2015-12-22

Carlo Dossi - Frasi, aforismi e Note azzurre

Selezione dei migliori aforismi e delle frasi più significative di Carlo Dossi (Zenevredo 1849 - Cardina 1910) nome d'arte di Carlo Alberto Pisani Dossi, archeologo, scrittore, e aforista italiano. Un quadro poco esaltante ma sincero di Carlo Dossi lo diede egli stesso, che nei sui diari scrisse: "L’incompleto. Se descrivessi questo tipo, farei la mia autobiografia. Io non riuscii a condurre a perfetta fine, nulla. In letteratura cominciai arditamente; scrissi scrissi, dovevo essere un innovatore, mille progetti, tutti saggi, essays, nessuna opera e, tanto meno, conclusione. L’oeuvre non fu compiuta. In diplomazia, mille cose iniziate e bene, ma tutto troncato e disfatto. La riforma del Ministero, le scuole all'estero, l’espansione in Africa, Tripoli, il Marocco, la politica in Oriente ecc. – In Arte; mosso dall'illusione d’incoraggiare i giovani promettenti, mi disgustai con tutti, colpa certamente più di loro che mia. In ricchezza, ereditato, non saputo mantenere un patrimonio. In architettura posto i fondamenti ad un palazzo, dovuto lasciare a metà, simbolo della mia vita, che persino, nascendo, pronosticava perché settimestre".
Qui di seguito, oltre alle citazioni tratte dai suoi libri di narrativa, sono riportati tutti i migliori aforismi di Carlo Dossi − sicuramente tra i migliori aforisti italiani del XIX secolo − tratti dal suo voluminoso diario Note azzurre, pubblicato postumo. Un paio d'anni prima di morire, aveva scritto: "Sono in un continuo peggioramento. La lenta e quasi nativa nevrastenia, alternata da esaurimento cerebrale e da larvati colpi apoplettici, m'ha condotto alla quasi imbecillità. Tra poco, forse questione d'anni o di mesi, mi dissiperò, e ridarò le mie spoglie alla terra, speriamo per una rinnovazione, e per riprendere la mia vita, sott'altre forme, e completare le precedenti esistenze. Questa volta ero venuto al mondo chiamato “terra” con una buona dote, ma gli avvenimenti non mi furono favorevolissimi, o forse non ebbi sufficiente virtù di domarli al mio servizio. - Ero nato alle lettere, alle scienze specialmente archeologiche, ma non ebbi il coraggio di tendere ad un unico scopo l'arco della mia mente. Chi leggerà attentamente queste mie note potrà raccogliere una messe vasta di pensieri in germe, e profittare di alcuni".
Carlo Dossi (1849-1910) scrittore e aforista italiano [1]
La colonia felice 
Utopia lirica, 1874 - Selezione Aforismario

Che è un matrimonio, in tutti i paesi del mondo, per quanto premeditato, se non un getto di dadi?

È meglio non comandare del non venire obbediti.

L'animo del malvagio è impervio all'alfabeto di Dio.

Per quanto stolta una donna, un uomo c'è sempre che la vince in stoltizia – il suo amante.

Tutto al bene fluisce: dove non può la virtù, giova il vizio.

Un uomo io lo stimo quanto insaccoccia. L'anima umana sta nella borsa. Vuota la borsa, addio anima!

Una colpa non è cancellata finché si rammenta.

La desinenza in A 
1878 - Selezione Aforismario

Grassa cucina, malanno e medicina.

Il vino, quanto più si fa vecchio, tanto più si fa buono, mentre, se lo si beve, più non diventa né l'uno né l'altro.

L'originalità in arte ha più spesso radice in difetti che non in virtù.

Oh fuori dalle ipocrisie! Tutte le donne sono una stessa sonata.

Oh il primo amore pàlpita bene, ma quanto più l'ùltimo! Delle sole due volte in cui si ama davvero, l'una all'A della vita, l'altra alla Zeta, se il primo amore può dirsi il paradiso di Adamo, cioè dell'inscienza, l'altro lo è della scienza; è il paradiso di Epicuro e Gorini. [...] Il primo amore ci apre insomma una via; l'ùltimo ce la chiude; il primo sottintende un secondo, l'ùltimo... nulla. Ed è perciò che ci attacchiamo a quest'ùltimo come alla tàvola estrema il nàufrago.

Per quanto cupa una vita, rado è che non abbia due luminosi momenti, come appunto succede nel matrimonio, cioè l'entrata e l'uscita.

Uniche gioie del matrimonio, ch'egli conosca, son quelle che gli vendette, salate, l'orefice.

Uomo e donna complètansi vicendevolmente, come il bottone e l'occhiello, come il violino e l'archetto, come il seme e la terra.

Regola di vita − dimenticare il passato,
non pensare al futuro, godere il presente. (Carlo Dossi)
Gocce d'inchiostro 
1880 - Selezione Aforismario

Che è dunque colle sue piccine passioni l'umanità? anzi – «fra il lampo di vita e il tuono di morte» ov'è l'uomo?

Chi non procede per una sol via, di nessuna va a capo; chi l'arco non tende del proprio intelletto ad un unico scopo, nulla colpisce.

Di desiderio più che di soddisfazione cibasi Amore. Eternamente si amano gli ideali perché non raggiungonsi mai.

Filosofia, dammi se non il sorriso, l'indifferenza almeno del saggio. Menti, ma consolami.

L'amore o a dir meglio l'abitudine all'isolamento noi l'acquistiamo e si accentua in noi invecchiando. 

Vi ha un giorno nell'anno in cui il vae soli [2] della Bibbia ci è in viso buttato, come ingiuria, dalla rossa vampa del caminetto e ci soffia gelato alle orecchie, come minaccia, dalla terra nevata. È il Natale.


Il falso amico è come l'ombra che ci segue fin che dura il sole. (Carlo Dossi)
Note azzurre
Dietro scena dei miei libri / Selva - di pensieri miei e d’altrui / In seme - in fiore - in frutto  / Lazzaretto dove il D. tiene in quarantena  / I propri e i pensieri altrui / Cervello di carta, aperto in sussidio dell’altro già zeppo / Granai di riserva per le probabili carestie.
1870-1907 (postumo, 1912-1964) - Selezione Aforismario

A fin d'anno ogni onesta persona fa i suoi conti di cassa e di cuore. Perché mai se ne trova, in generale, sì malcontenta? Perché si accorge di aver troppo speso dell'una e troppo poco dell'altro: perché non si vede in aumento che grigi capelli e una esperienza, vera madre di aceto, che inacidisce ogni vino più dolce.

A molti non mancano che i denari per essere onesti.

Agli esami, i professori cercano più di far sapere allo scolare che loro sanno, che non di conoscere se lo scolare sappia.

Al fuoco della verità le obbiezioni non sono che mantici.

Alle volte, coi libri di teologia e di filosofia, si fa una strenua fatica per capire che quanto si arriva a capire non valeva la pena di esser capito.

Anticamente migliaia di Dei parevano pochi; oggidì uno è di troppo.

Che buon tempo! Star lì a fare la fatica di far versi quando ce ne sono tanti già belli e fatti.

Che è l'onestà se non la paura della prigione?

Chi dubita, pensa.

Chi molto dice, pensa poco.

Chi vuol riposare, lavori.

Ci fu data la lingua, sì, per parlare; ma anche i denti per tenerla assiepata.

Come l'accensione di una candela dà a questa in una il principio di vita e di morte - così la nascita all'uomo. 

Continuamente nascono i fatti a confusione delle teorie.

Creder d'ingegno chi sa molto a memoria − gli è come reputare sapiente chi tiene in casa una grande biblioteca. Molti, anzi, a forza di studio, diventano ignorantissimi.

Della vita, metà è di desiderio, e metà d'insoddisfazione. La vita è una atroce burletta. 

Di molte cose pare che non si possa far senza: poi quando si perdono o loro si rinuncia, ci accorgiamo che si può far senza benissimo anche di esse. E così dovrebbe essere anche per la vita che sembra, a chi la possiede, indispensabile.

Dicono alcuni che l'amore è il coito. Sarebbe come dire che il mangiare è il cacare. Certo che il cibo finisce, in parte, nel cesso − ma non si mangia pel cesso come non si fa all'amore pel coito, sebbene ci si finisca.

Dicono che la filosofia è la medicina dell'anima. Ammettiamolo. Ma insieme, ammettendone anche le sue conseguenze, diremo che la filosofia come la medicina è per i malati e non per i sani. Come la medicina poi è un veleno e ogni veleno, se in breve quantità, giova, in grande uccide. 

Disertore può chiamarsi il suicida.

Dispute medioevali: quanti angeli possono stare sulla punta di un ago?

Due sono le grandi gioie nella vita d'amore di un uomo: la prima, quando per la prima volta può dire “amo” - l'altra ancora più grande, quando può dire “sono amato”.

Fa' il tuo vero interesse e farai l'interesse di tutti.

Ha bimbi? - No - salvo il marito.

I bibliofili possessori di biblioteche di cui non volgono una pagina, si possono paragonare agli “eunuchi in un harem”.

I libri di morale insegnano a fare quello che si è sempre fatto, senz'essi.

I pazzi aprono le vie che poi percorrono i savi.

I tormenti della bontà che non può sfogarsi, sono forse peggiori di quelli della malvagità sfogata.

Il cane è la bestia, che io, dopo la donna, preferisco.

Il corpo − la vagina dell'anima.

Il Diavolo ha resi tali servigi alla Chiesa, che io mi meraviglio com'esso non sia ancor stato canonizzato per santo…

Il falso amico è come l'ombra che ci segue finché dura il sole.

Il genio è una varietà della pazzia.

Il mio silenzio è più eloquente del tuo parlare.

Il mondo non può sostenersi senza ingiustizia

Il pudore inventò il vestito per maggiormente godere la nudità.

Il sentimento umano, a proposito d'immoralità, è sì pervertito, che la scusa migliore che possa trovare un fatto immorale sta nella sua stessa grandezza. Chi ruba un fazzoletto, è un ladro; chi un regno, un conquistatore. Chi mente nei rapporti fra uomo e uomo, è un bugiardo; chi in quelli fra Stato e Stato, un abile diplomatico.

Il sorriso è alla bellezza, quello che il sale è alle vivande.

Il torto di molti ladri in faccia al pubblico e alla giustizia è quello di non aver rubato abbastanza per celare il furto. 

In Italia il far nulla appartiene alle occupazioni.
A molti non mancano che i denari per essere onesti. (Carlo Dossi)
La legge è uguale per tutti gli straccioni.

La Memoria rende il passato presente; la speranza rende presente il futuro.

La menzogna non può esser contenuta se non in un vaso di verità - La stessa menzogna è un omaggio alla verità, perché tanto è migliore quanto più è verosimile.

L'abbigliamento è la donna.

L'amore si può definire “il desiderio di farsi uno colla cosa amata”.

L'amore vive non solo di sentimento ma di bistecche.

L'arte di un autore, sta nel cancellare.

La servitù nasce e vive dalla comune viltà. Tutte le declamazioni contro gli abusi della tirannide sono meno efficaci che il dire ai servi: contatevi.

La terra produce i suoi frutti a date epoche, e così l'animo.

Le donne hanno il buonsenso dove gli uomini tengono il coglionesimo.

Le donne sono tante serrature in cerca di chiave.

Le ragazze che dicono “se mi sposi ti voglio bene” - equivalgono alle puttane che dicono “dammi 5 lire e sono tua”.

L'uomo è felice quando non pensa - felice quindi nel sonno - e felicissimo in morte. La donna pensando meno dell'uomo dovrebbe essere meno infelice.

L'uomo teme gli Iddii, ch'egli stesso creò.

L'utopia di un secolo spesso diviene l'idea volgare del secolo seguente.

Massimo segno della fine, è il principio.

Nessuno mi ama? Ebbene, io mi vendico amando tutti.

Non c'è avvilimento maggiore per un uomo d'ingegno di quel di trovarsi in una compagnia di sciocchi, che intimamente o lo sprezza o lo compatisce. L'ingegno non sfolgoreggia che in mezzo l'ingegno. - In mezzo agli stolti par la più grande stoltezza. - L'uomo d'ingegno tra i sciocchi ha sempre fatto la peggiore figura. Ei non sospira ingiustamente la compagnia delle vacche e de' buoi.

Non si diventa grandi uomini, se non si ha il coraggio d'ignorare un'infinità di cose inutili.

Non vi ha che una medicina efficace; quella di regolare la vita in modo da non aver mai bisogno di rimedi.

Ove non arriva la pelle di leone, si rappezzi con quella di volpe.

Per vivere dunque amici di tutti, bisogna continuamente, impudentemente mentire. Al diavolo le città! Viva i boschi!

Perché, in generale, si sfugge la solitudine? Perché pochi si trovano in buona compagnia seco.

Perché, o stolti, far birberie fuor delle leggi? c'è tanto posto di farne dentro!

Quanto piccolo l'uomo dinanzi l'universo - quanto grande lui che l'universo comprende!

Quanto sa, gl'impedisce di sapere quanto dovrebbe.

Regola di onestà - essere buoni tanto da non imbrogliare alcuno, non però tanto buoni da essere da alcuno imbrogliato - Non imbrogliare alcuno né essere imbrogliato. 

Regola di vita − dimenticare il passato, non pensare al futuro, godere il presente.

Riconoscere i propri torti e domandarne altrui scusa, non è già un avvilirsi, ma è anzi un rialzarsi nella stima degli altri e di noi. La verità è una sola, e chi l’offende, offende sé stesso, poiché la verità è il massimo comune Tesoro a tutti gli umani. Quindi ne viene che una concessione fatta agli altri in omaggio a lei, è pur fatta a noi. Chi, conosciuto nell'intimo suo di aver torto, segue ad averne per non voler dar voce al proprio sentimento, è reo di tradimento verso di sé: è un vile.

Scopo della burocrazia è di condurre gli affari dello Stato nella peggior possibile maniera e nel più lungo tempo possibile.

S'impara spesso dai ricchi a fare il pitocco.

Solo a cento leghe d'Italia, un italiano può simpatizzare con un altro italiano.

Speranza – sogno di chi veglia.

Tali leggendo solo credono di studiare. Senza meditazione, la lettura non è che un perditempo.

Teneva la moglie come certi bibliofili tengono i libri – senza toccarli. 

Troppo facilmente si dà del birbante, a cui la sorte è contraria, come del galantuomo a cui la sorte sorrise.

Tutti che le hanno godute, dicono che le gioie di questo mondo sono ingannatrici. Ma almeno le hanno godute!

Tutti fuggono, perfino gli amici, da chi è colpito da una malattia contagiosa. Va dunque posta, fra le contagiose, anche la bolletta.

Tutto si perdona, fuorché il non aver cuore. Chi non l'ha se l'inventi.

Un libro indegno di essere letto una seconda volta è indegno pure di essere letto una prima.

Un modo umanitario di utilizzare il deserto di Sahara sarebbe quello di adoperarlo come il terreno dove soltanto si avessero a definire i duelli fra le nazioni. Rimarrebbero così illese le terre innocenti, e la sabbia ingrassata dalle umane carogne diventerebbe fruttifera.

Un vero grande uomo non può essere che umile. Egli conosce quanta pochissima parte abbia la volontà sua ne' concepimenti di lui, quanto egli debba tutto ad un incontrollabile estro che non si sa, fino ad oggi, donde venga, come esploda, perché fugga.

Una parte degli uomini è fatta di paurosi che non ha forza di reagire alle offese. Molti di essi hanno però bastevole dignità per sentire l'offesa. Sono costoro, che inventarono l'abito fratesco che loro permette di sopportare le ingiurie senza che loro ne venga discredito, traendo anzi vanto dalle ingiurie.

Una nuova divisione teologica de' peccati (ne hanno immaginate tante i dottori e sagristi della Chiesa!) sarebbe quella di peccati piacevoli e peccati spiacevoli. Per es. la gola, l'adulterio, la fornicazione apparterrebbero alla prima classe; l'invidia, l'ira... alla seconda. E ne verrebbe che tanto gli uni che gli altri meriterebbero scuse: i piacevoli perché è nella natura umana di mirare al piacere, sfuggendo il dolore: gli spiacevoli, perché recherebbero in sé, col dolore che producono, l'espiazione e quindi il perdono. Dio non avrebbe più nulla a vedere nei nostri peccati e potrebbe riposare tranquillo.

Una volta si scrivevano libri, oggi frammenti di libri. Mangiata la pagnotta non restano che le briciole.

Uxor, nomen dignitatis est, non voluptatis. - Teneva la moglie come certi bibliofili tengono i libri - senza toccarli. 

Vi ha gente che è sempre del parere dell'ultimo libro che legge.

Vi ha risposte che sono insieme una domanda − ottime a protrarre un discorso. E io invece, nelle mie risposte, pongo sempre punti; mai virgole né punti e virgola −.

La formica
da Note azzurre, 1870-1907 (postumo 1912/64)

Alberto è fallito in amore e in fortuna. Dopo lungo desiderio aveva trovato un cuore che aveva compreso il suo, dopo intenso lavoro si era messo insieme una fortuna. Un colpo di vento bancario gli fece naufragar questa, e a lui povero, l'amante fu dal padre negata. Alberto fugge di casa colla rivoltella in tasca, si reca in un bosco. Piange, si dispera: cade vinto dal duolo. Ma, guardando nella fissità della profonda angoscia a terra, vede una processione di formiche. Una di esse con un granello di miglio in bocca era arrivata faticosamente per via difficilissima alla sua alta dimora. Ma la corteccia su cui posava si smuove e la formica cade dove aveva preso le mosse. Tanto fa, ricerca il suo chicco di miglio, lo riprende e si rimette pazientemente in cammino fino a raggiunger la meta. Il cuore di Alberto si rialza. Torna calmo in città, vende la rivoltella al primo armaiolo che gli capita. Ricomincia coraggiosamente con nuova vita la sua fortuna e il suo amore.

Libro di Carlo Dossi consigliato
Note azzurre
Curatore: Dante Isella 
Saggio: Niccolò Reverdini
Editore: Adelphi, Milano, 1964/2010

Le Note azzurre - il lungo diario contenuto in sedici cartelle azzurro oltremare che Carlo Dossi tenne tra il 1870 circa e il 1907 - rappresentano nella storia letteraria italiana un unicum irripetibile. In apparenza zibaldone di osservazioni e commenti di varia natura, esse sono in realtà un'opera perfettamente conchiusa, specchio deformante di un'epoca di eccezionale importanza nella storia italiana (quella immediatamente successiva alla formazione dello Stato unitario) e immenso serbatoio in cui confluiscono gli umori più sottili dell'intera generazione post-romantica, filtrati attraverso un ingegno alto e capriccioso, estremamente sensibile alle più diverse sollecitazioni. Le notazioni autobiografiche vi si alternano a giudizi letterari e politici spregiudicati, a infiniti spunti di novelle e romanzi mai scritti, ad aforismi esemplari, a sarcasmi violenti e a fantasiose ironie.

Note
  1. L'immagine all'inizio della pagina è tratta da un ritratto di Carlo Dossi del 1867, fatto dal pittore Tranquillo Cremona.
  2. Vae soli: guai a chi vive solo.

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