentemente una'estrema sintesi della teoria evoluzionistica di Darwin, ma questi non l'ha mai scritta in questi termini. Ecco, per conoscenza, alcune sue riflessioni dalle quali si può desumere, in qualche modo, il concetto esposto nella frase sopra citata: "Poiché nascono molti più individui di ogni specie di quanti possono sopravvivere e poiché, di conseguenza, vi è una ricorrente lotta per la vita, ne segue che qualsiasi essere che varia in modo per lui vantaggioso in condizioni di vita complesse e talvolta mutevoli avrà una maggiore possibilità di sopravvivere e dunque di essere selezionato naturalmente". "Qualunque sia la causa di ogni piccola differenza nella discendenza rispetto ai progenitori - e deve esserci una causa per ognuna di esse -, è l’accumulazione costante, mediante la selezione naturale, di tali differenze, quando siano vantaggiose per l’individuo, a dare origine a tutte le più importanti modificazioni di struttura che mettono in grado gli innumerevoli esseri viventi di lottare tra loro e consentono ai meglio adattati di sopravvivere" (Charles Darwin, L'origine delle specie, Rizzoli 2009, traduzione di Giuliano Pancaldi).

  • Non è la voce che comanda la storia: sono le orecchie.
Questo pensiero è attribuito a Italo Calvino da diversi siti italiani di aforismi, ma la citazione corretta, tratta da Le città invisibili (1972), è la seguente: Chi comanda al racconto non è la voce: è l'orecchio. Tra l'altro, per comprenderne bene il significato, sarebbe meglio citarlo in maniera più estesa, così: "Io parlo, parlo [...], ma chi m'ascolta ritiene solo le parole che aspetta. Altra è la descrizione del mondo cui tu presti benigno orecchio, altra quella che farà il giro dei capannelli di scaricatori e gondolieri sulle fondamenta di casa mia il giorno del mio ritorno, altra ancora quella che potrei dettare in tarda età, se venissi fatto prigioniero da pirati genovesi e messo in ceppi nella stessa cella di uno scrivano di romanzi d'avventura. Chi comanda al racconto non è la voce: è l'orecchio".

  • Non è nelle stelle che è conservato il nostro destino, ma in noi stessi.
In inglese: It is not in the stars to hold our destiny but in ourselves.
Questa citazione, spesso anche in lingua originale, è attribuita a William Shakespeare. Secondo alcuni si troverebbe nell'Amleto, ma da una ricerca effettuata sia in lingua italiana sia in lingua inglese, la citazione non risulta. È probabile, dunque, che si tratti di una sintesi arbitraria (che ha avuto molta fortuna) fatta su alcuni versi tratti dal Giulio Cesare di Shakespeare: "Gli uomini, in certi momenti, sono padroni del loro destino. / La colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, / ma di noi stessi, che siamo degli schiavi" (Men at some time are masters of their fates. / The fault, dear Brutus, is not in our stars / But in ourselves, that we are underlings).

  • Non importa quante volte cadi, quello che conta è la velocità con cui ti rimetti in piedi.
Questa citazione ha avuto una certa diffusione dopo la pubblicazione del libro di Mario Calabresi La fortuna non esiste (2009), e spesso è attribuita allo scrittore e giornalista italiano; in realtà è una frase del vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, che Calabresi nel suo libro ha usato come epigrafe.

  • Non l'amore bisogna dipingere cieco, ma l'amor proprio.
In francese: Ce n'est pas l'amour qu'il fallait peindre aveugle, c'est l'amour-propre.
In inglese: It is not love that should be depicted as blind, but self-love.
Questa citazione in diversi siti italiani si trova attribuita erroneamente a William Shakespeare; in realtà è di Voltaire, e si trova in una sua lettera dell'11 maggio 1764 allo scrittore francese Etienne-Noël Damilaville: "Ce n'est pas l'amour qu'il fallait peindre aveugle, c'est l'amour-propre".

  • Non possiamo non essere cristiani, anche se non seguiamo più le pratiche del culto, perché il cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c'è fra noi e gli antichi [...] è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano. 
Questa riflessione sul Cristianesimo è spesso attribuita a Benedetto Croce, forse anche per l'accenno al suo celebre saggio Perché non possiamo non dirci "cristiani del 1942. In realtà si tratta di un brano tratto da Storia dell'idea d'Europa (postumo 1961) dello storico e politico italiano Federico Chabod. Ecco il passo integrale: "Noi siamo cristiani, e non possiamo non esserlo: lo ha luminosamente provato, or è poco, Benedetto Croce. Non possiamo non esserlo, anche se non seguiamo più le pratiche di culto, perché il cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c'è fra noi e gli antichi, fra il nostro modo di sentire la vita e quello di un contemporaneo di Pericle e di Augusto è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano. Anche i cosiddetti "liberi pensatori", anche gli "anticlericali" non possono sfuggire a questa sorte comune dello spirito europeo.

  • Non resta altro mezzo per rimettere in onore la politica, si devono come prima cosa impiccare i moralisti.
Questo pensiero è attribuito a Friedrich Nietzsche da quando è stato citato dal giornalista Giuliano Ferrara su il Giornale in un articolo del 2009: "[...] Un grande falò delle vanità che sarà spento solo quando si capirà che, parafrasando un aforisma postumo di Friedrich Nietzsche: «Non resta altro mezzo per rimettere in onore la politica, si devono come prima cosa impiccare i moralisti». Non si tratta, dunque, di un'affermazione di Nietzsche, ma della parafrasi di un suo pensiero.

  • Non seguire il sentiero già segnato; va', invece, dove non vi è alcun sentiero, e lascia una traccia.
In inglese: Do not follow where the path may lead. Go instead where there is no path and leave a trail.
Questa frase, soprattutto in lingua italiana, è spesso attribuita in maniera erronea allo scrittore australiano di origine peruviana Sergio Bambarén. L'equivoco nasce dal fatto che la frase, in effetti, si trova nel libro di Bambarén Vela bianca (Distant Winds, 2007), ma solo come epigrafe anonima all'inizio del volume. In lingua inglese, invece, la frase è di solito attribuita a Ralph Waldo Emerson, ma anche in questo caso si tratta di un errore. L'autrice di questo pensiero, infatti, è la poetessa e scrittrice statunitense Muriel Strode (1875-1930), e si trova ne Il mio piccolo libro di preghiere (My Little Book of Prayer, 1906): "I will not follow where the path may lead; instead I will go where there is no path and leave a trail" (Non seguirò il sentiero già segnato; andrò, invece, dove non vi è alcun sentiero, e lascerò una traccia).

  • Non siamo mai così poco liberi come quando tentiamo di recitare. 
Questa citazione è attribuita a Oscar Wilde e si trova in diversi siti di aforismi, ma molto probabilmente si tratta di un'errata traduzione della frase seguente che si trova ne Il critico come artista (1889) di Oscar Wilde: "It has shown us that we are never less free than when we try to act", cioè "Mai siamo meno liberi di quando cerchiamo di agire".

  • Non ti curar di loro, ma guarda e passa.
Forma comune, ma errata, con la quale è spesso citato il celebre verso di Dante Alighieri presente nel Canto III dell'Inferno: Non ragioniam di lor, ma guarda / e passa.

  • Non tutti possono essere Batman, ma Batman può nascondersi dentro ognuno di noi.
Questa frase è attribuita a Fabio Volo e, secondo Wikiquote, si troverebbe nel libro Le prime luci del mattino (2011). In realtà questa frase non si trova in nessuno dei suoi libri. Molto probabilmente si tratta di una burla escogitata da qualcuno per prendere in giro i tanti fan del popolare scrittore.

  • Non tutto ciò che conta può essere contato, e non tutto ciò che può essere contato conta.
In inglese: Not everything that counts can be counted, and not everything that can be counted counts.
Questa frase è generalmente attribuita ad Albert Einstein, ma non esiste alcuna prova certa che possa attestarlo. Molto più sicure, invece, sono le fonti che attribuiscono questa citazione al sociologo statunitense William Bruce Cameron, che in Sociologia informale (Informal Sociology, 1963) scrive: "Sarebbe bello se tutti i dati di cui i sociologi necessitano potrebbero essere enumerati, perché allora potremmo farli passare attraverso le macchine IBM e disegnare grafici come fanno gli economisti. Tuttavia, non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato" (It would be nice if all of the data which sociologists require could be enumerated because then we could run them through IBM machines and draw charts as the economists do. However, not everything that can be counted counts, and not everything that counts can be counted).

O
  • O si pensa o si crede
Questa citazione è comunemente attribuita ad Arthur Schopenhauer, in realtà si tratta del titolo dato da Anacleto Verrecchia a una raccolta di scritti di Schopenhauer sulla religione, pubblicata dalla Rizzoli nel 2000: O si pensa o si crede. La frase si trova anche nel libro Diario del Gran Paradiso (1997) dello stesso Verrecchia: "O si crede o si pensa, non c'è altra via". Una pensiero di Schopenhauer che potrebbe aver ispirato Verrecchia è il seguente: "Non si possono servire due padroni: o la ragione o la Scrittura. Juste milieu, qui, vuol dire mettersi a sedere fra due sedie. O credere o filosofare!" (Parerga e Paralipomena, Della religione, Razionalismo).

  • Occhi. Quei maledetti occhi mi fottevano sempre. Ci facevo l'amore solo a guardarli.
In inglese: Eyes. Those damn eyes fucked me forever. We made love just looking at them.
Questa frase è generalmente attribuita a Charles Bukowski e, secondo alcuni, si troverebbe nel suo libro Sfumature d'ombra [sic!]. Ebbene, bisogna precisare che Bukowski non solo non ha mai scritto né un libro né un singolo racconto con un titolo simile, ma non ha nemmeno scritto una frase simile. Da una semplice ricerca su internet risulta che un blog che riporta la citazione in oggetto (attribuendola a Bukowski) s'intitola, guarda caso, Sfumature d'ombra (!); mentre in un altro blog si trova la seguente frase: "Mi sono persa nuovamente, questa volta totalmente. La mia lei non c'è più. Stavo così bene... questo stato mi fa più soffrire che star bene. Non mi fa vivere. Il problema è uno. Anzi due. Occhi. Sono quelli il mio problema. Quei maledetti occhi mi fottevano sempre. Ci facevo l'amore solo a guardarli. Ed ora...". Insomma, una piccola dimostrazione di come sia semplice – a causa dell'ingenuità e a volte della malafede di non pochi utenti – spacciare citazioni false su internet.

  • Odio la parola omofobia. Non è una fobia. Tu non sei spaventato. Sei stronzo.
In inglese: I hate the word homophobia. It's not a phobia. You are not scared. You are an asshole.
Quest'affermazione è spesso attribuita, sia in italiano sia in inglese, all'attore statunitense Morgan Freeman. In realtà si tratta di una battuta pubblicata su Twitter nel 2012 da un gruppo umoristico denominato Tweets from God (Tweets da Dio). L'equivoco è nato dal fatto che la pagina si rappresentava con l'immagine dell'attore tratta dal film Una settimana da Dio.
  • Oggi ho telefonato all’Agnelli e gli ho detto: "Il mio posto di lavoro non si tocca!" Lui m’ha risposto: "E chi lo tocca? Anzi mi fa schifo solo a guardarlo". 
Questa battuta è spesso attribuita, erroneamente, ad Altan. In realtà è del vignettista satirico Angese, nome d'arte di Sergio Angeletti (1947-2008).

  • Ogni felicità è una forma d'innocenza. 
Questa frase è a volte attribuita (soltanto in Italia) a Roberto Benigni, il quale, in effetti, l'ha pronunciata durante la trasmissione televisiva Il più grande spettacolo dopo il weekend (Rai 1, 2011). Tuttavia, la paternità della frase spetta alla scrittrice francese Marguerite Yourcenar, la quale in Alexis (1928) scrive: "Tout bonheur est une innocence" (Ogni felicità è un'innocenza).

  • Ogni minuto che passi arrabbiato perdi sessanta secondi di felicità.
In inglese: For every minute you spend angry you lose sixty seconds of happiness.
Questa citazione (anche nella forma "Per ogni minuto di rabbia ti perdi sessanta secondi di felicità), è di solito attribuita ad Albert Einstein (1879-1955) in lingua italiana e a Ralph Waldo Emerson (1803-1882) in lingua inglese. Purtroppo non esiste alcuna certezza che la frase sia stata scritta o pronunciata dall'uno o dall'altro; probabilmente da nessuno dei due. Soltanto in qualche sito la citazione è attribuita all'autore che la maggior parte delle persone si rifiuta di nominare in questi casi: Anonimo.

  • Ogni muro è una porta.
In inglese: Every wall is a door.
Questa nota frase di Ralph Waldo Emerson pare si trovi nei suoi voluminosi diari. Purtroppo non abbiamo a disposizione l'opera integrale da consultare,  ma da quella in nostro possesso risulta che la citazione potrebbe essere una variazione tratta dal seguente passo che Emerson ha scritto sul suo diario nel 1866:  "Un uomo esplora la propria mente in cerca di pensieri e non trova che luoghi comuni; ma, a un certo momento, sul vecchio argomento dei giorni, della politica, fa una distinzione che non ha mai fatta; egli intravvede una piccola apertura mai vista prima. Dove c'era un muro ora c'e una porta". Pertanto, se non possiamo dire con certezza che si tratta di una citazione errata, fin quando non ci sarà una verifica sul testo originale, possiamo dire si tratti di una citazione dubbia nella sua esposizione.

  • Ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto.
Questa frase è comunemente attribuita a Voltaire, ma si tratta della parafrasi di un suo pensiero scritto ne Il secolo di Luigi XIV (Le Siècle de Louis XIV, 1751): "Un ministro è giustificabile per il male che compie, quando il timone dello Stato è forzato dalle sue mani a causa delle tempeste; ma nella calma egli è colpevole di tutto il bene che non fa" (Un ministre est excusable du mal qu’il fait, lorsque le gouvernail de l’État est forcé dans sa main par les tempêtes; mais dans le calme il est coupable de tout le bien qu’il ne fait pas).

  • Ogni uomo è un abisso e dà le vertigini a guardarci dentro.
Questa citazione è attribuita a Guido Ceronetti nei seguenti volumi: Libertà. Aforismi, Giunti Demetra, 2001 e Il piccolo grande libro degli aforismi, Giunti Demetra, 2004. Tuttavia, facendo una verifica nei libri di aforismi di Ceronetti, la frase non si trova. La frase, in realtà, è di Georg Buchner, e si trova in Woyzeck, 1836-37 (incompiuto e postumo, 1879): "Mensch ist ein Abgrund; es schwindelt einem, wenn man hinabsieht". La citazione, infine, è pronunciata anche nel film di Roberto Benigni La tigre e la neve: "Ogni persona è un abisso, vengono le vertigini a guardarci dentro".

  • Ogni verità passa attraverso tre fasi: prima viene ridicolizzata; poi è violentemente contestata; infine viene accettata come ovvia.
In tedesco: Alle Wahrheit durchläuft drei Stufen. Zuerst wird sie lächerlich gemacht oder verzerrt. Dann wird sie bekämpft. Und schließlich wird sie als selbstverständlich angenommen.
In inglese: All truth passes through three stages. First, it is ridiculed. Second, it is violently opposed. Third, it is accepted as being self-evident.
Questa frase, che in italiano circola su internet anche nella seguente traduzione: "Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate; secondo: vengono violentemente contestate; terzo: vengono accettate dandole come evidenti", è attribuita ad Arthur Schopenhauer, ma da una ricerca effettuata sia nelle sue opere principali, sia su internet in lingua tedesca, la frase non risulta essere sua. Esiste comunque un brano, che si trova alla fine della prima edizione de Il mondo come volontà e rappresentazione, nel quale è possibile rintracciare il significato della citazione [la sottolineatura è nostra]: "E così, dopo essermi permesso lo scherzo, a cui quasi nessuna pagina può essere tanto seria da non dover far posto in questa vita quasi tutta ambigua, offro il libro con profonda serietà, nella sicurezza che esso raggiungerà presto o tardi coloro a cui soltanto può essere destinato, e per il resto tranquillamente rassegnato al fatto che anche a esso tocchi in pieno la sorte che in ogni conoscenza, e dunque tanto più nella più importante, toccò sempre alla verità, a cui è destinato solo un breve trionfo, fra i due lunghi spazi di tempo in cui essa viene condannata come paradossale e disprezzata come banale. E il primo destino suole colpire insieme il suo autore. Ma la vita ò breve e la verità agisce a distanza e vive a lungo: diciamo la verità". (Scritto a Dresda, nell'agosto del 1818). Non si può escludere, insomma, che qualcuno abbia tratto ispirazione da questo brano per coniare la frase sopra riportata, la quale, però, a ben vedere non rispecchia in pieno le tre fasi attraversate dalla verità secondo Schopenhauer, secondo il quale: prima viene condannata come paradossale, poi accettata trionfalmente e infine disprezzata come banale. Da notare, inoltre, il seguente aforisma di Johann Wolfgang Goethe: "Le verità rivelate vengono prima ammesse in segreto, poi si diffondono a poco a poco, finché ciò che si era ostinatamente negato da ultimo appare come qualcosa di affatto naturale (Massime e riflessioni, 1833, postumo). Infine, più recentemente, Louis Agassiz: "Ogni grande verità scientifica passa attraverso tre stadi. Primo, la gente dice che è in contrasto con la Bibbia. Secondo, dicono che era già stata enunciata da qualcun altro. Terzo, sostengono di averci sempre creduto".

  • Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato sulla guancia di un altro uomo. 
In spagnolo: Todo hombre verdadero debe sentir en su mejilla el golpe dado a cualquier mejilla de otro hombre.
Questa frase à a volte attribuita a Che Guevara (1928-1967), ma si tratta di un pensiero dello scrittore e rivoluzionario cubano José Martí (1853-1895). L'equivoco nasce dal fatto che il "Che" amava citare spesso questa frase. Si veda ad esempio il discorso pronunciato al Consejo Interamericano Económico y Social (Punta del Este, 1961): "Es, pues, una revolución con características humanistas. Es solidaria con todos los pueblos oprimidos del mundo; solidaria, señor presidente, porque también lo decía Martí: 'Todo hombre verdadero debe sentir en la mejilla el golpe dado a cualquier mejilla de hombre'" (È, dunque, una rivoluzione con caratteristiche umanistiche. È solidale con tutti i popoli oppressi del mondo; la solidarietà, signor Presidente, perché come diceva Martí: 'Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato sulla guancia di un altro uomo'".

  • Ogni volta che lo riterrai opportuno, accendi un sogno e lascialo bruciare in te.

Questa citazione si trova su internet attribuita a William Shakespeare, ma si tratta molto probabilmente della solita frasetta gettata nel mare del web e attribuita a un autore noto per farla "galleggiare".

  • Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.
In inglese: Everyone is a genius. But if you judge a fish by its ability to climb a tree, it will live its whole life believing that it is stupid.
Questa frase è attribuita (e non poteva essere altrimenti) ad Albert Einstein, ma non risulta in nessuna sua opera, né esiste un qualsiasi documento che possa attestarne la paternità al grande scienziato, tra i personaggi cui è accreditato il maggior numero di frasi anonime.

P
  • Peccare di silenzio, quando bisognerebbe protestare, fa di un uomo un codardo. 
In inglese: To sin by silence, when we should protest, makes cowards out of men.
Questa citazione è spesso attribuita ad Abraham Lincoln (anche in lingua inglese); si tratta invece di due versi della poesia Protest (pubblicata in Poems of Problems, 1914) della poetessa statunitense Ella Wheeler Wilcox.

  • Per ogni minuto che passi arrabbiato perdi sessanta secondi di felicità.
Vedi: "Ogni minuto che passi arrabbiato perdi sessanta secondi di felicità".

  • "Perché scrivi solo cose tristi?". "Perché quando sono felice esco".
Questo botta e risposta, si trova su internet attribuito ora a Luigi Tenco ora a Bruno Lauzi (entrambi autori di canzoni spesso malinconiche), senza che nessuno riesca ad attribuirlo con certezza  all'uno o all'altro. Ebbene, la frase è di Bruno Lauzi, ed è stata pronunciata dialogando con Alberto Lupo nello spettacolo musicale Senza rete andato in onda sulla RAI nel 1975. Ecco la trascrizione delle parole di Lauzi: "C'è qualcuno che dice: 'Ma questo è triste, fa le cose così...'; ho la fama di essere uno triste, invece sono una persona molto allegra. Il problema è semplice: quando io scrivo canzoni in genere sono triste perché quando sono allegro esco! Che sto a fare a casa?".

  • Perdonare è liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu.
In inglese: To forgive is to set a prisoner free and discover that the prisoner was you.
L'origine di questa frase, secondo quanto riportato in molti siti italiani, si troverebbe nelle "Sacre Scritture". Eppure, basterebbe aver soltanto sfogliato qualche volta la Bibbia per rendersi conto che non è una frase tipica delle "Sacre Scritture". In realtà si tratta di una citazione (su Christianity Today, 1983) del teologo americano di origine olandese Lewis Benedictus Smedes (1921-2002).
  • Perfino Dio ha un inferno, è il suo amore per gli uomini.
Questa frase è spesso attribuita allo scrittore brasiliano Paulo Coelho, e in effetti essa si trova nel suo libro Il diavolo e la signorina Prym (2000). Ma la frase è un'evidente citazione da Così parlò Zarathustra (1883-85) di Friedrich Nietzsche, essendo riportata tra virgolette nel libro di Coelho e, per giunta, preceduta dalla frase: "Un filosofo tedesco ha detto:...". La frase originale di Nietzsche è la seguente: Also sprach der Teufel einst zu mir: "auch Gott hat seine Hölle: das ist seine Liebe zu den Menschen." (Così una volta mi parlò il diavolo: “Anche Iddio ha il suo inferno: è il suo amore per gli uomini”).

  • Piantare un albero, fare un figlio e scrivere un libro.
In inglese: Plant a tree, have a child and write a book
In spagnolo: Plantar un árbol, tener un hijo y escribir un libro.
In francese: Planter un arbre, avoir un enfant et écrire un livre.
Questa frase, diffusissima sul web e citata in centinaia di libri, conosciuta in molte lingue e in tante versioni differenti l'una dall'altra, è attribuita ad almeno una decina di fonti diverse. Cominciamo, innanzitutto ad elencare soltanto alcune delle tante forme in cui la frase è citata in italiano:
  • Nella vita bisogna fare tre cose: fare un figlio, scrivere un libro, piantare un albero.
  • Nella vita ogni persona, per realizzarsi, deve fare un figlio, o piantare un albero, o scrivere un libro.
  • Ogni uomo prima di morire deve mettere al mondo un figlio, scrivere un libro, costruire una casa e piantare un albero.
  • Ogni uomo prima di morire dovrebbe procreare un figlio, scrivere un libro e piantare un albero.
  • Se non si vuole vivere inutilmente, bisogna fare un figlio, oppure scrivere un libro o piantare un albero.
  • Un uomo, per sentirsi completamente realizzato, dovrebbe nella sua vita poter compiere tre cose: fare un figlio, scrivere un libro, piantare un albero.
Già il fatto che della medesima frase esistano tante differenti versioni, indica che non esiste un autore conosciuto e verificabile di essa. E infatti questa massima è attribuita, tra gli altri, a: Confucio, Pitagora, José Martí, Compay Segundo; oppure è indicata come: detto dell'antica Grecia, detto Zen, proverbio arabo, proverbio cinese, proverbio latino-americano. Secondo quanto scrive lo scrittore Carlo Dossi in Note azzurre (1870/1907), ma senza citare alcuna fonte: "Bacone dice che, quattro sono i doveri d'ogni Uomo - cioè piantare un albero - fabbricare una casa - scrivere un libro - e generare un altro uomo". Ma se l'autore è sconosciuto, esiste tuttavia una fonte originaria da cui diversi autori possono aver attinto per dare origine alla massima, e questa fonte è il libro dei libri: la Bibbia. Nel Deuteronomio (VI-V sec a.e.c.) vi è un brano in cui Dio stesso consiglia a coloro che dovevano recarsi in battaglia, e dunque col rischio di non tornare vivi, di inaugurare la propria casa, cogliere il frutto del proprio vigneto e sposare la propria donna: "Voi oggi siete prossimi a dar battaglia ai vostri nemici; il vostro cuore non venga meno; non temete, non vi smarrite e non vi spaventate dinanzi a loro, perché il Signore vostro Dio cammina con voi per combattere per voi contro i vostri nemici e per salvarvi. I capi diranno al popolo: C'è qualcuno che abbia costruito una casa nuova e non l'abbia ancora inaugurata? Vada, torni a casa, perché non muoia in battaglia e altri inauguri la casa. C'è qualcuno che abbia piantato una vigna e non ne abbia ancora goduto il frutto? Vada, torni a casa, perché non muoia in battaglia e altri ne goda il frutto. C'è qualcuno che si sia fidanzato con una donna e non l'abbia ancora sposata? Vada, torni a casa, perché non muoia in battaglia e altri la sposi". L'intero brano si trova riassunto nel Talmud, testo sacro dell'ebraismo: "Un uomo dovrebbe costruire una casa, piantare un vigneto e quindi sposare una moglie" [frase non verificata da Aforismario]. È probabile che il "costruire una casa", essendo oggi improponibile per la maggior parte delle persone, sia stato sostituito in epoca moderna con "scrivere un libro", per cui oggi si consiglia, prima di morire, di fare un figlio, piantare un albero, scrivere un libro.

  • Più conosco gli uomini, più amo gli animali.
In inglese: The more I know men, the more I love animals.
In francese: Plus je connais les hommes, plus j'aime les animaux.
Questa celebre citazione è attribuita a diversi autori: da Socrate a Platone, dall'immancabile Oscar Wilde a Brigitte Bardot; secondo alcune fonti la frase sarebbe da attribuire a Federico II di Prussia (1712-1786). In realtà non v'è certezza sull'autore che per primo ha espresso questo pensiero. Una frase molto simile è attribuita a Madame de Sévigné (1626-1696): "Quanto più conosco gli uomini, tanto più amo i cani". Celebri variazioni della stessa sono quella di Totò in Totò, Peppino e... la malafemmina (1956): "Più conosco gli uomini, più amo le bestie"; e quella di Roberto Gervaso in L'amore è eterno finché dura (2004): "Più conosco gli uomini, più amo le donne". A proposito di questo detto, è interessante riportare qui una riflessione del grande etologo Konrad Lorenz tratta da L'aggressività (1963): "Un misantropo sentimentale ha foggiato l'aforisma spesso ripetuto a pappagallo: «Da quando conosco gli uomini, amo gli animali.» Io affermo al contrario: chi veramente conosce gli animali, inclusi quelli superiori e a noi più vicini, e ha un po' di comprensione per il divenire filogenetico, è per ciò in grado di comprendere appieno l'unicità dell'uomo".

  • Politici e pannolini dovrebbero essere cambiati spesso, e per lo stesso motivo.
Questa divertente battuta è attribuita a diversi autori: Benjamin Franklin, George Bernard Shaw, Mark Twain.  In portoghese la citazione è generalmente attribuita allo scrittore José Maria Eça de Queirós (1845-1900): "Os políticos e as fraldas devem ser mudados frequentemente e pela mesma razão". Purtroppo, però, non si ha alcuna certezza su chi sia il vero autore di questa citazione, che resta dunque anonima. Qui di seguito altre versioni della stessa frase: "Politici e pannolini hanno una cosa in comune: entrambi vanno cambiati regolarmente, e per la stessa ragione" (in inglese: "Politicians and diapers have one thing in common. They should both be changed regularly and for the same reason"; in spagnolo: "Los políticos y los pañales tienen en común. Ambos deben ser cambiados con regularidad, y por la misma razón"). Oppure: "I politici sono come i pannolini. Dovrebbero essere cambiati spesso, e per la stessa ragione". O ancora: "Politici e neonati hanno una cosa in comune: entrambi vanno cambiati regolarmente, e per la stessa ragione". Un'ultima curiosità: la frase è citata da Robin Williams nel film L'uomo dell'anno (2006): "E ricordatevi, signore e signori, una vecchia frase di un anonimo che dice così: «I politici somigliano ai pannolini: bisogna cambiarli spesso e per lo stesso motivo». Ricordatelo alle prossime elezioni".

  • Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione. Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è problema loro.
In inglese: Be more concerned with your character than your reputation, because your character is what you really are, while your reputation is merely what others think you are.
Questa riflessione è attribuita, in lingua italiana, a Charlie Chaplin, mentre in lingua inglese a Dale Carnegie e ancora più spesso a John Wooden. Non esiste però alcuna conferma sulla vera paternità della frase, il cui autore, fino a prova contraria, rimane sconosciuto. Detto tra parentesi, la frase sembra l'estrema sintesi di un concetto elaborato in maniera approfondita già nell'Ottocento da Arthur Schopenhauer in Parerga e paralipomena (in particolare, in: Aforismi per una vita saggia; Di ciò che uno rappresenta).

  • Prima di diagnosticarti una depressione o una scarsa autostima, accertati di non essere, in realtà, circondato da stronzi.
In inglese: Before you diagnose yourself with depression or low self-esteem, first make sure that you are not, in fact, just surrounded by assholes.
Questa citazione è attribuita, sia in italiano sia in lingua originale inglese, allo scrittore statunitense William Gibson. Ma come ha accertato Quoteinvestigator, in realtà si tratta di un pensiero pubblicato su Twitter nel 2010 da un'utente di nome Notorious d.e.b. @debihope. La frase è da tutti attribuita al ben più noto scrittore perché da questi retwittata, pur senza, correttamente, attribuirsene la paternità.

  • Prima tu prendi un drink, poi il drink ne prende un altro, e infine il drink prende te. 
In inglese: First you take a drink, then the drink takes a drink, then the drink takes you.
Questa citazione è generalmente attribuita, persino in lingua inglese, a Francis Scott Fitzgerald (1896-1940), ma si tratta di un vecchio detto di origine orientale (cinese o giapponese). Di sicuro, la paternità della frase non è attribuibile allo scrittore americano, poiché essa era già citata prima che Scott Fitzgerald nascesse; ad esempio, sul The Pennsylvania School Journal del 1887 si legge: "Was a keen Japanese mind that stated it thus: First the man takes a drink ; then the drink takes a drink; then the drink takes the man" (Una mente acuta giapponese ha affermato: "Prima l'uomo prende un drink; poi la bevanda prende un drink; poi la bevanda prende l'uomo").

Q
  • Quando decisi di lasciare Claudia Schiffer non le dissi niente, non una parola, non una lettera. Io sono fatto così, anche quando ci fidanzammo non glielo feci sapere.
Questa battuta si trova nell'antologia umoristica Le cicale 2010 (Kowalski, 2009) di Paolo Borraccetti e Gino & Michele, ed è attribuita a Giovanni Soriano. In realtà si tratta di una battuta di Giovanni Sormani.

  • Quando il potere dell'amore supererà l'amore per il potere, solo allora il mondo conoscerà la pace.
In inglese: When the power of love overcomes the love of power the world will know peace.
Questa citazione, molto diffusa su internet, è spesso attribuita, e non solo in Italia, a Jimi Hendrix (1942-1970), che può anche averla scritta o pronunciata (seppure non se ne ha certezza), ma è più probabile che si tratti della sintesi di una riflessione del politico inglese William Gladstone (1809-1898) citata già nel 1950 su Forbes magazine e, ancor prima, su The National Elementary Principalship nel 1948, cioè quando Jimi Hendrix aveva solo sei anni! La citazione è la seguente: "We look forward to the time when the Power of Love will replace the Love of Power. Then will our world know the blessings of peace" (Attendiamo con trepidazione il tempo in cui il potere dell'amore sostituirà l'amore per il potere. Allora il nostro mondo conoscerà le benedizioni della pace).

  • Quando la gente smette di credere in Dio, non è vero che non crede in niente, perché crede in tutto. 
In inglese: When people stop believing in God, they don't believe in nothing − they believe in anything.
Questa citazione, attribuita a Gilbert Keith Chesterton, in realtà è frutto di un equivoco. Essa si trova, infatti, nel libro The laughing prophet (1937) di Emile Cammaerts, successivamente, ma fuori dalle virgolette, a una citazione di Chesterton tratta da L'oracolo del cane (1923), e che qualcuno, forse per sbaglio, ha interpretato e diffuso come fosse di Chesterton.

  • Quando la merda varrà oro, il culo dei poveri non apparterrà più a loro.
Questa citazione è spesso attribuita a Henry Miller (When shit becomes valuable, the poor will be born without assholes); in realtà si tratta di un motto di origine portoghese: "Cuando merda tiver valor pobre nasce sem cu", che lo stesso Miller riportava alla fine di alcune sue lettere.

  • Quando non sai qual è la via del dovere, scegli la più difficile.
Questa citazione è tratta dal film Il generale Della Rovere (1959) diretto da Roberto Rossellini e realizzato su un soggetto di Indro Montanelli, che ne trasse l'omonimo romanzo pubblicato nello stesso anno. La frase è dunque spesso attribuita a Indro Montanelli, ma pare che non sia sua, visto che lo stesso giornalista in I rapaci in cortile (1952) scriveva: "Mi dissero ch'egli [Pétain] portava in tasca un pezzetto di pergamena su cui era scritto: "Quando sei incerto quale sia la via del dovere, scegli la più difficile". Feci ricopiare su un pezzetto di pergamena anch'io quel motto e me lo misi in tasca". La frase sarebbe dunque un proverbio (secondo alcuni di origine araba), e come ulteriore conferma c'è un'altra affermazione più recente di Indro Montanelli in Soltanto un giornalista (2002): "Un vecchio adagio dice: 'Quando non sai qual è la via del dovere, scegli la più difficile'. Detto questo, aggiungiamo che lo scrittore francese Jules Renard nel suo Diario (1887-1910) scriveva: "Si tu veux être sûr de toujours faire ton devoir, fais ce qui t'est désagréable" (Se vuoi essere sicuro di fare sempre il tuo dovere, fa' ciò che ti è sgradevole).

  • Quando non si riesce a dimenticare, si prova a perdonare.
Questa frase, molto diffusa sul web in lingua italiana, è attribuita immancabilmente a Primo Levi, e secondo quanto indicato in alcuni siti, e persino in alcuni libri, la frase si troverebbe in Se questo è un uomo. Ebbene, se si prova a esaminare il capolavoro dello scrittore torinese, ci si accorge che la frase non è presente, né in prefazione né in appendice. Ma non solo: la frase non è presente in nessuna delle opere di Primo Levi. Ovviamente non si può escludere che lo scrittore abbia pronunciato la frase in qualche intervista, ma fin quando non ci sarà una prova in grado di attestarlo, è più onesto indicare che la citazione è di autore sconosciuto o, perlomeno, di attribuzione incerta. Detto questo, ecco quale era l'opinione di Primo Levi sul perdono: "Non ho perdonato nessuno dei colpevoli, né sono disposto ora o in avvenire a perdonarne alcuno, a meno che non abbia dimostrato (coi fatti: non con le parole, e non troppo tardi) di essere diventato consapevole delle colpe e degli errori del fascismo nostrano e straniero, e deciso a condannarli, a sradicarli dalla sua coscienza e da quella degli altri". (Appendice del 1976 a Se questo è un uomo). "Mi dichiaravo pronto a perdonare i nemici, e magari anche ad amarli, ma solo quando mostrino segni certi di pentimento, e cioè quando cessino di essere nemici. Nel caso contrario, del nemico che resta tale, che persevera nella sua volontà di creare sofferenza, è certo che non lo si deve perdonare: si può cercare di recuperarlo, si può (si deve!) discutere con lui, ma è nostro dovere giudicarlo, non perdonarlo. (Il sistema periodico, 1975). "Non ho tendenza a perdonare, non ho mai perdonato nessuno dei nostri nemici di allora, né mi sento di perdonare i loro imitatori" (I sommersi e i salvati, 1986).

  • Quando pensi di avere tutte le risposte la vita ti cambia tutte le domande.
Questa frase è di solito attribuita, almeno in Italia, a Charlie Brown, il personaggio dei Peanuts creato da Charles Monroe Schulz. In lingua spagnola si è diffusa una variante della stessa frase a firma di un "fantomatico" Jorge Francisco Pinto: "Cuando crees que conoces todas las respuestas, llega el Universo y te cambia todas las preguntas", in italiano: "Quando credi di avere tutte le risposte, arriva l’Universo e ti cambia tutte le domande". Secondo Wikipedia (versione in inglese), queste citazioni, come altre simili, sono rifacimenti di una frase pronunciata nientemeno che dal wrestler e attore canadese Roderick George Toombs (1954), meglio conosciuto con lo pseudonimo di "Rowdy" Roddy Piper. Questi, negli anni '80, conduceva un programma televisivo per la WWF chiamato Piper's Pit, durante il quale intervistava altre star del wrestling,  interviste che spesso finivano in rissa. Ebbene, proprio alla fine di una di queste movimentate interviste con Frankie Williams, Piper pronunciò la celebre frase: "Just when they think they have the answers, I change the questions!", "Proprio quando pensano di avere le risposte, io cambio le domande!".

  • Quando sei nato stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e e ognuno intorno a te piange. 
In inglese: When you were born you were crying and everyone else was smiling. Live your life so at the end, your're the one who is smiling and everyone else is crying.
Questa citazione è spesso attribuita, specie in lingua inglese, a Ralph Waldo Emerson; in italiano, invece, a Paulo Coelho, come parte di un testo a lui erroneamente attribuito dal titolo Le cose che ho imparato nella vita. In realtà l'autore di questa frase è sconosciuto, trattandosi verosimilmente di un detto di origine indiana, come attestato, per esempio, sul numero 54 del 1968 della rivista che tratta di scritture e tradizioni spirituali indiane The Vedanta Kesari.

  • Quando sento la parola cultura, la mano mi corre al revolver.
In tedesco: Wenn ich das Wort Kultur höre, entsichere ich meinen revolver.
Questa frase (tradotta anche con: "Quando sento la parola cultura, metto mano alla mia pistola") è spesso attribuita a Joseph Goebbels, Hermann Göring e ad altri gerarchi nazisti, ma si tratta di una citazione tratta dalla commedia intitolata Schlageter del drammaturgo tedesco Hanns Johst, rappresentata per la prima volta nel 1933 in onore del 44° compleanno di Adolf Hitler. La frase corretta è: "Quando sento la parola cultura... tolgo la sicura alla mia Browning" (Wenn ich Kultur höre ... entsichere ich meinen Browning).

  • Quando un diplomatico dice "sì" vuol dire "forse", quando dice "forse", significa "no"; e quando dice "no", non è un diplomatico.
Questa citazione, della quale non si conosce con sicurezza l'autore, ha una curiosità: in lingua francese è generalmente attribuita allo scrittore americano Henri Louis Mencken (Quand un diplomate dit "Oui", cela signifie "Peut-être"; quand il dit "Peut-être", cela veut dire "Non"; et quand il dit "Non", ce n'est pas un diplomate); mentre in lingua inglese è spesso attribuita al politico francese Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord (A diplomat who says yes means maybe, a diplomat who says maybe means no, and a diplomat who says no is no diplomat). Esiste anche una simpatica storiella sulla differenza tra un diplomatico e una donna, secondo la quale: "Il diplomatico quando dice sì significa forse, quando dice forse significa no, quando dice no significa che non è un diplomatico. La donna quando dice no significa forse, quando dice forse significa sì, quando dice sì significa che non è una signora".

  • Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre. 
Questa citazione, molto diffusa su internet, è attribuita all'ex presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini (1896-1990), ma non vi è alcuna prova certa che possa attestarlo. Pertanto, fino a prova contraria, andrebbe considerata di autore sconosciuto.

  • Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli che non sentivano la musica.
In inglese: Those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music.
In tedesco: Und diejenigen, die tanzen gesehen wurden, wurden vermutlich verrückt sein von denen, die nicht hören konnte die Musik.
Questa citazione è generalmente attribuita a Friedrich Nietzsche, ma non vi è un solo sito, in nessuna lingua, che indichi l'opera da cui sarebbe tratta. Esaminando tutte le opere principali di Nietzsche, e persino i frammenti postumi, la frase non si trova. Non è da escludere che la frase gli sia stata attribuita per i molti riferimenti alla danza che è possibile trovare nei suoi scritti. Un riferimento a questo pensiero si trova nel libro di Madame de Staël Sulla germania (De l'Allemagne, 1810): "Quelquefois même, dans le cours habituel de la vie, la réalité de ce monde disparaît tout à coup, et l'on se sent, au milieu de ses intérêts comme dans un bal dont on n'entendrait pas la musique, le mouvement qu'on y verrait paraîtrait insensé" (A volte anche nel corso ordinario della vita, la realtà di questo mondo scompare all'improvviso, e ci si sente al centro dei suoi interessi come in un ballo di cui non sentissimo la musica, il movimento ci sembrerebbe insensato). La frase in lingua inglese è riportata in alcuni testi come un vecchio proverbio: "Those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music" (Coloro che sono visti ballare sono ritenuti folli da chi non può sentire la musica).

  • Quello che ci lasciamo dietro e quello che ci aspetta sono niente in confronto a quello che è dentro di noi.
In inglese: What lies behind us and what lies ahead of us are tiny matters compared to what lies within us.
Questa frase è attribuita a diversi autori: Ralph Waldo Emerson, Oliver Wendell Holmes, Henry David Thoreau e altri, ma a nessuno di essi con certezza. L'autore resta, dunque, sconosciuto.

Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla. 
  • Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla. 
In inglese: What the caterpillar calls the end of the world the rest of the world calls a butterfly.
Questa celebre massima è spesso attribuita a Lao Tzu e, secondo molti, si troverebbe nel Tao Te Ching; ma in quest'opera, della frase non c'è traccia. Essa è presente, invece, nel libro Illusioni (Illusions, 1977) di Richard Bach, anche se in una forma leggermente diversa: "Quella che il bruco chiama la fine del mondo, il maestro la chiama una farfalla", (What the caterpillar calls the end of the world, the master calls a butterfly). Non è chiaro, però, se si tratta di una citazione o di un pensiero coniato dallo stesso Richard Bach.

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