2015-11-22

Alda Merini - Aforismi e poesie di una diversa

Selezione dei migliori aforismi e delle più belle poesie di Alda Merini (Milano 1931-2009), poetessa, scrittrice e aforista italiana. D'indole particolarmente sensibile, Alda Merini si fa notare per il suo talento poetico sin da giovanissima. A soli quindici anni conosce il poeta e critico letterario Giacinto Spagnoletti e lo scrittore Giorgio Manganelli. Nel 1950, due sue poesie vengono aggiunte all'Antologia della poesia italiana 1909-1949 (Guanda). Sulla sua attività poetica ha scritto: "Sapete qual è la differenza tra il poeta e la poetessa? Il poeta torna a casa, si siede in poltrona e si riposa. La poetessa torna a casa, si rimbocca le maniche e ricomincia a lavorare". (Alla tua salute, amore mio, 2004). Purtroppo, però, sin da giovanissima Alda Marini avverte anche i primi sintomi di un disturbo mentale che la condurranno in manicomio, dove resterà ricoverata per un decennio. Su questa difficile esperienza ha scritto: "L’aver vissuto in un manicomio e l’avere interpretato questo vissuto, non è cosa da tutti; l’esserne poi riusciti, è stata impresa quanto mai difficile in quanto è pericoloso uscire dai meandri della propria inquietudine per addentrarsi nella socialità". (L’altra verità. Diario di una diversa, Rizzoli 1997). Alda Merini non è stata soltanto una poetessa, ma anche un'aforista, ed è tra le autrici più note in Italia ad aver coltivato l'aforisma, genere letterario che, diversamente da quanto accade per il romanzo o per la poesia, sembra quasi sia riservato soltanto agli uomini. Gli aforismi di Alda Merini mantengono, tuttavia, una sfumatura poetica, tanto da sembrare versi sparsi di una poesia inesistente. "L'Aforisma è il sogno di una vendetta sottile o la sottile considerazione di una vendetta che non verrà mai applicata a nessun governo e tanto meno alla vita interiore del poeta; è la soggezione e insieme la liberazione di un ostello lirico entro il quale talvolta il genio si è mimetizzato in silenzio mordendo le mani del proprio io. L'Aforisma è genio e vendetta e anche una sottile resa alla realtà biblica. Chi fa aforismi muore saturo di memorie e di sogni ma pur sempre non vincente né davanti a Dio né davanti a se stesso né davanti al suo puro demonio". (Se gli angeli sono inquieti, 1993)
Alda Merini (Milano 1931-2009) poetessa, scrittrice e aforista italiana.
La vita facile
© Pulcinoelefante 1992 - Selezione Aforismario

Ci sono adolescenze che si innescano a novanta anni.

È una vita che cerco riparo dalla santità.

Esistono mani fatate che possono diventare "fatali".

Io mangio solo per nutrire il dolore.

Il poeta non dorme mai ma in compenso muore spesso.

Il vero amore non ha peli.

Le sgualdrine non uccidono mai le proprie vittime.

La semplicità a volte è il sintomo di una interna avarizia.

La calunnia è un vocabolo sdentato che quando arriva a destinazione mette mandibole di ferro.

La miglior vendetta? La felicità. Non c'è nulla che faccia più impazzire la gente che vederti felice.

La menopausa è il periodo dorato dell'amore. 

La formica è un esempio di serietà naturale.

Non posso farmi santa perché ho sempre in mano l'arma del desiderio.

Si va in manicomio per imparare a morire.

Si va in manicomio per imparare a morire. (Alda Merini)
Se gli angeli sono inquieti
© Shakespeare and Company 1993 - Selezione Aforismario

La persona che ho sempre adorato sono io.

Dio ha le mie dimensioni.

Il poeta non rigetta mai le proprie ombre.

Ogni alba ha i suoi dubbi.

Chi si nasconde nella tenerezza non conosce il fuoco della passione.

C'è chi si masturba per non perdere l'orientamento.

Chi ha un handicap giustifica sempre i suoi peccati.

La nevrosi è qualche cosa di circoscritto al pube.

Il vero poeta non deve avere parenti.

Chi si colloca al centro del mondo cade sulla propria frontiera.

La pazza della porta accanto
© Bompiani 1995

Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita.

Quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita.

La miglior vendetta? La felicità.
Non c'è nulla che faccia più impazzire la gente che vederti felice. (Alda Merini) 
L’altra verità
Diario di una diversa © Rizzoli 1997 - Selezione Aforismario

Credo che contro la pazzia niente e nulla possano valere.

Credo che solo le illustrazioni del Doré per la Commedia dantesca potessero rendere bene il fascino e la mostruosità del manicomio.

Il manicomio che ho vissuto fuori e che sto vivendo non è paragonabile a quell'altro supplizio che però lasciava la speranza della parola. Il vero inferno è fuori, qui a contatto degli altri, che ti giudicano, ti criticano e non ti amano.

Il manicomio è senz'altro una istituzione falsa, una di quelle istituzioni che, create sotto l’egida della fratellanza e della comprensione umana, altro non servono che a scaricare gli istinti sadici dell’uomo.

Il manicomio non è correzionale. Ognuno che vi entra vi porta i suoi valori sostanziali e ve li conserva gelosamente. Così ho fatto io, a dispetto di tutti i vituperi e di tutti gli elettroshock.

Il silenzio è una cosa insopportabile. In manicomio ci avevano abituati al silenzio. Ci mettevano al mattino allineate sopra le panche, con le mani in grembo, e con l’ordine di “non fiatare”. Qualcuna che, grazie alla pazzia, riempiva l’aria e il vento dei suoi urli, era accolta da noi come una novità, qualcosa di finalmente vivo.

In manicomio ero sola; per lungo tempo non parlai, convinta della mia innocenza. Ma poi scoprii che i pazzi avevano un nome, un cuore, un senso dell’amore e imparai, sì, proprio lì dentro, imparai ad amare i miei simili.

In manicomio il sesso è bandito come sconcezza, quasi come portatore di microbi patogeni e noi per l’appunto eravamo asessuati ma non per questo il nostro sguardo era meno carico di intesa e di sessuali domande.

In fondo il cammino all'interno del manicomio non è altro che il cammino nella truffa e nelle cloache dove l’umano sapere diventa infingimento e menzogna, e c’è anche molto spargimento di sangue e di lacrime.

In manicomio è ben difficile uccidere lo spirito iniziale, lo spirito dell’infanzia, che non è, né potrà mai essere corrotto da alcuno.

L’uomo è socialmente cattivo, un cattivo soggetto. E quando trova una tortora, qualcuno che parla troppo piano, qualcuno che piange, gli butta addosso le proprie colpe, e, così, nascono i pazzi.

La malattia mentale non esiste ma esistono gli esaurimenti nervosi, esistono le pene famigliari, la responsabilità dei figli, la fatica di crescerli ed esiste anche la fatica di amare.

La pazzia, amici miei, non esiste. Esiste soltanto nei riflessi onirici del sonno e in quel terrore che abbiamo tutti, inveterato, di perdere la nostra ragione.

Nelle malattie mentali la parte primitiva del nostro essere, la parte strisciante, preistorica, viene a galla e così ci troviamo ad essere rettili, mammiferi, pesci, ma non più esseri umani.

Non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini.

Si parla spesso di solitudine, fuori, perché si conosce solo un nostro tipo di solitudine. Ma nulla è così feroce come la solitudine del manicomio. In quella spietata repulsione da parte di tutto si introducono i serpenti della tua fantasia, i morsi del dolore fisico, l’acquiescenza di un pagliericcio su cui sbava l’altra malata vicina, che sta più su. Una solitudine da dimenticati, da colpevoli. E la tua vestaglia ti diventa insostituibile, e così gli stracci che hai addosso perché loro solo conoscono la tua vera esistenza, il tuo vero modo di vivere.

Fiore di poesia 
1951-1997 © Einaudi 1998

A volte Dio uccide gli amanti perché non vuole essere superato in amore.

Chi è a corto di bugie non può salvarsi.

Ci sono notti che non accadono mai.

La calunnia è un vocabolo sdentato che, quando arriva a destinazione, mette mandibole di ferro.

La vera misura dell'uomo è la pace.

L'unica radice che ho mi fa male.

Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri.

Ogni poeta vende i suoi guai migliori.

Se Dio mi assolve, lo fa sempre per insufficienza di prove.

Lettere a un racconto
Prose lunghe e brevi © Rizzoli 1998

Prima di entrare in quel popolo che di solito è chiamato "dei matti" bisogna ricordarsi che tra loro ci sono stati Campana, la Merini, il Tasso, Hölderlin e tanti altri.

Ci sono adolescenze che si innescano a novanta anni. (Alda Merini)
Aforismi e magie
© Rizzoli 1999 - Selezione Aforismario

Anche la follia merita i suoi applausi.

Attualmente non mi conosco.

Certi figli che scorrono nel nostro sangue non avranno mai un parto.

Che tu mi copra di insulti, di pedate, di baci, di abbandoni, che tu mi lasci e poi torni senza un perché senza un variare di senso nel largo delle mie ginocchia a me non importa perché tu mi fai vivere perché mi ripari da quel gorgo di inaudita dolcezza da quel miele tumefatto e impreciso che è la morte di ogni poeta.

Chi ama è il genio dell'amore.

Chi è a corto di bugie non può salvarsi.

Chi è convinto di farci del bene spesso ci rovina.

Chi ha due occhi angelici spesso conduce al male.

Chi mette un piede in fallo spesso si trova gravido.

Chi muore in silenzio si vendica delle curiosità altrui.

Chi si nasconde nella tenerezza non conosce il fuoco della passione.

Chi tace spaventa.

Ci sono notti che non accadono mai.

Colui che pesa le sue parole cade in miseria.

Dio mi salvi da ogni tenero amore.

Gli aforismi sono gli incantesimi della notte.

Gusto il peccato come fosse il principio del benessere.

Ho cominciato a piangere per gioco, e poi ho creduto che fosse il mio destino.

I colori maturano la notte.

I figli si partoriscono ogni giorno.

I lapsus sono delle tremende spie.

I veri innamorati sono quelli che fuggono.

Il dolore non è altro che la sorpresa di non conoscerci.

Il grado di libertà di un uomo si misura dall'intensità dei suoi sogni.

Il peccato non si rifiuta mai.

Il poeta non dorme mai ma in compenso muore spesso.

Il vero amore non ha peli.

Il vero poeta non deve avere parenti.

Illumino spesso gli altri ma io rimango sempre al buio.

Io amo ciò che non si dice.

Io mangio solo per nutrire il dolore.

L'inferno è la mia grande passione.

L'uomo è sempre più vicino all'amore che alla fortuna.

L'uomo impara sempre a vivere quando è troppo tardi.

La bugia è l'optional del mistero.

La casa della poesia non avrà mai porte.

La lobotomia è il tocco finale di un grande parrucchiere.

La nevrosi è qualche cosa di circoscritto al pube.

La pazzia mi visita almeno due volte al giorno.

La persona che ho sempre adorato sono io.

La pistola che ho puntato alla tempia si chiama Poesia.

La poesia è la pelle del poeta.

La superficialità mi inquieta ma il profondo mi uccide.

Le ali degli angeli raffreddano i poeti.

Ma anche io come Pinocchio vendo il mio abbecedario per un bacio d'amore.

Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri.

Nessuno rinuncia al proprio destino anche se è fatto di sole pietre.

Niente è più necessario di ciò che non serve.

Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita.

Non ho paura della morte ma ho paura dell'amore.

Non ho più notizie di me da tanto tempo.

Non sono bella, sono soltanto erotica.

Non sono una donna addomesticabile.

Ogni amore per me è uno stupro.

Ogni giorno sono costretta a peccare.

Più mi lasciano sola più splendo.

Quando la bugia sembra vera nasce la calunnia.

Quando un amore ti stringe e ha occhi di fuoco è ora di morire.

Se le donne sono frivole è perché sono intelligenti a oltranza.

Si impara a vivere quando si impara a morire.

Si può essere qualcuno semplicemente pensando.

Si vive sempre troppo.

Se le donne sono frivole è perché sono intelligenti a oltranza. (Alda Merini)
Corpo d'amore
Un incontro con Gesù © Frassinelli 2001

Domandano tutti come si fa a scrivere un libro: si va vicino a Dio e gli si dice: feconda la mia mente, mettiti nel mio cuore e portami via dagli altri.

La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.

Alla tua salute, amore mio
Poesie, pensieri © Acquaviva, 2004

Chi nasce ladro corre il rischio di diventare onesto.

Dio tace ma l'ultima parola è sempre sua.

L'amore è una promessa di santità che porta all'inferno.

La donna molte volte si sposa per far torto all'uomo.

La Poesia non è altro che un tentativo di avvicinare Dio con un labirinto diabolico di parole.

Le mosche non riposano mai perché la merda è davvero tanta.

La nera novella
Umorismo nero © Rizzoli 2007

La gente quando non capisce inventa e questo è molto pericoloso.

Fonte sconosciuta
Due cose portano alla follia: l'amore e la sua mancanza.
Citazioni attribuite
Le persone capitano per caso nella nostra vita, ma non a caso. Spesso ci riempiono la vita di insegnamenti. A volte ci fanno volare in alto, altre ci schiantano a terra insegnandoci il "dolore"... donandoci "tutto", portandosi via il "tutto", lasciandoci "niente". [Frase di Silvana Stremiz]
Poesie
Alda Merini
Amai teneramente dei / dolcissimi amanti / senza che essi / sapessero mai nulla. / E su questi intessei / tele di ragno / e fui preda della mia / stessa materia. / In me l'anima c'era / della meretrice / della santa della / sanguinaria e dell'ipocrita. / Molti diedero al mio / modo di vivere un nome / e fui soltanto una / isterica.

Anima mia
Anima mia che metti le ali / e sei un bruco possente / ti fa meno male l'oblio / che questo cerchio di velo. / E se diventi farfalla / nessuno pensa più / a ciò che è stato / quando strisciavi per terra / e non volevi le ali.

Il manicomio è una grande cassa di risonanza
Il manicomio è una / grande cassa di risonanza / e il delirio diventa eco / l'anonimità misura, / il manicomio è il / monte Sinai, / maledetto, su cui tu / ricevi / le tavole di una legge / agli uomini / sconosciuta.

Io ero un uccello
Io ero un uccello / dal bianco ventre / gentile, / qualcuno mi ha tagliato / la gola / per riderci sopra, / non so. / Io ero un albatro / grande / e volteggiavo sui mari. / Qualcuno ha fermato il / mio viaggio, / senza nessuna carità di / suono. / Ma anche distesa per / terrai / o canto ora per te / le mie canzoni / d'amore.

Libri di Alda Merini consigliati
Aforismi e magie
Editore: BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2003

"L'Aforisma - secondo la Merini - è il sogno di una vendetta sottile. L'Aforisma è genio e vendetta e anche una sottile resa alla realtà biblica. Chi fa aforismi muore saturo di memorie e di sogni ma pur sempre non vincente né davanti a Dio né davanti a se stesso né davanti al suo puro demonio." Nel libro è raccolto il meglio di un genere che in questi ultimi anni Alda Merini ha esercitato con entusiasmo e autentica maestria. Arricchiscono il volume i disegni di Alberto Casiraghi, l'amico pittore-editore che ha sollecitato, raccolto e accompagnato con le sue miniedizioni Pulcinoelefante questa nuova verticalissima ispirazione. Una silloge insieme magica e crudele, appassionata e tagliente, ispirata e assoluta di microtesti e in versi, destinati a tenerci compagnia nel tempo.

L'altra verità
Diario di una diversa
Prefazione: Giorgio Manganelli
Editore BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2013

Quando venni ricoverata per la prima volta in manicomio ero poco più di una bambina, avevo sì due figlie e qualche esperienza alle spalle, ma il mio animo era rimasto semplice, pulito, sempre in attesa che qualche cosa di bello si configurasse al mio orizzonte [...]. Ero una sposa e una madre felice, anche se talvolta davo segni di stanchezza e mi si intorpidiva la mente. Provai a parlare di queste cose a mio marito, ma lui non fece cenno di comprenderle e così il mio esaurimento si aggravò, e morendo mia madre, alla quale io tenevo sommamente, le cose andarono di male in peggio tanto che un giorno, esasperata dall’immenso lavoro e dalla continua povertà e poi, chissà, in preda ai fumi del male, diedi in escandescenze e mio marito non trovò di meglio che chiamare un’ambulanza, non prevedendo certo che mi avrebbero portata in manicomio. Ma allora le leggi erano precise e stava di fatto che ancora nel 1965 la donna era soggetta all’uomo e che l’uomo poteva prendere delle decisioni per ciò che riguardava il suo avvenire. Fui quindi internata a mia insaputa, e io nemmeno sapevo dell’esistenza degli ospedali psichiatrici perché non li avevo mai veduti, ma quando mi ci trovai nel mezzo credo che impazzii sul momento stesso in quanto mi resi conto di essere entrata in un labirinto dal quale avrei fatto molta fatica ad uscire.

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