Citazioni errate e Frasi dubbie - O - P - Q

Elenco di frasi false, citazioni errate o di dubbia attribuzione che circolano sul web, le cui iniziali cominciano con le lettere che vanno dalla O alla Q. Se hai qualche precisazione da fare per migliorare questa sezione, oppure desideri segnalare una citazione che hai trovato sul web e sulla cui autenticità hai dei dubbi, contatta pure Aforismario attraverso il form nel menu a destra. Se, inoltre, sei interessato alla spiegazione di alcune frasi, cerca la pagina "Significato di frasi e citazioni" attraverso l'apposita casella qui a destra.
Qualunque frase priva di fonti bibliografiche certe, su internet la potrete trovare
attribuita nel 99% dei casi a: Oscar Wilde, Jim Morrison o Albert Einstein
e per il restante 1% a un altro autore sbagliato. (Aforismario)
O
O si pensa o si crede
Questa citazione è comunemente attribuita ad Arthur Schopenhauer, in realtà si tratta del titolo dato da Anacleto Verrecchia a una raccolta di scritti di Schopenhauer sulla religione, pubblicata dalla Rizzoli nel 2000: O si pensa o si crede. La frase si trova anche nel libro Diario del Gran Paradiso (1997) dello stesso Verrecchia: "O si crede o si pensa, non c'è altra via". Una pensiero di Schopenhauer che potrebbe aver ispirato Verrecchia è il seguente: "Non si possono servire due padroni: o la ragione o la Scrittura. Juste milieu, qui, vuol dire mettersi a sedere fra due sedie. O credere o filosofare!" (Parerga e Paralipomena, Della religione, Razionalismo).

Occhi. Quei maledetti occhi mi fottevano sempre. Ci facevo l'amore solo a guardarli.
In inglese: Eyes. Those damn eyes fucked me forever. We made love just looking at them.
Questa frase è generalmente attribuita a Charles Bukowski e, secondo alcuni, si troverebbe nel suo libro Sfumature d'ombra [sic!]. Ebbene, bisogna precisare che Bukowski non solo non ha mai scritto né un libro né un singolo racconto con un titolo simile, ma non ha nemmeno scritto una frase simile. Da una semplice ricerca su internet risulta che un blog che riporta la citazione in oggetto (attribuendola a Bukowski) s'intitola, guarda caso, Sfumature d'ombra (!); mentre in un altro blog si trova la seguente frase: "Mi sono persa nuovamente, questa volta totalmente. La mia lei non c'è più. Stavo così bene... questo stato mi fa più soffrire che star bene. Non mi fa vivere. Il problema è uno. Anzi due. Occhi. Sono quelli il mio problema. Quei maledetti occhi mi fottevano sempre. Ci facevo l'amore solo a guardarli. Ed ora...". Insomma, una piccola dimostrazione di come sia semplice – a causa dell'ingenuità e a volte della malafede di non pochi utenti – spacciare citazioni false su internet.

Odio la parola omofobia. Non è una fobia. Tu non sei spaventato. Sei stronzo.
In inglese: I hate the word homophobia. It's not a phobia. You are not scared. You are an asshole.
Quest'affermazione è spesso attribuita, sia in italiano sia in inglese, all'attore statunitense Morgan Freeman. In realtà si tratta di una battuta pubblicata su Twitter nel 2012 da un gruppo umoristico denominato Tweets from God (Tweets da Dio). L'equivoco è nato dal fatto che la pagina si rappresentava con l'immagine dell'attore tratta dal film Una settimana da Dio.
Oggi ho telefonato all’Agnelli e gli ho detto: "Il mio posto di lavoro non si tocca!" Lui m’ha risposto: "E chi lo tocca? Anzi mi fa schifo solo a guardarlo". 
Questa battuta è spesso attribuita, erroneamente, ad Altan. In realtà è del vignettista satirico Angese, nome d'arte di Sergio Angeletti (1947-2008).

Ogni felicità è una forma d'innocenza. 
Questa frase è a volte attribuita (soltanto in Italia) a Roberto Benigni, il quale, in effetti, l'ha pronunciata durante la trasmissione televisiva Il più grande spettacolo dopo il weekend (Rai 1, 2011). Tuttavia, la paternità della frase spetta alla scrittrice francese Marguerite Yourcenar, la quale in Alexis (1928) scrive: "Tout bonheur est une innocence" (Ogni felicità è un'innocenza).

Ogni minuto che passi arrabbiato perdi sessanta secondi di felicità.
In inglese: For every minute you spend angry you lose sixty seconds of happiness.
Questa citazione (anche nella forma "Per ogni minuto di rabbia ti perdi sessanta secondi di felicità), è di solito attribuita ad Albert Einstein (1879-1955) in lingua italiana e a Ralph Waldo Emerson (1803-1882) in lingua inglese. Purtroppo non esiste alcuna certezza che la frase sia stata scritta o pronunciata dall'uno o dall'altro; probabilmente da nessuno dei due. Soltanto in qualche sito la citazione è attribuita all'autore che la maggior parte delle persone si rifiuta di nominare in questi casi: Anonimo.

Ogni muro è una porta.
In inglese: Every wall is a door.
Questa nota frase di Ralph Waldo Emerson pare si trovi nei suoi voluminosi diari. Purtroppo non abbiamo a disposizione l'opera integrale da consultare,  ma da quella in nostro possesso risulta che la citazione potrebbe essere una variazione tratta dal seguente passo che Emerson ha scritto sul suo diario nel 1866:  "Un uomo esplora la propria mente in cerca di pensieri e non trova che luoghi comuni; ma, a un certo momento, sul vecchio argomento dei giorni, della politica, fa una distinzione che non ha mai fatta; egli intravvede una piccola apertura mai vista prima. Dove c'era un muro ora c'e una porta". Pertanto, se non possiamo dire con certezza che si tratta di una citazione errata, fin quando non ci sarà una verifica sul testo originale, possiamo dire si tratti di una citazione dubbia nella sua esposizione.

Ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto.
Questa frase è comunemente attribuita a Voltaire, ma si tratta della parafrasi di un suo pensiero scritto ne Il secolo di Luigi XIV (Le Siècle de Louis XIV, 1751): "Un ministro è giustificabile per il male che compie, quando il timone dello Stato è forzato dalle sue mani a causa delle tempeste; ma nella calma egli è colpevole di tutto il bene che non fa" (Un ministre est excusable du mal qu’il fait, lorsque le gouvernail de l’État est forcé dans sa main par les tempêtes; mais dans le calme il est coupable de tout le bien qu’il ne fait pas).

Ogni uomo è un abisso e dà le vertigini a guardarci dentro.
Questa citazione è attribuita a Guido Ceronetti nei seguenti volumi: Libertà. Aforismi, Giunti Demetra, 2001 e Il piccolo grande libro degli aforismi, Giunti Demetra, 2004. Tuttavia, facendo una verifica nei libri di aforismi di Ceronetti, la frase non si trova. La frase, in realtà, è di Georg Buchner, e si trova in Woyzeck, 1836-37 (incompiuto e postumo, 1879): "Mensch ist ein Abgrund; es schwindelt einem, wenn man hinabsieht". La citazione, infine, è pronunciata anche nel film di Roberto Benigni La tigre e la neve: "Ogni persona è un abisso, vengono le vertigini a guardarci dentro".

Ogni verità passa attraverso tre fasi: prima viene ridicolizzata; poi è violentemente contestata; infine viene accettata come ovvia.
In tedesco: Alle Wahrheit durchläuft drei Stufen. Zuerst wird sie lächerlich gemacht oder verzerrt. Dann wird sie bekämpft. Und schließlich wird sie als selbstverständlich angenommen.
In inglese: All truth passes through three stages. First, it is ridiculed. Second, it is violently opposed. Third, it is accepted as being self-evident.
Questa frase, che in italiano circola su internet anche nella seguente traduzione: "Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate; secondo: vengono violentemente contestate; terzo: vengono accettate dandole come evidenti", è attribuita ad Arthur Schopenhauer, ma da una ricerca effettuata sia nelle sue opere principali, sia su internet in lingua tedesca, la frase non risulta essere sua. Esiste comunque un brano, che si trova alla fine della prima edizione de Il mondo come volontà e rappresentazione, nel quale è possibile rintracciare il significato della citazione [la sottolineatura è nostra]: "E così, dopo essermi permesso lo scherzo, a cui quasi nessuna pagina può essere tanto seria da non dover far posto in questa vita quasi tutta ambigua, offro il libro con profonda serietà, nella sicurezza che esso raggiungerà presto o tardi coloro a cui soltanto può essere destinato, e per il resto tranquillamente rassegnato al fatto che anche a esso tocchi in pieno la sorte che in ogni conoscenza, e dunque tanto più nella più importante, toccò sempre alla verità, a cui è destinato solo un breve trionfo, fra i due lunghi spazi di tempo in cui essa viene condannata come paradossale e disprezzata come banale. E il primo destino suole colpire insieme il suo autore. Ma la vita ò breve e la verità agisce a distanza e vive a lungo: diciamo la verità". (Scritto a Dresda, nell'agosto del 1818). Non si può escludere, insomma, che qualcuno abbia tratto ispirazione da questo brano per coniare la frase sopra riportata, la quale, però, a ben vedere non rispecchia in pieno le tre fasi attraversate dalla verità secondo Schopenhauer, secondo il quale: prima viene condannata come paradossale, poi accettata trionfalmente e infine disprezzata come banale. Da notare, inoltre, il seguente aforisma di Johann Wolfgang Goethe: "Le verità rivelate vengono prima ammesse in segreto, poi si diffondono a poco a poco, finché ciò che si era ostinatamente negato da ultimo appare come qualcosa di affatto naturale (Massime e riflessioni, 1833, postumo). Infine, più recentemente, Louis Agassiz: "Ogni grande verità scientifica passa attraverso tre stadi. Primo, la gente dice che è in contrasto con la Bibbia. Secondo, dicono che era già stata enunciata da qualcun altro. Terzo, sostengono di averci sempre creduto".

Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato sulla guancia di un altro uomo. 
In spagnolo: Todo hombre verdadero debe sentir en su mejilla el golpe dado a cualquier mejilla de otro hombre.
Questa frase à a volte attribuita a Che Guevara (1928-1967), ma si tratta di un pensiero dello scrittore e rivoluzionario cubano José Martí (1853-1895). L'equivoco nasce dal fatto che il "Che" amava citare spesso questa frase. Si veda ad esempio il discorso pronunciato al Consejo Interamericano Económico y Social (Punta del Este, 1961): "Es, pues, una revolución con características humanistas. Es solidaria con todos los pueblos oprimidos del mundo; solidaria, señor presidente, porque también lo decía Martí: 'Todo hombre verdadero debe sentir en la mejilla el golpe dado a cualquier mejilla de hombre'" (È, dunque, una rivoluzione con caratteristiche umanistiche. È solidale con tutti i popoli oppressi del mondo; la solidarietà, signor Presidente, perché come diceva Martí: 'Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato sulla guancia di un altro uomo'".

Ogni volta che lo riterrai opportuno, accendi un sogno e lascialo bruciare in te.
Questa citazione si trova su internet attribuita a William Shakespeare, ma si tratta molto probabilmente della solita frasetta gettata nel mare del web e attribuita a un autore noto per farla "galleggiare".

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.
In inglese: Everyone is a genius. But if you judge a fish by its ability to climb a tree, it will live its whole life believing that it is stupid.
Questa frase è attribuita (e non poteva essere altrimenti) ad Albert Einstein, ma non risulta in nessuna sua opera, né esiste un qualsiasi documento che possa attestarne la paternità al grande scienziato, tra i personaggi cui è accreditato il maggior numero di frasi anonime.

P
Peccare di silenzio, quando bisognerebbe protestare, fa di un uomo un codardo. 
In inglese: To sin by silence, when we should protest, makes cowards out of men.
Questa citazione è spesso attribuita ad Abraham Lincoln (anche in lingua inglese); si tratta invece di due versi della poesia Protest (pubblicata in Poems of Problems, 1914) della poetessa statunitense Ella Wheeler Wilcox.

Per ogni minuto che passi arrabbiato perdi sessanta secondi di felicità.
Vedi: "Ogni minuto che passi arrabbiato perdi sessanta secondi di felicità".

"Perché scrivi solo cose tristi?". "Perché quando sono felice esco".
Questo botta e risposta, si trova su internet attribuito ora a Luigi Tenco ora a Bruno Lauzi (entrambi autori di canzoni spesso malinconiche), senza che nessuno riesca ad attribuirlo con certezza  all'uno o all'altro. Ebbene, la frase è di Bruno Lauzi, ed è stata pronunciata dialogando con Alberto Lupo nello spettacolo musicale Senza rete andato in onda sulla RAI nel 1975. Ecco la trascrizione delle parole di Lauzi: "C'è qualcuno che dice: 'Ma questo è triste, fa le cose così...'; ho la fama di essere uno triste, invece sono una persona molto allegra. Il problema è semplice: quando io scrivo canzoni in genere sono triste perché quando sono allegro esco! Che sto a fare a casa?".

Perdonare è liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu.
In inglese: To forgive is to set a prisoner free and discover that the prisoner was you.
L'origine di questa frase, secondo quanto riportato in molti siti italiani, si troverebbe nelle "Sacre Scritture". Eppure, basterebbe aver soltanto sfogliato qualche volta la Bibbia per rendersi conto che non è una frase tipica delle "Sacre Scritture". In realtà si tratta di una citazione (su Christianity Today, 1983) del teologo americano di origine olandese Lewis Benedictus Smedes (1921-2002).

Perfino Dio ha un inferno, è il suo amore per gli uomini.
Questa frase è spesso attribuita allo scrittore brasiliano Paulo Coelho, e in effetti essa si trova nel suo libro Il diavolo e la signorina Prym (2000). Ma la frase è un'evidente citazione da Così parlò Zarathustra (1883-85) di Friedrich Nietzsche, essendo riportata tra virgolette nel libro di Coelho e, per giunta, preceduta dalla frase: "Un filosofo tedesco ha detto:...". La frase originale di Nietzsche è la seguente: Also sprach der Teufel einst zu mir: "auch Gott hat seine Hölle: das ist seine Liebe zu den Menschen." (Così una volta mi parlò il diavolo: “Anche Iddio ha il suo inferno: è il suo amore per gli uomini”).

Piantare un albero, fare un figlio e scrivere un libro.
In inglese: Plant a tree, have a child and write a book
In spagnolo: Plantar un árbol, tener un hijo y escribir un libro.
In francese: Planter un arbre, avoir un enfant et écrire un livre.
Questa frase, diffusissima sul web e citata in centinaia di libri, conosciuta in molte lingue e in tante versioni differenti l'una dall'altra, è attribuita ad almeno una decina di fonti diverse. Cominciamo, innanzitutto ad elencare soltanto alcune delle tante forme in cui la frase è citata in italiano:
  • Nella vita bisogna fare tre cose: fare un figlio, scrivere un libro, piantare un albero.
  • Nella vita ogni persona, per realizzarsi, deve fare un figlio, o piantare un albero, o scrivere un libro.
  • Ogni uomo prima di morire deve mettere al mondo un figlio, scrivere un libro, costruire una casa e piantare un albero.
  • Ogni uomo prima di morire dovrebbe procreare un figlio, scrivere un libro e piantare un albero.
  • Se non si vuole vivere inutilmente, bisogna fare un figlio, oppure scrivere un libro o piantare un albero.
  • Un uomo, per sentirsi completamente realizzato, dovrebbe nella sua vita poter compiere tre cose: fare un figlio, scrivere un libro, piantare un albero.
Già il fatto che della medesima frase esistano tante differenti versioni, indica che non esiste un autore conosciuto e verificabile di essa. E infatti questa massima è attribuita, tra gli altri, a: Confucio, Pitagora, José Martí, Compay Segundo; oppure è indicata come: detto dell'antica Grecia, detto Zen, proverbio arabo, proverbio cinese, proverbio latino-americano. Secondo quanto scrive lo scrittore Carlo Dossi in Note azzurre (1870/1907), ma senza citare alcuna fonte: "Bacone dice che, quattro sono i doveri d'ogni Uomo - cioè piantare un albero - fabbricare una casa - scrivere un libro - e generare un altro uomo". Ma se l'autore è sconosciuto, esiste tuttavia una fonte originaria da cui diversi autori possono aver attinto per dare origine alla massima, e questa fonte è il libro dei libri: la Bibbia. Nel Deuteronomio (VI-V sec a.e.c.) vi è un brano in cui Dio stesso consiglia a coloro che dovevano recarsi in battaglia, e dunque col rischio di non tornare vivi, di inaugurare la propria casa, cogliere il frutto del proprio vigneto e sposare la propria donna: "Voi oggi siete prossimi a dar battaglia ai vostri nemici; il vostro cuore non venga meno; non temete, non vi smarrite e non vi spaventate dinanzi a loro, perché il Signore vostro Dio cammina con voi per combattere per voi contro i vostri nemici e per salvarvi. I capi diranno al popolo: C'è qualcuno che abbia costruito una casa nuova e non l'abbia ancora inaugurata? Vada, torni a casa, perché non muoia in battaglia e altri inauguri la casa. C'è qualcuno che abbia piantato una vigna e non ne abbia ancora goduto il frutto? Vada, torni a casa, perché non muoia in battaglia e altri ne goda il frutto. C'è qualcuno che si sia fidanzato con una donna e non l'abbia ancora sposata? Vada, torni a casa, perché non muoia in battaglia e altri la sposi". L'intero brano si trova riassunto nel Talmud, testo sacro dell'ebraismo: "Un uomo dovrebbe costruire una casa, piantare un vigneto e quindi sposare una moglie" [frase non verificata da Aforismario]. È probabile che il "costruire una casa", essendo oggi improponibile per la maggior parte delle persone, sia stato sostituito in epoca moderna con "scrivere un libro", per cui oggi si consiglia, prima di morire, di fare un figlio, piantare un albero, scrivere un libro.

Più conosco gli uomini, più amo gli animali.
In inglese: The more I know men, the more I love animals.
In francese: Plus je connais les hommes, plus j'aime les animaux.
Questa celebre citazione è attribuita a diversi autori: da Socrate a Platone, dall'immancabile Oscar Wilde a Brigitte Bardot; secondo alcune fonti la frase sarebbe da attribuire a Federico II di Prussia (1712-1786). In realtà non v'è certezza sull'autore che per primo ha espresso questo pensiero. Una frase molto simile è attribuita a Madame de Sévigné (1626-1696): "Quanto più conosco gli uomini, tanto più amo i cani". Celebri variazioni della stessa sono quella di Totò in Totò, Peppino e... la malafemmina (1956): "Più conosco gli uomini, più amo le bestie"; e quella di Roberto Gervaso in L'amore è eterno finché dura (2004): "Più conosco gli uomini, più amo le donne". A proposito di questo detto, è interessante riportare qui una riflessione del grande etologo Konrad Lorenz tratta da L'aggressività (1963): "Un misantropo sentimentale ha foggiato l'aforisma spesso ripetuto a pappagallo: «Da quando conosco gli uomini, amo gli animali.» Io affermo al contrario: chi veramente conosce gli animali, inclusi quelli superiori e a noi più vicini, e ha un po' di comprensione per il divenire filogenetico, è per ciò in grado di comprendere appieno l'unicità dell'uomo".

Politici e pannolini dovrebbero essere cambiati spesso, e per lo stesso motivo.
Questa divertente battuta è attribuita a diversi autori: Benjamin Franklin, George Bernard Shaw, Mark Twain.  In portoghese la citazione è generalmente attribuita allo scrittore José Maria Eça de Queirós (1845-1900): "Os políticos e as fraldas devem ser mudados frequentemente e pela mesma razão". Purtroppo, però, non si ha alcuna certezza su chi sia il vero autore di questa citazione, che resta dunque anonima. Qui di seguito altre versioni della stessa frase: "Politici e pannolini hanno una cosa in comune: entrambi vanno cambiati regolarmente, e per la stessa ragione" (in inglese: "Politicians and diapers have one thing in common. They should both be changed regularly and for the same reason"; in spagnolo: "Los políticos y los pañales tienen en común. Ambos deben ser cambiados con regularidad, y por la misma razón"). Oppure: "I politici sono come i pannolini. Dovrebbero essere cambiati spesso, e per la stessa ragione". O ancora: "Politici e neonati hanno una cosa in comune: entrambi vanno cambiati regolarmente, e per la stessa ragione". Un'ultima curiosità: la frase è citata da Robin Williams nel film L'uomo dell'anno (2006): "E ricordatevi, signore e signori, una vecchia frase di un anonimo che dice così: «I politici somigliano ai pannolini: bisogna cambiarli spesso e per lo stesso motivo». Ricordatelo alle prossime elezioni".

Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione. Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è problema loro.
In inglese: Be more concerned with your character than your reputation, because your character is what you really are, while your reputation is merely what others think you are.
Questa riflessione è attribuita, in lingua italiana, a Charlie Chaplin, mentre in lingua inglese a Dale Carnegie e ancora più spesso a John Wooden. Non esiste però alcuna conferma sulla vera paternità della frase, il cui autore, fino a prova contraria, rimane sconosciuto. Detto tra parentesi, la frase sembra l'estrema sintesi di un concetto elaborato in maniera approfondita già nell'Ottocento da Arthur Schopenhauer in Parerga e paralipomena (in particolare, in: Aforismi per una vita saggia; Di ciò che uno rappresenta).

Prima di diagnosticarti una depressione o una scarsa autostima, accertati di non essere, in realtà, circondato da stronzi.
In inglese: Before you diagnose yourself with depression or low self-esteem, first make sure that you are not, in fact, just surrounded by assholes.
Questa citazione è attribuita, sia in italiano sia in lingua originale inglese, allo scrittore statunitense William Gibson. Ma come ha accertato Quoteinvestigator, in realtà si tratta di un pensiero pubblicato su Twitter nel 2010 da un'utente di nome Notorious d.e.b. @debihope. La frase è da tutti attribuita al ben più noto scrittore perché da questi retwittata, pur senza, correttamente, attribuirsene la paternità.

Prima tu prendi un drink, poi il drink ne prende un altro, e infine il drink prende te. 
In inglese: First you take a drink, then the drink takes a drink, then the drink takes you.
Questa citazione è generalmente attribuita, persino in lingua inglese, a Francis Scott Fitzgerald (1896-1940), ma si tratta di un vecchio detto di origine orientale (cinese o giapponese). Di sicuro, la paternità della frase non è attribuibile allo scrittore americano, poiché essa era già citata prima che Scott Fitzgerald nascesse; ad esempio, sul The Pennsylvania School Journal del 1887 si legge: "Was a keen Japanese mind that stated it thus: First the man takes a drink ; then the drink takes a drink; then the drink takes the man" (Una mente acuta giapponese ha affermato: "Prima l'uomo prende un drink; poi la bevanda prende un drink; poi la bevanda prende l'uomo").

Q
Quando decisi di lasciare Claudia Schiffer non le dissi niente, non una parola, non una lettera. Io sono fatto così, anche quando ci fidanzammo non glielo feci sapere.
Questa battuta si trova nell'antologia umoristica Le cicale 2010 (Kowalski, 2009) di Paolo Borraccetti e Gino & Michele, ed è attribuita a Giovanni Soriano. In realtà si tratta di una battuta di Giovanni Sormani.

Quando il potere dell'amore supererà l'amore per il potere, solo allora il mondo conoscerà la pace.
In inglese: When the power of love overcomes the love of power the world will know peace.
Questa citazione, molto diffusa su internet, è spesso attribuita, e non solo in Italia, a Jimi Hendrix (1942-1970), che può anche averla scritta o pronunciata (seppure non se ne ha certezza), ma è più probabile che si tratti della sintesi di una riflessione del politico inglese William Gladstone (1809-1898) citata già nel 1950 su Forbes magazine e, ancor prima, su The National Elementary Principalship nel 1948, cioè quando Jimi Hendrix aveva solo sei anni! La citazione è la seguente: "We look forward to the time when the Power of Love will replace the Love of Power. Then will our world know the blessings of peace" (Attendiamo con trepidazione il tempo in cui il potere dell'amore sostituirà l'amore per il potere. Allora il nostro mondo conoscerà le benedizioni della pace).

Quando la gente smette di credere in Dio, non è vero che non crede in niente, perché crede in tutto. 
In inglese: When people stop believing in God, they don't believe in nothing − they believe in anything.
Questa citazione, attribuita a Gilbert Keith Chesterton, in realtà è frutto di un equivoco. Essa si trova, infatti, nel libro The laughing prophet (1937) di Emile Cammaerts, successivamente, ma fuori dalle virgolette, a una citazione di Chesterton tratta da L'oracolo del cane (1923), e che qualcuno, forse per sbaglio, ha interpretato e diffuso come fosse di Chesterton.

Quando la merda varrà oro, il culo dei poveri non apparterrà più a loro.
Questa citazione è spesso attribuita a Henry Miller (When shit becomes valuable, the poor will be born without assholes); in realtà si tratta di un motto di origine portoghese: "Cuando merda tiver valor pobre nasce sem cu", che lo stesso Miller riportava alla fine di alcune sue lettere.

Quando non sai qual è la via del dovere, scegli la più difficile.
Questa citazione è tratta dal film Il generale Della Rovere (1959) diretto da Roberto Rossellini e realizzato su un soggetto di Indro Montanelli, che ne trasse l'omonimo romanzo pubblicato nello stesso anno. La frase è dunque spesso attribuita a Indro Montanelli, ma pare che non sia sua, visto che lo stesso giornalista in I rapaci in cortile (1952) scriveva: "Mi dissero ch'egli [Pétain] portava in tasca un pezzetto di pergamena su cui era scritto: "Quando sei incerto quale sia la via del dovere, scegli la più difficile". Feci ricopiare su un pezzetto di pergamena anch'io quel motto e me lo misi in tasca". La frase sarebbe dunque un proverbio (secondo alcuni di origine araba), e come ulteriore conferma c'è un'altra affermazione più recente di Indro Montanelli in Soltanto un giornalista (2002): "Un vecchio adagio dice: 'Quando non sai qual è la via del dovere, scegli la più difficile'. Detto questo, aggiungiamo che lo scrittore francese Jules Renard nel suo Diario (1887-1910) scriveva: "Si tu veux être sûr de toujours faire ton devoir, fais ce qui t'est désagréable" (Se vuoi essere sicuro di fare sempre il tuo dovere, fa' ciò che ti è sgradevole).

Quando non si riesce a dimenticare, si prova a perdonare.
Questa frase, molto diffusa sul web in lingua italiana, è attribuita immancabilmente a Primo Levi, e secondo quanto indicato in alcuni siti, e persino in alcuni libri, la frase si troverebbe in Se questo è un uomo. Ebbene, se si prova a esaminare il capolavoro dello scrittore torinese, ci si accorge che la frase non è presente, né in prefazione né in appendice. Ma non solo: la frase non è presente in nessuna delle opere di Primo Levi. Ovviamente non si può escludere che lo scrittore abbia pronunciato la frase in qualche intervista, ma fin quando non ci sarà una prova in grado di attestarlo, è più onesto indicare che la citazione è di autore sconosciuto o, perlomeno, di attribuzione incerta. Detto questo, ecco quale era l'opinione di Primo Levi sul perdono: "Non ho perdonato nessuno dei colpevoli, né sono disposto ora o in avvenire a perdonarne alcuno, a meno che non abbia dimostrato (coi fatti: non con le parole, e non troppo tardi) di essere diventato consapevole delle colpe e degli errori del fascismo nostrano e straniero, e deciso a condannarli, a sradicarli dalla sua coscienza e da quella degli altri". (Appendice del 1976 a Se questo è un uomo). "Mi dichiaravo pronto a perdonare i nemici, e magari anche ad amarli, ma solo quando mostrino segni certi di pentimento, e cioè quando cessino di essere nemici. Nel caso contrario, del nemico che resta tale, che persevera nella sua volontà di creare sofferenza, è certo che non lo si deve perdonare: si può cercare di recuperarlo, si può (si deve!) discutere con lui, ma è nostro dovere giudicarlo, non perdonarlo. (Il sistema periodico, 1975). "Non ho tendenza a perdonare, non ho mai perdonato nessuno dei nostri nemici di allora, né mi sento di perdonare i loro imitatori" (I sommersi e i salvati, 1986).

Quando pensi di avere tutte le risposte la vita ti cambia tutte le domande.
Questa frase è di solito attribuita, almeno in Italia, a Charlie Brown, il personaggio dei Peanuts creato da Charles Monroe Schulz. In lingua spagnola si è diffusa una variante della stessa frase a firma di un "fantomatico" Jorge Francisco Pinto: "Cuando crees que conoces todas las respuestas, llega el Universo y te cambia todas las preguntas", in italiano: "Quando credi di avere tutte le risposte, arriva l’Universo e ti cambia tutte le domande". Secondo Wikipedia (versione in inglese), queste citazioni, come altre simili, sono rifacimenti di una frase pronunciata nientemeno che dal wrestler e attore canadese Roderick George Toombs (1954), meglio conosciuto con lo pseudonimo di "Rowdy" Roddy Piper. Questi, negli anni '80, conduceva un programma televisivo per la WWF chiamato Piper's Pit, durante il quale intervistava altre star del wrestling,  interviste che spesso finivano in rissa. Ebbene, proprio alla fine di una di queste movimentate interviste con Frankie Williams, Piper pronunciò la celebre frase: "Just when they think they have the answers, I change the questions!", "Proprio quando pensano di avere le risposte, io cambio le domande!".

Quando sei nato stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e e ognuno intorno a te piange. 
In inglese: When you were born you were crying and everyone else was smiling. Live your life so at the end, your're the one who is smiling and everyone else is crying.
Questa citazione è spesso attribuita, specie in lingua inglese, a Ralph Waldo Emerson; in italiano, invece, a Paulo Coelho, come parte di un testo a lui erroneamente attribuito dal titolo Le cose che ho imparato nella vita. In realtà l'autore di questa frase è sconosciuto, trattandosi verosimilmente di un detto di origine indiana, come attestato, per esempio, sul numero 54 del 1968 della rivista che tratta di scritture e tradizioni spirituali indiane The Vedanta Kesari.

Quando sento la parola cultura, la mano mi corre al revolver.
In tedesco: Wenn ich das Wort Kultur höre, entsichere ich meinen revolver.
Questa frase (tradotta anche con: "Quando sento la parola cultura, metto mano alla mia pistola") è spesso attribuita a Joseph GoebbelsHermann Göring e ad altri gerarchi nazisti, ma si tratta di una citazione tratta dalla commedia intitolata Schlageter del drammaturgo tedesco Hanns Johst, rappresentata per la prima volta nel 1933 in onore del 44° compleanno di Adolf Hitler. La frase corretta è: "Quando sento la parola cultura... tolgo la sicura alla mia Browning" (Wenn ich Kultur höre ... entsichere ich meinen Browning).

Quando un diplomatico dice "sì" vuol dire "forse", quando dice "forse", significa "no"; e quando dice "no", non è un diplomatico.
Questa citazione, della quale non si conosce con sicurezza l'autore, ha una curiosità: in lingua francese è generalmente attribuita allo scrittore americano Henri Louis Mencken (Quand un diplomate dit "Oui", cela signifie "Peut-être"; quand il dit "Peut-être", cela veut dire "Non"; et quand il dit "Non", ce n'est pas un diplomate); mentre in lingua inglese è spesso attribuita al politico francese Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord (A diplomat who says yes means maybe, a diplomat who says maybe means no, and a diplomat who says no is no diplomat). Esiste anche una simpatica storiella sulla differenza tra un diplomatico e una donna, secondo la quale: "Il diplomatico quando dice sì significa forse, quando dice forse significa no, quando dice no significa che non è un diplomatico. La donna quando dice no significa forse, quando dice forse significa sì, quando dice sì significa che non è una signora".

Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre. 
Questa citazione, molto diffusa su internet, è attribuita all'ex presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini (1896-1990), ma non vi è alcuna prova certa che possa attestarlo. Pertanto, fino a prova contraria, andrebbe considerata di autore sconosciuto.

Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli che non sentivano la musica.
In inglese: Those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music.
In tedesco: Und diejenigen, die tanzen gesehen wurden, wurden vermutlich verrückt sein von denen, die nicht hören konnte die Musik.
Questa citazione è generalmente attribuita a Friedrich Nietzsche, ma non vi è un solo sito, in nessuna lingua, che indichi l'opera da cui sarebbe tratta. Esaminando tutte le opere principali di Nietzsche, e persino i frammenti postumi, la frase non si trova. Non è da escludere che la frase gli sia stata attribuita per i molti riferimenti alla danza che è possibile trovare nei suoi scritti. Un riferimento a questo pensiero si trova nel libro di Madame de Staël Sulla germania (De l'Allemagne, 1810): "Quelquefois même, dans le cours habituel de la vie, la réalité de ce monde disparaît tout à coup, et l'on se sent, au milieu de ses intérêts comme dans un bal dont on n'entendrait pas la musique, le mouvement qu'on y verrait paraîtrait insensé" (A volte anche nel corso ordinario della vita, la realtà di questo mondo scompare all'improvviso, e ci si sente al centro dei suoi interessi come in un ballo di cui non sentissimo la musica, il movimento ci sembrerebbe insensato). La frase in lingua inglese è riportata in alcuni testi come un vecchio proverbio: "Those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music" (Coloro che sono visti ballare sono ritenuti folli da chi non può sentire la musica).

Quello che ci lasciamo dietro e quello che ci aspetta sono niente in confronto a quello che è dentro di noi.
In inglese: What lies behind us and what lies ahead of us are tiny matters compared to what lies within us.
Questa frase è attribuita a diversi autori: Ralph Waldo Emerson, Oliver Wendell Holmes, Henry David Thoreau e altri, ma a nessuno di essi con certezza. L'autore resta, dunque, sconosciuto.

Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla. 
In inglese: What the caterpillar calls the end of the world the rest of the world calls a butterfly.
Questa celebre massima è spesso attribuita a Lao Tzu e, secondo molti, si troverebbe nel Tao Te Ching; ma in quest'opera, della frase non c'è traccia. Essa è presente, invece, nel libro Illusioni (Illusions, 1977) di Richard Bach, anche se in una forma leggermente diversa: "Quella che il bruco chiama la fine del mondo, il maestro la chiama una farfalla", (What the caterpillar calls the end of the world, the master calls a butterfly). Non è chiaro, però, se si tratta di una citazione o di un pensiero coniato dallo stesso Richard Bach.

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