2015-12-25

Jules Renard - Tutti i migliori aforismi

Selezione dei migliori aforismi e delle frasi più belle di Jules Renard (Châlons-du-Maine 1864 - Parigi 1910), scrittore e aforista francese. Jules Renard, indubbiamente tra i migliori aforisti francesi dell'800, fu un autore di grande ironia e, soprattutto, di grande auto-ironia: "Le mie battute faranno fortuna, io no". "Mi basta giusto un pochettino di gloria, proprio l'indispensabile per non aver l'aria di un imbecille quando attraverso le strade del mio villaggio". "Se avessi talento, verrei imitato. Se mi si imitasse, diventerei di moda. Se diventassi di moda, passerei rapidamente di moda. È meglio dunque che io non abbia alcun talento". "Lo so: tutti i grandi uomini, in principio, furono incompresi; ma io non sono un grande uomo e vorrei essere compreso subito". "Tanto io che il povero maiale non saremo apprezzati che dopo la nostra morte". Jules Renard è noto soprattutto per il romanzo Pel di carota (Poil de carotte 1894), le amare esperienze di un ragazzo dai capelli rossi, in cui Renard adombra la propria infanzia infelice. Scrive Rossana Campo nella prefazione all'edizione Feltrinelli: "Questo libro è anche un sasso scagliato contro quest'immagine angelica del bambino, che deve essere sempre innocente, felice, coi capelli biondi e il sorriso dolce, i piedini teneri e puri. Il suo personaggio sarà una testa matta, coi capelli rossi, un bambino ombroso, infelice, cattivo, spione, invidioso, bugiardo, a un passo dal suicidio, persecutore di animaletti domestici, pieno di pidocchi, coi piedi inguardabili per la sporcizia". Altre opere conosciute di Jules Renard sono: Storie naturali (Histoires Naturelles 1896), Lo scroccone (L'ècornifleur 1892), storia di un intellettuale fallito, considerata da diversi critici la sua opera migliore, e, soprattutto, il Diario (Journal), pubblicato postumo nel 1925, che Renard scrisse quasi ininterrottamente dall'età di 23 anni fino alla morte. Redatto sull'esempio di quello dei fratelli Goncourt, vi sono fissate alcune efficaci istantanee di personaggi e ambienti dell'epoca, senza però che venga mai meno l'impegno introspettivo, la registrazione controllata e concisa dei propri moti interiori. Scrive Antonio Castronuovo in Il cervello non ha pudore (Stampa Alternativa 2014): "Capolavoro d'introspezione e ironia, documento traboccante di aneddoti e caricature dall'aroma gradevolmente aspro, il diario di Jules Renard è dotato di un carattere che in prima battuta non salta all'occhio: alcuni dei suoi pensieri quotidiani assumono involontariamente la forma dell'aforisma, della massima salace, dell'analogia visiva. E poiché la bellezza di un aforisma aumenta se alla sua radice agisce uno spirito pungente e malizioso, quelli di Renard hanno le carte in regola: riescono a esprimere una forma di mentalità anarchica e solitaria che suona come atto di accusa verso l'insulsaggine della modernità". Lo stesso Renard scrive: "Ho letto qualche pagina di questo diario. Alla fin dei conti è quello che avrò fatto di meglio e di più utile nella mia vita". La maggior parte degli aforismi riportati in questa pagina sono tratti proprio dal Diario, libro che non può mancare nella libreria di tutti gli appassionati di scrittura aforistica.
Jules Renard (1864-1910) scrittore e aforista francese
Lo scroccone
L'ècornifleur 1892

Borghese è chi non ha le mie idee.

La donna è un enigma, una matassa inestricabile.

Tra un uomo e una donna l’amicizia può essere solo la passerella che conduce all'amore!

Tutti gli amici di una donna sono suoi amanti, non c’è chi non lo sappia.

Pel di Carota
Poil de carotte, 1894
Selezione Aforismario

Dire le bugie è un difetto, e le bugie sono sempre inutili perché, prima o poi, si sa la verità e ci si guadagna solo la vergogna di averle dette.

Impara ad aver la meglio. Fai tacere la tua sensibilità, non essere scontroso, villano, disubbidiente. Rispetta se vuoi essere rispettato.

Il vino dell'amicizia, quando è genuino, dà alla testa.

I cacciatori abili non hanno bisogno di cane: essi non feriscono la preda, l'ammazzano e non resta altro compito che raccoglierla e metterla nel carniere.

Il vero cacciatore non ha bisogno di abiti adatti, è che c'è maggior soddisfazione a inciampare nella terra arata e a scivolare nella mota quando solo la mira alla selvaggina deve polarizzare l'attenzione del cacciatore: più fango si dissecca sul bordo dei calzoni, più un cacciatore appare rispettabile, come se esibisse un trofeo in più.

La pazienza, la prima virtù del cacciatore.

Non tutti possono essere orfani.

Può non capire un padre il proprio figlio?

Parole scritte
Mots d'écrit 1908

È molto più difficile non credere che credere in Dio, i veri atei sono quasi introvabili.

Ci sono momenti in cui tutto va per il verso giusto.
Non occorre spaventarsi. Sono momenti che passano. (Jules Renard)
Diario
Journal, 1887-1910 (postumo 1925-1935)
Selezione Aforismario

Abbiamo un destino? Che noia non saperlo! Che noia se lo si sapesse!

Amici. Ci si vede troppo, ci si vede meno, non ci si vede più.

Analizzare un libro! Cosa si direbbe di un invitato che, mangiando una pesca matura, ne tirasse i pezzi fuori di bocca per riguardarli bene?

Anche i funerali hanno qualcosa di buono: servono per far riconciliare le famiglie.

Aveva più capelli bianchi che capelli.

Bisogna amare la natura e gli uomini malgrado il loro fango.

C'è in me un bisogno quasi incessante di dir male degli altri, e una grande indifferenza nel far del male agli altri.

C'è soltanto un modo per essere un po' meno egoisti degli altri: confessare il proprio egoismo.

Cercate il ridicolo in tutto, lo troverete.

Certi uomini hanno l'aria di essersi sposati solamente per impedire alle loro mogli di sposarsi con altri.

Chiamiamo donna un bell'animale senza pelliccia, la cui pelle è molto ricercata.

Ci si fida tanto della posterità. Ma perché gli uomini di domani dovrebbero essere meno stupidi di quelli di oggi?

Ci si vede troppo, ci si vede meno, non ci si vede più.

Ci sono momenti in cui tutto va per il verso giusto. Non occorre spaventarsi. Sono momenti che passano.

Con una donna, l'amicizia non può essere che il chiaro di luna dell'amore.

Cosa importa quello che faccio? Domandatemi quello che penso.

Elogio funebre. La metà di questi elogi gli sarebbero bastati quando era vivo.

Esperienza: un dono utile che non serve a nulla.

Essere felici vuol dire essere invidiati. Ora c'è sempre qualcuno che ci invidia. Si tratta di scoprirlo.

Gli occhi dei neonati, questi occhi che non vedono ancora e nei quali si vede appena, questi occhi senza bianco, profondi e incerti, siano fatti con una particella dell'abisso da cui sono saliti.

Ho l'animo anticlericale e un cuore di monaco.

I borghesi sono gli altri.

Il lavoro continuo è stupido come il riposo continuo.

Il lavoro pensa, la pigrizia sogna.

Il nostro sogno urta contro il mistero come la vespa contro un vetro. Meno pietoso dell'uomo, Dio non apre mai la finestra.

Il più grand'uomo è solamente un fanciullo che la vita ha ingannato.

Il sole si alza prima di me, ma io mi corico dopo di lui. Siamo pari e patta.

Il vero egoista accetta perfino che gli altri siano felici, se essi lo sono a causa sua.

Immaginate la vita senza la morte. Per la disperazione si tenterebbe tutti i giorni di uccidersi.

In fondo a ogni patriottismo c'è la guerra: ecco perché io non sono un patriota.

Io non comprendo nulla della vita, ma non dico sia impossibile che Dio ci capisca qualche cosa.

Io sarei anarchico se fossi infelice. Ma non ho niente di cui lamentarmi. Come si potrebbe essere al tempo stesso anarchici e soddisfatti?
Se vuoi essere sicuro di fare sempre il tuo dovere,
fa' ciò che ti è sgradevole. (Jules Renard)
L’arte. Non si tratta di aggiogarsi a qualche grosso lavoro, come, per esempio, la fabbricazione di un romanzo nel quale lo spirito intero deve piegarsi alle esigenze di un soggetto che ci si è imposti. È più bello scrivere a piccoli scatti, su cento soggetti che sorgono all'improvviso, sbriciolando, per così dire, il proprio pensiero. Così nulla è sforzato, e tutto conserva il fascino delle cose non premeditate e naturali. Non è necessario provocare. Basta attendere.

La beata solitudine nella quale si può finalmente pulirsi minuziosamente il naso.

La gloria di ieri non conta più, quella di oggi è troppo insipida, e io non desidero che quella di domani.

La gloria non è più che un genere coloniale.

La miglior salute è quella di non sentirla.

La morte degli altri ci aiuta a vivere.

La nostra bontà non è che la nostra cattiveria che dorme.

La parola più vera, più esatta, più colma di senso è la parola "niente".

La paura della morte fa amare il lavoro che è tutta la vita.

La paura della noia è la sola scusa del lavoro.

La più sciocca esagerazione è quella delle lacrime. Irrita come un rubinetto che non si chiude.

La più straordinaria donna mai incontrata è quella che si è appena lasciata.

La rara, la breve gioia di sentire che ci si perfeziona un poco ogni anno.

La vecchiaia arriva bruscamente, come la neve. Una  mattina, svegliandosi, ci si accorge che è tutto bianco.

La vita intellettuale sta alla realtà come la geometria sta all'architettura.

La vita non è né lunga né corta. Ha delle lungaggini.

Le malattie sono le grandi manovre della morte.

Le più belle pagine sulla campagna si scrivono in piena città.

Le rughe non sono che dei sorrisi largamente incisi.

L'esperienza è un regalo utile che non serve a nulla.

L'ideale della calma è in un gatto seduto.

L'ironia è il pudore dell'umanità.

Libero pensatore. Pensatore sarebbe sufficiente.

Lo stile è l'oblio di tutti gli stili.

L'orrore per i borghesi è un atteggiamento borghese.

L'umorista è un uomo di ottimo malumore.

L'uomo davvero libero è colui che sa rifiutare un invito a cena senza fornire pretesti.

Malattie: le grandi manovre della morte.

Niente difetti, mi fanno però difetto tutte le qualità.

Non basta essere felici: è necessario anche che gli altri non lo siano.

Non capisco nulla della vita, ma non dico sia impossibile che Dio ci capisca qualcosa.

Non ci sono amici, ci sono momenti di amicizia.

Non essere mai soddisfatti: tutta l'arte è qua.

Non ho neanche mai avuto la fortuna di perdere un treno a cui sia successo un incidente.

Non mi piego, ma mi spezzo.

Non so se è possibile correggersi dei propri difetti, ma so che si può esser presi dal disgusto dalle proprie qualità soprattutto quando le si ritrova negli altri.

Occorre che l'uomo libero si prenda ogni tanto la libertà di essere schiavo.

Occorre operare attraverso la dissociazione e non attraverso l'associazione di idee. Un'associazione è quasi sempre banale. La dissociazione, scomponendo, scopre le affinità nascoste.

Occorre prendere per il collo l'idea che viene a tiro e schiacciarla subito sulla carta.

Ogni anno, un difetto in più. Ecco il nostro solo progresso.

Ogni donna ha in sé una suocera.

Per arrivare, occorre fare bassezze o capolavori. Di cosa vi sentite più capace?

Per aver successo bisogna aggiungere acqua al proprio vino, finché non c'è più vino.

Pigrizia: l'abitudine di riposarsi ancor prima di essere stanchi.

Qualche volta non ho sangue nelle vene che per farmi del cattivo sangue.

Quando non si ha più nulla su cui contare, bisogna contare su tutto.

Quando si è commessa un'indiscrezione, si crede di cavarsela raccomandando che si sia più discreti di quanto non lo siamo stati noi stessi.

Quanta gente ha voluto uccidersi e si è limitata invece a strappare la propria fotografia!

Salvo complicazioni, morirà.

Scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti.

Se da una discussione potesse venir fuori la minima verità, si discuterebbe meno. Niente di più deprimente dell'intendersi: non si ha più nulla da dirsi.

Se pensassimo a tutte le fortune che abbiamo avuto senza meritarle non oseremmo più lamentarci.

Si ama eternamente tutto ciò che non si può avere.

Si collocano gli elogi come si colloca il denaro: perché ci vengano restituiti con gli interessi.

Si è così contenti di dare un consiglio a qualcuno che può accadere, dopo tutto, di darglielo nel suo interesse.

Si entra in un libro come in un treno, con qualche occhiatina dietro, con qualche esitazione e con la noia di cambiare luogo e idee. Come andrà il viaggio? Come sarà il libro?

Si ha un bell'essere due: l’amore resta solitario.

Si hanno vent'anni dai quindici ai trent'anni.

Si può essere poeta e avere i capelli corti. Si può essere poeta e pagare regolarmente l'affitto. Si può essere poeta e fare l'amore con la propria moglie.

Sii modesto! È il genere di orgoglio che dispiace di meno.

So finalmente cosa distingue l'uomo dalle bestie; le difficoltà pecuniarie.

Sono un passionale per qualche minuto al giorno, ma nessuna donna ne approfitta.

Tutta la nostra critica è l'arte di rimproverare agli altri di non avere le qualità che noi crediamo di avere.

Umorismo: pudore, gioco dello spirito. È l'igiene morale e quotidiana dell'anima. Mi faccio un'alta idea morale e letteraria dell'umorismo. L'immaginazione fa sbandare. La sensibilità rende insipidi. L'umorismo è, insomma, la ragione. L'uomo regolarizzato. Nessuna definizione mi è stata sufficiente. D'altronde, nell'umorismo c'è tutto.

Un gatto che dorme venti ore al giorno su ventiquattro, è forse la cosa che è meglio riuscita a Dio.

Un pedante è un uomo che digerisce male intellettualmente.

Un uomo di carattere non ha un buon carattere.

Un uomo semplice, un uomo che ha il coraggio d'avere una firma leggibile.

Una cosa più spiacevole dell'arrivismo è l'esibizione della modestia.

Una inesattezza scrupolosa.

Uno dice: − I miei libri si vendono: è segno che ho del talento. L’altro dice: − I miei libri non si vendono: è segno che ho del talento.

Voi avete i nervi, signora. Io ne ho uno solo, ma è un nervo di bue.

Vorrei essere uno di quegli uomini che avevano poche cose da dire e che le hanno dette in poche parole.
Non basta essere felici: è necessario anche che gli altri non lo siano. (Jules Renard)
Libri di Jules Renard consigliati
Diario
Traduzione: Orio Vergani 
Editore SE, Milano, 1989

Molti sono i motivi che possono rendere interessante la lettura del Diario: la storia della prima esperienza del «letterato» Renard a Parigi; i cento e cento ritratti dei personaggi più noti del mondo artistico francese; la testimonianza di tutta l'alta e bassa politica letteraria del tempo, e la cronaca del lungo, paziente e talvolta disperato travaglio dello scrittore che ha conquistato una fama che non fa breccia oltre il cerchio di un pubblico ristretto: l'aneddotica brillante, la vibrazione ironica, la boutade e il tratto di spirito, la notazione lirica, l'appunto di paesaggio, la documentazione del riflesso politico su un temperamento d'artista, la storia della grandezza e della decadenza delle amicizie. Ma il motivo dominante, il pilastro su cui regge tutto questo piccolo tempio illustrato dal mosaico delle note quotidiane è costituito soprattutto dal mistero sentimentale dei rapporti tra madre e figlio. Quel che in Poil de carotte è reso attraverso una sintesi di poche battute, in una crudità di luci attenuata da molti veli, è detto qui in ogni particolare ed è addirittura confessato con una sincerità spietata. Il Diario si invigorisce a mano a mano che la capacità e il bisogno della sincerità e della confessione aumentano.

Pel di carota
Traduzione: Piera Oppezzo 
Editore SE, 2013

Com’era e cos'era Pel di Carota? Una curiosa combinazione di sfrontatezza e di pudore, di egoismo e di generosità, di infingardaggine e di solerzia. Così appariva a chi si fosse proposto di osservarlo e studiarlo, ma nessuno in casa Lepic si poneva problemi di questo genere e il bambino, poco vezzeggiato e meno seguito, amava lasciarsi cullare da queste sue alterne tendenze lasciando che, di volta in volta, luna o l’altra avesse il sopravvento. E poiché, generalmente, le buone intenzioni non sono mai tali da porre in evidenza i sentimenti che le generano, soltanto le cattive attitudini sottolineano il carattere e il temperamento di un ragazzo: il che, per Pel di Carota, equivaleva ad una etichetta sfavorevole e allarmistica, posta come indice di pericolo sulla sua personcina insignificante, gracile e priva di qualunque attrattiva... Il celebre romanzo dello scrittore francese Jules Renard sul piccolo Lepic, detto Pel di carota, bambino incompreso e solitario che all'assenza di amore reagisce con la spontaneità, la crudeltà e la fantasia dell'infanzia. Tra amarezza e ironia, un romanzo di formazione a bozzetti.

Nessun commento: