2015-12-29

Fernando Pessoa - Aforismi e versi di un animo inquieto

Selezione dei migliori aforismi, delle frasi più significative e dei versi poetici più belli di Fernando Pessoa (Lisbona 1888-1935), poeta, scrittore e aforista portoghese. La personalità di Pessoa è complessa e sconcertante. Attribuì la maggior parte dei suoi scritti poetici a tre scrittori eteronimi [1] (Alberto Caeiro, Alvaro de Campos e Ricardo Reis), ciascuno dei quali caratterizzato da una propria visione del mondo, da un proprio stile e da compiute vicende biografiche; più che di tre nomi fittizi, sembra trattarsi di diversi poeti realmente esistiti: "Mi sono moltiplicato per sentirmi / per sentirmi ho dovuto sentire tutto, / sono straripato, non ho fatto altro che traboccarmi...". Pessoa durante la sua vita non pubblicò che una parte insignificante della sua opera, che, pertanto, è per la maggior parte postuma. Come ha scritto Carlo Samonà, l'opera di Pessoa si configura come "un dramma esistenziale totale, che nella poesia 'per corpi separati' e nella riflessione scritta trova il mezzo migliore di manifestarsi: un'esperienza unica in ogni caso, nella quale è probabile che la crisi della civiltà dell'io abbia avuto modo di riconoscersi e di testimoniare se stessa come poche volte è riuscita a fare con tanta forza emblematica nella poesia del Novecento". José Saramago ha scritto di Pessoa: "Gli amici gli dicevano che aveva un grande futuro davanti, ma lui non deve averci creduto, tanto che decise di morire ingiustamente, pensate un po’, nel fiore dei suoi 47 anni di età. Un momento prima della fine chiese che gli dessero gli occhiali. «Dammi gli occhiali» furono le sue ultime e formali parole. Finora nessuno ha mostrato interesse a sapere per che cosa li volesse, al tal punto si ignorano o disprezzano le ultime volontà dei moribondi, ma potrebbe essere abbastanza plausibile che la sua intenzione fosse quella di guardarsi in uno specchio per sapere, infine, chi vi fosse lì. Non gli dette il tempo la parca. Fra l’altro, neanche c’era uno specchio nella stanza. Questo Fernando Pessoa non riuscì mai a essere davvero sicuro di chi fosse, ma grazie al suo dubbio possiamo riuscire a sapere un po’ di più su chi siamo noi". La maggior parte delle citazioni riportate in questa pagina sono tratte da Il libro dell'inquietudine, tra le sue opere più note e apprezzate, che contiene le riflessioni di Bernardo Soares, uno degli eteronimi di Pessoa.
Fernando Pessoa (1888-1935) poeta, scrittore e aforista portoghese.
Il banchiere anarchico
O banqueiro anarquista, 1922

Il vero male, l'unico male, sono le convenzioni e le finzioni sociali, che si sovrappongono alle realtà naturali – tutto, dalla famiglia al denaro, dalla religione allo Stato.

Una sola moltitudine
A cura di Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre, 1979
Selezione Aforismario

C'è, tra me e il mondo, una nebbia che impedisce che io veda le cose come veramente sono – come sono per gli altri.

Essere stanca, sentire duole, pensare distrugge.

Il mio male peggiore è di non riuscire mai a dimenticare la mia presenza metafisica nella vita. Di qui, la timidezza trascendentale che terrorizza tutti i miei gesti, che toglie a tutte le mie frasi la linfa della semplicità, dell'emozione diretta. 

L'unico senso intimo delle cose è che esse non hanno nessun senso intimo.

Non so chi sono, che anima ho. Quando parlo con sincerità non so con quale sincerità parlo. Sono variamente altro da un io che non so se esiste. 

Sei solo. Non lo sa nessuno. Taci e fingi.

Siediti al sole. Abdica e sii re di te stesso

Non sono niente. / Non sarò mai niente. / Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo. (Fernando Pessoa)
Il libro dell'inquietudine
Livro do desassossego - Bernardo Soares, 1982 (postumo)
Selezione Aforismario

Alcuni hanno un grande sogno nella vita e mancano a quel sogno. Altri nella vita non hanno nessun sogno, e mancano anche a quello.

C’è un destino uguale, perché è astratto, per gli uomini e per le cose – una designazione ugualmente indifferente nell'algebra del mistero. 

Chi di noi, voltandosi indietro sulla strada da cui non c’è ritorno, può dire di averla seguita come avrebbe dovuto?

Ci siano o no gli dèi, di essi siamo servi. 

Conoscersi significa errare e l’oracolo che ha detto "Conosci te stesso" ha proposto un compito più grave delle fatiche di Ercole e un enigma più oscuro di quello della Sfinge.

Considerando il vergognoso divario fra l’intelligenza dei bambini e la stupidità degli adulti, a volte penso che durante l’infanzia siamo accompagnati da un angelo custode che ci presta la sua intelligenza astrale, e che dopo, forse con dispiacere ma per una legge superiore, ci abbandona, come le femmine degli animali abbandonano i cuccioli cresciuti, al nostro destino di bestie all'ingrasso.

Considerare ogni cosa che ci capita come un accidente o un episodio di un romanzo a cui non assistiamo con la nostra attenzione ma con la vita. Solo con questo atteggiamento potremo vincere la malizia dei giorni e i capricci degli eventi.

Dato che non possiamo ottenere bellezza dalla vita, cerchiamo almeno di ottenere bellezza dal fatto di non potere ottenere bellezza dalla vita. Facciamo del nostro fallimento una vittoria, una cosa positiva ed elevata, con colonne, maestà e acquiescenza spirituale.

Dicevano gli argonauti che navigare è necessario, ma che non è necessario vivere. Noi, argonauti della sensibilità malata, diciamo che sentire è necessario, ma che non è necessario vivere. 

Dover dominare gli altri significa avere bisogno degli altri. Il capo è un dipendente.

È così pervasivo il tedio, così sovrano l’orrore di essere vivo da non riuscire a immaginare cosa possa servire da lenitivo, da antidoto, da balsamo o oblio.

È meglio scrivere piuttosto che osare vivere.

È molto meglio non agire piuttosto che agire inutilmente, frammentariamente, insufficientemente, come fa l’innumerevole superflua inane maggioranza degli uomini.

È nobile essere timido, illustre non saper agire, grande non avere attitudine alla vita. 

Essere pessimista vuol dire prendere ogni cosa come tragica, e questo atteggiamento è un’esagerazione e un fastidio.

Eterni viandanti di noi stessi, non esiste altro paesaggio se non quello che siamo.

Felice è colui che dalla vita non esige più di quello che essa spontaneamente gli offre, facendosi guidare dall'istinto dei gatti, che cercano il sole quando c’è il sole e quando non c’è il sole, il caldo, dovunque esso sia.

I compratori di cose inutili sono sempre più saggi di quanto non si creda – comprano piccoli sogni. Quando comprano sono bambini. 

I sogni ce l’hanno tutti: ciò che ci differenzia è l’intensità per raggiungerli o il destino che li raggiunge per noi. 

Il sognatore non è superiore all'uomo attivo perché il sogno è superiore alla realtà. La superiorità del sognatore sta nel fatto che sognare è molto più pratico che vivere.

Il sogno è la cocaina peggiore, perché è la più naturale di tutte.

Il Vangelo raccomanda amore per il prossimo: non dice amore per l’uomo o per l’umanità, di cui di fatto nessuno può curarsi.

Il vero saggio è colui che si prepara in modo tale che gli avvenimenti esterni lo alterino in minima parte. A tale scopo deve corazzarsi, cingendosi di realtà a lui più vicine dei fatti, attraverso le quali, i fatti gli arrivino alterati in sintonia con esse.

In questo mondo, viviamo tutti a bordo di una nave salpata da un porto che non conosciamo, diretta a un porto che ignoriamo; dobbiamo avere per gli altri una amabilità da viaggio.

L’anima umana è un abisso scuro e vischioso, un pozzo che non si usa nel mondo superficiale. Nessuno amerebbe se stesso se si conoscesse, e così, se non ci fosse la vanità, che è il sangue della vita spirituale, moriremmo di anemia nell'anima.

L’azione è una malattia del pensiero, un cancro dell’immaginazione.

La Decadenza è la perdita totale dell’incoscienza; perché l’incoscienza è il fondamento della vita. Il cuore, se potesse pensare, si fermerebbe. 

La nostra epoca, senile e cancerogena, è la deviazione multipla di tutti i grandi propositi, opposti o confluenti, dal cui fallimento è sorta l’era con cui sono falliti.

La vita che si vive è un fraintendimento fluido, un’allegra media tra la grandezza che non c’è e la felicità che non può esistere.

La vita è ciò che facciamo di essa.

La vita è un gomitolo che qualcuno ha aggrovigliato. Essa ha un senso se è srotolata e disposta in linea retta, o ben arrotolata. Ma così com'è e un problema senza nucleo, un avvolgersi senza un dove attorno a cui avvolgersi. 

La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente. È un viaggio dello spirito attraverso la materia, e poiché è lo spirito che viaggia, è in esso che noi viviamo. Ci sono perciò anime contemplative che hanno vissuto più intensamente, più largamente, più tumultuosamente di altre che hanno vissuto la vita esterna. 

La vita, per la maggior parte degli uomini, è un fastidio che passa senza che se ne accorgano, una cosa triste, costituita da intervalli allegri.

Le angosce della nostra anima sono sempre cataclismi del cosmo. Quando ci arrivano, intorno a noi si perde il sole e si sconvolgono le stelle.

L’unico comportamento degno di un uomo superiore è la persistenza tenace di un’attività che si riconosce inutile, l’abitudine a una disciplina sterile, l’uso fisso di norme del pensiero filosofico e metafisico che comprendiamo non essere di alcuna importanza.

Nascere libero è la maggior grandezza dell’uomo, fatto che rende l’eremita superiore ai re e anche agli dèi, che bastano a se stessi per la forza, ma non per il disprezzo della forza.

Nella vita attuale il mondo appartiene solo agli stupidi, agli insensibili e agli agitati. Il diritto a vivere e trionfare oggi si conquista quasi con gli stessi requisiti con cui si ottiene il ricovero in manicomio: l’incapacità di pensare, l’amoralità e l’ipereccitazione.

Nessuno comprende l’altro. Siamo, come ha detto il poeta, isole nel mare della vita; tra noi si inserisce il mare che ci limita e separa. Per quanto una persona si sforzi di sapere chi sia l’altra persona, non riuscirà a sapere niente se non quello che la parola dice – ombra informe sul suolo della sua possibilità di intendere. 

Noi non ci realizziamo mai. Siamo due abissi – un pozzo che fissa il cielo.

Noi non siamo che sfingi false e non sappiamo chi siamo realmente. L’unico modo di andare d’accordo con la vita è essere in disaccordo con noi stessi. L’assurdo è il divino. 

Non amiamo mai nessuno. Amiamo solo l’idea che ci facciamo di qualcuno. È un concetto nostro quello che amiamo: insomma, amiamo noi stessi. 

Non apprezza la libertà chi non ha mai conosciuto la costrizione.

Non è nei vasti campi o nei grandi giardini che vedo giungere la primavera. È nei rari alberi di una piccola piazza della città. Lì il verde spicca come un dono ed è allegro come una dolce tristezza.

Non il piacere, non la gloria, non il potere: la libertà, unicamente la libertà. 

Perdere il padre e la madre, non ottenere né gloria né felicità, non avere né un amico né un amore – tutto questo si può sopportare; quello che non si può sopportare è sognare una cosa bella che non sia possibile realizzare in parole o azioni.

Possiamo morire solo se amiamo.

Quello che distingue le persone le une dalle altre è la forza di farcela, o di lasciare che sia il destino a farla a noi.

Regola della vita è che possiamo, e dobbiamo, imparare da tutti. Ci sono cose serie della vita che possiamo apprendere da ciarlatani e banditi, ci sono filosofie che ci sono impartite da stupidi, ci sono lezioni di fermezza e di legge che vengono dal caso e da coloro che il caso ha scelto. Tutto è in tutto.

Sapere che sarà pessima l’opera che mai si farà. Peggiore, tuttavia, sarà quella che non si farà mai.

Scrivere è dimenticare. La letteratura è il modo più gradevole di ignorare la vita.

Se per te è impossibile vivere solo, sei nato schiavo.

Si ritorna stanchi da un sogno come da un lavoro reale. Non si è mai vissuto tanto come quando si è pensato molto.

Sulla vetta c’è posto solo per un uomo. Quanto più perfetto, più completo; e quanto più sarà completo, meno necessiterà dell’altro.

Tutta la vita dell’anima umana è un movimento nella penombra. Viviamo, nell'imbrunire della coscienza, mai certi di cosa siamo o di cosa supponiamo essere. 

Tutti gli ideali e tutte le ambizioni sono un delirio da comari uomini.

Tutto ciò che cerchiamo, lo cerchiamo per un’ambizione, ma questa ambizione o non si realizza e allora siamo poveri, o crediamo di averla realizzata e allora siamo completamente pazzi.

Tutto ciò che sappiamo è una nostra impressione, e tutto quello che siamo è una impressione altrui.

Tutto è imperfetto, non c’è tramonto così bello da non poterlo essere di più.

Tutto è noi, e noi siamo tutto; ma questo a cosa serve, se tutto è niente?

Tutto quello che l’uomo espone o esprime è una nota a margine di un testo completamente cancellato. Dal senso della nota, ricaviamo più o meno, quello che avrebbe dovuto essere il senso del testo; ma rimane sempre un dubbio, e i sensi possibili sono molti.

Un buon sigaro e stare a occhi chiusi: questo è essere ricchi.

Un uomo, se possiede la vera sapienza, sa godere dell’intero spettacolo del mondo da una sedia, senza saper leggere, senza parlare con nessuno, solo con l’uso dei sensi e con l’anima che non sappia essere triste.

Una sola cosa mi meraviglia più della stupidità con la quale la maggior parte degli uomini vive la sua vita: l'intelligenza che c'è in questa stupidità.

Una tazza di caffè, una sigaretta e i miei sogni sostituiscono bene l’universo e le sue stelle, il lavoro, l’amore e perfino la bellezza e la gloria.

Vivere è morire, perché non abbiamo un giorno in più nella nostra vita senza avere, al contempo, un giorno in meno.

Vivere è non pensare.
È nobile essere timido, illustre non saper agire,
grande non avere attitudine alla vita. (Fernando Pessoa)
Il poeta è un fingitore
Duecento citazioni scelte da Antonio Tabucchi
© Feltrinelli, 1988

Fingere è conoscersi.

Ho per la vita l'interessa di un decifratore di sciarade.

La letteratura, come tutta l'arte, è la confessione che la vita non basta. 

La vita mi disgusta come una medicina inutile. 

Lontano da me in me esisto.

Niente si sa, tutto si immagina.

Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di sé stesso.

L'educazione dello stoico
Barão de Teive, A educação do estóico, 1999 (postumo)

Ho tutte le condizioni per essere felice, tranne la felicità.

Lo scrupolo è la morte dell'azione. Pensare alla sensibilità altrui è essere sicuri di non agire. 

Il sogno, quando troppo vissuto, o familiare, diventa una nuova realtà; la tirannizza; smette di essere un rifugio.

Il piacere è per i cani, il lamento per le donne; l'uomo ha solamente, di suo proprio, l'onore o il silenzio.

La dignità dell'intelligenza sta nel riconoscere che essa è limitata e che l'universo ne è fuori.

Il romantico riferisce ogni cosa a se stesso ed è incapace di pensare oggettivamente. Ciò che accade a lui accade all'universalità delle cose. Se lui è triste, il mondo non solo sembra, ma è, sbagliato.

Non è nell'individualismo che risiede il nostro male, ma nella qualità di quell'individualismo.

Tutto è aver speranze o è morte.

La divina irrealtà delle cose
Aforismos e afins, 2003 (postumo)
Selezione Aforismario

Agisci come se non ci fosse Dio, ricordandoti però che Egli esiste.

Amare è fraintendersi.

Aspettare il meglio e prepararsi al peggio: ecco la regola.

Cultura non è leggere molto, né sapere molto: è conoscere molto.

Dubito, quindi penso.

Essere austero è non saper nascondere la sofferenza che si ha di non essere amato. La morale è la cattiva ipocrisia dell'invidia.

Essere solitario per essere sincero e puro nell'anima. L'uomo − ente collettivo − è un essere corrotto.

Il poeta vale quello che vale la sua migliore poesia.

La Decadenza è la perdita totale dell’incoscienza; perché l’incoscienza è il fondamento della vita. Il cuore, se potesse pensare, si fermerebbe.  

La morale è la cattiva ipocrisia dell'invidia.

La vanità è la fiducia nell'effetto del nostro valore, l'orgoglio la fiducia nel nostro valore.

La vita è un male degno di essere vissuto.

L’amore è la più carnale delle illusioni.

L'amore è uno scampolo mortale di immortalità.

L'essenza del progresso è la decadenza. Progredire è morire perché vivere è morire.

L'ignoranza è la vera innocenza. Il grande pensatore è lo scaltro per eccellenza.

L'uomo non sa più degli altri animali; ne sa di meno. Essi sanno quello che devono sapere. Noi no.

Non amiamo mai nessuno. Amiamo solo l’idea che ci facciamo di qualcuno. È un concetto nostro quello che amiamo: insomma, amiamo noi stessi. 

Non ci sono norme. Tutti gli uomini sono eccezioni a una regola che non esiste.

Oggigiorno ogni uomo, la cui statura morale e il cui valore intellettuale non siano di un pigmeo o di una persona rozza, ama, quando ama, di un amore romantico.

Per ogni filosofo, Dio è della sua opinione.

Prima sii libero, poi chiedi la libertà.

Quando potrai dire il tuo grande amore, il tuo grande amore smetterà di essere grande.

La morte è la curva della strada / morire è solo non essere visto. (Fernando Pessoa)
Poesie
Versi tratti da alcune poesie di Fernando Pessoa

Il poeta è un fingitore
Il poeta è un fingitore. / Finge così completamente / che arriva a fingere che è dolore / il dolore che davvero sente. 
[O poeta é um fingidor. Finge tão completamente que chega a fingir que é dor a dor que deveras sente].

Alzo dal libro
Eccomi davanti a me come a una cifrata / lettera misteriosamente ricevuta... / Ignorando il senso dell’anima, e niente / di ciò che la vita voleva che io vivessi / la notte vicino a me si ferma e raffredda / c’è ancor più assenza di rumori / là fuori, ed ecco che per i gradini, dell’oblio, / il mio antico essere barcollante scende...

Corpi
Se tutto è un sogno sotto il sogno aperto / del cielo irreale, sognarti è possederti, / e possederti è sognarti da più vicino.

Ti amai
Ti amai e amandoti / solo te non vedevo... / Eri il cielo e il mare, / eri la notte e il giorno... / Solo quando ti persi / io ti conobbi...

Tabaccheria
Non sono niente. / Non sarò mai niente. / Non posso voler essere niente. / A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo. 
[Não sou nada. / Nunca serei nada. / Não posso querer ser nada. / À parte isso, tenho em mim todos os sonhos do mundo].

La morte è la curva della strada
La morte è la curva della strada / morire è solo non essere visto. / Se ascolto, sento i tuoi passi / esistere come io esisto.
[A morte é a curva da estrada, / morrer é só não ser visto. / Se escuto, eu te oiço a passada, / existir como eu existo].

Libri di Fernando Pessoa consigliati
Il libro dell'inquietudine 
Curatore: Piero Ceccucci
Traduzione: Piero Ceccucci  e Orietta Abbati 
Editore: Newton Compton, 2010

Il testo contiene le centinaia di riflessioni del celebre eteronimo dell'autore, Bernardo Soares, raccolte in maniera disordinata e "aperta": tragico, ironico, profondo e irrequieto, Soares riflette sulla vita, sulla morte e sull'anima, ma anche sulle sue memorie più intime e sullo scorrere del tempo, sui colori e le emozioni che osserva intorno a sé e dentro di sé. L’incontro con Pessoa è sempre inizio e motivo di turbamento e sconcerto; di ansia e angoscia. Di inquietudine. Immergersi nella lettura dei testi pessoani, significa abbandonare i sentieri certi e sicuri del conosciuto e dello sperimentato e inoltrarsi per cammini deserti ed impervi: verso le terre dell’incognito e del mistero del nostro mondo interiore, pozzo cupo e spaventoso dal cui fondo – per suprema contraddizione e disperazione – vediamo risplendere, immote e lontane, le ignare stelle, impassibili al dolore umano. Significa essere pronti a mettersi in discussione e a mettere in discussione tutto l’universo di convinzioni e convenzioni, rassicurante e tranquillo, in cui abbiamo condotto la nostra vita fino ad oggi, avvolgendo – corazzandola – la nostra esistenza, consumata e scandita secondo i ritmi psicologici della “normalità” quotidiana del dire e del fare. Significa, in altri termini, uscire allo scoperto; confrontarsi indifesi, più che con gli altri e con il mondo esterno, con noi stessi negli spazi tenebrosi del noncosciente e del sogno: problematizzare e problematizzarsi per giungere, in campo metafisico, ad una risposta soddisfacente e plausibile ai mille perché suscitati da tale immersione, in un processo infinito di continui rinvii e rimandi, per trovare l’arcano principio di tutte le cose che sempre, immancabilmente, lasciandoci confusi e disorientati, ci sfugge e svanisce.

La divina irrealtà delle cose
Aforismi e dintorni
Testo portoghese a fronte
Curatore: Richard Zenith 
Traduzione: Guia Boni 
Editore Passigli, Bagno a Ripoli, 2004 

L'aforisma fu coltivato da Pessoa nel corso di tutta la vita, sotto il proprio nome e attraverso quello dei suoi eteronimi, e spunta improvviso nei quaderni manoscritti, nei margini - o persino nel mezzo - di testi con i quali non ha necessariamente un rapporto. Compare anche isolato, scritto su pezzettini di carta strappati oppure in serie, separati da righe orizzontali, molti scritti in inglese, lingua nella quale Pessoa, in questo genere letterario, si dimostra decisamente brillante. Questo volume è una piccola raccolta rappresentativa di tali aforismi e pensieri sparsi, per la grande maggioranza inediti; piccola raccolta, ma assai indicativa dello spirito di questo grande poeta dai mille volti, sfuggente e sempre nuovo.

Note

  1. Eterònimo: nome d’altro autore, anche fittizio, sotto cui si cela l’autore vero.

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