2015-11-24

François de La Rochefoucauld - Massime e Riflessioni

Selezione dei migliori aforismi e delle massime più significative del moralista francese François de La Rochefoucauld (Parigi 1613-1680). Il suo celebre libro Reflexions ou Sentences et Maximes Morales, pubblicato in diverse edizioni dal 1665 al 1678, è un vero e proprio "classico" del genere aforistico. Denominatore comune del libro di La Rochefoucauld è lo smascheramento delle ipocrisie e delle falsità umane, che si può riassumere nell'aforisma posto come epigrafe dell'intera raccolta: "Nos vertus ne sont, le plus souvent, que de vices déguisés" (Il più delle volte, le nostre virtù sono soltanto vizi mascherati). Ciò è evidenziato anche dal frontespizio della prima edizione originale del suo libro [vedi immagine in fondo alla pagina], dove l'Amore della verità, raffigurato da un putto alato, dopo aver levato la maschera a un busto di Seneca (la cui condotta di vita pare sia stata incoerente e contraddittoria rispetto ai suoi scritti morali) ne indica il vero volto. È chiaro che per La Rochefoucauld il vero volto di Seneca rappresenta il vero volto che ogni essere umano porta ipocritamente dietro la sua maschera.
Scrive La Rochefoucauld nella prefazione alla prima edizione dell'opera: "Sotto il titolo di Riflessioni o Massime morali offro al pubblico un ritratto del cuore umano che rischia di non piacere a tutti perché sembrerà troppo rassomigliante e troppo poco lusinghiero. [...] Probabilmente non eviterà la censura di. quelli che non sopportano che ci si permetta di penetrare in fondo al loro cuore e si credono in diritto, rifiutando di conoscere sé stessi, di impedire agli altri di conoscerli. Per la verità, siccome queste Massime sono piene di quelle verità che l'orgoglio umano non può accettare, è quasi impossibile che non incontrino la sua. ostilità e non si attirino dei censori. [...] Il miglior partito che il lettore possa prendere è quello di mettersi subito in mente che nessuna di queste massime lo riguarda in particolare e che, malgrado la loro portata generale, egli ne costituisce l'unica eccezione".
Ha scritto Sainte-Beuve: "Vi è questo di singolare in alcune Massime di La Rochefoucauld: le si può rigirare e avere un senso altrettanto giusto o pungente. Egli dice: «Non abbiamo abbastanza forza per seguire interamente la nostra ragione». La qual cosa Mme de Grignan6 rigirava così: «Non abbiamo abbastanza ragione per utilizzare tutta la nostra forza». Egli dice: «Si perdona finché si ama». Si potrebbe ugualmente dire: «Non si perdona finché si ama». Ermione grida: "Ah! Troppo l’ho amato per non odiarlo affatto!". Del resto, questa possibile contraddizione riguardo alle Massime ne giustifica, se si può, lo spirito; essa non fa che meglio rivelare la contraddizione stessa del cuore. (I miei veleni, 1926).
François de La Rochefoucauld - Parigi 1613-1680 - Scrittore e moralista francese
Riflessioni e Massime morali
Reflexions ou Sentences et Maximes Morales, 1665-1678
Selezione Aforismario

Il più delle volte, le nostre virtù sono soltanto vizi camuffati.

Ciò che scambiamo per virtù spesso altro non è che un insieme di azioni e di interessi diversi che la fortuna o la nostra abilità sanno combinare; non sempre è per valore e per castità che gli uomini sono valorosi e le donne caste.

L'amor proprio è il più grande di tutti gli adulatori.

Per quante scoperte si siano fatte nelle regioni dell'amor proprio, vi restano ancora molte terre sconosciute.

L'amor proprio è più abile del più abile degli uomini.

La durata delle nostre passioni, come la durata della nostra vita, non dipende da noi.

La passione fa sovente un pazzo dell'uomo più abile, e rende spesso abili i più sciocchi.

Le grandi e clamorose azioni che incantano la vista sono rappresentate dai politici come il frutto di grandi progetti, mentre di solito sono gli effetti dell'indole e delle passioni. Così la guerra tra Augusto e Antonio, che si fa risalire alla loro ambizione di diventare padroni del mondo, altro non era forse che un effetto della gelosia.

Le passioni sono i soli oratori che persuadano sempre. Sono come un'arte della natura le cui regole sono infallibili; il più semplice degli uomini che nutra una passione è più convincente del più eloquente che ne sia privo.

Le passioni hanno in sé un'ingiustizia e un interesse i quali fanno sì che sia pericoloso assecondarle, e che se ne debba diffidare anche quando sembrano le più ragionevoli.

Nel cuore umano c'è una genesi perpetua di passioni, e il soccombere dell'una rappresenta quasi sempre l'insediarsi di un'altra.

Le passioni ne generano spesso altre opposte. A volte l'avarizia produce la prodigalità, e la prodigalità l'avarizia. spesso si è determinati per debolezza, e audaci per timidezza.

Per quanta attenzione si prodighi nel celare le proprie passioni dietro apparenze di pietà e di onore, esse traspaiono sempre attraverso questi veli.

Il nostro amor proprio soffre con maggior impazienza la condanna dei nostri gusti che non quella delle nostre opinioni.

Non solo gli uomini sono inclini a smarrire il ricordo dei benefici e delle ingiurie, ma addirittura odiano chi li ha favoriti, e cessano di odiare chi li ha oltraggiati. Applicarsi a ricompensare il bene e a vendicarsi del male appare loro una schiavitù cui faticano a sotto-mettersi.

La clemenza dei sovrani spesso non è altro che una politica per conquistare l'affetto dei popoli.

Questa clemenza, che si ritiene una virtù, si pratica ora per vanità, talvolta per pigrizia, spesso per paura, e quasi sempre per le tre cose insieme.

La moderazione delle persone felici deriva dalla calma che la buona sorte conferisce al loro carattere.

La moderazione è paura di incappare nell'invidia e nel disprezzo che meritano coloro che si inebriano della propria felicità; è vana ostentazione della nostra forza d'animo; infine, la moderazione degli uomini all'apice della loro ascesa è desiderio di apparire più grandi della propria fortuna.

Tutti abbiamo forza sufficiente per sopportare i mali altrui.

La costanza dei saggi non è altro che l'arte di tenere la propria agitazione prigioniera nel cuore.

La filosofia trionfa agevolmente sui mali trascorsi e sui mali a venire. Ma i mali presenti trionfano su di essa.

Pochi conoscono la morte. Solitamente la si sopporta non per fermezza, ma per stupidità e per abitudine, e la maggior parte degli uomini muore perché non si può far niente per non morire.

Quando i grandi uomini si lasciano abbattere dalla persistenza delle loro disgrazie, dimostrano che le sostenevano con la forza dell'ambizione e non con la forza d'animo, e che, a parte una grande vanità, gli eroi sono fatti come tutti gli altri uomini.

Sono necessarie maggiori virtù per sostenere la buona sorte piuttosto che la cattiva sorte.

Né il sole né la morte si possono guardare fissamente.

Ci si fa spesso un vanto delle passioni, anche delle più delittuose; ma l'invidia è una passione timida e vergognosa che non si osa mai confessare.

La gelosia è in un certo senso giusta e ragionevole, poiché tende solo a conservare un bene che ci appartiene, o che crediamo ci appartenga; mentre l'invidia è un furore che non può sopportare il bene altrui.

Il male che facciamo non ci attira tante persecuzioni e tanto odio quanto le nostre buone qualità.

Abbiamo più forza che volontà, e spesso per scusare noi stessi immaginiamo che le cose siano impossibili.

Se non avessimo difetti, non proveremmo tanto piacere a notare quelli degli altri.

La gelosia si nutre di dubbi, e diviene furore, o cessa non appena si passa dal dubbio alla certezza.

L'orgoglio si gratifica sempre, e non perde nulla perfino quando rinuncia alla vanità.

Se non avessimo orgoglio, non ci lamenteremmo di quello degli altri.

L'orgoglio è uguale in tutti gli uomini; la differenza sta solo nei mezzi e nella maniera di mostrarlo.

Sembra che la natura, che ha disposto tanto saggiamente gli organi del nostro corpo per renderci felici, ci abbia dotato dell'orgoglio per risparmiarci il dolore di conoscere le nostre imperfezioni.

L'orgoglio ha una parte maggiore della bontà nelle rimostranze che facciamo a coloro che commettono degli errori; e li riprendiamo non tanto per correggerli quanto per persuaderli che noi ne siamo esenti.

Promettiamo secondo le nostre speranze, e manteniamo secondo le nostre paure.

L'interesse parla ogni sorta di lingua, e recita ogni sorta di personaggio, compreso quello del disinteressato.

L'interesse, che acceca gli uni, illumina gli altri.

Coloro che si applicano troppo alle piccole cose, di solito diventano incapaci delle grandi.

Non abbiamo abbastanza forza per seguire tutta la nostra ragione.

L'uomo crede spesso di dirigersi quando invece è diretto; e mentre la sua mente tende verso uno scopo, il cuore lo trascina insensibilmente verso un altro.

La forza e la debolezza d'animo hanno nomi sbagliati; in realtà altro non sono se non la buona o la cattiva disposizione degli organi del corpo.

Il capriccio del nostro umore è ancor più bizzarro di quello della fortuna.

L'attaccamento o l'indifferenza che i filosofi avevano per la vita era soltanto un gusto del loro amor proprio, di cui non vai la pena discutere più che del gusto per i cibi o della predilezione per i colori.

Il nostro umore dà un prezzo a tutto ciò che ci proviene dalla sorte.

La felicità sta nel gusto e non nelle cose; si è felici perché si ha ciò che ci piace, e non perché si ha ciò che gli altri trovano piacevole.

Non si è mai così felici o così infelici come si crede.

Chi crede di avere dei meriti si fa un onore delle proprie disgrazie, per convincere gli altri e se stesso di essere degno di essere esposto alla ventura.

Niente deve diminuire la soddisfazione che abbiamo di noi stessi quanto il vedere che disapproviamo ciò che in altri tempi abbiamo approvato.

Il più delle volte, le nostre virtù sono soltanto vizi mascherati. (La Rochefoucauld)
Per quanto i destini possano sembrare diversi, c'è nondimeno una certa compensazione di beni e di mali che li rende uguali.

Per quanto grandi siano i doni della natura, non basta lei sola ma è necessaria anche la fortuna per fare gli eroi.

Il disprezzo della ricchezza era, presso i filosofi, un desiderio nascosto di vendicare il loro merito dall'ingiustizia del destino mediante il disprezzo di quegli stessi beni di cui esso li privava era un segreto per proteggersi dall'avvilimento della povertà; era una via traversa per ottenere quella considerazione che la ricchezza non poteva dar loro.

Per affermarsi in società, si fa di tutto pur di farsi credere già affermati.

Benché gli uomini traggano vanto dalle loro grandi azioni, spesso queste non sono tanto il frutto di un grande progetto quanto l'effetto del caso.

A quanto pare le nostre azioni hanno una buona o una cattiva stella cui devono una gran parte dell'elogio o del biasimo che riscuotono.

Non esiste circostanza tanto infausta da cui una persona abile non sappia trarre qualche profitto, né tanto felice da non poter tornare a discapito della persona imprudente.

La fortuna volge tutto a vantaggio di coloro che ne sono favoriti.

La felicità e l'infelicità degli uomini dipendono tanto dalla loro buona sorte quanto dal loro umore.

La sincerità è apertura di cuore. La si trova in pochissime persone, e quella che si vede di solito è solo una sottile dissimulazione per attirare la fiducia degli altri.

L'avversione per la menzogna spesso è un'impercettibile ambizione di rendere le nostre testimonianze degne di considerazione, e di attirare un religioso rispetto sulle nostre parole.

Il bene che la verità produce nel mondo non eguaglia il male che vi arrecano le sue apparenze.

Non c'è elogio che non si conferisca alla prudenza. Eppure essa non saprebbe proteggerci dalla minima evenienza.

Un uomo avveduto deve mettere ordine nei suoi interessi e ricondurli ciascuno nel proprio campo. Spesso la nostra avidità turba questo stato facendoci inseguire contemporaneamente tante cose al punto che, per desiderare troppo le meno importanti, falliamo le più considerevoli.

La grazia è per il corpo ciò che il buon senso è per la mente.

È difficile definire l'amore. Tutto ciò che se ne può dire è che nell'anima è passione di dominare, nella mente è simpatia e nel corpo è soltanto un desiderio nascosto e delicato di possedere, dopo tanti misteri, ciò che si ama.

Se c'è un amore puro e incontaminato dalle nostre altre passioni, e nascosto in fondo al cuore, e noi stessi lo ignoriamo.

Non c'è travestimento che possa nascondere a lungo l'amore dov'è, né fingerlo dove non è.

Pochissimi sono quelli che non si vergognano di essersi amati quando non si amano più.

Se si giudica l'amore dalla maggior parte dei suoi effetti, assomiglia più all'odio che all'amicizia.

Si possono trovare donne che non hanno mai avuto avventure galanti; ma è raro trovarne che ne abbiano avuta una sola.

C'è una sola specie d'amore, ma mille copie diverse.

L'amore, come il fuoco, non può sopravvivere senza un moto continuo; cessa di vivere non appena cessa di sperare o di temere.

Accade per il vero amore come per l'apparizione dei fantasmi: tutti ne parlano, ma pochi li hanno visti.

L'amore presta il suo nome a un infinito numero di relazioni che gli si attribuiscono, e nelle quali non ha maggior parte di quanta ne abbia il Doge in ciò che accade a Venezia .

L'amore per la giustizia è, per la maggior parte degli uomini, paura di sopportare l'ingiustizia.

Il silenzio è il partito più sicuro per chi diffida di se stesso.

Ciò che ci rende tanto instabili nelle nostre amicizie è la difficoltà di conoscere le qualità dell'anima, e la facilità di conoscere quelle della mente.

Non possiamo amare nulla se non in rapporto a noi stessi, e non facciamo che seguire il nostro gusto e il nostro piacere quando preferiamo i nostri amici a noi stessi; nondimeno, è solo in virtù di questa preferenza che l'amicizia può essere vera e perfetta.

La riconciliazione con i nostri nemici è solo desiderio di migliorare la nostra condizione, stanchezza per la guerra, e timore di qualche evento negativo.

Quella che gli uomini hanno chiamato amicizia è soltanto una società, un reciproco rapporto d'interessi, uno scambio di favori; in-somma, un legame in cui l'amor proprio si propone sempre di trarre qualche profitto.

È più vergognoso diffidare dei propri amici che esserne ingannato.

Spesso ci convinciamo di amare le persone più potenti di noi; ma è solo l'interesse la causa della nostra amicizia. Non ci diamo a esse per il bene che vogliamo arrecare loro, ma per quello che vogliamo riceverne.

La nostra diffidenza giustifica l'inganno altrui.

Gli uomini non vivrebbero a lungo in società se non si ingannassero gli uni con gli altri.

L'amor proprio accresce o riduce ai nostri occhi le qualità dei nostri amici in proporzione alla soddisfazione che riceviamo da essi; giudichiamo i loro meriti dal loro comportamento nei nostri confronti.

Tutti si lamentano della propria memoria, ma nessuno si lamenta del proprio giudizio.

Nelle nostre relazioni sociali piacciamo più per i nostri difetti che per le nostre buone qualità.

La più grande ambizione si dissimula completamente quando incappa nell'assoluta impossibilità di arrivare a ciò cui aspira.

Disilludere un uomo ambizioso equivale a rendergli un cattivo servigio, come avvenne a quel pazzo ateniese che credeva che tutte le navi che approdavano nel porto fossero sue.

I vecchi amano dare buoni consigli per consolarsi di non poter più dare cattivi esempi.

I grandi nomi, invece di elevare, abbassano chi non sa sostenerne il peso.

Sintomo di un merito straordinario è vedere che chi più lo invidia è costretto a lodarlo.

Talvolta l'ingrato è meno colpevole della propria ingratitudine che il suo benefattore.

Ciascuno parla bene del proprio cuore, nessuno osa farlo della propria mente.

La distinzione della mente consiste nel concepire pensieri onesti e delicati.

La galanteria della mente sta nel dire cose lusinghiere in modo gradevole.

Spesso capita che certe cose si presentino alla nostra mente più compiute di quanto essa non sarebbe in grado di fare con molta arte.

La mente è sempre vittima del cuore.

Chiunque conosca la propria mente non conosce il proprio cuore.

Uomini e affari hanno il loro punto di prospettiva. Alcuni bisogna guardarli da vicino per poterli giudicare, altri non si giudicano mai così bene come quando se ne è lontani.

Ragionevole non è chi trova la ragione per caso, ma chi la conosce, la discerné, la assapora.

Per conoscere bene le cose, bisogna conoscerne i dettagli; ma dato che questi sono quasi sterminati, le nostre conoscenze sono sempre superficiali e imperfette.

È una forma di civetteria far notare che se ne è immuni.

La mente non saprebbe recitare a lungo la parte del cuore.

La giovinezza cambia i suoi gusti con l'ardore del sangue, la vecchiaia conserva i suoi per abitudine.

Nulla si dona con tanta prodigalità quanto i propri consigli.

Più si ama un'amante, più si è prossimi a odiarla.

I difetti dello spirito si aggravano, invecchiando, come quelli del volto.

Ci sono matrimoni buoni, ma non deliziosi.

Non ci si può consolare di essere ingannati dai nemici e traditi dagli amici, ma si è spesso soddisfatti di subire ciò da sé stessi.

Ingannare sé stessi senza accorgersene è altrettanto facile che ingannare gli altri senza che se ne accorgano.

La più sottile di tutte le astuzie è di saper fingere di cadere nelle trappole che ci tendono, e non si è mai ingannati tanto facilmente come quando si pensa a ingannare gli altri.

Il proposito di non ingannare mai ci espone a essere ingannati spesso.

Siamo così abituati a mascherarci dinanzi agli altri che finiamo per mascherarci dinanzi a noi stessi.

Si tradisce più spesso per debolezza che per un prestabilito intento di tradire.

Spesso si fa del bene per poter fare impunemente del male.

Se resistiamo alle nostre passioni, è più per la loro debolezza che per la nostra forza.

L'uso continuo dell'astuzia è sintomo di grettezza mentale, e quasi sempre accade che chi se ne serve per coprirsi da un lato, si scopre da un altro.

Il vero mezzo di essere ingannati è di credersi più furbo degli altri.

L'eccessiva sottigliezza è una falsa delicatezza, ma la vera delicatezza è una solida sottigliezza.

Talvolta basta essere rozzo per non essere ingannato da un uomo astuto.

È più facile esser saggi per gli altri che per sé stessi.

Non si è mai tanto ridicoli per le qualità che si hanno quanto per quelle che si ostenta di avere.

Ci sono persone che non si sarebbero mai innamorate se non avessero mai sentito parlare dell'amore.

Si parla poco quando la vanità non fa parlare.

Si preferisce parlar male di sé stessi piuttosto che non parlarne.

Di solito si loda solo per essere lodati.

Pochi sono tanto saggi da preferire un benefico biasimo a una lode traditrice.

Ci sono rimproveri che lodano, e lodi che screditano.

Rifiutare un elogio è come desiderare di essere elogiato due volte.

Se non fossimo noi stessi ad adularci, l'adulazione altrui non potrebbe nuocerci.

La natura fa il merito, e la fortuna lo mette a frutto.

La fortuna ci corregge da parecchi difetti che la ragione non saprebbe correggere.

Ci sono persone meritevoli ma antipatiche, altre che piacciono malgrado i loro difetti.

La gloria dei grandi uomini si deve sempre rapportare ai mezzi di cui si sono serviti per conquistarla.

La lusinga è una moneta falsa che ha corso solo grazie alla nostra vanità.

Non basta avere grandi qualità; bisogna anche saperle amministrare.

Per quanto clamorosa sia un'impresa, non deve essere considerata grande se non quando è l'effetto di un grande progetto.

L'arte di saper mettere a frutto qualità mediocri strappa la stima e spesso dà una reputazione maggiore del merito autentico.

Ci sono un'infinità di condotte in apparenza ridicole, ma le cui ragioni nascoste sono assai sagge e assai solide.

Il nostro merito ci attira la stima dei galantuomini, la nostra buona stella quella del pubblico.

La società ricompensa più spesso meriti apparenti che reali.

L'avarizia è più contraria all'economia che la generosità.

La speranza, per quanto illusoria sia, serve almeno a condurci alla fine della vita per una strada piacevole.

Mentre sono spesso pigrizia e timidezza a inchiodarci ai nostri doveri, tutto l'onore va alla nostra virtù.

È difficile giudicare se un comportamento chiaro, sincero e onesto sia un effetto di probità o di astuzia.

Le virtù si perdono nell'interesse come i fiumi si perdono nel mare.

È meglio impiegare la nostra mente a sopportare le sventure che ci capitano che a prevedere quelle che ci possono capitare.

Ciò che ci fa amare le nuove conoscenze non è tanto il fatto che siamo stanchi delle vecchie o desideriamo cambiarle, quanto il fastidio di non essere abbastanza ammirati da chi ci conosce bene, e la speranza di esserlo di più da chi ci conosce appena.

Il nostro pentimento non è tanto un rimorso del male che abbiamo fatto, quanto un timore di quello che ce ne può venire.

C'è un'incostanza che deriva dalia leggerezza o dalla debolezza d'animo, che induce ad accettare tutte le opinioni altrui, e ce n'è un'altra, più scusabile, che deriva dalla nausea delle cose.

I vizi entrano nella composizione delle virtù come i veleni entrano nella composizione delle medicine. La prudenza li riunisce e li tempera, e se ne serve utilmente contro i mali della vita.

Confessiamo i nostri difetti per riparare con la sincerità al danno che essi ci arrecano nel giudizio altrui.

Non tutti coloro che hanno dei vizi sono disprezzati; ma lo sono tutti coloro che non hanno alcuna virtù.

La salute dell'anima non è più al sicuro di quella dei corpo; per quanto ci si mostri scevri dalle passioni, il rischio di lasciarvisi trascinare non è minore di quello di ammalarsi quando si sta bene.

Avere grandi difetti è prerogativa soltanto dei grandi uomini.

Quando i vizi ci abbandonano, ci lusinghiamo all'idea che siamo noi ad averli abbandonati.

I difetti dell'anima sono come le ferite del corpo: per quanto ci si preoccupi di guarirle, la cicatrice resta, e c'è sempre il rischio che si riaprano.

Ciò che spesso ci impedisce di abbandonarci a un vizio solo è che ne abbiamo parecchi.

Dimentichiamo facilmente le nostre colpe quando siamo i soli a conoscerle.

Ci sono persone che crediamo incapaci del male finché non lo vediamo; ma non ce n'è nessuna in cui deve sorprenderci vederlo.

Il desiderio di apparire abile spesso impedisce di diventarlo.

La virtù non farebbe molta strada se la vanità non le tenesse compagnia.
L'ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù. ( La Rochefoucauld)
Chi crede di poter trovare in sé stesso di che fare a meno degli altri si sbaglia di grosso; ma chi crede che gli altri non possano fare a meno di lui si sbaglia ancora di più.

La severità della donne è un accomodamento e un belletto che esse aggiungono alla loro bellezza.

L'onestà delle donne è spesso amore della propria reputazione e della propria quiete.

Chi vive senza follia non è poi così saggio come crede.

Ci sono persone che assomigliano ai motivetti in voga, che si cantano solo per poco tempo.

L'amore della gloria, il timore della vergogna, il proposito di fare fortuna, il desiderio di render nota la nostra vita comoda e piacevole, e la voglia di sminuire gli altri, sono spesso le cause di quel coraggio che è tanto celebrato tra gli uomini.

Il perfetto valore sta nel fare senza testimoni ciò che si sarebbe capaci di fare davanti a tutti.

L'ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù.

Tutti coloro che adempiono ai doveri della riconoscenza non per questo possono lusingarsi di essere riconoscenti.

Quel che non fa tornare i conti nella riconoscenza che ci si attende dai servigi resi, è che l'orgoglio di chi dà e l'orgoglio di chi riceve non possono mettersi d'accordo sul prezzo del beneficio.

L'esagerata premura di sdebitarsi di un obbligo è una forma di ingratitudine.

Le persone fortunate non si correggono mai; credono di aver sempre ragione quando la buona sorte sorregge la loro cattiva condotta.

È una grande follia voler essere saggi da soli.

Ci consoliamo facilmente delle disgrazie dei nostri amici quando servono a dar mostra della nostra sensibilità nei loro con-fronti.

Nessuno merita di essere lodato per la propria bontà, se non ha la forza di essere cattivo; ogni altra bontà, il più delle volte, non è altro che pigrizia o assenza di volontà.

Fare del male alla maggior parte degli uomini non è così pericoloso come far loro troppo bene.

È una grande abilità saper nascondere la propria abilità.

Ciò che appare generosità spesso è solo ambizione travestita che disprezza ì piccoli interessi per mirare ai più grandi.

Non c'è minor eloquenza nel tono della voce, negli occhi e nell'espressione della persona piuttosto che nella scelta delle parole.

La vera eloquenza consiste nel dire tutto e soltanto il necessario.

Ci sono persone cui si addicono i difetti, e altre che appaiono sgraziate con tutte le loro buone qualità.

L'interesse mette a frutto ogni sorta di virtù e di vizi.

Il piacere dell'amore sta nell'amare; si è più felici per la passione che si ha che per quella che si dà.

Si sbaglia quando si crede che solo le passioni violente, come l'ambizione e l'amore, possano trionfare sulle altre. La pigrizia, per languida che sia, non di rado le domina; usurpa tutti i progetti e tutte le azioni della vita; vi distrugge e vi consuma insensibilmente passioni e virtù.

Nulla dovrebbe umiliare gli uomini che hanno meritato grandi elogi quanto la cura che prodigano nel farsi valere per le piccole cose.

Ci sono persone che riscuotono il consenso della società, ma che hanno per unico merito i vizi che tornano utili nelle relazioni umane.

La grazia della novità è per l'amore ciò che il fiore è per i frutti: un lustro effimero che non torna mai più.

Il buon carattere, che si vanta di essere così sensibile, è spesso soffocato dal più meschino interesse.

L'assenza affievolisce le passioni mediocri e aumenta le grandi, come il vento spegne le candele e ravviva il fuoco.

Le donne credono spesso di amare anche quando non amano più.

Quando esageriamo la tenerezza che i nostri amici nutrono per noi, spesso non è tanto per riconoscenza quanto per il desiderio di mettere in luce il nostro merito.

L'orgoglio che ci ispira tanta invidia spesso ci serve anche a mitigarla.

Ci sono falsità che rappresentano così bene la verità che non sarebbe conveniente non lasciarsene ingannare.

Talvolta ci vuole altrettanta abilità nel saper approfittare di un consiglio che nel consigliarsi bene da soli.

Ci sono dei malvagi che sarebbero meno pericolosi se non fossero assolutamente capaci di bontà.

È impossibile amare una seconda volta ciò che si è veramente cessato di amare.

La lealtà ostentata è una sottile impostura.

Amiamo sempre quelli che ci ammirano; non sempre amiamo quelli che ammiriamo.

È difficile amare chi non si stima affatto; ma non lo è di meno amare chi stimiamo molto più di noi.

La riconoscenza, per la maggior parte degli uomini, è solo un intimo desiderio di ricevere maggiori benefici.

Quasi tutti provano piacere nel ricambiare piccoli favori; molti sono riconoscenti per i medi; ma quasi nessuno non si rivela ingrato per i grandi.

Parecchi disprezzano il bene, ma pochi sanno farlo.

Per quanto bene dicano di noi, non ci insegnano nulla di nuovo.

Perdoniamo spesso chi ci annoia, ma non possiamo perdonare chi è annoiato da noi.

Si è innalzata a virtù la moderazione per limitare l'ambizione dei grandi uomini, e per consolare i mediocri della loro scarsa fortuna e dei loro scarsi meriti.

Ci sono persone destinate a essere stolte, e che non commettono sciocchezze soltanto per scelta, ma perché lo stesso destino le costringe a farne.

Talvolta nella vita capitano infortuni in cui bisogna avere un briciolo di follia per cavarsela.

Se esistono uomini che non si sono mai coperti di ridicolo, è perché non lo si è cercato bene.

Tra amanti non ci si annoia mai a stare insieme perché si parla sempre di sé stessi.

Come mai abbiamo abbastanza memoria per rammentare fin nei minimi particolari quel che ci è capitato, e non ne abbiamo a sufficienza per ricordarci quante volte l'abbiamo raccontato alla stessa persona?

L'estremo piacere che proviamo nel parlare di noi stessi ci deve far temere di procurarne assai poco a chi ci ascolta.

Quel che di solito ci impedisce di rivelare ai nostri amici il fondo del nostro cuore non è tanto la diffidenza verso di loro quanto quella verso noi stessi.

Le persone deboli non possono essere sincere.

Non è una grande sciagura far favori a degli ingrati, ma è una sciagura insopportabile doverne a un disonesto.

Ci sono sistemi per guarire la follia, ma non ne esistono per raddrizzare una mente contorta.

Siamo più inclini ad amare chi ci odia che chi ci ama più di quanto vogliamo.

Soltanto chi è degno di disprezzo teme di essere disprezzato.

La nostra saggezza è alla mercé della fortuna non meno dei nostri beni.

Nella gelosia c'è più amor proprio che amore.

Spesso per debolezza ci consoliamo dei mali di cui la ragione non ha la forza di consolarci.

Il ridicolo disonora più del disonore.

Confessiamo i piccoli difetti soltanto per convincere che non ne abbiamo di grandi.

L'invidia è più inconciliabile dell'odio.

A volte crediamo di odiare l'adulazione, ma in realtà odiamo solo il modo di adulare.

Si perdona finché si ama.

È più difficile essere fedeli alla propria amante quando si è felici piuttosto che quando si è maltrattati.

Le donne possono dominare più facilmente la passione che la civetteria.

Quando il nostro odio è troppo vivo, ci pone al di sotto di coloro che odiamo.

L'intelligenza della maggior parte delle donne serve più a fortificare la loro follia che la loro ragione.

La maggior parte degli uomini hanno, come le piante, proprietà nascoste che solo il caso ci rivela.

Le circostanze ci fanno conoscere agli altri, ma ancor più a noi stessi.

Non può esservi regola nella mente come nel cuore di una donna, se il temperamento non è d'accordo.

A renderci tanto astiosi verso chi si comporta con noi con astuzia, è il fatto che si creda più furbo di noi.

Ci si annoia quasi sempre con chi non è permesso annoiarsi.

Certi difetti, messi bene a frutto, brillano più della stessa virtù.

A volte la perdita di una persona crea più rimpianti che afflizioni; altre volte si è afflitti, ma si hanno ben pochi rimpianti.

Di solito lodiamo di cuore solo quelli che ci ammirano.

Le menti grette si lasciano troppo ferire dalle quisquilie; gli spiriti magnanimi le vedono tutte, e non ne sono feriti.

L'umiltà è la vera prova delle virtù cristiane: in sua assenza conserviamo tutti i nostri difetti, camuffati soltanto dall'orgoglio che le nasconde agli altri, e spesso anche a noi stessi.

Le infedeltà dovrebbero estinguere l'amore, e non si dovrebbe essere gelosi quando si ha motivo di esserlo. Solo le persone che evitano di suscitare la gelosia meritano che se ne abbia per loro.

Le persone si screditano ai nostri occhi molto più per le piccole infedeltà che commettono nei nostri confronti che non per quelle più gravi che commettono nei confronti degli altri.

La gelosia nasce sempre con l'amore, ma non sempre muore con esso.

La maggior parte delle donne piangono la morte dei loro amanti non tanto per averli amati, quanto per apparire più degne di essere amate.

Le violenze che subiamo dagli altri spesso ci addolorano meno di quelle che subiamo da noi stessi.

Per quanto possiamo diffidare della sincerità di chi ci parla, crediamo sempre che dicano il vero più con noi che con gli altri.

Ben poche sono le donne oneste che non siano stanche di questo ruolo.

La maggior parte delle donne oneste sono tesori nascosti, che sono al sicuro solo perché nessuno sa dove cercarli.

Le violenze che facciamo a noi stessi per impedirci di amare sono spesso più crudeli della severità di ciò che amiamo.

Sono pochi i vigliacchi che conoscono tutta la loro paura.

È quasi sempre colpa di chi ama non rendersi conto di non essere più amati.

La maggior parte dei giovani credono di essere naturali, quando invece sono maleducati e rozzi.

Certe lacrime finiscono spesso per ingannare noi stessi dopo aver ingannato gli altri.

Gli spiriti mediocri di solito condannano tutto ciò che non è alla loro portata.

L'invidia è distrutta dalla vera amicizia, e la civetteria dal vero amore.

Il maggior difetto della perspicacia non è di andare fino in fondo, ma di oltrepassarlo.

Si danno consigli, ma non si ispirano condotte.

La fortuna fa risplendere le nostre virtù e i nostri vizi come la luce fa risaltare gli oggetti.

Il desiderio di parlare di noi e di mettere veramente in luce i nostri difetti costituisce gran parte della nostra sincerità.

Non ci si dovrebbe stupire, se non di potersi ancora stupire.

Si è quasi altrettanto incontentabili quando si ha molto amore che quando non se ne ha quasi più.

Pochissime persone hanno torto più spesso di chi non può sopportare di averne.

Ciò che ci rende insopportabile la vanità altrui, è che essa ferisce la nostra.

Si rinuncia più facilmente al proprio interesse che al proprio gusto.

La fortuna non sembra mai così cieca come a quelli che non ne sono beneficiati.

Bisogna amministrare la fortuna come la salute: goderne quando e buona, avere pazienza quando è cattiva, e non ricorrere a estremi rimedi in assenza di estremi bisogni.

Si può essere più furbi di un altro, ma non di tutti gli altri.

A volte si è meno infelici di essere ingannati dalla persona amata che non di doversi ricredere su di lei.

Il primo amante si conserva a lungo, quando non se ne prende un secondo.

Di tutti i nostri difetti, quello che ammettiamo più agevolmente è la pigrizia; ci convinciamo che essa abbia attinenza con tutte le virtù pacifiche e che, senza distruggere completamente le altre, si limiti a sospenderne le funzioni.

Chi vive senza follia non è così saggio come crede. (F. de La Rochefoucauld)
Esiste merito senza distinzione, ma non esiste distinzione senza qualche merito.

La distinzione è per il merito ciò che l'abbigliamento è per le persone belle.

La cosa che è più difficile trovare nelle avventure galanti è l'amore.

Approdiamo sprovveduti alle diverse età della vita, e vi manchiamo spesso di esperienza nonostante gli anni trascorsi.

Le civette si fanno un onore di essere gelose dei loro amanti, per nascondere che sono invidiose delle altre donne.

Siamo lontani dal credere che chi si fa abbindolare dalle nostre astuzie sembri tanto ridicolo quanto noi lo sembriamo a noi stessi quando ci facciamo abbindolare dalle astuzie altrui.

Il maggior rischio di cadere nel ridicolo per le persone anziane che sono state piacenti, è di dimenticare che non lo sono più.

Ci vergogneremmo sovente delle nostre più belle imprese se la gente vedesse tutti i motivi che le producono.

Il massimo sforzo dell'amicizia non è di mostrare i nostri difetti a un amico, ma di fargli vedere i suoi.

Non ci sono difetti che non siano più perdonabili dei mezzi di cui ci si serve per nasconderli.

Quale che sia la vergogna che ci siamo meritati, dipende quasi sempre da noi ristabilire la nostra reputazione.

Non si piace a lungo quando si ha un solo modo di essere spiritosi.

A volte l'intelletto ci serve a commettere sfacciatamente delle sciocchezze.

Possiamo apparire grandi in un incarico al di sotto del nostro merito, ma spesso appariamo piccoli in un incarico più grande di noi.

Pochi sanno essere vecchi.

La perspicacia ha un che di profetico che lusinga più la nostra vanità che tutte le altre qualità dell'intelligenza.

La seduzione della novità e una lunga abitudine, per quanto opposte siano, ci impediscono ugualmente di avvertire i difetti dei nostri amici.

La maggior parte degli amici ci danno la nausea dell'amicizia e la maggior parte dei devoti ci danno la nausea della devozione.

Perdoniamo facilmente ai nostri amici i difetti che non ci riguardano.

Nella vecchiaia dell'amore come in quella dell'età, si vive ancora per i mali, ma non più per i piaceri.

Nulla impedisce di essere naturale quanto il desiderio di sem-brarlo.

Lodare di cuore le belle azioni in un certo senso è come parteciparvi.

Il segno più autentico che si è nati con grandi qualità, è di esser nati senza invidia.

La fortuna e gli umori governano il mondo.

È più facile conoscere l'uomo in generale che conoscere un uomo in particolare.

Non si devono giudicare i meriti di un uomo dalle sue grandi qualità, ma dall'uso che ne sa fare.

Non desidereremmo molte cose con tanto ardore, se conoscessimo perfettamente ciò che desideriamo.

La maggior parte delle donne sono poco inclini all'amicizia perché essa è insipida dopo che si è assaporato l'amore.

In amicizia come in amore si è spesso più felici per ciò che si ignora che per ciò che si sa.

Tentiamo di vantarci di quei difetti che non vogliamo correggere.

Le passioni più violente talvolta ci danno una tregua, ma la vanità ci agita perennemente.

La debolezza è più opposta alla virtù di quanto non lo sia il vizio.

Ciò che rende così cocenti le sofferenze della vergogna e della gelosia, è che la vanità non serve a sopportarle.

La buona creanza è la più banale di tutte le leggi, ma è la più seguita.

Una mente retta fatica meno a sottomettersi alle menti contorte che a dirigerle.

Quando la fortuna ci sorprende conferendoci una posizione di rilievo senza alcuna gradualità, o senza che noi ci siamo innalzati a essa con le nostre speranze, è quasi impossibile mantenerla e mostrarsi degni di occuparla.

Non ci sono sciocchi tanto inopportuni quanto quelli che hanno dello spirito.

Per quanto la gente sia propensa a giudicare male, rende comunque grazia al falso merito più spesso di quanto si mostri ingiusta con il vero.

Si può talvolta essere sciocchi se si è intelligenti, ma mai se si è giudiziosi.

Ci guadagneremmo di più se ci mostrassimo come siamo che se tentassimo di apparire ciò che non siamo.

Nei giudizi che danno di noi, i nostri nemici si avvicinano alla verità più di quanto facciamo noi stessi.

Parecchi rimedi guariscono dall'amore, ma nessuno è infallibile.

La vecchiaia è un tiranno che proibisce, pena la vita, tutti i piaceri della giovinezza.

Lo stesso orgoglio che ci fa biasimare i difetti da cui ci crediamo esenti, ci porta a disprezzare le buone qualità che non abbiamo.

Spesso c'è più orgoglio che bontà nel compiangere le disgrazie dei nostri nemici; se dimostriamo loro della compassione, è solo per far pesare che siamo superiori.

L'innocenza è ben lungi dal trovare tanta protezione quanta ne trova il crimine.

Di tutte le passioni violente, quella che meno si addice alle donne è l'amore.

La vanità ci fa fare più cose contrarie al nostro gusto di quanto faccia la ragione.

Ci sono cattive qualità che generano grandi talenti.

Non si desidera mai ardentemente ciò che si desidera con la sola ragione.

Tutte le nostre qualità sono incerte e dubbie nel bene come nel male, e sono quasi tutte alla mercé delle circostanze.

Nelle prime passioni le donne amano l'amante, nelle successive amano l'amore.

L'orgoglio ha le sue bizzarrie, come le altre passioni; ci si vergogna di confessare che si è gelosi, ma ci si vanta di esserlo stati, o di essere capaci di esserlo.

Per quanto raro sia il vero amore, lo è ancor meno della vera amicizia.

Ci sono poche donne il cui merito duri più della bellezza.

La nostra invidia dura sempre più a lungo della felicità di quelli che invidiamo.

L'immaginazione non saprebbe inventare tante diverse contraddizioni quante se ne trovano naturalmente nel cuore di ogni persona.

Soltanto le persone risolute possono essere veramente dolci; quelle che sembrano dolci di solito non hanno che debolezza, che si converte facilmente in acredine.

La timidezza è un difetto che è rischioso rimproverare alle persone che si vogliono correggere.

Nulla è più raro della vera bontà; anche quelli che credono di averne, di solito non hanno che compiacenza o debolezza.

Di solito si è più maldicenti per vanità che per malizia.

Coloro che hanno provato grandi passioni si sentono per tutta la vita felici, e infelici, di esserne guariti.

Sono di più le persone prive d'interesse che quelle prive d'invidia.

Siamo più pigri nello spirito che nel corpo.

La calma o l'agitazione del nostro umore non dipende tanto dalle cose più importanti che ci accadono nella vita, quanto da una sistemazione comoda o sgradevole delle piccole cose che capitano tutti i giorni.

Si passa spesso dall'amore all'ambizione, ma non si torna mai dall'ambizione all'amore.

I giovani che fanno il loro ingresso in società devono mostrarsi timidi o sventati: un'aria risoluta e composta viene di solito interpretata come impertinenza.

Le liti non durerebbero tanto a lungo se il torto fosse solo da una parte.

Non serve a nulla esser giovane se non si è bella, né esser bella se non si è giovane.

Ci sono persone così leggere e così frivole da esser lontane dall'avere tanto veri difetti quanto solide qualità.

Ci sono persone così piene di sé che, quando sono innamorate, trovano il modo di occuparsi della loro passione senza occuparsi della persona amata.

Un'intelligenza mediocre ma retta alla lunga annoia meno di un'intelligenza spiccata ma contorta.

La gelosia è il più grande di tutti i mali, e quello che impietosisce di meno le persone che la provocano.

Reflexions ou Sentences et Maximes Morales, 1665
Note biografiche di La Rochefoucauld
  • 1613 - Nasce a Parigi il 15 settembre. Essendo il primogenito del conte François V, gli spetta il titolo di principe di Marcillac.
  • 1628 - Non ancora quindicenne, François de La Rochefoucauld sposa Andrée de Vivonne, figlia del barone de la Chataigneraye.
  • 1629 - Prime esperienze militari, in cui si distingue per il suo valore.
  • 1631 - Segue il padre in esilio
  • 1637 - La Rochefoucauld progetta di rapire la regina per sottrarla a presupposti pericoli, ma il complotto fallisce e viene imprigionato per otto giorni alla Bastiglia.
  • 1646 - Diventa maresciallo di campo e poi viene nominato governatore del Poitou
  • 1649 - Viene ferito gravemente alla gola nella battaglia di Brie-Comte-Robert.
  • 1650 - Organizza la difesa di Bordeaux contro le truppe regie. Per rappresaglia, il suo castello di Verteuil viene raso al suolo ed è costretoo a dimettersi da governatore del Poitou.
  • 1662 - Pubblica le prime due edizioni dei Mémoires.
  • 1665 - Pubblica la prima edizione originale delle Reflexions ou Sentences et Maximes Morales
  • 1670 - Muore Andrée de Vivonne, moglie di La Rochefoucauld.
  • 1678 - Quinta edizione delle Maximes
  • 1680 - Muore a Parigi il 17 marzo, dopo aver fatto bruciare tutte le sue carte.
Libro di La Rochefoucauld consigliato
Massime
Curatore Giovanni Bogliolo 
Editore BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2001 

Uomo d'armi, adusato alle battaglie e ad un fitto rumore d'archibugi e di spade, La Rochefoucauld scrittore è insuperabile nell'uso delle pause, nell'arte della sospensione e della preparazione degli effetti. Il guerriero gode nel mostrarsi, nell'apparire. L'abilità dello scrittore di massime sta nel nascondersi, nel non farsi vedere. Tanto più gli riesce di colpire, quanto più egli è irriconoscibile, inidentificabile, impersonale. Prigioniero nel suo salotto, protetto da mura e recinti dorati egli si è divertito per circa vent'anni a lanciare contro l'umanità con un orgoglio ben calcolato quei suoi piccoli ordigni: sempre più piccoli, sempre più perfetti, così che le sue massime diventavano col tempo sempre più brevi. E sa che quel gusto elegantemente crudele di martirizzare la natura umana può essere riscattato nella pratica con l'esempio della sua vita quale fu negli ultimi anni.

Note
Se sei interessato ai moralisti francesi, vedi anche le più belle massime di: La Bruyère - Chamfort - Vauvenargues.

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