2015-12-26

Massimo Fini - Frasi e citazioni

Selezione delle migliori citazioni e delle frasi più significative di Massimo Fini (Cremeno 1943) scrittore, saggista e giornalista italiano. Massimo Fini ha collaborato, e collabora, con alcune delle più importanti testate giornalistiche italiane e ha scritto diversi saggi che rappresentano una profonda critica della società Occidentale. Leggere i suoi scritti consente di vedere le cose da un punto di vista diverso dal solito e, dunque, di comprenderle meglio. Oggi, Massimo Fini può essere considerato uno dei più indipendenti e originali intellettuali italiani.
Massimo Fini (1943) scrittore e giornalista italiano
Elogio della guerra
© Mondadori 1989 - Marsilio 1999

Anche se è doloroso dirlo la guerra è un'occasione irripetibile e inestimabile per imparare ad amare ed apprezzare la vita.

La guerra conferisce un enorme valore alla vita. Per la semplice ragione che è la morte a dare valore alla vita. Il rischio concreto, vicino, incombente, della morte rende ogni istante della nostra esistenza, anche il più banale, di un'intensità senza pari. 

La guerra consente di liberare, legittimamente, l'aggressività naturale, e vitale, che è in ciascuno di noi. È evasione dal frustrante tran tran quotidiano, dalla noia, dal senso di inutilità e di vuoto che, soprattutto nelle società opulente, ci prende alla gola. 

La guerra evoca e rafforza la solidarietà di gruppo e di squadra. Ci si sente, e si è, meno soli, in guerra. La guerra attenua le differenze di classe, di ceto, di status economico che perdono importanza. Si è tutti un po' più uguali, in guerra. 

La guerra ha avuto un ruolo determinante nella storia dell'uomo. Sia dal punto di vista politico e sociale che, e forse soprattutto, esistenziale. Soddisfa pulsioni e bisogni profondi, in genere sacrificati nei periodi di pace.

La guerra riconduce tutto, a cominciare dai sentimenti, all'essenziale. Ci libera dall'orpello, dal superfluo, dall'inutile. Ci rende tutti, in ogni senso, più magri. 

Non è la guerra che gli uomini odiano, ma la guerra atomica. Del resto, in definitiva, che scandalo c'è nella guerra? «Forse il fatto» come scrive Sant'Agostino «che in essa muoiano degli uomini comunque destinati a morire, perché quelli che vivranno siano sottomessi e dominati dalla pace?» No, non è la morte in sé lo scandalo della guerra. Morire in guerra non è peggio che morire in un incidente automobilistico o per aver sbattuto la testa contro uno spigolo o consumati da una malattia o dalla vecchiaia. Lo scandalo della guerra è il morirvi quando essa non ha più un senso condiviso e riconosciuto, quando non è più accettata.

Il denaro «Sterco del demonio»
© Marsilio 1998 - Selezione Aforismario

Con il denaro è andata come con tutto il resto. Da utile mezzo è diventato fine, da servo si è fatto padrone, crediamo di maneggiarlo e invece ci manipola, crediamo di usarlo e invece ci usa, crediamo di muoverlo e invece ci fa muovere, anzi trottare, crediamo di possederlo e invece ci possiede. 

Considerati nell'insieme noi consumiamo non perché vogliamo ma perché dobbiamo consumare per mantenere il meccanismo produttivo che ha necessità di esprimersi a livelli sempre più alti (le crescite esponenziali) per non crollare su se stesso. Siamo al servizio di un sistema di cui costituiamo i terminali passivi.

Il denaro ha la capacità di ridurre i valori più alti e quelli più bassi a una sola forma di valore, la sua.

La capacità di prostituire tutto, di oggettivare tutto, di rendere merce anche la persona, o parti di essa, deriva al denaro dal fatto che, in quanto entità priva di specificità e di qualità che non sia la quantità, eguaglia, appiattisce, omologa, rende indifferenziate tutte le cose.

La vita è diventata un inesausto far di conto, soppesare, calcolare, misurare i costi e i ricavi delle nostre e delle altrui azioni. Tutto è tradotto e valutato in termini di denaro. Tutto è business.

L'uomo è libero ma non sa per che cosa.

Oggi tutto, o quasi, è denaro, tutto dipende dal denaro, tutto si riconnette al denaro. Il denaro, con la sua straordinaria fluidità, si infila in ogni anfratto della nostra esistenza. E tanto più si smaterializza e diventa quasi invisibile tanto più incombe, determina gli stili di vita, diventa il fine primario. Non è possibile ignorarlo.
Gli uomini preferiscono le stronze. Ma, se non sono proprio idioti
o del tutto masochisti, cercano di sposare le altre. (Massimo Fini)
Di[zion]ario erotico
© Marsilio 2000 - Selezione Aforismario

A furia di ritocchi la bocca della donna moderna è diventata troppo perfettina, troppo rossa, troppo gonfia, standard e priva di personalità. Ed è troppo piena di denti, altrettanto perfetti e ben allineati. È una bocca che sembra fatta per mordere più che per baciare.

Basta osservare una donna allo sportello di una banca, vedere come si stirino le sue labbra e divengano sottili, come si induriscano i lineamenti e i gesti, come si muovano avide le mani, con quale puntigliosità controlli le operazioni, per capire le balle che, angelicandola, ci ha raccontato il Romanticismo.

Calze (collant). Da che esiste ha fatto inabissare la tensione erotica fra i sessi a livelli vicini allo zero. Gli va attribuita una buona parte di responsabilità nel crollo delle nascite.

C'è indubbiamente un sottofondo d'odio nell'amore di un uomo per una donna. È un sentimento ambivalente.

Che la passione sessuale per la tua donna si sia affievolendo te ne accorgi quando sei contento che abbia le mestruazioni. 

Chiesa (cattolica). Non sarà mai ringraziata abbastanza, perché ci ha dato il più delizioso di tutti i sensi: il senso di colpa. È arcinoto che non c'è nulla che ecciti quanto il proibito.

Chiunque abbia avuto una ragazza che è stata dalle Orsoline, dalle Marcelline o in altri istituti di suore sa i piaceri che se ne possono ricavare. Lei si vergogna e si eccita della propria vergogna. Una miscela esplosiva.

Cosa sono realmente le gambe lo sapevano bene in epoca vittoriana quando, con opportuna pudicizia, coprivano anche quelle delle sedie. 

Di fronte alla morte, come al dolore, l'uomo è, in partenza, molto più vile della donna, perché ne ha più paura. Per il maschio la morte è precipitare nello spaventoso Nulla da cui è venuto, per la donna è ricongiungersi alla Terra, a Gea, alla Grande Madre, a se stessa.

Di tutti i sensi l'olfatto è forse il più intransigente e il naso può diventare decisivo in quel corpo a corpo che è, in definitiva, l'atto sessuale.

Due donne che se la fanno fra di loro è il sogno del voyeur e del cultore dei buchi di serratura, cioè di ogni uomo.

Fra gli uomini resta sempre una certa pudicizia virile che impedisce confidenze troppo personali sulla propria vita sentimentale e sessuale. Le donne sanno essere molto meno amiche (anzi non lo sono quasi mai, l'amicizia è un fatto maschile, implica una lealtà estranea alla femmina), ma sono capaci di instaurare fra loro una intimità sconvolgente.

«Fragilità il tuo nome è femmina» (Frailty, thy name is woman) fa dire Shakespeare ad Amleto. È una sciocchezza d'autore. Le donne vivono in media sette anni più dell'uomo (in giro non si vedono che vedove), sono resistenti, vengono fuori alla distanza, sopportano molto meglio il dolore fisico perché sono attrezzate per superare la prova del parto che schianterebbe qualsiasi maschio. Le donne non sono fragili, sono emotive, che è tutt'altra cosa.

Gambe. Nessuno crederà seriamente che, nelle donne, servano per camminare. Sono due puri strumenti di lussuria creati per la dannazione dell'uomo.

Gli uomini preferiscono le stronze. Ma, se non sono proprio idioti o del tutto masochisti, cercano di sposare le altre. 

I mammiferi, prima di accoppiarsi, si annusano. Hanno le loro buone ragioni. Se la cosa non va rinunciano e si rivolgono altrove. Dovremmo ritrovare anche noi il codice degli odori invece di spruzzarci ossessivamente di profumi e di lavande come si fa con i cadaveri. Si eviterebbero molti equivoci e molte unioni sbagliate.

I sessi sono diventati troppo simili e troppo competitivi sugli stessi terreni per potersi dare tenerezza.

Il crinale fra estasi mistiche ed estasi erotiche è sottilissimo, sempre che non siano la stessa cosa. Molte sante sono in realtà delle psicopatiche sessuali che hanno sublimato la loro libido in pericolose forme di amore universale.

Il permissivismo sessuale è una sciagurata creatura tardo-moderna. L'amore solare, libero, hippyesco, alla Zabriskie Point, soprattutto se consumato in gruppo e all'aperto, come se si trattasse di un picnic, è, diciamo la verità, di una noia mortale. Scopare ha perso ogni attrattiva, se mai l'ha avuta, da quando da proibito è diventato obbligatorio.

Il profumo si può cambiare, l'odore no. E non c'è profumo che possa innocuizzare un odore che ti è sgradevole, anzi sovente il melange aggrava la situazione. 

Il solo modo di vivere serenamente, oltre che decentemente, la propria età è di accettarla, non di rimuoverla mascherandola sotto le meraviglie della medicina tecnologica. Con questo mito della giovinezza a oltranza ci siamo tolti anche uno dei pochi piaceri riservati alla vecchiaia: la libertà di lasciarsi andare alla propria età.

Il vero fascino viene dall'imperfezione, da un qualche difetto, che distingue la donna da una bambola gonfiabile, da una replicante.

In una società totalmente orientata dall'economia ha diritto di cittadinanza solo chi consuma e gli anziani ne sono quindi emarginati ed esclusi. Per sopravvivere bisogna mostrarsi giovani, darsela da giovani, consumare come dei giovani, in una lotta feroce, spietata, faticosissima, inutile contro il tempo che avanza incurante e inesorabile.

L'amore è masochista. Così dice l'esperienza, così canta tutta la grande poesia d'amore. Nei poeti stilnovisti la donna amata è, per principio e definizione, irraggiungibile. E in Cavalcanti, in Dante, in Cino da Pistoia, in Guinizelli l'amore per la Donna così idealizzata distrugge e uccide, anche se è attraverso questa catarsi che si raggiunge uno stadio superiore, una salute (questo è il termine usato da Dante) trascendente.

La bellezza deve essere imperfetta. Non a caso Venere è strabica. La perfezione respinge l'uomo, lo intimorisce, lo allontana. Può essere guardata solo a distanza, adorata, ma non toccata.

La bocca è la sede dell'amore inteso nella sua interezza e il bacio è il primo segno, ma già completo, del possesso. Una donna diventa la "tua" donna quando ti dà il primo bacio. Se invece lei ti nega la sua bocca ti nega tutta se stessa.

La bocca si colloca in un singolare spazio intermedio fra eros e sesso. Non è puramente intellettuale come l'eros, non è solamente fisica come il sesso. Se l'erotismo parla alla mente e il sesso al corpo, è il cuore che parla attraverso la bocca.

La donna è sfuggente e indefinibile, come il suo sesso. Questi caratteri le derivano dalla sua caoticità primigenia. Dovendo vivere nel mondo organizzato maschile, dominato dalla regola, la donna di norma maschera questo suo modo di essere radicandosi, per un tempo sufficientemente lungo, a qualcosa o a qualcuno; di solito, ma non necessariamente, a un uomo.

La femmina è caos, sfrenatezza, vitalità, sessualità incontrollata e incontrollabile. E l'emancipazione della donna e il femminismo sono prodotti tipici del mondo e della cultura borghese, uno sciagurato appiattimento del femminile sul modello maschile.

La seduzione appartiene esclusivamente alla donna. L'uomo non ha mai sedotto nessuna. Può ben fare la ruota del pavone, colorare e lisciare le sue piume, stendere il tappeto con la sua mercanzia, ma a scegliere è sempre lei, secondo leggi imperscrutabili che non hanno nulla a che vedere con queste ridicole esibizioni.

Lacrime (femminili). Irresistibili. Disarmanti. Eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d'inganno e di ricatto che la donna utilizza a piene mani, se si può dir così, sfruttando la propria emotività che con fragilità fa solo rima. Insincere anche quando sono autentiche. Bisognerebbe estrarre la pistola al primo singhiozzo. Invece ci si arrende senza condizioni.

Le donne amano gli stronzi (le "simpatiche canaglie" ma, in definitiva, anche quelle antipatiche). Lo stesso vale - e probabilmente a maggior ragione - per l'uomo. Tanto più lei è arrogante, scostante, con la puzzetta sotto il naso tanto più - se, naturalmente, è anche bella, ma in genere le cose vanno di pari passo - eccita l'uomo.

Le donne belle, come i ricchi, sono masochiste. Se lo possono permettere. Le brutte no. Sono già troppo umiliate. Per loro effettivamente il cunnilingus può essere un atto compensativo, un omaggio gradito, un illudersi che ciò che hanno fra le gambe abbia un valore in sé, a prescindere dal contorno.

Le donne oggi non sorridono più. Non possono infatti essere considerati sorrisi, ma piuttosto un modo di mostrare i denti, quelli stereotipi, da foto di gruppo, esibiti oggi dalle donne quando vogliono presentarsi in modo accattivante. Le show-girl e le miss ne sono il prototipo.

Lei può avere cento vestiti e cinquanta paia di scarpe, essere emancipata, moderna e manageriale, ma se le proponete senza preavviso anche il più banale e innocuo avvenimento mondano, subito si leva il gridolino scandalizzato e vagamente rimproverante: «Ma non ho nulla da mettermi!».

L'uomo è lineare, la donna serpentina. Per l'uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l'arabesco.

L'uomo è un bambino che prova una irresistibile curiosità per l'oggetto misterioso chiamato donna.

L'uomo ha perso le proprie caratteristiche di linearità, di dirittura, di franchezza, di lealtà e quindi di virilità. E diventato ambiguo come una donna.  

L'uomo moderno è quasi sempre volgare perché vuol essere diverso da quello che è e cercando in tutti i modi di far dimenticare la propria animalità finisce per sottolinearla. Lo si vede bene osservando una persona in strada che parla al telefonino: sembra una scimmia vestita e ammaestrata.

La donna (che, non a caso, quando è bella, è detta, nel linguaggio comune, attraente) fagocita il maschio che nelle faccende di sesso è attivo come lo può essere il ferro nei confronti della calamita. È lui a muoversi, ma dietro un invisibile ed irresistibile comando.

La gonna è la malizia e la malizia, si sa, è donna.

Misogino. Ha capito tutto: loro ci guadagnano sempre. E non si presta. È il vero sadico.

Molto più di ieri il sesso è diventato, dall'una e dall'altra parte, uno strumento di potere, un mezzo invece che un fine. E la lotta fra i sessi si è fatta davvero mortale.

Nel matrimonio, o comunque nel rapporto di coppia stabile, bisogna ricostruire ogni volta il teatrino, ma a lungo andare le quinte cadono a pezzi, la trama, sia pur variata in tutti i modi, mostra la corda, i burattini si rivelano per quello che sono.

Noi maschietti possiamo fare i duri e i bulli quanto vogliamo ma siamo tutti, inesorabilmente, nati da donna. È orribile, se ci pensi.

Oggi ci sono molte donne belle, alcune donne eleganti, in qualche caso donne di classe e in via del tutto eccezionale c'è anche chi conserva una certa grazia femminile, ma le donne «fini» non esistono più.

Ogni maschio bennato di fronte alla scelta fra la donna e la guerra non ha dubbi: sceglie la guerra. «Fate l'amore e non la guerra» è uno slogan femmineo che non ha retto alla verifica della realtà.

Pagare una donna per fare l'amore, c'è qualcosa di più insensato? Ma come, io faccio la fatica di scoparti e ti devo anche pagare?

Se gli occhi sono lo specchio dell'anima, cioè dell'intelligenza, la bocca lo è della sensibilità.

Si sta fra una donna ideale, che non si può avere, e una reale, che non si può amare. That is the question. 

Una volta si diceva «chiedere la mano». Come eufemismo non c'è male.

Il vizio oscuro dell'Occidente
Manifesto dell'antimodernità 
© Marsilio 2003

Il destino dell'Occidente sembra quello di essere condannato a capovolgere, in un doloroso contrappasso, la battuta che Goethe nel "Faust" mette in bocca a Mefistofele: "Io sono lo spirito che vuole eternamente il male ed opera eternamente il bene". Il paradosso dell'Occidente è credersi il Bene, di volere eternamente il Bene e di operare eternamente, in una sorta di eterogenesi dei fini, il Male. E il vizio di fondo sta proprio in questa distinzione manichea tra Bene e Male e nella pretesa prometeica di aumentare il Bene a spese del Male, cancellandolo dalla faccia della terra, mentre nella realtà Bene e Male sono due facce della stessa medaglia e concrescono insieme, tanto più grande è il Bene, tanto più grande sarà il Male.

Sudditi
Manifesto contro la democrazia
© Marsilio 2004 - Selezione Aforismario

Democrazia liberale, socialdemocrazia e la cosiddetta "democrazia popolare" o socialista non sono mai state in grado di coniugare libertà e uguaglianza, riuscendo piuttosto, quasi sempre, nell'impresa di mortificare entrambe.

Il leader democratico è un demagogo e non è un caso che questo termine sia stato appioppato per la prima volta a Pericle, il principe della democrazia ateniese, e non a un qualche tiranno.

Il "grande comunicatore" è un grande truffatore. Basato sulla parola e l'immagine il potere democratico si regge, più di altri, sull'apparenza.

La mediocrità dei governanti è il prezzo che la democrazia paga, coerentemente a se stessa.

La democrazia, diciamolo pure, diffida, a buon diritto, dell'intelligenza. E quindi ha costruito un meccanismo, le elezioni basate sul principio della maggioranza, che necessariamente e coerentemente premia i mediocri.

La democrazia rappresentativa, liberale, borghese, insomma la "democrazia reale" come la conosciamo e la viviamo, e che è attualmente egemone, non è la democrazia. È una finzione. Una parodia. Un imbroglio.

La democrazia non è un regime diverso da altri. È solo una delle tante forme, forse la più subdola, che nella Storia ha preso il potere oligarchico. Quelli si erano inventati i diritti del sangue, questi il consenso democratico.

L'idea che la democrazia rappresenti il fine e la fine della Storia non è solo infantile e ingenua. È paranoica. La "fine della Storia" sarebbe la storia della fine, la morte dell'uomo, un Eden cimiteriale. Con buona pace dei liberaldemocratici anche la democrazia andrà, prima o poi, nella pattumiera della Storia che finirà solo quando anche l'ultimo uomo sarà scomparso dalla faccia della Terra.

L'oligarca democratico è un uomo senza qualità. La sua qualità è di non averne alcuna. Il che gli consente una straordinaria adattabilità.

Mentre conculca la libertà del singolo, facendogli credere che ne ha più di quanta ne abbia mai avuta in passato solo perché può scegliere fra diverse marche di frigorifero, la democrazia non realizza nemmeno la volontà della maggioranza. Fra l'una e l'altra si inseriscono le oligarchie, le vere detentrici del potere, annullandole entrambe. Non siamo che sudditi.

Nessuna democrazia rappresentativa è una democrazia, ma un sistema di minoranze organizzate che prevalgono sulla maggioranza dei cittadini singolarmente presi, soffocandoli, limitandone gravemente la libertà e tenendoli in una condizione di minorità.

Se le oligarchie democratiche non fanno uso della forza bruta per esercitare il potere è perché non ne hanno alcun bisogno. Hanno infatti il monopolio della violenza legale, attraverso lo Stato che hanno arbitrariamente occupato.

Ragazzo
Storia di una vecchiaia 
© Marsilio 2007

La giovinezza è la vita, la vecchiaia già l'ombra della morte.

Ragazzo. Che meravigliosa parola. Essere un ragazzo. Avere vent'anni. «Avevo vent'anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita», la frase a effetto con cui Paul Nizan apre il suo Aden Arabia è una sciocchezza d'autore.

Manifesto dell'Antimodernità
2002

Un Modello di sviluppo atroce, sfuggito dal controllo anche di chi pretende di governarlo, ci sta schiacciando tutti, uomini e donne di ogni mondo.

Sia il capitalismo sia il marxismo, nelle loro varie declinazioni, non sono in grado di mettere in discussione la Modernità perché nella Modernità sono nati e si sono affermati. Danno per presupposto ciò che deve essere invece dimostrato.

Levate la testa, gente. Non lasciatevi portare al macello docili come buoi, belanti come pecore, ciechi come struzzi che han ficcato la testa nella sabbia. In fondo non si tratta che di riportare al centro di Noi stessi l'uomo, relegando economia e tecnologia al ruolo marginale che loro compete.
NO alla globalizzazione né di uomini né di capitali né delle merci né dei diritti.
NO al capitalismo e al marxismo, due facce della stessa medaglia, l'industrialismo.
NO alla mistica del lavoro, di derivazione tanto capitalista che marxista.
NO alla democrazia rappresentativa.
NO alle oligarchie politiche ed economiche.
SI all'autodeterminazione dei popoli.
SI alle piccole patrie.
SI al ritorno, graduale, limitato e ragionato, a forme di autoproduzione e autoconsumo.
SI alla democrazia diretta in ambiti limitati e controllabili.
SI al diritto dei popoli di filarsi da sé la propria storia, senza pelose supervisioni umanitarie.
SI alla disobbedienza civile globale, se dall'alto non si riconosce più l'intangibilità della sovranità degli stati, allora è diritto di ciascuno di noi non riconoscersi più in uno stato.
Libri di Massimo Fini consigliati
Il denaro «Sterco del demonio»
Editore Marsilio, 2012 

"Essenzialmente umano (forse troppo umano, direbbe Nietzsche), il denaro è anche sovrumano o oltreumano perché, essendo fuori dalla materia, ha una natura metafisica. Non è un caso che in tutti i libri che se ne occupano in senso non strettamente economico siano frequenti gli accostamenti al divino o al diabolico. Dice Martin Lutero: «Il denaro è parola del diavolo, per mezzo della quale egli crea ogni cosa nel mondo, proprio come Dio crea attraverso la parola di verità»5.1 teologi, cristiani e musulmani, soprattutto medievali, sono sempre rimasti impressionati dalla capacità di possessione del denaro e dalle devastazioni che può compiere nell'animo umano. Più laicamente i marxisti ortodossi l'hanno dannato perché sarebbe «lo strumento per appropriarsi del lavoro altrui»6. Gli psicoanalisti lo apparentano allo sterco, per il piacere che se ne trae sia nel-l'espellerlo che nel ritenerlo. Ma se è sterco è uno sterco molto speciale, trascendente e metafisico: è, per dirla ancora con Lutero, lo sterco del Demonio". (Massimo Fini). Un attacco corrosivo e radicale alla società contemporanea di cui il denaro, con il suo abnorme sviluppo, è insieme metafora e concretissimo strumento. Il denaro - che non va confuso con la moneta in cui si incarna - è in realtà una logica, affascinante ma terribilmente insidiosa, che ha finito per soggiogarci. Una storia del denaro documentata che è anche una storia di un'affascinante scommessa sul nulla.

Sudditi
Manifesto contro la democrazia
Editore Marsilio, 2004

Per la nostra cultura la democrazia è "il migliore dei sistemi possibili", un valore così universale che l'Occidente si ritiene in dovere di esportare, anche con la forza, presso popolazioni che hanno storia, vissuti e istituzioni completamente diversi. Fini demolisce questa radicata convinzione. Il suo attacco però non segue le linee né della critica di sinistra, che addebita alla democrazia liberale di non aver realizzato l'uguaglianza sociale, né di destra che la bolla come governo dei mediocri. La "democrazia reale" è un regime di minoranze organizzate, di oligarchie politiche economiche e criminali che schiaccia e asservisce l'individuo, già frustrato e reso anonimo dal meccanismo produttivo di cui la democrazia è l'involucro legittimante.

Dizionario erotico
Manuale contro la donna a favore della femmina 
Editore Marsilio, 2000  

"Non è mia intenzione dare lezioni d'erotismo a nessuno. Non ne ho alcuna autorità. Non sono un sessuologo né uno psicoanalista e nemmeno un Don Giovanni e nella mia attività di scrittore, come sanno i lettori che hanno avuto la pazienza di seguirmi in questi anni, mi ero finora occupato di tutt'altro. Inoltre, mentre nel sesso, che è un fatto fisiologico, le combinazioni sono tutto sommato limitate, nell'erotismo, che è un parto mentale, psicologico e culturale, ci sono tante possibilità e sfumature quante ne può contenere il cervello umano. In queste faccende ognuno è maestro a se stesso. Qui ho semplicemente raccolto nella forma di un Dizionario molto personale e divagante, un po' come l'avrebbe inteso – senza per questo voler fare paragoni blasfemi – l'Alberto Savinio della Nuova Enciclopedia, alcune considerazioni tratte dalla mia esperienza e dall'osservazione del comportamento dei miei simili, esplorando il vasto mondo dell'eros visto con occhio maschile. Nonostante in campo amoroso, sessuale ed erotico ciascuno la veda a modo suo, sono tuttavia convinto che esistano delle costanti che, anche se non valgono per tutti, sono presenti in buona parte di noi, spesso sottaciute o negate. Ho cercato quindi di individuarne alcune, usando a volte il paradosso per farmi intendere meglio, così come ho cercato di mettere a fuoco un certo stravolgimento che, in una società come la nostra, che tanto si è allontanata dal mondo della natura, è intervenuto nel rapporto fra i due sessi. Se il lettore si ritroverà in qualche passaggio di questo libro, che è sconsigliato alle femministe e agli stomaci troppo delicati, lo riterrò già un buon successo". (Massimo Fini). Scorrendo l’indice delle voci di questo audace dizionario-diario si potrebbe pensare a un’opera di machismo impunito, un trattato per lemmi che esalta la donna-oggetto, una lode alla femmina da letto. Ma questa guida alla libido femminile rigorosamente osservata dal maschio riserva più di una sorpresa, e la conclusione non è affatto scontata. Con uno stile crudo, che non si nega nulla ma non è mai volgare, spesso sarcastico, talvolta persino tenero, il Di(zion)ario è anche una provocatoria analisi del costume che, in qualche modo, ci mostra una delle tante prospettive con cui possono essere osservati, e vissuti, i rapporti uomo-donna.

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