2015-12-06

Gesualdo Bufalino - Aforismi di un malpensante

Selezione dei migliori aforismi e delle più belle poesie di Gesualdo Bufalino (Comiso 1920-1996), scrittore, poeta e aforista italiano. Bufalino è noto soprattutto come scrittore e poeta, un po' meno come aforista; eppure ha scritto due libri di aforismi che sono tra i più belli pubblicati in Italia nella seconda metà del '900: Il malpensante e Bluff di parole. Come scrittore, Bufalino ha raggiunto il successo abbastanza tardi, con la pubblicazione, nel 1981, del romanzo Diceria dell'untore, che gli valse il Premio Campiello. Uomo di grande cultura, quando, durante un'intervista su Rai tre del 1995, Piero Chiambretti gli chiese se la mafia fosse davvero "incurabile", rispose: "Io credo che le forze dell’ordine, i giudici, i pentiti possano aiutare a vincere molte battaglie, ma non la guerra. Per vincere la guerra, io suggerisco una cura, ma a lunghissimo termine, cioè l’intervento dei maestri elementari. Io credo che siano i maestri elementari la nostra arma segreta. Una volta, a proposito di queste cose, ho detto che la cura è una sola: libri, libri, libri". L'anno successivo a questa intervista, Bufalino moriva in un banale incidente d'auto. Le sue opere complete, in due volumi, sono edite nei Classici Bompiani.
Gesualdo Bufalino (Comiso 1920 -1996) - Scrittore, poeta e aforista italiano
Questionario Proust
A titolo introduttivo, si riportano le risposte di Gesualdo Bufalino a un questionario proposto nel 1986 da Il Messaggero, sulla falsariga di quello a cui rispose Proust nel 1885 sull'album di Antoinette Faure.
  1. Qual è il colmo della miseria? Sopravvivere.
  2. Dove le piacerebbe vivere? A Heidelberg, un autunno.
  3. Il suo ideale di felicità terrena? Sei ore di sonno filate.
  4. Per quali errori ha più indulgenza? Per gli errori di gioventù.
  5. Qual è il suo personaggio storico preferito? A giorni alterni Pilato e Cambronne.
  6. I suoi pittori preferiti? Friedrich, Klee, Vermeer, Lorenzo Lotto.
  7. I suoi musicisti preferiti? Salieri, Charlie Parker, l’Angelo del Giudizio.
  8. I suoi registi preferiti? Kurosawa, Stroheim, Clair, Ophiils, Fellini.
  9. Quale qualità predilige in un uomo? Il silenzio. O, almeno, la reticenza.
  10. Quale qualità predilige in una donna? L’attenzione e la meraviglia.
  11. Quale sport pratica? Nessuno, tranne quello di voyeur del mondo.
  12. Sarebbe capace di uccidere qualcuno? Con l’aiuto d’un liberto, me stesso.
  13. Qual è la sua occupazione preferita? Ricordare.
  14. Chi le sarebbe piaciuto essere? Il marito di Sheherazade.
  15. Qual è il tratto distintivo del suo carattere? L’egofobia.
  16. Che cosa apprezza di più nei suoi amici? L’assenza.
  17. Qual è il suo principale difetto? Non saper disprezzare.
  18. Qual è la prima cosa che la colpisce in una donna? Il colore della voce.
  19. Qual è il colore che preferisce? Il blu.
  20. Qual è il suo fiore preferito? L’ibisco.
  21. Quali scrittori preferisce? Feydeau, Chandler, Wodehouse d’estate, sotto la tenda. Degli altri taccio, sono un libertino discreto. 
  22. Quali poeti? Leopardi, Dante, Gongora, Baudelaire, Toulet.
  23. Quali sono i suoi eroi nella vita reale? I carabinieri di ronda e gl’infermieri di notte.
  24. Quali sono i suoi nomi preferiti? Arcangelo, Eusebio, Florestano, Gesualdo.
  25. Che cosa, più di tutto, detesta? Le utopie: non chi le consuma ma chi le spaccia.
  26. Quale talento naturale le piacerebbe possedere? Vorrei saper fischiare.
  27. Crede alla sopravvivenza dell’anima? Solo nel senso di un contagio della memoria.
  28. Di che morte vorrebbe morire? Mi auguro una lunga e aperitiva agonia.
Tale è la forza dell'abitudine che ci si abitua perfino a vivere. (Gesualdo Bufalino)
Cere perse
Sellerio © 1985

Forse in questo momento in un'aula d'asilo si stanno rifiutando di imparare le aste i futuri incendiari di biblioteche.

Un libro non è soltanto, o non è sempre, un tempio delle idee o un'officina di musica e luce, è anche un luogo oscuro di sfoghi e di rimozioni, dove si combatte un duello senza pietà, con la sola scelta di guarire o morire.

Le menzogne della notte
Bompiani 1988

Previdenza e follia in me han fatto sempre tutt'uno, né ho mai rinunziato all'impossibile con la debole scusa che era, appunto, impossibile.

Nascere è umano, perseverare è diabolico. (Gesualdo Bufalino)
Il malpensante
Lunario dell'anno che fu © Bompiani 1987
Selezione Aforismario

Bisogna che abbiamo un'idea molto primitiva dell'eternità se facciamo tanto caso del morire a trenta o a cent'anni.

Capita a volte di sentirsi per un minuto felici. Non fatevi cogliere dal panico: è questione di un attimo e passa.

Cerco Dio come un usciere va a caccia di un insolvente.

Come chi si rompe le reni per far pingue il suo deposito in banca, così io travaglio ogni giorno la mia vita per trasformarla in passato: questo conto corrente che cresce.

Come ogni brutto sono sempre stato oggetto di passioni disinteressate.

Come si fa ad amarsi vivendo con se stessi 24 ore su 24?

Con le donne accade due volte di non saper cosa dire: all'inizio e alla fine d'un amore.

Costa una fatica del diavolo conservare una buona opinione di sé. Chissà come fanno, certuni.

Credo che in due occasioni di compleanno ci si sente improvvisamente decrepiti: a diciannove anni e a cinquanta.

Diffidate degli ottimisti, sono la claque di Dio.

Dio è morto creandoci, noi siamo un'opera postuma.

È più facile amare gli altri che sé. Degli altri si conosce il meglio.

È un bluff? Non è un bluff? Fra poco muoio e lo vedo.

Fra imbecilli che vogliono cambiare tutto e mascalzoni che non vogliono cambiare niente, com'è difficile scegliere!

Fra tutti i suoni che possono accarezzare o ferire l'udito, dal sussurro al boato, provocati da cause naturali o animali, melodia d'arpa o squittio di topo, uno ne conosco che da solo contiene ogni estasi e spavento: un colpo che una mano d'ignoto batta di notte, d'improvviso, alla nostra porta.

I fatti sono cocciuti, la morte il più cocciuto dei fatti.

I suicidi sono solo degli impazienti.

In ogni bestia folgorata da un fucile in un sottobosco si ritorna a punire l'innocenza di Gesù Cristo.

In un mondo d'arrivisti buona regola è non partire.

Innamorarsi è un lusso, chi non può permetterselo finge.

Io: un paesaggio che m'è venuto a noia.

L'immaginazione è "la pazza di casa", m'insegnarono al liceo. La realtà è peggio, risposi: è la scema del villaggio.

L'impazienza di Dio nel pubblicare il mondo non finisce di sbalordirmi. Cose così si tengono nel cassetto per sempre.

L'unica consolazione, di fronte a certi duelli elettorali fra due candidati, è che almeno uno dei due perderà.

La gaffe della Creazione... A meno che non si trattasse di un gesto pubblicitario...

La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello.

La parola ha preceduto la luce e non viceversa: Fiat lux e la luce fu.

Meno credo in Dio più ne parlo.

Metà di me non sopporta l'altra e cerca alleati.

Morire sarà, su per giù, come quando su una vetrina una saracinesca s'abbassa.

Morire. Non fosse che per fregare l'insonnia.

Nascere è umano, perseverare è diabolico.

Non il sonno ma l'insonnia della ragione genera mostri.

Non vedo perché sia legittimo amare insieme Cimarosa, Bach e Stravinskij, e sia da fedifraghi amare a un tempo Carolina, Claudia e Maria.

Ognuno sogna i sogni che si merita.

Resta dubbio, dopo tanto discorrere, se le donne preferiscano essere prese, comprese o sorprese.

Ricordiamo a lungo chi abbiamo amato, meno a lungo chi ci ha amato. Allo stesso modo ci durano più nella mente i debitori che i creditori.

Sarebbe stato più gentile, da parte sua, esistere.

Se Dio esiste, chi è? Se non esiste, chi siamo?

"Se esistesse si saprebbe in giro", disse il filosofo parlando di non so Chi...

Solo negli empi sopravvive oggigiorno la passione per il divino. Nessun altro si salverà.

Somma delicatezza verso il prossimo è fingersi un poco stupidi e deboli di forze e miseri d'animo, nulla essendo imperdonabile come la perfezione. Tanto più ci vorranno bene, gli altri, quanto più sia loro concesso di credersi migliori di noi.

Spesso in un amico cerchiamo niente di più che un orecchio.

Tale è la forza dell'abitudine che ci si abitua perfino a vivere.

Talvolta amare è solo vanità di amare. Nessuno si rassegna all'idea che agli altri succeda e a lui no.

Tutti al mondo sono poeti, perfino i poeti.

Un pene innamorato è spesso balbuziente.

Un tu precoce toglie il gusto di guadagnarselo.

Un'idea innaffiata dal sangue dei martiri non è detto che sia meno stupida di un'altra.

Una passione è il totale di due malintesi.

Uno sciocco che tace è la creatura più adorabile del mondo.

Vi sono due razze di stupidi: quelli che credono a tutto e quelli che non credono a niente. Purtroppo io appartengo a entrambe.

Vi sono suicidi invisibili. Si rimane in vita per pura diplomazia, si beve, si mangia, si cammina. Gli altri ci cascano sempre, ma noi sappiamo, con un riso interno, che si sbagliano, che siamo morti.

Vivere in incognito, come Dio.

Calende Greche
Frammenti di una vita immaginaria © Guida 1990

I vincitori non sanno quello che perdono.

Se Dio esiste, chi è? Se non esiste, chi siamo? (Gesualdo Bufalino)
Bluff di parole
Lunario dell'anno che viene © Bompiani 1994
Selezione Aforismario

Biografia. Nacque, omissis, morì.

C’è chi viaggia per perdersi, c’è chi viaggia per trovarsi.

Conversando, sforzatevi di dire di tanto in tanto una banalità. L’amor proprio di chi vi ascolta ve ne sarà riconoscente.

È colpa nostra se Dio non esiste.

E dire che io e lui abbiamo un nemico in comune: lui me, io pure.

È proprio dell'aforisma enunciare verità che sembrano menzogne e menzogne che sembrano verità.

Essere non comporta necessariamente l'esistere: Dio non esiste ma è.

In alternativa al suicidio, che esige qualche virtù manuale e morale di difficile uso, ammutinarsi contro la vita.

Indovinello. Un servo sciocco, infedele, bugiardo, che alla fine ci abbandona, nudi vermi di niente, senza un saluto... Il corpo.

Insufficienza dei trattati d’amore. Ciascun sapiente, senza accorgersene, discetta del solo amore che conosce: il proprio.

Irresponsabile della mia nascita, ho un alibi di ferro: non c'ero.

L’abito non fa il monaco. Il clergyman meno che mai.

L’essere più spregevole, se lo penso mentre rincasa solo alle tre di notte e si guarda il viso disfatto nello specchio dell’ascensore, come lo sento fratello e socio in miseria, innocenza, desolazione, pietà!

L’odio differisce dall'amore in questo: che, pur pascendosi in ugual misura di finzioni e visioni, non suscita veglie affannose ma un salutare sopore, dove trionfano lietamente i fantasmi della vendetta.

La speranza: ricorrente febbre di Malta di cui non sapremo mai guarire del tutto.

Mescolarsi con un corpo caro, una sera di pioggia, al buio; scambiarsi il piacere all'unisono; addormentarsi insieme, svegliarsi insieme ridendo, col sole a chiazze sopra le lenzuola... Sembra facile, ma novantanove volte su cento una cosa o l’altra va storta.

Mi è impossibile amare una donna che non mi ami. Potrei esserle amico, ma niente di più. Ogni donna che non mi ama è un uomo.

Morire è facile, prima o poi ci riescono tutti.

Non è l’affievolirsi della vista, dell’udito, della memoria, della libido che segna l’avvento della vecchiaia e annunzia la prossima fine; ma è, dall’oggi al domani, la caduta della curiosità.

Non ho una buona opinione del mondo creato: un incubo da indigestione, durante una siesta di Dio.

Occorrerebbe per la penna, come si usa per ogni micidiale strumento, il porto d'armi.

Riessere giovani una notte di mezzo inverno... per cinque minuti, un minuto... Il tempo di prendere a braccetto il vento e arrampicarsi fino a una cara finestra... E qui baciare pioggia e labbra insieme, confondere un perdifiato con un batticuore, esalare le sillabe d’un nome breve entro un odore di gelsomino... Per cinque minuti, un minuto...

Se una lezione ho imparato riguardo a questa cosa strana che è la vita, è che conviene viverla come se... Come se fossero reali tutte le larve che ci siamo inventate (amore, amicizia, famiglia, gloria, Dio...), di cui si maschera il niente.

Sono (presumo d’essere) onesto. Si rischia qualcosa, di questi tempi. Oggi l’onestà è una dote losca, più assai dell’intelligenza. Abituarsi a nascondere entrambe.

Tiro ogni giorno contro me stesso cento calci di rigore. Grazia o disgrazia, prendo sempre il palo.

Una donna dev'essere molto bella per permettersi la verginità.

Uno dei miei pochi piaceri: dispiacere a chi non  mi piace.

In un mondo d'arrivisti buona regola è non partire. (Gesualdo Bufalino)
Diceria dell'untore
© Bompiani 1981
Selezione Aforismario
Alla fine del V capitolo del romanzo "Diceria dell'untore" di Bufalino, si trovano quaranta riflessioni che il protagonista (l'io narrante) ricopia dai "margini di una Filotea", e che appartengono a un altro personaggio del romanzo: il cappellano militare padre Vittorio. Tra queste riflessioni vi sono dei veri e propri aforismi, che sono riportati qui di seguito.

Abituarsi a guardare la vita come una cosa d'altri, rubata per scherzo, da restituire domani. Convincersi ch'è uno sbaraglio per temerari, che la precauzione suprema è morire...

Com'è difficile, Dio.

Come s'affonda in un legno un chiodo, a piccoli colpi, la morte...

Dalla grazia alla disgrazia, a piedi nudi, come in sogno.

Dio, gigantesco eufemismo.

E se fossimo solo il Suo peccato originale, l'infrazione, la mela che non doveva mangiare?

Il peccato: inventato dagli uomini per meritare la pena di vivere, per non essere castigati senza perché.

La morte naturale non esiste: ogni morte è un assassinio. E se non si urla, vuol dire che si acconsente.

La morte: un esilio? un rimpatrio?

Non c'è cosa che Io non saprei perdonare. Molte gravi tentazioni si sviluppano da questo pensiero. Sarei dunque più buono di Lui?

Pena di doversi lasciare a metà, dopo aver fatto con se stessi così poca strada, curiosità di conoscere il séguito (seppure esista altrove un copione completo ...).

Pregare, altro vizio solitario.

Qualunque cosa faccia, dovunque vada, un pensiero mi conforta: sono un uomo involontario, dunque sono un uomo innocente.

Solo l'infelicità è degli uomini, la disperazione è di Dio.

Fonte sconosciuta
Conviene, a chi nasce, molta oculatezza nella scelta del luogo, dell'anno, dei genitori.

Poesie
L'amaro miele
© Einaudi 1982-1989

A chi lo sa
S’io sapessi cantare
come il sole di giugno nel ventre della spiga,
l’ubiquo invincibile sole;
s’io sapessi gridare
gridare gridare come il mare
quando s’impenna nel ludibrio d’aquilone;
s’io sapessi, s’io potessi
usurpare il linguaggio della pioggia
che insegna all'era crudeli dolcezze…
oh allora ogni mattino,
e non con questa roca voce d’uomo,
vorrei dirti che t’amo
e sui muri del mio cieco cammino
scrivere la letizia del tuo nome,
le tre sillabe sante e misteriose,
il mio sigillo di nuova speranza,
il mio pane, il mio vino,
il mio viatico buono.

Brindisi al faro
Prima di te
era un luogo di gogna la mia vita,
fra mura di ferro feroce;
era teatro d'un maniaco dramma
che declamavo dinanzi a nessuno:
Io ripeteva a perdifiato un'eco,
Io era scritto su tutti gli specchi,
Io, pronome di luce e di sozzura,
orbita avara che in sé si consuma,
libertà aguzzina di se stessa.
Ora è una strada per cadere insieme,
un fiume nero, ma so dove va.

Malincuore, il giorno del santo
Quando c'è festa nei miei paesi
vengono da lontano i venditori,
mangiaspade, mangiafuoco,
con mani immense e scamiciate alzano
sui bambini la tromba del diluvio,
dormono a notte nei fondachi scuri,
se ne vanno un mattino sotto la pioggia.
Io non ho fiere piú da visitare,
e piú m'attempo piú voglio morire.

Risarcimento
La vita non sempre fa male,
può stracciarti le vele, rubarti il timone,
ammazzarti i compagni a uno a uno,
giocare ai quattro venti con la tua zattera,
salarti, seccarti il cuore
come la magra galletta che ti rimane,
per regalarti nell'ora
dell’ultimo naufragio
sulle tue vergogne di vecchio
i grandi occhi, il radioso
innamorato stupore
di Nausicaa.

Libri di Bufalino consigliati
Il malpensante
Lunario dell'anno che fu 
Editore: Bompiani, Milano, 2004 

Malpensante è chi pensa male, tecnicamente parlando. Ma è, soprattutto, chi pensa il male e ne accarezza i nodi dentro di sé, senza risolversi a tagliarli con un'energica scure. Di entrambi i significati sostiene d'essersi ricordato Gesualdo Bufalino nell'intitolare la presente raccolta di aforismi, note azzurre, fusées, greguerias, obiler clic ta, goliarderie, malumori c umori, disposti a mo' di barbanera retrospettivo e offerti al passeggero, come si usava una volta. Uno zibaldone (o anche un diario travestito da libro sapienziale, un'opera dei pupi indecisa tra divertimento e passione) assai voluminoso in origine, ma da cui l'autore ha estratto solo le schegge che gli apparissero anticipi o riassunti delle sue più tenaci ossessioni. Non già, figurarsi, per inseguire modelli altissimi o alti, da Leopardi a Baudelaire, da Karl Kraus a Bierce, a Lec, a Flaiano; ma speranzoso che qualche lampo, sebbene livido e storto, si sprigioni dalle sue carte e induca un salutare sconcerto nel benpensante lettore.

Bluff di parole
Lunario dell'anno che viene
Editore: Bompiani, Milano, 2002  

"Nel poker si ha 'bluff di parola' quando un giocatore, mediante un’inflessione artefatta della voce, una mimica troppo esibita, un uso doloso della frase, induce gli avversari a sovra o sottostimare la sua mano. Non è un trucco da bari ma quasi. Offrendomi in eccesso o in difetto, che altro ho fatto io, nella mia vita?". Da una più ampia miscellanea di citazioni, motti, macerie di diario, pensieri à gogo, Gesualdo Bufalino dichiarò d'aver tratto, anni addietro, le pagine edite sotto il titolo Il malpensante. Analoga origine possiede questa seconda puntata, incorniciata fra due lunari e divisa in capitoletti, non per ambizioni di architettura, bensì allo scopo di consentire piazzole di sosta e guanciali di spazi bianchi al lettore, al quale si consiglia, dunque, un assaggio parziale e vagabondo, come di chi spera di cogliere fra le gramigne del prato, non dico il semplice dalle miracolose virtù, ma qualche fungo mangereccio o, magari, un fiore da regalare.

Diceria dell'untore 
Editore Bompiani, 2001

Esordio tardivo e riluttante dell'autore, la sua distanza dai modelli correnti, la composita ragione narrativa, tramata di estasi e pena, melodramma e ironia; non senza il contrappunto di una sotterranea inquietudine religiosa, come di chi si dibatte tra la fatalità e l'impossibilità della fede. La vicenda racconta un amore di sanatorio, nel dopoguerra, fra due malati, un amore-duello sulla frontiera del buio.

Nessun commento: