2015-11-21

Charles Baudelaire - Aforismi e poesie di un poeta maledetto

Selezione dei migliori aforismi e delle poesie più belle di Charles Baudelaire (Parigi 1821-1867) poeta, scrittore, critico d'arte e aforista francese. Sulla sua celebre raccolta di poesie, I Fiori del Male, ha scritto Gesualdo Bufalino: "Le Fleurs du Mal sono state, per tutto l'Ottocento e oltre, il Libro dei Libri, il diamante sul quale si sono curvati a specchiarsi i poeti puri e gl'impuri, i lucratori della realtà e i profeti della visione. In effetti non c'era pascolo più ricco: il «sublime d'en bas» vi confina col «sublime d'en haut», l'anagramma linguistico con lo psicogramma morale; e tutti i brividi dell'esistenza vi si ritrovano, la misericordia, la crudeltà, il duello con Dio: con se stessi, I'attrarriva della solitudine e della folla, l'orgoglio, l'abbandono, le servitù e le grandezze della pena d'amore. Non c'è turbamento umano che non sia qui incalzato e amato, nessuno che non vibri dentro questo libro atroce, come l'autore stesso volle chiamarlo. Noi preferiremmo vederci un breviario non meno consolante che sconsolato, un'esca di fuoco rimasta a bruciare fra le ceneri di un cuore ostinatamente bambino". (Introduzione a I Fiori del Male, Mondadori, 1983). Baudelaire non è stato soltanto uno dei più grandi poeti del XIX secolo, ma anche un formidabile scrittore di aforismi, pubblicati postumi, dai quali emerge la sua anima di "autore maledetto": "In mezzo agli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti, fra i mostri che guaiscono, urlano, grugniscono entro il serraglio infame dei nostri vizi, uno ve n'è, più laido, più cattivo, più immondo. Sebbene non faccia grandi gesti, né lanci acute strida, ridurrebbe volentieri la terra a una rovina e in un solo sbadiglio ingoierebbe il mondo. È la Noia! L'occhio gravato da una lacrima involontaria, sogna patiboli fumando la sua pipa. Tu lo conosci, lettore, questo mostro delicato - tu, ipocrita lettore - mio simile e fratello!" (Charles Baudelaire, Al lettore).
Charles Baudelaire (Parigi 1821-1867) poeta, scrittore e critico letterario francese
Salone del 1846
Salon de 1846, 1846

Chi dice romanticismo dice arte moderna, – cioè intimità, spiritualità, colore, aspirazione verso l’infinito, espressi con tutti i mezzi presenti nelle arti.

Potete vivere tre giorni senza pane; – ma senza poesia, in nessun caso; e quelli di voi che affermano il contrario s’ingannano: non si conoscono.

La Fanfarlo
1847

Ogni amore fa sempre una brutta fine, tanto più brutta quanto più divino, più alato era il suo principio.

I paradisi artificiali
Les Paradis artificiels, 1860 - Selezione Aforismario

Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere.

Il vino è fatto per il popolo che lavora e che merita di berne.

Il vino e l'uomo mi fanno pensare a due lottatori tra loro amici, che si combattono senza tregua, e continuamente rifanno la pace. Il vinto abbraccia sempre il vincitore.

L'hascisc appartiene alla classe delle gioie solitarie; è fatto per i miserabili oziosi.

L'inclinazione frenetica dell'uomo per tutte le sostanze, salutari o rischiose, che esaltano la sua personalità, testimonia della sua grandezza. Perché aspira sempre a riaccendere le proprie speranze e a elevarsi verso l'infinito. Ma bisogna vedere i risultati.

La musica, altro linguaggio caro ai pigri e alle anime profonde che cercano lo svago nella diversità dell'occupazione, vi parla di voi, vi racconta il poema della vostra vita.

Un vecchio scrittore sconosciuto ha detto: "Nulla eguaglia la gioia dell'uomo che beve, se non la gioia del vino di essere bevuto".

Il pittore della vita moderna
Le Peintre de la vie moderne, 1863

Il dandismo non è neppure, come sembrano credere molti sconsiderati, un gusto sfrenato del vestire e dell'eleganza materiale. Per il dandy perfetto tali cose sono unicamente un simbolo della superiorità aristocratica del suo spirito.

L'arte romantica
L'Art romantique, 1869 (postumo)

Il pubblico rispetto al genio è un orologio che ritarda.

L'odio è un liquore prezioso, un veleno più caro di quello dei Borgia; perché è fatto con il nostro sangue, la nostra salute, il nostro sonno e due terzi del nostro amore. Bisogna esserne avari.

Lo spleen di Parigi
Le Spleen de Paris o Petits poèmes en prose, 1855-1864 (postumo 1869)

Che importa l'eternità della dannazione a chi ha trovato, per un attimo, l'infinito della Gioia?

Il bambino è turbolento, egoista, senza dolcezza e senza pazienza; e nemmeno può, come il semplice animale, come il cane e il gatto, far da confidente ai dolori solitari.

Non c'è scusa nell'essere cattivi, ma vi è un certo merito nel sapersi tale; fare il male per stupidità è il più irrimediabile dei vizi.

Per non essere gli straziati martiri del Tempo, ubriacatevi senza posa! Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare.

Il Dandy deve aspirare a essere sublime, senza interruzione. 
Deve vivere e dormire davanti a uno specchio. (Charles Baudelaire)
Razzi
Fusées, 1855-1862, postumo 1887-1908 - Selezione Aforismario

Che cos'è l'arte? Prostituzione.

Ci sono epidermidi da crostaceo per le quali il disprezzo non è più una vendetta.

Ciò che è creato dallo spirito è più vivo della materia.

Ciò che vi è d'inebriante nel cattivo gusto, è il piacere aristocratico di dispiacere.

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno d'esistere.

Dio è uno scandalo, − uno scandalo che rende.

Il piacere di stare nella folla è una misteriosa espressione del godimento della moltiplicazione del numero.

L’amore può derivare da un sentimento generoso: il gusto della prostituzione; ma è ben presto corrotto dal gusto della proprietà.

L’ispirazione viene sempre quando l’uomo lo vuole, ma lei non se ne va sempre quando lui lo vuole.

La vita ha un solo vero fascino; è il fascino del Gioco. Ma se vincere o perdere ci è indifferente?

La voluttà unica e suprema dell’amore giace nella certezza di fare il male. – E l’uomo e la donna sanno sin dalla nascita che nel male si trova tutta la voluttà.

L'amore è il gusto della prostituzione. Non v'è piacere nobile che non possa essere ricondotto alla Prostituzione.

Le nazioni non hanno grandi uomini che loro malgrado.

Lo stoicismo, religione che ha un solo sacramento − il suicidio!

Molti amici, molti guanti.

Noi amiamo le donne in proporzione a quanto ci sono più estranee. Amare le donne intelligenti è un piacere da pederasti. Così la bestialità esclude la pederastia.

Non sprezzate la sensibilità di nessuno. La sensibilità di ciascuno è il suo genio.

Perché i democratici non amino i gatti, è facile da indovinare. Il gatto è bello; rivela idee di lusso, di pulizia, di voluttà, ecc..

Quand'anche Dio non esistesse, la Religione sarebbe ancora Santa e Divina.

Quando un uomo si mette a letto, quasi tutti i suoi amici hanno un desiderio segreto di vederlo morire; gli uni per constatare che aveva una salute inferiore alla loro; gli altri, nella speranza disinteressata di studiare un’agonia.

Quel che v’è di inebriante nel cattivo gusto, è il piacere aristocratico di dispiacere.

Se un poeta richiedesse allo Stato il diritto di avere qualche borghese nella sua scuderia, si sarebbe molto stupiti, mentre se un borghese domandasse del poeta arrosto, lo si troverebbe del tutto naturale.

V’è nell'atto dell’amore una grande somiglianza con la tortura o con un’operazione chirurgica.

Vi sono pelli da carapace con le quali il disprezzo non è più un piacere.

Ciò che vi è d'inebriante nel cattivo gusto,
è il piacere aristocratico di dispiacere. (Charles Baudelaire)
Il mio cuore messo a nudo
Mon coeur mis à nu, 1859/66, postumo, 1887/1908 - Selezione Aforismario

Bisogna lavorare, se non per gusto, almeno per disperazione, poiché, tutto ben considerato, lavorare è meno noioso che divertirsi.

Calcolo in favore di Dio. – Niente esiste senza un fine. Dunque la mia esistenza ha un fine. Quale fine? Lo ignoro.

Ciò che vi è di noioso nell’amore, è che è un crimine dove non si può fare a meno di un complice.

Diffidiamo del popolo, del buonsenso, del cuore, dell'ispirazione e dell'evidenza.

È impossibile scorrere un giornale qualunque, di qualsiasi giorno, o mese, o anno, senza trovarvi, a ogni riga, i segni della perversità umana più spaventosa, all’unisono con le vanterie le più sorprendenti di probità, di bontà, di carità, e le affermazioni più sfacciate, relative al progresso e alla civilizzazione. Ed è con questo aperitivo disgustante che l’uomo civilizzato accompagna la sua prima colazione del mattino. Tutto, in questo mondo, trasuda il crimine: il giornale, la muraglia e la faccia dell’uomo. Io non capisco che una mano possa toccare un giornale senza una convulsione di disgusto.

È questo orrore della solitudine, il bisogno di dimenticare il suo io nella carne esterna, che l’uomo chiama nobilmente bisogno d’amare.

Essere un uomo utile m’è parso sempre qualcosa assai rivoltante.

Il Dandy deve aspirare a essere sublime, senza interruzione. Deve vivere e dormire davanti a uno specchio.

Il primo venuto, purché sappia divertire, ha il diritto di parlare di sé stesso.

L’uomo ama talmente l’uomo che, quando fugge la città, è ancora per cercare la folla, cioè per rifare la città in campagna.

Le nazioni hanno grandi uomini solo loro malgrado. Dunque il grand'uomo è vincitore di tutta la sua nazione.

Mi sono sempre stupito che si lasciassero entrare le donne in chiesa. Quale conversazione possono avere con Dio?

Nell’amore, come pressoché in tutti gli affari umani, l’intesa cordiale è il risultato di un malinteso. Questo malinteso, è il piacere. L’uomo urla: O mio angelo! La donna sospira: Mamma! mamma! E questi due imbecilli sono persuasi di pensare in accordo. – L’abisso insormontabile, che fa l’incomunicabilità, resta insormontato.

Non esistono che tre esseri rispettabili: il prete, il guerriero, il poeta. Sapere, uccidere e creare. Gli altri uomini sono soggetti a taglia e a corvè, fatti per la scuderia, cioè per esercitare quelle che si chiamano professioni.

Non potendo sopprimere l'amore, la Chiesa ha voluto almeno disinfettarlo, e ha creato il matrimonio.

Quando Gesù Cristo dice: "Beati gli affamati, perché saranno saziati", Gesù Cristo fa un calcolo di probabilità.

Si possono fondare imperi gloriosi sul crimine, e nobili religioni sull’impostura.

Un funzionario qualunque, un ministro, un direttore di teatro o di giornale, possono talvolta essere persone stimabili; ma non sono mai divini. Sono persone senza personalità, degli esseri senza originalità, nati per la funzione, ossia per essere la pubblica domesticità.

V’è anche gente che si diverte solo in truppa. Il vero eroe si diverte da solo.

V’è una certa viltà, o piuttosto una certa mollezza nella gente onesta.

Vi sono certe donne che assomigliano al nastro della Légion d'honneur. Non le si vuole più perché si sono insudiciate con certi uomini.

Vi sono in ogni uomo, a ogni istante, due postulazioni simultanee, l’una verso Dio, l’altra verso Satana. L’invocazione a Dio, o spiritualità, è un desiderio di salire di grado; quella a Satana, o animalità, è una gioia di discendere. È a quest’ultima che dovrebbero essere ricondotti gli amori per le donne e le conversazioni intime con gli animali, cani, gatti, etc.

Potete vivere tre giorni senza pane;
ma senza poesia, in nessun caso. (Charles Baudelaire)
I fiori del male
Les fleurs du Mal, 1857-1861
Poesie tradotte dal francese da Giovanni Soriano
L‘Albatro - Elevazione - Semper eadem - Una carogna - L'irreparabile - Spleen - A una passante.

Una carogna
Ricordate, anima mia, la cosa che vedemmo
quel così dolce mattino d'estate;
alla svolta d'un sentiero un'infame carogna 
su un giaciglio cosparso di sassi,

le gambe all'aria, come una donna impudica,
ardente e trasudante veleni,
spalancava in modo cinico e disinvolto 
il ventre pieno d'esalazioni.

Il sole irradiava questo putridume,
come volesse cuocerlo a puntino,
e rendere centuplicato alla grande Natura
tutto ciò che essa aveva congiunto;

e il cielo osservava la superba carcassa
schiudersi come un fiore.
Talmente forte era il fetore, che sull'erba
vi sentiste svenire.

Le mosche ronzavano sopra quel ventre putrido,
da cui uscivano neri battaglioni 
di larve, che colavano come un liquido denso
lungo quei brandelli di vita.

Il tutto scendeva e risaliva come un'onda
o si slanciava gorgogliando;
si sarebbe detto che il corpo, gonfiato da un vago soffio,
vivesse moltiplicandosi.

E questo mondo produceva una strana musica,
come l'acqua corrente e il vento,
o come il grano che il vagliatore con movimento ritmico
gira e agita nel vaglio.

Le forme svanivano e non erano più che un sogno,
un abbozzo lento a venire
sulla tela dimenticata che l'artista completa
solamente con la memoria.

Dietro le rocce una cagna inquieta
ci guardava con occhio crucciato,
aspettando il momento per riprendere allo scheletro
il boccone che aveva lasciato.

− Eppure voi sarete simile a questa sozzura,
a quest'orribile infezione,
stella dei miei occhi, sole della mia natura,
voi, mio angelo e mia passione!

Sì! tale sarete, o regina delle grazie,
dopo gli ultimi sacramenti,
quando andrete sotto l'erba e i rigogliosi fiori,
a marcire tra le ossa.

Allora, o mia bellezza! dite ai vermi
che vi mangeranno di baci,
che ho conservato la forma e l'essenza divina
dei miei amori disfatti!

L'irreparabile
Possiamo soffocare il vecchio, il lungo Rimorso,
che vive, s'agita e si contorce,
e di noi si nutre come il verme dei morti,
come il bruco della quercia?
Possiamo soffocare l'implacabile Rimorso?

In quale filtro, in quale vino, in quale tisana,
affogheremo questo vecchio nemico,
distruttore e ingordo come la cortigiana,
paziente come la formica?
In quale filtro − in quale vino − in quale tisana?

Dillo, bella strega, oh! dillo, se lo sai,
a questo spirito carico d'angoscia
e pari al moribondo schiacciato dai feriti
che lo zoccolo del cavallo batte,
dillo, bella strega, oh! dillo, se lo sai, 

a questo agonizzante che già il lupo fiuta
e che il corvo sorveglia,
a questo soldato affranto! se deve disperare
d'avere la sua croce e la sua tomba;
questo povero agonizzante che già il lupo fiuta.

Si può illuminare un cielo melmoso e nero?
Si possono strappare delle tenebre
più dense della pece, senza mattina e senza sera,
senza stelle, senza lampi funerei?
Si può illuminare un cielo melmoso e nero?

La Speranza che brilla alle finestre dell'Albergo
è spenta, è morta per sempre!
Senza luna e senza raggi, trovare dove riparano
i martiri di un cammino maledetto! 
Il Diavolo ha spento tutto alle finestre dell'Albergo!

Adorabile strega, ami tu i dannati?
Dimmi, conosci l'irremissibile?
Conosci il Rimorso dai dardi avvelenati
cui il nostro cuore serve da bersaglio?
Adorabile strega, ami tu i dannati?

L'Irreparabile rode col suo dente maledetto
la nostra anima, pietoso monumento,
e spesso attacca, come la termite,
la struttura dal basamento.
L'Irreparabile rode col suo dente maledetto!

Ho visto a volte in fondo a un banale teatro
infiammato dal suono di un'orchestra,
una fata accendere in un cielo infernale
una miracolosa aurora;
ho visto a volte in fondo a un banale teatro

un essere tutto luce, oro e velo
abbattere il grande Satana;
ma il mio cuore, mai visitato dall'estasi,
è un teatro in cui si attende
sempre, sempre invano, l'Essere dalle ali di velo!

A una passante
Urlava attorno a me la strada assordante.
Alta, snella, in lutto stretto e maestoso dolore,
passava una donna, sollevando e dondolando
con mano sontuosa l'orlo festonato della gonna;

agile e nobile, con gamba da statua.
Io, teso come un folle, bevevo
nei suoi occhi, cielo livido dove nasce l'uragano,
la dolcezza che incanta e il piacere che uccide.

Un lampo... poi la notte! − Fugace bellezza 
il cui sguardo m'ha fatto improvvisamente rinascere,
non ti vedrò più che nell'eternità?

Altrove, lontano da qui! troppo tardi! forse mai!
Poiché io ignoro dove fuggi, tu non sai dove vado,
o tu che avrei amato, o tu che l'hai capito!

L'Albatro
Spesso, per divertirsi, gli uomini dell'equipaggio
prendono degli albatros, grandi uccelli dei mari,
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
la nave che scivola sopra gli abissi amari.

Non appena deposti sul ponte,
questi re dell'azzurro, timidi e goffi,
abbandonano miseramente le loro grandi ali bianche
come remi trascinati accanto a loro.

Com'è debole e goffo questo viaggiatore alato!
Esso, poco prima così bello, è comico e brutto!
L'uno gli stuzzica il becco con una pipa,
l'altro mima, zoppicando, l'infermo che volava!

Il poeta somiglia al principe delle nuvole
che abita la tempesta e se la ride dell'arciere;
esiliato sulla terra fra gli scherni,
le sue ali di gigante gli impediscono di camminare.

Elevazione
Al di sopra degli stagni, al di sopra sopra delle valli,
delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari,
al di là del sole, al di là dell'etere,
oltre i confini delle sfere stellate,

mio spirito, tu ti muovi con agilità,
e, come un buon nuotatore che s'abbandona nell'onda,
solchi gaiamente l'immensità profonda 
con indicibile e maschia voluttà.

Vola via lontano da questi morbosi miasmi;
va' a purificarti nell'aria superiore,
e bevi, come un puro e divino liquore,
il chiaro fuoco che riempie i limpidi spazi.

Alle spalle le noie e i grandi affanni
che caricano del loro peso l'esistenza brumosa,
beato chi può con ala vigorosa
slanciarsi verso i campi sereni e luminosi;

colui i cui pensieri, come allodole,
prendono liberamente il volo nei cieli del mattino,
− chi si libra sulla vita e comprende facilmente
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!

Semper eadem
"Donde viene, dicevate, questa strana tristezza,
che sale come il mare sulla roccia nera e nuda?"
− Una volta che il nostro cuore ha fatto la sua vendemmia
vivere è un male. È un segreto noto a tutti.

Un dolore molto semplice e privo di mistero
e, come la vostra gioia, a tutti evidente.
Cessate dunque d'indagare, o bella curiosa!
E benché sia soave la vostra voce, tacete!

Tacete, ignorante! anima sempre lieta!
Bocca dal riso infantile! Ancor più che la Vita
la Morte spesso ci tiene con fili sottili.

Lasciate, lasciate il mio cuore inebriarsi d'una menzogna,
immergersi nei vostri begli occhi come in un bel sogno
e sonnecchiare lungamente all'ombra delle vostre ciglia!

Spleen
Quando il cielo plumbeo e basso grava come un coperchio 
sullo spirito gemente in preda a lunghi affanni,
e abbracciando l'intero cerchio dell'orizzonte 
versa in noi un giorno nero più triste della notte; 

quando la terra è mutata in un'umida prigione, 
dove la Speranza, come un pipistrello, 
va battendo contro i muri la sua timida ala 
e picchia la testa su soffitti marci; 

quando la pioggia spandendo le sue immense strisce 
imita le sbarre di un'enorme prigione, 
e un popolo muto d'infami ragni 
tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli, 

delle campane all'improvviso sobbalzano con furia 
e lanciano verso il cielo un urlo spaventoso, 
come spiriti erranti e senza patria 
che si mettono a gemere ostinatamente. 

− E lunghi funebri cortei, senza tamburi né musica, 
sfilano lentamente nella mia anima; la Speranza,
vinta,  piange; e l'atroce Angoscia, dispotica, 
pianta sul mio cranio inclinato il suo nero vessillo.

Libri di Baudelaire consigliati
Razzi - Il mio cuore messo a nudo - Povero Belgio
Autore: Charles Baudelaire
Curatore: Franco Rella
Editore: Feltrinelli, 2014

Non si può dire che il moderno sia veramente nato finché Baudelaire non comincia ad annotare le stenografie del suo «cuore messo a nudo». Qui, perduta l’antica cornice del verso, parla solo una lingua dei nervi, ogni riga è un sussulto, un tremore della sensibilità e dell’intelligenza, mescolate senza rimedio. Ogni tasto che Baudelaire sfiora, e fosse anche per produrre il suono più stridente, è qualcosa che continua a toccare noi tutti, «ipocriti lettori», che abbiamo imparato a riconoscere in lui un «fratello». Queste pagine non sono un «diario intimo», che poggi sulla tranquilla convenzione di un Io. Il dandy e il teologo, il poeta assillato dai debiti, il cronista della bêtise, l’allegorista: sono questi i personaggi, tutti interni a Baudelaire, che qui, volta a volta, lanciano i loro «razzi», folgorazioni intermittenti che traversano il cielo fosco della grande città. Sono segnali rapidissimi, ma non si cancellano dalla memoria. Si tratta del progetto unitario di un'opera nella quale Baudelaire intendeva andare oltre tutto quanto aveva scritto fino a quel momento, in prosa e in poesia. Questa doveva essere la sua opera assoluta: un lavoro in cui la passione del soggetto per il mondo (il cuore messo a nudo) doveva riflettere il mondo stesso nelle sue più laceranti contraddizioni. Odio, gioia, rancore, ansia d'infinito e senso di claustrazione si alternano in un tono che, ha detto Proust, non ha uguali dopo quello dei profeti d'Israele. Ma non si tratta di questo: non è solo questa grandezza che Nietzsche e Valéry riconobbero subito. Nel suo andamento frammentario l'opera è forse il modello della forma che la riflessione ha assunto nella modernità: una riflessione capace di uscire dai codici conoscitivi noti, per avventurarsi, con una prosa mobile e mutevole, nelle contraddizioni che solcano il soggetto e il mondo.

I fiori del male
Curatore: Gesualdo Bufalino
Editore: Mondadori, 1984

Le liriche appassionate e intense, tese a trovare segrete corrispondenze con il mondo della natura, nell'affascinante capolavoro di Baudelaire. Un'inconsueta alleanza tra prosa nuda e poesia pura in un'opera serrata e provocatoria che, come scrisse Hugo, "risplende e abbaglia come una stella". Baudelaire lo ammette senza remore: I fiori del male sono un vero viaggio agli inferi. È, il suo, un avvertimento, una protesta di dolore, un'esortazione a riconoscere la nostra gabbia, i peccati, i piaceri clandestini, la nostra perdita di tempo, l'incapacità di dare forma alla vita secondo la nostra volontà, e allora tanto vale sprecarla, la vita. Ci mette in guardia dalla Noia, il vizio "più brutto, più cattivo, più immondo", che ci costringe a scappare, a correre senza fine, a inseguire sogni che non si realizzeranno mai. La noia, lo spleen, non sono atteggiamenti snobistici o estetizzanti, ma simboli esatti e spaventosamente sinceri della condizione esistenziale di un uomo profondamente attaccato alla vita, che tuttavia non ha potuto né voluto sottrarsi alla certezza di essere un escluso, un disadattato, un oggetto di incomprensione e di scherno.

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