2015-04-12

Tutto sull'Aforisma: definizione, storia e curiosità

L'aforisma è molto diffuso − specie sul web − ma poco conosciuto. Per questo motivo Aforismario ha pensato di scrivere alcuni articoli introduttivi su questo affascinante genere letterario, non soltanto con definizione, storia e caratteristiche dell'aforisma, ma anche con curiosità e approfondimenti sulla scrittura aforistica in genere. Nella sezione "Aforistica" del sito Aforismario, trovi anche una grande raccolta di "aforismi sull'aforisma", che consentono di cogliere da molteplici punti di vista il significato di questa concisa ma assai significativa forma di scrittura.
L'aforisma non coincide mai con la verità;
o è una mezza verità o una verità e mezzo. (Karl Kraus)
Sommario
  1. Definizione di Aforisma
  2. Caratteristiche dell'aforisma
  3. Storia dell'Aforisma
  4. I 10 migliori Aforisti di sempre
  5. Domande e risposte sull'Aforisma
1. Definizione di Aforisma
© Aforismario

Il termine "aforisma" (o aforismo) deriva dal greco aphorismós, propriamente: "definizione", da aphorízein cioè "definire, delimitare, confinare", composto da apó che indica derivazione (da) e horízein "limitare" (stessa radice di "orizzonte"), e può essere definito come l'espressione in prosa di una profonda riflessione o di una rapida intuizione in maniera arguta e concisa. Il termine "aforisma" è sempre più spesso usato impropriamente per indicare qualunque tipo di frase, presa isolatamente, che abbia la caratteristica di essere breve e più o meno arguta. A rigor di termini, bisognerebbe riservare il termine "aforisma" ai pensieri concisi creati in quanto tali dai loro autori, e designare col termine di "citazione" quei pensieri brevi che derivano da una estrapolazione da testi più ampi. Qui di seguito, alcune definizioni di "aforisma" tratte da autorevoli dizionari della lingua italiana:
Aforisma. Massima, sentenza, definizione che in brevi e succose parole riassume e racchiude il risultato di considerazioni, osservazioni, esperienze.
Vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli, Le Monnier, 2007
Aforisma. Breve massima enunciante una regola pratica o una norma di saggezza.
Dizionario Garzanti della lingua italiana, Garzanti, 1974
Aforisma. Proposizione che riassume in brevi e sentenziose parole il risultato di precedenti osservazioni o che, più genericamente, afferma una verità, una regola o una massima di vita pratica: gli a. della scuola medica salernitana; gli a. di R . Montecuccoli sull'arte della guerra; parlare per aforismi. Originariamente, Aforismi era il titolo di un'opera che raccoglieva i precetti medici di Ippocrate, sicché il termine indicò nel medioevo lo studio e la pratica della medicina (cfr. Dante, Par. XI, 4: “Chi dietro a iura e chi ad aforismi [o, secondo altra lezione, amforismi] Sen giva ...”).
Lingua e Linguaggi on-line, Treccani
Aforisma. Sentenza, massima: proposizione che esprime con concisa esattezza il frutto di una lunga esperienza (di vita, di osservazione, di analisi: e, in particolare, un precetto di medicina).
Grande dizionario della lingua italiana, UTET, 1980
Aforisma. Breve massima che esprime una norma di vita o una sentenza filosofica in forma icastica, lapidaria, talora anche paradossale.
Vocabolario della lingua italiana Zingarelli, Zanichelli, 2008
Nei seguenti dizionari, che risalgono a più di un secolo fa, il termine "aforisma" ancora non compare, essendo usato quello originario di "aforismo".
Aforismo. Massima o sentenza breve e precisa, frutto di lunga osservazione, che racchiude e definisce un largo concetto di idee.
Vocabolario Etimologico Pianigiani, 1907
Aforismo (o anforismo). Sentenza dottrinale, che determina in poche parole il precetto, il frutto di lunghe osservazioni, esperimenti, pensieri.
Dizionario della lingua italiana Tommaseo-Bellini, 1861/1879
1a. Evoluzione del termine "aforisma"
Prime testimonianze del termine "aforisma" in italiano si hanno nella forma al plurale (aphorismi e amforismi) con Dante Alighieri, il quale fa riferimento al titolo dell'antico compendio di medicina di Ippocrate, rispettivamente, nel Convivio (1304/1307) e nella Divina Commedia (1304/21). Qui di seguito, i due brani tratti da queste due opere in cui Dante fa riferimento all'aforisma.

Dante Alighieri
Trattato I, Cap. VIII:
"Dare cose non utili al prenditore pure è bene, in quanto colui che dà mostra almeno sé essere amico; ma non è perfetto bene, e così non è pronto: come quando uno cavaliere donasse ad uno medico uno scudo, e quando uno medico donasse a uno cavaliere scritti li Aphorismi d'Ipocràs";

Paradiso, Canto XI:
O insensata cura de' mortali,
quanto son difettivi silogismi
quei che ti fanno in basso batter l'ali!

Chi dietro a iura e chi ad amforismi
sen giva, e chi seguendo sacerdozio,
e chi regnar per forza o per sofismi, [...]

Prime attestazioni del termine al singolare si hanno invece nel Vocabolista (1464/65) di Luigi Pulci con "anforismo". La forma in "ismo" (aforismo) è stata l'unica usata fino alla seconda metà dell'Ottocento, epoca in cui compaiono le prime attestazioni del termine in "isma" (aforisma), a cominciare dal racconto Gigia (1879) di Alfredo Oriani:
"L'aforisma della sapienza greca non è stato ancora smentito".
1b. Da "aforismo" a "aforisma"
Entrambe le forme, aforismo e aforisma, sono coesistite fino alla prima metà del Novecento, finché quest'ultima non ha cominciato a prevalere sulla prima, specie dopo la sua comparsa in un passo del romanzo Trionfo della Morte (1894) di Gabriele D'Annunzio, con riferimento a Nietzsche:
"L'idea della evoluzione, dello scorrere perpetuo di tutte le cose, dell'infinita mutabilità cosmica – l'idea stessa della filosofia moderna – splende nel suo aforisma figurato".
Oggi il termine "aforismo" è usato sempre più di rado, e seppure resiste ancora, specie tra i critici letterari, probabilmente in futuro sarà completamente soppiantato – come peraltro è già successo per altre voci di origine greca in "ismo" – dal termine assai più comune "aforisma".

Un aforisma benfatto sta tutto in otto parole. (Gesualdo Bufalino)
2. Caratteristiche dell'aforisma
© Aforismario

L'aforisma si distingue da altri generi letterari (il romanzo, la poesia, il saggio, ecc.) per alcune caratteristiche fondamentali:
  • Concisione
  • Isolamento testuale
  • Forma prosastica
  • Pointe o effetto sorpresa
2a. Concisione (o brevità o laconicità)
La prima fondamentale caratteristica dell'aforisma è la concisione, che fa sì che tutto il suo significato sia espresso in forma assai breve. L'aforisma, in altre parole, tende al congiungimento della massima ricchezza di senso con la massima economia verbale. Quanto poi, in pratica, debba essere lungo (o corto) un aforisma per essere considerato tale, non lo si può dire con precisione. Esistono aforismi di una sola parola, veri e propri concentrati di senso, che possono essere definiti "microaforismi", come per esempio quelli di Georges Perros nei Papiers collés III (1978):
"Lazzaro" o "Irrecuperabile".
Ma esistono anche aforismi di molte parole che occupano diverse righe, come ad esempio questo di Karl Kraus in Detti e contraddetti (1909):
"Lo sterile piacere dell'uomo si nutre dello sterile spirito della donna. Ma del piacere femminile si nutre lo spirito maschile. Il piacere di lei crea le opere di lui. Tutto ciò che alla donna non è dato rende possibile all'uomo di servirsi dei propri doni. Libri e quadri vengono creati dalla donna - non da quella che li scrive o dipinge. Un'opera viene messa al mondo: questa volta la donna ha fecondato ciò che l'uomo ha partorito".
A questi due tipi di aforismi, bisogna aggiungere quelli che possono arrivare a occupare una o più pagine, come a esempio molti aforismi di Schopenhauer, di Nietzsche, di Adorno e tanti altri, che si potrebbero definire "megaforismi", ma in questo caso è meglio parlare di "stile aforistico" piuttosto che di aforisma. L'estensione più comune dell'aforisma è quella che solitamente coincide con una o al massimo due proposizioni di poche parole ciascuna. Ecco alcuni esempi:
A chi non capisce l'allusione è inutile fornire la spiegazione.
Guido Ceronetti, Pensieri del tè, 1987.
"Il vero esibizionismo consiste nel mostrare ciò che non si possiede".
Stanislaw Lec, Pensieri spettinati, 1957.
Naturalmente non manca l'aforisma – ironico – sulla lunghezza dell'aforisma stesso, ed è quello di Gesualdo Bufalino nel suo Bluff di parole (1994):
"Un aforisma benfatto sta tutto in otto parole".
al quale si potrebbe aggiungere – sempre ironicamente – quello di Giovanni Soriano in Finché c'è vita non c'è speranza (2010):
"Un aforisma benfatto sta tutto in otto parole, massimo dieci".
2b. Isolamento testuale
Seconda caratteristica fondamentale dell'aforisma è quella dell'isolamento testuale, cioè della separazione o sconnessione di un singolo aforisma con testi adiacenti. Tale separazione è solitamente marcata da uno spazio bianco o da un segno tipografico.

2c. Forma prosastica
Terza caratteristica dell'aforisma è quella della sua espressione in prosa, per cui non si parlerà di aforisma nel caso in cui un testo, pur breve e "isolato", è espresso in versi.

2d. Pointe o effetto sorpresa
La quarta e ultima caratteristica dell'aforisma è data dalla pointe, francesismo usato per indicarne il potenziale effetto sorpresa, che può essere sia estetico, in riferimento alla forma, sia gnoseologico, in riferimento al significato.

Ennio Flaiano: maestro dell'aforisma
3. Storia dell'aforisma
Breve excursus dall'antichità al '900
© Aforismario

Non tutti sanno che l'aforisma costituisce un vero e proprio genere letterario (al pari della narrativa, della poesia, ecc.), con una sua storia e con sue specifiche caratteristiche. Qui di seguito si offre qualche nota introduttiva sulle origini e sul percorso intrapreso dal genere aforistico nel corso dei secoli.

3a. L'aforisma nell'antichità
La più antica raccolta di aforismi è quella, dall'omonimo titolo, attribuita al noto medico greco Ippocrate di Cos (460-377 a.e.c.), che ebbe grande notorietà per diversi secoli. Gli aforismi di Ippocrate, a parte la concisione, hanno però ben poco a che vedere con la concezione odierna del termine. In realtà si tratta di semplici precetti di natura medica, frutto dell'esperienza e della conoscenza del loro autore in tale campo. Ecco alcuni esempi:
"La vita è breve, l'arte è lunga, l'occasione è fugace, l'esperienza è fallace, il giudizio è difficile. Bisogna che non solo il medico sia pronto a fare da sé le cose che debbono essere fatte, ma anche il malato, gli astanti, le cose esterne".
"Per le malattie estreme i trattamenti estremi sono i più efficaci".
"Quando due dolori si verificano insieme, ma non nello stesso posto, il più violento oscura l'altro".
Il primo testo aforistico nel senso moderno del termine, può essere considerato, invece, Ricordi (166-179 ca., noto anche col titolo di Pensieri o Colloqui con sé stesso) di Marco Aurelio. In quest'opera, che riscontrò notevole successo a partire dalla prima edizione a stampa avvenuta nel 1559, l'imperatore e filosofo romano trascrisse le sue riflessioni e osservazioni su svariati argomenti per lo più di natura etica: la condotta dell'uomo con sé stesso e gli altri, il suo atteggiamento nei confronti della vita e della morte, del destino e della sofferenza, ecc. Questi alcuni esempi:
"Spesso compie un'ingiustizia non solo chi fa, ma anche chi non fa qualche cosa".
"Non discutere più di come debba essere l'uomo per bene, ma siilo".
"A leggere e a scrivere non sarai mai maestro se non sei stato prima allievo. E tanto meno a vivere".
Nel corso dei secoli successivi, la scrittura aforistica andò lentamente diffondendosi, anche se il termine "aforismi" continuò a essere usato per molto tempo (almeno fino alla seconda metà dell'Ottocento) esclusivamente in ambito tecnico-scientifico. Si vedano a tal proposito gli Aforismi politici (1659) del politologo inglese James Harrington; gli Aforismi dell'arte bellica (1670) del condottiero italiano Raimondo Montecuccoli; gli Aphorismi de cognoscendis et curandis morbis (1709) del medico olandese Hermannus Boerhaave.

3b. La massima
François de La Rochefoucauld
Tra il Seicento e il Settecento, la scrittura aforistica assume grande rilievo grazie alle opere di alcuni autori francesi, che dettero origine a un nuovo genere letterario: quello della massima moralistica. Tra le più note di queste opere, divenute dei veri e propri classici del genere, si possono ricordare: Massime di La Rochefoucauld (1664/78); I caratteri di La Bruyère (1688); Riflessioni e massime di Vauvenargues (1746) e Massime e pensieri di Chamfort (1795). Ma cosa distingue la massima (moralistica) dall'aforisma? Entrambi i generi hanno molte caratteristiche in comune: la concisione, l'isolamento testuale, l'arguzia della forma e del contenuto; l'unica differenza sta nel fatto che la massima, contrariamente all'aforisma, è tradizionalmente incentrata su tematiche inerenti la natura umana e la condotta di uomini e donne in società, spesso con finalità etiche.

3c. Il frammento
Novalis
Altra tappa fondamentale nella storia dell'aforisma è rappresentata dalle teorizzazioni sul genere compiute verso la fine del Settecento dai principali esponenti del Romanticismo tedesco: Friedrich Schlegel e Novalis. Secondo questi autori, il valore dell'aforisma, o del "frammento", sta nella sua immediatezza, nella possibilità di esprimere profonde "verità soggettive" grazie a un'illuminazione improvvisa. Pertanto, a una concezione tradizionale dell'aforisma visto come frutto di un sapere universale, di elaborate riflessioni e di esperienze di vita, si affianca quella di origine romantica della rapida e geniale intuizione, dell'impressione e del punto di vista personale che diventerà predominante nel Novecento.

3d. L'aforisma come genere letterario
Friedrich Nietzsche
Nella seconda metà dell'Ottocento, il termine "aforisma" comincia a designare un vero e proprio genere letterario, quando il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche lo intende implicitamente come tale in una delle sue ultime opere, Il crepuscolo degli Idoli (1888)
"L'aforisma, la sentenza, in cui io sono il primo dei maestri tedeschi, sono le forme dell''eternità', la mia ambizione è quella di dire in dieci proposizioni quel che ogni altro dice in un libro – quel che ogni altro non dice in un libro...".
Peraltro, Nietzsche aveva già usato la scrittura aforistica come forma espressiva in tutte le sue opere da Umano, troppo umano (1878) in poi, pur consapevole della difficoltà che tale scrittura potesse creare nel lettore per la comprensione del testo; scrive infatti nella prefazione alla Genealogia della morale (1887):
"[...] In altri casi presenta difficoltà la forma aforistica: ciò è dovuto al fatto che oggigiorno non si dà sufficientemente importanza a questa forma. Un aforisma, modellato e fuso con vigore, per il fatto che viene letto non è ancora "decifrato"; deve invece prendere inizio, a questo punto, la sua interpretazione, per cui occorre un'arte dell'interpretazione".
Nietzsche apre dunque la strada all'uso del termine "aforisma" anche in senso letterario, anche se ufficialmente possiamo dire che ciò avvenne nel 1902, quando il filologo tedesco Albert Leitzmann pubblica in volume le osservazioni e i pensieri di Georg Lichtenberg con il titolo di Aforismi.

3e. L'aforisma nel '900
Emil Cioran
Nel Novecento la diffusione dell'aforisma diventa inarrestabile, i libri e gli scrittori di aforismi si moltiplicano, i temi presi in considerazione sono illimitati e il genere raggiunge i massimi vertici stilistici in autori come Karl Kraus, Emil Cioran, Leo Longanesi, Ennio Flaiano. Ecco alcuni aforismi, che potremmo definire esemplari, scritti da alcuni maestri del pensiero breve:
Talvolta la donna è un utile surrogato dell'onanismo. Naturalmente ci vuole un sovrappiù di fantasia.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909
Fallire la propria vita significa accedere alla poesia – senza il supporto del talento.
Emil Cioran, Sillogismi dell'amarezza, 1952
In amore bisogna essere senza scrupoli, non rispettare nessuno. All'occorrenza essere capaci di andare a letto con la propria moglie.
Ennio Flaiano, Taccuino del marziano, 1960 (postumo, 1974)
Oggi, con l'avvento di internet e dei social network, lo stile conciso, tipico dell'aforisma, è sempre più diffuso sia nelle citazioni d'autore sia nell'espressione dei propri pensieri. Ciò non significa che ogni riflessione breve possa essere considerata un aforisma, tutt'altro, ma in molti, oggi, hanno la possibilità di esprimersi pubblicamente in stile aforistico, di solito in modo piuttosto banale, ma a volte anche in maniera efficace ed originale.

Karl Kraus
4. I 10 migliori aforisti di sempre
Qui di seguito, una singolare − per non dire impossibile − classifica dei migliori dieci aforisti di tutti i tempi secondo Aforismario. Quest'elenco è poco più di un gioco, e se proprio gli si vuole dare un'utilità, è forse quella di suggerire alcuni tra i migliori autori di aforismi a coloro che stanno cominciando solo adesso ad approfondire la conoscenza del genere aforistico; leggere i testi di questi autori è sicuramente il modo migliore per iniziare questo cammino. Molti noteranno subito l'assenza di Oscar Wilde in questo elenco; il motivo è che Wilde, purtroppo, non ha mai scritto un testo di aforismi veri e propri. Un altro nome "eccellente" di cui qualcuno noterà la mancanza, è quello di Stanisław Jerzy Lec, che personalmente considero uno degli scrittori di aforismi più sopravvalutati in assoluto insieme a Elias Canetti. De gustibus... 

N.B. Nel seguente elenco sono compresi solo autori di aforismi "veri e propri" e non autori di frasi o citazioni estrapolate da opere non aforistiche (come romanzi, saggi, poesie, ecc.).

1° Karl Kraus
(Jičín 1874 - Vienna 1936) Scrittore, giornalista e aforista austriaco.
Libro consigliato: Detti e contraddetti

2° Ennio Flaiano
(Pescara 1910 - Roma 1972) Scrittore, sceneggiatore, giornalista e aforista italiano.
Libro consigliato: Diario degli errori

3° Georg Lichtenberg
(Ober-Ramstadt 1742 - Gottinga 1799) Fisico, scrittore e aforista tedesco.
Libro consigliato: Lo scandaglio dell'anima

4° Friedrich Nietzsche
(Röcken 1844 - Weimar 1900) Filosofo e aforista tedesco.
Libro consigliato: Umano, troppo umano. Vol. 2

5° Emil Cioran (Răşinari 1911 - Parigi 1995) Filosofo e aforista francese di origine rumena.
Libro consigliato: Sillogismi dell'amarezza

6° Jules Renard
(Châlons-du-Maine 1864 - Parigi 1910) Scrittore francese.
Libro consigliato: Diario (libro fuori catalogo in Italia).

7° Leo Longanesi
(Bagnacavallo 1905 - Milano 1957) Giornalista, editore e aforista italiano.
Libro consigliato: La sua signora (libro fuori catalogo in Italia).

8° Nicolas de Chamfort
(Clermont-Ferrand 1741 - Parigi 1794) Scrittore e moralista francese.
Libro consigliato: Massime e pensieri - Caratteri e aneddoti

9° Cesare Pavese
(Santo Stefano Belbo 1908 - Torino 1950) Scrittore e poeta italiano.
Libro consigliato: II mestiere di vivere (1935-1950)

10° Charles Baudelaire
(Parigi 1821 - 1867) Poeta, scrittore e critico letterario francese
Libro consigliato: Il mio cuore messo a nudo-Razzi-Igiene

5. Domande e risposte sull'aforisma
© Aforismario

Cos'è un aforisma?
L'aforisma è una frase breve (nella sua forma classica occupa, in genere, da una a tre righe) che esprime in modo arguto e/o ironico e/o paradossale una profonda riflessione o una rapida intuizione, su un qualunque aspetto della realtà circostante o del proprio modo interiore. Per approfondire vedi: Definizione dell'aforisma.

Esiste una differenza tra aforisma e citazione?
Sebbene nel linguaggio comune i due termini siano spesso considerati sinonimi, in realtà indicano due cose abbastanza diverse: l'aforisma è una frase originariamente breve e isolata da eventuale altro testo circostante; la citazione, invece, è una frase più o meno breve estrapolata "arbitrariamente" dal testo in cui era originariamente legata (ad esempio: un romanzo o un saggio). Per approfondire vedi: Differenza tra "aforisma" e "citazione"

Quando sono stati scritti i primi aforismi?
La più antica raccolta di aforismi di cui siamo a conoscenza è quella attribuita al noto medico greco Ippocrate di Cos, dal titolo "Aforismi" e risalente al IV secolo a.e.c.

Chi può definirsi "aforista"?
L'aforista, per definizione, è colui che crea aforismi. Dunque non si possono definire aforisti tutti quegli scrittori, magari molto citati, che non hanno mai scritto veri e propri aforismi, così come tutti coloro che, per esempio, sono grandi lettori di aforismi o amano collezionarli. Per leggere alcune riflessioni sulla figura dell'aforista, vedi: Citazioni sull'aforista.

Chi è il migliore scrittore di aforismi di sempre?
Non esiste un singolo autore che si possa definire  il migliore scrittore di aforismi in assoluto. Ci sono comunque alcuni aforisti che sono considerati dalla critica, e non solo, veri e propri maestri del genere. Tra questi si possono ricordare (in ordine alfabetico): Nicolas de Chamfort, Emil Cioran, Ennio Flaiano, Karl Kraus, François de La Rochefoucauld, Friedrich Nietzsche, Jules Renard, ecc. Per leggere una classifica dei migliori dieci autori di aforismi redatta da Aforismario, vedi: I migliori aforisti di tutti i tempi.

Esistono autori di aforismi donne?
La maggior parte degli scrittori di aforismi sono uomini, tuttavia esiste una discreta rappresentanza di scrittrici di aforismi. Tra queste si possono ricordare: Louise-Victorine Ackermann Choquet, Marie von Ebner-Eschenbach, Alda Merini, Madeleine de Souvré de Sablé, ecc.

Quali sono i libri di aforismi più noti?
Parlando di "aforismi veri e propri", e dunque escludendo le numerose raccolte di citazioni di Oscar Wilde, tra i libri di aforismi più noti si possono annoverare i seguenti: Detti e contraddetti di Karl Kraus, Massime di François de La Rochefoucauld, Pensieri spettinati di Stanislaw Jerzy Lec, Il dizionario del diavolo di Ambrose Bierce e, in Italia, Il grillo parlante di Roberto Gervaso. Parlando di libri di "genere aforistico" (cioè libri in cui gli aforismi sono spesso alternati a riflessioni e pensieri più lunghi), si possono ricordare: Pensieri di Blaise Pascal, Il mestiere di vivere di Cesare Pavese, Aforismi sulla saggezza del vivere di Arthur Schopenhauer (che, a dire il vero, costituiscono soltanto un capitolo dell'opera "Parerga e Paralipomena"), Diario di Jules Renard.

Esistono libri in lingua italiana che parlano dell'aforisma da un punto di vista teorico?
Sì, specialmente negli ultimi anni, si stanno pubblicando anche in Italia diversi libri che affrontano lo studio dell'aforisma come genere letterario. Per conoscere alcuni di questi libri, vedi: Libri sulla scrittura aforistica

Gli aforismi, in Italia, sembrano avere, in ogni campo (dal comico al “manageriale”) una discreta presa sul pubblico e suscitare interesse e consensi. Come mai?
La domanda richiede una premessa chiarificatrice: se col termine “aforisma” s’intende una frase breve estrapolata da qualsivoglia contesto (un romanzo, un saggio, un articolo, ecc.), allora possiamo dire che in effetti gli ”aforismi”, o più correttamente le “citazioni”, trovano una grande diffusione in Italia (basta vedere il numero di pubblicazioni editoriali e di siti web dedicategli); ma se consideriamo il termine “aforisma” nella sua vera accezione, cioè come proposizione breve, arguta e originariamente isolata (cioè creata dal suo autore per essere “autosufficiente” e priva di connessioni con eventuale testo circostante), allora bisogna dire che l’aforisma in Italia, contrariamente a quanto accade in altri paesi europei, non gode neppure minimamente della popolarità riservata ad altri generi letterari (il romanzo su tutti). Fatta questa premessa, provo a rispondere brevemente sul perché del grande interesse suscitato dalle numerose sillogi di aforismi e citazioni esistenti oggi in Italia. Fondamentalmente, penso ciò sia dovuto alla brevità e alla pregnanza di significato che contraddistinguono le frasi di cui queste raccolte si compongono, il che consente anche a chi non ha la possibilità (o la voglia) di dedicarsi a letture un po’ più impegnative in termini di tempo, di riflettere, e spesso anche sorridere, sui più svariati argomenti. A ciò bisogna aggiungere il piacere intellettuale che brevi citazioni particolarmente riuscite suscitano nel lettore sia per la loro arguzia, sia per la loro capacità di farci vedere determinati aspetti del mondo che ci circonda, come di noi stessi, da un punto di vista del tutto insolito.

L’uso di determinati aforismi da parte di qualcuno, ci può far capire qualcosa di quella persona? Magari per via degli autori che cita, piuttosto che per l’argomento?
Nel caso in cui gli aforismi siano particolarmente significativi per colui che li cita, penso si possa dedurre sicuramente qualcosa circa la sua personalità, ma in maniera abbastanza approssimativa e, tutto sommato, insufficiente. Ben altra valenza ha invece la lettura di un libro di aforismi composti da un unico autore. In questo caso, la personalità dell’aforista emerge abbastanza chiaramente, e ciò costituisce uno dei lati più interessanti della lettura di un libro del genere.

È sempre utile avere un aforisma “a portata di mano” nelle discussioni? Dove risiede il potere della sua efficacia?
Esistono sicuramente situazioni in cui un buon aforisma è il modo migliore per confermare una nostra idea o esprimere un punto di vista in maniera rapida ed efficace. Non a caso, le citazioni sono sempre più usate anche in occasioni più formali di quanto possa essere una semplice conversazione tra conoscenti, come, ad esempio, in ambito manageriale, nella pratica psicoterapeutica o nella consulenza filosofica, in cui una breve citazione può essere usata per infondere fiducia e ottimismo, per rompere schemi mentali un po’ troppo rigidi, come fonte di saggezza, ecc. Il potere di questa efficacia risiede, come ho già detto in precedenza, nella concisione, nella pregnanza di significato e nel punto di vista spesso insolito dell’aforisma. È importante ricordare, però, che quella della citazione è anche un’arte, e praticata male può essere controproducente; mi riferisco a un eventuale uso esagerato di citazioni o, peggio ancora, all’uso di citazioni inadatte o in momenti e contesti sbagliati.

Gli aforismi nascono per caso, magari all’interno di un discorso e di un contesto più ampio, o possono essere studiati “a tavolino”?
Come nascono gli aforismi è assai difficile dirlo, perché ciò ha a che vedere con complessi processi cognitivi legati profondamente alla personalità dell’autore. Per quella che è la mia esperienza, posso dire che l’aforisma di solito è il risultato finale di un’elaborazione mentale, più o meno lunga e per lo più inconscia, di stimoli esterni (come la lettura di una frase in un libro, la scena toccante di un film, un evento, anche banale, di vita vissuta, ecc.), e di un susseguente lavoro “tecnico” di scrittura. Non escludo si possa, volendo, creare qualche aforisma anche “a tavolino”, specie per chi ha una certa dimestichezza con le parole, ma il risultato, alla lunga, sarebbe sicuramente artificioso. In ogni caso, se non si possiede una certa sensibilità, una buona predisposizione per la sintesi, un po’ d’intuito e un po’ di spirito di osservazione, penso sia inutile anche solo provare a mettersi a scrivere aforismi.

Possiamo indicare a quali autori di aforismi possiamo rivolgerci con maggior efficacia a seconda degli argomenti trattati?
Tra i vari temi, il più difficile per il quale trovare un aforista di riferimento è proprio quello che sembrerebbe il più semplice, e cioè l’amore romantico; questo perché in genere gli autori di aforismi tendono al cinismo e al disincanto, dunque sono scrittori antiromantici per eccellenza. Comunque, tra gli aforisti che hanno scritto dei bei pensieri sull’amore, possiamo ricordare Henri de Régnier, autore del famoso: “L'amore è eterno, finché dura”. Molto più semplice trovare autori dalla risposta tagliente o, come dice lei, “politicamente scorretta”: impossibile, in questo caso, non ricordare i nomi di Giuseppe Prezzolini, Leo Longanesi o il già citato Ennio Flaiano, che hanno scritto aforismi tra i più sarcastici sulla nostra classe politica e sull’intera società italiana; si veda, ad esempio, Flaiano: “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. Per ridere, o meglio, per sorridere, consiglierei gli aforismi di Stanisław Lec: “Aveva la coscienza pulita. Mai usata”. Riguardo al tema della leadership e del comando, non si può non citare “L’arte della guerra”, attribuito al generale cinese Sun Tzu. Si tratta di un antico testo di strategia militare le cui massime hanno trovato nel corso del tempo grande applicazione in vari campi, e che oggi è diventato un vero e proprio classico per la gestione del management in molte aziende di tutto il mondo, tant’è che esistono diverse edizioni di questo libro riadattate allo scopo. Cito una delle tante massime che compongono il trattato: “Il generale esperto fa del suo esercito un tutto armonico. In questo modo, comandare molti uomini è come comandarne uno, che deve fare ciò che vuoi tu”.

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