2015-09-10

Luigi Pirandello - Le più belle frasi pirandelliane

Selezione delle migliori citazioni di Luigi Pirandello tratte dalle sue opere. Insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934, per la sua produzione, le tematiche affrontate e l'innovazione del racconto teatrale è considerato tra i maggiori drammaturghi del XX secolo.
Luigi Pirandello - Agrigento 1867 - Roma 1936
Drammaturgo, scrittore e poeta italiano
Arte e coscienza d'oggi, 1893
La verità certamente non fu mai ladra: la frode a noi venne sempre dal troppo immaginare.

A me non han fatto mai meraviglia certi peccatori moribondi, che reclamano Dio prima di chiuder gli occhi alla luce. Lo spirito moderno è profondamente malato, e invoca Dio come un moribondo pentito. Mi fa bensì meraviglia che si chiami Dio quel che in fondo è buio pesto.

Crollate le vecchie norme, non ancor sorte o bene stabilite le nuove, è naturale che il concetto della relatività d’ogni cosa si sia talmente allargato in noi, da farci quasi del tutto perdere l’estimativa. Il campo è libero ad ogni supposizione. L’intelletto ha acquistato una straordinaria mobilità. Nessuno più riesce a stabilirsi un punto di vista fermo e incrollabile. I termini astratti han perduto il loro valore, mancando la comune intesa, che li rendeva comprensibili.

Non mai, credo, la vita nostra eticamente ed esteticamente fu più disgregata. Slegata, senz'alcun principio di dottrina e di fede, i nostri pensieri turbinano entro i fati attuosi, che stan come nembi sopra una rovina. Da ciò, a parer mio, deriva per la massima parte il nostro malessere intellettuale. Aspettiamo, e invano, purtroppo! che sorga finalmente qualcuno ad annunziarci il verbo nuovo. E intanto ci volgiamo ora a questo, ora a quel banditore, che berciando con enfasi molta, promette mari e monti, e nulla ottiene naturalmente.

Il turno, 1902
La libertà sta di casa con la ricchezza.

L'altro figlio, 1902
Vale più una pietruzza in patria, che tutto un regno fuorvia!

È molto più facile essere un eroe che un galantuomo.
Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini, si dev'esser sempre. (Luigi Pirandello)
Il fu Mattia Pascal, 1904
Selezione Aforismario

Amicizia vuol dire confidenza.

Copernico ha rovinato l’umanità, irrimediabilmente. Ormai noi tutti ci siamo a poco a poco adattati alla nuova concezione dell’infinita nostra piccolezza, a considerarci anzi men che niente nell'Universo, con tutte le nostre belle scoperte e invenzioni e che valore dunque volete che abbiano le notizie, non dico delle nostre miserie particolari, ma anche delle generali calamità? Storie di vermucci ormai le nostre.

Dimentichiamo spesso e volentieri di essere atomi infinitesimali per rispettarci e ammirarci a vicenda, e siamo capaci di azzuffarci per un pezzettino di terra o di dolerci di certe cose, che, ove fossimo veramente compenetrati di quello che siamo, dovrebbero parerci miserie incalcolabili.

Le donne, come i sogni, non sono mai come tu le vorresti.

La vita è tutta una bestialità, e allora dica un po’ lei che cosa significa il non averne commessa nessuna: significa per lo meno non aver vissuto

Il pensiero più fastidioso e più affliggente che si possa avere, vivendo: quello della morte.

La vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena, ha l'inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza a cui l'arte crede suo dovere obbedire. Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere.

La causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia, cioè il governo della maggioranza. Perché, quando il potere è in mano d’uno solo, quest’uno sa d’esser uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar se stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa: la tirannia mascherata da libertà.

La scienza, pensavo, ha l'illusione di render anche più facile e più comoda l'esistenza! Ma, ammettendo che la renda veramente più facile, con tutte le sue macchine così difficili e complicate, domando, io: «E qual peggior servizio a chi sia condannato a una briga vana, che rendergliela facile e quasi meccanica?».

Le anime hanno un loro particolar modo d'intendersi, d'entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali.

Per quanti sforzi facciamo nel crudele intento di strappare, di distruggere le illusioni che la provvida natura ci aveva create a fin di bene, non ci riusciamo. Per fortuna, l'uomo si distrae facilmente.

Provo una grande invidia per tutti coloro che sanno prender gusto e interessarsi alla vita, e li ammiro. Tra chi si rassegna a far la parte della schiava e chi si assume, sia pure con la prepotenza, quella del padrone, la mia simpatia è per quest’ultimo.

Se noi riconosciamo che errare è dell'uomo, non è crudeltà sovrumana la giustizia?

La camminante, 1906
La singolarità vera e nuova, l'originalità, non è cosa che si procacci di fuori; si ha dentro o non si ha; e chi l'ha veramente non sa neppure d'averla e la manifesta con la maggiore semplicità.

Moderno è il nuovo per forza, chi non ha originalità e vorrebbe dimostrar d'averne.

Novelle e novellieri, 1906
Originali, per forza, non si può essere: si è o non si è. Chi vuol essere per forza originale, riuscirà strambo, strano, stravagante e nient'altro.

L'esclusa, 1908
Selezione Aforismario

Un'ora breve di dolore c'impressiona lungamente; un giorno sereno passa e non lascia traccia.

Si sa, per altro, che le mogli è il loro mestiere d'ingannare i mariti.

Due sole vere infelicità aveva la vita, per coloro sui quali la natura esercita la sua feroce ingiustizia: la bruttezza e la vecchiaia, soggette al disprezzo e allo scherno della bellezza e della gioventù.

Arte e scienza, 1908
Lo scrittore stempera in dieci pagine quel che dovrebbe esser raccolto in uno sguardo.

Ma ci vuol proprio molto a intendere che la genialità non è, fondamentalmente, né può essere una specie di malattia mentale? Il pazzo è o prigioniero entro un'idea fissa e angusta o abbandonato a tutti gli eventi miserevoli d'uno spirito che si disgrega e si frantuma e si perde nelle proprie idee; senza varietà cioè e senza unità: il genio, invece, è lo spirito che produce l'unità organatrice dalla diversità delle idee che vivono in lui, mediante la divinazione dei loro rapporti; lo spirito che non si lega ad alcuna idea, la quale non diventi tosto principio d'un movimento vitale: unità cioè e varietà.

Ogni vero umorista è un critico di se stesso.

L'umorismo, 1908-1920
Selezione Aforismario

Ciò che noi conosciamo di noi stessi, non è che una parte, forse una piccolissima parte di quello che noi siamo. E tante e tante cose, in certi momenti eccezionali, noi sorprendiamo in noi stessi, percezioni, ragionamenti, stati di coscienza che son veramente oltre i limiti relativi della nostra esistenza normale e cosciente.

La vita, qua, schiaccia il piede a uno; cava là un occhio a un altro... Gamba di legno, occhio di vetro, e avanti! Ciascuno si racconcia la maschera come può – la maschera esteriore. Perché dentro poi c'è l'altra, che spesso non s'accorda con quella di fuori. E niente è vero!

Nessun artista crede alla verità oggettiva, cioè reale in sé, del mondo che rappresenta. Ma si potrebbe dire che questa verità oggettiva, non solo per l'artista, non esiste per nessuno.

Per studiar minuziosamente un grottesco, per prolungar freddamente un'ironia, bisogna avere un sentimento continuo di tristezza e di collera.

L'umorismo non ha affatto bisogno d'un fondo etico, può averlo o non averlo: questo dipende dalla personalità, dall'indole dello scrittore.

L'umorismo, per lo specialissimo contrasto essenziale in esso, inevitabilmente scompone, disordina, discorda.

Il riso è facile quando con burlesca grossolanità si sconci una figura o si faccia comunque ridicola violenza alla realtà.

Suo marito, 1911 
Quando l'indiscrezione è a fin di bene, un gentiluomo non deve ritrarsene.

Non era forse Dio una suprema finzione creata da questo sentimento oscuro e profondo per tranquillarsi? Tutto, tutto quanto era un apparato di finzioni che non si doveva squarciare, a cui bisognava credere, non per ipocrisia, ma per necessità, se non si voleva morire o impazzire. Ma come credere, se si sapevano finzioni? Ahimè, senza un fine, che senso aveva la vita? Le bestie vivevano per vivere, e gli uomini non potevano e non sapevano; per forza gli uomini dovevan vivere, non per vivere, ma per qualche cosa fittizia, illusoria che desse senso e valore alla loro vita.

I vecchi e i giovani, 1913
Selezione Aforismario

Bisogna vivere, cioè illudersi; lasciar giocare in noi il demoniaccio beffardo, finché non si sarà stancato; e pensare che tutto questo passerà.

In che consiste la vera ricchezza, la vera felicità? Nell'aver pochi bisogni.

La filosofia è come la religione: conforta sempre anche quando è disperata, perché nasce dal bisogno di superare un tormento, e anche quando non lo superi, il porselo davanti, questo tormento, è già un sollievo per il fatto che, almeno per un poco, non ce lo sentiamo più dentro.

Mangia il Governo, mangia la Provincia; mangia il Comune e il capo e il sottocapo e il direttore e l'ingegnere e il sorvegliante... Che può avanzare per chi sta sotto terra e sotto di tutti e deve portar tutti sulle spalle e resta schiacciato?

Muoversi, vivere, non pensare!

Nel calore della passione ogni cosa par che si sollevi con chi la porta in sé. Illusioni: bolle di sapone, che possono a un tratto diventar palle di piombo.

Sorte miserabile quella dell'eroe che non muore, dell'eroe che sopravvive a se stesso.

Studiare, predicare: parole. La sostanza è il boccone che si mangia.

La ragione degli altri, 1915
Non si può avere compatimento per gli altri, quando abbiamo troppo da soffrire per noi stessi.

Liolà, 1916
I figli del lupo nascono coi denti.
La vita è piena d’infinite assurdità, le quali sfacciatamente
non han neppure bisogno di parer verosimili; perché sono vere. (Luigi Pirandello)
I Quaderni di Serafino Gubbio, 1916-1925
Selezione Aforismario

L'uomo che prima, poeta, deificava i suoi sentimenti e li adorava, buttati via i sentimenti, ingombro non solo inutile ma anche dannoso, e divenuto saggio e industre, s'è messo a fabbricar di ferro, d'acciaio le sue nuove divinità ed è diventato servo e schiavo di esse. Viva la Macchina che meccanizza la vita!

Avete voi riso della favola della volpe e dell'uva? Io no, mai. Perché nessuna saggezza m'è apparsa più saggia di questa, che insegna a guarir d'ogni voglia disprezzandola.

La vita non si spiega; si vive.

Solo i fanciulli han la divina fortuna di prendere sul serio i loro giuochi. La meraviglia è in loro; la rovesciano su le cose con cui giuocano, e se ne lasciano ingannare. Non è più un giuoco; è una realtà meravigliosa.

A quanti uomini, presi nel gorgo d'una passione, oppure oppressi, schiacciati dalla tristezza, dalla miseria, farebbe bene pensare che c'è sopra il soffitto il cielo, e che nel cielo ci sono le stelle. Anche se l'esserci delle stelle non ispirasse a loro un conforto religioso, contemplandole, s'inabissa la nostra inferma piccolezza, sparisce nella vacuità degli spazii, e non può non sembrarci misera e vana ogni ragione di tormento.

Quando tuo padre t'ha messo al mondo, caro, il fatto è fatto. Non te ne liberi più finché non finisci di morire.

Perché, appena insieme, l'uno di fronte all'altro, diventiamo tutti tanti pagliacci? Scusi, no, anch'io, anch'io; mi ci metto anch'io; tutti! Mascherati! Questo un'aria così; quello un'aria cosà... E dentro siamo diversi! Abbiamo il cuore, dentro, come... come un bambino rincantucciato, offeso, che piange e si vergogna!

Tutti riconosciamo volentieri la nostra infelicità; nessuno, la propria malvagità.

Tutto questo fragoroso e vertiginoso meccanismo della vita, non può produrre ormai altro che stupidità. Stupidità affannose e grottesche! Che uomini, che intrecci, che passioni, che vita, in un tempo come questo? La follia, il delitto, o la stupidità. Vita da cinematografo!

Chi non ha calma deve aver paura.

Come sono sciocchi tutti coloro che dichiarano la vita un mistero, infelici che vogliono con la ragione spiegarsi quello che con la ragione non si spiega! Porsi davanti la vita come un oggetto da studiare, è assurdo, perché la vita, posta davanti così, perde per forza ogni consistenza reale e diventa un'astrazione vuota di senso e di valore. E com'è più possibile spiegarsela? L'avete uccisa. Potete, tutt'al più, farne l'anatomia.

Il berretto a sonagli, 1917
Niente ci vuole a far la pazza, creda a me! Gliel'insegno io come si fa. Basta che Lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza!

Non c'è più pazzo al mondo di chi crede d'aver ragione!

Moglie, sardine ed acciughe: queste, sott'olio e sotto salamoia; la moglie, sotto chiave.

Il piacere dell'onestà, 1917
È molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini, si dev'esser sempre.

L'educazione è la nemica della saggezza, perché l'educazione rende necessarie tante cose, di cui, per esser saggi, si dovrebbe fare a meno.

Ma non è una cosa seria, 1918
Fa più o meno male della nicotina, la donna?

L'uomo, la bestia e la virtù, 1919
La civiltà vuole che si auguri il buon giorno a uno che volentieri si manderebbe al diavolo; ed essere bene educati vuol dire appunto esser commedianti.

Esser civile, vuol dire proprio questo: dentro, neri come corvi; fuori, bianchi come colombi; in corpo fiele; in bocca miele.

Tutto per bene, 1920
Chi più m'ingannò, m'ingannò meno. 

Sei personaggi in cerca d'autore, 1921
Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci [...] se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!

Nulla pare che sia più superfluo dello spirito in un organismo umano.

Un fatto è come un sacco: vuoto, non si regge. Perché si regga, bisogna prima farci entrar dentro la ragione e i sentimenti che lo han determinato.

Un personaggio [...] può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre "qualcuno". Mentre un uomo - non dico lei, adesso - un uomo così in genere, può non esser "nessuno".

Enrico IV, 1922
Trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica, la logica di tutte le vostre costruzioni.

Confidarsi con qualcuno, questo sì, è veramente da pazzo! 

Tutti i pazzi sono sempre armati d'una continua vigile diffidenza.

Chi più sa chiacchierare, più è bravo.

Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio, quieto! -Il guaio è per voi che la vivete agitatamente, senza saperla e senza vederla la vostra pazzia.

Riponi in uno stipetto un desiderio: aprilo: vi troverai un disinganno. (Luigi Pirandello)
Novelle per un anno
1922-1937 - Selezione Aforismario

Da sé
Nulla è piú complicato della sincerità.

Fingiamo tutti spontaneamente, non tanto innanzi agli altri, quanto innanzi a noi stessi; crediamo sempre di noi quello che ci piace credere, e ci vediamo non quali siamo in realtà, ma quali presumiamo d'essere secondo la costruzione ideale che ci siamo fatta di noi stessi.

L'avemaria di Bobbio
Ciò che conosciamo di noi è [...] solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa.

La carriola
Chi vive, quando vive, non si vede; vive... Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la vive più: la subisce, la trascina.

La veglia
Dopo quattro o cinque anni, assediati dalle miserie, dalle bassezze umane, non ci resta piú addosso neppur una di quelle finzioni con cui la società ci mascherava e scopriamo allora che l'uomo è porco, per diritto di natura.

La vita nuda
Riponi in uno stipetto un desiderio: aprilo: vi troverai un disinganno.

Vestire gli ignudi, 1922
Un romanzo o si scrive o si vive.

Ciascuno a suo modo, 1924
Come ci sono i figli illegittimi, ci sono anche i pensieri bastardi!

Fo più conto della testimonianza della mia coscienza, che dei discorsi di tutto il mondo.

La coscienza: una rete elastica, che se s'allenta un poco, addio! scappa fuori la pazzia che cova dentro ciascuno di noi.

La tua coscienza significa appunto "gli altri dentro te".

Le donne, come i sogni, non sono mai come tu le vorresti.

Quando uno è contento di se stesso ama l'umanità.

Un angelo, per una donna, è sempre più irritante d'una bestia!

Ciascuno si racconcia la maschera come può – la maschera esteriore.
Perché dentro poi c'è l'altra, che spesso non s'accorda con quella di fuori. (Pirandello)
Uno, nessuno e centomila, 1925
Selezione Aforismario

Che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell'accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d'intenderci, non ci siamo intesi affatto.

Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.

Di solito, alle normali operazioni della giustizia non è da rimproverare la fretta.

È naturale che illusioni e disinganni, dolori e gioie, speranze e desideri ci appaiano vani e transitori, di fronte al sentimento che spira dalle cose che restano e sopravanzano ad essi, impassibili.

La facoltà d'illuderci che la realtà d'oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall'altro ci precipita in un vuoto senza fine, perché la realtà d'oggi è destinata a scoprire l'illusione domani. E la vita non conclude. Non può concludere. Se domani conclude, è finita. 

La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come? Ma costruendomi, appunto. 

Mi fissai [...] in questo proposito disperato: d’andare inseguendo quell'estraneo ch’era in me e che mi sfuggiva; che non potevo fermare davanti a uno specchio perché subito diventava me quale io mi conoscevo; quell'uno che viveva per gli altri e che io non potevo conoscere; che gli altri vedevano vivere e io no. Lo volevo vedere e conoscere anch’io così come gli altri lo vedevano e conoscevano.

La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l'estraneo siete voi. 

Le mogli? Fatte apposta per scoprire i difetti del marito.

Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m'avevano data.

Notiamo facilmente i difetti altrui e non ci accorgiamo dei nostri.

Ogni realtà è un inganno.

Quando uno vive, vive e non si vede. Conoscersi è morire.

Tutto ciò che di noi si può immaginare è realmente possibile, ancorché non sia vero per noi. Che per noi non sia vero, gli altri se ne ridono. È vero per loro. Tanto vero, che può anche capitare che gli altri, se non vi tenete forte alla realtà che per vostro conto vi siete data, possono indurvi a riconoscere che più vera della vostra stessa realtà è quella che vi danno loro.

Una realtà non ci fu data e non c'è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.

Volevo compiere un atto che non doveva esser mio, ma di quell'ombra di me che viveva realtà in un altro; cosí solida e vera che avrei potuto togliermi il cappello e salutarla, se per dannata necessità non avessi dovuto incontrarla e salutarla viva, non propriamente in me, ma nel mio stesso corpo, il quale, non essendo per sé nessuno, poteva esser mio ed era mio in quanto rappresentava me a me stesso, ma poteva anche essere ed era di quell'ombra, di quelle centomila ombre che mi rappresentavano in centomila modi vivo e diverso ai centomila altri.

L'amica delle mogli, 1926
Sciocchi si può essere in due modi: per una sciocchezza che si fa, come tanti possono farla, pur senz'essere sciocchi; e allora si fa ridere non propriamente di noi, ma della sciocchezza che abbiamo fatta; o sciocchi per sciocchezza congenita, e allora facciamo ridere di noi, sempre, qualunque cosa si faccia, anche la più seria.

La nuova colonia, 1926
Fare, fare. Fare per fare, senza vedere neppure quello che fate, perché lo fate. E la giornata è passata.

Diana e la Tuda, 1926
Fare i cinici è pure un modo di dare leggerezza alla vita quando comincia a pesare.

L'uomo prova un'istintiva gratitudine per la donna che, sacrificando un po' del suo pudore, dimostra di voler piacere a uno solo sfidando la malignità degli altri; ma non può soffrire poi che questa donna faccia dispetto a un'altra donna che dimostri di avere per lui qualche simpatia.

Trovarsi, 1932
L'arte, come eterna, non dovrebbe avere età. [...] Ma il guaio è che poi, come donna, ama la moda.

Sogno (ma forse no), 1937
La lealtà è un debito, e il più sacro, verso noi stessi, anche prima che verso gli altri. Tradire è orribile.

Nulla atterrisce più di uno specchio una coscienza non tranquilla.

Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita
incontrerai tante maschere e pochi volti. (Luigi Pirandello)
Citazioni attribuite
  • Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.
Questa citazione, molto diffusa su internet, è, senza eccezioni, attribuita a Luigi Pirandello, e secondo alcuni si troverebbe in Uno, nessuno e centomila (1925). Ma esaminando il celebre romanzo di Pirandello, la frase non risulta esserci, anzi, già soltanto la parola "maschera" non compare mai. Ma non solo! La frase non si trova in nessun'altra opera di Pirandello. L'autore della frase, fino a prova contraria, rimane sconosciuto. (per approfondimenti, vedi "Citazioni errate" nella sezione "Frasario" del menu a destra.
  • Rifiutare di avere delle opinioni è il modo di averle. 
  • Rifiutare di avere opinioni è un modo per non averle.
Libri di Pirandello consigliati
Novelle 
A cura di Lucio Lugnani
Editore Einaudi, 1993

Un caleidoscopio di "maschere", di personaggi straordinari, cupi e tragicomici, irregolari e paradossali, sempre ferocemente ostinati ad andare oltre la barriera invisibile che separa l'essere umano dai suoi simili. Un'opera che vale da atlante dell'animo umano, il tentativo titanico di fare una mappatura di tutto ciò che appartiene all'uomo, del nobile e dell'ignobile, del misero e del sublime, della crisi e di quel "ridere piangendo" che lo scrittore siciliano si impegnò per tutta la vita a studiare e a raccontare.

Il fu Mattia Pascal 
Curatore G. Mazzacurati 
Editore Einaudi, 2005 

Dopo l'ennesimo litigio con la moglie Romilda e con la suocera, Mattia Pascal, annoiato bibliotecario, fugge dal paesino in cui vive, e finisce per caso a Montecarlo, dove vince una grossa somma alla roulette. Ma durante il viaggio di ritorno in treno, apprende dal giornale una notizia sconvolgente: la notizia del proprio suicidio. Agli antipodi dei personaggi dannunziani dalla vita sublime, con Mattia Pascal si annunciano gli antieroi del Novecento, che intrattengono un rapporto volubile con le proprie radici temporali, incalzati come sono da una segreta vocazione a dissolversi in altre forme, contro il ricatto della storia e delle sue istituzioni.

Uno, nessuno e centomila 
Editore Einaudi, 2005

È il romanzo più tipico di Pirandello, quello in cui meglio si manifesta il nucleo fondamentale di quel particolare sentimento della vita e della società che sta alla base di tutta la sua grande opera teatrale. Vitangelo Moscarda si convince improvvisamente che l'uomo non è "uno", ma "centomila"; vale a dire possiede tante diverse personalità quante gli altri gliene attribuiscono. Solamente chi compie questa scoperta diventa in realtà "nessuno", almeno per se stesso, in quanto gli rimane la possibilità di osservare come lui appare agli altri, cioè le sue centomila differenti personalità. Su questo ragionamento il tranquillo Gengé decide di sconvolgere la sua vita.

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