2015-12-13

Elias Canetti - 200 Aforismi canettiani

Selezione dei migliori aforismi e delle frasi più significative di Elias Canetti (Ruse 1905 - Zurigo 1994), scrittore, saggista e aforista bulgaro, nato da una famiglia ebraica di origine spagnola, naturalizzato britannico e di lingua tedesca: "La lingua del mio spirito continuerà a essere il tedesco, e precisamente perché sono ebreo. Ciò che resta di quella terra devastata in ogni possibile modo voglio custodirlo in me, in quanto ebreo. Anche il suo destino è il mio; io però porto ancora in me un'eredità universalmente umana. Voglio restituire alla loro lingua ciò che le devo". Nel 1981 Elias Canetti è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura. Le citazioni sono tratte, per la maggior parte, dal suo unico romanzo Auto da fé, pubblicato nel 1935, dal saggio Massa e potere, pubblicato nel 1960 e dai vari quaderni di appunti, il migliore dei quali è sicuramente il primo: La provincia dell'Uomo, pubblicato nel 1973.
Elias Canetti
Le voci di Marrakech
Note di un viaggio
Die Stimmen von Marrakesch, 1968

Quando si viaggia si prende tutto come viene, lo sdegno rimane a casa. Si osserva, si ascolta, ci si entusiasma per le cose più atroci solo perché sono nuove. I buoni viaggiatori sono gente senza cuore.

La lingua salvata
Storia di una giovinezza
Die gerettete Zunge. Geschichte einer Jugend, 1977

Ben poco del male che si può dire dell'uomo e dell'umanità io non l'ho detto. E tuttavia l'orgoglio che provo per essa è ancora così grande che solo una cosa io odio veramente: il suo nemico, la morte.

Il frutto del fuoco
Storia di una vita 1921-1931,
Die Fackel im Ohr, 1980

La vita è lotta, lotta senza quartiere, ed è un bene che sia così. L'umanità, altrimenti, non potrebbe progredire. Una razza di deboli si sarebbe estinta da un pezzo, senza lasciare traccia.

Quel che conta è solo credere nella propria causa. E magari l'avversario crede nella causa opposta!

Auto da fé 
Die Blendung, 1935
© Adelphi - Selezione Aforismario

L’amore è una lebbra, una malattia che abbiamo ereditato dai protozoi.

I romanzi sono dei cunei che un autore con la penna in mano insinua nella chiusa personalità dei suoi lettori. Quanto più egli saprà calcolare la forza di penetrazione del cuneo e la resistenza che gli verrà opposta, tanto più ampia sarà la spaccatura che rimarrà nella personalità del lettore. I romanzi dovrebbero essere proibiti dalla legge.

Non che dai romanzi la mente tragga molto nutrimento. Il piacere che forse essi offrono lo si paga a carissimo prezzo: essi finiscono per guastare anche il carattere più solido. Ci s'abitua ad immedesimarsi in chicchessia. Si prende gusto al continuo mutare delle situazioni. Ci si identifica con i personaggi che piacciono di più. Si arriva a capire qualunque atteggiamento. Ci si lascia guidare docilmente verso le mete altrui e si perdono di vista le proprie.

Massa e potere
Masse und Macht, 1960
© Adelphi - Selezione Aforismario

Al cimitero si cade ben presto in uno stato d'animo del tutto particolare. Il pio costume vuole che ci si inganni sulla natura di quello stato d'animo; ma la contrizione che si prova e che soprattutto si ostenta maschera, in realtà, una segreta soddisfazione.

All'interno della massa domina l'eguaglianza. Essa è assoluta e indiscutibile, e non è mai posta in questione dalla massa stessa. La sua importanza è talmente fondamentale che lo stato della massa potrebbe essere addirittura definito uno stato di assoluta eguaglianza.

Chi vuole dominare sugli uomini cerca di svilirli, di sottrarre loro forza di resistenza e diritti, finché siano dinanzi a lui impotenti come animali. Egli li trasforma in animali, e anche se non lo dice apertamente, dentro di sé è sempre ben cosciente di quanto poco gli importino; parlandone con i suoi confidenti, egli li definisce pecore o gregge. 

Ciò che può permettere di uccidere è temuto, ciò che non serve direttamente ad uccidere è solo utile.

Come ogni altra cosa, il potere porta in sé la propria fine.

Fenomeno enigmatico quanto universale è la massa che d'improvviso c'è là dove prima non c'era nulla.

Finché può, la massa accoglie in sé ogni cosa; ma proprio perché accoglie ogni cosa, essa si disgrega.

Forse è questa una delle ragioni per cui la massa cerca di stringersi così fitta: essa vuole liberarsi il più compiutamente possibile dal timore dei singoli di essere toccati. Quanto più gli uomini si serrano disperatamente gli uni agli altri, tanto più sono certi di non aver paura l'uno dell'altro.

I denti sono il più evidente strumento di potere che gli uomini portano in sé.

Il dubbio contrapposto a tutte le più libere forme di governo, il disprezzo verso di esse, quasi esse non potessero funzionare seriamente, sono in relazione con la loro mancanza di segretezza. I dibattiti in parlamento si svolgono fra centinaia di persone e il loro peculiare significato consiste nell'essere pubblici. Le opinioni più contrastanti vengono dichiarate e poste a confronto. Le stesse sedute segrete finiscono per non essere interamente tali. La curiosità professionale della stampa e l'interesse della finanza provocano spesso indiscrezioni. [...] Buona parte dell'autorità di cui godono le dittature deriva dal fatto che si accorda loro la forza concentrata del segreto, ripartita su molti e rarefatta nelle democrazie. Si osserva con scherno che le democrazie sono parolaie. Ciascuno chiacchiera di tutto, ciascuno si immischia in tutto, non succede nulla senza che già prima tutti lo sappiano. Sembra che ci si lamenti per la mancanza di energia; in realtà si è delusi per la mancanza di segretezza.

Il "sistema bipartitico" del parlamento moderno si avvale della struttura psicologica di eserciti in battaglia. Questi ultimi nella guerra civile sono davvero presenti, seppure con riluttanza. Non si uccide volentieri la propria gente: un senso della stirpe agisce sempre contro le guerre civili cruente e di solito le conduce alla fine in pochi anni o ancor prima. Ma i due partiti del parlamento possono misurarsi più ampiamente. Essi combattono rinunciando ad uccidere.

Il peggio che possa capitare agli uomini in guerra – e cioè morire insieme – risparmia loro la morte individuale che essi temono più di tutto.

Il potere nella sua intima essenza e al suo culmine sdegna le trasformazioni, basta a se stesso, vuole soltanto se stesso. In questa forma è sembrato agli uomini degno di ammirazione; assoluto e arbitrario, esso non agisce a vantaggio di nulla e di nessuno.

La massa ha bisogno di una direzione. Essa è in movimento, e muove verso qualcosa. La direzione comune a tutti gli appartenenti rinforza la sensazione di eguaglianza. Una meta, che sta al di fuori di ogni individuo e diventa la stessa per tutti, spinge di sotterra le mete private, dissimili, che sarebbero la morte della massa.

La massa non si sente mai sazia. Fin quando resta un uomo non ancora catturato da lei, essa mostra il suo appetito.

La massa vuol sempre crescere. Per la sua stessa natura, non c'è limite alla sua crescita.

La morte come desiderio si trova davvero ovunque, e non è necessario scavare molto nell'uomo per trarla alla luce.

La morte è una battaglia sempre perduta.

La prontezza con cui gli altri si scusano se ci toccano involontariamente, la tensione con cui attendiamo quella giustificazione, la reazione violenta e a volte aggressiva se essa non giunge, il disgusto e l'odio che proviamo per il «malfattore» - anche se non possiamo essere affatto certi che sia stato lui - tutto questo groviglio di reazioni psichiche intorno all'essere toccati da qualcosa di estraneo, nella loro labilità e suscettibilità estreme, ci conferma che si tratta qui di qualcosa di molto profondo, sempre desto e sempre insidioso: di qualcosa che non lascia più l'uomo da quando egli ha stabilito i confini della sua stessa persona.

La speranza dell'aldilà colora sempre la vita del fedele, così che si ha ragione di parlare di una massa lenta, cui appartengono tutti insieme i seguaci di una fede. 

La spinta a crescere è la prima e suprema caratteristica della massa. Essa vuole afferrare chiunque le sia raggiungibile. Chiunque si configuri come un essere umano può unirsi a lei. La massa naturale è massa aperta: non c'è limite alla sua crescita. Essa non riconosce case, né porte, né serrature; chiunque si chiuda dinanzi a lei le appare sospetto.

L'aggressione "esterna" alla massa può solo renderla più forte. Coloro che sono stati fisicamente dispersi tendono tanto più fortemente a riunirsi. L'aggressione "dall'interno", invece, è veramente pericolosa.

Le religioni storiche mondiali portano nel sangue un presentimento delle insidie della massa. […] Ciò che esse desiderano è, al contrario, un gregge duttile. È consueto considerare i fedeli come pecore e lodarli per la loro ubbidienza.

Nei paesi in cui l'autonomia della persona sembra tanto importante che la si perfeziona e la si accentua in ogni modo, si sta in piedi spesso e più a lungo. In Inghilterra, per esempio, sono prediletti i locali in cui si beve stando in piedi. Il cliente può andarsene in ogni momento e senza molte formalità; un movimento minimo e poco appariscente gli permette di separarsi dagli altri. Egli così si sente più libero che se dovesse alzarsi cerimoniosamente da un tavolino. L'alzarsi equivarrebbe alla comunicazione della sua intenzione di allontanarsi, e quindi limiterebbe la sua libertà.

Nella produzione moderna l'antico contenuto della muta d'accrescimento ha registrato un incremento così mostruoso che tutti gli altri contenuti della nostra vita svaniscono in confronto. La produzione ha luogo qui, durante la vita terrena. La sua rapidità e la sua sterminata varietà non consentono alcun istante di sosta e di riflessione. Le guerre più spaventose non l'hanno schiacciata. In tutti i campi nemici, per quanti possano essercene, essa è egualmente attiva. Se c'è una fede di cui divengano preda l'uno dopo l'altro i popoli più vitali della terra, quella è la fede nella produzione, il moderno furore dell'accrescimento.

Nessun sovrano può essere certo per sempre dell'ubbidienza della sua gente. Finché si fanno uccidere da lui, egli può dormire tranquillo. Ma non appena uno si sottrae alla sua sentenza, il sovrano è in pericolo.

Non c'è alcuna espressione del potere più evidente dell'attività del direttore d'orchestra.

Nulla è appartenuto a un uomo più di ciò che si è trasformato in escremento.

Nulla l'uomo teme di più che essere toccato dall'ignoto.

Prima di osare contro i lupi le pecore si volgono verso le lepri.

Quanto darebbe l'antico morto per poter essere ancora di fianco a colui che passeggia fra le tombe!

Se le gazzelle avessero una fede e se il leone fosse il loro dio, potrebbero spontaneamente concedergli una di loro per placare la sua avidità. È proprio quello che accade fra gli uomini: dalla loro angoscia di massa trae origine il sacrificio religioso, che per un certo periodo di tempo frena il corso e la fame del potere pericoloso.

Solo nella "massa" l'uomo può essere liberato dal timore d'essere toccato. Essa è l'unica situazione in cui tale timore si capovolge nel suo opposto.

Solo tutti insieme gli uomini possono liberarsi dalle loro distanze. È precisamente ciò che avviene nella massa. Nella "scarica" si gettano le divisioni e tutti si sentono "uguali".

Un'importante ragione della rapida crescita della massa aizzata è l'assenza di pericolo nell'impresa. Non c'è pericolo, poiché la superiorità della massa è schiacciante. La vittima non può nuocere. Fugge o è legata. Non può colpire; inerme, è soltanto una vittima. È stata messa a disposizione per essere soppressa. È destinata alla sua sorte; per la sua morte nessuno deve temere sanzioni. L'omicidio autorizzato compensa di tutti gli omicidi cui si deve rinunciare, di tutti quelli che farebbero temere pesanti punizioni. Un omicidio senza pericolo, permesso, raccomandato, e spartito con molti altri, è irresistibile per la maggioranza degli uomini. Si deve aggiungere che la minaccia della morte, cui sottostanno tutti gli uomini e che è sempre viva sotto molteplici maschere, sebbene non stia continuamente dinanzi agli occhi, crea il bisogno di "deviare" la morte su altri. La formazione di masse aizzate viene incontro a quel bisogno.

Una massa invisibile, esistente da sempre, ma riconosciuta come tale solo dall'avvento del microscopio, è quella dello sperma. Duecento milioni di spermatozoi partono insieme. Sono uguali fra loro e si trovano insieme nella massima concentrazione. Hanno tutti una meta, e, tranne uno, periscono tutti strada facendo.

L'uomo ha raccolto tutta la saggezza dei suoi predecessori,
e guardate quanto è stupido! (Elias Canetti)
La provincia dell'uomo
Die Provinz des Menschen - Aufzeichnungen 1942-1972, 1973
© Adelphi - Selezione Aforismario

Chi ha avuto successo non ode che gli applausi. Per il resto è sordo.

Chi va dall'interprete di sogni butta via il maggior bene che possiede e merita la schiavitù in cui, in tal modo, immancabilmente cadrà.

Ci sarebbe da domandarsi che cosa sa fare uno che non è pronto ad arrischiare senz'altro tutto quello che sa fare in vista di qualcosa di meglio.

Ci vogliono anni per distruggere l’amore di un uomo; ma nessuna vita è lunga abbastanza per piangere questo assassinio, che è più di un assassinio.

Com'è facile dire: trovare sé stesso! Quanto ci si spaventa, quando davvero accade!

Delle donne non vince quella che corre dietro, né quella che scappa, vince invece quella che aspetta.

D'improvviso i risorti, in tutte le lingue, accusano Dio: il vero Giudizio Universale.

Dio è il più grande atto di superbia dell'uomo; e quando egli l'avrà espiato, non ne troverà mai uno più grande.

Dio fu un errore. Ma è difficile stabilire se fu commesso troppo presto o troppo tardi. 

Dio stesso ha istigato il serpente contro Adamo ed Eva, e tutto è disceso dal fatto che il serpente non lo tradì. Quell'animale velenoso è rimasto fino a oggi fedele a Dio.

È già qualcosa aver vissuto, pensato e disputato con se stessi, quand'anche nessuno ne venisse mai a conoscenza.

E qual è il peccato originale degli animali? Perché gli animali subiscono la morte?

E se quelli che rimangono fossero sempre i peggiori? – darwinismo capovolto.

Forse neanche un solo uomo è degno di avere un bambino.

Già sarebbe un sollievo per me vedere un unico toro che mettesse in fuga questi eroi, i toreri, e in più un'intera arena assetata di sangue.

Già solo per questo non ci può essere un creatore, perché la sua tristezza per il destino del suo creato sarebbe impensabile e insopportabile.

Gli occhi molto belli sono insostenibili, bisogna guardarli sempre, ci si affoga dentro, ci si perde, non si sa più dove si è.

Gli uomini non hanno più misura, per nulla, da quando la vita umana non è più la misura.

Gli uomini più tremendi: quelli che sanno tutto e ci credono.

I giorni vengono distinti fra loro, ma la notte ha un unico nome.

Il comportamento esteriore degli uomini è così equivoco che basta mostrarsi come si è per vivere completamente occultati e sconosciuti.

Il nemico del mio nemico non è mio amico

Il potere dà alla testa anche a chi non lo possiede, ma in questo caso la sbornia svanisce in fretta.

Il progresso ha i suoi svantaggi; di tanto in tanto esplode.

L’amore non fa altro che portare tutto a una tensione più forte, si vuole ricoprire di sé interamente l’altra persona e una delle astuzie cui si ricorre è la dissimulazione: ci si comporta come se si volesse accogliere in sé l’altro, senza metterlo in pericolo, senza fargli nulla. In una nuvola di profumata ammirazione e di sonante tenerezza deve sentirsi bene, ma immutato: adorato, resta il medesimo, perché cosa potrebbe essere più bello di come egli è? Il carcere che in realtà l’amore ha preparato diviene visibile solo a poco a poco.

L’arte consiste nel non ingannarsi su alcune cose: minuscoli scogli nel mare dell’autoinganno. Attaccarvisi e non affogare è il massimo che un uomo riesce a fare.

La caducità delle teorie scientifiche le rende disprezzabili, ma quanto sono caduche le grandi religioni universali, se le misuriamo su ciò che le ha precedute!

La cosa più insopportabile sarebbe un Dio che fosse come l'uomo se lo augura.

La maggior parte delle religioni rendono gli uomini non migliori, bensì più cauti. Quanto vale questo?

La maledizione del dover morire dovrà diventare una benedizione: che si possa ancora morire quando vivere è insopportabile.

La megalomania dell'interprete: nella sua interpretazione si sente più ricco dell'opera.

La morte abbatte tutto ciò che uno ha vicino, e quando si è sopraffatti dal dolore dice sorridendo: non sei affatto così impotente come ti figuri, puoi abbattere anche te stesso, e il tuo dolore con te. La morte appresta all'uomo i dolori dai quali essa stessa poi può liberare.

La noia mortale che emana da quelli che hanno ragione e lo sanno. Chi è veramente intelligente nasconde di aver ragione.

La promessa dell'immortalità basta a mettere in piedi una religione.

La cosa più dura: tornar sempre a scoprire ciò che già si sa.

L'elemento pericoloso dei divieti: che ci si fida di essi e non si riflette su quando sarebbero da cambiare.

Le guerre si fanno per amore della guerra. Finché non si ammetterà questo, non si riuscirà mai a combattere veramente contro le guerre.

Le persone su cui facciamo assegnamento, e le persone che fanno assegnamento su di noi, una commedia.

Leggendo i grandi autori di aforismi, si ha l'impressione che si conoscessero tutti bene tra loro.

Lei lo sposò per averlo sempre con sé. Lui la sposò per dimenticarla.

L'infantilismo del pregare: si prega per ciò che comunque si ottiene, anziché per l'irraggiungibile.

L'invenzione dell'inferno è la cosa più orrenda, ed è difficile concepire come, dopo questa invenzione, ci si possa ancora aspettare qualcosa di buono dagli uomini.

L'uomo ha raccolto tutta la saggezza dei suoi predecessori, e guardate quanto è stupido!

L'uomo migliore non sarebbe colui che ha meno bisogni, bensì colui che, per mezzo di ciò di cui ha bisogno, regala di più.

L’uomo più infimo: quello di cui sono soddisfatti tutti i desideri.

Malvagità del possesso, frenesia della fedeltà, ce ne fosse di meno, oh di meno, allora si sarebbe leggeri, allora si sarebbe buoni. Ma non si molla la presa, non si mollerà mai nulla. Dito dopo dito, dente dopo dente dovranno staccare da noi, che tratteniamo caparbiamente ciò che per sempre vorremmo amare.

Mi addolora che non si arriverà mai a un'insurrezione degli animali contro di noi, degli animali pazienti, delle vacche, delle pecore, di tutto il bestiame che è nelle nostre mani e non ci può sfuggire.

Nei libri che ricordiamo c'è tutta la sostanza di quelli che abbiamo dimenticato.

Nel giornale si trova tutto. Basta leggerlo con sufficiente odio.

Nell'amore le rassicurazioni valgono come annuncio del loro opposto.

Nell'eternità tutto è inizio, mattino profumato.

Nell'oscurità le parole pesano il doppio.

Niente è più noioso dell'essere adorato. Come fa Dio a sopportarlo?

Non andar sempre fino in fondo. C'è tanto in mezzo!

Non ci sono più parole potenti. Capita di dire "Dio" solo per pronunciare una parola che una volta era potente.

Non credere a nessuno che dice sempre la verità.

Non dice nulla, ma come sa spiegarlo!

Non vedo in nessun luogo un Dio della vita, vedo dei ciechi, che guarniscono con Dio i loro misfatti.

Ogni imbecille, basta che ne abbia voglia, può perturbare la mente più complicata.

Ogni volta che si guarda con attenzione un animale, si ha l'impressione di vederci dentro un uomo che si fa beffe di noi.

Per quanti varrà ancora la pena di vivere, appena non si morirà più?

Quand'anche potessi credere, sarei ancora ben lungi dal poter pregare. Il pregare continuerebbe a sembrarmi il modo più sfacciato di seccare Dio, il peccato più nauseante di tutti, e dovrei intercalare ogni preghiera con lunghi periodi di espiazione.

Quando tutti gli animali impareranno a sparare? Quando diventerà pericoloso per ogni cacciatore sparare?

Se tu sapessi di più del futuro, il passato sarebbe ancora più pesante.

Si vuole diventare migliori, si dice; ci si vuole solo rendere le cose più facili.

Solo l'incredulo ha diritto al miracolo.

Solo un’immagine può piacere interamente, mai una persona. Origine degli angeli.

Tre atteggiamenti fondamentali dell'uomo che corteggia una donna: il millantatore, quello che fa promesse, quello che implora la mamma.

Tutte le religioni soffrono del fatto che i predicatori possano parlare a lungo e soddisfatti di sé. Così le loro parole diventano sempre più lontane e scaldano la loro vanità, anziché penetrare nel cuore di chi ascolta.

Un dio che occulta la sua creazione. "E vide che non era buona".

Zoppica così bene che coloro che le camminano a fianco sembrano storpi.

Il cuore segreto dell'orologio
Das Geheimherz der Uhr - Aufzeichnungen 1973-1985, 1987
© Adelphi - Selezione Aforismario

Che Dio sia morto o no, è impossibile tacerne: c'è stato per tanto tempo.

Chi obbedisce a se stesso soffoca non meno di chi obbedisce ad altri. Soltanto l'incoerente non soffoca, colui che si dà ordini ai quali si sottrae. Talvolta, in circostanze particolari, è giusto soffocare.

È già difficile sopportare il proprio autocompiacimento. Ma quello degli altri!

È illusoria l'idea che con la vecchiaia subentri una maggiore tolleranza. Non si è diventati più magnanimi, soltanto sensibili ad altro.

Frasi in una sola parola. Frasi interminabili.

In Schopenhauer affascina il distacco da Dio, risoluto e immodificabile. Un pensiero veramente libero dal potere è impossibile se si parte dall'idea di Dio.

Insopportabile una vita di cui si sa troppo. 

La cosa più dura per chi non crede in Dio: non avere nessuno cui poter dire grazie. Più ancora che per le proprie miserie si ha bisogno di un Dio per esprimere gratitudine.

La fama rastrella il doppio di ciò che l'invidia ha potato.

La memoria si blocca. Ma è ancora lì tutta intera. Anche le cose più dimenticate si ripresentano, ma quando vogliono loro.

La qualità catastrofica di Dio era la sua grandezza.

Non c'è fede tanto disgustosa da prevenirne una più disgustosa.

Ognuno vuole amici potenti. Ma loro ne vogliono di più potenti.

Per quanto sgradevoli siano i nemici, non diventeranno mai noiosi come i seguaci.

Quello che era timor di Dio è diventato timore di Dio nei nostri confronti, e questo suo timore è così grande che Dio si tiene nascosto e nessuno lo trova più.

Questo è un aforisma, dice, e si affretta a richiudere la bocca di scatto.

Si può vivere soltanto se, con una certa frequenza, non si fa quello che ci si propone. L'arte consiste nel proporsi la cosa giusta da non fare.

Leggendo i grandi autori di aforismi, si ha l'impressione
che si conoscessero tutti bene tra loro. (Elias Canetti)
La tortura delle mosche
Die Fliegenpein - Aufzeichnungen, 1992
© Adelphi - Selezione Aforismario

Chi ha imparato abbastanza, non ha imparato niente.

Chi vuole pensare deve rinunciare a "darsi da fare".

Come tutto suona convincente, purché se ne sappia poco!

Dare un nome alle cose è la grande e seria consolazione concessa agli umani.

Degli uomini che amiamo sappiamo tante cose, eppure non le teniamo per vere.

Dio non ha visto giusto riguardo alla confusione babelica delle lingue. Tutti parlano adesso la stessa tecnica.

È facile essere ragionevoli se non si ama nessuno, neppure sé stessi.

Gli sarebbe piaciuto venire al mondo in tutte le epoche, di continuo, e ogni volta, preferibilmente, per sempre.

Gli unici esseri umani che trovo noiosi sono i parenti.

Gli uomini fuggono da chi dice sempre le stesse cose. Ma se uno le dice con sufficiente arroganza, da costui si lasciano dominare.

Gradi della disperazione: non ricordarsi di nulla, ricordare qualcosa, ricordare tutto.

I matrimoni di interesse sarebbero i più felici. In tal caso rinuncio alla felicità.

Il poeta vive di esagerazioni e si fa conoscere per mezzo di fraintendimenti.

L'arte sta nel leggere sufficientemente poco.

L'importanza di un'anima si misura dal numero di anni che può permettersi di perdere.

La gioia diabolica dei morti, perché di loro non sappiamo niente.

La grandezza dell'amore sta soprattutto nel fatto che in esso tutti i diritti sono sospesi.

La più perfetta e terrorizzante opera d'arte dell'umanità è la sua ripartizione del tempo.

Magnifico fare il pazzo, se si è intelligenti.

Mai ci odiamo con tanta intensità come quando sentiamo di aver mostrato invano il meglio di noi stessi, e poi, solamente poi, vogliamo veramente morire.

Ne dice tante di parole, le dimentica, gli altri non le dimenticano.

Nessun sogno è mai stato così insensato come la sua spiegazione.

Non spiegare a nessuno, neanche a se stessi, fino a che punto si è derelitti.

Quando si diventa vecchi si commentano i grandi libri. Gli stessi che da giovani abbiamo provato a sviscerare. Non essendoci riusciti, ci abbiamo riprovato. Li abbiamo lasciati stare. Li abbiamo dimenticati. E ora sono qui di nuovo. Ce li siamo meritati con anni e anni di oblio. Ne contempliamo la magnificenza. Parliamo con loro. Adesso, pensiamo, dovremmo poter ricominciare a vivere per comprendere uno solo di questi libri.

Se avesse usato bene il suo tempo, non sarebbe diventato nessuno.

La rapidità dello spirito
Nachtraege aus Hampstead Aus den Aufzeichnungen 1954-1971, 1994
© Adelphi - Selezione Aforismario

Abbandonarsi ai propri pensieri per un'ora, ogni giorno, senza scopo: basta questo per rimanere qualcosa che somigli a un uomo.

C'è qualcosa di disgustoso in ogni corteggiamento, e solo l'ammirazione pura è vera.

Devi leggere anche i tuoi contemporanei. Non ci si può nutrire solo di radici.

È uno che impara e impara e non riesce a dimenticare nulla: il più stupido degli uomini.

I più dicono "Dio" per nascondersi a se stessi.

Il tuo peccato originale: che tu apri la bocca. Fintanto che stai ad ascoltare sei innocente.

La vera tenerezza per gli esseri umani ti sopraffà quando non ti stanno più intorno.

Mi ritrovo davanti allo stesso dubbio che ho sempre avuto davanti. So che la morte è male. Non so con che cosa si dovrebbe sostituirla.

Non cambiamo affatto e cambiamo immensamente: l'una cosa è vera come l'altra, insieme all'altra, e il fatto è sconcertante.

Nulla può diventare vera conoscenza se non ci ha tormentato implacabilmente. Tutte le altre acquisizioni hanno carattere matematico o tecnico. Le loro conseguenze ci colgono di sorpresa, perché non ci hanno fatto soffrire.

Non dimentichiamo nulla, e lo dimentichiamo sempre meno.

Prevede sempre la fine: per non cominciare niente.

Questo profumo intorno alle persone che non conosciamo.

Si impara solamente da coloro che sono in tutto diversi da noi. Si trova la quiete accanto a chi ci è affine.

Si tratta soprattutto di vedere per chi ci scambiamo.

Solo il miscredente può misurare appieno la felicità della fede.

Tutto ciò che si annota è già troppo vecchio.

Un povero diavolo al cimitero: in tutti gli altri posti ha paura.

Un uomo che tutti abbandonano perché impari a star zitto.

Uno scrittore che non ha una ferita sempre aperta, per me non è uno scrittore. Magari preferisce tenerla nascosta, perché è orgoglioso, perché non vuole farsi compatire; ma deve averla.

Un regno di matite
Aufzeichnungen 1992-1993, 1996
© Adelphi - Selezione Aforismario

Ascesi come astinenza dall'ingordigia, ma che cosa resta della vita dopo le pene dell'ascesi?

Che cos'è mai un motto di spirito, quando si ha da dire qualcosa?

Chi ha conosciuto i propri accessi di odio − contro se stesso −, come fa a meravigliarsi dell'odio altrui?

Coloro che non s'adeguano sono il sale della terra, il colore della vita, condannano se stessi all'infelicità, ma sono la nostra felicità.

Com'è cresciuto e ha continuato a crescere il potere del misero uomo primitivo, fino a diventare onnipotenza, che tutto ha annientato, anche se stessa.

Da qualche tempo, mentre sta parlando con qualcuno, si sorprende a dire: "Se arrivo a cent'anni". Prende dunque in considerazione tale eventualità, la ritiene plausibile, menziona persone che ha conosciuto, persone di tutto rispetto, le quali hanno raggiunto i novantotto, i novantasei, i novantaquattro anni, e quando lui le ha conosciute erano ancora in piena forma. Saranno i discorsi contro la morte a tenerci in vita?

È tutto scritto nel vento. Ma si scrive per respirare.

Finché respiro, scrivo.

Gli assetati d'amore sono tutti così simili tra loro, che per studiarli ne basta uno. Ancora piú semplice: se quell'uno siamo noi.

L'ammirazione sincera ha qualcosa di commovente. Chi viene fatto oggetto di ammirazione certo sa come stanno le cose, ma vede in essa il segno di un buon carattere e, se è particolarmente sciocco, di uno stato del mondo a lui propizio.

L'autocritica è credibile solo se poggia su qualcosa di inequivocabilmente reale: su una cattiva azione che abbiamo commesso davvero, su intenzioni abiette, su un fallimento, su una disgrazia che abbiamo provocato o che avremmo potuto impedire.

L'uomo: un ciocco di legno che getta se stesso nel fuoco.

Non legge nulla, ma come lo loda!

Ogni frase può avere il suo effetto, anche la più dimenticata, anche fra mille anni.

Psicologia, tollerabile quando complica gli enigmi che simula di risolvere. 

Quando lo sconforto non è motivato, si camuffa da delusione, delusione per una vita che presumibilmente non fu tale.

Scrivere ti dà sollievo. Persino quando non hai niente da dire, scrivere ti dà sollievo. Ma lo sappiamo, quando non abbiamo niente da dire?

Separare merito da presunzione: difficilissimo. Per questo i rapporti con le persone famose sono propriamente impossibili, a meno che i loro risultati non siano privi di significato per noi.

Si scrive per essere diversi. Chi imbroglia scrivendo rimane ciò che comunque è. 

Soltanto il sapere che esita conta. Questo è ciò che, più di ogni altra cosa, manca al computer: l'esitazione.

Talvolta ho la sensazione che le parole siano tutte prive di valore, e mi domando perché ho vissuto. Ma non trovo risposte. E l'intensità della domanda a poco a poco vien meno, io mi siedo alla scrivania ed è di nuovo un far parole.

Tutto è contaminato dall'uomo, questo essere spaventoso.

Libri di Elias Canetti consigliati
Massa e potere
Traduttore: Furio Jesi 
Editore: Adelphi, 1981

Nel 1922, a Francoforte, lo studente diciassettenne Elias Canetti si trovò ad assistere a una manifestazione contro l’assassinio di Rathenau. Quel giorno egli sentì che la massa esercita un’attrazione enigmatica, qualcosa di paragonabile al fenomeno della gravitazione. Nel 1927, a Vienna, compiva un ulteriore passo: l’esperienza di essere nella massa, partecipando al grande corteo del 15 luglio, quando fu incendiato il Palazzo di Giustizia. La polizia sparò: novanta morti. Nelle sue memorie Canetti scriverà, a proposito della massa: «È un enigma che mi ha perseguitato per tutta la parte migliore della mia vita e, seppure sono arrivato a qualcosa, l’enigma nondimeno è restato tale». Il «qualcosa» a cui qui si allude è Massa e potere, che apparve nel 1960, dopo trentotto anni di elaborazione. Già questi elementi, queste date fanno capire quale immensa energia, concentrazione, furia si sia depositata in queste pagine. Alla lunghissima genesi dell’opera corrisponde l’estrema singolarità della sua forma. Qui non ci viene semplicemente offerta una nuova teoria da allineare alle tante già esistenti su queste due parole ossessive: massa, potere. Profondamente avverso alla coazione a spiegare, che opprime la nostra cultura, Canetti è qui riuscito nell’impresa di pensare con il massimo della precisione, ma tenendosi sempre «al margine del mondo dei concetti». Questo libro, che si presenta come una severa trattazione scientifica, è ben più di un racconto frastagliato e sanguinoso: è un vasto mito costellato di tanti altri miti, spesso dissepolti con passione da libri dimenticati nell'oscurità delle biblioteche.

La provincia dell’uomo
Quaderni di appunti 1942-1972 
Traduttore: Furio Jesi 
Editore: Adelphi, 1978

Da quasi quarant'anni Elias Canetti tiene dei "quaderni di appunti" che un giorno appariranno, si può supporre, come una delle opere più sorprendenti del nostro tempo. Ma già questa scelta, fatta da Canetti stesso, è un libro che lascia tracce indelebili su chiunque gli si avvicini. Qui abbiamo davanti a noi un pensiero e un’immaginazione incandescenti e ribollenti per l’intensità, e al tempo stesso soggetti a una disciplina che li obbliga a manifestarsi soltanto quando il loro materiale ha raggiunto la durezza e la lucentezza del diamante. Canetti, questo esemplare nemico della morte, ha sempre posto esigenze assolute allo scrivere. Dal suo unico, e imponente romanzo, Auto da fé, alla sua opera centrale, Massa e potere, ogni libro di Canetti è una sfida gettata contro un
avversario strapotente, che si insinua in ogni piega delle cose: la morte. E, intrecciata a essa, è l’immagine del potere, di cui Canetti ha saputo illuminare, come nessuno oggi, i terribili segreti. Così avviene anche nella Provincia dell’uomo: qui però vedremo Canetti non più costretto a fissarsi su un tema, ma abbandonato a tutte le onde della sua vita più segreta, che ci si manifesta con una lussureggiante abbondanza di idee, prospettive, miniature di romanzi, ritratti, aforismi, ipotesi, paradossi, giudizi, sempre con la massima asciuttezza e densità, toccando la letteratura e l’antropologia, i libri sacri e gli animali, le donne e l’antichità, la politica e la scienza, la psicologia e i viaggi, i sogni e la società - e dove, in ogni rigo, sentiamo l’avida attenzione e l’apertura di chi vuole pensare e vivere tutti gli infiniti mondi possibili, mentre sul fondo pulsa senza tregua il conflitto inesorabile con la morte.

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