2015-12-28

Giovanni Papini - Gli aforismi di un uomo finito

Selezione dei migliori aforismi e delle frasi più significative di Giovanni Papini (Firenze 1881 - 1956) scrittore e aforista italiano. Il modo migliore per conoscere la personalità di Giovanni Papini, "nato con la malattia della grandezza", è probabilmente la lettura del suo libro autobiografico Un uomo finito (1913), scritto all'età di 30 anni: "Tutta la vita bella mi pareva negata: io solo, io senza amore, io senza fortuna. E quella gente non si dava pensiero di me o mi disprezzava e andava alla sua passeggiata, tranquilla, senza saper nulla delle mie tristezze di adolescente povero e pensoso. E allora, ad un tratto, mi rivoltai. Sentii dentro di me come un tuffo di sangue, un rimescolamento di tutto Tessere. «No, no, no! gridavo dentro a me stesso, cosi non dev'essere! Anch'io sono un uomo, anch'io voglio esser grande e felice. Cosa credete d'esser voialtri, uomini sciocchi e donne ben vestite, che mi passate d'accanto con tanta strafottenza? Vedrete cosa farò io! Voglio essere più di voi, più di tutti, sopra a tutti. Son piccino, povero e brutto ma ho un'anima anch'io e quest'anima getterà tali gridi che tutti dovrete voltarvi a sentirmi. E allora io sarò qualcosa e voi seguiterete a non esser nulla. E io farò e creerò e penserò e diventerò grande più dei grandi e voi continuerete a mangiare, a dormicchiare, a passeggiare come oggi. E quando passerò io tutti mi guarderanno e le belle donne avranno uno sguardo anche per me e le ragazze ridenti mi vorranno accanto e mi stringeranno tremando le mani e gli uomini seri si leveranno il cappello e lo terranno ben alto sopra il loro capo quando passerò io, io in persona, il grande, il genio, l'eroe". Nel 1913 viene fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici una rivista letteraria (e successivamente politica) anticonformistica e con una spiccata vena polemista: Lacerba. Il titolo si rifà scherzosamente al poema L'Acerba di un avversario di Dante: Cecco d'Ascoli, di cui, per tutto il primo anno di pubblicazione, riprende il motto "Qui non si canta al modo delle rane".  Il primo articolo del 1° gennaio 1913 con il quale viene inaugurata la rivista, il famoso Introibo, costituisce una sorta di manifesto programmatico suddiviso in 16 punti, qui riportati integralmente. Nel 1923 viene pubblicato dall'editore Vallecchi il Dizionario dell'omo salvatico, redatto da Giovanni Papini in collaborazione con Domenico Giuliotti (1877-1956). Il termine "salvatico" del titolo, fa riferimento a un pensiero di Leonardo da Vinci, secondo il quale "salvatico è quel che si salva". In quest'opera, di cui sarà pubblicato soltanto il primo volume (A-B), è presente la celebre definizione dell'aforisma: "Una verità detta in poche parole − epperò in modo da stupire più di una menzogna". Come tutti i grandi "polemisti", Papini ha destato grande ammirazione ma anche tante critiche; ecco due notevoli esempi dell'una e delle altre. Mircea Eliade scrive: "Papini si immedesimava tutto in quello che faceva al momento. Amava e odiava con passione, con ogni fibra del suo corpo, a riprova di una vitalità e di uno spessore spirituale rari. Oggi che un'intera classe di uomini pratica il compromesso per paura di esporsi, l'esempio di Papini può ridiventare attuale. È un uomo che non si vergogna dei suoi errori. Un vero segno del genio. Solo gli sterili e i mediocri si preoccupano della perfetta coerenza dei propri pensieri, e sono ossessionati dalla paura di sbagliare. Papini ha sbagliato, si è furiosamente contraddetto e compromesso. Eppure della sua opera è rimasto più di ogni "opera" perfettamente delineata, messa a punto e corretta dalla prima all'ultima pagina". La critica di Luigi Pirandello: "Io ho molta stima dell'ingegno del Papini, ma noto con dispiacere in lui una smania, che diventa sempre più violenta, di mostrarsi originale, a ogni costo. Ora originali, per forza, non si può essere: si è o non si è. Chi vuol essere per forza originale, riuscirà strambo, strano, stravagante e nient'altro. Io credo che il Papini abbia originalità, cioè un suo proprio modo di vedere, di pensare, di sentire, e un proprio modo quindi d'esprimersi; tanto più dunque mi dà noja e dolore vedergli gonfiare certi paradossi come vessiche per darli in testa alla povera gente e stordirla".
Giovanni Papini (1881-1956) scrittore e aforista italiano.
Introibo
Giovanni Papini (Ardengo Soffici, Italo Tavolato e Aldo Palazzeschi).
Lacerba, 1 gennaio 1913

"Qui non si canta al modo delle rane".
  1. Le lunghe dimostrazioni razionali non convincono quasi mai quelli che non son convinti prima − per quelli che son d'accordo bastano accenni, tesi, assiomi.
  2. Un pensiero che non può esser detto in poche parole non merita d'esser detto.
  3. Chi non riconosce agli uomini di ingegno, agli inseguitori, agli artisti il pieno diritto di contraddirsi da un giorno all'altro non è degno di guardarti.
  4. Tutto è nulla, nel mondo, tranne il genio. Le nazioni vadano in sfacelo ma crepino di dolore i popoli se ciò è necessario perché un uomo creatore viva e vinca.
  5. Le religioni, le morali, le leggi hanno la sola scusa nella fiacchezza e canaglieria degli uomini e nel loro desidero di star più tranquilli e di conservare alla meglio i loro aggruppamenti. Ma c'è un piano superiore − dell'uomo solo, intelligente e spregiudicato − in cui tutto è permesso e tutto è legittimo. Che lo spirito almeno sia libero!
  6. Libertà. Non chiediamo altro; chiediamo soltanto la condizione elementare perché l'io spirituale possa vivere. E anche se dovessimo pagarlo coll'imbecillità saremo liberi.
  7. Arte: giustificazione del mondo − contrappeso nella bilancia tragica dell'esistenza. Nostra ragione di essere, di accettare tutto con gioia.
  8. Sappiamo troppo, comprendiamo troppo: siamo a un bivio. O ammazzarsi − o combattere, ridere e cantare. Scegliamo questa via − per ora.
  9. La vita è tremenda, spesso. Viva la vita!
  10. Ogni cosa va chiamata col suo nome. Le cose di cui non si ha il coraggio di parlare francamente dinanzi agli altri sono spesso le più importanti nella vita di tutti.
  11. Noi amiamo la verità fino al paradosso (incluso) − la vita fino al male (incluso) − e l'arte fino alla stranezza (inclusa).
  12. Di serietà e di buon senso si fa oggi un tal spreco nel mondo, che noi siamo costretti a farne una rigorosa economia. In una società di pinzoncheri anche il cinico è necessario.
  13. Noi siamo inclini a stimare il bozzetto più della composizione, il frammento più della statua, l'aforisma più del trattato, il genio mancato e disgraziato ai grand'uomini olimpici e perfetti venerati dai professori.
  14. Queste pagine non hanno affatto lo scopo né di far piacere, né d'istruire, né di risolvere con ponderanza le più gravi questioni del mondo. Sarà questo un foglio stonato, urtante, spiacevole e personale. Sarà uno sfogo per nostro beneficio e per quelli che non sono del tutto rimbecilliti dagli odierni idealismi, riformismi, umanitarismi, cristianismi e moralismi".
  15. Si dirà che siamo ritardatari. Osserveremo soltanto, tanto per fare, che la verità, secondo gli stessi razionalisti, non è soggetta al tempo e aggiungeremo che i Sette Savi, Socrate e Gesù sono ancora un po' più vecchi dei sofisti, di Stendhal, di Nietzsche e di altri “disertori”.
  16. Lasciate ogni paura, o voi ch’entrate!
Il tragico quotidiano
1906

Un delitto vien punito quand'è piccolo ed esaltato e premiato quand'è grande. 

Un uomo verrà certamente, fra molti anni, in una calma sera d'estate, a chiedermi come si può vivere una vita straordinaria. Ed io gli risponderò certamente con queste parole: Rendendo abituali le azioni e le sensazioni straordinarie e facendo rare le sensazioni e le azioni ordinarie. 

La vita di Nessuno
1912

Non v'ha dubbio possibile: uno dei momenti decisivi della nostra vita è quello in cui sta per cominciare, in cui due corpi si stringono e si compenetrano per dare origine a un terzo corpo; in cui due anime si confondono sui labbri umidi e caldi per creare una terza anima.

Schegge
1913 - Selezione Aforismario

Ci son di quelli che non dicon nulla ma lo dicono bene – ce n'è altri che dicono molto ma lo dicon male. I peggio son quelli che non dicono nulla e lo dicon male.

La modestia è la forma più insulsa dell'orgoglio.

La moglie fa risparmiare per qualche tempo la spesa delle puttane ma tutte le puttane del mondo non ci risparmiano il pericolo di prender moglie.

O si ama colei che si vuol per moglie o la moglie propria o la moglie d'altri. È destino comune degli uomini far la parte dei mariti.

Se Cristo fosse morto impiccato avremmo la soddisfazione di vedere una forca sopra gli altari e al collo degli ecclesiastici.

Un uomo finito
1913 - Selezione Aforismario

Bisogna raschiarsi la pelle, ripulirsi l'anima, disinfettare il cervello, buttarsi nell'acqua corrente, tornare fanciulli, innocenti e naturali come uscimmo dall'utero della mamma. Non vogliamo più che i morti comandino ai vivi, che i libri ispirino le vite e che la Ragione e la Storia seguitino ancora, con tanto di maiuscola, a tenerci serrati e stretti nei banchi delle scuole, ritti e a bocca aperta per ricevere a spizzico il pane biascicato da altre bocche. La Ragione dev'esser la nostra ragione e la storia comincia oggi. Anno primo della nostra èra. Incipit vita nova.

La vita, per esser qualcosa di comportabile, va vissuta. La sensibilità la crea e la riempie di momento in momento e se pur muta simile ad acqua che passa almen ci trasporta come una corrente che può sembrare eguale ed eterna. Ma se la vita si analizza e si spoglia e si spella col pensiero, colla ragione, colla logica, colla filosofia allora il vuoto si addimostra senza fondo, il nulla confessa francamente, esser nulla e la disperazione si appollaia nell'anima come l'angelo si posò sul sepolcro disertato dal figlio d'Iddio.

Ogni metafisica non è che la trascrizione in linguaggi diversi di due o tre formule generali e queste si riducono sempre a qualche mistica unità –a un unico che non si comprende, che non è nulla, che non significa nulla.

L'unica realtà è il presente, la sensazione : ognuno viva il suo presente e mandi al diavolo le formule e le fedi.

Ognuno liberi sé stesso, viva sé stesso, e creda in sé stesso e nel momento che fugge ma ch'é bello appunto perché fugge.

Si fabbricano le filosofie per giustificare i nostri pregiudizi, i nostri sentimenti, le necessità, anche basse, della nostra vita.

Tutto è relativo. Errore qui e verità qua. Verità da questo lato e falsità da quest'altro. Tutti i principi contraddittori in sé stessi.

Chiudiamo le scuole
1914 - Selezione Aforismario

Bisogna chiuder le scuole – tutte le scuole. Dalla prima all’ultima. Asili e giardini d’infanzia; collegi e convitti; scuole primarie e secondarie; ginnasi e licei; scuole tecniche e istituti tecnici; università e accademie; scuole di commercio e scuole di guerra; istituti superiori e scuole d’applicazione; politecnici e magisteri. Dappertutto dove un uomo pretende d’insegnare ad altri uomini bisogna chiuder bottega.

Fino a sei anni l’uomo è prigioniero di genitori, di bambinaie o d’istitutrici; dai sei ai ventiquattro è sottoposto a genitori e professori; dai ventiquattro è schiavo dell’ufficio, del caposezione, del pubblico e della moglie; tra i quaranta e i cinquanta vien meccanizzato e ossificato dalle abitudini (terribili più d’ogni padrone) e servo, schiavo, prigioniero, forzato e burattino rimane fino alla morte.

La scuola è così essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari ma anche i maestri.

La scuola fa molto più male che bene ai cervelli in formazione.

Lo Stato mantiene le scuole perché i padri di famiglia le vogliono e perché lui stesso, avendo bisogno tutti gli anni di qualche battaglione di impiegati, preferisce tirarseli su a modo suo e sceglierli sulla fede di certificati da lui concessi senza noie supplementari di vagliature più faticose.

Non s’impara qualcosa dagli altri che nelle conversazioni a due, dove colui che insegna si adatta alla natura dell’altro, rispiega, esemplifica, domanda, discute e non detta il suo verbo dall’alto.

Non si può insegnare a più d’uno. Non s’impara qualcosa dagli altri che nelle conversazioni a due, dove colui che insegna si adatta alla natura dell’altro, rispiega, esemplifica, domanda, discute e non detta il suo verbo dall’alto.

Quasi tutti gli uomini che hanno fatto qualcosa di nuovo nel mondo o non sono mai andati a scuola o ne sono scappati presto o sono stati “cattivi” scolari.

Aforisma. Una verità detta in poche parole − epperò in modo
da stupire più di una menzogna. (Giovanni Papini e Domenico Giuliotti)
Dizionario dell'omo salvatico
1923 - Domenico Giuliotti e Giovanni Papini
Selezione Aforismario

ABITUDINE. «Che volete farci? Quando si son prese certe abitudini, non ci si può rinunziare!...». Cosi dicono, il cocainomane, il bestemmiatore, l'ubriaco, la ninfomane, l'onanista, il pederasta e altri animali domestici di questa fatta. 

ABBRACCIARE. Ci son certi gingillini che abbracciano con molto calore una fede, un'opinione, una teoria. Ma, per quanto sia stato attento, da codesti abbracciamenti non ho veduto mai nascer nulla — se non, qualche volta, la morte per soffocamento di quelle fedi o teorie od opinioni abbracciate troppo forte da quei cotali dal fiato viperino. 

ACCIUGHE. Senza testa e tutte pigiate simmetricamente in un bariglione. Perfetto simbolo dell'ideale socialista.

ACCOZZAGLIA. Prendete un branco d'uomini, di qualunque specie siano, scelti a caso. Se applaudiscono un discorso o un'accademia sono «il rispettabile pubblico»; se fanno delle mediocri o cattive leggi si chiamano «Parlamento Nazionale»; se assaltano un palazzo o un regime sono «la plebe scamiciata»; se fischiano le tragedie di un poeta sono la «gran bestia»; se vanno a batter le mani sotto le finestre di un re o di un ministro sono la «nobile moltitudine plaudente» — e son sempre gli stessi uomini colla stessa faccia e la stessa anima. L'Omo Salvatico, per risparmiar tempo, li chiama sempre, qualunque cosa dicano o facciano, «accozzaglia».

ACQUA ALLA GOLA. Il «dissestato», il fallito, il tradito, il disonorato, il «nevrastenico», e il giocatore che ha perduto «perfin la strada per tornare a casa», son tutta gente «con l'acqua alla gola»; e allora non vedendo che acqua e sentendosi sdrucciolare sempre più giù e «non potendosi neppure attaccare ad un rasoio», con una mano che stringe «nervosamente» un piccolo oggetto meccanico si fanno «saltar le cervella». Così l'ultima scena dell'ultimo atto, rappresentata invariabilmente dal solito protagonista che si trova «con l'acqua alla gola». Eppure anche San Pietro, una volta, aveva l'acqua alla gola; ma vicino a luì c'era Cristo; e fu tratto in salvo. Quest'altri invece, hanno in tasca la rivoltella e addosso il diavolo; ecco perché, mentre affondano, non trovano per aggrapparvisi neppure il filo d'un rasoio,

ADULAZIONE. Si chiama adulatore colui che dice, senza pensarle, le cose che l'adulato pensa di sé stesso senza dirle. 

ADULTERIO. Allo stato attuale delle cose, l'adulterio è una faccenda seccante; ma per abolirlo è semplice: basta abolire il matrimonio che, del resto, è un vincolo immoralissimo e falso, poiché non potendo pretendersi l'assoluta fedeltà fra i coniugi (cosa contraria alla natura), l'adulterio, accompagnato dalle sue non piacevoli conseguenze, ne deriva a fil di logica.

ADULTO. Quando si vede scritto "spettacolo per adulti" è sottinteso che si tratta di oscenità — e adulto viene così ad essere sinonimo di porco. Tutti i cittadini diventano legalmente adulti alla fine del ventunesimo anno — tutti eccettuati due: il Poeta e il Santo, che rimangono tutta la vita simili a quei fanciulli che Gesù cercava e per i quali è fatto il Regno dei Cieli. Ma da quando i Poeti hanno dato il posto ai verseggiatori e i Santi ai bigotti, l'intera umanità è irremissibilmente adulta — e si vede! 

AFORISMA. Una verità detta in poche parole − epperò in modo da stupire più di una menzogna. Tra gli aforismi laici — quelli cristiani si chiamano logia e massime — il più profondo ch'io conosca è quello di Lord Palmerston: «La vita sarebbe sopportabile se non ci fossero i piaceri».

AFRODISIACI. La vecchia cantaride è vinta: ormai la letteratura basta a titillare le prurigini dei liceisti viziosi e la lubricità dei satiri in disarmo. Metà dei romanzi moderni hanno per fine prossimo e remoto l'erezione; ergo gli autori dei suddetti romanzi sono dei diabolici prostituti i quali, dopo aver attizzata la lussuria, si rifiutano, come sarebbe giusto, di farla sfogare sul loro corpo.

ALTRUISMO. Nei vocabolari correnti, ma non stampati, l'altruismo è il bene che gli altri devono fare a noi. Quelli che predicano l'altruismo — che non ha nulla a che fare coll'amore cristiano — vogliono semplicemente diffondere nei loro simili la tendenza a dare perché loro stessi, i predicatori, possano ricevere sempre di più.

AMANTE. «La valvola di sicurezza del matrimonio. Se non esistesse, come si potrebbe vivere nella chiusa ed asfissiante caldaia della perpetua fedeltà?».

AMEN. È l'unica parola della liturgia cattolica che non dispiaccia troppo ai non cattolici — prima di tutto perchè è la sola di cui sanno il significato, eppoi perchè essendo spesso l'ultima, è quella che permette di alzarsi e andar via. 

ANO. Nell'anatomia esoterica dei borghesi l'ano è, dopo la bocca, la parte più importante del loro amatissimo corpo. I due orifizi corrispondenti sono l'uniche porte per le quali il borghese comunica col mondo esterno. Se l'ano non espelle il superfluo, la bocca non può esser nuovamente riempita e per conseguenza non può esser compiuta l'essenziale missione dell'uomo su questa terra.

ANONIMO. Il «vile anonimo» è quello che scaglia il sasso e nasconde la mano. Noi siamo tutti un po' anonimi, non foss'altro perché nascondiamo il vero nome nostro e lo strozzino si fa chiamar banchiere, il letterato si fa chiamar poeta e il demagogo si fa chiamare padre della patria.

ARCHIMEDE. «Datemi un punto d'appoggio, diceva il patriarca degli Scienziati, e vi solleverò il mondo». Il punto d'appoggio s'è finalmente trovato: è il Danaro.

BASISTA. Personaggio molto considerato dai signori «camorristi». E colui che getta le basi d'un «bel colpo». Potrebbe dunque fare scuola a molta gente onesta che unicamente non delinque per mancanza di pratica.

BENEFICENZA. Surrogato diabolico della Carità.

BETTOLA. La chiesa attuale della povera gente, alla quale è stato detto dai signori che Dio non c'è. 

BOLGE. Luoghi ameni della Divina Commedia da darsi in premio, nell'altro mondo, a tutti i commentatori di Dante. 

BOMBA. Il confetto dei conquistatori — e il punto fermo delle discussioni politiche. 

BRILLANTE. È portato in dito o viene appeso agli orecchi, o altrove, da tutti quei miserabili ricchi (uomini e donne) che non hanno nulla in se stessi da far brillare.

BROGLIO. Manovra caldamente raccomandabile, purché eseguita con accortezza, ai signori «candidati», tanto per mantener pura ed illibata l'etimologia dal loro nobile appellativo. 

BUGIA. La bugia, dicono le donne, certe volte è necessaria. Nessun dubbio; infatti tutta la forza della donna, creatura intellettualmente meschina, consiste nella bene intesa bugia; la quale è una forza-femmnia, anche se usata dagli uomini.

Anche la giovinezza è una malattia,
ma chi non ha sofferto questo male sacro non ha vissuto. (Giovanni Papini)
Il sacco dell'orco
1933 - Selezione Aforismario

Anche la giovinezza è una malattia, ma chi non ha sofferto questo male sacro non ha vissuto.

Ci son di quelli che non dicon nulla ma lo dicon bene − ce n'è altri che dicon molto ma lo dicon male. I peggio son quelli che non dicon nulla e lo dicon male.

Gli amici non sono altro che nemici coi quali abbiamo concluso un armistizio non sempre onestamente osservato. 

I teatri di marionette e i camposanti sono gli unici luoghi dove l'uomo possa prendere acuta coscienza di sé. Nei primi vede cos'è prima della morte − nei secondi quel che sarà dopo la vita.

Il vecchio è indicibilmente solo, come il nascituro.

Il violinista arriva realmente alla suprema grandezza quando non è più lui che suona il violino ma quando l'arco strappa dall'anima sua, e non dalle corde, le note più imploranti e desolate.

La poesia è una cosa talmente magica che quelli stessi che la fanno sono gli ultimi a capirci qualche cosa.

L'uomo ha inventato migliaia di cose, anche inutili. E ancora non ha saputo inventar la donna.

Molti miei vicini passano la vita ad ammazzare il tempo. Ma il tempo, più forte di loro, risuscita ogni mattina e, per vendicarsi, finisce coll'ammazzarli in modo assoluto e definitivo, non serbando di loro nessuna memoria. 

Non è senza significato il fatto che due grossi redditi dello stato sian dati dal tabacco e dal lotto, cioè dal fumo e dalla speranza: ambedue narcotici dello spirito di natura voluttuosa e quasi immateriale.

Non sempre la lunghezza è prova dell'importanza d'un pensiero e quello che si può dire in tre righe non si deve gonfiare e annacquare in tre pagine: A volte dice più una battuta di poche parole − se messe bene − che il capitolone del librone dell'autorone.

Non si può pretender troppo dagli uomini. la riconoscenza dei beneficati non può arrivar fino al punto di perdonare ai benefattori.

Pensare che per ognuno di costoro − milioni!  − ci vorrà una cassa di legno! È giusto dover diboscare tante abetaie per sotterrarle riempite di marcia e di stinchi?

Quando capita una grande amnistia v'è chi si pente di non aver commesso a suo tempo un delittuccio che non sarebbe costato nulla.

Se gli scrittori non leggessero e i lettori non scrivessero, gli affari della letteratura andrebbero straordinariamente meglio.

Temo in nemico solo, che si chiama: me stesso.

Tempo ucciso e uccisore. Molti miei vicini passano la vita ad ammazzare il tempo. Ma il tempo, più forte di loro, risuscita ogni mattina e, per vendicarsi, finisce coll'ammazzarli in modo assoluto e definitivo, non serbando di loro nessuna memoria.

Storia di Cristo
1935 - Selezione Aforismario

Amare i nemici è l'unica via perché non resti sulla terra neanche un nemico. 

Il matrimonio è una promessa di felicità e un'accettazione di martirio.

Il mondo antico non conosce l'Amore. Conosce la passione per la donna, l'amicizia per l'amico, la giustizia per il cittadino, l'ospitalità per il forestiero.

La tristezza del discendere è il prezzo pattuito della gioia del salire.

L'avarizia degli uomini è tanto grande che ciascuno s'ingegna quanto può di prender molto dagli altri e di render poco.

L'idea di Gesù è una sola, questa sola: trasformare gli Uomini da Bestie in Santi per mezzo dell'Amore. Circe, la maga, la consorte satanica delle belle mitologie, convertiva gli eroi in bestie per mezzo del piacere. Gesù è l'antisatana, l'anticirce, colui che salva dall'animalità con una forza più potente del piacere.

L'odio verso sé stessi e l'amore verso i nemici è il principio e la fine del Cristianesimo.

Nel più nobile mondo eroico dell'antichità non c'è posto per l'amore che distrugge l'odio e piglia il posto dell'odio, per l'amore più forte della forza dell'odio, più ardente, più implacabile, più fedele; per l'amore che non è oblio del male ma amore del male – perché il male è una sventura per chi lo commette più che per noi – non c'è posto per l'amore dei nemici. Di questo amore nessuno parlò prima di Gesù: nessuno di quelli che parlarono d'amore. Non si conobbe quest'amore fino al Discorso sulla montagna.

Nulla è più comune tra gli uomini che della bramosia delle ricchezze.

Il diavolo
1953

Dio è ateo.

L'imbecillità dei filosofi «profondi» è così immensa che è superata soltanto dall'infinita misericordia di Dio.

L'Inferno non è che il Paradiso capovolto. Una spada riflessa nell'acqua prende figura di croce.

Si può entrare nel regno di Dio anche dal nero portale del peccato.

La spia del mondo
Schegge di poesia e di esperienza, 1955
Selezione Aforismario

Chi aspira ad innalzarsi al di sopra della terra [...] è segno che in altri tempi ebbe le ali oppure che è destinato, in un lontano futuro, ad averle.

Dice il vecchio zappatore Bernacchi, che ha più di settant'anni: Che vi disperate delle cose del mondo? L'uomo non nasce mica per vivere, nasce per morire.

Disgraziatamente coloro che dicono male di noi lo dicono quasi sempre assai bene mentre coloro che dicono bene di noi lo dicono quasi sempre piuttosto male. La malizia è una musa più efficacemente ispiratrice che non l'amicizia.

I medici sono più pericolosi delle malattie, ma le medicine sono ancor più pericolose dei medici.

Il mare è un nemico che gli uomini si sforzano di amare.

In principio erano i mezzomini, cioè mezze bestie che però, con l'andar del tempo, diventarono, almeno in parte, grandi uomini, cioè eroi. Nei tempi moderni sono spariti via via i gentiluomini, i valentuomini, i galantuomini, e finalmente son quasi scomparsi perfino gli uomini. Ora son rimasti sulla scena i sottomini che stanno fantasticando intorno ai superuomini.  

La bellezza è un dono della pietà divina.

La felicità non accompagna mai né la potenza né il genio né la bellezza, benché questi tre doni siano i più desiderati dalle creature umane. Eppure la felicità è uno dei sogni più comuni degli uomini e molti credono conseguirla attraverso quei tre beni che invece la fanno impossibile. E siccome la felicità può essere difficilmente ottenuta dai deformi, dagli imbecilli e dai deboli risulta chiaramente che la chasse au bonheur che, secondo Stendhal, era la grande occupazione della vita, equivale alla caccia del liocorno o della fenice.

La Luna, per colui che pensa in termini di eternità, è il fulgente memento mori che Dio ripete ogni giorno alla «gran madre antica».

La riconoscenza del beneficato arriva difficilmente fino al punto di perdonare al suo benefattore.

La vita umana si riduce tutta a errori e rinunzie. Finché siamo giovani gli errori sono più numerosi delle rinunzie; nella vecchiaia aumentano le rinunzie ma non per questo diminuiscono gli errori. 

La riconoscenza del beneficato arriva difficilmente fino al punto di perdonare al suo benefattore.

La vita non è illusione né finzione ma i sogni e le illusioni fanno parte della vita, son elementi essenziali della realtà; sono la più alta e degna e nobile espressione della vita. Il sogno non è sogno ma è vita.

L'adulatore è colui che dice − senza pensarle − le cose medesime che l'adulato pensa di sé senza avere il coraggio di dirle.

L'esistenza dell'uomo è una delle più sicure prove dell'esistenza di Dio.

L'uomo non è che un quadrupede riottoso e maligno che, a forza di superbia, riesce a star ritto sulle zampe di dietro.

L'uomo può esser più bestiale delle bestie, più porcino dei porci, più tigresco delle tigri, più velenoso dei serpenti, più flaccido dei vermi, più appestante di una carogna, ma è pur capace di spaziare con la mente fino agli ultimi confini del mondo, di misurare le stelle più remote, di scoprire i principi che reggono la natura, di assoggettare le forze della materia, di giudicare con la stessa morale gli stessi dei, di creare il Partenone e la cattedrale di Chartres, la Cappella Sistina e la Quinta Sinfonia, l'Odissea e la Divina Commedia, l'Amleto e il Faust.

Non è vero che la sventura genera sventura; molte volte essa non è che il pagamento anticipato di un dono che vale assai più della caparra.

Ogni idea, per quanto assurda sembri al primo suo apparire, è una favilla che, con l'andar del tempo, incendia il mondo.

Ogni uomo, anche celebre, anche famoso, anche glorificato in vita, è uno sconosciuto e rimane per sempre sconosciuto a tutti, a quelli che lo procrearono, a quelli che lo amarono, a quelli che lo odiarono, a quelli che lo ammiravano e perfino – ed è la più grave sentenza del destino – rimane quasi ignoto anche a se stesso.

Se i cristiani credessero effettivamente a Cristo farebbero il più delle volte il contrario di ciò che fanno e sarebbero l'opposto di quel che sono in quasi tutte le ore della vita cioè superbi, avidi, avari, vendicativi, violenti, carnali e bestiali.

Tutto ciò che è davvero desiderabile è per gli uomini impossibile; tutto ciò che è possibile abbassa o delude, cioè non è desiderabile.

La felicità dell'infelice
Le ultime "schegge", 1956
Selezione Aforismario

L'ignoranza delle persone colte non ha possibili termini di confronto che nella disonestà dei galantuomini, nella immoralità dei giusti, nell'imbecillità degli uomini di genio e nella debolezza dei potenti. Ciascuno di noi − se ebbe la pazienza di osservare ed ha la forza di ricordare − potrebbe addurre esempi abbondanti e calzanti di questo ironico "segno caratteristico" della natura umana. 

La libertà dell'uomo non è quel che un vano polo pensa. V'è una sola libertà: quella del proprio necessario sviluppo. Il seme è libero ma soltanto trasformarsi in albero. Ognuno di noi è libero a sol per diventare ciò che nella sua originale essenza era già. Gli ostacoli alla natural crescita si chiamano schiavitù. 

Il popolo non tanto desidera il benessere per sé quanto la fine di coloro che di presente lo godono. E in certuni il desiderio di libertà si tramuta spesso in quello di togliere la libertà a tutti, meno che a loro stessi. Tutti desiderano possedere ed esser liberi. Ma poiché non è possibile aver, tutti quanti, grandi proprietà e piena libertà, il popolo è disposto a esser povero e schiavo purché non ci sia nessuno che abbia qualche bene e un po' di libertà. Questa palese ma non confessata invidia, più diffusa e più profonda che non si creda, spiega molte vicende e ideologie politiche dei nostri tempi.

Prose morali
1959

Se è vero che in ogni amico v'è un nemico che sonnecchia, non potrebbe darsi che in ogni nemico vi sia un amico che aspetta la sua ora?

Libri di Giovanni Papini consigliati
Il sacco dell'orco 
Curatore: Gavino Manca
Editore: Libri Scheiwiller, Milano, 2000 

Fuori d'Italia libri come questi hanno molta fortuna: basterebbe citare i Tischreden di Lutero, i Table Talks di Coleridge, le Notes sur la Vie di Alphonse Daudet, le Fusées di Baudelaire, il Notes-Book di Samuel Butler e tanti altri. Da noi non c'è ancora l'abitudine di miscellanee siffatte e per conseguenza neanche il gusto. Noi chiediamo a ogni architetto il Colosseo e ad ogni pittore la Cappella Sistina. Ma anche una collezione di schegge lucenti o di piccoli disegni può avere la sua grazia e il suo pregio. Non dico, intendiamoci, che questo mio libretto possa esser considerato aureo od argenteo – mi basta che non sia plumbeo – e tanto meno che aggiunga qualcosa al nome che, bene o male, mi son fatto con altre opere mie. Credo, però, che i lettori intelligenti troveranno qui alcuni pretesti di riflessioni personali, alcuni spunti di varia cultura non superflui neppure per i più colti e qualche notazione morale od umoresca che può giovare alla conoscenza dell'uomo.

Lacerba N.1 1913 - Introibo
Lacerba 1913-1915
Curatore G. Luti 
Editore Vallecchi, 2000

L'intera collezione della celebre rivista fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici e stampata dall'editore tipografo Attilio Vallecchi, oggi introvabile nelle librerie antiquarie, è ora nuovamente disponibile in una elegante e accurata riproduzione anastatica. "Lacerba" fu pubblicata a Firenze dal 1° gennaio del 1913 fino al 22 maggio del 1915. Accanto ai fondatori, Soffici e Papini, entrarono presto a far parte della redazione Aldo Palazzeschi e Italo Tavolato, seguiti da alcuni tra i principali esponenti del Futurismo: Marinetti, Boccioni, Carrà. I più famosi artisti dell'epoca, del calibro di Picasso, Cezanne, Renoir, i russi Archipenko, Larionof, per arrivare agli italiani Severini, Rosai, arricchirono i fascicoli con le splendide illustrazioni. Lacerba riuscì in breve tempo ad attirare l'attenzione di molti scrittori e artisti che prestavano gratuitamente la loro collaborazione. "Qui non si canta al modo delle rane" era lo slogan della rivista, ripreso da un verso del poeta del Trecento Cecco d'Ascoli e stampato sulla testata di ogni fascicolo che alludeva alle intenzioni militanti della rivista.

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