Aforismi e Aforisti antichi e moderni

Non tutti sanno che l'aforisma costituisce un vero e proprio genere letterario (come la poesia, il romanzo, il saggio, ecc.), con una propria storia e con dei propri autori. Alla storia dell'aforisma, Aforismario ha già dedicato una pagina del sito; qui si riportano tutti gli scrittori di aforismi che, dall'antichità a oggi, questa storia hanno contribuito a farla.
La sezione, essendo molto estesa, è stata suddivisa in diverse pagine: in questa pagina sono riportati gli aforisti dall'antichità fino al 1700; altre pagine sono state dedicate, rispettivamente, agli aforisti dell'800, del '900 e a quelli dell'età contemporanea (vedi link in fondo alla pagina). Una pagina del sito, inoltre, è stata dedicata anche agli scrittori di aforismi inediti. Agli autori più importanti o a quelli con un numero consistente di aforismi è stata dedicata un'intera pagina, così come indicato di volta in volta.
È importante sottolineare che in questa sezione del sito Aforismario sono riportati soltanto aforismi veri e propri, cioè aforismi originali creati come tali dai loro autori. Non si tratta, dunque, di citazioni estrapolate più o meno arbitrariamente da contesti più ampi (romanzi, saggi, poesie, ecc.), così come avviene di solito, ma di aforismi, note, appunti, ecc. scritti e pubblicati in forma breve dagli autori stessi o, a volte, scritti in taccuini o diari e pubblicati postumi.
La maggior parte degli aforismi riprodotti sul sito Aforismario, sono frutto di letture dirette sui testi originali, non di rado fuori catalogo; pertanto, molti di questi aforismi sono inediti sul web.
Aforismi e Aforisti antichi e moderni
Aforisti antichi
Ippocrate di Cos - Marco Aurelio - Bartolomeo da San Concordio - Piovano Arlotto

Ippocrate di Cos
Cos 460 - Larissa 377 a.e.c. - Medico e aforista greco.
Selezione Aforismario

Aforismi
Aphorismós, V-IV sec. a.e.c.
  • Coloro che sono abituati a sopportare dei lavori che sono loro familiari, li sopportano più facilmente, anche se deboli e vecchi, di coloro che non vi sono abituati benché forti e giovani.
  • Gli anziani sopportano il digiuno meglio di tutti gli uomini di mezza età e i giovani lo sopportano male e peggio di tutti i bambini, specialmente quelli vivacissimi. 
  • In qualunque malattia è buon segno se il malato serba lucidità e appetito, cattivo segno se gli accade il contrario. I vecchi generalmente si ammalano meno dei giovani, ma se le loro malattie diventano croniche, durano quasi sempre fino alla morte. 
  • La vita è breve, l'arte è lunga, l'occasione è fugace, l'esperienza è fallace, il giudizio è difficile. Bisogna che non solo il medico sia pronto a fare da sé le cose che debbono essere fatte, ma anche il malato, gli astanti, le cose esterne.
  • Non disturbate il malato durante o subito dopo una crisi e non fate su di lui alcun esperimento a base di purghe o altre sostanze irritanti, ma lasciatelo in pace. 
  • Ogni malattia può capitare in qualunque stagione, ma alcune sono più facili a verificarsi e ad aggravarsi in determinate stagioni. 
  • Per le malattie estreme i trattamenti estremi sono i più efficaci.
  • Quando due dolori si verificano insieme, ma non nello stesso posto, il più violento oscura l'altro.
  • Sia il sonno che l'insonnia, oltre la giusta misura, sono malattie.
Marco Aurelio
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Bartolomeo da San Concordio
San Concordio 1262 - 1347 - Frate domenicano
Selezione Aforismario

Ammaestramenti degli antichi
1305 ca.
  • Sette sono le cagioni, per le quali è meglio lo parlare breve, che ’l lungo.
  • La prima è, perché ’l parlare breve suole fare più desiderio; e ’l parlare lungo suole fare 
  • La seconda è, perché spesse volte lo breve detto più chiaramente s’intende, che ’l lungo.
  • La terza, perocchè le brevi cose meglio si tengono a mente.
  • La quarta, imperocchè le brievi cose talora più muovono.
  • La quinta, perocchè comprendere il fatto con brievi parole è segno di savio.
  • La sesta, imperocchè spesso addiviene, che dire molte cose, spezialmente che non pertengono affatto, fanno poi meno valere l’utili.
  • La settima è, perché comunemente lo breve dire è più accettevole; onde si suole dire: Gli uomini al tempo d’oggi di brevità son vaghi.
Piovano Arlotto
Firenze 1396 - 1484 - Sacerdote italiano
Selezione Aforismario

Motti e facezie del Piovano Arlotto
Proverbi, motti, massime consigli, sentenze, domande, definizioni, 
ca. 1480 (postumo 1514/15)
  • Beato al mondo quando è governato dalli uomini savi.
  • Cerca la medicina quando tu se’ sano, ché meglio è andare a vedere il medico che il medico venga a vedere te.
  • Chi della lieta fortuna non si essalta, della avversità non si turba.
  • Chi non conosce se medesimo non può correggere altri.
  • Chi non sa governare l’anima né ’l corpo suo non saprà governare l’altrui.
  • Chi tra’ savi è più umile, è più savio.
  • Chi vòle fare adirare uno suo amico, adoperi d’essere molto buono.
  • Chi vòle gustare il dolce ricòrdisi dello amaro.
  • Colui che non può alcuna cosa si può dire che sia morto vivendo.
  • Debole uomo è chi non sa celare uno secreto. Temperato uomo è colui che li basta quello che ha. Fortissimo uomo si de’ dire chi vince l’ira.
  • El dono è grande secondo l’animo del donante.
  • El maggiore danno che sia è il tempo perduto.
  • Fuggi il malguadagno come il danno.
  • Grande pazzia è non avere alcuna cura né pensieri.
  • Grande trionfo e loda è di colui che non pecca potendo peccare.
  • L’uomo savio quando è vilipeso non si adira e quando è lodato non si lieva in superbia.
  • L’uomo savio si guarda di non cadere in aversità, e quando v’è caduto le porta con pazienzia.
  • La maggiore vittoria che possa avere l’uomo si è vincere se stesso.
  • La sapienza sanza eloquenzia è poco utile e l’eloquenzia sanza sapienza poco vale, ma fa danno.
  • La vera amicizia è non domandare cose innoneste: e così a chi le domanda non farle.
  • Mangia e bei per ben vivere, ma non vivere per bene mangiare.
  • Niuna cosa è tanta nimica della iustizia quanto far male e mostrare d’essere buono.
  • Non dire i tuoi secreti a chi non sa celare i suoi propri.
  • Non è povero chi sa signoreggiare il suo appetito.
  • Non pigliare amicizia né di pazzi né di tristi né d’ingrati.
  • Non può essere fortezza d’animo dove non è sapienzia.
  • Non vive colui che non desidera altro che di vivere.
  • Odi molto e parla poco, perché la natura t’ha fatto una bocca e dua orecchi.
  • Più inconveniente è gittare parole vane che sassi.
  • Quale è la parola dello uomo, tale è lui.
  • Quella diferenzia è tra li uomini che hanno iscienzia e quelli che non l’anno, come da uomini vivi e uomini morti.
  • Quello che lungo tempo tu hai desiderato, fallo presto; ma innanzi che tu lo facci non lo pubblicare.
  • Tanto debbe essere ricco l’uomo quanto ragionevolemente ha di bisogno; e tanto abbi le cose necessarie che non abbi a andare alle mercé d’altri.
  • Umano è all’uomo errare, diabolico il presseverare, angelico l’emendare.
  • Uno solo bene è rimasto all'uomo, cioè il sapere; e uno male, cioè la ignoranza.
Aforisti del '500
Ortensio Lando - Leonardo da Vinci - Francesco Guicciardini - Orazio Rinaldi.

Ortensio Lando
Milano 1510 ca. - Venezia 1554 ca. - Medico e umanista italiano
Selezione Aforismario

Quattro libri de' dubbi
con le soluzioni a ciascun dubbio accomodate, 1552
  • A chi nuoce la povertà? A chi pazientemente non la tollera.
  • Chi è colui che ben vive? Colui che celatamente vive. 
  • Come chiameremo noi veramente le ricchezze? Gravezze della mente, lacciuoli dei piedi, spine che ci traffigono il cuore.
  • Come si può conoscere l'amico certo? Nelle cose incerte. 
  • Perché biasirnasi da' savi la vita negligente e studiosa delle delicatezze? Forse perché i dolori crescon insieme con i piaceri.
  • Perché dipingesi esser cieca la Fortuna? Percioché ella rende ciechi i favoriti suoi.
  • Perché si vieta il lodare e il bisimar se stesso? Percioché l'uno è segno di vanità, e l'altro è segno di pazzia.
  • Perché tanto lodarono gli antichi la vita rusticana? Per esser ella maestra di frugalità, di diligenzia, e di giustizia,
  • Qual è colui che veramente dir si può forte? Colui che se stesso vince, e non altri.
  • Qual è il miglior dazio che aver si possa a questo mondo? La parsimonia, e se le facultà bastevoli non sono, bastiamo noi ad esse.
  • Qual stimate voi sia la propia condizione del avaro? Il tormentarsi per istrema cupidigia d'avere, e roso sempre stare di non perdere quel che si possiede.
  • Quale è la più onesta avarizia che si possa ritrovare? Ella è quella del tempo, quando utilmente si consumano le ore.
  • Quali sono coloro che meno temono la morte? Quei che meno agiati si ritrovano in questo mondo.
  • Quali sono quelle cose che sì di rado stanno insieme? L'esser bello e casto, savio e ricco giovine e continente, vecchio e non geloso.
Leonardo da Vinci
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Francesco Guicciardini
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Orazio Rinaldi
Bologna? - 1592 ca. - Medico e umanista italiano
Selezione Aforismario

Dottrina delle virtù e fuga de' vizi
1585
  • Abbondanza. Di quattro cose è nociva l'abbondanza: delle donne, de' cibi, del giuoco, e delle parole.
  • Afflizione. Per quattro cagioni s'affligge l'uomo: per acquistar onore, per fuggir la povertà, per opprimer il disonore, e per arricchire i figlioli.
  • Auditore. Quattro cose avvertisca l'auditore: ascoltar con pazienza chi parla, considerar con sapienza le cose udite, tener a mente le cose buone, e dimenticarsi subito delle cattive.
  • Avvocato. Quattro cose dee osservare l'avvocato: udir con pazienza l'avversario, considerar bene le cose udite, apparecchiar la debita risposta alle considerate, e conchiuder allegando le cose aggiunte.
  • Carità. Quattro cose vengono dalla carità: riverir Dio, il prossimo, sollevar l'oppresso, e corregger chi erra. 
  • Casa. Quattro cose fanno tornar spesso l'uomo a casa: l'amor verso la moglie, l'amenità della casa, il mancar di compagni, e l'avversità del tempo.
  • Costanza. Quattro cose induce la costanza: il timor della vergogna, del supplizio, della laude, e della spesa. 
  • Danari. Quattro sorti d'uomini acquistano danari: gl'ingannatori, gli avari, i discreti, e i curiosi. Quattro cose si acquistano senza danari: il disprezzo di se stesso, la stoltizia, la carestia, e l'infermità.
  • Diletto. Quattro cose sono di sommo diletto: una voce soave, un volto bello, un cibo delicato, e un giorno sereno. Quattro cose piacciono all'uomo: il figliuol prudente, le splendide ricchezze, il conseguir gran dignità, e far vendetta contro gl'inimici.
  • Donna. Quattro cose convengono alla donna: bellezza di faccia e di membra, castità di corpo, onestà di costumi, curiosità famigliare. Quattro desideri hanno le donne: aver un bel giovane per marito, dilettarsi di più figliuoli, esser ornate di preziose vesti, e dominare in casa sopra tutti. Quattro dispiaceri hanno le donne: che 'I marito ami altra che sé, che si faccia spesso tumulto in casa, che i figliuoli abbiano bisogno del vivere, e vedere la lor immatura morte.
  • Fatica. Quattro cose non si possono acquistar senza fatica: la lode eccellente, la scienza grande, la robba, e la potenza. 
  • Fuga utile. Quattro cose si fuggono con utile: non accostarsi spesso a ciascuno, non s'affaticare indarno per ogni cosa, non si doler molte volte delle cose passate, e non desiderare ciò che non si può avere.
  • Giustizia. Quattro cose spengono la giustizia: l'amore, l'odio, il timore, e 'l guadagno.
  • Gola. Quattro cose scemano il vizio della gola: l'ansietà del guadagno, il combatter con la fame, lo straccar il corpo, e 'l desiderar danari. Quattro cose fanno l'uomo goloso: l'esser uso all'osteria, l'imitar della corte, le molte entrate, e 'l riposo continuo.
  • Governatore. Quattro cose dee osservare il governator d'un luogo: serbar l'egualità, mantener l'abbondanza, dar udienza, e conservar la giustizia.
Aforisti del '600
Bonaventure d'Argonne - Tommaso Campanella - James Harrington - Jean de La Bruyère - François de La Rochefoucauld - Damien Mitton - Raimondo Montecuccoli - Blaise Pascal - Salvator Rosa - François des Rues - Madeleine de Souvré de Sablé.

Bonaventure d'Argonne
Parigi 1634 - Pisa 1704 - Avvocato e moralista francese
Selezione Aforismario

L'educazione
Massime e riflessioni di Moncade
L'éducation, maximes et réflexions de Moncade, 1691
  • C'è una sorta di stupidità che segue dappresso la grande erudizione.
  • Dei libri che sian scelti, e degli amici che lo siano ancor di più. Più buon senso che non scienza ed erudizione e, per unica filosofia, molto cristianesimo. Una casa adeguata e comoda in un luogo salubre e ameno. Una rendita media, ma sicura. Niente maggiordomo e pochi servitori. Sufficienti occupazioni per non restare mai inattivi. Sufficiente inattività per non essere mai troppo occupati. Nessuna ambizione, nessun processo, nessuna invidia e avarizia. Conservare la propria salute con la sobrietà e il lavoro piuttosto che con i farmaci. Essere fedeli a chi si deve. Non odiare se non ciò che è odioso, non amare se non ciò ch’è giusto amare. Lasciar scorrere senza inquietudine quel che non può durar per sempre, attendere con fiducia quel che durerà per sempre.
  • Della conversazione delle persone oneste si deve prendere soltanto quel che è necessario per diventare più capaci di conversare con se stessi.
  • Dobbiamo contare i nostri amici solo dal giorno della loro morte.
  • I sospiri e le lacrime sono gli ornamenti e le decorazioni dei nostri dolori.
  • Il cuore dell’uomo è un grande enigma che le persone più esperte del mondo non hanno ancora risolto.
  • L'uomo è ancora più imperfetto nel cuore che nella mente.
  • Nel paese dei saggi, si parla poco e si scrive ancor meno.
  • Occorre girare a lungo intorno all'uomo per trovarne il lato buono.
  • Se si dicessero solo cose utili, nel mondo ci sarebbe un gran silenzio.
  • Tutta la nostra vita sulla terra è solo una febbre continua, che ha i suoi rinforzi e le sue crisi nella misura in cui le nostre passioni si scatenano e s’infiammano.
Tommaso Campanella
Stilo 1568 - Parigi 1639 - Religioso, filosofo e poeta italiano.
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Aforismi politici
1601
  • Bene e naturalmente domina solo la sapienza non sofistica, ma filosofica; non eremitica, ma civile.
  • Chi difende il suo dominio con arme e con la lingua, meglio mantiene che chi usa uno istrumento solo.
  • D'acquistare e governare e mantenere gli Imperj sono strumenti 1° la lingua, 2° la spada, 3° il tesoro.
  • Dominio d'uno buono si dice Regno e Monarchia; d'uno malo si dice Tirannia; di più buoni si dice Aristocrazia; di più mali Oligarchia; di tutti buoni Polizia; di tutti mali Democrazia.
  • Dove Son più di numero le leggi punitive che instruttive, è segno di mal governo; però ottima è quella di Gesù Cristo.
  • I sacerdoti contemplano quel che s'ha a fare. I governatori comandano le cose che essi contemplano. I soldati e gli artefici eseguiscono le cose comandate e contemplate.
  • Il dominio d'uno a tempo di guerra, è migliore; e a tempo di pace è migliore quello di molti. Però i Romani faceano un Dittatore nelle gran bisogne di guerra, ma in pace due consoli.
  • Il dominio naturale ha Comunità naturale; il violento, violenta.
  • Il sacerdozio non si deve far volgare, perchè perde la dignità e la credenza. Ignoranza è de' Calviniani che si stimano esser tutti sacerdoti.
  • La comunità de' beni ha il terzo luogo in unire il dominio, e per essa il Turco domina con i Turchi a' Ragusei insieme, perchè hanno le loro fortune nel suo regno: e il Re di Spagna cosi domina a' Genovesi insieme con Napoletani e Spagnnoli, perchè i Genovesi hanno i beni ne' Stati di Spagna.
  • La comunità degli animi la fa e conserva la scienza e la religione, la quale è anima della politica e difesa della legge naturale.
  • La comunità dei corpi ha il secondo luogo nello stringere, e per essa il Turco comanda a'Maomettani, Cristiani e Giudei, perchè sono di corpo uniti sotto il suo imperio, benchè d'animo divisi per religione.
  • La comunità della religione più stringe in primo luogo, perchè unisce diversissime nazioni; onde a' Cristianid'Asia, d'Europa, d'Africa e d'America per tal legame un Pontefice Romano signoreggia.
  • La legge è il consenso di tutti scritto e promulgato per il ben comune.
  • La prima compagnia è legata dal bene dell'animo; la seconda del corpo; la terza della fortuna.
  • La Religione dev'essere reverenda e non volgare, e più della natura conforme che dell'arte.
  • La somma potestà è la potestà del gladio, cioè della morte e della vita, ed in colui risiede nel quale si serba l'ultima appellazione della morte e della vita.
  • Le leggi ottime sono le poche e brevi che s'accordano al costume del popolo e al bene comune. Le leggi tiranniche sono molti lacciuoli che ad uno o a pochi sono utili, e non s'accordano col costume pubblico, purché crescano gli pochi autori di esse.
  • Naturalmente domina il maschio alla femmina, il padre al figliuolo, il vecchio al giovane, il forte al debole, il sapiente all'ignorante.
  • Naturalmente s'accompagnano coloro i quali si uniscono per il ben reciproco naturale. 
  • Nessuno domina a sé solo, e a pena un solo ad un altro solo signoreggia. Il dominio dunque richiede unita di molti insieme, che si dice Comunità.
  • Perché nascano i buoni e ciascuno faccia l'ufficio a che è nato, e si schifino i mali ha bisogno ogni comunità di legge.
  • Però se la femmina o il figlio o il giovane o il debole avanzano di sapienza, meglio domineranno che il maschio.
  • Più naturale è il dominio e la comunità dove il bene è più comune a tutti : e violento è più, dove è manco comune.
  • Signoreggia per natura chi precede di virtù; serve per natura chi manca di virtù ; dove si fa il contrario è dominio violento.
James Harrington
Upton 1611 - Londra 1677 - Politologo e scrittore inglese.
Selezione Aforismario

Aforismi politici
Aphorisms political, 1659
  • Ciò che dà l'essenza, l'azione e la denominazione ad ogni specie di esseri, o di cose nell'Universo, è appunto la forma di quell'essere o di quella cosa.
  • Gli errori e i mali del popolo sono l'opera di quelli che lo governano.
  • La religione di sua natura è ugualmente lontana dalla dipendenza e da qualsivoglia interesse del mondo vizioso, o corrotto, a cui si vorrebbe farla servire: perciò la politica la rende coercitiva allorché vuol farla servire ad un interesse qualunque.
  • L'uomo che non ha di che vivere di sua proprietà, deve necessariamente servire: ma quello che possiede abbastanza per vivere del proprio, può essere veramente libero.
  • L'uomo può essere piuttosto definito un animale religioso che un animale ragionevole, se si consideri che negli altri animali v'ha qualche cosa di ragionevole, ma nulla vi si trova di religioso.
  • Non è la perfezione di un sol uomo in particolare, o di alcuni individui, che costituisce quella di un buon governo; ma la miglior forma di governo è quella che nasce dall'intrinseca perfezione dello spirito di una nazione intera.
  • Ogni governo è fondato sull'interesse; ed è appunto l'interesse più potente che deve dominare come fondamento del governo.
  • Ogni legge che lascia il meno d'arbitrio ai giudici e ai tribunali è la più perfetta.
  • Ovunque il popolo non ha proprietà onde esistere, il governo è monarchico o aristocratico. Ovunque il popolo può esistere di sua proprietà il governo è suscettibile di democrazia.
  • Ovunque la libertà è intera si estende pure alla coscienza.
  • Quando la forma di governo non ammette altro libero esercizio di religione che quello della Nazione o dello Stato, non v'ha allora libertà di coscienza.
  • Se l'interesse della giustizia è straniero al governo, l'interesse del governo non è straniero alla giustizia.
  • Siccome l'uomo nelle sue forme rassomiglia alla divinità, di cui si crede l'immagine, egualmente la forma del governo può rassomigliarsi a quella dell'Uomo.
  • Un popolo, che non sia governato né da sé, né da altri, lo è sempre in ragione di qualche principio esterno, che in lui agisce per mezzo della forza.
Jean de La Bruyère
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François de La Rochefoucauld
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Damien Mitton
Parigi 1618 - 1690 - Scrittore francese.
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Pensieri sull'onestà
Pensées sur l'honnêteté, 1694 (postumo)
  • Bisogna guardarsi dal disprezzare quelli che sono di umile nascita (è l’espressione usata da tutti), perché sarebbe un’ingiustizia. Quando sono stati dati alla luce, non è stato chiesto il loro parere, e non è colpa loro.
  • Gli uomini non lodano mai senza motivo e senza interesse. Bisogna pur che gliene venga qualche favore o che siano in qualche modo ricambiati da colui che ricoprono di lodi.
  • Le condizioni più sfortunate sono anche le più disprezzate. Non bastano le loro effettive miserie, ma vi s'aggiungono anche la vergogna e il disprezzo. In verità, gli uomini sono assai crudeli.
  • Nello stato in cui si trova, quasi ovunque regna il disordine, non c'è posto per l'onestà, e le persone oneste ci vivono, per così dire, come in un paese straniero.
  • Non bisogna affliggersi di non esser nati in una condizione più elevata della propria. Tutte le condizioni presentano amarezze e pene. L’apparenza della nobiltà salta agli occhi e sembra seducente. Se la si vedesse all’interno o in fondo, forse non impressionerebbe tanto.
  • Non bisogna essere inflessibili nella tutela dei propri interessi. Nulla è più opportuno del moderare un poco i propri diritti.
  • Se tutti gli uomini fossero ragionevoli, non ci sarebbero fra loro che i mali naturali e inevitabili, quali le malattie, la vecchiaia e la morte.
  • Si deve imparare a non annoiarsi e a studiare bene questa lezione: si è felici se si trae profitto con sé stessi, poiché ci si ritrova quando si vuole.
Raimondo Montecuccoli
Pavullo nel Frignano 1609 - Linz 1680 - Militare, politico e scrittore italiano
Selezione Aforismario

Della Guerra col Turco in Ungheria
Aforismi dell'arte bellica, 1665/70 (postumo, 1704)
  • Consultar lentamente, eseguir con prestezza e costanza è insegnamento de'savi. 
  • Deonsi gli uomini assoldare, ordinare, armare , esercitare, disciplinare.
  • Facciasi l'apparecchio per tempo, mentre che lo stato pubblico è in calma.
  • Gli arrotati fanno lor mostra, e prestano il giùramento, ove principalmente promettono fedeltà, ubbidienza e valore.
  • In ciascheduno di tutti tre questi membri si hanno vantaggi o disavvantaggi, che sono qualità naturali o acquistate, di tempo, di luogo, d'armi, o d'altro, che giovano o nuocono a sormontare il nemico.
  • La disposizione è l'ordine che si dà alle cose, secondo la loro qualità e quantità.
  • La disposizione si ragguaglia alle forze, al paese, al disegno che si ha di offendere, di difendere, o di soccorrere.
  • La guerra è interna o esterna; offensiva o difensiva; marittima o terrestre, rispetto alle persone, al modo ed al luogo diverso.
  • La guerra è un'azione d'eserciti offendentisi in ogni guisa, il cui fine si è la vittoria.
  • La vittoria si conseguisce per mezzo dell''apparecchio, della disposizione e dell'operazione. 
  • L'apparecchio si fa d'uomini, d'artiglieria, di munizioni, di bagaglio e di danaro.
  • L'operazione s'eseguisce con risoluzione, con segretezza, con celerità, marciando, alloggiando, o combattendo.
  • Nato al pari col mondo, il quale, tratto fuori della confusione del caos, sortì la disposizione che egli ha ordinata a' suoi fini.
  • Si assoldano gli uomini non già della feccia del volgo, nè a caso, ma si vogliono scegliere d'infra i migliori che siano sani, arditi, robusti, sul fiore dell'età, indurati ne' disagi de' campi e delle arti faticose, non infingardi, non effeminati, non viziosi.
  • Si dispongono con maturo consiglio la materia alla forma, i mezzi al fine, e le parti al tutto.
Blaise Pascal
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L'adulatore è come l'ombra la quale non ti ama e pur ti segue. (Salvator Rosa)
Salvator Rosa
Napoli 1615 - Roma 1673 - Pittore e poeta italiano
Selezione Aforismario

Il teatro della politica
Sentenziosi afforismi della prudenza, ca. 1669
  • All'uomo fortunato la vita è breve, all'infelice è lunga.
  • Assai visse chi per la Patria morì. 
  • Chi una volta è uscito dal camino della verità, non avrà più coscienza di giurare il falso che di dir la verità.
  • Ciò che si presume, facilmente si crede.
  • Corrotto gusto ogni dolcezza abborre.
  • Della lussuria è padre l'ozio e la gola gli è madre.
  • Di quello che mal si dice, ogni poco non è molto, ma troppo.
  • Due soli giorni felici toccano a colui che prende moglie, quel delle nozze e quello del funerale.
  • È molto vero che la concordia è madre del matrimonio, ma il matrimonio è padre della discordia.
  • Gli adulatori son peggio dei corvi; quelli corrompono l'animo dei vivi e questi solamente il corpo dei morti. 
  • Gli avari sono tutori non padroni delle loro ricchezze.
  • La avarizia è metropoli d'ogni ribalderia.
  • La fortuna rassomiglia alla luna che allora si eclissa quando è più piena.
  • La Morte è l'ultimo dei mali.
  • L'adulatore è come l'ombra la quale non ti ama e pur ti segue.
  • L'ambizione è croce dell'istessi ambiziosi. 
  • Le ricchezze male acquistate sogliano partorir breve piacere e lunghi affanni.
  • L'invidia è un nemico che si vince con la fuga.
  • L'uomo prudente deve discorrer tacendo il modo che deve tener parlando. 
  • Molti han cavati profitto ed avanzamento dall'esser becco, il cui solo nome spaventa molta gente.
  • Non può sputar dolce chi ha fiele in bocca.
  • Non vi è ragione che non ve ne sia una contraria.
  • Si come chi cammina per il sole è accompagnato dall'ombra, cossi chi cammina per la strada della gloria ha per compagno l'invidia.
  • Sì come il lupo è simile al cane, cossi I'adulatore è simile all'amico.
  • Spesso non vi è verun mezzo fra la suprema infima fortuna.
  • Ugualmente dogliono le ferite ricevute combattendo e fuggendo; ma quelle sono degne d'invidia, e queste di vituperio.
  • Un buon cavallo e una bella donna sono due care bestie.
François des Rues
Coutances 1575 - 1633 - Scrittore e moralista francese.
Selezione Aforismario

Le margherite francesi
Les Marguerites françoises ou Thresor du bien dire, 1598
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • A tutti capitano incidenti, tranne a coloro che li attendono.
  • All'amore non fu mai attinente alcuna misura.
  • Chi desidera farsi ricco, non deve accrescere le sue ricchezze, ma diminuire i suoi appetiti.
  • È meglio amare con severità, che ingannare con dolcezza.
  • È un onore accusare i malvagi e difendere le persone per bene.
  • I frutti della terra si raccolgono ogni anno, e quelli dell'amicizia tutti i giorni.
  • Il cambiamento è sempre stato la sovrana medicina dell'errore.
  • La bellezza è un'eloquenza muta.
  • L'afflizione è il vero affinamento dell'amicizia, e i veri amici si riconoscono nelle avversità.
  • L'ambizione è l'onorevole tormento dei grandi.
  • L'ambizione insegna agli uomini a diventare sleali.
  • L'amore è ciò che mette in schiavitù coloro che sono liberi, e in libertà coloro che sono schiavi.
  • L'amore è un breve piacere, accompagnato da un secolo di dolori.
  • L'assenza di un gran bene, è la presenza di un gran male.
  • Qualsiasi altra scienza è dannosa a colui il quale manca la scienza della bontà.
  • Scienza senza coscienza è vanità.
Madeleine de Souvré de Sablé
Courtenvaux 1599 - Parigi 1678 - Scrittrice e moralista francese.
Selezione Aforismario

Massime
Maximes, 1678 (postumo)
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • È difetto assai comune non essere mai contenti della propria sorte, né insoddisfatti del proprio ingegno.
  • È un'occupazione assai penosa per i furbi dover sempre mascherare la loro mancanza di sincerità e riparare alla parola non mantenuta.
  • Essere troppo scontenti di sé è una debolezza. Essere troppo contenti di sé è una sciocchezza.
  • Gli spiriti mediocri, ma malriusciti, e soprattutto i mezzi dotti, sono i più inclini all'ostinazione. Soltanto gli animi forti sanno ricredersi e abbandonare un cattivo partito.
  • La più grande saggezza dell'uomo consiste nel conoscere le proprie follie.
  • La società, e la stessa amicizia della maggior parte degli uomini, non è che un commercio che dura quel tanto che se ne ha bisogno.
  • L'amore ha un carattere così particolare, che non si può nasconderlo quando c'è, né fingerlo quando non c'è.
  • Le sciocchezze altrui devono esserci d'insegnamento piuttosto che motivo per mettere in ridicolo coloro che le commettono.
  • Lo studio e la ricerca della verità, spesso non servono che a mostrarci per esperienza la nostra connaturata ignoranza
  • Non bisogna guardare quale bene ci fa un amico, ma solamente il desiderio che ha di farcelo.
Aforisti del '700
Francesco Algarotti - Nicolas de Chamfort - Francesco Chiari - Joseph Dinouart - Alessandro Knips Macoppe - Jean-Benjamin de La Borde - Georg Lichtenberg - Ettore Mazzuchelli - Charles-Louis de Secondat de Montesquieu - Novalis - Antoine Rivarol - Jonathan Swift - Luc de Clapiers de Vauvenargues - Giambattista Vico.

Francesco Algarotti
Venezia 1712 - Pisa 1765 - Scrittore, saggista e aforista italiano.
Selezione Aforismario

Pensieri diversi
Sopra materie filosofiche e filologiche, 1765 (postumo)
  • Avviene assai volte, che moltiplicando i mezzi per arrivare ad un medesimo fine ci si arrivi più difficilmente.
  • Buona parte della felicità nostra sta nella distrazione da noi medesimi.
  • Chi non sa viver solo morirà in compagnia.
  • Col proprio naturale convien fare come col cavallo che hai sotto, dare e togliere, secondarlo e correggerlo.
  • È stato detto, che il più pazzo popolo del mondo sarebbe un popolo di savi, come il più cattivo esercito sarebbe un esercito di capitani.
  • Gli uomini mediocri fanno ragione del merito delle persone dalle pulitezze che ne ricevono: gli uomini superiori dovrebbono far ragione del proprio merito dalle impulitezze, che non sono altro che la misurai dell'altrui invidia.
  • I filosofi non sono meno fastidiosi, e niente meno da temere dei gelosi; con quel loro volere guardare le cose tanto per sottile, gli uni cercano di distruggere la virtù, e gli altri la bellezza.
  • Il cuore dell'uomo non è capace che di una certa quantità di piaceri; lo spirito di una certa quantità di cognizioni, e non più: come l'acqua, che non può disciogliere che una. certa dose di sale.
  • Il gusto non si potrebbe egli definire il risultato della dottrina delle proporzioni nella geometria dello spirito?
  • Il mondo è una scena che i filosofi ne fanno vedere di giorno, e si suol vederla illuminata di notte.
  • Il solo frutto che gli uomini cavano dalla ignoranza è che possono essere superbi.
  • La critica è venefica e benefica.
  • La donna non pone tanto studio nel vestirsi se non perché l'uomo viemeglio desideri di vederla spogliata.
  • La facilità grandissima che hanno gl'Italiani ad apprender la lingua spagnuola è cagione che non la sanno.
  • La falsa letteratura è peggiore assai dell'ignoranza. Meglio è non si muover di luogo che far cammino e aver smarrito la via.
  • La gelosia ha da entrar nell'amore, come nelle vivande la noce moscata. Ci ha da essere, ma non si ha da sentire.
  • La ignoranza dell'uno è la misura della scienza dell'altro.
  • Le donne settentrionali sono come le loro aurore boreali: risplendono, e non riscaldano.
  • Lo stile più semplice, e che conviene più comunemente usare, è di tutti il più difficile; come tra tutte le biade la più delicata è quella, che richiede dall'uomo il più di fatica e di studio.
  • L'uomo non pensa mai all'avvenire, se non quando gli dà noja il presente.
  • Molti vanno a Parigi e pochi ci sono stati.
  • Quanti uomini non si hanno in pregio, quante donne non si dicon belle, per quello che non è loro? Togli via gli accompagnamenti dalle ariette di musica; e vedrai quello che sono.
  • Sotto alle più belle azioni ci è la vanità, come sotto a' più bei ricami ci è lo spago.
  • Un uomo ricco e superbo sicuramente è uno sciocco; un uomo superbo e povero d'ordinario è un uomo di spirito.
Nicolas de Chamfort
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Francesco Chiari
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Joseph Dinouart
Amiens 1716 - 1786 - Predicatore francese
Selezione Aforismario

L'arte di tacere
L'art de se taire principalement en matière de religion, 1771
  • È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio.
  • È proprio dell'uomo coraggioso parlare poco e compiere grandi imprese; è proprio dell'uomo di buon senso parlare poco e dire sempre cose ragionevoli.
  • Il riserbo necessario per saper mantenere il silenzio nelle situazioni consuete della vita, non è virtù minore dell'abilità e della cura richieste per parlare bene; e non si acquisisce maggior merito spiegando ciò che si fa piuttosto che tacendo ciò che si ignora. Talvolta il silenzio del saggio vale più del ragionamento del filosofo: è una lezione per gli impertinenti e una punizione per i colpevoli.
  • Il silenzio è necessario in molte occasioni; la sincerità lo è sempre: si può qualche volta tacere un pensiero, mai lo si deve camuffare. Vi è un modo di restare in silenzio senza chiudere il proprio cuore, di essere discreti senza apparire tristi e taciturni, di non rivelare certe verità senza mascherarle con la menzogna.
  • Il silenzio può talvolta far le veci della saggezza per il povero di spirito e della sapienza per l'ignorante.
  • In generale è sicuramente meno rischioso tacere che parlare. 
  • Mai l'uomo è padrone di sé come quando tace: quando parla sembra, per così dire, effondersi e dissolversi nel discorso, così che sembra appartenere meno a se stesso che agli altri.
  • Nell'ordine, il momento di tacere deve venire sempre prima: solo quando si sarà imparato a mantenere il silenzio, si potrà imparare a parlare rettamente.
  • Qualunque sia la disposizione che si può avere al silenzio, è bene essere sempre molto prudenti; desiderare fortemente di dire una cosa, è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla.
  • Quando si deve dire una cosa importante, bisogna stare particolarmente attenti: è buona precauzione dirla prima a sé stessi, e poi ancora ripetersela, per non doversi pentire quando non si potrà più impedire che si propaghi. 
  • Quando si deve tenere un segreto non si tace mai troppo: in questi casi l'ultima cosa da temere è saper conservare il silenzio.
  • Si è naturalmente portati a pensare che chi parla poco non sia un genio e chi parla troppo, uno stolto o un pazzo: allora è meglio lasciar credere di non essere geni di prim'ordine rimanendo spesso in silenzio, che passare per pazzi, travolti dalla voglia di parlare.
  • Tacere quando si è obbligati a parlare è segno di debolezza e imprudenza, ma parlare quando si dovrebbe tacere, è segno di leggerezza e scarsa discrezione.
  • Vi è un tempo per tacere, come vi è un momento per parlare.
Alessandro Knips Macoppe
Padova 1662 - 1744 - Medico italiano
Selezione Aforismario

Cento aforismi medico-politici
1795
  • Abbi sempre apparecchiata qualche storiella galante, le favolucce della città, le notizie della guerra, e le esponi in tersa dicitura, mescendovi qualche antico dogma, ed usando facete frasi, sonore parole non censurabili e convenientemente eleganti: adempiono queste cose talora le parti di rimedi; ingannerai con esse la tua noja e l'altrui, e toglieraiti d'attorno il querulo ronzio de' curiosi.
  • Allo aggravarsi di malattia per la quale decumbe ragguardevole personaggio, tua moglie, il fratello, il padre, associati altro medico nella cura, poichè se malati di tal sorta finiscono per la peggio, il pubblico ed i congiunti del defunto nel designarne la causa ondeggiano talvolta in variantissime e perfino contrarie e sempre disdorose opinioni circa la cura.
  • Avvicina costumatamente e con rispetto il bel sesso. Sappi che donna spregiata, d'ira subitanea accesa, tenderà spingerti a sollecito malanno. Nelle case de' tuoi clienti tratta con decente compiacenza non solo chi vi signoreggia, ma anche i servi, le fantesche, i cucinieri, e perfino gli stessi cani, perché uno solo di costoro che contro te schiamazzi, di leggieri perverte l'intiera famiglia, ed ardere la fa in tuo danno di pazza nimicizia. I più tenui nei ed i meno elevati bitorzi in un'arte come la nostra di conghietture e di effetto indeterminato, giganteggiano talora al cenno anche soltanto di inutile vecchiarella, e degenerano presso i più in sozze chiasse grondanti tabido marciume.
  • Costumatissimo ti voglio nello assistere le donne, e se le circostanze esigeranno che tu proceda al tatto del petto, del basso ventre, od alla esplorazione di altre parti più occulte, mostrati costantemente, od almeno ti fingi, insensibile e per così dire di marmo o di gelo. Lurida macchia meritamente riporterebbe il tuo nome, qualora per lubricità di mano, per reità di intenzioni, od anche per sole parole violatore ti facessi delle sacosante leggi del pudore.
  • In mio senso può il medico permettersi di porgere segretamente in dono ai poverelli od agli amici qualche medicamento. Questo atto di pietà può esercitarsi tanto dalla liberalità dei principi, quanto dalla carità di tutte le persone dabbene.
  • Non isvelare ad alcuno l'onta di certi mali che in particolare affliggono le fanciulle, le donne qualificate, i principi, od altre persone, al cui onore possa in qualche modo tornar danno dalla imprudente rivelazione: nasconder devi anzi nei più profondi penetrali del cuore le fralezze degli uomini e quelle della natura. 
  • Non pattuire di pagamento per la cura de' malati: un traffico tanto sguajato è da furbo e da ciarlatano. Mostra sempre un cuore generoso, benchè tuo malgrado ti stringesse crudele indigenza o mancanza del necessario.
  • Non ti incresca in avanzata età di tributare anche pubblici encomi a farmaco suggerito da medico più giovane, se per avventura fosse egli o più attivo o più gradevole dei proposti od impiegati da te. Fuggi la malaugurata slealtà di alcuni che sempre tentennano di capo sulle cose altrui, e le cospergono di venefici sarcasmi.
  • Offende il decoro chi segretamente coll'opera d'amici va con arte qua e là ripescando pubbliche lodi ai suoi libri, sebbene esempi di tal fatta molti e quotidiani ci parino innanzi. Apprendi ad abbellire il tuo nome col merito tuo personale, non colle ciance altrui, altrimenti il tempo rivelatore d'ogni cosa cancellerà a tuo scorno la caduca tua fama.
  • Regni sul tuo volto imperturbabile tranquillità accanto de' malati: datti anzi a divedere con essi gioviali, e loro favella con dolcezza. Nella infermità che li affligge trovano essi sufficiente argomento di raccapriccio, senza che tu in aggiunta, standotene in fosca e malinconica guardatura, rappresenti loro l'effigie della morte piuttosto che il simulacro gradevole e sospirato della salvezza.
  • Severo imponi ciò che eseguire si debba a prò dell'infermo; attribuisci pure molta importanza e fino scrupolosa, anche ai più minuti articoli dietetici, affinchè argomenti ognuno che se tanto di studio poni nelle minime cose, attentissimo saprai mostrarti nelle somme.
  • Sordido lo speziale non gioisca di rinvenire prescritta nelle tue ricette una diffusa congerie di droghe d'alto prezzo all'effetto che te ne sappia buon grado, che faccia encomi ai tuoi rimedi, onorandoli col titolo di alessi-farmaci, e che ponga sott'occhio a chi passa per via le sfarzose tue ordinazioni. Impiega invece soltanto quei medicinali che la sana pratica riconosce per utili, in non cale tenendo la spietata farmaceutica ingordigia.
Jean-Benjamin de La Borde
Parigi 1734 - 1794 - Compositore, storico e moralista francese
Selezione Aforismario

Pensieri e massime
Pensées et maximes, 1791
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • Bisogna essere un po' troppo buoni per esserlo abbastanza.
  • Il cuore dello stolto è nella sua bocca, la lingua del saggio è nel suo cuore.
  • Il denaro è un buon servitore, ma un cattivo padrone.
  • Il disgusto toglie ciò che la fortuna dona.
  • Il saggio parla poco di ciò che sa, e mai di ciò che ignora.
  • La fiaccola della critica si accende più spesso per distruggere che per illuminare.
  • La posterità paga ai grandi uomini gli interessi della gloria che gli sono stati negati dai contemporanei.
  • La vera filosofia consiste nel cercare sempre il bene, e ad attendere sempre il male.
  • L'amore si combatte con la fuga, e la collera col silenzio.
  • L'invidia è la prova della nostra debolezza; l'emulazione è la prova della nostra forza. L'una è la disperazione dell'impotenza, l'altra è lo sviluppo del talento.
  • L'uomo di spirito dà dei precetti, il saggio dà degli esempi. 
  • Molte persone vivono senza pensare a un'altra vita; pochissimi muoiono senza temerla.
  • Nella felicità bisogna avere la modestia di un uomo infelice, e nell'infelicità la sicurezza di un uomo felice.
  • Non ci si annoia mai così tanto, quanto con le persone a cui non possiamo dirlo.
  • Non ci sono veri infelici, che quelli che invidiano la felicità degli altri.
  • Perdoniamo spesso coloro che ci annoiano, giammai coloro che annoiamo.
  • Se volete sapere cosa si dice di voi in vostra assenza, ascoltate ciò che si dice degli altri in vostra presenza.
  • Spesso si lodano alcune persone con l'intenzione di offenderne delle altre.
  • Uno sciocco sarà piuttosto ammesso in una società di persone di spirito, che un uomo di spirito in una società di sciocchi.
Georg Lichtenberg
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Ettore Mazzuchelli
Brescia 1711 - Parigi 1777 - Scrittore e aforista italiano
Selezione Aforismario

Manuale di massime, sentenze
e pensieri sopra diverse materie, 1769
  • A questo mondo, in vari incontri, è sapienza il non sapere alcune cose; è prudenza il dissimularne molte;  è magnificenza il dimenticarsene moltissime.
  • Col voler troppo, non si ottiene né manco il meno.
  • Colui a cui è grave il tacere non è capace di cose grandi; e chi non apprese prima a tacere non saprà poi parlare.
  • Convien amare più il donatore che il dono. 
  • Gli affanni sono minori, allorché vi è pan da mangiare.
  • I travagli piccioli parlano, i gran travagli ammutoliscono.
  • Il disprezzare altrui non solamente è figliuolo di superbia, ma eziandio è segnale di picciol cuore.
  • Il tempo è un gran maestro e un gran medico, ma per alcuni vola, per altri zoppica.
  • Il tempo ne sa più di tutti, perché è vecchio.
  • Il troppo spesso guasta il buono, ed avvilisce il prezioso.
  • La brama è la prima a venire, e la speranza è la prima a partire.
  • La Luna non cura l'abbaiar de' cani.
  • La vera virtù e la vera gloria camminano due linee parallele.
  • L'avarizia e la prodigalità san contrarie: eppur di si dan la mano.
  • L'invidia e la viltà sono sorelle germane.
  • L'uomo ha molto a sapere, e poco a vivere.
  • Molti che lodano il lodevole non lo lodano dare, ma perché non lodandolo apparirebbero irragionevoli, e troppo ingiusti.
  • Parecchie volte il timore genera ardire, e la debolezza costanza.
  • Un no bene acconciato è alle volte più gustoso di un sì mal condito.
  • Uomo vizioso e ignorante è il peso più grave cui questa terra sostenga. 
Charles-Louis de Secondat de Montesquieu
La Brède 1689 - Parigi 1755 - Filosofo, giurista, e pensatore politico francese
Selezione Aforismario

I miei pensieri
Mes pensées, 1716/55, postumo 1899/01
  • Bisognerebbe riuscire a convincere gli uomini della felicità che essi ignorano, persino quando ne godono.
  • È indubbio che l'amore abbia un carattere diverso dall'amicizia: quest'ultima non ha mai mandato nessuno in manicomio.
  • Il meglio è il nemico mortale del bene. 
  • La tristezza viene dalla solitudine del cuore.
  • L'amicizia è un contratto col quale ci impegniamo a rendere a qualcuno piccoli servigi perché ce li ricambi con dei grandi.
  • L'amore vuole ricevere tanto quanto dà: è il più personale di tutti gli interessi.
  • Lo studio è stato per me il rimedio sovrano contro i dispiaceri della vita, giacché non ho mai avuto un dolore tale che non mi sia passato con un'ora di lettura. 
  • Molti considerano necessario soltanto il superfluo.
  • Noi lodiamo le persone in proporzione alla stima che esse nutrono nei nostri confronti.
  • Non stupisce che si provi tanta antipatia per le persone che hanno troppa considerazione di sé: non c'è grande differenza tra lo stimare molto sé stessi e il disprezzare molto gli altri. 
  • Perlopiù gli uomini riescono meglio a compiere le grandi azioni piuttosto che le buone.
  • Tutte le persone timorose minacciano con facilità: sentono che le minacce avrebbero un grande effetto su di loro.
  • Un uomo non è infelice perché ha dell'ambizione, ma perché ne è divorato. 
  • Una nobile fierezza si addice alle persone che hanno grandi talenti.
Novalis
(Friedrich von Hardenberg) Schloss Oberwiederstedt 1772 - Weißenfels 1801
Selezione Aforismario

Frammenti
Fragmente, 1795-1800
  • Basta volere per potere.
  • Chi vede un gigante esamini prima la posizione del sole e faccia attenzione che non sia l'ombra di un pigmeo.
  • Chi vuol cercare Dio lo trova dappertutto.
  • Diventare uomini è un'arte.
  • Fra tutti i veleni, l'anima è il più potente.
  • Giocare significa fare esperimenti col caso.
  • I misteri sono nutrimenti, potenze eccitanti; le spiegazioni sono misteri digeriti.
  • Il filosofo vive di problemi come l'uomo di cibi. Un problema insolubile è un cibo indigesto. 
  • Interamente non ci comprenderemo mai, ma potremo assai più che comprenderci.
  • La filosofia è propriamente nostalgia, il desiderio di trovarsi dappertutto come a casa propria.
  • La vita dell'uomo colto dovrebbe alternarsi fra musica e non musica, come fra sonno e veglia.
  • La vita non dev'essere un romanzo impostoci, bensì un romanzo fatto da noi.
  • Per l'uomo veramente religioso niente è peccato.
  • Santi si può diventare soltanto attraverso la sventura; perciò i santi antichi si precipitavano da sé nella sventura.
  • Si è soli con tutto ciò che si ama.
  • Si può diventare solo in quanto si è già.
  • Soltanto un artista può indovinare il senso della vita.
  • Tutto è magia, o niente.
  • Vera comunicazione ha luogo soltanto fra persone di uguali sentimenti, di uguale pensiero.
Antoine Rivarol
Bagnols-sur-Cèze 1753 - Berlino 1801 - Scrittore francese
Selezione Aforismario

Massime, pensieri e paradossi
Maximes, pensées et paradoxes, 1852 (postumo)
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • C'è qualcosa di più elevato dell'orgoglio, e di più nobile della vanità, è la modestia; e c'è qualcosa di più raro della modestia, è la semplicità.
  • Dio è la più elevata misura della nostra incapacità: l'universo, lo spazio stesso, non sono altrettanto inaccessibili.
  • Dio spiega il mondo, e il mondo lo prova; ma l'ateo nega Dio in sua presenza.
  • I metodi sono le abitudini della mente e i risparmi della memoria.
  • I vizi sono spesso delle abitudini piuttosto che delle passioni.
  • In generale, l'indulgenza per coloro che conosciamo è molto più rara della pietà per coloro che non si conoscono.
  • La filosofia moderna non consiste in altro che in passioni armate di principi.
  • La memoria è sempre agli ordini del cuore.
  • La mente è il lato parziale dell'uomo; il cuore è tutto.
  • La politica è come la sfinge del mito: divora tutti coloro che non riescono a spiegare i suoi enigmi.
  • La ragione è fatta di verità che è necessario dire e di verità che bisogna tacere.
  • La stampa è l'artiglieria del pensiero.
  • L'immaginazione è amica dell'avvenire.
  • L'oro è il sovrano dei sovrani.
  • L'uomo trascorre la propria vita ragionando sul passato, lamentandosi del presente, tremando per il futuro.
Jonathan Swift
Dublino 1667 - 1745 - Scrittore irlandese.
Selezione Aforismario

Pensieri su vari argomenti
Thoughts on Various Subjects, Moral and Diverting, 1706-1726
  • Abbiamo religione a sufficienza per farci odiare, ma non abbastanza per farci amare l'un l'altro.
  • Chi si guarda in giro camminando per strada vedrà, credo, le facce più allegre nelle carrozze da lutto.
  • Chissà cosa avrebbe scoperto Colombo se l'America non gli avesse sbarrato la strada.
  • Ho conosciuto uomini di grande coraggio che avevano paura delle loro mogli.
  • Il progetto stoico di sopperire ai nostri bisogni potando i nostri desideri, è come tagliarsi via i piedi per mancanza di scarpe.
  • La gelosia come il fuoco può accorciare le corna, ma le fa puzzare.
  • La ragione per cui sono così pochi i matrimoni felici, è che le ragazze spendono il loro tempo a fare reti, non a fare gabbie.
  • La visione è l’arte di vedere cose invisibili.
  • L'ambizione spesso spinge gli uomini ai servizi più umilianti; così per arrampicarsi si assume la stessa posizione che per strisciare.
  • Nessun uomo saggio ha mai desiderato essere più giovane.
  • Nessuno accetta consigli, ma tutti sono pronti ad accettare denaro; dunque il denaro vale più dei consigli.
  • Non ho mai notato né sentito né letto che il clero sia amato in nessun paese dove il cristianesimo è la religione di stato. Niente può rendere popolari i preti tranne una certa persecuzione.
  • Non sappiamo cosa fanno uomini e donne in paradiso. Sappiamo soltanto che non si sposano. 
  • Ogni uomo vorrebbe vivere a lungo, ma nessuno desidera invecchiare.
  • Quando un vero genio appare in questo mondo, lo si può riconoscere dal fatto che gli idioti sono tutti coalizzati contro di lui. 
  • Sforzarsi di operar sul volgo con fine sentimento è come tentare di tagliar sassi con un rasoio.
  • Si credeva che Apollo, dio della medicina, fosse anche quello che mandava le malattie: in origine i due mestieri ne formavano uno solo; è ancora così.
  • Un uomo non dovrebbe mai vergognarsi di confessare d'aver avuto torto, il che equivale a dire, in altre parole, che oggi è più saggio di ieri.
Luc de Clapiers de Vauvenargues 
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Giambattista Vico
Napoli 1668 - 1744 - Filosofo, storico e giurista italiano
Selezione Aforismario

Degnità della Scienza nuova
in Principi di scienza nuova d'intorno alla comune natura delle nazioni, 1725-1744
  • A tal boria di Nazioni s'aggiugne qui la boria dei Dotti; i quali ciò ch'essi sanno, vogliono che sia antico quanto che 'l Mondo. 
  • Della boria delle Nazioni udimmo quell'aureo detto di Diodoro Siculo, che le Nazioni o greche, o barbare abbiano avuto tal boria, d'aver esse prima di tutte l'altre ritrovati i comodi della vita umana, e conservar le memorie delle loro cose fin dal principio del Mondo. 
  • È altra proprietà della mente umana, ch'ove gli uomini delle cose lontane, e non conosciute non possono fare ninna idea, le stimano dalle cose loro conosciute e presenti. 
  • È natura dei fanciulli, che con l'idee, e nomi degli uomini, femmine, cose, che la prima volta hanno conosciuto, da esse, e con essi dappoi apprendono e nominano tutti gli uomini, femmine, cose, ch'hanno con le prime alcuna somiglianza o rapporto. 
  • È necessario, che vi sia nella Natura delle cose umane una Lingua Mentale comune a tutte le Nazioni; la quale uniformemente intenda la sostanza delle cose agibili nell'umana vita socievole, e la spieghi con tante diverse modificazioni per quanti diversi aspetti possan aver esse cose: siccome lo sperimentiamo vero ne' proverbj, che sono massime di sapienza volgare, l'istesse in sostanza intese da tutte le Nazioni Antiche e Moderne, quante elleno sono, per tanti diversi aspetti significate.
  • È proprietà de' Forti gli acquisti fatti con virtù non rilasciare per infingardaggine; ma o per necessità, o per utilità rimetterne a poco a poco, e quanto meno essi possono.
  • È un detto degno di considerazione quello di Dion Cassio, che la consuetudine è simile al Re, e la legge al Tiranno; che deesi intendere della consuetudine ragionevole, e della legge animata da ragion naturale.
  • Gli uomini di corte idee stimano diritto, quanto si è spiegato con le parole. 
  • Gli uomini ignoranti delle naturali cagioni che producon le cose, ove non le possono spiegare nemmeno per cose simili, essi danno alle cose la loro propria natura: come il volgo per esempio dice, la calamita esser innamorata del ferro. 
  • Gli uomini intelligenti stimano diritto tutto ciò che detta essa uguale utilità delle cause. 
  • Gli uomini non s'inducono ad abbandonar affatto le proprie terre, che sono naturalmente care a' natii, che per ultime necessità della vita; o di lasciarle a tempo, che o per l'ingordigia d'arricchire co' traffichi, o per gelosia di conservare gli acquisti.
  • Gli uomini prima sentono il necessario; dipoi badano all'utile; appresso avvertiscono il comodo; più innanzi si dilettano del piacere; quindi si dissolvono nel lusso; e finalmente impazzano in istrapazzar le sostanze. 
  • Gli uomini prima sentono senz'avvertire; dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso; finalmente riflettono con mente pura.
  • Gli uomini sfogano le grandi passioni dando nel canto, come si sperimenta ne'sommamente addolorati ed allegri. 
  • Gli uomini sono naturalmente portati a conservar le memorie delle leggi e degli ordini, che li tengono dentro la loro società. 
  • Gli uomini vengono naturalmente alla ragione dei benefizj, ove scorgano o ritenerne, o ritrarne buona, e gran parte d'utilità: che sono i benefizj, che si possono sperare nella vita civile. 
  • Gli uomini, che non sanno il vero delle cose, procurano d'attenersi al certo; perchè non potendo soddisfare l'intelletto con la scienza, almeno la volontà riposi sulla coscienza. 
  • Gli uomini, le cose dubbie, ovvero oscure, che lor appartengono, naturalmente interpretano secondo le loro nature, e quindi uscite passioni e costumi.
  • I deboli vogliono le leggi, i Potenti le ricusano; gli ambiziosi, per farsi seguito, le promuovono; i Principi, per uguagliar i Potenti co' deboli, le proteggono.
  • I fanciulli vagliono potentemente nell'imitare; perchè osserviamo per lo più trastullarsi in assembrare ciò che son capaci d'apprendere.
  • I Governi debbon essere conformi alla natura degli uomini governati. 
  • I mutoli mandan fuori i suoni informi cantando: e gli scilinguati pur cantando spediscono la lingua a pronunziare.
  • I Mutoli si spiegano per atti, o corpi ch'hanno naturali rapporti all'idee, ch'essi vogliono significare.
  • I nativi costumi, e sopra tutto quello della natural libertà, non si cangiano tutti ad un tratto, ma per gradi, e con lungo tempo. 
  • I parlari volgari debbon esser i testimoni più gravi degli antichi costumi de'popoli, che si celebrarono nel tempo, ch'essi si formaron le lingue. 
  • I popoli debbon eroicamente portarsi in guerra, se esercitano gare di onore tra loro in pace, altri per conservarglisi, altri per farsi merito di conseguirli.
  • Idee uniformi nate appo intieri popoli tra essi loro non conosciuti, debbon avere un motivo comune di vero. 
  • Il Certo delle Leggi è un' oscurezza della Ragione unicamente sostenuta dall'Autorità; che le ci fa sperimentare dure nel praticarle; e siamo necessitati praticarle per lo dir lor Certo, che in buon latino significa particolarizzato, come le Scuole dicono individuato; nel qual senso certum e commune con troppa latina eleganza son opposti tra loro.
  • Il Diritto Natural delle Genti è uscito coi costumi delle Nazioni tra loro conformi in un senso comune umano, senza alcuna riflessione, e senza prender esemplo l'una dall'altra.
  • Il più sublime lavoro della Poesia è, alle cose insensate dare senso, passione; ed è proprietà dei fanciulli di prender cose inanimate tra mani, e, trastullandosi, favellarci, come se fossero quelle persone vive.
  • Il senso comune è un giudizio senz'alcuna riflessione, comunemente sentito da tutto un ordine, da tutto un popolo, da tutta una Nazione, o da tutto il Gener Umano. 
  • Il Vero delle leggi è un certo lume e splendore, di che ne illumina la Ragion Naturale; onde spesso i Giureconsulti usan dire verum est, per aequum est. 
  • In ogni facoltà uomini, i quali non vi hanno la natura, vi riescono con ostinato studio dell'arie: ma in Poesia è affatto negato di riuscire con l'arte, a chiunque non v'ha la natura. 
  • La Curiosità, proprietà connaturale dell'uomo, figliuola dell'ignoranza, che partorisce la Scienza, all'aprire che fa della nostra mente la Maraviglia, porta questo costume: ch'ove osserva straordinario effetto in natura, come cometa, parelio, o stella di mezzodì, subito domanda, che tal cosa voglia dire o significare. 
  • La Fantasia tanto è più robusta, quanto è più debole il raziocinio. 
  • La Filosofia considera l'uomo quale dev'essere; e si non può fruttare, ch'a pochissimi che vogliono vivere nella Repubblica di Platone, non rovesciarsi nella feccia di Romolo.  
  • La Filosofia contempla la Ragione, onde viene la scienza del vero: la Filologia osserva l'Autorità dell'Umano Arbitrio, onde viene la Coscienza del certo.
  • La Filosofia, per giovar al Genere Umano, dee sollevar e reggere l'uomo caduto e debole, non convellergli la natura, nè abbandonarla nella sua corruzione. 
  • La fisica degl'ignoranti è una volgar metafisica; con la quale rendono le cagioni delle cose, ch'ignorano alla volontà di Dio, senza considerare i mezzi, de'quali la volontà Divina si serve.
  • La Legislazione considera l'uomo qual è, per farne buoni usi nell'umana società; come della ferocia, dell'avarizia, dell'ambizione, che sono gli tre vizj, che portano a traverso tutto il Gener Umano, ne fa la milizia, la mercatanzia e la corte; e sì la fortezza, l'opulenza, e la sapienza delle Repubbliche: e di questi tre grandi vizj, i quali certamente distruggerebbero l'umana generazione sopra la Terra, ne fa la Civile Felicità.  
  • La Maraviglia è figliuola dell'ignoranza e quanto l'effetto ammirato è più grande, tanto più a proporzione cresce la meraviglia.
  • La mente umana è inchinata naturalmente co' sensi a vedersi fuori nel corpo; e con molta difficoltà per mezzo della riflessione ad intendere sè medesima. 
  • La Mente umana è naturalmente portata a dilettarsi dell'Uniforme. 
  • La Natura de' popoli prima è cruda; dipoi severa, quindi benigna, appresso dilicata, finalmente dissoluta. 
  • La Natural Libertà è più feroce, quanto i beni più a' propj corpi son attaccati: e la civil servitù s'inceppa coi beni di Fortuna non necessarj alla vita. 
  • Le cose fuori del loro stato naturale nè vi si adagiano, nè vi durano. 
  • Le dottrine debbono cominciare da quando cominciano le materie che trattano.
  • Le gare ch'esercitano gli ordini nelle Città d'uguagliarsi con giustizia, sono lo più potente mezzo d'ingrandir le Repubbliche. 
  • Le lingue debbon aver incominciato da voci monosillabe; come nella presente copia di parlari articolati, ne' quali nascon ora i fanciulli, quantunque abbiano mollissime le fibre dell'istrumento necessario ad articolare la favella, da tali voci incominciano.
  • Le proprietà inseparabili da subjetti devon essere produtte dalla modificazione, o guisa; con che le cose son nate; per lo che esse ci possono avverare, tale, e non altra essere la natura o nascimento di esse cose. 
  • Le Repubbliche Aristocratiche sono rattenutissime di venir alle guerre, per non agguerrire la moltitudine de' plebei. 
  • Le streghe, nel tempo stesso che sono ricolme di spaventose superstizioni, sono sommamente fiere, ed immani; talchè, se bisogna, per solennizzare le loro stregonerie, esse uccidono spietatamente, e fanno in brani amabilissimi innocenti bambini. 
  • Le Tradizioni Volgari devon avere avuto pubblici motivi di vero, onde nacquero, e si conservarono da intieri popoli per lunghi spazj di tempi.
  • L'Equità Naturale della Ragion Umana tutta spiegata è una pratica della Sapienza nelle faccende dell'utilità, poichè Sapienza nell'ampiezza sua altro non è che Scienza di far uso delle cose, qual esse hanno in natura.
  • Lingua di Nazione Antica, che si è conservata regnante; finchè pervenne al suo compimento, dev'esser un gran testimone de'costumi de'primi tempi del Mondo. 
  • L'onore è 'l più nobile stimolo del valor militare. 
  • L'ordine delle cose umane procedette, che prima furono le selve, dopo i tugurj, quindi,i villaggi, appresso le città, finalmente l'Accademie.
  • L'ordine dell'idee dee procedere secondo l'ordine delle cose. 
  • L'Umano Arbitrio di sua natura incertissimo egli si accerta, e determina col senso comune degli uomini d'intorno alle umane necessità, o utilità; che sono i due fonti del diritto Natural delle Genti. 
  • L'Uomo per l'indiffinita natura della mente umana, ove questa si rovesci nell'ignoranza, egli fa sè regola dell'Universo.
  • Natura di cose altro non è, che nascimento di esse in certi tempi, e con certe guise; le quali sempre, che sono tali, indi tali, e non altre nascon le cose. 
  • Ne' fanciulli è vigorosissima la memoria, quindi vivida all'eccesso la fantasia; ch'altro non è, che memoria o dilatata, o composta. 
  • Ove i popoli son infieriti con le armi, talchè non vi abbiano più luogo l'umane leggi, l'unico potente mezzo di ridurli è la Religione. 
  • Tutte le Storie barbare hanno favolosi principj. 
  • Vera proprietà di Natura umana è quella avvertita da Tacito, ove disse, mobiles ad superstitionem perculsm semel menles; ch'una volta che gli uomini sono sorpresi da una spaventosa superstizione, a quella richiamano tutto ciò, ch'essi immaginano, vedono, ed anche fanno.
Vedi anche:

Note
Per approfondimenti sulla definizione e sulla storia dell'aforisma, sfoglia la sezione "Aforistica" del sito Aforismario (vedi link qui in basso).

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