Citazioni errate e Frasi dubbie - T - U - V - Z

Elenco di frasi false, citazioni errate o di dubbia attribuzione che circolano sul web, le cui iniziali cominciano con le lettere che vanno dalla T alla Z. Se hai qualche precisazione da fare per migliorare questa sezione, oppure desideri segnalare una citazione che hai trovato sul web e sulla cui autenticità hai dei dubbi, contatta pure Aforismario attraverso il form nel menu a destra. Se, inoltre, sei interessato alla spiegazione di alcune frasi, cerca la pagina "Significato di frasi e citazioni" attraverso l'apposita casella qui a destra.
Qualunque frase priva di fonti bibliografiche certe, su internet la potrete trovare
attribuita nel 99% dei casi a: Oscar Wilde, Jim Morrison o Albert Einstein
e per il restante 1% a un altro autore sbagliato. (Aforismario)
T
Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti.
In inglese: I fear the day when technology overlaps our humanity. It will be then that the world will have permanent ensuing generations of idiots.
Questa frase, abbastanza diffusa sul web, è attribuita ad Albert Einstein, ma non vi è alcuna prova che possa attestarlo. E' molto probabile che si tratti di una delle tante frasi a effetto attribuite allo scienziato per far colpo tra le masse di internauti, i quali credono vero tutto ciò che presumono detto da un autore famoso. Una curiosità: esiste un'altra citazione attribuita ad Einstein riguardante la tecnologia, ma di valenza più positiva, riportata nel libro curato di Alice Calaprice Pensieri di un uomo curioso (1996): "In caso di conflitto tra l'umanità e la tecnologia, vincerà l'umanità".

Tra vent'anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime, allontanatevi dal porto sicuro, prendete con le vostre vele i venti. Esplorate, sognate, scoprite!
Questa esortazione ad agire è spesso attribuita (soprattutto in Italia) a Mark Twain, ma in realtà si tratta di una citazione dello scrittore statunitense H. Jackson Brown Jr., che l'ha scritta nel 1990 in P. S. I Love You: "Twenty years from now you will be more disappointed by the things you didn't do than by the ones you did. So throw off the bowlines, Sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover".

Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini. (Dante?)
Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.
Questa frase, molto diffusa su internet in lingua italiana, è attribuita nientemeno che a Dante Alighieri (nel momento in cui scriviamo [marzo 2013] è presente con questa attribuzione in tutti i principali siti di aforismi e citazioni ed è stata citata persino su Rai 3 nella trasmissione Sconosciuti del 27 marzo 2015). Purtroppo nessuno indica da quale opera sarebbe tratta questa citazione (forse perché non esiste?). Secondo quanto indicato su qualche sito [e rimarcato di recente persino nel programma televisivo Alive trasmesso su Rete 4 nel giugno del 2013] si tratterebbe di alcuni versi tratti dal Canto V, vv.74-75 del Paradiso. Strano che nessuno si sia mai preso la briga di controllare; eppure tutti abbiamo un libro della Divina Commedia in casa. Inutile dire che in tutta la cantica del Paradiso, anzi, in tutta la Commedia, non esistono simili versi (ai vv.74-75 indicati sul sito suddetto, corrispondono i celebri versi: "Siate, Cristiani, a muovervi più gravi: / non siate come penna ad ogne vento, / e non crediate ch’ogne acqua vi lavi"; ma di stelle, fiori e bambini nemmeno l'ombra). La frase si trova in qualche sito anche in lingua inglese, sempre con attribuzione a Dante Alighieri: "Three are the things still left in paradise: stars, flowers and children". Della stessa frase esiste pure una versione ancora più "poetica": "Three things remain with us from paradise: stars at night, flowers during the day and the eyes of children" (Tre cose ci rimangono del paradiso: le stelle di notte, i fiori durante il giorno e gli occhi dei bambini). Il nostro presentimento è che si tratti di un'enorme bufala; che Dante abbia scritto una frase così puerile e melensa (e per giunta in italiano moderno!) è difficile crederlo.

Tredici spunti per la vita.
Con questo titolo circolano su internet (in diverse lingue) 13 massime e consigli di vita del tipo: "Non piangere perché qualcosa finisce, sorridi perché è accaduta", oppure: "Forse per il mondo sei solo una persona, ma per qualche persona sei tutto il mondo", o ancora: "Non smettere mai di sorridere, nemmeno quando sei triste, perché non sai chi potrebbe innamorarsi del tuo sorriso" e così via. Tali massime sono attribuite allo scrittore colombiano Gabriel García Márquez, e secondo alcuni si troverebbero nel suo celebre romanzo L'amore ai tempi del colera, ma basta esaminare il testo per rendersi conto che non è così. In realtà si tratta di frasi di autore (o autori) sconosciuti, attribuite a uno scrittore celebre per dargli maggior diffusione. Che tale eventualità non sia così insolita (come qualcuno potrebbe pensare), e che anzi sia una consuetudine, lo si può evincere dando un'occhiata alla quantità di citazioni errate  che circolano sul web individuate fino a oggi da Aforismario.

Tu sarai amato, il giorno in cui... Pavese o Adorno? Citazione errata della Treccani

Tu sarai amato, il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza, senza che l'altro se ne serva per affermare la sua forza.
Questa citazione, attribuita a Cesare Pavese, si è diffusa su internet probabilmente dopo che è stata citata su Wikiquote, che, a sua volta ha tratto la citazione dal libro di Vittorio Morero, Laicità al plurale (2002), il quale, a sua volta, cita dal filosofo francese André Comte-SponvillePetit traite des grandes vertus (1995). Nel libro di Vittorio Morero si dice che la frase è tratta dal "diario intimo" di Pavese, cioè Il mestiere di vivere; ma la citazione non è presente né in questo libro né in altri libri dello scrittore piemontese. La frase si è diffusa anche in lingua francese, e sempre con attribuzione a Pavese si trova non soltanto su internet, ma anche in diversi libri: "Tu seras aimé le jour où tu pourras montrer tes faiblesses sans que l'autre s'en serve pour affirmer sa force". In realtà la citazione, anche abbastanza nota, è del filosofo tedesco Theodor Adorno, che in Minima moralia (1951) scrive: "Sei amato solo dove puoi mostrarti debole senza provocare in risposta la forza". Ora, non ci crederete, ma a confermarlo è lo stesso André Comte-Sponville, il quale in un suo recente libro, Le sexe ni la mort (2012) scrive: "C'est peut—être, sur l'amour, la phrase la plus bouleversante que je connaisse. Dans Minima Moralia, Adorno écrit ceci: 'Tu seras aimé lorsque tu pourras montrer ta faiblesse sans que l'autre s'en serve pour affirmer sa force'. (Forse, è la frase più sconvolgente sull'amore che io conosco. In Minima Moralia, Adorno scrive: "Tu sarai amato, il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza, senza che l'altro se ne serva per affermare la sua forza"). Insomma, sembra che l'equivoco sia nato da un'errata citazione del filosofo francese in un suo libro del 1995, poi corretta in un libro successivo del 2012, quando però ormai la frase si era ormai diffusa con l'attribuzione a Cesare Pavese invece che a Theodor Adorno.

Tutte le cose sono difficili prima di diventare facili.
In inglese: All things are difficult, before they are easy.
Questa frase è spesso attribuita a un certo John Norley, ma si tratta di un vecchio proverbio, tra l'altro già pubblicato nel 1732 nella celebre raccolta di proverbi di Thomas FullerGnomologia: Adagies and Proverbs. [Detto tra parentesi: volete diventare popolari sul web? Trovate qualche vecchio proverbio tra quelli meno comuni, e pubblicatelo come fosse un aforisma di vostra invenzione, il successo è assicurato!].

Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male, è che gli uomini di bene non facciano nulla.
Questa nota citazione (anche nella forma: "Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione") è generalmente attribuita a Edmund Burke, ma la frase non risulta in nessuna delle sue opere né vi è qualche prova che l'abbia riferita in qualche suo discorso. L'attribuzione rimane incerta.

Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c'è altra via. Questa non è filosofia. Questa è fisica.
Everything is energy and that's all there is to it. Match the frequency of the reality you want and you cannot help but get that reality. It can be no other way. This is not philosophy. This is physics.
Questa citazione è generalmente attribuita ad Albert Einstein, ma non esiste alcuna prova che questi l'abbia mai scritta o pronunciata.  Tra l'altro non appare nemmeno nella raccolta The Ultimate Quotable Einstein della Princeton University Press. La frase si trova, invece, alla fine di un articolo in stile New Age dello statunitense Darryl Anka (1951) dal titolo: Le idi di Marzo (The Ides of March, 1996).  Dunque la frase è attribuibile a quest'ultimo, ed è stata diffusa, come spesso accade, col nome di Einstein per darle maggior popolarità e autorevolezza. In questo, come in molti altri casi, il trucchetto si può dire riuscito. Per chi no lo sapesse, Darryl Anka (che ha iniziato la propria carriera come creatore di effetti speciali per il cinema di Hollywood) sostiene di comunicare, attraverso la trance-canalizzazione, con un'entità extraterrestre chiamata Bashar... [sic!]. Qui di seguito il brano finale dell'articolo: The Ides of March, channeling from Bashar by Darryl Anka dove è presente la frase (in corsivo nostro) che molti attribuiscono erroneamente ad Einstein: "When you understand the motivational reasons you have created in your mind, for why you choose to do what you do, why you choose to stay where you stay, why you choose to behave the way you behave, why you choose to be where you are, then you will understand how you can change the definition. By changing the definition you will change the feelings and the motivation concurrently, because everything is connected to the strongest definition, the strongest belief you have about what you think is possible in life. Once you change your definition your motivation is automatic in the direction of the strongest belief, the strongest definition. It's as simple as that. This is not philosophy! This is physics! Everything is energy and that's all there is to it. Match the frequency of the reality you want and you cannot help but get that reality. It can be no other way. This is physics". Anche in questo caso vale il nostro detto: "Qualunque frase priva di fonti bibliografiche certe, su internet la potrete trovare attribuita nel 99% dei casi a: Oscar Wilde, Jim Morrison o Albert Einstein − e per il restante 1% a un altro autore sbagliato". 

Tutto scorre.
Pánta rêi
Citazione comunemente attribuita a Eraclito, ma non presente in alcuno dei suoi frammenti che ci sono pervenuti. La frase potrebbe essere una trascrizione tendente a riassumere l'idea che emerge da alcuni frammenti di Eraclito, come, ad esempio, i seguenti: "A chi discende nello stesso fiume sopraggiungono acque sempre nuove"; "Nello stesso fiume scendiamo e non scendiamo; siamo e non siamo". La frase è citata anche da Platone nel dialogo Cratilo (IV sec. a.e.c.), dove Socrate dice: "[...] questi, secondo il pensiero di Eraclito, pensarono che tutto scorre e niente rimane immobile".

U
Un cretino è un cretino. Due cretini sono due cretini. Diecimila cretini sono un partito politico.
In tedesco: Ein Idiot ist ein Idiot. Zwei Idioten sind zwei Idioten. Zehntausend Idioten sind eine politische Partei.
Questa frase si trova sul web (specie in lingua italiana) attribuita a Franz Kafka, ma esaminando le sue opere e i suoi taccuini pubblicati postumi, essa non risulta. Secondo quanto riportato ne Il dizionario degli aneddoti di Fernando Palazzi (Vallardi / Garzanti, 1993): "Un giorno Franz Kafka disse scherzando all'amico Max Brod: "Un cretino è un cretino. Due cretini sono due cretini. Diecimila cretini sono un partito politico". Dunque la frase sarebbe stata attribuita a Kafka da Max Brod, ma Palazzi purtroppo non indica la fonte da cui avrebbe tratto l'aneddoto. Non avendo la possibilità di consultare i due libri che Max Brod ha dedicato a Kafka (Franz Kafka, eine Biographie, 1937 e Franz Kafkas Glauben und Lehre, 1948), abbiamo provato a fare una ricerca sul web in lingua tedesca, ma la frase è citata in pochi siti (e stranamente non prima del 2008) senza che nessuno di essi riporti una qualche fonte bibliografica. L'unica fonte certa di questa frase, almeno per ora, è quella che conduce al nostro Leo Longanesi, che in Parliamo dell'elefante (Longanesi, 1947) in data 15 dicembre 1938 scrive un aforisma molto simile a quello attribuito a Kafka: "Fanfare, bandiere, parate. Uno stupido è uno stupido. Due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica". Coincidenza? Plagio? Se qualcuno avesse qualche notizia in più non ha che da segnalarla ad Aforismario.

Un diplomatico è un uomo che si ricorda sempre del compleanno di una donna ma non si ricorda mai della sua età.
In inglese: A diplomat is a man who always remembers a woman's birthday but never remembers her age. 
Questa battuta è spesso attribuita a Robert Frost (tra gli autori cui viene attribuita la paternità del maggior numero di frasi di origine incerta), ma non vi è, a oggi, alcuna prova che possa attestarlo.

Un filosofo è un uomo cieco, in una stanza buia, che cerca un gatto nero che non c’è. Un teologo è l’uomo che riesce a trovare quel gatto. 
Questa citazione, specie in lingua italiana, è attribuita frequentemente a Bertrand Russell, il quale l'avrebbe scritta in Perché non sono cristiano; ma la frase in questo libro non esiste. In lingua inglese la citazione è attribuita invece a Henry Louis Mencken: "A philosopher is a blind man in a dark room looking for a black cat that isn't there. A theologian is the man who finds it". In ogni caso, non si conosce l'opera dalla quale è tratta. La citazione ne riprende comunque un'altra ancora più nota attribuita a Charles Bowen: "Metafisico: un uomo cieco che in una stanza buia cerca un cappello nero. E il cappello non c'è" (Metaphysician: a blind man looking for a black hat in a dark room, the hat in question not being there).

Un giorno senza sorriso è un giorno perso.
In inglese: A day without laughter is a day wasted.
Questa citazione, molto diffusa su internet in diverse lingue, è di solito attribuita a Charlie Chaplin, ma si tratta della variazione di un aforisma che risale a circa un secolo prima che Chaplin nascesse, quando il moralista francese Nicolas de Chamfort  lo scrive nella sua raccolta di Massime e pensieri (postumo 1795): "La più perduta di tutte le giornate è quella in cui non si è riso"; in lingua originale: "La plus perdue de toutes les journées est celle où l'on n'a pas ri".

Un intellettuale è una persona che ha scoperto qualcosa di più interessante del sesso.
In inglese: The intellectual is someone who has found something more interesting than sex.
Questa citazione è attribuita in egual misura sia ad Aldous Huxley sia a Edgar Wallace, ma non esiste alcuna fonte che consenta di accertarne il vero autore.

Un matrimonio felice è l'unione di un uomo sordo con una donna cieca.
Questa divertente battuta è attribuita, a volte, ad Anton Čechov, più spesso a Samuel Taylor Coleridge, il quale, in effetti, la cita così: "Il matrimonio più felice che io possa immaginare per me stesso sarebbe l'unione di un uomo sordo con una donna cieca" ("The most happy marriage I can imagine to myself would be the union of a deaf man to a blind woman", in Thomas Allsop, Letters, Conversations, and Recollections of S. T. Coleridge, 1836). Tuttavia, Coleridge, molto probabilmente, ricordava un passo dai Saggi di Michel de Montaigne, al quale andrebbe dunque la paternità della frase, anche se questi, a sua volta, accenna a un altro autore ancora o forse a un vecchio detto: "Se ne intendeva, mi pare, colui che disse che un buon matrimonio si compone di una moglie cieca e di un marito sordo" (Celui-là s'y entendoit, ce me semble, qui dit, qu'un bon Mariage se drestòit d'une femme aveugle avec un mari sourd).

Un piede avanti l'altro, un passo alla volta, non ha importanza quante volte cadi, quello che è importante e che ti rialzi una volta in più. Se non credi in te stesso non pensare che gli altri lo facciano per te. Le prove a cui sopravviviamo ci rendono più forti.
Questa frase, che circola su internet dal 2012, è attribuita a Friedrich Nietzsche, e la segnaliamo soltanto per mostrare fin dove arriva la malafede e l'ignoranza di alcuni "citazionari". A prima vista si tratta di tre frasette unite assieme, della quale soltanto l'ultima richiama un celebre aforisma di Nietzsche (celebre per chi, Nietzsche,  l'ha letto): "Dalla scuola di guerra della vita. − Quel che non mi uccide, mi rende più forte. (Crepuscolo degli idoli, 1888).

Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione. 
La frase è spesso attribuita ad Alcide De Gasperi, ma molto probabilmente egli la riprese dal predicatore statunitense James Freeman Clarke (1810-1888): "Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alla prossima generazione. Un politico cerca il successo del suo partito; uno statista quello del Paese" (A politician thinks of the next election; a statesman of the next generation. A politician looks for the success of his party; a statesman for that of the country), Daily Gazette, 1870.

Un sorriso non costa nulla, / ma vale molto. / Arricchisce chi lo riceve, / senza rendere più povero chi lo dà. / Non dura che un istante, / ma il suo ricordo può durare per sempre.
Quelli riportati sopra, sono alcuni versi tratti da una poesia assai popolare su internet intitolata: "Il valore di un sorriso". Tale poesia è spesso attribuita a un non meglio specificato padre Faber, intendendo fare riferimento, forse, al teologo e poeta inglese Frederick William Faber (1814-1863). In altri casi la poesia è attribuita a un certo John Faber (che era un incisore olandese del XVII secolo e non un poeta), e persino a Padre Pio o a Madre Teresa di Calcutta. In realtà l'autore di questa poesia è a tutt'oggi sconosciuto.

Un uomo può fallire molte volte, ma non diventa un fallito finché non comincia a dare la colpa a qualcun altro.
Questa citazione è attribuita a diversi autori, ma i più frequenti, in Italia, sono gli scrittori statunitensi Edgar Rice Burroughs (1875-1950) e William Burroughs (1914-1997); mentre in lingua inglese la frase è più spesso attribuita al saggista e naturalista americano John Burroughs (1837-1921): "A man can fail many times, but he isn't a failure until he begins to blame somebody else".  Tuttavia non vi è alcun autore al quale la frase possa essere attribuita con certezza, tant'è che in alcuni libri è citata come anonima, altri fanno riferimento a una battuta pubblicata negli anni '30 dal quotidiano Buffalo News. Vista l'incertezza che aleggia su questa citazione, finché non si avranno notizie più certe preferiamo considerarla di autore sconosciuto.

Una buona madre vale cento maestri.
In inglese: One good mother is worth a hundred schoolmasters.
Questa citazione è attribuita a George Herbert, papa Giovanni XXIII e Victor Hugo. Si tratta in realtà di un antico detto di origine inglese. Esso si trova, ma con la parola "padre" al posto di quella di "madre", nella celebre raccolta di proverbi Jacula Prudentum (1651) di George Herbert, e come tutti i proverbi non ha un autore preciso: "One father is more than a hundred schoole-masters" (Un padre vale più di cento maestri).

Una donna ha bisogno di quattro animali nella sua vita: una Jaguar in garage, una tigre nel letto, un visone sulla pelle e un asino che paghi.
In inglese: Every woman should have four pets in her life. A mink in her closet, a jaguar in her garage, a tiger in her bed, and a jackass who pays for everything.
Innanzitutto bisogna dire che una traduzione di questa frase più fedele all'originale rispetto a quella che circola in lingua italiana, è la seguente: "Ogni donna dovrebbe avere quattro animali nella sua vita. Un visone nell'armadio, una Jaguar in garage, una tigre nel letto, e un asino che paghi per ogni cosa". Detto questo, la citazione in oggetto è generalmente attribuita a Zsa Zsa Gabor e, in misura minore, a Mae West, ma purtroppo non esistono fonti sicure che possano attestare con certezza chi ne sia il vero autore o la vera autrice. Da segnalare, infine, che negli ultimi anni la frase, perlomeno nei paesi anglosassoni, è sempre più spesso attribuita alla modella Paris Hilton [sic!], la quale, quando questa citazione era in circolazione, doveva ancora nascere. Ciò la dice lunga sull'affidabilità di certi siti web di citazioni e non.

Una giuria consiste di dodici persone scelte per decidere chi ha l'avvocato migliore.
In inglese: A jury consists of twelve persons chosen to decide who has the better lawyer. 
Questa battuta è spesso attribuita a Robert Frost e, a volte, a Herbert Spencer, ma non vi è, a oggi, alcuna prova certa sul vero autore. Una versione più completa della frase è: "Una giuria è un gruppo di dodici persone d'ignoranza media, riunite attraverso sorteggio per decidere chi, dell'accusato o della vittima, abbia il migliore avvocato".

Una madre impiega vent'anni per fare del proprio figlio un uomo, e un'altra donna in venti minuti ne fa un idiota. 
In inglese: A mother takes twenty years to make a man of her boy, and another woman makes a fool of him in twenty minutes.
Anche questa battute, come molte altre (vedi sopra), è spesso attribuita a Robert Frost, più raramente (e specie in lingua italiana) a Charles Dickens. Ma, come al solito, non vi è alcuna certezza sul vero autore.

Una nave nel porto è al sicuro, ma non è per questo che le navi sono state costruite.
In inglese: A ship in harbor is safe, but that is not what ships are built for.
Questa frase è spesso attribuita (almeno in lingua italiana) a Benazir Bhutto (1953- 2007), che può averla citata in qualche suo discorso, ma il vero autore è lo scrittore statunitense John Augustus Shedd, e si trova in Salt from My Attic (1928).

Una scrivania ordinata è sintomo di una mente malata.
In inglese: A clean desk is a sign of a sick mind.
La frase è spesso attribuita a Oscar Wilde o Albert Einstein, ma in realtà si tratterebbe di un detto anonimo che ricorda un'altra citazione attribuita sempre allo stesso Einstein: "Se una scrivania ingombra è segno di una mente disordinata, di cosa sarà segno allora una scrivania vuota?” [vedi citazione].

Una spugna per cancellare il passato, una rosa per addolcire il presente e un bacio per salutare il futuro.
In francese:Une éponge pour effacer le passé , une rose pour adoucir le présent et un baiser pour saluer le futur.
Frase attribuita spesso a Guy de Maupassant, ma senza alcun riscontro.

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima. 
Questa frase (anche nella variante: "Una casa senza libreria è come un corpo senz'anima") è generalmente attribuita a Cicerone, ma non esistono prove in proposito. In lingua inglese, questa citazione è attribuita anche a Gilbert K. Chesterton: "A room without books is like a body without a soul"; secondo alcuni, Chesterton avrebbe semplicemente citato Cicerone. Non è da escludere che questa frase sia nient'altro che un detto di origine anonima al quale, come spesso accade, si è data la firma di un autore celebre per dargli maggior autorevolezza. A tal proposito, non si può non ricordare un proverbio abbastanza simile: "Una casa senza libri è come una stanza senza finestre".

Una volta che abbiate conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardando il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare.
In inglese: Once you have to known the flight, you will walk on the ground looking at the sky, because you were there and you want to come back.
Questa citazione è attribuita a Leonardo da Vinci, ma esaminando i suoi scritti, la frase non risulta. Tra l'altro, chi si è degnato di leggere gli aforismi di Leonardo sa che lo stile in cui sono scritti non è certo quello dell'italiano odierno, com'è invece quello della frase che gli si attribuisce.

V
Verrà il tempo in cui giudicheremo il mangiare gli animali nello stesso modo in cui oggi giudichiamo il mangiare i nostri simili, cannibalismo.
Questo pensiero è generalmente attribuito a Leonardo da Vinci, ed è citato come suo non soltanto su centinaia di siti, ma anche in diversi libri. Eppure, basterebbe notare lo stile in cui è espresso, che non è certamente l'italiano che si usava ai tempi di Leonardo, per avere quantomeno qualche dubbio in merito. In effetti, esaminando gli scritti di Leonardo, la frase non risulta. Un'altra frase simile a questa attribuita impropriamente a Leonardo da Vinci è: "Verrà il tempo in cui l'uomo non dovrà più uccidere per mangiare, e anche l'uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto". Entrambe le frasi sembra siano delle variazioni di un'altra citazione ancora, sempre attribuita a Leonardo, ma che è dello scrittore russo Dmitrij Merežkovskij, e che si trova in Il romanzo di Leonardo da Vinci - La resurrezione degli dèi (1901): "Verrà il giorno in cui uomini come me guarderanno all'uccisione degli animali nello stesso modo in cui oggi si guarda all'uccisione degli uomini".

Vincere non è tutto; è l'unica cosa che conta.
In inglese: Winning isn't everything; it's the only thing.
Questa frase è attribuita all'allenatore di football americano Henry Russell "Red" Sanders (1905-1958), che l'avrebbe pronunciata durante una seduta di allenamento al California Polytechnic State University nel 1950. La prima attribuzione ufficiale risale a un articolo del 1953 sul Los Angeles Herald and Express. La frase, seppure in forme leggermente diverse, è attribuita anche all'allenatore di football americano Vince Lombardi (1913-1970) e, in Italia, a Giampiero Boniperti (1928): "Vincere non è importante: è la sola cosa che conti", come citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, 1992. Nella stagione 2012-2013 del campionato italiano di calcio, la frase, sempre a firma di Boniperti, è stata anche cucita all'interno delle maglie della Juventus: "Vincere non è importante è l'unica cosa che conta".

Vivi come se dovessi morire domani, pensa come se non dovessi morire mai.
La paternità di questa citazione è attribuita erroneamente al politico Giorgio Almirante, che la utilizzò per numerosi manifesti del Movimento Sociale Italiano e come frase conclusiva di Autobiografia di un fucilatore, pubblicata nel 1973: "Se volete un motto che vi ispiri e vi rafforzi, ricordate: Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai". In realtà pare si tratti di una frase leggermente modificata dello scrittore e filosofo Julius Evola: "Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai". Questa frase è spesso confusa con citazioni molto simili attribuite ad altri noti personaggi: "Sogna come se dovessi vivere per sempre. Vivi come se dovessi morire oggi" (Dream as if you'll live forever. Live as if you'll die today) attribuita a James Dean; oppure: "Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre" (Live as if you were to die tomorrow. Learn as if you were to live forever) attribuita a Gandhi.

Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te pianga. 
Questa frase si trova in Le cose che ho imparato nella vita, un testo molto diffuso su internet attribuito a Paulo Coelho. In realtà il testo pare non sia dello scrittore brasiliano e, in ogni caso, la citazione appartiene al poeta indiano Kabir (XV-XVI sec.).

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