2015-12-28

Baltasar Gracián y Morales - Aforismi e massime di saggezza

Selezione dei migliori aforismi e delle frasi più significative di Baltasar Gracián y Morales (Belmonte de Gracián 1601 - Tarazona 1658) scrittore e filosofo spagnolo. Entrato presto nella compagnia di Gesù (1619), svolse mansioni di predicatore e di professore in parecchi collegi dell'ordine. Il prestigio acquisito con la diffusione delle prime opere non lo dispensò da critiche e sanzioni da parte dei gesuiti dopo la pubblicazione, senza il placet dei superiori, de Il Criticone (EI Criticon, 1651-57), grande romanzo in chiave allegorico-morale che costituisce il suo capolavoro. L'esilio a Graus, l'asprezza delle polemiche, e, infine, la reintegrazione nelle cariche ecclesiastiche furono gli eventi dei suoi ultimi anni. Altre opere importanti di Gracián sono: L'Eroe (1637), Il Politico (1640), Il Saggio (1646). La maggior parte delle citazioni di Baltasar Gracián presenti in questa pagina sono tratte dal celebre Oracolo manuale e arte di prudenza (1647), che ebbe presto un notevole successo in tutta Europa. Si tratta di una raccolta di massime di saggezza e di consigli sulla migliore condotta da seguire nelle diverse situazioni della vita; massime e consigli che sono validi ancora oggi. Come scrive Gracián: "Nessuno è tanto perfetto da non aver bisogno qualche volta di ammonimenti. Ed è uno sciocco senza rimedio colui che non li ascolta. Anche il più spregiudicato deve accettare un amichevole avvertimento; nemmeno la dignità sovrana deve escludere una certa docilità. Vi sono uomini che non ammettono rimedio perché si mostrano inaccessibili a tutti, e così vanno alla rovina perché nessuno osa farsi avanti a trattenerli".
Baltasar Gracián y Morales (1601-1658) scrittore e filosofo spagnolo.
Il saggio
El Discreto, 1646

La maturità di giudizio si riconosce dalla difficoltà di credere. Credere è cosa molto comune.

Oracolo manuale e arte di prudenza
Oráculo manual y arte de prudencia, 1647
Selezione Aforismario

All'uomo prudente giovano più i nemici che allo sciocco gli amici.

Anche nel voler apprendere occorre misura, se non si vogliono saper male le cose.

Andare contro corrente rende tanto difficili le delusioni quanto facili i pericoli.

Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

Bisogna parlare come si parla quando si fa testamento: meno parole, meno contestazioni. 

Bisogna vedere e udire, ma saper tacere.

C'è chi si fa un punto d'onore della propria balordaggine e una volta che ha incominciato a sbagliare, immagina che insistere nell'errore sia prova di costanza.

C'è chi stima i libri dal loro peso, quasi che si scrivesse per fare esercizio di braccia più che di ingegno.

C'è sempre tempo per lanciare una parola, ma non sempre per riprenderla.

Chi comunica i propri segreti a un altro ne diventa schiavo.

Chi non ha la fortuna dalla sua si astenga dall'agire e si ritragga in disparte, per non dar luogo a una duplice infelicità. Avanzi invece impavido chi sa di dominarla.

Chi poco sa, vada sempre per la strada maestra.

Ci sono individui che si lasciano convincere sempre dall'ultimo che parla; e questo è il colmo della stupidità.

Ci sono individui composti unicamente di facciata, come case non finite per mancanza di quattrini. Hanno l'ingresso degno d'un gran palazzo, ma le stanze interne paragonabili a squallide capanne.

Ciò che costa poco vale anche poco.

Con nessuno conviene usare eccessiva confidenza: non con i più grandi di noi, perché è pericoloso; non con i più piccoli, perché non è decoroso.

È assai facile farsi cattiva fama, perché il male è sempre credibile e si fatica molto a cancellarlo.

È meglio scoprire di essere stati ingannati sul prezzo che sulla qualità della merce.

È regola dell'uomo avveduto abbandonare le cose che lo abbandonano; cioè, non aspettare di essere un astro al tramonto.
A volte la sapienza più grande consiste nel non sapere
o nel fingere di non sapere. (Baltasar Gracián)
I doveri dell'amicizia ammettono una sola eccezione: quella di. non confidare all'amico i propri difetti, che, se fosse possibile, non dovrebbero esser confidati neppure a se stessi.

I metalli si riconoscono dal suono, le persone dalle parole e, soprattutto, dalle azioni.

I segreti non s'hanno né da dire né da ascoltare. 

Il bugiardo soffre di due mali, che non crede né è creduto.

Il buon nome si fonda più sulla apparenza che sui fatti. Perciò se uno non è casto, sia almeno cauto.

Il cavillare può essere segno di ingegnosità, ma il saper trovare una via d'uscita dalle difficoltà è indice di intelligenza.

Il giorno privo di contese concilia una notte di sonno.

Il guanciale è come una muta Sibilla: il dormire sulle questioni difficili vale più che il vegliare, quando ci cadono addosso.

Il medico saggio deve essere esperto tanto per prescrivere un rimedio quanto per non prescrivere nulla.

Il peso materiale rende prezioso l'oro, quello morale l'uomo.

Il saggio sa farsi dell'avversione altrui uno specchio più fedele che quello dell'affetto.

Il sapere e il valore concorrono entrambi a dar grandezza. Sono due grandi doti e rendono immortali: uno vale tanto quanto sa, e il sapiente può tutto. Un uomo privo di istruzione è un mondo al buio. Consiglio e forza; occhi e mani: senza valore la sapienza è sterile.

Il successo nelle imprese è assicurato dalla padronanza di sé con cui si compiono.

L'amore apre la porta alla confidenza, e quando questa entra, per la stessa porta se ne esce la stima.

La consuetudine sminuisce l'ammirazione.

La cultura non sostenuta dal buon senso è raddoppiata follia.

La fortuna si desidera e talvolta perfino si aiuta; la fama, bisogna sudarsela.

La gente esperta sa tastare il polso all'animo altrui attraverso la parola, e proprio per questo un saggio disse: "Parla, se vuoi che io ti conosca!".

La lingua è una belva che, se una volta si scioglie, è poi difficilissimo che si possa rimettere in catene.

La luna, finché è sola nel cielo, campeggia su tutte le stelle, ma quando poi spunta il sole, o scompare o non si vede più. Non v'accostate mai a chi vi può eclissare, ma a chi vi può mettere in evidenza.

La prudenza è sempre stata, oltre che saggia, utile, sia per prevenirsi affinché le cose riescan bene, sia per consolarsi quando abbiano a riuscir male; non giunge inaspettato il fallimento della propria sorte a chi già lo temeva.

La virtù è l'unica cosa che conta davvero; tutto il resto è nulla. La capacità e la grandezza si debbono misurare alla stregua della virtù e non della fortuna: la virtù basta a se stessa: finché l'uomo è vivo, lo rende amabile, e quando è morto, lo rende memorabile.

L'invidioso non muore mai una volta sola, ma tante volte quante l'invidiato vive salutato dal plauso della gente. 

L'uomo nasce barbaro, e si redime dalla bestialità coltivandosi. La cultura è quella che fa gli uomini, e tanto meglio quanto più è grande. Grazie ad essa la Grecia poté definire barbaro tutto il resto dell'universo.

L'uomo prudente va con i piedi di piombo e preferisce peccare per difetto che per eccesso.

L'uomo saggio rifugge tanto dall'essere contraddetto quanto dal contraddire.

Nel godere, si vada lenti; nell'agire, in fretta.

Nella prospera fortuna prepararsi ad affrontare quella avversa. Ottimo espediente è quello di far d'estate le provviste per l'inverno, e offre maggiori comodità: allora i favori sono a buon mercato e c'è sulla piazza grande abbondanza d'amicizie. È bene metter da parte per i tempi grami, perché l'avversità scarseggia di ogni cosa e far rincarar tutto. Ci si faccia una buona riserva d'amici e di gente riconoscente, perché un giorno o l'altro si apprezzerà ciò che adesso appena si considera. La villania non ha mai amici nella prosperità, perché non sa riconoscerli; e nell'avversità saranno gli altri che non riconosceranno lei.

Nessuno è tanto derelitto da non avere la propria stella; e se è sventurato, ciò accade perché non ha saputo riconoscerla.

Nessuno può fissare il sole mentre risplende, ma tutti lo guardano durante l'eclissi.

Non bisogna mai lasciare la porta aperta al più piccolo dei mali, perché dietro di esso ne verranno molti altri, e maggiori, che stanno in agguato.

Non c'è cosa che richieda cautela più che la verità: dirla è come farsi un salasso al cuore. Occorre tanta abilità per saperla dire, quanta se ne richiede per saperla tacere.

Non c'è deserto peggiore che una vita senza amici.

Non c'è nessuno al mondo che non possa diventare maestro di un altro in qualche cosa.

Non ci si deve mai fidare; ma se pur qualche volta vi si è costretti, lo si faccia con tanta abilità che la prudenza possa essere sostituita dalla cautela. Il rischio dev'essere comune, e la collaborazione reciproca, così che non si converta in testimone colui che naturalmente si riconosce partecipe.

Non mostra di essere veramente grande chi bada a ogni piccolezza.

Non saper rimediare a un errore è cosa peggiore dell'errore stesso.

Non si deve appartenere agli altri tanto da non appartener più a se stessi. Né s'ha da abusare degli amici, né pretender da essi più di quanto voglion concedere. Ogni eccesso è colpa, soprattutto nei rapporti d'amicizia.

Non spinger mai all'estremo né il male né il bene. Un antico sapiente ridusse tutta la sapienza alla semplice moderazione. Il diritto spinto all'eccesso diviene torto, e l'arancia troppo strizzata sprizza umore amaro. Anche nel godimento no s'ha da giunger mai all'estremo. Lo stesso ingegno si esaurisce, se lo si sfrutta troppo, e chi vorrà torchiare tirannicamente caverà sangue in luogo di latte. 

Non v'è cosa più facile che trarre in inganno un uomo dabbene: chi non mente mai è disposto a credere qualunque cosa, e chi non ha mai ingannato è sempre pieno di fiducia.

Non v'è medicina più preziosa del senno per combattere ogni sorta di stoltezza.

Occorre senno doppio per reggere chi non ne ha.

Per perdere molti amici e conoscenti, non c'è miglior mezzo che ricoprirli di benefici; siccome non possono ricambiare, si tirano indietro e, da grati che erano, diventano nemici.

Quale sarà l'uomo d'ingegno che non ha un briciolo di follia?

Quanto più una torcia fa luce, tanto più si consuma e tanto meno dura.

Quello che è facile si deve affrontare come se fosse difficile, e quello che è difficile come se fosse facile.

Realtà ed apparenza. Le cose non si considerano per quel che sono, ma per quel che appaiono. Rari sono coloro che guardano dentro, e molti invece quelli che s'appagano di ciò che si vede. Non basta aver ragione se l'apparenza lascia intravveder la malizia. 

Nessuno può fissare il sole mentre risplende,
ma tutti lo guardano durante l'eclissi. (Baltasar Gracián)
Sapere sgusciar via è la scappatoia degli uomini prudenti. Con la galanteria d'una frase elegante soglion cavarsi fuori anche dal più intricato labirinto. Sanno schivare agevolmente con un sorriso la più pericolosa contesa. Su questa dote fondava il proprio valore il più famoso dei grandi capitani. È cortese astuzia mutare argomento per dir di no; e non esiste abilità maggiore che quella di non darsi per inteso.

Sapere, ma con buona intenzione. È cosa che assicura fecondi e favorevoli risultati. Un buon intelletto sposato alla cattiva volontà è sempre stato un mostro violento e ripugnante. L'intenzione malevola è cosa che avvelena le più alte perfezioni e quando è aiutata dal sapere, le guasta con abilità più raffinata. Sventurata la grandezza che si abbandona alle basse passioni! La scienza non sostenuta dal senno è raddoppiata follla.

Sciocco è chi non sa riconoscere gli sciocchi, ma più ancora chi, dopo averli riconosciuti, non li allontana dalla sua strada.

Se tutti affermano una cosa, o è vera o vuol diventar tale.

Se uno riesce ad essere in primo luogo signore di se stesso, lo diverrà poi anche degli altri.

Si debbono ricercare i mezzi umani, come se non ne esistessero di divini, e quelli divini, come se non ne esistessero di umani. È questa una norma dettata da un grande maestro, e non ha bisogno di commento.

Si deve aver sempre la bocca piena di zucchero per confettar parole che risultino gradite agli stessi nemici. L'unico mezzo per essere amabile consiste nell'esser dolce.

Sono più numerosi i giorni che le buone occasioni.

Trovare per ognuno il punto debole è l'arte di piegare a proprio talento le altrui volontà.

Tutti gli sciocchi sono audaci.

Un antico sapiente ridusse tutta la sapienza alla semplice moderazione. Il diritto spinto all'eccesso diviene torto, e l'arancia troppo strizzata sprizza umore amaro. 

Un pizzico di arguzia è il condimento di ogni discorso.

Non saper rimediare a un errore è cosa peggiore dell'errore stesso. (Baltasar Gracián)
Il criticone
El Criticón, 1651/57

Ciascuno mostra quello che è dagli amici che ha.

Minor male ti farà un uomo che ti perseguita di una donna che ti segue.

Libro di Baltasar Gracián consigliato
Oracolo manuale e arte di prudenza
Autore: Baltasar Gracián 
Traduzione: Antonio Gasparetti 
Editore: TEA, 2002 

"Non è tutta opera del caso la fortuna. Meglio inseguirla con audacia e saggezza che aspettare che agisca seduti sulle ali delle proprie doti e virtù. E una volta raggiunta, occorre saperla mantenere, con giudizio, misura e assennatezza". L'Oracolo è costituito da trecento massime o «aforismi», disposti senza un ordine prestabilito, anche se qualche volta accade di trovare gruppetti di quattro o cinque numeri trattanti argomenti affini o addirittura lo stesso argomento. L'aforismo è qualche cosa di più della «sentenza» o del « detto»; si avvicina piuttosto, sia per l'ampiezza, sia per il tono pedagogico, alla «massima» come fu poi intesa dai francesi: un'affermazione sentenziosa, accompagnata e illustrata da un commento che può consistere tanto in un ragionamento di carattere filosofico-morale, quanto in una esemplificazione probante. È chiaro che Gracién intende offrire al suo lettore una serie di «norme di vita», che gli servano di guida nelle difficoltà del vivere sociale; ed è altrettanto chiaro che non intende fare del suo libretto un completo trattato valido per ogni evenienza, ma piuttosto un «prontuario» di facile consultazione nei casi difficili. Non per nulla sceglie per titolo la dizione «oracolo manuale», quasi intendendo suggerir l'idea che si tratti di un'opera destinata ad esser tenuta «sotto mano», a divenire un vero e proprio «livre de chevet». Si potrebbe pensare (e qualcuno ne ha messo innanzi l'idea) che si tratti di una sorta di florilegio spigolato nei volumi di Gracián usciti in luce negli anni precedenti, ad opera di uno degli amici dell'autore. Ma lo stile personalissimo di Gracián nell'Oracolo è tanto vicino a quello delle altre opere di lui che una siffatta ipotesi non ha nessuna possibilità d'essere presa in considerazione, e che a lui e soltanto a lui va attribuita la paternità di questo scritto.

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