2015-12-30

Aforismi e aforisti del '800

Nel '800 l'aforisma si allontana sempre più dai limiti della massima moralistica e comincia ad assumere tutte le caratteristiche dell'aforisma contemporaneo. Nel XIX secolo si annoverano alcuni dei più grandi scrittori di aforismi di sempre, come Jules Renard, Friedrich Nietzsche e il "nostro" Giacomo Leopardi. Le pubblicazioni aforistiche tendono ad aumentare rispetto ai secoli passati, anche se molti degli aforismi presenti in questa raccolta sono in realtà tratti da diari e taccuini spesso pubblicati postumi. Nella sezione "Aforistica" del sito Aforismario, trovi anche gli aforisti dei secoli precedenti e di quelli successivi.
Aforismi e Aforisti antichi e moderni - XIX secolo
Aforisti del '800
Louise-Victorine Ackermann Choquet - Charles Baudelaire - Ambrogio Bazzero - Edme-Pierre Chauvot de Beauchêne - Michele Colombo - Charles Caleb Colton - Jean Louis Auguste Commerson - Adrien Decourcelle - Eugène Delacroix - Carlo Dossi - Louis Dumur - Marie von Ebner-Eschenbach - Pietro Ellero - Xavier Forneret - Johann Heinrich Füssli - Aristide Gabelli - Johann Wolfgang Goethe - Friedrich Hebbel - Émile Henry - César François Adolphe d'Houdetot - Joseph Joubert - Charles Lemesle - Giacomo Leopardi - Pierre-Marc-Gaston de Lévis - Multatuli - Friedrich Nietzsche - Paul Rée - Jules Renard - Charles Augustin de Sainte-Beuve - Lou von Salomé - Arthur Schopenhauer - Iginio Ugo Tarchetti - Edmond Thiaudière - Niccolò Tommaseo - Alfred de Vigny.

Louise-Victorine Ackermann Choquet
Parigi 1813 - Nizza 1890 - Poetessa e aforista francese.

Pensieri di una solitaria
Pensées d'une solitaire, 1882
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • Di alcuni punti culminanti della nostra vita è come per le alte montagne: quale che sia la distanza che ce ne separa, ci sembrano sempre vicini.
  • La cosa migliore da fare per l'uomo, sarebbe di prendere alla lettera questa logora metafora: "La vita è un sogno". Dare importanza a questo sogno è volere che degeneri in un incubo.
  • La passione spiega bene delle cose, ma non giustifica niente.
  • La vita è come la giornata: ha le sue ore morte.
  • Le credenze religiose sono come i denti vecchi: si muovono, ma tengono.
  • Le nostre passioni e i nostri bisogni, ecco i nostri veri tiranni. Si dovrebbe, pertanto, essere sempre semplici e virtuosi, non fosse altro che per amore dell'indipendenza.
  • Non dirò all'umanità: progredisci; ma le dirò: muori; perché nessun progresso potrà mai strapparla dalle miserie della condizione terrena.
  • Per scrivere in prosa bisogna avere assolutamente qualcosa da dire. Per scrivere in versi non è indispensabile.
  • Quando il tempo è trascorso sui nostri amori e sui nostri dolori, il nostro cuore, una volta calmato, rimane stupito dei suoi eccessi.
  • Raramente il matrimonio è l'unione armoniosa di due individui che si trovano nella medesima condizione di cuore. Di solito non è che un bisogno di finire e un desiderio di cominciare che s'incontrano.
  • Se Dio esistesse non vorrei davvero essere al suo posto. Non poter cessare d'essere: quale supplizio! 
  • Tutto è per il peggio nel più malvagio dei mondi possibili. Non è alle porte dell'inferno, ma a quelle della vita che bisognerebbe scrivere: "Lasciate ogni speranza". 
  • Tutto si liquida in perdita nella vita: morire è depositare il proprio bilancio. La morte, in realtà, non è che una definitiva bancarotta.
Charles Baudelaire
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Ambrogio Bazzero
Milano 1851 - 1882 - Scrittore italiano
Selezione Aforismario
Lacrime e sorrisi, 1873
  • Ama chi piange. Ricordati che le lacrime sono il battesimo della virtù.
  • Ama chi sorride e non chi ride. Ricordati che il sorriso è raggio d'alba nel crepuscolo della meditazione, che il riso è lume vulgare in una lucerna di terra; l'alba è foriera del giorno sempre: la vile lucerna un dì o l'altro si spezza.
  • Ama la solitudine. Siccome tra il silenzio dei boschi puoi nel crepuscolo intendere il suono soavissimo delle campanelle lontane, così nella pace del cuore potrai sorridere all'armonia dilungantesi de' tuoi ricordi.
  • Amare è sperare: sperare è vivere oltre tomba.
  • Che cosa è un libro di filosofia? Troppe volte è l'abito di lusso che copre la povertà del cuore.
  • Che cosa sono i ricordi? Troppe volte la tisi dell'anima.
  • Che è la vita senza speranza? Una gittata di dadi fra le tenebre, fra i deliri.
  • E se la vita è un pellegrinaggio di fratelli, perchè la meta a tutti non è mostrata collo stesso raggio d'intelligenza?
  • E se la vita è una commedia, perché non a tutti gli attori fu data la maschera? 
  • Gli occhi stanchi di pianto sono i più degni di riposarsi nella contemplazione del cielo.
  • Il filosofo tracciò sul cranio dell'uomo le cifre che segnano nel cervello le facoltà della vita: il teologo notomizzò l'anima e credette trovare i peccati capitali e le virtù: il materialista rise di tutto. Quanto è più potente l'amore! La parola t'amo è la sintesi imperiosa di tutte le virtù, di tutti i peccati: l'amore di Beatrice fece immortale il genio, l'amore di Cleopatra fece immortale la vergogna.
  • La mente cerca senza trovare nei labirinti della filosofia: il cuore trova senza cercare nel giardino della giovinezza.
  • La musica è l'arte gentile, la primigenia figlia del cuore umano, nata col primo amore, col primo dolore.
  • La speranza fu data al cuore dell'uomo, come ai giardini il fiore. Ma qual è il fiore che sempre mantenga la sua freschezza e il suo profumo?
  • L'arte è la grande arpa a innumeri corde, l'arpa del cuore, cui corrispondono i suoni del creato: è l'immenso prisma che svela i colori della luce. Fremano adunque le note al tocco il più santo: brillino le iridi al raggio di sole il più puro.
  • Natura crea il nostro corpo: l'arte il nostro spirito.
  • Passa la bellezza, come profumo all'aria, e il suo ricordo sarà un rimpianto. Dura invece la bontà, come l'incenso nel chiuso tabernacolo, la carità fatta non invecchia mai, ed è sempre sorella alla carità da farsi.
  • Piangere a un'armonia, è sorridere agli angioli.
  • Prova l'anima tua, affacciandoti sull'orlo di una fossa scavata, non curvandoti dinanzi al disprezzo della società.
  • Ricordati: medita la vita di fronte alla morte. Vedrai quanti pregiudizi, quante paure, quante viltà svaniranno in faccia alle croci: di quell'esosissimo giogo di delitti contro-coscienza complici sono i vivi, liberatori i morti.
  • Sai tu che cosa sia la melanconia? Molte volte il fondersi di due crepuscoli, quello dell'amore con quello del dolore.
  • Se la stella dell'amore brilla sopra un cranio, io credo che anche le mascelle, che paiono spolpate per ghignare all'uomo col cinismo del materialista, possono sorridere a Dio col sorriso della fede.
  • Se l'anima tua è un tranquillissimo ruscello che scorre dall'alto tra due rive di fiori, perché sempre rifletta il colore del cielo, prega che i fiori non diventino alberi, e gli alberi non facciano bosco. Parlo di quei fiori che hanno profumi fugaci.
  • Se l'anima tua è un'onda tempestosa, non disperare che si franga nel buio per sempre. Prima di rotolare agli scogli drizza la cresta possente, e più è furiosa, più è illuminata dai lampi dell'uragano.
  • Se saprai amare, saprai pregare.
  • Se saprai tacere, saprai parlare. Il silenzio del savio è un gran libro chiuso.
  • Sia costante la tua volontà nell'operare il bene: se ad esso non puoi spingerti col volo robusto dell'aquila, abbandonati collo slancio placidissimo della colomba.
  • Tutto finisce! Anche il dolore: e la pianticella che dedicasti alla requie di un caro un giorno schiuderà il fiore che offrirai a un carissimo vivente. Tutto finisce!
Edme-Pierre Chauvot de Beauchêne
1780 - 1830 - Scrittore e medico francese.
Massime, riflessioni e pensieri diversi
Maximes, réflexions et pensées diverses, 1817
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • Affinché l'amicizia fosse possibile, sarebbe necessario che gli amici avessero un'unica volontà, e che essa fosse sempre la medesima.
  • È forse più facile essere generosi che giusti.
  • I segni esteriori di una grande afflizione, sono per i vivi ciò che i mausolei sono per i morti: essi sono spesso testimonianza più dell'orgoglio che del dolore o della virtù.
  • Il cuore dell'uomo è troppo corrotto per essere capace dei sublimi sacrifici che esige l'amicizia.
  • La noia è una malattia di cui il piacere è più spesso la causa che il rimedio.
  • La stima degli stolti è nulla; la stima delle persone intelligenti è poca cosa; la stima delle persone oneste è l'unica della quale ci si possa congratulare con sé stessi.
  • La timidezza si compone dal desiderio di piacere e dalla paura di non riuscirci.
  • Non è cosa da poco saper essere infelice; in confronto,  saper morire non è nulla.
  • Saper mettere in armonia i propri bisogni e le proprie capacità, significa aver trovato la fonte più feconda di ricchezze e di felicità.
  • Si perdona più difficilmente un torto ai propri amici che ai propri nemici.
Michele Colombo
Campo di Pietra 1747 - Parma 1838 - Scrittore e aforista italiano.
Selezione Aforismario
Trattatelli
tradotti dalla lingua malabarica nell'italiana favella, 1820-24
  • Di tutti gli animali qual è il migliore? l'uomo. Ed il peggiore? l'uomo.
  • Dovremmo amar più le avversità che le prosperità: queste vagliono a farci uscir di noi stessi, e quelle vi ci fanno entrare.
  • È peggiore un cattivo filosofo che un idiota. Questi non ragionando lascia sussistere gli errori che ci sono; quegli mal ragionando ne accresce il novero.
  • Il maligno dice male de' buoni; lo sciocco or de' buoni, or de' malvagi; il saggio di nessun mai.
  • Il temere le ingiurie è viltà; il non curarle sciocchezza: il dissimularle prudenza; il vendicarle debolezza; il perdonarle generosità; l'obbliarle altezza d'animo.
  • La bugia è brutta anche quando essa giova: or che sarà quando nuoce?
  • La misura della ricchezza non son gli averi, ma l'uso che l'uom ne fa.
  • Le viziose abitudini sono altrettante catene che ritengono l'uomo in una misera schiavitù. Guardisi dal contrarne veruna chi vuol conservare intera la sua libertà.
  • Se tanto sono gli uomini e allettati dalla bellezza, e disgustati dalla deformità, onde avvien poi, che una gran parte di loro volga le spalle alla virtù, ch'è sì bella; e la faccia al vizio, ch'è sì deforme?
  • Se tu desideri di levarti qualcun dattorno, prestagli danari.
  • Se vuoi chiuder tranquillamente i tuoi occhi quando ti se' coricato, tienli ben bene aperti durante il giorno.
  • Un profondo matematico, un metafisico sublime, un grand'uomo di stato nelle ordinarie conversazioni stanno a disagio, perchè si trovano in un paese dove la lor moneta non corre.
  • Un uom malnato non dimentica un torto che ha ricevuto, per cento piaceri che gli sien fatti; e un uom bennato, per cento torti che gli sien fatti, non dimentica un piacere che ha ricevuto.
  • Vuoi essere e più giusto e più saggio? Spalanca men gli occhi su' difetti d'altrui, ed aprili un po' meglio su' tuoi.
Charles Caleb Colton
1780 - 1832 - Scrittore e aforista britannico.
Selezione Aforismario
Lacon
Molte cose in poche parole rivolte a coloro che pensano
Many Things in Few Words, addressed to those who think 
vol. I 1820 - vol. II 1822
  • Ci sono degli inganni così ben congegnati che sarebbe stupido non cascarvi.
  • Gli esami sono terribili anche per i meglio preparati, perché il più stupido fra gli stupidi può fare domande a cui il più saggio fra gli uomini non è in grado di rispondere. 
  • Gli uomini lotteranno per la religione; per essa polemizzeranno, combatteranno, morranno; faranno tutto... meno che viverla.
  • La calunnia lascia sempre peggio il calunniatore, giammai il calunniato.
  • L'applauso è lo sprone degli spiriti nobili, il fine e la mira dei deboli.
  • L'imitazione è la più sincera delle adulazioni.
  • Molti libri non richiedono di riflettere a chi li legge, e per una ragione molto semplice: essi non fecero tale richiesta a coloro chi li scrissero.
  • Nessuno ama tanto i segreti quanto chi non ha intenzione di mantenerli. 
  • Noi chiediamo un consiglio, ma cerchiamo approvazione.
  • Quando non hai niente da dire, non dire niente; una difesa debole rafforza il tuo avversario, e il silenzio è meno dannoso di una cattiva risposta.
  • Se volete essere conosciuto, e non conoscere, vegetate in un villaggio; se volete conoscere, e non essere conosciuto, vivete in città.
Jean Louis Auguste Commerson
Parigi 1802 - 1879 - Scrittore, aforista, drammaturgo e giornalista francese.

Pensieri di un imballatore
Pensées d'un emballeur, 1851
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • Chiedete a Napoléon Landais che cos'è Dio. Vi dirà che si tratta di un dittongo.
  • La filosofia ha questo di utile, che ci consola della sua inutilità.
  • Le brutte donne sono state messe sulla terra per la consolazione dei ciechi.
  • Le città dovrebbero essere costruite in campagna; l’aria lì è più salubre.
  • Preferirei sposare una donna minuta che una grande, per la ragione che tra due mali bisogna scegliere il minore.
  • Una tartaruga merita più stima di certi conservatori reazionari. Almeno la tartaruga cammina.
  • Vivere è ricordarsi.
  • Volete essere molto conosciuti? − Fate dei debiti; − Volete rimanere sconosciuti? − Scrivete versi.
Adrien Decourcelle
Parigi 1821 - Étretat 1892 - Commediografo, drammaturgo e aforista francese.
Selezione Aforismario
Le formule del dottor Gregorio
Les Formules du docteur Grégoire, 1868
  • Angelo: la donna che si sogna. Diavolo: la donna che si ha.
  • Antropofago: un filantropo che va troppo in là.
  • Baro: un signore che non gioca per divertirsi.
  • Biblioteca: troppi volumi e pochi libri.
  • Bontà: una dolce follia, poco contagiosa e dalla quale si guarisce col tempo.
  • Capolavoro: un figlio che si battezza soltanto dopo la morte del padre.
  • Consultare: domandare a qualcuno di essere del nostro parere. 
  • Diplomazia: la via più lunga tra due punti. 
  • Divorzio: valvola di sicurezza della caldaia coniugale.
  • Ghigliottina: piccola finestra che affaccia sull'eternità.
  • Giovinezza: un tesoro che si può avere a ogni età, anche da giovani.
  • Maniaco: un mortale privilegiato che ha una sola follia.
  • Perseveranza: la nobiltà dell'ostinazione.
  • Sentimento: sensazione digerita.
Eugène Delacroix
Saint-Maurice 1798 - Parigi 1863 - Pittore francese
Selezione Aforismario
Diario
Journal, 1822-1863 (postumo 1893-1932)
  • Bisogna, nelle arti, accontentarsi, anche nelle opere migliori, di qualche barlume: sono i momenti in cui l'artista è stato ispirato.
  • Due cose l'esperienza deve insegnare: la prima è che bisogna correggere molto, la seconda che non bisogna correggere troppo.
  • Gli artisti che cercano la perfezione in tutto sono quelli che non possono raggiungerla da nessuna parte.
  • I veri primitivi sono gli ingegni originali.
  • Il nuovo è molto antico, si può anzi dire che è sempre ciò che c'è di più antico.
  • Il segreto della felicità non è nel possesso delle cose, ma nel godimento che se ne trae.
  • Il sentimento dell'unità e il potere di realizzarlo nell'opera fanno il grande scrittore e il grande artista.
  • Non si è maestri che quando si impiega nelle cose la pazienza che esigono.
  • Senza audacia, ed estrema audacia, non vi è bellezza.
  • Sull'autorità, le tradizioni, gli esempi dei maestri. − Non sono meno pericolosi di quanto non siano utili. Fanno traviare o rendono timidi gli artisti, armano i critici di argomenti terribili contro ogni originalità.
Carlo Dossi
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Louis Dumur
Ginevra 1860 - Neuilly-sur-Seine 1933 - Romanziere, poeta e drammaturgo svizzero.
Selezione Aforismario

Piccoli aforismi
Petits aphorismes, 1892
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • Bisogna mentire per essere creduti.
  • Dobbiamo aspettarci di tutto dalla vita e non sperare niente.
  • È preferibile vivere la vita che cercare di comprenderla. A volte riusciamo a viverla, ma non riusciamo mai a comprenderla.
  • Il cuore perdona spesso, la ragione qualche volta, l'amor proprio mai.
  • Il tempo è un fiume la cui sorgente e la cui foce non sono da nessuna parte.
  • La speranza è la morfina della vita.
  • La vita e la donna sono due cose che non bisogna analizzare, se vogliamo amarle.
  • La vita ha almeno questo di originale, che miliardi di persone hanno vissuto senza sapere neppure perché.
  • L'unico argomento che abbiamo per vivere è che viviamo. Ciò è sufficiente in pratica, ma è miserabile in logica.
  • Noi viviamo con la speranza del cambiamento. Le cose passano, noi cambiamo; soltanto il nostro desiderio di altre cose resta.
Una donna intelligente ha milioni di nemici:
tutti gli uomini stupidi. (Marie von Ebner-Eschenbach)
Marie von Ebner-Eschenbach
Zdislavic 1830 - Vienna 1916 - Scrittrice a aforista austriaca.

Aforismi
Aphorismen, 1880
  • Chi non sa nulla deve credere tutto. 
  • Gli schiavi felici sono i nemici più agguerriti della libertà.
  • I veri amici sono rari perché la domanda è minima.
  • Il dolore è il gran maestro degli uomini. Sotto il suo soffio si sviluppano le anime.
  • Il più intelligente cede. Su questa triste verità si basa il dominio mondiale della stupidità. 
  • La gente stupida dice stupidaggini; quella intelligente le fa.
  • L'amore non ha solo diritti, ha anche sempre ragione. 
  • L'amore vince la morte, ma accade che una piccola cattiva abitudine vinca l'amore.
  • L'opinione pubblica è la prostituta fra le opinioni.
  • Nulla separa di più due persone quanto la convivenza.
  • Più di uno crede di avere un buon cuore, invece ha soltanto nervi deboli. 
  • Quando arriva il tempo in cui si potrebbe, è passato quello in cui si può. 
  • Se due hanno fatto bene a sposarsi, alle nozze d'argento è ancora presto per dirlo.
  • Se l'esistenza si considera come un compito, può essere sempre sopportabile.
  • Tu puoi avere pace soltanto se la dai.
  • Una donna intelligente ha milioni di nemici: tutti gli uomini stupidi.
Pietro Ellero
Pordenone 1833 - Roma 1933 - Giurista e aforista italiano
Selezione Aforismario

La tirannide borghese, 1879
  • A chi dice, esservi, oltre la percezione esterna, un sentimento interiore ineffabile, anatema. 
  • Ah, se si potesse trarre alcuna utilità anche da' monumenti e da' cimiteri! 
  • Anche il grado della civiltà d'una nazione, si giudica da' chilometri delle sue strade ferrate e da cotali argomenti. 
  • Anzi il tornaconto è l'unico criterio, con cui giudicare della bontà delle imprese e del pregio delle opere. 
  • Aver debito ai maggiori o ai posteri, modi di dire. 
  • Che non si tratta di principii e d'azioni, ma di spedienti e d'affari. 
  • Considerare, per esempio, fonti di felicità le così dette gioje pure, fole da romanzi. 
  • Del resto non importa tanto essere onesti, quanto onorati. 
  • E chiunque cade nel malanno, non rimproveri altri, che se medesimo. 
  • E i pubblici uffici un passatempo, con un compenso arroto ai medesimi. 
  • E il cercare di redimerla una birboneria. 
  • E la probità sta esclusivamente nel pagare i debiti. 
  • E, quanto alle cose disputabili, fa le veci delle convinzioni individuali l'opinione pubblica.
  • E. se uno muore allo spedale, segno, che lo meritava. 
  • Felice e stimabile unicamente il ricco, e viceversa la povertà un delitto. 
  • Giacché chi è infamato una volta, non aspetti più perdono. 
  • Gli altri, che osano competere col così detto ingegno e colla così detta virtù, gabbamondi. 
  • I così detti istituti pii, quanto meglio sopprimergli e incamerargli! 
  • I vinti hanno sempre torto, e i vincitori ragione. 
  • Il sacrificio di sé, affatto un atto di pazzia. 
  • In luogo del catechismo, mettere in mano ai bimbi subito un libretto della cassa di risparmio. 
  • La gloria e la grandezza, chimere. 
  • La plebe, che intende esser contata per qualche cosa, canaglia.
  • Le lettere e le arti, pur che rappresentino le cose reali cui c'intendiamo, trastulli permessi. 
  • Le mostre universali de' prodotti e delle merci, ecco le vere olimpiadi e i degni areopaghi del tempo. 
  • Le religioni, mere imposture. 
  • Le scienze, che non sieno fisiche e matematiche, ciarle pei gonzi.
  • Lo stato è indubbiamente un patrimonio degli uomini d'affari. 
  • Ma appena appena convien quella che ne' balli e in simili spettacoli si fa per sollazzo. 
  • Mentre unico dovere è il non far male agli altri. 
  • Né giova aver per essa maggiore affetto, che per altri angoli del globo. 
  • Niun servigio, che non sia retribuito. 
  • Non bisogna poi affannarsi per la così detta causa della giustizia o del bene. 
  • Non vi sono altre verità, tranne quelle, che si veggono cogli occhi e si toccano con mano. 
  • Nondimeno, se senza danno de' propri interessi, si può quanto piace divertirsi. 
  • Ognuno pensi a se, e non si curi d'altro. 
  • Oh che bisogno c'è di fare novità, se si sta così bene?
  • Onde interrogare qualche volta la coscienza, raccogliersi nello spirito o contemplar la natura, è senz'altro voglia di far niente. 
  • Patria è dove si soggiorna e si lucra commodamente. 
  • Perché ogni sorta di carità fomenta l'ozio e l'imprevidenza. 
  • Pratici pertanto e tecnici vogliono esser gli studi, e non teorici e classici. 
  • Pur di far danari niun'arte, che stia in riga col codice penale, è riprovevole. 
  • Quantunque non vi sieno altri diletti, che i materiali, e supremo quello di tesaurizzare. 
  • Scopo della vita il guadagno, per arricchirsi chi può, e chi non può per campare. 
  • Sebbene in ogni cosa tanto una persona valga quanti quattrini ha. 
  • Sempre che tengasi a mente, le invenzioni de' poeti e de' gli artefici essere puri vaneggiamenti, quanto le fisime degl'ideologi.
  • Solamente tra le morali e politiche lecita l'economia per ragioni facili a capirsi. 
  • Tanto che, se alcuno stesse per annegare, non occorre punto soccorrerlo. 
  • Teste sventate tutti costoro, che parlano in sul serio di libertà e di popolo, e di altre pari fandonie. 
  • Una sola qualità personale è mestieri pregiare alquanto, la furberia. 
Aforismi morali, 1915
  • Alcuni fatti capitali, indagati nel nostro spirito e per ciò non tangibili, non misurabili e non ponderabili, ma tuttavia suscettibili di un procedimento sperimentale e mercé di questo parimente cerziorabili e innegabili, danno luogo a que' morali assiomi, su cui i cardinali principii della filosofia morale hanno fondamento.
  • Chiunque abbia praticato ciò, che di suo dovere, è già irreprensibile, né più gli si domanda: ma, se per le generosissime qualità del suo animo estollesi sino alla virtù, egli diviene per giunta laudabile ed ammirando.
  • Ciò nonostante, a differenza dell'umiltà, la quale (troppo chinandosi a terra e prosternandovisi) abbassa la dignità personale e nulla produce nel mondo, la modestia, che non è punto nemica dell'ambizione ed è anzi consueto indizio del valore, vuol sempre nel suo stesso ascendere essergli compagna.
  • Ciò premesso, siccome l'uomo nulla fa senza un perché ed applica ogni sua opera ad un qualche intento, è ben ovvio, che nell'intiero corso della sua vita tutte quante le sue opere indirizzar debba ad un fine, che per lui conseguentemente diventa l'ultimo fine.
  • L'uomo, per quanto favorito nelle sue voglie, desidera sempre alcun che di più; e così dal buono sale sale col pensiero al migliore e da questi all'ottimo, cui tuttavia non può cogliere, per quanto ve lo attragga e solleciti: ed eziandio tale insaziabilità de' suoi desiderii prova, qualmente un ideal bene egli abbia ognora innanzi agli occhi della mente.
  • Nella regolarità abituale della condotta e quindi nella costante moderazione degli appetiti e delle voglie avendosi la miglior guarentigia di una vita lunga, sana e lieta, sovviene a tal uopo il precetto della temperanza, intesa ancor questa in latissimo senso.
  • Non vi è cosa, che più all'uomo importi ed a cui sventuratamente meno egli pensi, quanto il conoscer sé stesso, il suo destino, lo scopo della sua esistenza e la miglior maniera di avverarlo.
  • Or, se l'uomo ama sé stesso e tende al bene, di che non è a dubitare, ei deve amarsi di un amore verace e tendere ad un verace bene; cioè a quello, che sia tale realmente e gli rechi maggior vantaggio: altrimenti egli odierebbe sé stesso e vorrebbe il suo danno.
  • Qualunque scopo prefiggasi l'uomo nelle sue azioni, previa la dirittura delle medesime, egli dee restarvi fermo, sia per poternelo definitivamente conseguire, sia per cattivarsi l'altrui fiducia e sia per menomare con l'incostanza la sua stessa serietà.
Xavier Forneret
Beaune 1809 - 1884 - Scrittore, poeta e aforista francese.

Senza titolo
Sans titre - Par un homme noir blanc de visage, 1838
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • Durante il Carnevale, l'uomo mette sulla propria maschera un volto di cartone.
  • Il Genio è come il diamante: brilla nell'ombra.
  • Il sorriso dell'uomo è una speranza delusa. 
  • La cortigiana è quella che dona ciò che non ha mai avuto: il suo cuore.
  • La tristezza è poesia, tutte le volte che la tristezza è senza ragione. 
  • L'amor proprio è la serratura del cuore dell'uomo, l'adulazione ne è la chiave.
  • L'uomo ha nel corpo un costume di Arlecchino: la sua anima.
  • Spesso non si è degni del pensiero che si ha.
Un altro anno di Senza titolo
Encore un an de Sans titre - Par un homme noir blanc de visage, 1840 
  • La nebbia è la civetteria del sole.
  • "Donna" dovrebbe essere l'ultima parola di un moribondo e di un libro.
Cespugli di pensiero
Broussailles de la pensée - De la famille de « Sans titre », 1870 
  • I sogni sono le uniche realtà della vita.
  • Un ombrello aperto è un bel cielo chiuso.
Johann Heinrich Füssli
Zurigo 1741 - Putney Hill 1825 - Scrittore e pittore svizzero.

Aforismi sull'arte
Aphorismen, 1788-1818 (postumo 1831)
  • Il genio senza vocazione è un torrente tumultuoso: inonda tutto, e alla fine s'impaluda.
  • Il prezzo dell'eccellenza è la fatica, e quello dell'immortalità è il tempo.
  • Il tempio dell'espressione, come quello della religione, ha un portico e un santuario; il primo è frequentato da tutti, l'altro ammette solo i suoi adepti.
  • La mediocrità è sempre presuntuosa.
  • Le lezioni della delusione, dell'umiliazione e dell'errore colpiscono più a fondo di quelle di mille maestri.
  • L'eccellenza dell'esecuzione non può compensare la mediocrità della concezione.
  • Lo sfarzo è il rifugio dei mediocri.
  • Non aspettatevi religiosità alcuna in epoche in cui è più facile incontrare un santo che un uomo, né alcuna arte in cui gli artisti sono più numerosi dei muratori.
Aristide Gabelli
Belluno 1830 - Padova 1891 - Pedagogista e aforista italiano.
Selezione Aforismario

Pensieri, 1886
  • Chi disse vox populi vox dei, o mirava a imbrogliare le carte adulando il volgo, o aveva di Dio un'idea molto infelice.
  • I popoli, al pari degli individui, tanto possono quanto sanno.
  • Il credersi da molto è la prima delle condizioni per diventare da qualche cosa.
  • Il modo più sicuro di distruggere consiste nell'edificare.
  • Il mondo giudica gli uomini non dalle prove, ché non ha il tempo di ricercarle, ma dalle apparenze, onde poco basta a passare per una perla e pochissimo per un briccone.
  • In gioventù vivere è godere, nella virilità lavorare, al di là di questa aspettar la morte.
  • La fede nelle cose del mondo è il conforto dei giovani e la fede in Dio quello dei vecchi.
  • La modestia deriva o dal non conoscere il proprio valore o dal fingere di ignorarlo, vale a dire è o ignoranza, o ipocrisia. Nondimeno, siccome lusinga molto l'amor proprio degli altri, passa per una gran virtù.
  • La più gran soddisfazione che si possa dare al prossimo e che poi senza nessun dubbio ci procura le maggiori lodi, è quella di morire.
  • L'usanza comune a molti letterati di disprezzare il mondo moderno, è una maniera dissimulata di presumersi degni di un altro migliore.
  • Non c'è che un solo modo di serbarsi sempre fedeli alle stesse opinioni, rimanere tutta la vita fanciulli.
  • Non c'è istituzione, per quanto cattiva, che non sia resa tollerabile dai buoni costumi, e non ce n'è una tanto buona, che non rimanga guasta dai cattivi.
  • Per comprendere quanto il mondo sia buono basta osservare, quanto si meravigli d'ogni atto onesto.
  • Poiché la lingua è lo specchio del pensiero, indagare il preciso significato delle parole è mettere chiarezza nelle proprie idee.
  • Un bel viso ci fa credere a tutti i pregi e a tutte le virtù, lasciandoci meravigliati di vederle sparire con lui e qualche volta prima di lui.
  • Una giornata nella vita dei popoli è una battuta di polso in quella degli individui.
Johann Wolfgang Goethe
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Friedrich Hebbel
Wesselburen 1813 - Vienna 1863 - Poeta e drammaturgo tedesco.
Selezione Aforismario

Diari
Tagebücher, 1835-1863 (postumo 1885-87)
  • Adesso si vive dell'arte di spendere la lira che il prossimo ha in saccoccia.
  • Alcune persone credono in un Dio, in un'immortalità perché non s'attentano d'opporsi a un'idea così terribile.
  • Alla gioventù si rimprovera spesso di credere che il mondo cominci appena con essa. Ma la vecchiaia crede anche più spesso che il mondo cessi con lei. Cos'è peggio?
  • Buttarsi intorno il dolore come un mantello.
  • C'è della gente che si consolerebbe persino della fine del mondo, purché essi l'avessero preannunziata.
  • Chi conta le sue gocce di sudore, non conterà mai denaro.
  • Chi tratta dei segreti della trinità, almeno almeno non può dire che egli espone matematica.
  • Dio, prima della creazione, era a sé stesso un segreto: dovette creare per conoscersi.
  • Durante il terremoto nessuno guarda una galleria artistica.
  • Grande idea quella della religione cattolica che gli uomini importanti siano qualcosa agli occhi della divinità, e possano influirvi con la mediazione.
  • Il gusto di un popolo non precede mai il genio, ma di continuo gli zoppica dietro.
  • Il mondo non vuole salvezza, vuole un salvatore: l'intermediare è il suo bisogno più specifico.
  • La bestialità s'è infilata dei guanti sulle zampe. Questo è il risultato di tutta la storia universale.
  • La massa non fa nessun progresso.
  • La vita dei più è una fuga fuor da sé stessi.
  • La vita è per i più un affare.
  • La vita è soltanto un'altra morte. Il principio della vita, non la fine, è la morte.
  • La vita non è mai qualcosa; è solo l'occasione a qualcosa.
  • L'argomento principale contro l'esistenza di Dio è che ci manca il sentimento assoluto della nostra immortalità.
  • L'uomo è ciò che egli pensa.
  • L'uomo è un cieco che sogna di vedere.
  • Nel cuore di alcuni lirici pare abbia nido un cuculo invece di un usignolo.
  • Ogni opera d'arte la sai quando ti diventa facile; quella dello scrivere quando ti diventa difficile.
  • Ogni ubriacone è la temperanza stessa, quando beve acqua.
  • Qualche libro lo si legge col sentimento di fare un'elemosina all'autore.
  • Romanzi d'amore − pasticche di sospiri.
  • Scrivere romanzi è un buon affare quando si è ammogliati con la critica.
  • Se alcuni fossero stati già creati, avrebbero impartito consigli a Dio per la creazione.
  • Se ti seduce un lumicino, seguilo. Ti conduce nella palude? certo tu ne esci; ma se non lo segui, per tutta la vita ti martoria il pensiero che esso forse poteva essere la tua stella.
  • Si dice che il mondo sia fatto dal niente. Molto probabilmente è fatto dalla merda.
  • Si può conquistare il mondo non solo come capitano, sottomettendolo, ma anche come filosofo, penetrandolo, e come artista, accogliendolo in sé e rigenerandolo.
  • Si può passeggiare con una pistola carica, si può passeggiare con una pistola scarica, ma non si può passeggiare con una pistola che non si sa se sia carica o scarica.
  • Star seduti in tutti i casi toglie il pericolo di cadere.
  • Un uomo che pianga bisogna trasformarlo subito, con uno schiaffo, in un furibondo.
Émile Henry
Barcellona 1872 - Parigi 1894 - Anarchico francese

Aforismi di un terrorista
Pensées, 1896 (postumo)
  • Amo tutti gli uomini nella loro umanità e per quello che dovrebbero essere, ma li disprezzo per quello che sono.
  • C’è un solo partito nella storia del progresso umano, è il partito del movimento.
  • L’odio che non poggia su una bassa invidia, ma su un sentimento generoso, è una passione sana e potentemente vitale.
  • Più amiamo il nostro sogno di libertà, di forza e di bellezza, più dobbiamo odiare ciò che si oppone al suo avvenire.
  • Quanti esseri hanno attraversato la vita senza mai svegliarsi! E quanti altri si sono accorti che stavano vivendo solo per il monotono tic-tac degli orologi!
  • Tra la beatitudine dell’incoscienza e l’infelicità di sapere, io ho scelto.
  • Una volontà che si spinge fino al suicidio può generare una dedizione definitiva e senza speranza.
  • Vi è un diritto che prevale su tutti gli altri, è il diritto all’insurrezione.
César François Adolphe d'Houdetot
1799 - Le Havre 1869 - Scrittore e aforista francese.
Selezione Aforismario

Dieci spine per un fiore
Dix épines pour une fleur - Petites pensées d'un chasseur a l'affut, 1853
  • A che serve, in una casa, lo spirito di una donna? A far passare suo marito per uno sciocco.
  • A un uomo si domanda l'amicizia per ottenere un po' di meno; a una donna per ottenere un po' di più.
  • È così dolce essere amati, che ci accontentiamo anche dell'apparenza.
  • I chiacchieroni sono i più discreti di tutti gli uomini: parlano, parlano e non dicono niente.
  • In amore comanda di diritto chi ama di meno.
  • La bugia inganna soltanto chi la dice.
  • La modestia sincera è un suicidio: si è sempre creduti sulla parola.
  • L'esperienza ha l'utilità di un biglietto della lotteria dopo l'estrazione.
  • L'invidia somiglia molto all'amore: essere invidiato è quasi essere amato.
  • Non si osa offendere più chi perdona sempre.
  • Tutto ciò che possiamo ragionevolmente chiedere al prossimo è di non farci del male inutilmente.
  • Un parente povero è sempre un parente lontano.
Joseph Joubert
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Charles Lemesle
1794 - ? - Scrittore francese

Misophilanthropopanutopies
1833 - [Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • Certe donne calcolano la salute di un uomo come un usuraio l'interesse d'un capitale.
  • Gli uomini che pensano sempre ciò che dicono hanno il torto di credersi in diritto di dire sempre ciò che pensano.
  • I diritti degli altri sono pretese; le nostre pretese sono diritti.
  • Il coraggio non è che l'attitudine o l'abitudine di chiudere gli occhi all'occorrenza.
  • La condicio sine qua non della saggezza e della felicità, è una buona digestione.
  • La maggior parte delle donne non stimano gli uomini che per la loro forza fisica e la loro debolezza morale.
  • La preghiera è un'empietà.
  • La ragione ha delle illusioni senza le quali essa perde tutto il suo gusto.
  • La scienza della felicità è tutta negativa: respingiamo ciò che la distrugge, ma non cerchiamo ciò che la costituisce.
  • Le donne amano molto i coraggiosi, ma ancor di più gli audaci.
  • Lo sciocco prova piacere nel rendersi incomprensibile tanto quanto l'uomo di spirito a farsi comprendere.
  • L'uomo davvero ragionevole è quello che sa donare alla ragione tutta la forza della necessità.
  • Non si ha torto quando si ha torto, ma quando non si è capaci d'insinuare o imporre agli altri l'idea che si ha ragione.
  • Per un uomo abituato a vivere di illusioni, la ragione è l'avvoltoio di Prometeo.
  • Si fanno le regole per gli altri, e delle eccezioni per sé stessi.
  • Si ragiona sempre male quando si ha paura, e non si ha mai paura quando si sa ben ragionare.
  • Spesso la timidezza rende l'uomo di spirito amabile: il suo effetto sullo sciocco è solitamente di renderlo stupido.
Giacomo Leopardi
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Pierre-Marc-Gaston de Lévis
Parigi 1764 - 1830 - Politico e moralista francese.

Massime e riflessioni
Maximes et réflexions sur divers sujets de morale et de politique, 1808
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • È dell'amore come di quelle montagne aguzze la cui cima non offre spazio di ristoro; appena si è saliti, bisogna scendere.
  • E più facile giudicare l'intelligenza di un uomo dalle sue domande che dalle sue risposte.
  • Il mondo è talmente corrotto, che si acquista la reputazione di persona perbene limitandosi a non fare del  male.
  • Il tempo logora l'errore e leviga la verità. 
  • La generosità perdona, e l'imprudenza dimentica.
  • La noia è una malattia di cui il lavoro è un rimedio; il piacere non è che un palliativo.
  • La paura governa il mondo, e la speranza lo consola.
  • La rassegnazione sta al coraggio come il ferro all'acciaio.
  • La virtù è il trionfo della generosità sull'interesse.
  • L'invidia rivela la mediocrità; i grandi caratteri non conoscono che le rivalità.
  • L'orgoglio respinge il dubbio, la ragione gli dà il benvenuto.
  • Noblesse oblige. (La nobiltà obbliga).
  • Non si ama più quando i sacrifici costano; si ama poco quando ci si accorge di farne.
  • Si può amare più di una volta, ma non la stessa persona.
  • Siate migliori e sarete più felici. Ecco la più potente lezione di morale, perché è fondata sull'interesse.
  • Tutto ciò che le donne possono ragionevolmente promettere, è di non cercare occasioni.
  • Tutto è relativo, eccetto l'infinito.
Multatuli
(Eduard Douwes Dekker) Amsterdam 1820 - Nieder-Ingelheim 1887 - Scrittore olandese
Selezione Aforismario

Idee
Ideeën, 1862-1877
  • Ascolta un consiglio. Eccolo: non ascoltare nessun consiglio.
  • Ci risentiamo di più con gli altri perché conoscono i nostri errori, che con noi stessi perché li commettiamo.
  • Credi e piegati; o altrimenti ripudia e sta a testa alta.
  • Due ragazzi caddero in acqua. "Per bontà di Dio" uno fu salvato. L'altro annegò. Per cattiveria di Dio?
  • Gesù è stato crocifisso tre volte. Una volta dai giudei, più tardi dai suoi biografi, infine dai cristiani stessi. Non ha mai avuto nemici più malvagi di questi ultimi.
  • Gesù incontrò un vangelo e chiese: chi sei?
  • I credenti tiepidi non si cimentano con la fatica del dubbio. Solo in un'alta misura di religiosità interiore si può trovare il coraggio di rinnegare l'esistenza di Dio.
  • Il primo che riuscì a elevare la "fede" a virtù, dev'essere stato un temerario.
  • La fede è sonno. Il dubbio è brama. La ricerca è opera. Il numero degli operai è scarso.
  • La missione dell'uomo è di essere uomo.
  • La religione è il carcere volontario dell'intelligenza.
  • La religione è superstizione.
  • Le illusioni perdute sono verità ritrovate.
  • L'umiltà è un modo pusillanime di brillare un poco.
  • Nessuna disgrazia è più facile da sopportare della disgrazia del vicino.
  • Non dubitare di nulla è il mezzo più sicuro per non sapere mai niente.
  • Pregare è pazzia.
  • Scrivere è prendere l'impronta dell'anima. 
  • Se fossi Dio, non potrei soffrire le persone pie, e non darei mai la beatitudine a chi vi aspira con un briciolo di virtù e tanta insistenza.
Friedrich Nietzsche
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Paul Rée
Bartelshagen 1849 - Celerina 1901 - Aforista tedesco.
Selezione Aforismario

Osservazioni psicologiche
Psychologische Beobachtungen, 1875
  • Ci viene impartito l'insegnamento religioso alla stessa età in cui abbiamo le malattie infettive.
  • Dai preti si esige che debbano avere un determinato sentimento, in un determinato momento e in un determinato luogo: essi debbono simulare.
  • Dovremmo noi essere condannati da Dio agli eterni tormenti dell'inferno perché la nostra capacità di giudizio che deriva da Dio trova la rivelazione divina oscura e non degna di fede?
  • Fede e incredulità non sono qualità morali, bensì opinioni.
  • Gli ortodossi odiano gli spiriti liberi perché temono di essere considerati da loro degli sciocchi.
  • I pericoli e le donne, come i guai, non devono essere trattati con timidezza.
  • I preti sostengono la religione perché la religione li sostenta.
  • Il carattere dei preti appare più oscuro del carattere degli altri uomini perché si staglia su uno sfondo più chiaro.
  • La credenza religiosa di frequente non scaturisce dalla semplicità del cuore, bensì dalla semplicità della testa.
  • La nostra invidia è sempre più grande della felicità di chi è invidiato.
  • La paura è la madre della fede e l'abitudine la sua balia.
  • La religione (mi ha detto una brutta fanciulla) all'occasione è necessaria per difendersi dalla disperazione, per esempio quando si è brutti.
  • Le azioni migliori hanno spesso viscere disgustose.
  • Le donne si arrenderebbero più rapidamente se non temessero di sminuirsi agli occhi del loro seduttore.
  • Le nostre speranze ci rendono felici, finché non si avverano.
  • Lo Stato si interessa solo dell'utilità, non della verità delle religioni; la filosofia, al contrario, si interessa solo della loro verità e non della loro utilità.
  • Molti si vantano della propria mancanza di vanità.
  • Non ci riterremmo immortali se ci facesse comodo la convinzione opposta.
  • Ognuno biasima l'adulatore, ma nessuno può farne a meno.
  • Poiché abbiamo l'interesse a credere all'immortalità per desiderio di felicità, dovremmo essere diffidenti nei confronti della verità obiettiva di questa fede.
  • Se non si può più amare, allora si pensa di sposarsi.
  • Si confessano le proprie stoltezze per indicare che si è sufficientemente intelligenti per accorgersene.
  • Solo un piccolo numero di preti si occupa di più del contenuto della religione che degli stipendi e più della giustizia divina che del concistoro.
  • Uomini sciocchi giungono presto alle cariche e agli onori, perché nessun talento li distoglie dalla loro attività.
Jules Renard
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Charles Augustin de Sainte-Beuve
Boulogne-sur-Mer 1804 - Parigi 1869 - Critico letterario e scrittore francese.
Selezione Aforismario

I miei veleni
Mes poisons, 1926 (postumo)
  • C’è un grado di gioie e di diletti che occorre nascondere, pena l’offesa dell’umanità, che se ne vendica infamandovi.
  • Che mistero, dunque, la vita! Diventa più difficile e si sente che si complica di più a mano a mano che si va avanti e che essa sembra più spoglia e più viva.
  • Ciò che ha fatto la loro felicità diverrà strumento del loro supplizio.
  • Dire ad alta voce di certe persone che le si disprezza è non disprezzarle abbastanza. Solo il silenzio è il sovrano disprezzo. – E quello che dico qui è già troppo.
  • La raffinatezza di gusto è artificiale nell’uomo, come tante altre cose eccellenti, che sono esse pure creazioni artificiali. Se s’insiste troppo su di essa e la si coltiva allo stato puro, come se fosse un’essenza, essa corre il rischio di diventare preziosa e manierata. La cosa migliore, per mantenerla al contempo squisita e naturale, è ritemprarla di tanto in tanto (in sordina) nella buona grossolanità sensuale. Così hanno fatto tutti i veri raffinati.
  • Ne sono convinto da molto tempo. Nelle nostre critiche, giudichiamo noi stessi più che gli altri.
  • Non basta dire ad alta voce, di certa gente, che la si disprezza. Il silenzio soltanto è sovrano disprezzo. − E quello che ho detto qui è già troppo.
  • Sarebbe aver conseguito una grande vittoria nella vita saper restare sempre perfettamente naturali e sinceri con se stessi, credere di amare solo quello che si ama davvero e non prolungare per amor proprio e per vana emulazione passioni già spirate in noi: mancando un ascolto attento di se stessi, per la maggior parte degli uomini la seconda metà della vita si dilegua e si lascia sfuggire il proprio vero senso e al tempo stesso la propria ultima felicità.
  • Spesso una donna brutta è più civetta di una bella; la prima provoca gli uomini e l'altra li aspetta.
  • Succede per la donna come per l'ostia consacrata: il credente ci vede Dio in persona, gli scettici solo un pezzo di pane senza lievito.
  • Tranne per alcune eccezioni, l’umanità è sempre e ovunque la stessa, cattiva, grossolana o corrotta. Ma ognuno crede che ciò sia cominciato solo dal momento in cui l’ha scoperto, e ci si illude che ci sia modo in futuro di ricondurla a miglior stato, il quale non è mai esistito. È una pura illusione ottica da parte dello spettatore.
  • Voglio, sì, l'erudizione, ma una erudizione governata dal giudizio e organizzata dal gusto.
Lou von Salomé
San Pietroburgo 1861 - Gottinga 1937 - Scrittrice e psicoanalista russa di origine franco-tedesca

Libro domestico di Stibbe
1882
  • I pensieri della donna nascono dal cuore e maturano nella vita.
  • La consolazione di un dolore inconsolabile sta nella sua grandezza.
  • La donna non muore d'amore, ma si spegne per mancanza d'amore.
  • La pena più grande è odiare se stessi.
  • La religione è il sogno di felicità dell'umanità.
  • L'amicizia tra persone di sesso diverso è una nobile pianta artificiale, ma richiede doti da giardiniere.
  • L'amore più grande è quello nato dall'amicizia, e l'amicizia più grande è quella che si sviluppa dall'amore.
  • Ogni amore mira alla tragedia.
  • Si è più sinceri con gli altri che con se stessi.
  • Tutti sono abbastanza intelligenti da riconoscere la propria stupidità, ma non tutti abbastanza onesti per farlo.
Arthur Schopenhauer
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Iginio Ugo Tarchetti
San Salvatore Monferrato 1839 - Milano 1869 - Scrittore italiano.

Pensieri, 1869
  • A che scopo dolerci delle donne? Noi possiamo mostrare loro di conoscerle, di saperle apprezzare nel loro valore, di tenerle anche in ispregio; esse sono tuttavia ben certe che noi le ameremo sempre.
  • Ciò che gli uomini amano ed ammirano sopratutto nella donna, senza saperlo, è la loro fatuità.
  • Comprendere la vanità e il ridicolo delle cose del mondo è somma sapienza; riderne è somma forza.
  • Confessare altrui i propri difetti è assai meno doloroso che confessarli a sè stessi.
  • Diffidate degli uomini che non hanno passioni.
  • Gli uomini giocano colla loro felicità come i fanciulli, perduta la rimpiangono come uomini. L'idea della felicità negli uomini non può esser derivata che dalla memoria d'un bene trascorso o dal presentimento di un bene avvenire - in una vita antecedente o in una vita futura - giacchè non vi è nulla quaggiù d'onde essi abbiano potuto attingere questo concetto.
  • Gli uomini non ripongono mai la loro felicità in ciò che sono, ma in ciò che sperano di divenire; e non so se sia per questa illusione che essi non possono mai raggiungere la felicità, o se, appunto perché sanno di non poterla mai raggiungere, la ripongono volentieri in questa illusione.
  • Gli uomini portano una maschera - le donne due.
  • I pensatori e i filosofi di tutte le epoche e di tutti i paesi parlano dei loro tempi, come di tempi eccezionalmente scellerati. È logico arguire che gli uomini siano stati scellerati in ogni tempo.
  • I prosperi e i fortunati sono raramente, o male, uomini religiosi. Gli sventurati soltanto corrono a gettarsi ai piedi degli altari e cercano nella speranza d'un'esistenza futura un compenso ai mali di questa. Io mi sono spesso rivolto una domanda angosciosa: È l'agiatezza che rende i prosperi ingrati alla divinità, o è la sventura che ha creato ai miseri il bisogno di fabbricarsi questa chimera e di credervi? La fede - poichè ella è solo degli infelici - non sarebbe che un inganno creato dalla sventura?
  • Il legame più potente che ci unisce alla donna è quello della maternità.
  • In molta parte delle donne la resistenza è vanità, o mancanza d'opportunità, o artificio; prova evidente di ciò, che cedono quasi sempre alla sorpresa.
  • La bontà nella donna è debolezza, nell'uomo carattere; però più frequente in quella che in questo.
  • La donna è un capolavoro abortito, il grande errore della creazione.
  • La giustizia di sè è nell'istante, quella degli uomini nel tempo, quella di Dio nell'eternità.
  • La grandezza è solitaria. Si direbbe anzi che la solitudine è condizione della grandezza.
  • La malignità è cattiveria impotente.
  • La nostra società ha fatto della donna un puro strumento di piacere. Ogni donna non è considerata oggi mai che sotto questo punto di vista. Esse stesse mostrano di non considerarsi sotto un aspetto diverso. Non si pretende da esse nè ingegno, nè virtù, nè amicizia, non si chiede che dell'amore e del piacere. Apprezzamento triste e degradante che esse tuttavia non temono, o non comprendono.
  • La prudenza è la maschera dell'astuzia. - O nessuna delle due è virtù, o entrambe.
  • L'amore è Dio, Dio è l'universo, e l'universo è amore.
  • Le donne hanno interesse a mostrarsi incapaci di sentire l'amicizia; mettono gli uomini nella necessità di non chieder loro che dell'amore.
  • Le donne non annettono teoricamente alla loro virtù un atomo di quella importanza che vi annettono gli uomini semplici e coscienziosi. Esse conoscono meglio di noi il valore di ciò che danno. È difficile che un uomo onesto possa essere tanto ammirato e desiderato da esse come un libertino.
  • Le donne non hanno un carattere proprio finchè non amano; non hanno che un istinto provvidenziale di piegarsi, d'informarsi a quello dell'uomo. Per ciò esse sono quasi sempre quali gli uomini le fanno.
  • L'essenza di tutti i libri, di tutte le tradizioni, di tutte le storie, si riduce a questo: una moglie che inganna il marito, un marito che inganna la moglie, o una moglie e un marito che si ingannano a vicenda.
  • L'ingenuità nella donna è più pericolosa della malizia.
  • L'uomo può portare nei suoi affetti, nei suoi doveri, nelle sue azioni, molte forze che la
  • Mi avviene talora di trovare una data, un nome o un pensiero, o inciso su corteccia di albero, o scritto su parete o su margine di libro, come troverei una croce o una lapide che mi additasse una solitaria sepoltura, ma con una commozione più dolce e più confortante.
  • natura non ha dato alla donna. Il difetto essenziale della donna è l'incompletazione, dell'uomo l'esuberanza.
  • Nelle religioni di tutti i paesi, nelle tradizioni di tutti i popoli la prima notizia che si ha della donna accenna ad una seduzione. Le tradizioni bibliche sono in ciò piene di molta sapienza. La prima donna si fa sedurre, la prima volta, dal più vile degli animali, da un rettile.
  • Non si arriva alla fede che per una sola via, per quella del dolore.
  • Non tutte le ingratitudini che si commettono dagli uomini debbono imputarsi esclusivamente alla loro volontà. Occorrono molte circostanze nella vita, in cui la natura o la società ci costringono ad essere ingrati, e sono assai rari quei casi in cui noi possiamo emettere un giudizio sincero e coscienzioso sopra un atto d'ingratitudine; poichè è questa fra tutte le azioni dell'uomo quella che è mossa da cause più molteplici e più imperscrutabili.
  • Non vi è uomo sì abbietto, che non vi possa esser donna più abbietta di lui; non vi è uomo sì nobile, che non vi possa esser donna più nobile.
  • Per quanto ci è dato argomentare dalla festività e dalla quiete apparente di tutti gli animali, il dolore morale sembra retaggio esclusivo dell'uomo. E suo retaggio esclusivo sono quindi il riso ed il pianto; d'onde parci poter dedurre che il sorriso non sia meno delle lacrime un'espressione del dolore.
  • Pochi e grandi dolori fanno l'uomo grande, piccoli e frequenti l'impiccioliscono; un fiotto lava la pietra, una serie di goccie la trapassa. Allora si ha incominciato realmente a soffrire, quando si ha imparato a tacere il proprio dolore.
  • Quasi tutti i grandi uomini non hanno sentito potentemente nè gli affetti, nè i vincoli della famiglia, perchè la loro mente e il loro cuore avevano di mira tutta quanta l'umanità. Cristo rispondeva a sua madre: «donna, che v'ha di comune tra me e te?»
  • Quella misteriosa espiazione che tutti sentono di subire nella vita, diventa sempre più attiva e più travagliosa, quanto più la vita stessa si avvicina al suo termine - o sia che l'espiazione affretti e addolori di più il termine della vita, o che il volgersi più rapido della vita al suo fine rincrudisca esso stesso la espiazione.
  • Questo amore che si rafforza col progredire della vita, e sembra tanto più ingigantire quanto più si distacca da essa, ci fa fede della sua continuazione al di là della morte. Il dolore che accompagna il morire, il rimpianto che lo segue, il desiderio che lasciamo di noi morendo sembrano dirci che una sola cosa portiamo con noi dalla terra, l'amore.
  • Secondo l'ordine naturale delle cose nessuno muore ad un tratto, ma la natura (ove non le sia fatta violenza) ci distacca essa medesima dalla vita come un frutto maturo; ed è sì valente in questa bisogna che spesso ce ne infastidisce per modo da farci anelare alla morte come ad una dolcezza.
  • Si suol dire che l'amore non mira che al possedimento e che con esso finisce, e non si distingue tra la passione e l'amore. È la passione che si uccide col possedimento, ma l'amore incomincia con esso e perdura. L'una cosa è dei sensi, l'altra dell'anima. Si dovrebbe dire degli amanti: si piacciono - dei coniugi: si amano.
  • Strana cosa! Gli uomini piangono spesso del ridicolo.
  • Tutte le intelligenze superiori, tutte le nature superiori sono isolate - l'aquila vive sola, il leone solo.
  • Tutti i mali della società dipendono da ciò, che si amano le donne o troppo o troppo poco.
Edmond Thiaudière
Gençay 1837 - 1930 - Scrittore e aforista francese.

La preda del Nulla
Note di un pessimista
La Proie du Néant. Notes d’un Pessimiste, 1886-1928 
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • Azione e reazione, flusso e riflusso, composizione e decomposizione, equilibrio instabile... è tutto il sistema del Mondo. 
  • Checché se ne dica, l'uomo è un animale irragionevole, ma, fortunatamente per il suo amor proprio, la donna lo è ancor di più. 
  • Ciò che differenzia maggiormente gli umani dagli altri animali, non è la ragione (ce ne sono più ragionevoli di lui), è la sua incostanza.
  • Di ciò che non è nulla in sé, l'illusione fa il nostro tutto.
  • Imperioso per temperamento, servile per interesse: questo è l'uomo!
  • La giustizia divina non è che un sogno sublime dell'uomo.
  • La migliore prevenzione contro la vanità è l'orgoglio.
  • La virtù che si ignora è due volte virtù.  
  • L'inizio della saggezza è di essere severi con sé stessi e indulgenti con gli altri. 
  • L'ordine è l'eterna legge dell'Infinito, il grande fattore dell'Universo, la divinità suprema. 
  • Perché una donna non ceda alla tentazione, è necessaria la combinazione di queste due cose: primo, che la donna sia molto forte; secondo, che la tentazione sia molto debole.
  • Quello che sembra ingiusto quando soffriamo, ci sembra giusto quando siamo noi a far soffrire. 
  • Tutti noi abbiamo la grave tendenza a considerare i nostri difetti come delle qualità e le qualità e degli altri come difetti. 
Niccolò Tommaseo
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Alfred de Vigny
Loches 1797 - Parigi 1863 - Scrittore, drammaturgo e poeta francese.

Diario di un poeta
Journal d'un poète, 1867 (postumo)
[Traduzione dal francese di Giovanni Soriano]
  • Ciascun uomo è l'immagine di un'idea dello spirito generale.
  • Gli attori sono ben felici, hanno una gloria senza responsabilità.
  • Ho troppa stima per Dio, per temere il diavolo.
  • Il cristianesimo è un eterno camaleonte. − Si trasforma di continuo.
  • Il cuore ha la forma di un'urna. È un vaso sacro tutto colmo di segreti.
  • Il mondo ha l'andatura di un sciocco, esso avanza dondolando mollemente tra due assurdità: il diritto divino e la sovranità popolare.
  • Il temperamento ardente, è l'immaginazione dei corpi.
  • La noia è la malattia della vita. Uno si fa degli ostacoli per saltarli.
  • La parola più difficile del linguaggio da pronunciare e da usare appropriatamente, è io.
  • La ragione offende tutti i fanatismi.
  • La reputazione non ha che una cosa buona, permettere d'aver fiducia in sé stessi e dire apertamente tutto il proprio pensiero.
  • L'amore è una bontà sublime.
  • L'onore è la poesia del dovere.
  • L'umanità forma un interminabile discorso di cui ogni uomo illustre è un'idea.
  • L'unico bel momento di un'opera è quello in cui la si scrive.
  • Non è una colpa cercare la verità, ma lo è l'affermarla prima d'averla trovata.
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Note
Se sei interessato alla scrittura aforistica, su Aforismario trovi una pagina dedicata alla storia dell'aforisma, con definizione, caratteristiche e curiosità di questo affascinante genere letterario.

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