2015-03-05

Ennio Flaiano - Aforismi geniali

Selezione delle frasi più sorprendenti e dei migliori aforismi di Ennio Flaiano (Pescara 1910 - Roma 1972), probabilmente il più geniale aforista italiano di sempre. Flaiano è stato uno scrittore poliedrico: ha scritto aforismi, racconti, sceneggiature, ecc., e quando un giornalista gli chiese in quale genere letterario si sentisse incluso, Ennio Flaiano rispose: "Scrivo per non essere incluso". La maggior parte degli aforismi di questa raccolta, sono tratti dai suoi taccuini pubblicati postumi. Da non perdere il brano sulla cosiddetta "filosofia del rifiuto" e un video RAI su Flaiano di qualche tempo fa riportati in fondo alla pagina.
Ennio Flaiano - Pescara 1910 - Roma 1972
Scrittore, sceneggiatore e aforista italiano
Tempo di uccidere, 1947
Selezione Aforismario

Mi chiedevo se era quella la rassegnazione, quel vuoto aspettare, contando i giorni come i grani di un rosario, sapendo che non ci appartengono, ma sono giorni che pure dobbiamo vivere perché ci sembrano preferibili al nulla.

Un buon scrittore non precisa mai.

Una donna che fugge attira l'inseguitore, anzi lo crea.

I dubbi confortano, meglio tenerseli.

Si può impedire ad un uomo di soddisfare i suoi desideri, quando questi non lasciano traccia, futili come sono?

Si diventa lebbrosi come si diventa tiranni: ereditarietà o contagio.

L'Africa è lo sgabuzzino delle porcherie, ci si va a sgranchirsi la coscienza.

Il vantaggio di sentirsi in una terra non contaminata: idea che ha pure il suo fascino sugli uomini costretti nella loro terra a servirsi del tram quattro volte al giorno. Qui sei un uomo, ti accorgi cosa significa essere un uomo, un erede del vincitore del dinosauro. Pensi, ti muovi, uccidi, mangi l’animale che un’ora prima hai sorpreso vivo, fai un breve segno e sei obbedito. Passi inerme e la natura stessa ti teme. Tutto è chiaro, e non hai altri spettatori che te stesso. La vanità ne esce lusingata. Ti approvi, ti guardi vivere e ti vedi immenso, tuo padrone: faresti di tutto pur di non deluderti. Gli altri annoiano, obbligano a dividere una gloria che vorresti indivisa, sei felice nella solitudine. E si finisce col restare.

Il prossimo è troppo occupato coi propri delitti per accorgersi dei nostri.

Certi vizi sono più noiosi della stessa virtù.
Soltanto per questo la virtù spesso trionfa. (Ennio Flaiano)
Diario notturno, 1956
Selezione Aforismario

Nei miei ritratti infantili sempre mi colpisce uno sguardo di rimprovero, che non può essere diretto che a me. Sarei stato io la causa della sua futura infelicità, lo presentiva.

Essere pessimisti circa le cose del mondo e la vita in generale è un pleonasmo, ossia anticipare quello che accadrà.

Certi vizi sono più noiosi della stessa virtù. Soltanto per questo la virtù spesso trionfa.

La troppa familiarità con le cose sacre allontana forse da Dio. I sagrestani non entrano in Paradiso.

Ho poche idee, ma confuse. (cit. di Mino Maccari - vedi Citazioni errate)

Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora l'assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all'ufficio competente, che sta creando.

Questo popolo di santi, di poeti, di navigatori, di nipoti e di cognati...

Un dialoghetto filosofico: "Verrà al mio cocktail?". "Certo, certissimo, anzi probabile".

"E vissero sempre infelici e scontenti." Così, per non ingannare il suo bambino termina le favole.

Stanco dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande, lo scienziato si dedicò all'infinitamente medio.

Ha una tale sfiducia nel futuro che fa i suoi progetti per il passato.

Niente di più triste di un artista che dice: «Noi pittori», oppure: «Noi scrittori»; e sente la sua mediocrità protetta e confortata da tutte le altre mediocrità, che fanno numero, società, sindacato.

Viviamo in un'epoca in cui la dichiarazione dei redditi sostituisce i rimorsi. (Ennio Flaiano)
Melampus, 1970
Selezione Aforismario

L’eroe moderno non è più la vittima di una congiura divina, ma soltanto il frutto delle sue proprie inibizioni.

L’Uomo non combatte contro il Fato, ma è un povero Laocoonte vittima ironica di serpenti domestici che lo seguono dappertutto e che non vogliono soffocarlo ma soltanto difenderlo dalle cattive compagnie. E l’Uomo non sa nemmeno se, riuscendo a liberarsi dai serpenti, sarebbe più felice; e se invece i serpenti non sono addirittura la sua ragione di vita.

Nelle recite a soggetto, che siano fatte per il regista o per lo psicanalista, non assistiamo né alla vittoria del poeta né a quella degli attori, ma forse alla sconfitta di tutti; e siccome la sconfitta ci piace, continuiamo.

Che ne sanno i giovani di amore e di fare all’amore. Ne parlano tanto nelle loro canzoni, si baciano, fanno anche l’amore, ma che capiscono?

Oscuri presentimenti di noia vengono provocati dall’affannarsi degli altri; e questo ormai ci rende impossibile la frequentazione di una qualsiasi società che non sia naturale, o che almeno non sia fino al collo nei nostri stessi dubbi e disgusti.

La satira ci rende fieri, come se ci riconoscesse uno stato civile artistico, un diploma che ci sollevi dalla mediocrità e dal grigiore delle parti secondarie.

L’inferno italiano è popolato di maldestri peccatori che al rifiuto del concetto di colpa e di peccato uniscono la capacità di ridere dei guai in cui si trovano. E poiché il Diavolo laggiù è il padrone, ne deriva la necessità di imbrogliarlo. La nostra commedia è tutta qui.

Viaggiare è come tenere i rubinetti aperti e vedere il tempo che va via, sprecato, liquido, intrattenibile.

In una società come la nostra, il sesso è un fatto di cultura. Un modo di sbarazzarsi degli equivoci, di arrivare col tempo a una realtà più chiara. O almeno dovrebbe essere questo. Purtroppo è anche l’ultimo rifugio. E si avvia a diventare un’industria.

La scelta è il male. Rifiutarsi di scegliere. Anzi, rifiutarsi, semplicemente.

L’amore non può nascere che dall’oscuro desiderio che è in noi stessi di ripetere le sconfitte infantili. L’amore comincia quando ci accorgiamo di aver sbagliato ancora una volta.

La solitudine del satiro
© Adelphi 1973 (postumo) - Selezione Aforismario

Ritrattino. Uno di quei tali che, per trovare la sua serenità, ha bisogno di farla perdere agli altri.

Da ragazzo ero anarchico, adesso mi accorgo che si può essere sovversivi soltanto chiedendo che le leggi dello Stato vengano rispettate da chi governa.

Un colpo di pistola sparato al momento giusto evita ogni penosa discussione. Il problema però resta aperto: a chi sparare? A se stessi o all'interlocutore? Nel dubbio, astenersi. Ma non venite poi a lagnarvi che le discussioni sono inutili.

Leggere è niente, il difficile è dimenticare ciò che si è letto. E ormai non sono più gli autori ad allontanarci dai loro libri, ma i loro lettori.

In Italia la linea più breve tra due punti è l'arabesco. Viviamo in una rete di arabeschi.

In questi tempi l'unico modo di mostrarsi uomo di spirito è di essere seri. La serietà come solo umorismo accettabile.

La disattenzione è il modo più diffuso di leggere un libro, ma la maggior parte dei libri oggi non sono soltanto letti ma scritti con disattenzione.

La bellezza di un libro come oggetto non può prescindere dal suo contenuto. Non c'è infatti sopruso maggiore di un libro stupido rilegato lussuosamente.

I ricchi vanno aiutati, abbiamo già troppi poveri.

L'immaginazione al potere. Ma quale immaginazione accetterà di restarvi?

La crisi della cultura. C'è sempre stata: Shakespeare non sapeva il greco e Omero non sapeva l'inglese.

La parola verità non significa nulla da quando la menzogna è diventata inutile.

La natura è soltanto un luogo dove andiamo a meravigliarci di essere tanto stupidi.

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto.
Gli altri fanno volume. (Ennio Flaiano)
Autobiografia del blu di Prussia
1974 (postumo) - Selezione Aforismario

La vita quotidiana è così affidata al caso ch’io non solo ne ho paura ma anche ribrezzo.

L'uomo molto ricco deve parlare sempre di poesia o di musica ed esprimere pensieri elevati, cercando di mettere a disagio le persone che vorrebbero ammirarlo per la sua ricchezza soltanto.

Quando la Scienza avrà messo tutto in ordine, toccherà ai poeti mischiare daccapo le carte.

La castità è il miraggio degli osceni.

Se non hai idee, poco male, la colpa non è tua. Ma se non hai idee e ti «vengono» egualmente, allora pèntiti.

«Credete in Dio?». «Io sì, ma è Dio che non crede in me».

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

Io muoio alla giornata.

Molti si sono occupati a combattere la frase e il luogo comune o a farne risaltare il ridicolo. Credo che compito del poeta sia quello di far nuove le parole o di sfuggire le insidie del luogo comune.

L’infelicità è essa stessa un vizio.

Essere pessimisti circa le cose del mondo è un pleonasmo, non è che anticipare quel che accadrà.

Sei stato condannato alla pena di vivere. La domanda di grazia, respinta.

Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso. (Ennio Flaiano)
Taccuino del marziano
1974 (postumo). Tratto da "Un marziano a Roma" del 1960. Il taccuino sarebbe quello redatto dal marziano Kunt sceso per un soggiorno a Roma.
Selezione Aforismario

Gli amici sono veicoli al piacere e vanno frequentati in quanto tali e abbandonati quando vogliono erigersi a consiglieri.

L'arte è un investimento di capitali, la cultura un alibi.

Ci lusinga di più il cieco favore della fortuna che il riconoscimento dei nostri meriti.

L'evo moderno è finito. Comincia il medio-evo degli specialisti. Oggi anche il cretino è specializzato.

Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso.

Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà.

L'unico modo di trattare una donna alla pari è di desiderarla come uomo.

In amore bisogna essere senza scrupoli, non rispettare nessuno. All'occorrenza essere capaci di andare a letto con la propria moglie.

Colui che crede in se stesso vive coi piedi fortemente poggiati sulle nuvole.

Diario degli errori
1976 (postumo) - Selezione Aforismario

Chi vive nel nostro tempo è vittima di nevrosi. Per vivere bene non bisogna essere contemporanei.

Sono offeso da come va il mondo − dalla volgarità delle masse.

Si battono per l'Idea, non avendone.

In amore gli scritti volano e le parole restano.

Bonjour stronzesse!

Anime semplici abitano talvolta corpi complessi.

Noi viviamo, grazie a Dio, in un'epoca senza fede. Preti astrologhi e santi in intrallazzo.

Chi mi ama mi preceda.

Aspettare che le cose maturino da sole, non prendersi pena per anticiparle. Trarre dalla vita quel poco che può darti giorno per giorno, non macerandosi per un domani che deve comunque arrivare, o che può non arrivare.

L'amore è una cosa troppo importante per lasciarla fare agli amanti.

La realtà è quella che noi riusciamo a far passare per tale.

– Diavolo, vado bene di qui per l'Inferno?
– Sì, sempre storto.

Una volta credevo che il contrario di una verità fosse l'errore e il contrario di un errore fosse la verità. Oggi una verità può avere per contrario un'altra verità altrettanto valida, e l'errore un altro errore.

Don't forget
1967-1972 (postumo 1976) - Selezione Aforismario

Quando l'uomo non ha più freddo, fame e paura è scontento.

Ci sono molti modi di arrivare, il migliore è di non partire.

Un giovane, va incontro alla vita: cioè, è la vita che da dietro lo spinge.

L'italiano è una lingua parlata dai doppiatori.

C'è gente che eredita la fede, come eredita i terreni, il casato, i titoli nobiliari, il denaro, una biblioteca e il castello. Fede per censo, ereditaria.

Aumentano gli anni e diminuiscono le probabilità di diventare immortali.

L'oppio è ormai la religione dei popoli.

Vivere è diventato un esercizio burocratico.

Gli "altri" sono, bene o male, la prova che noi stiamo vivendo. Non sottovalutarli.

In questi tempi l'unico modo di mostrarsi uomo di spirito è di essere seri. la serietà come solo umorismo accettabile.

Fra 30 anni l'Italia sarà non come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione. (cit. di Giacomo Devoto - vedi Citazioni errate)

Frasario essenziale per passare inosservati in società
1969 (postumo, 1986) - Selezione Aforismario

Aspettavamo la fine dell'arte è venuta la fine della moda.

Basta alzarsi una mattina alle sette e uscire per capire che abbiamo sbagliato tutto.

Forse col tempo, conoscendoci peggio.

I grandi amori si annunciano in un modo preciso, appena la vedi dici: chi è questa stronza?

Il traffico ha reso impossibile l'adulterio nelle ore di punta.

Il vero psicanalista delle donne è il loro parrucchiere.

L'avarizia è la forma più sensuale di castità.

L'italiano ha un solo vero nemico: l'arbitro di calcio, perché  emette un giudizio.

La religione è finita, non c'è più nessuno che si vanti di aver portato a letto una suora.

La stupidità degli altri mi affascina ma preferisco la mia.

L'unico modo di trattare una donna alla pari è di desiderarla come uomo.

Se lei si spiega con un esempio non capisco più niente.

Una volta il rimorso veniva dopo, adesso mi precede.

Vivere è diventato un esercizio burocratico.
Coraggio, il meglio è passato. (Ennio Flaiano)
Filosofia del rifiuto
da Diario degli errori (postumo, 1976)

Agire come Bartleby lo scrivano. Preferire sempre di no. Non rispondere a inchieste, rifiutare interviste, non firmare manifesti, perché tutto viene utilizzato contro di te, in una società che è chiaramente contro la libertà dell'individuo e favorisce però il malgoverno, la malavita, la mafia, la camorra, la partitocrazia, che ostacola la ricerca scientifica, la cultura, una sana vita universitaria, dominata dalla Burocrazia, dalla polizia, dalla ricerca della menzogna, dalla tribù, dagli stregoni della tribù, dagli arruffoni, dai meridionali scalatori, dai settentrionali discesisti, dai centrali centripeti, dalla Chiesa, dai servi, dai miserabili, dagli avidi di potere a qualsiasi livello, dai convertiti, dagli invertiti, dai reduci, dai mutilati, dagli elettrici, dai gasisti, dagli studenti bocciati, dai pornografi, poligrafi, truffatori, mistificatori, autori ed editori. Rifiutarsi, ma senza specificare la ragione del tuo rifiuto, perché anche questa verrebbe distorta, annessa, utilizzata. Rispondere: no. Non cedere alle lusinghe della televisione. Non farti crescere i capelli, perché questo segno esterno ti classifica e la tua azione può essere neutralizzata in base a questo segno. Non cantare, perché le tue canzoni piacciono e vengono annesse. Non preferire l'amore alla guerra, perché anche l'amore è un invito alla lotta. Non preferire niente. Non adunarti con quelli che la pensano come te, migliaia di no isolati sono più efficaci di milioni di no in gruppo. Ogni gruppo può essere colpito, annesso, utilizzato, strumentalizzato. Alle urne metti la tua scheda bianca sulla quale avrai scritto: No. Sarà il modo segreto di contarci. Un No deve salire dal profondo e spaventare quelli del Sì. I quali si chiederanno che cosa non viene apprezzato nel loro ottimismo.

Ennio Flaiano - Un genio a Roma

Libri di Flaiano consigliati
Diario degli errori 
Editore: Adelphi, Milano, 2002

Il Diario brulica di pensieri che sperimentano tutte le forme possibili del rapporto tra la mente e la realtà. Vi troviamo velenosi calembour concentrati come saggi, aforismi e massime perforanti e definitivi, microritratti di taglio, apologhi surreali e corrosivi, sequenze in zapping, tra incanto e sarcasmo. L'irrefrenabile tendenza all'autodistruzione della specie umana pervade Diario degli errori come un malinconico Leitmotiv: ma la crudele esattezza della tassonomia è in Flaiano venata dalla pietas del moralista disilluso. Pochi libri sono rappresentativi di Flaiano come questo Diario degli errori, con il suo irresistibile blend di illuminismo tenebroso e pessimismo comico prima che cosmico.


Frasario essenziale
per passare inosservati in società
Introduzione: Giorgio Manganelli
Curatori e Note: Elisabetta Sgarbi, Vanni Scheiwiller, Anna Longoni
Editore: Bompiani, Milano, 1986

Raccolta di scritti sparsi di Ennio Flaiano, uno scrittore per il quale la battuta era senz'altro un piccolo mondo narrativo condensato in un giro o poco più di frase. Il presente volume è diviso in sei sezioni, di materiali che possono ritrovarsi anche altrove, di appunti, aforismi, frammenti, annotazioni diaristiche e autobiografiche. Ne è risultato così un libro sorprendente che spia il laboratorio, l'officina dello scrittore. Come lavora Flaiano. Un autore insomma tutto da rileggere o, per i giovani di oggi, da cominciare a leggere: infatti, nulla di più inedito del già edito.

Note
Vedi anche aforismi di: Leo Longanesi

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