2015-12-30

Aforismi e Aforisti antichi e moderni

Non tutti sanno che l'aforisma costituisce un vero e proprio genere letterario (come la poesia, il romanzo, il saggio, ecc.), con una propria storia e con dei propri autori. Alla storia dell'aforisma, Aforismario ha già dedicato una pagina del sito; qui si riportano tutti gli scrittori di aforismi che, dall'antichità a oggi, questa storia hanno contribuito a farla. La sezione, essendo molto estesa, è stata suddivisa in diverse pagine: in questa pagina sono riportati gli aforisti dall'antichità fino al 1700; altre pagine sono state dedicate, rispettivamente, agli aforisti dell'800, del '900 e a quelli dell'età contemporanea (vedi link in fondo alla pagina). Una pagina del sito, inoltre, è stata dedicata anche agli scrittori di aforismi inediti. Agli autori più importanti o a quelli con un numero consistente di aforismi è stata dedicata un'intera pagina, così come indicato di volta in volta. È importante sottolineare che in questa sezione del sito Aforismario sono riportati soltanto aforismi veri e propri, cioè aforismi originali creati come tali dai loro autori. Non si tratta, dunque, di citazioni estrapolate più o meno arbitrariamente da contesti più ampi (romanzi, saggi, poesie, ecc.), così come avviene di solito, ma di aforismi, note, appunti, ecc. scritti e pubblicati in forma breve dagli autori stessi o, a volte, scritti in taccuini o diari e pubblicati postumi. La maggior parte degli aforismi riprodotti sul sito Aforismario, sono frutto di letture dirette sui testi originali, non di rado fuori catalogo; pertanto, molti di questi aforismi sono inediti sul web.
Aforismi e Aforisti antichi e moderni
Aforisti antichi
Ippocrate di Cos - Marco Aurelio - Bartolomeo da San Concordio - Piovano Arlotto

Ippocrate di Cos
Cos 460 - Larissa 377 a.e.c. - Medico e aforista greco.
Selezione Aforismario

Aforismi
Aphorismós, V-IV sec. a.e.c.
  • Coloro che sono abituati a sopportare dei lavori che sono loro familiari, li sopportano più facilmente, anche se deboli e vecchi, di coloro che non vi sono abituati benché forti e giovani.
  • Gli anziani sopportano il digiuno meglio di tutti gli uomini di mezza età e i giovani lo sopportano male e peggio di tutti i bambini, specialmente quelli vivacissimi. 
  • In qualunque malattia è buon segno se il malato serba lucidità e appetito, cattivo segno se gli accade il contrario. I vecchi generalmente si ammalano meno dei giovani, ma se le loro malattie diventano croniche, durano quasi sempre fino alla morte. 
  • La vita è breve, l'arte è lunga, l'occasione è fugace, l'esperienza è fallace, il giudizio è difficile. Bisogna che non solo il medico sia pronto a fare da sé le cose che debbono essere fatte, ma anche il malato, gli astanti, le cose esterne.
  • Non disturbate il malato durante o subito dopo una crisi e non fate su di lui alcun esperimento a base di purghe o altre sostanze irritanti, ma lasciatelo in pace. 
  • Ogni malattia può capitare in qualunque stagione, ma alcune sono più facili a verificarsi e ad aggravarsi in determinate stagioni. 
  • Per le malattie estreme i trattamenti estremi sono i più efficaci.
  • Quando due dolori si verificano insieme, ma non nello stesso posto, il più violento oscura l'altro.
  • Sia il sonno che l'insonnia, oltre la giusta misura, sono malattie.
Non discutere più su come debba essere un uomo virtuoso:
cerca di esserlo. (Marco Aurelio)
Marco Aurelio
Roma 121 - Vindobona (attuale Vienna) 180 - Imperatore e filosofo romano.
Selezione Aforismario

Pensieri
Ricordi o Colloqui con sé stesso, ca. 166-179
  • "Possiedi la ragione?" " Sì". "Allora perché non la usi? E se fa quel che deve, che altro vuoi?".
  • "Tutto ciò che accade, accade giustamente". Troverai che è vero, se rifletterai con attenzione. E non dico solo secondo un rapporto di conseguenza, ma secondo giustizia e come se qualcuno distribuisse le sorti secondo il merito individuale. Osserva quindi come hai iniziato, e qualunque cosa tu faccia, falla così, con la volontà di essere buono nel senso specifico in cui s'intende che un uomo è buono. Osserva questa regola in ogni tua azione.
  • Adattati alla sorte che ti è toccata, e ama gli uomini tra cui ti è toccato vivere, ma amali veramente.
  • Ama il mestiere che hai imparato e contentane. Passa il resto della tua vita come chi ha affidato con tutta l'anima agli dèi le proprie cose, senza farti mai tiranno né schiavo di nessuno.
  • Bada di non provare mai, verso chi è misantropo, gli stessi sentimenti che egli prova verso l'umanità.
  • Ben difficilmente si vede un uomo infelice per non essere riuscito a scorgere ciò che avviene nell'anima altrui; ma colui che non avverte i moti della propria anima, è inevitabile che sia infelice.
  • Chi ama la gloria considera quale proprio bene l'attività altrui; chi ama il piacere, le proprie passioni; chi ha senno, le proprie azioni.
  • Ciò che non giova all'alveare, non giova neppure all'ape.
  • Ciò che non rende l'uomo peggiore di quanto sia, non peggiora neppure la sua vita, né gli reca danno esteriore o interiore.
  • Dal momento che non ho mai deliberatamente tormentato nessuno, non è giusto ch'io tormenti neppure me stesso.
  • È ridicolo non cercare di evitare la propria malvagità – cosa che è possibile –, mentre si cerca poi di evitare quella degli altri – cosa che è impossibile.
  • Il modo migliore per difendersi da un nemico è di non comportarsi come lui.
  • Nella mente di un uomo riportato alla disciplina e alla purezza non puoi trovare nulla di marcio, nulla di contaminato, nessuna piaga interna. E la sua vita, quando il fato la coglie, non è incompiuta, come invece si direbbe nel caso di un attore tragico che si congedasse prima di aver concluso e recitato l'intero dramma. E ancora: nulla di servile, nulla di specioso, nessun legame eccessivo, nessun distacco reciso, nessun rendiconto a terzi, niente in agguato.
  • Non discutere più di come debba essere l'uomo per bene, ma siilo.
  • Non divagare, ma in ogni impulso ad agire compi ciò che è giusto e in ogni pensiero serba intatta la tua facoltà percettiva.
  • Non dura che un giorno ogni cosa, tanto ciò che ricorda, quanto ciò che è ricordato.
  • Non immaginare le cose come le giudica il prepotente o come egli vuole che tu le giudichi, ma sappile vedere come effettivamente sono.
  • Non intraprendere nessuna azione a caso, né in altro modo che non sia perfettamente a regola d'arte.
  • Non stare in ansia per l'avvenire, perché vi arriverai, se dovrai, portando in te la stessa ragione di cui ti avvali ora per il presente.
  • Non vivere come se tu avessi ancora diecimila anni da vivere. Il fato incombe su di te. Finché vivi, finché ti è possibile, diventa buono.
  • Sopprimi l'opinione e sopprimerai il "sono stato offeso"; sopprimi il "sono stato offeso" e sopprimerai l'offesa.
  • Spesso compie un'ingiustizia non solo chi fa, ma anche chi non fa qualche cosa.
  • Vivere è un'arte che assomiglia più alla lotta che alla danza, perché bisogna sempre tenersi pronti e saldi contro i colpi che ci arrivano imprevisti.
Bartolomeo da San Concordio
San Concordio 1262 - 1347 - Frate domenicano
Selezione Aforismario

Ammaestramenti degli antichi
1305 ca.
  • Sette sono le cagioni, per le quali è meglio lo parlare breve, che ’l lungo.
  • La prima è, perché ’l parlare breve suole fare più desiderio; e ’l parlare lungo suole fare 
  • La seconda è, perché spesse volte lo breve detto più chiaramente s’intende, che ’l lungo.
  • La terza, perocchè le brevi cose meglio si tengono a mente.
  • La quarta, imperocchè le brievi cose talora più muovono.
  • La quinta, perocchè comprendere il fatto con brievi parole è segno di savio.
  • La sesta, imperocchè spesso addiviene, che dire molte cose, spezialmente che non pertengono affatto, fanno poi meno valere l’utili.
  • La settima è, perché comunemente lo breve dire è più accettevole; onde si suole dire: Gli uomini al tempo d’oggi di brevità son vaghi.
Piovano Arlotto
Firenze 1396 - 1484 - Sacerdote italiano
Selezione Aforismario

Motti e facezie del Piovano Arlotto
Proverbi, motti, massime consigli, sentenze, domande, definizioni, 
ca. 1480 (postumo 1514/15)
  • Beato al mondo quando è governato dalli uomini savi.
  • Cerca la medicina quando tu se’ sano, ché meglio è andare a vedere il medico che il medico venga a vedere te.
  • Chi della lieta fortuna non si essalta, della avversità non si turba.
  • Chi non conosce se medesimo non può correggere altri.
  • Chi non sa governare l’anima né ’l corpo suo non saprà governare l’altrui.
  • Chi tra’ savi è più umile, è più savio.
  • Chi vòle fare adirare uno suo amico, adoperi d’essere molto buono.
  • Chi vòle gustare il dolce ricòrdisi dello amaro.
  • Colui che non può alcuna cosa si può dire che sia morto vivendo.
  • Debole uomo è chi non sa celare uno secreto. Temperato uomo è colui che li basta quello che ha. Fortissimo uomo si de’ dire chi vince l’ira.
  • El dono è grande secondo l’animo del donante.
  • El maggiore danno che sia è il tempo perduto.
  • Fuggi il malguadagno come il danno.
  • Grande pazzia è non avere alcuna cura né pensieri.
  • Grande trionfo e loda è di colui che non pecca potendo peccare.
  • L’uomo savio quando è vilipeso non si adira e quando è lodato non si lieva in superbia.
  • L’uomo savio si guarda di non cadere in aversità, e quando v’è caduto le porta con pazienzia.
  • La maggiore vittoria che possa avere l’uomo si è vincere se stesso.
  • La sapienza sanza eloquenzia è poco utile e l’eloquenzia sanza sapienza poco vale, ma fa danno.
  • La vera amicizia è non domandare cose innoneste: e così a chi le domanda non farle.
  • Mangia e bei per ben vivere, ma non vivere per bene mangiare.
  • Niuna cosa è tanta nimica della iustizia quanto far male e mostrare d’essere buono.
  • Non dire i tuoi secreti a chi non sa celare i suoi propri.
  • Non è povero chi sa signoreggiare il suo appetito.
  • Non pigliare amicizia né di pazzi né di tristi né d’ingrati.
  • Non può essere fortezza d’animo dove non è sapienzia.
  • Non vive colui che non desidera altro che di vivere.
  • Odi molto e parla poco, perché la natura t’ha fatto una bocca e dua orecchi.
  • Più inconveniente è gittare parole vane che sassi.
  • Quale è la parola dello uomo, tale è lui.
  • Quella diferenzia è tra li uomini che hanno iscienzia e quelli che non l’anno, come da uomini vivi e uomini morti.
  • Quello che lungo tempo tu hai desiderato, fallo presto; ma innanzi che tu lo facci non lo pubblicare.
  • Tanto debbe essere ricco l’uomo quanto ragionevolemente ha di bisogno; e tanto abbi le cose necessarie che non abbi a andare alle mercé d’altri.
  • Umano è all’uomo errare, diabolico il presseverare, angelico l’emendare.
  • Uno solo bene è rimasto all'uomo, cioè il sapere; e uno male, cioè la ignoranza.
Aforisti del '500
Ortensio Lando - Leonardo da Vinci - Francesco Guicciardini - Orazio Rinaldi.

Ortensio Lando
Milano 1510 ca. - Venezia 1554 ca. - Medico e umanista italiano
Selezione Aforismario

Quattro libri de' dubbi
con le soluzioni a ciascun dubbio accomodate, 1552
  • A chi nuoce la povertà? A chi pazientemente non la tollera.
  • Chi è colui che ben vive? Colui che celatamente vive. 
  • Come chiameremo noi veramente le ricchezze? Gravezze della mente, lacciuoli dei piedi, spine che ci traffigono il cuore.
  • Come si può conoscere l'amico certo? Nelle cose incerte. 
  • Perché biasirnasi da' savi la vita negligente e studiosa delle delicatezze? Forse perché i dolori crescon insieme con i piaceri.
  • Perché dipingesi esser cieca la Fortuna? Percioché ella rende ciechi i favoriti suoi.
  • Perché si vieta il lodare e il bisimar se stesso? Percioché l'uno è segno di vanità, e l'altro è segno di pazzia.
  • Perché tanto lodarono gli antichi la vita rusticana? Per esser ella maestra di frugalità, di diligenzia, e di giustizia,
  • Qual è colui che veramente dir si può forte? Colui che se stesso vince, e non altri.
  • Qual è il miglior dazio che aver si possa a questo mondo? La parsimonia, e se le facultà bastevoli non sono, bastiamo noi ad esse.
  • Qual stimate voi sia la propia condizione del avaro? Il tormentarsi per istrema cupidigia d'avere, e roso sempre stare di non perdere quel che si possiede.
  • Quale è la più onesta avarizia che si possa ritrovare? Ella è quella del tempo, quando utilmente si consumano le ore.
  • Quali sono coloro che meno temono la morte? Quei che meno agiati si ritrovano in questo mondo.
  • Quali sono quelle cose che sì di rado stanno insieme? L'esser bello e casto, savio e ricco giovine e continente, vecchio e non geloso.
Leonardo da Vinci
A questo autore e ai suoi aforismi è stata dedicata un'intera pagina del sito Aforismario, che puoi trovare facilmente inserendo il nome di Leonardo da Vinci nella casella di ricerca in alto a destra.

Francesco Guicciardini
Firenze 1483 - Arcetri 1540 - Filosofo, storico e politico italiano
Selezione Aforismario

Ricordi
1512-1530
  • A chi stima l'onore assai, succede ogni cosa, perché non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho provato in me medesimo, però lo posso dire e scrivere; sono morte e vane le azione degli uomini che non hanno questo stimulo ardente.
  • A salvarsi da uno tiranno bestiale e crudele non è regola o medicina che vaglia, eccetto quella che si dá alla peste: fuggire da lui el piú discosto, ed el piú presto che si può.
  • Abbiate per certo che, benché la vita degli uomini sia breve, pure a chi sa fare capitale del tempo e non lo consumare vanamente, avanza tempo assai; perché la natura dell'uomo è capace, e chi è sollecito e risoluto gli comparisce mirabilmente el fare.
  • Advertite bene nel parlare vostro di non dire mai sanza necessitá cose che riferite possino dispiacere a altri; perché spesso in tempi e modi non pensati nuocono grandemente a voi medesimi: advertitevi, vi dico, bene; perché molti etiam prudenti vi errano, ed è difficile lo astenersene; ma se la difficultá è grande, è molto maggiore el frutto che ne risulta a chi lo sa fare. 
  • Bestiale è quello che non cognoscendo e' pericoli, vi entra drento inconsideratamente; animoso quello che gli cognosce, ma non gli teme piú che si bisogni.
  • Chi considera bene non può negare che nelle cose umane la fortuna ha grandissima potestá, perché si vede che a ogn'ora ricevono grandissimi moti da accidenti fortuiti, e che non è in potestá degli uomini né a prevedergli né a schifargli; e benché lo accorgimento e sollecitudine degli uomini possa moderare molte cose, nondimeno sola non basta, ma gli bisogna ancora la buona fortuna.
  • Chi disse uno popolo disse veramente uno animale pazzo, pieno di mille errori, di mille confusione, sanza gusto, sanza diletto, sanza stabilitá.
  • Chi si vendica in modo che lo offeso non si accorga che el male proceda da lui, non si può dire lo faccia se non per satisfare allo odio o al rancore; piú generoso è farla scopertamente, ed in modo che ognuno sappia donde nasca; e si può interpretare lo faccia non tanto per odio e desiderio di vendetta, quanto per onore, cioè per essere cognosciuto per uomo di natura da non sopportare le ingiurie.
  • Crediate che in tutte le faccende e publiche e private la importanza dello espedirle consiste in sapere pigliare el verso; e però in una medesima cosa, el maneggiarla in uno modo a maneggiarla in uno altro, importa el conducerla a non la conducere.
  • Diceva messer Antonio da Venafra, e dice bene: metti sei o otto savi insieme, diventano tanti pazzi; perché non si accordando mettono le cose piú presto in disputa che in resoluzione.
  • E' filosofi ed e' teologi e tutti gli altri che scrivono le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al bujo delle cose, e questa indagazione ha servito e serve piú a esercitare gli ingegni che a trovare la veritá.
  • È grande errore parlare delle cose del mondo indistintamente e assolutamente, e per dire cosí, per regola; perché quasi tutte hanno distinzione ed eccezione per la varietá delle circunstanzie, in le quali non si possono fermare con una medesima misura; e queste distinzione ed eccezione non si truovano scritte in su' libri, ma bisogna le insegni la discrezione. 
  • El medesimo, lodando la parsimonia, usava dire, che piú onore ti fa uno ducato che tu hai in borsa, che dieci che tu n'hai spesi.
  • El vero paragone dello animo degli uomini è quando viene loro addosso uno periculo improvviso; chi regge a questo, che se ne truova pochissimi, si può veramente chiamare animoso e imperterrito.
  • Fate ogni cosa per parere buoni, ché serve a infinite cose; ma perché le opinione false non durano, difficilmente vi riuscirá el parere lungamente buoni, se in veritá non sarete; cosí mi ricordò giá mio padre.
  • Felici veramente sono coloro a chi una medesima occasione torna piú che una volta perché la prima lo può perdere o male usare uno ancora che sia prudente; ma chi non lo sa cognoscere o usare la seconda volta è imprudentissimo.
  • Fui io giá d'opinione, che quello che non mi si rapresentava in un tratto, non occorressi anche poi; pensandovi, ho visto in fatti in me e in altri el contrario; che quanto piú e meglio si pensa alle cose, tanto meglio si intendono e si fanno.
  • Gli uomini doverebbono tenere molto piú conto delle sustanzie ed effetti che delle cerimonie, e nondimeno è incredibile quanto la umanitá e gratitudine di parole leghi communemente ognuno; il che nasce che a ognuno pare meritare di essere stimato assai, e però si sdegna come gli pare che tu non ne tenga quello conto che si persuade meritare.
  • Guardate quanto gli uomini ingannano loro medesimi: ciascuno reputa brutti e' peccati che lui non fa, leggieri quegli che fa; e con questa regola si misura spesso el male ed el bene piú che col considerare e' gradi e qualitá delle cose.
  • Guardatevi da fare quelli piaceri agli uomini che non si possono fare sanza fare equale dispiacere a altri; perché chi è ingiuriato non dimentica, anzi reputa la ingiuria maggiore; chi è beneficato non se ne ricorda, o gli pare essere beneficato manco che non è; però presupposte le altre cose pari, se ne disavanza piú di gran lunga che non si avanza.
  • Infelicitá grande è essere in grado di non potere avere el bene, se prima non s'ha el male.
  • Io ho desiderato, come fanno tutti gli uomini, onore e utile; e n'ho conseguito molte volte sopra quello che ho desiderato o sperato; e nondimeno non v'ho mai trovato drento quella satisfazione che io mi ero immaginato; ragione, chi bene la considerassi, potentissima a tagliare assai delle vane cupiditá degli uomini.
  • La buona fortuna degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questa che alle avversitá.
  • La dottrina accompagnata co' cervelli deboli, o non gli megliora o gli guasta; ma quando lo accidentale si riscontra col naturale buono, fa gli uomini perfetti e quasi divini.
  • La sorte degli uomini non solo è diversa tra uomo e uomo, ma etiam in sé medesimo, perché sará uno fortunato in una cosa e infortunato in un'altra. Sono stato felice io in quelli guadagni che si fanno sanza capitale con la industria sola della persona, negli altri infelice: con difficultá ho avuto le cose quando l'ho cercate; le medesime non le cercando, mi sono corse drieto.
  • La vera e fondata sicurtá di chi tu dubiti, è che le cose stiano in modo che benché voglia non ti possa nuocere; perché quelle sicurtá che sono fondate in sulla voluntá e discrezione di altri sono fallace, atteso quanto poca bontá e fede si truova negli uomini.
  • Le cose medesime che tentate in tempo sono facili a riuscire anzi caggiono quasi per loro medesime, tentate innanzi al tempo, non solo non riescono allora, ma ti tolgono ancora spesso quella facilitá che avevano di riuscire al tempo suo; però non correte furiosi alle cose, non le precipitate, aspettate la sua maturitá, la sua stagione.
  • Le grandezze e gli onori sono comunemente desiderati perché tutto quello che vi è di bello e di buono apparisce di fuora, ed è scolpito nella superficie; ma le molestie, le fatiche, e' fastidi ed e' pericoli sono nascosti e non si veggono; e' quali se apparissino come apparisce el bene, non ci sarebbe ragione nessuna da dovergli desiderare, eccetto una sola, che quanto piú gli uomini sono onorati, reveriti e adorati, tanto piú pare che si accostino e diventino quasi simili a Dio; al quale chi è quello che non volessi assomigliarsi?
  • Lo ingegno piú che mediocre è dato agli uomini per la loro infelicitá e tormento; perché non serve loro a altro che a tenergli con molte piú fatiche e ansietá che non hanno quegli che sono piú positivi.
  • Molti piú sono e' benefici che tu cavi da' parenti e dagli amici, de' quali né tu né loro si accorgono, che quelli che si cognosce procedere da loro; perché rade volte accaggiono cose nelle quali t'abbia a servire dello aiuto loro, a comparazione di quelle che quotidianamente ti arreca el credersi che tu possa valerti a tua posta di loro.
  • Nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello tu vuoi che si creda; perché ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza, lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode.
  • Non abbiate mai una cosa futura tanto per certa, ancora che la paia certissima, che potendo sanza guastare el vostro traino riservarvi in mano qualche cosa a proposito del contrario se pure venissi, non lo facciate; perché le cose riescono bene spesso tanto fuora delle opinione commune, che la esperienzia mostra essere stata prudenzia a fare cosí.
  • Non consiste tanto la prudenzia della economica in sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio, cioè uno grosso per 24 quattrini. 
  • Non credo sia piggiore cosa la mondo che la leggerezza, perché gli uomini leggieri sono instrumenti atti a pigliare ogni partito per tristo, pericoloso e pernizioso che sia; però fuggitegli come el fuoco.
  • Non dire a alcuno le cose che tu non vuoi che si sappino, perché sono varie le cose che muovono gli uomini a cicalare, chi per stultizia, chi per profitto, chi vanamente per parere di sapere; e se tu sanza bisogno hai detto uno tuo segreto a un altro, non ti debbi punto maravigliare se colui, a chi importa el sapersi manco che a te, fa el medesimo.
  • Non è cosa che gli uomini nel vivere del mondo debbino piú desiderare e che sia piú gloriosa, che vedersi el suo inimico prostrato in terra ed a sua discrezione; e questa gloria la raddoppia chi la usa bene, cioè con lo adoperare la clemenzia, e col bastargli d'avere vinto.
  • Non è la piú labile cosa che la memoria de' benefíci ricevuti: però fate piú fondamento in su quegli che sono condizionati in modo che non vi possino mancare, che in su coloro quali avete beneficati; perché spesso o non se ne ricordano, o presuppongono e' benefici minori che non sono, o reputano che siano fatti quasi per obligo.
  • Non è la piú preziosa cosa degli amici, però, quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono in tempi e luoghi che non aresti mai aspettato.
  • Non è uomo sí savio che non pigli qualche volta degli errori; ma la buona sorte degli uomini consiste in questo: abattersi a pigliargli minori, o in cose che non importano molto.
  • Non fare piú conto d'avere grazia che d'avere riputazione; perché perduta la riputazione si perde la benivolenzia, e in luogo di quella succede lo essere disprezzato; ma a chi mantiene la riputazione non mancano amici, grazia e benivolenzia.
  • Non procede sempre el vendicarsi da odio o da mala natura, ma è talvolta necessario perché con questo esempio gli altri imparino a non ti offendere; e sta molto bene questo che uno si vendichi, e tamen non abbia rancore di animo contro a colui di chi fa vendetta.
  • Non si confidi alcuno tanto nella prudenzia naturale che si persuada quella piú bastare sanza l'accidentale della esperienzia; perché ognuno che ha maneggiato faccende, benché prudentissimo, ha potuto cognoscere che con la esperienzia si aggiugne a molte cose, alle quali è impossibile che el naturale solo possa aggiugnere.
  • Non vi lasciate cavare di possessione delle faccende se desiderate farne, perché non vi si torna a sua posta; ma se vi ti truovi drento, l'una s'avvia doppo l'altra sanza adoperare tu diligenzia o industria per averne.
  • Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la ingratitudine di molti; perché oltre che el beneficare per sé medesimo sanza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sí grato, che ricompensa tutte le ingratitudini degli altri. 
  • Ognuno ha de' difetti, chi piú e chi manco, però non può durare né amicizia, né servitú, né compagnia, se l'uno non comporta l'altro. Bisogna cognoscere l'uno l'altro e, ricordandosi che col mutare non si fuggono tutti e' difetti, ma si riscontra o ne' medesimi o forse in maggiori, disporsi a comportare, pure che tu ti abbatta a cose che si possino tollerare, o non siano di molta importanza.
  • Parrá forse parola maligna o sospettosa, ma Dio volessi non fussi vera: sono piú e' cattivi uomini che e' buoni, massime dove va interesse di roba o di stato; però da quelli in fuora, e' quali per esperienzia o relazione degnissime di fede cognoscete buoni, non si può errare a negociare con tutti cogli occhi bene aperti; è bene destrezza farlo in modo che non vi vendichiate nome di sfiduciati, ma sustanziale è non vi fidate, se non vedete poterlo fare.
  • Piccoli princípi e a pena considerabili sono spesso cagione di grandi ruine o di felicitá; però è grandissima prudenzia avvertire e pesare bene ogni cosa benché minima.
  • Poco e buono, dice el proverbio; è impossibile che chi dice o scrive molte cose non vi metta di molta borra, ma le poche possono essere tutte bene digeste e stringate; però sarebbe forse stato meglio scerre di questi ricordi uno fiore che accumulare tanta materia. 
  • Pregate Dio sempre di trovarvi dove si vince, perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per el contrario chi si truova dove si perde, è imputato di infinite cose delle quali è inculpabilissimo.
  • Quando pure o la necessitá o lo sdegno vi induce a dire ingiuria a altri, advertite almanco a dire cose che non offendono se non lui; verbigrazia, se volete ingiuriare una persona propria, non dite male della patria, della famiglia o parentado suo; perché è pazzia grande volendo offendere uno uomo solo, ingiurarne molti. 
  • Quante cose fatte sono biasimate, che, se si potessi vedere quello che sarebbe se non fussino fatte, si loderebbono! quante pel contrario sono lodate che si biasimerebbono! Però non correte a riprendere o commendare secondo la superficie delle cose; e quello che vi apparisce innanzi agli occhi, bisogna considerare piú a drento, se volete che el giudicio vostro sia vero e pesato.
  • Quante volte si dice: se si fussi fatto o non fatto cosí, saria succeduta o non succeduta la tale cosa! che se fussi possibile vederne el paragone, si cognoscerebbe simile openione essere false.
  • Quanto disse bene el Filosofo: de futuris contingentibus non est determinata veritas! Aggirati quanto tu vuoi, che quanto piú ti aggiri, tanto piú truovi questo detto verissimo.
  • Quanto è diversa la pratica dalla teorica! quanti sono che intendono le cose bene, che o non si ricordano o non sanno metterle in atto! Ed a chi fa cosí, questa intelligenzia è inutile; perché è come avere uno tesoro in una arca con obbligo di non potere mai trarlo fuora.
  • Quanto sono piú felici gli astrologi che gli altri uomini! Quelli dicendo tra cento bugie una veritá, acquistano fede in modo che è creduto loro el falso; questi dicendo tra molte veritá una bugia, la perdono in modo che non è piú creduto loro el vero. Procede dalla curiositá degli uomini, che desiderosi sapere el futuro, né avendo altro modo, sono inclinati a correre dietro a chi promette loro saperlo dire.
  • Quasi tutti e' medesimi proverbi, o simili benché con diverse parole, si truovono in ogni nazione; e la ragione è che e' proverbi nascono dalla esperienzia overo osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili.
  • Quegli uomini conducono bene le cose loro in questo mondo, che hanno sempre innanzi agli occhi lo interesse proprio, e tutte le azione sue misurano con questo fine, ma la fallacia è in quegli che non cognoscono bene quale sia lo interesse suo, cioè che reputano che sempre consista in qualche commodo pecuniario piú che nell'onore, nel sapere mantenersi la riputazione ed el buono nome.
  • Se alcuno si truova che per natura sia inclinato a fare piú volentieri male che bene, dite sicuramente che non è uomo, ma bestia o mostro, poi che manca di quella inclinazione che è naturale a tutti gli uomini.
  • Se gli uomini fussino buoni o prudenti, chi è preposto a altri legittimamente arebbe a usare piú la dolcezza che la severitá; ma essendo la piú parte o poco buoni o poco prudenti, bisogna fondarsi piú in sulla severitá e chi la intende altrimenti, si inganna. Confesso bene che chi potessi mescolare e condire bene l'una con l'altra, farebbe quello ammirabile concento e quella armonia della quale nessuna è piú suave; ma sono grazie che a pochi el cielo largo destina, e forse a nessuno.
  • Sempre, quando con altri volete simulare o dissimulare una vostra inclinazione, affaticatevi a mostrargli con piú potente e efficace ragione che voi potete, che voi avete in animo el contrario, perché quando agli uomini pare che voi cognosciate che la ragione voglia cosí, facilmente si persuadono che le resoluzione vostre siano secondo quello che detta la ragione.
  • Sono varie le nature degli uomini: certi sperano tanto, che mettono per certo quello che non hanno; altri temono tanto, che mai sperano se non hanno in mano. Io mi accosto piú a questi secondi che a' primi e chi è di questa natura si inganna manco, ma vive con piú tormento.
  • Tutto quello che è stato per el passato ed è al presente, sará ancora in futuro; ma si mutano e' nomi e le superficie delle cose in modo, che chi non ha buono occhio non le ricognosce, né sa pigliare regola, o fare giudicio per mezzo di quella osservazione.
  • Uno de' modi a fare fautore di qualche vostro disegno qualcuno che ne sarebbe stato alieno, è farne capo a lui, e farnelo, come dire, autore o principale. Guadagnansi con questa via massime gli uomini leggieri, perché in molti questa vanitá solo può tanto, che gli conduce a tenerne piú conto che de' rispetti sustanziali che si doverrebbono avere nelle cose.
Orazio Rinaldi
Bologna? - 1592 ca. - Medico e umanista italiano
Selezione Aforismario

Dottrina delle virtù e fuga de' vizi
1585
  • Abbondanza. Di quattro cose è nociva l'abbondanza: delle donne, de' cibi, del giuoco, e delle parole.
  • Afflizione. Per quattro cagioni s'affligge l'uomo: per acquistar onore, per fuggir la povertà, per opprimer il disonore, e per arricchire i figlioli.
  • Auditore. Quattro cose avvertisca l'auditore: ascoltar con pazienza chi parla, considerar con sapienza le cose udite, tener a mente le cose buone, e dimenticarsi subito delle cattive.
  • Avvocato. Quattro cose dee osservare l'avvocato: udir con pazienza l'avversario, considerar bene le cose udite, apparecchiar la debita risposta alle considerate, e conchiuder allegando le cose aggiunte.
  • Carità. Quattro cose vengono dalla carità: riverir Dio, il prossimo, sollevar l'oppresso, e corregger chi erra. 
  • Casa. Quattro cose fanno tornar spesso l'uomo a casa: l'amor verso la moglie, l'amenità della casa, il mancar di compagni, e l'avversità del tempo.
  • Costanza. Quattro cose induce la costanza: il timor della vergogna, del supplizio, della laude, e della spesa. 
  • Danari. Quattro sorti d'uomini acquistano danari: gl'ingannatori, gli avari, i discreti, e i curiosi. Quattro cose si acquistano senza danari: il disprezzo di se stesso, la stoltizia, la carestia, e l'infermità.
  • Diletto. Quattro cose sono di sommo diletto: una voce soave, un volto bello, un cibo delicato, e un giorno sereno. Quattro cose piacciono all'uomo: il figliuol prudente, le splendide ricchezze, il conseguir gran dignità, e far vendetta contro gl'inimici.
  • Donna. Quattro cose convengono alla donna: bellezza di faccia e di membra, castità di corpo, onestà di costumi, curiosità famigliare. Quattro desideri hanno le donne: aver un bel giovane per marito, dilettarsi di più figliuoli, esser ornate di preziose vesti, e dominare in casa sopra tutti. Quattro dispiaceri hanno le donne: che 'I marito ami altra che sé, che si faccia spesso tumulto in casa, che i figliuoli abbiano bisogno del vivere, e vedere la lor immatura morte.
  • Fatica. Quattro cose non si possono acquistar senza fatica: la lode eccellente, la scienza grande, la robba, e la potenza. 
  • Fuga utile. Quattro cose si fuggono con utile: non accostarsi spesso a ciascuno, non s'affaticare indarno per ogni cosa, non si doler molte volte delle cose passate, e non desiderare ciò che non si può avere.
  • Giustizia. Quattro cose spengono la giustizia: l'amore, l'odio, il timore, e 'l guadagno.
  • Gola. Quattro cose scemano il vizio della gola: l'ansietà del guadagno, il combatter con la fame, lo straccar il corpo, e 'l desiderar danari. Quattro cose fanno l'uomo goloso: l'esser uso all'osteria, l'imitar della corte, le molte entrate, e 'l riposo continuo.
  • Governatore. Quattro cose dee osservare il governator d'un luogo: serbar l'egualità, mantener l'abbondanza, dar udienza, e conservar la giustizia.
Aforisti del '600
Bonaventure d'Argonne - Tommaso Campanella - James Harrington - Jean de La Bruyère - François de La Rochefoucauld - Damien Mitton - Raimondo Montecuccoli - Blaise Pascal - Salvator Rosa - François des Rues - Madeleine de Souvré de Sablé.

Bonaventure d'Argonne
Parigi 1634 - Pisa 1704 - Avvocato e moralista francese
Selezione Aforismario

L'educazione
Massime e riflessioni di Moncade
L'éducation, maximes et réflexions de Moncade, 1691
  • C'è una sorta di stupidità che segue dappresso la grande erudizione.
  • Dei libri che sian scelti, e degli amici che lo siano ancor di più. Più buon senso che non scienza ed erudizione e, per unica filosofia, molto cristianesimo. Una casa adeguata e comoda in un luogo salubre e ameno. Una rendita media, ma sicura. Niente maggiordomo e pochi servitori. Sufficienti occupazioni per non restare mai inattivi. Sufficiente inattività per non essere mai troppo occupati. Nessuna ambizione, nessun processo, nessuna invidia e avarizia. Conservare la propria salute con la sobrietà e il lavoro piuttosto che con i farmaci. Essere fedeli a chi si deve. Non odiare se non ciò che è odioso, non amare se non ciò ch’è giusto amare. Lasciar scorrere senza inquietudine quel che non può durar per sempre, attendere con fiducia quel che durerà per sempre.
  • Della conversazione delle persone oneste si deve prendere soltanto quel che è necessario per diventare più capaci di conversare con se stessi.
  • Dobbiamo contare i nostri amici solo dal giorno della loro morte.
  • I sospiri e le lacrime sono gli ornamenti e le decorazioni dei nostri dolori.
  • Il cuore dell’uomo è un grande enigma che le persone più esperte del mondo non hanno ancora risolto.
  • L'uomo è ancora più imperfetto nel cuore che nella mente.
  • Nel paese dei saggi, si parla poco e si scrive ancor meno.
  • Occorre girare a lungo intorno all'uomo per trovarne il lato buono.
  • Se si dicessero solo cose utili, nel mondo ci sarebbe un gran silenzio.
  • Tutta la nostra vita sulla terra è solo una febbre continua, che ha i suoi rinforzi e le sue crisi nella misura in cui le nostre passioni si scatenano e s’infiammano.
Tommaso Campanella
Stilo 1568 - Parigi 1639 - Religioso, filosofo e poeta italiano.
Selezione Aforismario

Aforismi politici
1601
  • Bene e naturalmente domina solo la sapienza non sofistica, ma filosofica; non eremitica, ma civile.
  • Chi difende il suo dominio con arme e con la lingua, meglio mantiene che chi usa uno istrumento solo.
  • D'acquistare e governare e mantenere gli Imperj sono strumenti 1° la lingua, 2° la spada, 3° il tesoro.
  • Dominio d'uno buono si dice Regno e Monarchia; d'uno malo si dice Tirannia; di più buoni si dice Aristocrazia; di più mali Oligarchia; di tutti buoni Polizia; di tutti mali Democrazia.
  • Dove Son più di numero le leggi punitive che instruttive, è segno di mal governo; però ottima è quella di Gesù Cristo.
  • I sacerdoti contemplano quel che s'ha a fare. I governatori comandano le cose che essi contemplano. I soldati e gli artefici eseguiscono le cose comandate e contemplate.
  • Il dominio d'uno a tempo di guerra, è migliore; e a tempo di pace è migliore quello di molti. Però i Romani faceano un Dittatore nelle gran bisogne di guerra, ma in pace due consoli.
  • Il dominio naturale ha Comunità naturale; il violento, violenta.
  • Il sacerdozio non si deve far volgare, perchè perde la dignità e la credenza. Ignoranza è de' Calviniani che si stimano esser tutti sacerdoti.
  • La comunità de' beni ha il terzo luogo in unire il dominio, e per essa il Turco domina con i Turchi a' Ragusei insieme, perchè hanno le loro fortune nel suo regno: e il Re di Spagna cosi domina a' Genovesi insieme con Napoletani e Spagnnoli, perchè i Genovesi hanno i beni ne' Stati di Spagna.
  • La comunità degli animi la fa e conserva la scienza e la religione, la quale è anima della politica e difesa della legge naturale.
  • La comunità dei corpi ha il secondo luogo nello stringere, e per essa il Turco comanda a'Maomettani, Cristiani e Giudei, perchè sono di corpo uniti sotto il suo imperio, benchè d'animo divisi per religione.
  • La comunità della religione più stringe in primo luogo, perchè unisce diversissime nazioni; onde a' Cristianid'Asia, d'Europa, d'Africa e d'America per tal legame un Pontefice Romano signoreggia.
  • La legge è il consenso di tutti scritto e promulgato per il ben comune.
  • La prima compagnia è legata dal bene dell'animo; la seconda del corpo; la terza della fortuna.
  • La Religione dev'essere reverenda e non volgare, e più della natura conforme che dell'arte.
  • La somma potestà è la potestà del gladio, cioè della morte e della vita, ed in colui risiede nel quale si serba l'ultima appellazione della morte e della vita.
  • Le leggi ottime sono le poche e brevi che s'accordano al costume del popolo e al bene comune. Le leggi tiranniche sono molti lacciuoli che ad uno o a pochi sono utili, e non s'accordano col costume pubblico, purché crescano gli pochi autori di esse.
  • Naturalmente domina il maschio alla femmina, il padre al figliuolo, il vecchio al giovane, il forte al debole, il sapiente all'ignorante.
  • Naturalmente s'accompagnano coloro i quali si uniscono per il ben reciproco naturale. 
  • Nessuno domina a sé solo, e a pena un solo ad un altro solo signoreggia. Il dominio dunque richiede unita di molti insieme, che si dice Comunità.
  • Perché nascano i buoni e ciascuno faccia l'ufficio a che è nato, e si schifino i mali ha bisogno ogni comunità di legge.
  • Però se la femmina o il figlio o il giovane o il debole avanzano di sapienza, meglio domineranno che il maschio.
  • Più naturale è il dominio e la comunità dove il bene è più comune a tutti : e violento è più, dove è manco comune.
  • Signoreggia per natura chi precede di virtù; serve per natura chi manca di virtù ; dove si fa il contrario è dominio violento.
James Harrington
Upton 1611 - Londra 1677 - Politologo e scrittore inglese.
Selezione Aforismario

Aforismi politici
Aphorisms political, 1659
  • Ciò che dà l'essenza, l'azione e la denominazione ad ogni specie di esseri, o di cose nell'Universo, è appunto la forma di quell'essere o di quella cosa.
  • Gli errori e i mali del popolo sono l'opera di quelli che lo governano.
  • La religione di sua natura è ugualmente lontana dalla dipendenza e da qualsivoglia interesse del mondo vizioso, o corrotto, a cui si vorrebbe farla servire: perciò la politica la rende coercitiva allorché vuol farla servire ad un interesse qualunque.
  • L'uomo che non ha di che vivere di sua proprietà, deve necessariamente servire: ma quello che possiede abbastanza per vivere del proprio, può essere veramente libero.
  • L'uomo può essere piuttosto definito un animale religioso che un animale ragionevole, se si consideri che negli altri animali v'ha qualche cosa di ragionevole, ma nulla vi si trova di religioso.
  • Non è la perfezione di un sol uomo in particolare, o di alcuni individui, che costituisce quella di un buon governo; ma la miglior forma di governo è quella che nasce dall'intrinseca perfezione dello spirito di una nazione intera.
  • Ogni governo è fondato sull'interesse; ed è appunto l'interesse più potente che deve dominare come fondamento del governo.
  • Ogni legge che lascia il meno d'arbitrio ai giudici e ai tribunali è la più perfetta.
  • Ovunque il popolo non ha proprietà onde esistere, il governo è monarchico o aristocratico. Ovunque il popolo può esistere di sua proprietà il governo è suscettibile di democrazia.
  • Ovunque la libertà è intera si estende pure alla coscienza.
  • Quando la forma di governo non ammette altro libero esercizio di religione che quello della Nazione o dello Stato, non v'ha allora libertà di coscienza.
  • Se l'interesse della giustizia è straniero al governo, l'interesse del governo non è straniero alla giustizia.
  • Siccome l'uomo nelle sue forme rassomiglia alla divinità, di cui si crede l'immagine, egualmente la forma del governo può rassomigliarsi a quella dell'Uomo.
  • Un popolo, che non sia governato né da sé, né da altri, lo è sempre in ragione di qualche principio esterno, che in lui agisce per mezzo della forza.
Jean de La Bruyère
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François de La Rochefoucauld
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Damien Mitton
Parigi 1618 - 1690 - Scrittore francese.
Selezione Aforismario

Pensieri sull'onestà
Pensées sur l'honnêteté, 1694 (postumo)
  • Bisogna guardarsi dal disprezzare quelli che sono di umile nascita (è l’espressione usata da tutti), perché sarebbe un’ingiustizia. Quando sono stati dati alla luce, non è stato chiesto il loro parere, e non è colpa loro.
  • Gli uomini non lodano mai senza motivo e senza interesse. Bisogna pur che gliene venga qualche favore o che siano in qualche modo ricambiati da colui che ricoprono di lodi.
  • Le condizioni più sfortunate sono anche le più disprezzate. Non bastano le loro effettive miserie, ma vi s'aggiungono anche la vergogna e il disprezzo. In verità, gli uomini sono assai crudeli.
  • Nello stato in cui si trova, quasi ovunque regna il disordine, non c'è posto per l'onestà, e le persone oneste ci vivono, per così dire, come in un paese straniero.
  • Non bisogna affliggersi di non esser nati in una condizione più elevata della propria. Tutte le condizioni presentano amarezze e pene. L’apparenza della nobiltà salta agli occhi e sembra seducente. Se la si vedesse all’interno o in fondo, forse non impressionerebbe tanto.
  • Non bisogna essere inflessibili nella tutela dei propri interessi. Nulla è più opportuno del moderare un poco i propri diritti.
  • Se tutti gli uomini fossero ragionevoli, non ci sarebbero fra loro che i mali naturali e inevitabili, quali le malattie, la vecchiaia e la morte.
  • Si deve imparare a non annoiarsi e a studiare bene questa lezione: si è felici se si trae profitto con sé stessi, poiché ci si ritrova quando si vuole.
Raimondo Montecuccoli
Pavullo nel Frignano 1609 - Linz 1680 - Militare, politico e scrittore italiano
Selezione Aforismario

Della Guerra col Turco in Ungheria
Aforismi dell'arte bellica, 1665/70 (postumo, 1704)
  • Consultar lentamente, eseguir con prestezza e costanza è insegnamento de'savi. 
  • Deonsi gli uomini assoldare, ordinare, armare , esercitare, disciplinare.
  • Facciasi l'apparecchio per tempo, mentre che lo stato pubblico è in calma.
  • Gli arrotati fanno lor mostra, e prestano il giùramento, ove principalmente promettono fedeltà, ubbidienza e valore.
  • In ciascheduno di tutti tre questi membri si hanno vantaggi o disavvantaggi, che sono qualità naturali o acquistate, di tempo, di luogo, d'armi, o d'altro, che giovano o nuocono a sormontare il nemico.
  • La disposizione è l'ordine che si dà alle cose, secondo la loro qualità e quantità.
  • La disposizione si ragguaglia alle forze, al paese, al disegno che si ha di offendere, di difendere, o di soccorrere.
  • La guerra è interna o esterna; offensiva o difensiva; marittima o terrestre, rispetto alle persone, al modo ed al luogo diverso.
  • La guerra è un'azione d'eserciti offendentisi in ogni guisa, il cui fine si è la vittoria.
  • La vittoria si conseguisce per mezzo dell''apparecchio, della disposizione e dell'operazione. 
  • L'apparecchio si fa d'uomini, d'artiglieria, di munizioni, di bagaglio e di danaro.
  • L'operazione s'eseguisce con risoluzione, con segretezza, con celerità, marciando, alloggiando, o combattendo.
  • Nato al pari col mondo, il quale, tratto fuori della confusione del caos, sortì la disposizione che egli ha ordinata a' suoi fini.
  • Si assoldano gli uomini non già della feccia del volgo, nè a caso, ma si vogliono scegliere d'infra i migliori che siano sani, arditi, robusti, sul fiore dell'età, indurati ne' disagi de' campi e delle arti faticose, non infingardi, non effeminati, non viziosi.
  • Si dispongono con maturo consiglio la materia alla forma, i mezzi al fine, e le parti al tutto.
Blaise Pascal
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L'adulatore è come l'ombra la quale non ti ama e pur ti segue. (Salvator Rosa)
Salvator Rosa
Napoli 1615 - Roma 1673 - Pittore e poeta italiano
Selezione Aforismario

Il teatro della politica
Sentenziosi afforismi della prudenza, ca. 1669
  • All'uomo fortunato la vita è breve, all'infelice è lunga.
  • Assai visse chi per la Patria morì. 
  • Chi una volta è uscito dal camino della verità, non avrà più coscienza di giurare il falso che di dir la verità.
  • Ciò che si presume, facilmente si crede.
  • Corrotto gusto ogni dolcezza abborre.
  • Della lussuria è padre l'ozio e la gola gli è madre.
  • Di quello che mal si dice, ogni poco non è molto, ma troppo.
  • Due soli giorni felici toccano a colui che prende moglie, quel delle nozze e quello del funerale.
  • È molto vero che la concordia è madre del matrimonio, ma il matrimonio è padre della discordia.
  • Gli adulatori son peggio dei corvi; quelli corrompono l'animo dei vivi e questi solamente il corpo dei morti. 
  • Gli avari sono tutori non padroni delle loro ricchezze.
  • La avarizia è metropoli d'ogni ribalderia.
  • La fortuna rassomiglia alla luna che allora si eclissa quando è più piena.
  • La Morte è l'ultimo dei mali.
  • L'adulatore è come l'ombra la quale non ti ama e pur ti segue.
  • L'ambizione è croce dell'istessi ambiziosi. 
  • Le ricchezze male acquistate sogliano partorir breve piacere e lunghi affanni.
  • L'invidia è un nemico che si vince con la fuga.
  • L'uomo prudente deve discorrer tacendo il modo che deve tener parlando. 
  • Molti han cavati profitto ed avanzamento dall'esser becco, il cui solo nome spaventa molta gente.
  • Non può sputar dolce chi ha fiele in bocca.
  • Non vi è ragione che non ve ne sia una contraria.
  • Si come chi cammina per il sole è accompagnato dall'ombra, cossi chi cammina per la strada della gloria ha per compagno l'invidia.
  • Sì come il lupo è simile al cane, cossi I'adulatore è simile all'amico.
  • Spesso non vi è verun mezzo fra la suprema infima fortuna.
  • Ugualmente dogliono le ferite ricevute combattendo e fuggendo; ma quelle sono degne d'invidia, e queste di vituperio.
  • Un buon cavallo e una bella donna sono due care bestie.
François des Rues
Coutances 1575 - 1633 - Scrittore e moralista francese.
Selezione Aforismario

Le margherite francesi
Les Marguerites françoises ou Thresor du bien dire, 1598
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • A tutti capitano incidenti, tranne a coloro che li attendono.
  • All'amore non fu mai attinente alcuna misura.
  • Chi desidera farsi ricco, non deve accrescere le sue ricchezze, ma diminuire i suoi appetiti.
  • È meglio amare con severità, che ingannare con dolcezza.
  • È un onore accusare i malvagi e difendere le persone per bene.
  • I frutti della terra si raccolgono ogni anno, e quelli dell'amicizia tutti i giorni.
  • Il cambiamento è sempre stato la sovrana medicina dell'errore.
  • La bellezza è un'eloquenza muta.
  • L'afflizione è il vero affinamento dell'amicizia, e i veri amici si riconoscono nelle avversità.
  • L'ambizione è l'onorevole tormento dei grandi.
  • L'ambizione insegna agli uomini a diventare sleali.
  • L'amore è ciò che mette in schiavitù coloro che sono liberi, e in libertà coloro che sono schiavi.
  • L'amore è un breve piacere, accompagnato da un secolo di dolori.
  • L'assenza di un gran bene, è la presenza di un gran male.
  • Qualsiasi altra scienza è dannosa a colui il quale manca la scienza della bontà.
  • Scienza senza coscienza è vanità.
Madeleine de Souvré de Sablé
Courtenvaux 1599 - Parigi 1678 - Scrittrice e moralista francese.
Selezione Aforismario

Massime
Maximes, 1678 (postumo)
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • È difetto assai comune non essere mai contenti della propria sorte, né insoddisfatti del proprio ingegno.
  • È un'occupazione assai penosa per i furbi dover sempre mascherare la loro mancanza di sincerità e riparare alla parola non mantenuta.
  • Essere troppo scontenti di sé è una debolezza. Essere troppo contenti di sé è una sciocchezza.
  • Gli spiriti mediocri, ma malriusciti, e soprattutto i mezzi dotti, sono i più inclini all'ostinazione. Soltanto gli animi forti sanno ricredersi e abbandonare un cattivo partito.
  • La più grande saggezza dell'uomo consiste nel conoscere le proprie follie.
  • La società, e la stessa amicizia della maggior parte degli uomini, non è che un commercio che dura quel tanto che se ne ha bisogno.
  • L'amore ha un carattere così particolare, che non si può nasconderlo quando c'è, né fingerlo quando non c'è.
  • Le sciocchezze altrui devono esserci d'insegnamento piuttosto che motivo per mettere in ridicolo coloro che le commettono.
  • Lo studio e la ricerca della verità, spesso non servono che a mostrarci per esperienza la nostra connaturata ignoranza
  • Non bisogna guardare quale bene ci fa un amico, ma solamente il desiderio che ha di farcelo.
Aforisti del '700
Francesco Algarotti - Nicolas de Chamfort - Francesco Chiari - Joseph Dinouart - Alessandro Knips Macoppe - Jean-Benjamin de La Borde - Georg Lichtenberg - Ettore Mazzuchelli - Charles-Louis de Secondat de Montesquieu - Novalis - Antoine Rivarol - Jonathan Swift - Luc de Clapiers de Vauvenargues - Giambattista Vico.

Francesco Algarotti
Venezia 1712 - Pisa 1765 - Scrittore, saggista e aforista italiano.
Selezione Aforismario

Pensieri diversi
Sopra materie filosofiche e filologiche, 1765 (postumo)
  • Avviene assai volte, che moltiplicando i mezzi per arrivare ad un medesimo fine ci si arrivi più difficilmente.
  • Buona parte della felicità nostra sta nella distrazione da noi medesimi.
  • Chi non sa viver solo morirà in compagnia.
  • Col proprio naturale convien fare come col cavallo che hai sotto, dare e togliere, secondarlo e correggerlo.
  • È stato detto, che il più pazzo popolo del mondo sarebbe un popolo di savi, come il più cattivo esercito sarebbe un esercito di capitani.
  • Gli uomini mediocri fanno ragione del merito delle persone dalle pulitezze che ne ricevono: gli uomini superiori dovrebbono far ragione del proprio merito dalle impulitezze, che non sono altro che la misurai dell'altrui invidia.
  • I filosofi non sono meno fastidiosi, e niente meno da temere dei gelosi; con quel loro volere guardare le cose tanto per sottile, gli uni cercano di distruggere la virtù, e gli altri la bellezza.
  • Il cuore dell'uomo non è capace che di una certa quantità di piaceri; lo spirito di una certa quantità di cognizioni, e non più: come l'acqua, che non può disciogliere che una. certa dose di sale.
  • Il gusto non si potrebbe egli definire il risultato della dottrina delle proporzioni nella geometria dello spirito?
  • Il mondo è una scena che i filosofi ne fanno vedere di giorno, e si suol vederla illuminata di notte.
  • Il solo frutto che gli uomini cavano dalla ignoranza è che possono essere superbi.
  • La critica è venefica e benefica.
  • La donna non pone tanto studio nel vestirsi se non perché l'uomo viemeglio desideri di vederla spogliata.
  • La facilità grandissima che hanno gl'Italiani ad apprender la lingua spagnuola è cagione che non la sanno.
  • La falsa letteratura è peggiore assai dell'ignoranza. Meglio è non si muover di luogo che far cammino e aver smarrito la via.
  • La gelosia ha da entrar nell'amore, come nelle vivande la noce moscata. Ci ha da essere, ma non si ha da sentire.
  • La ignoranza dell'uno è la misura della scienza dell'altro.
  • Le donne settentrionali sono come le loro aurore boreali: risplendono, e non riscaldano.
  • Lo stile più semplice, e che conviene più comunemente usare, è di tutti il più difficile; come tra tutte le biade la più delicata è quella, che richiede dall'uomo il più di fatica e di studio.
  • L'uomo non pensa mai all'avvenire, se non quando gli dà noja il presente.
  • Molti vanno a Parigi e pochi ci sono stati.
  • Quanti uomini non si hanno in pregio, quante donne non si dicon belle, per quello che non è loro? Togli via gli accompagnamenti dalle ariette di musica; e vedrai quello che sono.
  • Sotto alle più belle azioni ci è la vanità, come sotto a' più bei ricami ci è lo spago.
  • Un uomo ricco e superbo sicuramente è uno sciocco; un uomo superbo e povero d'ordinario è un uomo di spirito.
Nicolas de Chamfort
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Francesco Chiari
Pisa 1668 - Venezia 1750 - Abate italiano
Selezione Aforismario

Cento aforismi fisico-medici
in La medicina statica di Santorio Santorio, 1743
  • A chi dorme in una stanza imbiancata di fresco, se quella sia chiusa, n'è male; se vi si aggiunga del fuoco, n'è peggio. 
  • Alcune cose sono velenose alle creature umane, e alle bestie no: altre tutto al contrario.
  • Alcune malattie trascurate talvolta ne vanno al meno di per sé .
  • Aprir la vena talor è necessario, sovente utile, non sempre però n'è proficuo.
  • Che il latte sia portato alle poppe da' vasi chiliferi per una strada più breve, di quella del circolo del sangue, forse sarà tempo, in cui si crederà per cosa certa, e sicura.
  • Che il miele, ed il zucchero, o le cose fatte con essi produchino j vermi, è falso.
  • Che le femmine giovanette si ripurghino su la Luna nuova, le più attempate su la Luna vecchia, fu un falso detto degli antichi.
  • Che si levi sangue col salasso ad una donna gravida, purché ve ne sia la moderazione, talor è necessario, ne porta pericolo dell'aborto.
  • Che una persona sana possa vivere senza mangiare né bere per molti giorni supera la natura dell'uomo; la malattia poi non è così.
  • Ciocche n'è senza di un vicendevole riposo non è durevole, senza il necessario dormire gli animali non posson vivere.
  • Colui che beve vin puro in copia, bisogna che mangi meno: un' astemio può cibarsi con alimento più copiofo.
  • Colui che sta lungo tempo nel numero degli studenti, non sta troppo nel numero dei viventi.
  • Composizioni di troppa spesa, se avete senno, schivatele, per esser dannose alla borsa de' poveri infermi.
  • Con la quiete e con l'astinenza si discacciano gagliardissimi mali.
  • Con sudor moderato vi potete liberare da molti incomodi.
  • De i cibi che sono nell'uso comune degli uomini, a titolo di salute non ne schivate alcuno, né a quello troppo siatene dietro; in tal guisa tutt'i cibi vi gioveranno, niuno saravvi nocevole
  • De' veleni altri si prendono per bocca, o per di fuori s'introducono nel corpo: altri si generano nel corpo stesso.
  • De' veleni altri son corrosivi: altri troppo scioglierti, o coagolanti la massa del sangue: altri vaporosi, che particolarmente ne vanno alla testa.
  • Disputare, o dubitare del circolo del sangue si è fuperfluo.
  • Dormire col corpo affatto nudo sebbene siano caldi grandi, si è nocevole
  • Dormire colla testa e anche bocca coperta di modo che possa impedirsi la respirazione, si è cosa pessima.
  • Dormire dove sia stato un fuoco gagliardo non è cosa buona.
  • Dormire in un'aria odorosa non è bene: se gli odori sono buoni si è male; se sono cattivi, peggio.
  • Far notomia degli uomini vivi si è crudeltà, farla de' bruti per apprenderne la filosofia, è di necessità.
  • Gli Elettuarj, ed altri medicamenti comporti che siano caricati di tante droghe è cosa inutile, e forse dannosa.
  • I medicamenti soavi crediate certo esser migliori de' disgustevoli.
  • I medicinali che muovono nausea agl'infermi si tralascino, stanteche possono portar del pericolo .
  • I molto grassi anno meno sangue, e i vasi stretti: i magri anno i vasi più ampli, e in quelli più sangue racchiudono.
  • I Polsi e le orine negl'ammalati sono certi segni coindicanti: non però tutto si ha da indovinar dalle orine, non tutto dal polso: ne in tutt' i mali ne corre la stessa parità.
  • I purganti gagliardi anno in sé del velenoso, e della malignità; perciò convien astenersene quanto è possibile.
  • I purganti offendono lo stomaco; perciò se la necessità non vi stringe non vi curate di prenderli.
  • I residui degli alimenti simili al fermento della pasta, e i sughi acidi, espressi dalle ghiandole del ventricolo, ne fanno la digestione nello stomaco.
  • II vino è cordiale, contro veleni, rallegra e nutrisce, e quanto è più puro tanto maggiormente; l'acqua tutto al contrario.
  • Il cervello palpita, cioè si move con sistole, e diastole.
  • Il dormire in un luogo da ogni parte ferrato con del fuoco non è senza pericolo: e quanto più è gagliardo il calore, tanto si è peggio.
  • Il polso talvolta testifica la verità , talvolta però è fallace.
  • Il sangue si è il tesoro della vita; però non è da dissiparsi temerariamente.
  • Il sudor impedito, o l'impedita traspirazione reca disastri non leggieri.
  • Il Tabacco masticato senza giusto motivo non giova alla sanità, cerne forse neppur a' denti.
  • Il the, ed il caffè ha l'uso suo profittevole; ha però ancora l'abuso suo. L'uso moderato in tutte le cose n'è buono; conforme una cosa può giovare, può ancor nuocere.
  • Il vino generoso ribatte la forza purgante: onde si è molto utile negli scioglimenti di ventre.
  • Il vino puro, principalmente generoso preso per medicina a più cose si è giovevole.
  • Il visitare gli escrementi degli ammalati una volta fu creduta cosa necessaria, dappoi superstiziosa; e se si fa troppo spesso, ridicola.
  • Il zucchero è un veleno per gl'infetti: sarebbe ancor per l'uomo qualor se ne facesse l'abuso con la quantità.
  • Ingojata qualche cosa cattiva, o veleno immantinente fate ricorso al vomito.
  • Ingojato il veleno, o cosa nociva, cosa opportuna si è far ricorso al vin generoso,
  • La Cioccolata presentemente n'è presso di noi fra le delizie, non è spogliata de' suoi giovamenti: ma dall'abuso, e dal beverne troppa convien guardarsi.
  • La linfa, cioè quella parte del sangue, che posta al fuoco si rassoda, è quella che fa la nutrizion delle parti.
  • La medicina moltiplice appena pochi ne conduce su la soglia della vecchiaia.
  • La prima digestione del cibo si fa nella bocca per mezzo della masticazione con l'opera della saliva.
  • La virtù medicinale sta nelle erbe, ne' legni, nelle pietre, ne' minerali, negli animali. Voi se il vostro male sarà leggiero; senza molta difficoltà vi potrete medicare da per voi.
  • L'aria n'è il primo nutrimento dell'uomo, degli animali, delle piante.
  • L'aria rinchiusa nelle viscere della terra n'è velenosa, e che ali 'improvviso può soffogare: lo stesso dite de' sepolcri.
  • Le bevande molto fredde sono cattive: le gelate, pessime.
  • Le ingiurie dell'aria fuggitele quasi fossero di un nemico sdegnatissimo.
  • Le medicine semplici sono sempre migliori delle composte.
  • Le purghe d'ogn'anno, ì salassi annuali si usino da coloro, a'quali non basta l'animo di osservar astinenza, e sobrietà nel mangiar o nel bere.
  • Le stanze non esposte ad un'aria che trapassi fuggitele come la peste.
  • L'esofago e la bocca n'è la strada più corta per cacciar fuora quante può nuocere con la sua malignità. Se la natura vostra v'inclina ricorrete a' vomitivi; se non avete altro, olio, e vino puro bevuta in copia doverebbe sanarvi. 
  • L'orina che si fa dopo di aver bevuto del vin generoso in breve spazio di tempo da indizio, che la tessitura delle parti di un vivo, siano molto differenti da quello che n'appariscono in un morto.
  • L'oro, e le gemme di gran prezzo lasciatele alle femmine, e a' giojellieri, non le usate per medicamenti.
  • L'uso continuato delle cose dolci non e giovevole.
  • L'uso del Tabacco applicato a' nervi dell'odorato senza cagione alcuna è abuso, e con la sua velenosità nuoce a' medesimi nervi, e al cervello.
  • Mangiare, o bere l'oro e le pietre preziose si è piuttosto pompa da ricco che di chi brami alimento.
  • Ne il dormir supino, ne boccone è buon dormire , sì l'uno che l'altro è pericoloso, e nocivo alla respirazione.
  • Ne' mali di soffocazione, o di oppressione improvvisa, l'apertura della vena si è necessaria.
  • Ne' mali dubbiosi, se direte che l'infermo certamente morirà, vi renderete un indovino ridicolo.
  • Ne' vecchi le cartilagini s'induriscono quasi come ossi perciò i movimenti de' vecchi si rendon più pigri.
  • Nel mal venereo quella linfa si coagola, stagna, si fa inetta alla nutrizione.
  • Nel salassare l'andar osservando i Segni del Zodiaco, i giorni della Luna, e altre simili cose con curiosità, son fantasie inutili.
  • Nel sangue si trovano come i semi di ciascune parti dell'animale; perciò la carne ritiene quello che alla carne appartiene; le ossa quel che si è dell'ossa, i nervi ciocche n'è proprio de'nervi ritengono per se. Quello che loro non appartiene repudiano, ed in un certo modo lasciano scorrer innanzi.
  • Nell'aprir delle vene non siate troppo superstizioso: stante che dato il circolo del sangue da ogni vena, sgorga il sangue della stessa natura.
  • Nelle infermità da curarsi, qualor bastano cose semplici, astenetevi da cose composte.
  • Niun purgante cava un'umore dal corpo per elezione; e dir questo ha del favoloso.
  • Niun'aria si è peggiore di quella che ha prodotta la malattia.
  • Non usare alcun medicamento bene spesso è l'ottima sorta di medicamento
  • Ogni dolore si fa per necessità dalla soluzion del continuo.
  • Ogn'infermità per lo più trae la sua origine o da troppo vuotamento, o da troppa ripienezza.
  • Per mezzo de' sogni può venirsi  nella cognizione degli umori che peccano, o abondano nel corpo; non già possono presagirsi le cose future.
  • Potete alleggerirvi di sangue senz''aprir la vena: se coll'astinenza ogni giorno anelerete scemando un poco la massa del sangue.
  • Purgarsi col vomito moderato n'è al sommo giovevole tanto nella ripienezza di un sano, come in molte malattie.
  • Que' mali dunque che furono cagionati dalla ripienezza siano curati con l'evacuazione, e al contrario.
  • Respirare un'aria aperta, e sventolata, è cosa sanissima.
  • Se alcuno si ciba giornalmente di un’oncia di più del bisogno, a lungo tempo o bisognerà che muoia alla fine, o almeno che si ammali.
  • Se bevete acqua sia ella della più leggiera, pura, non troppo fredda ancora ne' caldi grandi.
  • Se dopo il cibo asciutto ne viene il singhiozzo, bevete: se viene dopo di aver copiosamente bevuto, mangiate.
  • Se dormendo supino provate difficoltà di respiro, o vi paja d'aver sul petto una pietra; non vi prendete paura di spiriti maligni, attesoche altro non è che la circolazione del sanguo ritardata.
  • Se in dormendo v'intrigano la mente sogni spaventevoli sono effetti naturali del temperamento, oppur della respirazione impedita.
  • Se la vostra mente sia in perturbazione, e non possiate prender sonno, temete di cadere o in una malattia frenetica, o in pazzia: pertanto con qualche medicamento conciliatevi il sonno.
  • Se lo stomaco sarà stato travagliato da vomito, l'uso moderato del vin puro si prova molto giovevole.
  • Se nel medicare non potete con sicurezza recar giovamento, siate almeno cauto di non inferir nocumento.
  • Se oggi banchettate, domani astenetevi; se oggi avete digiunato, domani prendete alimento più copioso, e così starete sano.
  • Se preme la necessità di aprir la vena si dee far subito senza tener conto se sia giorno, ed ora buona, o cattiva.
  • Se siete sano, e proviate  convulsioni, siate attinente nel mangiare sinattantoche ne svanisca la convulsione: stante che la sua cagione n'è la ripienezza.
  • Se starete lungi dall'ozio, e da Venere, starete lontano anche dal letto.
  • Se state bene non usate i rimedi degl'infermi.
  • Se state sano abbiatevi cara a fine di non ammalarvi; se poi siete gravemente infermo datevi a curare all'altrui parere: attesoche la vostra mente n'è altresì inferma.
  • Se taluno ogni giorno prenda un'oncia meno del bisogno di alimento, in progresso di tempo per necessità ne morrà dalla fame.
  • Senza sangue non si vive, ne questo può fermarsi affatto senza che ne venga la morte.
  • Sudar conviene non troppo, attesoche nel moto un umidore della cute si è meglio assai che il sudor abbondante.
  • Un moto moderato non solamente si è giovevole, ma necessario per la sanità.
Joseph Dinouart
Amiens 1716 - 1786 - Predicatore francese
Selezione Aforismario

L'arte di tacere
L'art de se taire principalement en matière de religion, 1771
  • È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio.
  • È proprio dell'uomo coraggioso parlare poco e compiere grandi imprese; è proprio dell'uomo di buon senso parlare poco e dire sempre cose ragionevoli.
  • Il riserbo necessario per saper mantenere il silenzio nelle situazioni consuete della vita, non è virtù minore dell'abilità e della cura richieste per parlare bene; e non si acquisisce maggior merito spiegando ciò che si fa piuttosto che tacendo ciò che si ignora. Talvolta il silenzio del saggio vale più del ragionamento del filosofo: è una lezione per gli impertinenti e una punizione per i colpevoli.
  • Il silenzio è necessario in molte occasioni; la sincerità lo è sempre: si può qualche volta tacere un pensiero, mai lo si deve camuffare. Vi è un modo di restare in silenzio senza chiudere il proprio cuore, di essere discreti senza apparire tristi e taciturni, di non rivelare certe verità senza mascherarle con la menzogna.
  • Il silenzio può talvolta far le veci della saggezza per il povero di spirito e della sapienza per l'ignorante.
  • In generale è sicuramente meno rischioso tacere che parlare. 
  • Mai l'uomo è padrone di sé come quando tace: quando parla sembra, per così dire, effondersi e dissolversi nel discorso, così che sembra appartenere meno a se stesso che agli altri.
  • Nell'ordine, il momento di tacere deve venire sempre prima: solo quando si sarà imparato a mantenere il silenzio, si potrà imparare a parlare rettamente.
  • Qualunque sia la disposizione che si può avere al silenzio, è bene essere sempre molto prudenti; desiderare fortemente di dire una cosa, è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla.
  • Quando si deve dire una cosa importante, bisogna stare particolarmente attenti: è buona precauzione dirla prima a sé stessi, e poi ancora ripetersela, per non doversi pentire quando non si potrà più impedire che si propaghi. 
  • Quando si deve tenere un segreto non si tace mai troppo: in questi casi l'ultima cosa da temere è saper conservare il silenzio.
  • Si è naturalmente portati a pensare che chi parla poco non sia un genio e chi parla troppo, uno stolto o un pazzo: allora è meglio lasciar credere di non essere geni di prim'ordine rimanendo spesso in silenzio, che passare per pazzi, travolti dalla voglia di parlare.
  • Tacere quando si è obbligati a parlare è segno di debolezza e imprudenza, ma parlare quando si dovrebbe tacere, è segno di leggerezza e scarsa discrezione.
  • Vi è un tempo per tacere, come vi è un momento per parlare.
Alessandro Knips Macoppe
Padova 1662 - 1744 - Medico italiano
Selezione Aforismario

Cento aforismi medico-politici
1795
  • Abbi sempre apparecchiata qualche storiella galante, le favolucce della città, le notizie della guerra, e le esponi in tersa dicitura, mescendovi qualche antico dogma, ed usando facete frasi, sonore parole non censurabili e convenientemente eleganti: adempiono queste cose talora le parti di rimedi; ingannerai con esse la tua noja e l'altrui, e toglieraiti d'attorno il querulo ronzio de' curiosi.
  • Allo aggravarsi di malattia per la quale decumbe ragguardevole personaggio, tua moglie, il fratello, il padre, associati altro medico nella cura, poichè se malati di tal sorta finiscono per la peggio, il pubblico ed i congiunti del defunto nel designarne la causa ondeggiano talvolta in variantissime e perfino contrarie e sempre disdorose opinioni circa la cura.
  • Avvicina costumatamente e con rispetto il bel sesso. Sappi che donna spregiata, d'ira subitanea accesa, tenderà spingerti a sollecito malanno. Nelle case de' tuoi clienti tratta con decente compiacenza non solo chi vi signoreggia, ma anche i servi, le fantesche, i cucinieri, e perfino gli stessi cani, perché uno solo di costoro che contro te schiamazzi, di leggieri perverte l'intiera famiglia, ed ardere la fa in tuo danno di pazza nimicizia. I più tenui nei ed i meno elevati bitorzi in un'arte come la nostra di conghietture e di effetto indeterminato, giganteggiano talora al cenno anche soltanto di inutile vecchiarella, e degenerano presso i più in sozze chiasse grondanti tabido marciume.
  • Costumatissimo ti voglio nello assistere le donne, e se le circostanze esigeranno che tu proceda al tatto del petto, del basso ventre, od alla esplorazione di altre parti più occulte, mostrati costantemente, od almeno ti fingi, insensibile e per così dire di marmo o di gelo. Lurida macchia meritamente riporterebbe il tuo nome, qualora per lubricità di mano, per reità di intenzioni, od anche per sole parole violatore ti facessi delle sacosante leggi del pudore.
  • In mio senso può il medico permettersi di porgere segretamente in dono ai poverelli od agli amici qualche medicamento. Questo atto di pietà può esercitarsi tanto dalla liberalità dei principi, quanto dalla carità di tutte le persone dabbene.
  • Non isvelare ad alcuno l'onta di certi mali che in particolare affliggono le fanciulle, le donne qualificate, i principi, od altre persone, al cui onore possa in qualche modo tornar danno dalla imprudente rivelazione: nasconder devi anzi nei più profondi penetrali del cuore le fralezze degli uomini e quelle della natura. 
  • Non pattuire di pagamento per la cura de' malati: un traffico tanto sguajato è da furbo e da ciarlatano. Mostra sempre un cuore generoso, benchè tuo malgrado ti stringesse crudele indigenza o mancanza del necessario.
  • Non ti incresca in avanzata età di tributare anche pubblici encomi a farmaco suggerito da medico più giovane, se per avventura fosse egli o più attivo o più gradevole dei proposti od impiegati da te. Fuggi la malaugurata slealtà di alcuni che sempre tentennano di capo sulle cose altrui, e le cospergono di venefici sarcasmi.
  • Offende il decoro chi segretamente coll'opera d'amici va con arte qua e là ripescando pubbliche lodi ai suoi libri, sebbene esempi di tal fatta molti e quotidiani ci parino innanzi. Apprendi ad abbellire il tuo nome col merito tuo personale, non colle ciance altrui, altrimenti il tempo rivelatore d'ogni cosa cancellerà a tuo scorno la caduca tua fama.
  • Regni sul tuo volto imperturbabile tranquillità accanto de' malati: datti anzi a divedere con essi gioviali, e loro favella con dolcezza. Nella infermità che li affligge trovano essi sufficiente argomento di raccapriccio, senza che tu in aggiunta, standotene in fosca e malinconica guardatura, rappresenti loro l'effigie della morte piuttosto che il simulacro gradevole e sospirato della salvezza.
  • Severo imponi ciò che eseguire si debba a prò dell'infermo; attribuisci pure molta importanza e fino scrupolosa, anche ai più minuti articoli dietetici, affinchè argomenti ognuno che se tanto di studio poni nelle minime cose, attentissimo saprai mostrarti nelle somme.
  • Sordido lo speziale non gioisca di rinvenire prescritta nelle tue ricette una diffusa congerie di droghe d'alto prezzo all'effetto che te ne sappia buon grado, che faccia encomi ai tuoi rimedi, onorandoli col titolo di alessi-farmaci, e che ponga sott'occhio a chi passa per via le sfarzose tue ordinazioni. Impiega invece soltanto quei medicinali che la sana pratica riconosce per utili, in non cale tenendo la spietata farmaceutica ingordigia.
Jean-Benjamin de La Borde
Parigi 1734 - 1794 - Compositore, storico e moralista francese
Selezione Aforismario

Pensieri e massime
Pensées et maximes, 1791
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • Bisogna essere un po' troppo buoni per esserlo abbastanza.
  • Il cuore dello stolto è nella sua bocca, la lingua del saggio è nel suo cuore.
  • Il denaro è un buon servitore, ma un cattivo padrone.
  • Il disgusto toglie ciò che la fortuna dona.
  • Il saggio parla poco di ciò che sa, e mai di ciò che ignora.
  • La fiaccola della critica si accende più spesso per distruggere che per illuminare.
  • La posterità paga ai grandi uomini gli interessi della gloria che gli sono stati negati dai contemporanei.
  • La vera filosofia consiste nel cercare sempre il bene, e ad attendere sempre il male.
  • L'amore si combatte con la fuga, e la collera col silenzio.
  • L'invidia è la prova della nostra debolezza; l'emulazione è la prova della nostra forza. L'una è la disperazione dell'impotenza, l'altra è lo sviluppo del talento.
  • L'uomo di spirito dà dei precetti, il saggio dà degli esempi. 
  • Molte persone vivono senza pensare a un'altra vita; pochissimi muoiono senza temerla.
  • Nella felicità bisogna avere la modestia di un uomo infelice, e nell'infelicità la sicurezza di un uomo felice.
  • Non ci si annoia mai così tanto, quanto con le persone a cui non possiamo dirlo.
  • Non ci sono veri infelici, che quelli che invidiano la felicità degli altri.
  • Perdoniamo spesso coloro che ci annoiano, giammai coloro che annoiamo.
  • Se volete sapere cosa si dice di voi in vostra assenza, ascoltate ciò che si dice degli altri in vostra presenza.
  • Spesso si lodano alcune persone con l'intenzione di offenderne delle altre.
  • Uno sciocco sarà piuttosto ammesso in una società di persone di spirito, che un uomo di spirito in una società di sciocchi.
Georg Lichtenberg
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Ettore Mazzuchelli
Brescia 1711 - Parigi 1777 - Scrittore e aforista italiano
Selezione Aforismario

Manuale di massime, sentenze
e pensieri sopra diverse materie, 1769
  • A questo mondo, in vari incontri, è sapienza il non sapere alcune cose; è prudenza il dissimularne molte;  è magnificenza il dimenticarsene moltissime.
  • Col voler troppo, non si ottiene né manco il meno.
  • Colui a cui è grave il tacere non è capace di cose grandi; e chi non apprese prima a tacere non saprà poi parlare.
  • Convien amare più il donatore che il dono. 
  • Gli affanni sono minori, allorché vi è pan da mangiare.
  • I travagli piccioli parlano, i gran travagli ammutoliscono.
  • Il disprezzare altrui non solamente è figliuolo di superbia, ma eziandio è segnale di picciol cuore.
  • Il tempo è un gran maestro e un gran medico, ma per alcuni vola, per altri zoppica.
  • Il tempo ne sa più di tutti, perché è vecchio.
  • Il troppo spesso guasta il buono, ed avvilisce il prezioso.
  • La brama è la prima a venire, e la speranza è la prima a partire.
  • La Luna non cura l'abbaiar de' cani.
  • La vera virtù e la vera gloria camminano due linee parallele.
  • L'avarizia e la prodigalità san contrarie: eppur di si dan la mano.
  • L'invidia e la viltà sono sorelle germane.
  • L'uomo ha molto a sapere, e poco a vivere.
  • Molti che lodano il lodevole non lo lodano dare, ma perché non lodandolo apparirebbero irragionevoli, e troppo ingiusti.
  • Parecchie volte il timore genera ardire, e la debolezza costanza.
  • Un no bene acconciato è alle volte più gustoso di un sì mal condito.
  • Uomo vizioso e ignorante è il peso più grave cui questa terra sostenga. 
Charles-Louis de Secondat de Montesquieu
La Brède 1689 - Parigi 1755 - Filosofo, giurista, e pensatore politico francese
Selezione Aforismario

I miei pensieri
Mes pensées, 1716/55, postumo 1899/01
  • Bisognerebbe riuscire a convincere gli uomini della felicità che essi ignorano, persino quando ne godono.
  • È indubbio che l'amore abbia un carattere diverso dall'amicizia: quest'ultima non ha mai mandato nessuno in manicomio.
  • Il meglio è il nemico mortale del bene. 
  • La tristezza viene dalla solitudine del cuore.
  • L'amicizia è un contratto col quale ci impegniamo a rendere a qualcuno piccoli servigi perché ce li ricambi con dei grandi.
  • L'amore vuole ricevere tanto quanto dà: è il più personale di tutti gli interessi.
  • Lo studio è stato per me il rimedio sovrano contro i dispiaceri della vita, giacché non ho mai avuto un dolore tale che non mi sia passato con un'ora di lettura. 
  • Molti considerano necessario soltanto il superfluo.
  • Noi lodiamo le persone in proporzione alla stima che esse nutrono nei nostri confronti.
  • Non stupisce che si provi tanta antipatia per le persone che hanno troppa considerazione di sé: non c'è grande differenza tra lo stimare molto sé stessi e il disprezzare molto gli altri. 
  • Perlopiù gli uomini riescono meglio a compiere le grandi azioni piuttosto che le buone.
  • Tutte le persone timorose minacciano con facilità: sentono che le minacce avrebbero un grande effetto su di loro.
  • Un uomo non è infelice perché ha dell'ambizione, ma perché ne è divorato. 
  • Una nobile fierezza si addice alle persone che hanno grandi talenti.
Novalis
(Friedrich von Hardenberg) Schloss Oberwiederstedt 1772 - Weißenfels 1801
Selezione Aforismario

Frammenti
Fragmente, 1795-1800
  • Basta volere per potere.
  • Chi vede un gigante esamini prima la posizione del sole e faccia attenzione che non sia l'ombra di un pigmeo.
  • Chi vuol cercare Dio lo trova dappertutto.
  • Diventare uomini è un'arte.
  • Fra tutti i veleni, l'anima è il più potente.
  • Giocare significa fare esperimenti col caso.
  • I misteri sono nutrimenti, potenze eccitanti; le spiegazioni sono misteri digeriti.
  • Il filosofo vive di problemi come l'uomo di cibi. Un problema insolubile è un cibo indigesto. 
  • Interamente non ci comprenderemo mai, ma potremo assai più che comprenderci.
  • La filosofia è propriamente nostalgia, il desiderio di trovarsi dappertutto come a casa propria.
  • La vita dell'uomo colto dovrebbe alternarsi fra musica e non musica, come fra sonno e veglia.
  • La vita non dev'essere un romanzo impostoci, bensì un romanzo fatto da noi.
  • Per l'uomo veramente religioso niente è peccato.
  • Santi si può diventare soltanto attraverso la sventura; perciò i santi antichi si precipitavano da sé nella sventura.
  • Si è soli con tutto ciò che si ama.
  • Si può diventare solo in quanto si è già.
  • Soltanto un artista può indovinare il senso della vita.
  • Tutto è magia, o niente.
  • Vera comunicazione ha luogo soltanto fra persone di uguali sentimenti, di uguale pensiero.
Antoine Rivarol
Bagnols-sur-Cèze 1753 - Berlino 1801 - Scrittore francese
Selezione Aforismario

Massime, pensieri e paradossi
Maximes, pensées et paradoxes, 1852 (postumo)
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • C'è qualcosa di più elevato dell'orgoglio, e di più nobile della vanità, è la modestia; e c'è qualcosa di più raro della modestia, è la semplicità.
  • Dio è la più elevata misura della nostra incapacità: l'universo, lo spazio stesso, non sono altrettanto inaccessibili.
  • Dio spiega il mondo, e il mondo lo prova; ma l'ateo nega Dio in sua presenza.
  • I metodi sono le abitudini della mente e i risparmi della memoria.
  • I vizi sono spesso delle abitudini piuttosto che delle passioni.
  • In generale, l'indulgenza per coloro che conosciamo è molto più rara della pietà per coloro che non si conoscono.
  • La filosofia moderna non consiste in altro che in passioni armate di principi.
  • La memoria è sempre agli ordini del cuore.
  • La mente è il lato parziale dell'uomo; il cuore è tutto.
  • La politica è come la sfinge del mito: divora tutti coloro che non riescono a spiegare i suoi enigmi.
  • La ragione è fatta di verità che è necessario dire e di verità che bisogna tacere.
  • La stampa è l'artiglieria del pensiero.
  • L'immaginazione è amica dell'avvenire.
  • L'oro è il sovrano dei sovrani.
  • L'uomo trascorre la propria vita ragionando sul passato, lamentandosi del presente, tremando per il futuro.
Jonathan Swift
Dublino 1667 - 1745 - Scrittore irlandese.
Selezione Aforismario

Pensieri su vari argomenti
Thoughts on Various Subjects, Moral and Diverting, 1706-1726
  • Abbiamo religione a sufficienza per farci odiare, ma non abbastanza per farci amare l'un l'altro.
  • Chi si guarda in giro camminando per strada vedrà, credo, le facce più allegre nelle carrozze da lutto.
  • Chissà cosa avrebbe scoperto Colombo se l'America non gli avesse sbarrato la strada.
  • Ho conosciuto uomini di grande coraggio che avevano paura delle loro mogli.
  • Il progetto stoico di sopperire ai nostri bisogni potando i nostri desideri, è come tagliarsi via i piedi per mancanza di scarpe.
  • La gelosia come il fuoco può accorciare le corna, ma le fa puzzare.
  • La ragione per cui sono così pochi i matrimoni felici, è che le ragazze spendono il loro tempo a fare reti, non a fare gabbie.
  • La visione è l’arte di vedere cose invisibili.
  • L'ambizione spesso spinge gli uomini ai servizi più umilianti; così per arrampicarsi si assume la stessa posizione che per strisciare.
  • Nessun uomo saggio ha mai desiderato essere più giovane.
  • Nessuno accetta consigli, ma tutti sono pronti ad accettare denaro; dunque il denaro vale più dei consigli.
  • Non ho mai notato né sentito né letto che il clero sia amato in nessun paese dove il cristianesimo è la religione di stato. Niente può rendere popolari i preti tranne una certa persecuzione.
  • Non sappiamo cosa fanno uomini e donne in paradiso. Sappiamo soltanto che non si sposano. 
  • Ogni uomo vorrebbe vivere a lungo, ma nessuno desidera invecchiare.
  • Quando un vero genio appare in questo mondo, lo si può riconoscere dal fatto che gli idioti sono tutti coalizzati contro di lui. 
  • Sforzarsi di operar sul volgo con fine sentimento è come tentare di tagliar sassi con un rasoio.
  • Si credeva che Apollo, dio della medicina, fosse anche quello che mandava le malattie: in origine i due mestieri ne formavano uno solo; è ancora così.
  • Un uomo non dovrebbe mai vergognarsi di confessare d'aver avuto torto, il che equivale a dire, in altre parole, che oggi è più saggio di ieri.
Luc de Clapiers de Vauvenargues 
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Giambattista Vico
Napoli 1668 - 1744 - Filosofo, storico e giurista italiano
Selezione Aforismario

Degnità della Scienza nuova
in Principi di scienza nuova d'intorno alla comune natura delle nazioni, 1725-1744
  • A tal boria di Nazioni s'aggiugne qui la boria dei Dotti; i quali ciò ch'essi sanno, vogliono che sia antico quanto che 'l Mondo. 
  • Della boria delle Nazioni udimmo quell'aureo detto di Diodoro Siculo, che le Nazioni o greche, o barbare abbiano avuto tal boria, d'aver esse prima di tutte l'altre ritrovati i comodi della vita umana, e conservar le memorie delle loro cose fin dal principio del Mondo. 
  • È altra proprietà della mente umana, ch'ove gli uomini delle cose lontane, e non conosciute non possono fare ninna idea, le stimano dalle cose loro conosciute e presenti. 
  • È natura dei fanciulli, che con l'idee, e nomi degli uomini, femmine, cose, che la prima volta hanno conosciuto, da esse, e con essi dappoi apprendono e nominano tutti gli uomini, femmine, cose, ch'hanno con le prime alcuna somiglianza o rapporto. 
  • È necessario, che vi sia nella Natura delle cose umane una Lingua Mentale comune a tutte le Nazioni; la quale uniformemente intenda la sostanza delle cose agibili nell'umana vita socievole, e la spieghi con tante diverse modificazioni per quanti diversi aspetti possan aver esse cose: siccome lo sperimentiamo vero ne' proverbj, che sono massime di sapienza volgare, l'istesse in sostanza intese da tutte le Nazioni Antiche e Moderne, quante elleno sono, per tanti diversi aspetti significate.
  • È proprietà de' Forti gli acquisti fatti con virtù non rilasciare per infingardaggine; ma o per necessità, o per utilità rimetterne a poco a poco, e quanto meno essi possono.
  • È un detto degno di considerazione quello di Dion Cassio, che la consuetudine è simile al Re, e la legge al Tiranno; che deesi intendere della consuetudine ragionevole, e della legge animata da ragion naturale.
  • Gli uomini di corte idee stimano diritto, quanto si è spiegato con le parole. 
  • Gli uomini ignoranti delle naturali cagioni che producon le cose, ove non le possono spiegare nemmeno per cose simili, essi danno alle cose la loro propria natura: come il volgo per esempio dice, la calamita esser innamorata del ferro. 
  • Gli uomini intelligenti stimano diritto tutto ciò che detta essa uguale utilità delle cause. 
  • Gli uomini non s'inducono ad abbandonar affatto le proprie terre, che sono naturalmente care a' natii, che per ultime necessità della vita; o di lasciarle a tempo, che o per l'ingordigia d'arricchire co' traffichi, o per gelosia di conservare gli acquisti.
  • Gli uomini prima sentono il necessario; dipoi badano all'utile; appresso avvertiscono il comodo; più innanzi si dilettano del piacere; quindi si dissolvono nel lusso; e finalmente impazzano in istrapazzar le sostanze. 
  • Gli uomini prima sentono senz'avvertire; dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso; finalmente riflettono con mente pura.
  • Gli uomini sfogano le grandi passioni dando nel canto, come si sperimenta ne'sommamente addolorati ed allegri. 
  • Gli uomini sono naturalmente portati a conservar le memorie delle leggi e degli ordini, che li tengono dentro la loro società. 
  • Gli uomini vengono naturalmente alla ragione dei benefizj, ove scorgano o ritenerne, o ritrarne buona, e gran parte d'utilità: che sono i benefizj, che si possono sperare nella vita civile. 
  • Gli uomini, che non sanno il vero delle cose, procurano d'attenersi al certo; perchè non potendo soddisfare l'intelletto con la scienza, almeno la volontà riposi sulla coscienza. 
  • Gli uomini, le cose dubbie, ovvero oscure, che lor appartengono, naturalmente interpretano secondo le loro nature, e quindi uscite passioni e costumi.
  • I deboli vogliono le leggi, i Potenti le ricusano; gli ambiziosi, per farsi seguito, le promuovono; i Principi, per uguagliar i Potenti co' deboli, le proteggono.
  • I fanciulli vagliono potentemente nell'imitare; perchè osserviamo per lo più trastullarsi in assembrare ciò che son capaci d'apprendere.
  • I Governi debbon essere conformi alla natura degli uomini governati. 
  • I mutoli mandan fuori i suoni informi cantando: e gli scilinguati pur cantando spediscono la lingua a pronunziare.
  • I Mutoli si spiegano per atti, o corpi ch'hanno naturali rapporti all'idee, ch'essi vogliono significare.
  • I nativi costumi, e sopra tutto quello della natural libertà, non si cangiano tutti ad un tratto, ma per gradi, e con lungo tempo. 
  • I parlari volgari debbon esser i testimoni più gravi degli antichi costumi de'popoli, che si celebrarono nel tempo, ch'essi si formaron le lingue. 
  • I popoli debbon eroicamente portarsi in guerra, se esercitano gare di onore tra loro in pace, altri per conservarglisi, altri per farsi merito di conseguirli.
  • Idee uniformi nate appo intieri popoli tra essi loro non conosciuti, debbon avere un motivo comune di vero. 
  • Il Certo delle Leggi è un' oscurezza della Ragione unicamente sostenuta dall'Autorità; che le ci fa sperimentare dure nel praticarle; e siamo necessitati praticarle per lo dir lor Certo, che in buon latino significa particolarizzato, come le Scuole dicono individuato; nel qual senso certum e commune con troppa latina eleganza son opposti tra loro.
  • Il Diritto Natural delle Genti è uscito coi costumi delle Nazioni tra loro conformi in un senso comune umano, senza alcuna riflessione, e senza prender esemplo l'una dall'altra.
  • Il più sublime lavoro della Poesia è, alle cose insensate dare senso, passione; ed è proprietà dei fanciulli di prender cose inanimate tra mani, e, trastullandosi, favellarci, come se fossero quelle persone vive.
  • Il senso comune è un giudizio senz'alcuna riflessione, comunemente sentito da tutto un ordine, da tutto un popolo, da tutta una Nazione, o da tutto il Gener Umano. 
  • Il Vero delle leggi è un certo lume e splendore, di che ne illumina la Ragion Naturale; onde spesso i Giureconsulti usan dire verum est, per aequum est. 
  • In ogni facoltà uomini, i quali non vi hanno la natura, vi riescono con ostinato studio dell'arie: ma in Poesia è affatto negato di riuscire con l'arte, a chiunque non v'ha la natura. 
  • La Curiosità, proprietà connaturale dell'uomo, figliuola dell'ignoranza, che partorisce la Scienza, all'aprire che fa della nostra mente la Maraviglia, porta questo costume: ch'ove osserva straordinario effetto in natura, come cometa, parelio, o stella di mezzodì, subito domanda, che tal cosa voglia dire o significare. 
  • La Fantasia tanto è più robusta, quanto è più debole il raziocinio. 
  • La Filosofia considera l'uomo quale dev'essere; e si non può fruttare, ch'a pochissimi che vogliono vivere nella Repubblica di Platone, non rovesciarsi nella feccia di Romolo.  
  • La Filosofia contempla la Ragione, onde viene la scienza del vero: la Filologia osserva l'Autorità dell'Umano Arbitrio, onde viene la Coscienza del certo.
  • La Filosofia, per giovar al Genere Umano, dee sollevar e reggere l'uomo caduto e debole, non convellergli la natura, nè abbandonarla nella sua corruzione. 
  • La fisica degl'ignoranti è una volgar metafisica; con la quale rendono le cagioni delle cose, ch'ignorano alla volontà di Dio, senza considerare i mezzi, de'quali la volontà Divina si serve.
  • La Legislazione considera l'uomo qual è, per farne buoni usi nell'umana società; come della ferocia, dell'avarizia, dell'ambizione, che sono gli tre vizj, che portano a traverso tutto il Gener Umano, ne fa la milizia, la mercatanzia e la corte; e sì la fortezza, l'opulenza, e la sapienza delle Repubbliche: e di questi tre grandi vizj, i quali certamente distruggerebbero l'umana generazione sopra la Terra, ne fa la Civile Felicità.  
  • La Maraviglia è figliuola dell'ignoranza e quanto l'effetto ammirato è più grande, tanto più a proporzione cresce la meraviglia.
  • La mente umana è inchinata naturalmente co' sensi a vedersi fuori nel corpo; e con molta difficoltà per mezzo della riflessione ad intendere sè medesima. 
  • La Mente umana è naturalmente portata a dilettarsi dell'Uniforme. 
  • La Natura de' popoli prima è cruda; dipoi severa, quindi benigna, appresso dilicata, finalmente dissoluta. 
  • La Natural Libertà è più feroce, quanto i beni più a' propj corpi son attaccati: e la civil servitù s'inceppa coi beni di Fortuna non necessarj alla vita. 
  • Le cose fuori del loro stato naturale nè vi si adagiano, nè vi durano. 
  • Le dottrine debbono cominciare da quando cominciano le materie che trattano.
  • Le gare ch'esercitano gli ordini nelle Città d'uguagliarsi con giustizia, sono lo più potente mezzo d'ingrandir le Repubbliche. 
  • Le lingue debbon aver incominciato da voci monosillabe; come nella presente copia di parlari articolati, ne' quali nascon ora i fanciulli, quantunque abbiano mollissime le fibre dell'istrumento necessario ad articolare la favella, da tali voci incominciano.
  • Le proprietà inseparabili da subjetti devon essere produtte dalla modificazione, o guisa; con che le cose son nate; per lo che esse ci possono avverare, tale, e non altra essere la natura o nascimento di esse cose. 
  • Le Repubbliche Aristocratiche sono rattenutissime di venir alle guerre, per non agguerrire la moltitudine de' plebei. 
  • Le streghe, nel tempo stesso che sono ricolme di spaventose superstizioni, sono sommamente fiere, ed immani; talchè, se bisogna, per solennizzare le loro stregonerie, esse uccidono spietatamente, e fanno in brani amabilissimi innocenti bambini. 
  • Le Tradizioni Volgari devon avere avuto pubblici motivi di vero, onde nacquero, e si conservarono da intieri popoli per lunghi spazj di tempi.
  • L'Equità Naturale della Ragion Umana tutta spiegata è una pratica della Sapienza nelle faccende dell'utilità, poichè Sapienza nell'ampiezza sua altro non è che Scienza di far uso delle cose, qual esse hanno in natura.
  • Lingua di Nazione Antica, che si è conservata regnante; finchè pervenne al suo compimento, dev'esser un gran testimone de'costumi de'primi tempi del Mondo. 
  • L'onore è 'l più nobile stimolo del valor militare. 
  • L'ordine delle cose umane procedette, che prima furono le selve, dopo i tugurj, quindi,i villaggi, appresso le città, finalmente l'Accademie.
  • L'ordine dell'idee dee procedere secondo l'ordine delle cose. 
  • L'Umano Arbitrio di sua natura incertissimo egli si accerta, e determina col senso comune degli uomini d'intorno alle umane necessità, o utilità; che sono i due fonti del diritto Natural delle Genti. 
  • L'Uomo per l'indiffinita natura della mente umana, ove questa si rovesci nell'ignoranza, egli fa sè regola dell'Universo.
  • Natura di cose altro non è, che nascimento di esse in certi tempi, e con certe guise; le quali sempre, che sono tali, indi tali, e non altre nascon le cose. 
  • Ne' fanciulli è vigorosissima la memoria, quindi vivida all'eccesso la fantasia; ch'altro non è, che memoria o dilatata, o composta. 
  • Ove i popoli son infieriti con le armi, talchè non vi abbiano più luogo l'umane leggi, l'unico potente mezzo di ridurli è la Religione. 
  • Tutte le Storie barbare hanno favolosi principj. 
  • Vera proprietà di Natura umana è quella avvertita da Tacito, ove disse, mobiles ad superstitionem perculsm semel menles; ch'una volta che gli uomini sono sorpresi da una spaventosa superstizione, a quella richiamano tutto ciò, ch'essi immaginano, vedono, ed anche fanno.
Vedi anche:

Note
Per approfondimenti sulla definizione e sulla storia dell'aforisma, sfoglia la sezione "Aforistica" del sito Aforismario (vedi link qui in basso).

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