2015-11-06

Haruki Murakami - 110 Frasi e citazioni

Selezione delle frasi più belle e significative di Haruki Murakami (Kyoto 1949), scrittore, traduttore e saggista giapponese; ma forse dovremmo aggiungere anche "corridore", visto che lo stesso Murakami ha affermato: "Se all'inizio della mia carriera di scrittore non avessi cominciato anche quella di maratoneta, ho l'impressione che le mie opere sarebbero state diverse. In che modo diverse concretamente non lo saprei dire. Però sarebbero state un'altra cosa. Comunque sia, penso di aver fatto molto bene a continuare a correre fino a ora senza mai interrompere. Perché? Perché i libri che ho scritto mi piacciono. Perché sono felice della prospettiva di crearne altre e curioso di sapere come saranno. Sono un essere umano imperfetto e in quanto scrittore ho i miei limiti; ma per me, mentre percorro il cammino di una vita non particolarmente brillante, piena di contraddizioni, il fatto di poter comunque provare alla fine questo sentimento non costituisce forse il raggiungimento di qualcosa? Magari esagero, ma ho l'impressione di poter addirittura parlare di «miracolo». E se fare jogging ogni giorno mi ha in qualche misura aiutato ad arrivare a questo risultato, provo nei confronti della corsa un profondo senso di gratitudine". [...] "Si dica quel che si vuole, ma io sono un maratoneta". (L'arte di correre, Einaudi 2007).
Riguardo all'attività di scrittore, ha affermato: "Non so se quello che faccio si possa chiamare «scrivere». Più che altro confeziono dei brani che servono a riempire dei buchi. Va bene qualsiasi cosa, purché il numero delle righe sia sufficiente. Ma bisogna pure che qualcuno faccia questo lavoro, e io lo faccio. È un po' come spalare la neve. Ma è la neve della cultura". (Dance Dance Dance Einaudi 1988).
Una componente fondamentale nella sua attività di scrittore, è sempre stato il rapporto speciale che lo lega ai suoi lettori: "Per me le relazioni umane veramente importanti, più che con persone specifiche, erano quelle che avrei costruito con i miei lettori. Se dopo aver posato le fondamenta della mia vita ed essermi creato un ambiente favorevole al mio lavoro, avessi scritto delle opere di un certo valore, un gran numero di persone le avrebbe accolte con gioia. E dar loro questa gioia non era forse per me, in quanto scrittore professionista, il primo dovere? Ancor oggi non ho cambiato opinione in proposito. I lettori non li posso vedere in faccia, e in un certo senso la relazione con loro è soltanto concettuale, tuttavia per me quell'invisibile relazione «concettuale» è qualcosa della massima importanza, e con questa convinzione ho vissuto finora". (L'arte di correre, Einaudi 2007).
I libri di Haruki Murakami sono stati tradotti in circa cinquanta lingue, e alcuni di essi sono diventati dei best-seller con milioni di copie vendute. In Italia le opere di Murakami sono pubblicate da Einaudi, Baldini e Castoldi e Feltrinelli.
Haruki Murakami (Kyoto 1949) scrittore, traduttore e saggista giapponese
Nel segno della pecora
Hitsuji o meguru bōken, 1982
© Einaudi - Selezione Aforismario

Al mondo le cose si pagano anche così. Con soldi che ti pesa possedere, che ti fa sentire malissimo spendere e che una volta finiti ti fanno odiare te stesso. E il peggio è che quando cominci a odiarti ti viene voglia di uscire a spendere un po' di soldi. Tranne che non ne hai più. E con ciò se ne va anche la speranza.

La fine del mondo e il paese delle meraviglie
Sekai no owari to hādoboirudo wandārando, 1985
© Baldini e Castoldi - Selezione Aforismario

Apri di più il tuo cuore, non sei prigioniero. Sei un uccello che vola nel cielo alla ricerca di sogni.

Così funziona il cuore. Non è qualcosa di uniforme. È come il corso di un fiume. Si adatta alla forma delle cose.

È difficile esprimere a parole le sensazioni che si provano. Tutti ci provano in tanti modi, ma quasi nessuno ci riesce.

È perché si hanno delle aspettative che si rimane delusi.

Esiste anche questo al mondo, la tristezza di non poter piangere a calde lacrime. È una di quelle cose che non si può spiegare a nessuno, e anche se si potesse, nessuno capirebbe. È una tristezza che non può prendere forma, si accumula quietamente nel cuore come la neve in una notte senza vento.

Io non lo so bene cosa sia il cuore. Che significato esatto abbia, in che modo sia meglio usarlo... per me è soltanto una parola.

Mi bastava abbandonare al vento il mio cuore, come gli uccelli. Perché non potevo buttarlo via, mi dissi. A volte era pesante e cupo, era vero, ma succedeva anche che portato in volo dal vento riuscisse a vedere attraverso l'eternità.

Quando una persona decide di perseguire un risultato, le viene naturale considerare tre cose: Quanto ha già conseguito? A che punto si trova? Cos'ha ancora da fare? Se questi tre parametri vengono meno, restano solo la paura, la mancanza di fiducia in sé e la spossatezza.

Se la gente non ha più il cuore è perché ha lasciato morire la propria ombra.

Se non c'è l'amore, il mondo è come se non esistesse. [...] Un mondo senza amore è come il vento che soffia fuori dalla finestra. Non lo si può sentire sulle mani, non se ne percepisce l'odore.

Se qualcuno avesse aperto la finestra, messo dentro la testa e mi avesse gridato:"La tua vita è un fallimento!" non avrei avuto nessuna prova per negarlo.

Stando a lungo al buio, il buio diventa la condizione normale, è la luce che finisce per sembrarci innaturale.

Non esiste nessuno a cui piaccia la solitudine.
È solo che odio le delusioni. (Haruki Murakami)
Norwegian Wood / Tokyo Blues
Noruwei no mori, 1987
© Feltrinelli - Selezione Aforismario

A nessuno piace la solitudine. Ma non mi faccio in quattro per fare amicizia. Così evito un po' di delusioni.

Se io provassi a rilassarmi, andrei a pezzi. Ho sempre vissuto così, da tanto tanto tempo, e anche adesso è l'unico modo in cui posso vivere. Se una sola volta mi lasciassi andare, non potrei più tornare indietro. E se andassi a pezzi, il vento mi spazzerebbe via.

Cerca di pensare che la vita è una scatola di biscotti. [...] Hai presente quelle scatole di latta con i biscotti assortiti? Ci sono sempre quelli che ti piacciono e quelli che no. Quando cominci a prendere subito tutti quelli buoni, poi rimangono solo quelli che non ti piacciono. È quello che penso sempre io nei momenti di crisi. Meglio che mi tolgo questi cattivi di mezzo, poi tutto andrà bene. Perciò la vita è una scatola di biscotti.

Ho sempre avuto fame di affetto, io. E mi sarebbe bastato riceverne a piene mani anche solo una volta. Abbastanza da dire: grazie, sono piena, più di così non ce la faccio. Sarebbe bastato una volta, una sola unica volta.

La morte non è l'opposto della vita, ma una sua parte integrante.

Nel mondo ci sono persone che amano sapere tutto sulle tabelle orarie, e passano intere giornate a confrontarle. O gente a cui piace fare costruzioni coi fiammiferi, capace di costruire navi di un metro fatte tutte di fiammiferi. Allora che c'è di strano se nel mondo c'è uno che è interessato a capire te?

Non esiste nessuno a cui piaccia la solitudine. È solo che odio le delusioni.

Per quanto una situazione sia disperata, c'è sempre una possibilità di soluzione. Quando tutto attorno è buio non c'è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all'oscurità.

Quello che lei cercava non era il mio braccio, ma il braccio di qualcuno. Quello che cercava non era il mio calore, ma il calore di qualcuno. Mi sentivo quasi in colpa ad essere io a occupare quel posto.

Se si leggono soltanto i libri che leggono gli altri, si finisce col pensare tutti allo stesso modo.

Dance Dance Dance
Dansu Dansu Dansu, 1988
© Einaudi - Selezione Aforismario

Che potevo saperne io di me stesso? Ero proprio io quel personaggio che riuscivo a percepire con la mia coscienza? Proprio come quando uno non riconosce la propria voce incisa su un registratore, mi chiedevo sempre se l'immagine che percepivo di me stesso non fosse un'immagine distorta che mi ero fabbricato su misura.

È impossibile conoscere il proprio destino senza averlo percorso fino in fondo.

È strano, ma ognuno di noi nella propria vita tocca un apice. Una volta raggiunto, non può che scendere. Nessuno però sa dove sia il proprio apice. La linea di confine può presentarsi all'improvviso, quando si crede di essere ancora al sicuro. Nessuno lo sa.

Esiste qualcosa di concreto che corrisponde a questa parola, io? Se c'è, perché non la trovo da nessuna parte? Mi sembra di non aver mai fatto che recitare, uno dopo l'altro, tutti i ruoli che mi venivano offerti. Di non aver fatto mai una scelta personale, nemmeno una volta.

Il tempo può risolvere molti problemi. Ma quelli che il tempo non può risolvere, li dobbiamo risolvere da soli.

Il tempo continua a scorrere? - Sfortunatamente sì. Scorre? Che dico, precipita. Il passato aumenta e il futuro diminuisce. Le possibilità si assottigliano, i rimpianti crescono.

L'immaginazione non ha problemi di costi e preventivi. È libera. Mettiamo da parte ogni preoccupazione piccolo borghese e sogniamo.

Prima o poi incontrerò da qualche parte una donna, ci sentiremo spinti l'uno verso l'altra come due pianeti nello spazio. Poi aspetteremo inutilmente un miracolo, passeremo del tempo insieme, ci consumeremo dentro, e ci separeremo. Fino a quando continuerà così?

Se mi voltavo indietro, mi sembrava di non aver avuto nemmeno una vita. Un po' di vicissitudini. Progressi e regressi. Ma niente di piú. Non avevo fatto niente, prodotto niente. Avevo amato qualcuno, ed ero stato amato. Ma non mi restava niente. Il paesaggio era stranamente piatto. Mi sembrava di muovermi all'interno di un videogame. Come Pac-man, avanzavo mangiando i puntini che componevano il labirinto. Senza scopo. Ma con la certezza, prima o poi, di morire.

L'uccello che girava le viti del mondo
Nejimaki-dori kuronikuru, 1994-1995
© Baldini e Castoldi - Selezione Aforismario

Devi spendere i tuoi soldi per le cose che con i soldi puoi comprare, senza preoccuparti di perdite o profitti. Riserva la tua energia per le cose che i soldi non possono comprare.

I ricordi e i pensieri invecchiano proprio come le persone. Ma ci sono pensieri che non invecchiano mai.

Io son pessimista, ma gli adulti di questo mondo che non lo sono, sono un branco di idioti.

Mi domando se sia realmente possibile capire perfettamente un'altra persona. Anche quando ci sforziamo di conoscere qualcuno mettendoci tutto il tempo e la buona volontà possibili, in che misura possiamo cogliere la sua vera natura? Sappiamo ciò che è veramente essenziale riguardo a quell'altro che siamo convinti di comprendere tanto bene?

Mi sono sempre sentito come un guscio vuoto. E quando uno vive come un guscio vuoto, per quanto lunga sia la sua vita, non si può dire che abbia veramente vissuto. Dal cuore e dal corpo di un guscio vuoto, nasce solo la vita di un guscio vuoto.

Non è che basti ammettere i propri errori per risolvere tutto. Che uno li ammetta o no, gli errori restano errori, di lì non si scappa.

Si tratta della tua vita e devi viverla nel modo che vuoi.

La ragazza dello Sputnik
Supūtoniku no koibito, 1999
© Einaudi - Selezione Aforismario

C'è sempre un momento in cui una storia va raccontata. Altrimenti per tutta la vita si resta prigionieri di un segreto.

Con tutte le persone che vivono su questo pianeta, e se ognuno di noi cerca qualcosa nell'altro, perché alla fine dobbiamo essere così soli? A che scopo? Forse il pianeta continua a ruotare nutrendosi della solitudine delle persone?

Continuiamo a vivere la nostra vita, pensai. Segnati da perdite profonde e definitive, derubati delle cose per noi più preziose, trasformati in persone diverse che di sé conservano solo lo strato esterno della pelle; tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere. Allungando le mani, riusciamo a prenderci la quantità di tempo che ci è assegnata, e poi la guardiamo mentre indietreggia alle nostre spalle. A volte, nel ripetersi dei gesti quotidiani, sappiamo farlo anche con destrezza. Questi pensieri mi lasciarono una sensazione di terribile vuoto.

Dietro tutte le cose che crediamo di conoscere bene, se ne nascondono altrettante che non conosciamo per niente. La comprensione non è altro che un insieme di fraintendimenti.

In questa vita imperfetta abbiamo bisogno anche di una certa quantità di cose inutili. Se tutte le cose inutili sparissero, sarebbe la fine anche di questa nostra imperfetta esistenza.

In questo nostro mondo, «le cose che sappiamo» e «le cose che non sappiamo» sono fatalmente inseparabili come gemelle siamesi, e la loro stessa esistenza è confusione.

Kafka sulla spiaggia
Umibe no Kafuka, 2002
© Einaudi - Selezione Aforismario

Cammino lungo la riva della coscienza, dove le onde si muovono in un flusso e riflusso continuo. Quando arrivano, lasciano dietro di sé delle scritte che subito l'ondata successiva cancella. Cerco di leggerle in fretta, nel breve intervallo fra un'onda e l'altra. Ma non è facile. Prima che faccia in tempo a leggere, arriva una nuova onda a cancellare tutto. Nella coscienza rimangono solo indecifrabili frammenti di parole.

Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col penetrare anche nel tuo labirinto interiore. E in molti casi è un'esperienza pericolosa.

Devi tenere gli occhi bene aperti. Chiudere gli occhi è da rammolliti. Evitare di guardare in faccia la realtà è da codardi. Mentre tu tieni gli occhi chiusi e ti tappi le orecchie, il tempo avanza. Tic-toc-tic-toc.

Guardare troppo lontano è un errore. Se uno guarda lontano, non vede quello che ha davanti ai piedi, e finisce per inciampare. Ma anche concentrarsi troppo sui piccoli dettagli che si hanno sotto il naso non va bene. Se non si guarda un po' oltre, si va a sbattere contro qualcosa. Perciò è meglio sbrigare le proprie faccende guardando davanti a sé quanto basta, e seguendo l'ordine stabilito passo dopo passo. Questo, in tutte le cose, è il punto fondamentale.

I ricordi ti scaldano il corpo dall'interno. Ma allo stesso tempo ti lacerano dentro.

Il tempo grava su di te con il suo peso, come un antico sogno dai tanti significati. Tu continui a spostarti, tentando di venirne fuori. Forse non ce la farai, a fuggire dal tempo, nemmeno arrivando ai confini del mondo. Ma anche se il tuo sforzo è destinato a fallire, devi spingerti fin laggiù. Perché ci sono cose che non si possono fare senza arrivare ai confini del mondo.

La felicità è sempre uguale, ma l'infelicità può avere infinite variazioni.

La felicità è una fiaba, l'infelicità un romanzo.

Le cose accadute sono come un piatto che si è rotto in mille pezzi. Per quanto uno possa tentare di incollarne i frammenti, non potrà tornare com'era in origine.

Nella dimensione del tempo, niente torna mai indietro.

Nella vita c’è un punto in cui non si può tornare indietro. E poi c’è un punto, ma i casi sono molto più rari, in cui non è più possibile andare avanti. Quando questo accade, che sia un bene o un male, l’unica cosa che possiamo fare è accettarlo in silenzio. È così che viviamo.

Non capisco come sia possibile che amare profondamente qualcuno voglia dire ferire quella persona in modo tanto crudele. Perché se così fosse, che significato avrebbe amare?

Può darsi che avere in mano il simbolo della propria libertà dia una felicità superiore a quella di possedere la libertà vera.

Può darsi che non sarai mai felice. Perciò non ti resta che danzare, danzare così bene da lasciare tutti a bocca aperta.

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell'alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia.

Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.

Sono al sicuro nel contenitore del mio io. I bordi coincidono perfettamente: un piccolo clic e scatta la serratura.

Tutti perdiamo continuamente tante cose importanti. Occasioni preziose, possibilità, emozioni irripetibili. Vivere significa anche questo. Ma ognuno di noi nella propria testa – sì, io immagino che sia nella testa – ha una piccola stanza dove può conservare tutte queste cose in forma di ricordi.

After Dark 
Afutā dāku 2004
© Einaudi - Selezione Aforismario

I ricordi sono solo un combustibile per alimentare la vita. Che un ricordo sia importante o meno, in pratica fa lo stesso, è soltanto combustibile. La vita va avanti comunque.

La memoria umana è veramente qualcosa di strano: c'è conservata dentro un sacco di roba inutile, un sacco di cianfrusaglie, come in un cassetto. Mentre le cose importanti, quelle realmente necessarie, svaniscono una dopo l'altra.

L'arte di correre
Hashiru koto ni tsuite kataru ni boku no kataru koto, 2007
© Einaudi - Selezione Aforismario

Coprire a passo di corsa lunghe distanze è semplicemente consono al mio carattere, mi fa sentire felice. Fra tutte le forme di esercizio fisico cui mi sono dedicato, correre è probabilmente la più piacevole, quella più ricca di significato per me.

Correre ogni giorno per un'ora o due senza parlare con nessuno, trascorrere quattro o cinque ore seduto a scrivere in silenzio: non lo trovo né stancante né noioso. E un tratto del mio carattere che ho mantenuto con coerenza fin da quando ero giovane. Più che partecipare a un'attività con altre persone, ho sempre preferito leggere in silenzio un libro, o concentrarmi nell'ascolto di un disco.

Correre ogni giorno per me è una fonte di vita, quindi non è concepibile che faccia pause o smetta col pretesto che sono oberato di lavoro. Se dovessi rinunciare perché ho troppe cose da fare, di sicuro finirei per non correre più per tutta la vita. Di motivi per continuare ne ho pochissimi, ma di ragioni per non smettere ne ho tante da riempire un camion a rimorchio. Non resta che coltivare con cura quei «pochissimi motivi».

Correre un'ora al giorno, e garantirmi così un intervallo di silenzio tutto mio, è indispensabile alla mia salute mentale. Per lo meno durante quel lasso di tempo non ho bisogno di parlare con nessuno, di ascoltare nessuno. Basta che contempli il paesaggio, sia quello esterno che quello mio interiore. Questo momento di solitudine è per me più prezioso di qualsiasi altra cosa.

È il mio corpo che mi chiede in modo naturale di uscire per la strada e mettermi a correre. Così come sento il bisogno di frutta fresca e succosa quando ho sete.

Ho l'impressione che tra il correre ogni giorno e il fatto di avere una forte volontà non ci sia un rapporto evidente. Se io corro ormai da più di vent'anni, in realtà è perché è un'azione consona alla mia natura. O per lo meno perché «non è poi una fatica tremenda».

La barriera tra un sana fiducia in se stessi e un malsano orgoglio è molto sottile.

Ognuno lascia la sua impronta nel luogo che sente appartenergli di più.

Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell'azione stessa, vi scorre dentro. Quando tutto va bene.

Quando corro, semplicemente corro. In teoria nel vuoto. O viceversa, è anche possibile che io corra per raggiungere il vuoto.

Se ci restano anche solo dieci anni di vita, è di gran lunga preferibile viverli intensamente, perseguendo uno scopo, che non lasciarli trascorrere con indifferenza, e io sono convinto che a questo fine la corsa a piedi sia di grande utilità.

Se mai ci sarà un epitaffio sulla mia tomba, e se posso sceglierlo io, vorrei che venissero scolpite queste parole: Murakami Haruki Scrittore (e maratoneta) 1949-20**

Avrò diciotto anni fino alla morte. (Haruki Murakami)
1Q84
Ichi-kyū-hachi-yon, 2009-2010
© Einaudi - Selezione Aforismario

Amare qualcuno dal profondo del cuore è comunque una grande consolazione. Anche se si è soli e non si riesce a stare con quella persona.

Ecco cosa significa continuare a vivere. Agli esseri umani viene concessa la speranza, che diventa il carburante e lo scopo per andare avanti. Senza la speranza, non potrebbero sopravvivere. Ma è come gettare una monetina nell'aria. Per sapere se uscirà testa o croce, bisogna che ricada a terra.

La vita non è altro che il risultato naturale di un'assurda, e talvolta persino triviale, concatenazione di eventi.

La vita vera è diversa dalla matematica. Nella vita le cose non scorrono scegliendo il percorso più breve.

Mi sono stancato di vivere odiando qualcuno, disprezzandolo, portandogli rancore. Mi sono stancato di vivere senza amare nessuno. Non ho un amico, nemmeno uno. E soprattutto non posso amare me stesso. Sai perché? Perché sono incapace di amare gli altri. Ed è soltanto amando gli altri, ed essendo amati, che si impara ad amare se stessi.

Quello che apprezzo di più, soprattutto per quanto riguarda i romanzi, è non riuscire a comprenderli completamente. Non nutro alcun interesse per le opere di cui mi sembra di capire tutto.

Questo mondo, oltre a essere privo di logica, manca anche di cuore.

L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio
Shikisai o motanai Tasaki Tsukuru to, kare no junrei no toshi, 2013
© Einaudi - Selezione Aforismario

Ogni persona ha un suo proprio colore, una tonalità la cui luce trapela appena appena lungo i contorni del corpo. Una specie di alone. Come nelle figure viste in controluce.

Libro di Murakami consigliato
L'arte di correre
Traduzione: Antonietta Pastore
Editore: Einaudi, 2013

Quando, nel 1981, Murakami chiuse Peter Cat, il jazz bar che aveva gestito nei precedenti sette anni, per dedicarsi solo alla scrittura, ritenne che fosse anche giunto il momento di cambiare radicalmente abitudini di vita: decise di smettere di fumare sessanta sigarette al giorno, e - poiché scrivere è notoriamente un lavoro sedentario e Murakami per natura tenderebbe verso una certa pinguedine - di mettersi a correre. Da allora, di solito scrive quattro ore al mattino, poi il pomeriggio corre dieci o più chilometri. Qualche anno più tardi si recò in Grecia dove per la prima volta percorse tutto il tragitto classico della maratona. L'esperienza lo convinse: da allora ha partecipato a ventiquattro di queste competizioni, ma anche a una ultramaratona e a diverse gare di triathlon. Scritto nell'arco di tre anni, "L'arte di correre" è una riflessione sulle motivazioni che ancora oggi spingono l'ormai sessantenne Murakami a sottoporsi a questa intensa attività fisica che assume il valore di una vera e propria strategia di sopravvivenza. Perché scrivere - sostiene Murakami - è un'attività pericolosa, una perenne lotta con i lati oscuri del proprio essere ed è indispensabile eliminare le tossine che, nell'atto creativo, si determinano nell'animo di uno scrittore. Al tempo stesso, questo insolito libro propone però anche illuminanti squarci sulla corsa in sé, sulle fatiche che essa comporta, sui momenti di debolezza e di esaltazione che chiunque abbia partecipato a una maratona avrà indubbiamente provato. Una riflessione sul talento, sulla creatività e più in generale sulla condizione umana; l'autoritratto di uno scrittore-maratoneta, di un uomo di straordinaria determinazione, di profonda consapevolezza - dei propri limiti come delle proprie capacità -, di maniacale autodisciplina nel sottoporre il proprio fisico al duro esercizio della corsa; e non da ultimo la sorpresa di scoprire che un autore celebrato per la potenza della sua fantasia sia in realtà una natura estremamente metodica, ordinata, agli antipodi dello stereotipo dell'artista tutto «genio e sregolatezza».

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