2015-12-24

Marcello Marchesi - Frasi e aforismi umoristici

Selezione dei migliori aforismi e delle frasi più divertenti di Marcello Marchesi (Milano 1912 - Oristano 1978) umorista, regista, sceneggiatore e scrittore italiano. Abilissimo paroliere ("Io sono un battutaro, uno sloganaro!"), Marcello Marchesi è stato anche autore di canzoni e di slogan pubblicitari di grande presa sul pubblico ("Basta la parola!"; "Con quel sorriso può dire ciò che vuole"; "Non è vero che tutto fa brodo"; "Il signore sì che se ne intende"; "Il brandy che crea un'atmosfera"; ecc.). Non è un caso se gli umoristi Luigi Vignali e Michele Mozzati abbiano intitolato quella che è diventata la più celebre raccolta di battute umoristiche in Italia, con una sua frase: "Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano". Scrivono "Gino e Michele" nella prefazione a Il dottor Divago (Bompiani 2013): "Marcello Marchesi ha il pregio di essere tra i rari esempi di cultura collettiva e trasversale, quella che fa l'ossatura di un popolo e di un paese. Piaccia o no, anche il comico, inteso come genere, partecipa e rafforza questo processo di maturazione. Abbiamo utilizzato il termine cultura con la dovuta premeditazione: Marcello Marchesi ha contribuito alla crescita, nel dopoguerra, di tutti noi attraverso la scrittura umoristica libraria, quella satirica periodica, quella pubblicitaria, soprattutto nei mille caroselli, quella cinematografica (basterebbero appunto solo tutti i film di Totò), quella televisiva (varietà) e quella teatrale (rivista). Quasi tutte espressioni culturali di "un dio minore" che gli intellettuali respingono solitamente con un certo sussiego e che invece spesso, proprio perché presenti in ogni radice di una storia nazionale, segnano più di ogni altra cosa un'epoca".
Di questa grande abilità nel coniare frasi a effetto, Marcello Marchesi dà prova soprattutto nei libri Essere o benessere (1962), Diario futile di un signore di mezza età (1963), Il sadico del villaggio (1964) e Il malloppo (1971). Quest'ultimo è una sorta di "racconto aforistico" costituito da un interminabile monologo in cui gli aforismi, i paradossi, i nonsense, le battute umoristiche, i calembour si susseguono senza soluzione di continuità, in un travolgente fiume di parole. Scrive Marchesi: "Quando l’umorismo fu svalutato, mi misi a combinare le parole in maniera che facessero vendere. Mi slogavo le meningi alla ricerca di slogans che elevassero i prodotti più in alto dei magazzini dove giacevano e provocassero associazioni d’idee più gradevoli del volgare uso dei prodotti stessi. Insomma ho sempre lavorato sulle parole come un ciabattino, tirandole di qua e di là, rovesciandole, adattandole a tutti gli usi. A volte penso che siano loro a pesarmi qui sul petto. Tutte quelle parole aggrovigliate. Hanno fatto malloppo". Roberto Gervaso ha detto di Marcello Marchesi: "Gli umoristi da noi non hanno mai avuto fortuna. Non che non ce ne siano. Ce ne sono, ma si contano sulle dita d'una mano: mosche bianche in uno sciame di mosche nere, e pecore nere in un gregge di pecore bianche. Uno dei più fecondi è Marcello Marchesi. Del grande umorista ha la sagacia psicologica, l'indulgenza e la malinconia, soprattutto la malinconia. [...] Ha l'agilità, l'entusiasmo, la verve d'un ventenne. È sempre pronto a far brigata, spettacolo, bisboccia. Come animatore non ha rivali". Marcello Marchesi muore all'età di 66 anni per un incidente in mare, vanificando il suo desiderio: "Vorrei morire ucciso dagli agi. Vorrei che di me si dicesse: 'Come è morto?'. 'Gli è scoppiato il portafogli'". La maggior parte delle opere di Marcello Marchesi sono pubblicate in Italia da Rizzoli, Bompiani e Scheiwiller.
Marcello Marchesi (1912-1978) umorista, regista, sceneggiatore e scrittore italiano
Essere o benessere
© Rizzoli 1962 - Selezione Aforismario

È sbagliato raccontar le favole ai bambini per ingannarli, bisogna raccontarle ai grandi per consolarli.

Lapide consolante. Uomo retto. Dopo una vita lineare morto in curva.

Mi colpiscono di una donna le stesse parti del pollo: coscia, petto, collo...

Padre di famiglia. Diviso tra il piacere della casa e la casa del piacere.

Quando il benessere bussa alle porte poveri e onesti tenetevi forti.

Qui non c'è niente di sacro tranne l'osso dove si prendono i calci.

Supertimido. Affogò perché si vergognava a gridare aiuto.

Diario futile di un signore di mezza età
© Rizzoli 1963 - Selezione Aforismario

Abbiamo un nuovo ordine religioso: i cappuccini Hag.

Bisogna resistere alla tentazione di comprendere i giovani. Non vogliono essere capiti. Li umilia. Fingiamo di non capirli. L’unico modo per farsi sopportare da loro.

Burocrazia: bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli.

È uno scrittore in stato interessante. Aspetta un romanzo.

Il disordine dà qualche speranza, l'ordine nessuna.

Il successo fa scandalo. Lo scandalo fa successo.

Intransigente. Sbagliando si spara.

Ipocrita: assisteva tutte le domeniche alle Sacre Finzioni.

Italia, la terra dei geni troppo compresi.

La caratteristica dei giovani è trascurarsi. Il loro motto: "La salute dopo tutto".

La gente meno si vuole bene è più si fa regali.

"La pubblicità è necessaria" dice F.M., pontefice dell'advertising. "La gallina, quando ha fatto l'uovo, canta; l'anatra no. Nei negozi tutti chiedono uova di gallina, ma nessuno chiede uova di anatra. Chiaro?"

La signora Colgate va a cambiarsi d'alito e torna subito.

L'unica consolazione della vecchiaia è che hai tante cose da raccontare. Se trovi chi te le ascolta.

Night. Buone ragazze di cattiva famiglia con cattivi ragazzi di buona famiglia.

Rumori che ci perdiamo in città. Il tac di una pera che cade, il porcogiuda del contadino colpito dalla pera.

Tutto il mondo è palese.

Un caso pietoso commuove, due anche, tre deprimono, dieci amareggiano, cento scocciano, mille rallegrano gli scampati.

Una mano lava l'altra e tutt'e due rubano.
La voce della coscienza è antipatica
come la nostra sentita al registratore. (Marcello Marchesi)
Il sadico del villaggio
© Rizzoli 1964

Ateo. Uno che crede nell'al di qua.

100 neoproverbi
© Scheiwiller 1965/68 - Selezione Aforismario
  • Chi non lavora si arrangia.
  • Chi tardi arriva male parcheggia.
  • Chi troppo vuole firma cambiali.
  • Chi trova un amico chiede un prestito.
  • Dimmi con chi chi vai e ti dirò se vengo anch'io.
  • Gallina vecchia fa la plastica.
  • Il diavolo fa le pentole, i preti fanno i coperchi. 
  • Impara l'arte, mettila da parte e fatti raccomandare.
  • La cultura a dispensa dispensa dalla cultura.
  • La donna è mobile, l'uomo è falegname.
  • L'eccezione conferma la corruzione. 
  • L'occasione fa l'uomo ministro. 
  • L'unione fa lo sciopero.
  • L'uomo propone e Dio indispone.
  • Malcostume grande gaudio.
  • Meglio tardona che mai.
  • Ogni rovescio ha la sua medaglia.
  • Quando c'è la salute c'è rutto.
  • Raglio d'asino vince il festival. 
  • Si vis pacem para bellum, si vis bellum para culum. 
  • Tra il dire e il fare c'è una busta da dare.
Il “Chi sarebbe?”
© Scheiwiller 1967

Tutto è perduto fuorché l’ospite d’onore.

Sancta publicitas
© Scheiwiller 1970

Aspirazione estiva: Ad Majorca!

Condominio. Homo condomini lupus.

L'illegittimo. Lapsus talami. Dal latino: Lapsus calami. Errore dovuto alla penna.

Dio, dammi un assegno della tua presenza. (Marcello Marchesi)
Il malloppo
© Bompiani 1971 - Selezione Aforismario

Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano.

Anche un cretino può scrivere un saggio e non viceversa. 

Bocciate, bocciate un po' di figli del popolo. Che rimanga qualche idraulico.

Che Dio ti perdoni. E ti perdonerà. È il suo mestiere. [1]

Chi apre le inchieste le chiuda.

Chi è felice è stupido. Non è vero ma consola.

Chi fa da sé fatica il doppio.

Chi trova un'amica gli costa un tesoro.

Da giovane avevo una vena umoristica. Adesso ho una vena varicosa.

Dal mio fioraio le corone da morto le fa la nonna così si abitua all'idea.

Dicono ai gobbi che portano fortuna. Per consolarli.

Dio, dammi un assegno della tua presenza.

È sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili.

Era avarissimo: quando dava la mano porgeva solo due dita.
Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. (Marcello Marchesi)
I bambini sono un genere voluttuario.

I film si rivedono con le persone che si amano.

I simpatici invecchiano. Gli antipatici non muoiono mai.

La Giustizia deve avere il suo corso, come Garibaldi.

La rivoluzione si fa a sinistra, i soldi si fanno a destra.

La voce della coscienza è antipatica come la nostra sentita al registratore.

L'amore ha diritto di essere disonesto e bugiardo. Se è sincero.

Lavoratori di tutto il mondo unitevi. Ma durante le vacanze sparpagliatevi.

Le pistole non discutono, i pistola sì.

L'importante è che la morte ci trovi vivi.

L'innocente è sempre colpevole di avere, con il suo maldestro comportamento, indotto la Giustizia in errore.

L'Italia è una donna di facili consumi. 

L'umanità è un personaggio umoristico. 

L'uomo è nato per soffrire. Se non soffre, soffre.

L'uomo fa dei movimenti inutili. Per questo è superiore alla macchina.
L'importante è che la morte ci trovi vivi. (Marcello Marchesi)
Ma procediamo con disordine. Il disordine dà qualche speranza. L'ordine nessuna. Niente è più ordinato del vuoto. 

Mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliare. [2]

Meglio dallo psicanalista che dal confessore. Per questo è sempre colpa tua, per quello è sempre colpa degli altri. 

Mi piacciono tanto i bambini. Specialmente quando piangono. Così li portano via. [3]

Ministro senza portafoglio non teme lo scippo. 

"Muore una madre al matrimonio del figlio". Il modo migliore per rovinare la cerimonia alla nuora.

Nessuno è ateo in trincea. [4]

Nessuno si è mai ammazzato perché non riusciva ad amare il prossimo suo come se stesso.

Niente di più eccitante che passare da stupido agli occhi di un cretino. Sapendolo. [5]

Non bisogna essere grati a chi cessa di essere ingiusto.

Non è vero che tutti i vecchi sono rompicoglioni. Io, per esempio, sì.

Non esistono innocenti: "Tutti abbiamo passato un raffreddore a qualcuno".

Non ho fame. Non ho sete. Non ho caldo. Non ho freddo. Non ho sonno. Non mi scappa niente. Come sono infelice.

Non sprecate il vostro suicidio, ammazzate prima qualcuno che vi è odioso.

Oggi tutto non basta più.

Oggi vanno di moda i preti elastici. Concilianti con i protestanti. Commossi con gli ortodossi. Disinvolti con i capovolti. Felici con le peccatrici. Le sposerebbero!

Perché denunciare il reddito dopo il bene che vi ha fatto?

Prima di dire che uno è stronzo bisogna assaggiarlo. Se sa di merda allora sì. Se no, si rischia una querela.

Quelli che si alzano presto sono un po' tutti parenti.

Se son rose sfioriranno.

Siamo cauti nei giudizi. Prima di dire che uno è stronzo bisogna leccarlo. Se sa di merda allora sì. Se no, si rischia una querela.

Solo una vita sbagliata è interessante.

Sono un amico. Valgo un tesoro.

Super-Supergnomo fa il bucato bianco ma cosi bianco, ma così bianco che la neve si vergogna e il giglio va a cagare.

Tira più un biglietto della lotteria che cento paia di Buoni del Tesoro.

Tra la bomba atomica che li fa morire e la pillola che non li fa nascere, meglio la pillola. Diverte di più. E fa meno rumore.

Tutti gli uomini hanno un prezzo. Per le donne basta un regalo.

Tutti gli uomini sono uguali. A chi?

Un amante è per poco, un diamante è per sempre.

Una delle cose fondamentali della vita è la dignità. Non bisogna mai perderla. Per non perderla basta non averla. 

Vivi e lascia convivere. 

Vorrei morire ucciso dagli agi. Vorrei che di me si dicesse: "Come è morto?". "Gli è scoppiato il portafogli".

Non esistono innocenti: tutti abbiamo 
passato un raffreddore a qualcuno. (Marcello Marchesi)
Il meglio del peggio
1975

La pubblicità è il commercio dell'anima.

Sette zie
1977

– Padre, l'esclamazione DIO TASSISTA è una bestemmia?
– Dipende. Se c'è l'apostrofo, no!

Libri di Marcello Marchesi consigliati
Diario futile 
Editore Bompiani, 1993

Testo traboccante di slogan, flash, nonsensi, finti ricordi, amnesie autentiche, voci notturni, folgorazioni gratuite, frasi inutilmente profonde, parapoesie, similpensieri, giochetti di parole: insomma tutto quello che, poco a poco, oggi, ha occupato lo spazio del teleschermo, cercando di ridurci a cretini omologhi abbandonati in preda al luogo comune. Un messaggio che Marchesi ci ha lanciato dall'altra sponda, l'ultima spiaggia dell'umana intelligenza, invitandoci paradossalmente a dedicarci più al futile che al presunto funzionalismo di questo mondo.

Il malloppo
Editore Bompiani, 2013

Marcello Marchesi è stato un mago della battuta, del gioco ?di parole, della massima delirante. Nel Malloppo l’umorista famoso, diventato signore di mezza età, fa i conti col suo passato. E il suo passato è fatto di parole combinate in tutti i modi possibili, battute sue e frasi che lo hanno bombardato per tutta una vita come annunci pubblicitari, titoli di giornali, notizie, eventi, principi morali, proverbi e insulti. Nella sua mente queste parole si trasformano, si uniscono per dar vita a nuovi calembour. Marchesi si immagina come un anziano manipolatore di parole che, nel suo letto di sofferenza, si svuota del “malloppo” che gli affolla la mente delirante, e lo riversa in un nastro magnetico immaginario. Ma tra le parole affiorano i ricordi, i fatti, un amore ?di mezza età e brani di vicende infantili. Il monologo prende forma narrativa e il mago della battuta diventa a poco a poco scrittore. Un irresistibile monologo-fiume comico, patetico, dissennato, umano.

Note

  • 1. La battuta riprende una frase di Heinrich Heine: "Sicuro che Dio mi perdonerà; è il suo mestiere".
  • 2. Battuta di autore anonimo.
  • 3. Battuta di Nancy Mitford: "Adoro i bambini, specialmente quando piangono, perché a quel punto qualcuno li porta via".
  • 4. Frase anonima conosciuta in diverse lingue.
  • 5. Citazione di Georges Courteline: "Passare per idiota agli occhi di un imbecille è voluttà da finissimo buongustaio".

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