2016-01-31

Abraham Maslow - Le migliori frasi di uno psicologo umanista

Selezione delle migliori citazioni e delle frasi più significative di Abraham Maslow (New York 1908 - Menlo Park, California 1970), psicologo statunitense. Maslow inizia la propria carriera come psicologo sperimentale all'Università del Wisconsin, dove si occupa soprattutto del problema dei bisogni e della motivazione. Successivamente, insoddisfatto da questo tipo di ricerche, intraprende nuovi studi ponendosi in maniera critica rispetto ai presupposti teorici psicoanalitici e comportamentistici allora dominanti, caratterizzati da  una concezione restrittiva, meccanicistica e pessimistica dell'essere umano. Getta così le fondamenta della psicologia umanistica, che avrà una grande influenza negli Stati Uniti e che sarà considerata "la terza forza", in alternativa proprio alla psicoanalisi e al comportamentismo. Nel 1962 è tra i fondatori della Società Americana di Psicologia Umanistica.
Maslow è particolarmente noto per aver ideato la cosiddetta "scala dei bisogni" (o piramide dei bisogni), in cui i bisogni stessi sono organizzati gerarchicamente in cinque categorie. Affinché un particolare bisogno possa guidare il comportamento di una persona, tutti i bisogni fondamentali debbono essere preventivamente soddisfatti. I bisogni più importanti sono quelli fisiologici da cui dipende la vita dell'individuo: ossigeno, cibo, acqua e sesso, il quale, nonostante non sia indispensabile per la sopravvivenza dell'individuo, lo è per la sopravvivenza della specie). Le categorie successive comprendono i bisogni di: sicurezza; amore e appartenenza; stima altrui e auto-stima. Quando tutti questi bisogni sono soddisfatti, diventa dominante il bisogno di autorealizzazione, cioè della manifestazione e del compimento delle proprie potenzialità.
Un'altra ricerca di Maslow, meno nota rispetto a quella sui bisogni, ma non meno importante, è quella che riguarda la salute psicologica. In aperta contrapposizione alla concezione psicoanalitica della personalità, basata sullo studio di soggetti nevrotici, Maslow studia la psicologia umana attraverso la conoscenza delle caratteristiche della personalità di soggetti psicologicamente sani e realizzati. Le caratteristiche principali di questi soggetti individuate da Maslow sono: 1) Percezione efficace della realtà e relazioni confortevoli con essa; 2) Accettazione di sé, degli altri e della natura. 3) Spontaneità, semplicità, naturalezza. 4) Capacità di cogliere i problemi. 5) Bisogno di solitudine. 6) Capacità di fare valutazioni sempre nuove. 7) Autonomia; indipendenza dalla cultura e dall'ambiente. 8) Sentimento comunitario. 9) Relazioni interpersonali profonde. 10) Struttura del carattere democratico. 11) Distinzione tra i mezzi e i fini e tra il bene e il male. 12) Umorismo filosofico, senza cattiveria. 13) Creatività. 14) Resistenza all'inculturazione. La spiegazione di tutte queste caratteristiche è riportate tra le citazioni sottostanti. Qui è importante notare che in conclusione di questa sua ricerca, Maslow sottolinea che anche le persone sane da lui esaminate non erano totalmente immuni da tutti quei difetti e quelle debolezze che, in misura non eccessiva, fanno parte della natura umana (vanità, orgoglio, freddezza, irritazione, ansie, ecc.). Ciò lo induce a riaffermare con forza che non esistono esseri umani perfetti, ma individui caratterizzati da un grado più o meno elevato di sanità psicologica che nel corso della loro esistenza sono riusciti a realizzare sé stessi. Detto questo, possiamo sicuramente dedurne che anche la serena accettazione della propria imperfezione può essere annoverata tra le qualità che contraddistinguono le persone psicologicamente sane.
Le citazioni sottostanti sono tratte dalle sue opere principali: Motivazione e personalità (1954) e Verso una psicologia dell'essere (1962); tra le altre pubblicazioni: L'unità di fatti e valori (1963); Psicologia della scienza (1966); Il bisogno di conoscere e la paura di conoscere (1968).
Abraham Maslow (1908-1970), psicologo statunitense
Motivazione e personalità
Motivation and Personality, 1954-1970
© Armando Editore - Selezione Aforismario

Che cos'è psicopatologico? Tutto ciò che disturba o impedisce l'autorealizzazione. Che cos'è la psicoterapia e a che cosa serve? Si tratta di mezzi che aiutano a ristabilire la persona sulla via dell'autorealizzazione e dello sviluppo, lungo la linea indicata dalla natura interiore.

Essere naturale e spontaneo, sapere ciò che si è e ciò che realmente si vuole, è una vetta che si raggiunge raramente e che per lo più esige anni di coraggio e di dura fatica.

I vantaggi che abbiamo già realizzati, subito divengono ovvi, vengono dimenticati, se ne perde la coscienza ed infine non vengono più presi in considerazione, finché non ne restiamo privi.

Il tempo che vi divertite a sprecare non è tempo sprecato e certe cose che non sono necessarie, possono essere essenziali.

La psicoterapia non è una relazione sui generis, dato che alcune delle sue qualità fondamentali sono presenti in tutte le buone relazioni umane.

Lo studio dei fanciulli ci permette di ritenere che tutte le persone sono in origine spontanee e forse lo sono ancora nelle loro radici più profonde, ma a questa spontaneità hanno sovrapposto un insieme di inibizioni piuttosto potente, con la conseguenza che la spontaneità stessa non riesce a mostrarsi che raramente. Se non esistessero le forze repressive, possiamo ritenere che ogni essere umano metterebbe in luce questo tipo speciale di creatività

Non è possibile opporre il dovere al piacere, né il lavoro al gioco, quando il dovere è piacere e il lavoro è gioco.

Non esistono esseri umani perfetti.

Per migliorare una persona sola, alle volte occorrono anni di lavoro terapeutico e anche allora l'aspetto principale del miglioramento è che esso le permette di sforzarsi per tutta la vita di migliorare.

Per non soffrire delusioni nei riguardi della natura umana, dobbiamo cominciare col rinunziare alle nostre illusioni rispetto ad essa.

Quando parliamo dei bisogni degli esseri umani, parliamo dell'essenza della loro vita.

Quanto migliori sono le persone, tanto più vengono amate col crescere della familiarità; quanto peggiori esse sono, tanto meno risultano gradite col crescere della familiarità.

Se l'imperfetto viene definito come un male, allora ogni cosa diviene un male, perché ogni cosa è imperfetta.

Una sana relazione amorosa è il modo più efficace di superare l'abisso che divide gli esseri umani.

[Le persone che si autorealizzano - Selezione Aforismario]

Le persone che si autorealizzano distinguono molto più facilmente degli altri ciò che è genuino, concreto e particolare da ciò che è generico, astratto, rubricato. La conseguenza è che essi vivono nel mondo reale della natura più di quanto vivano nel mondo artificiale dei concetti, delle astrazioni, delle aspettative, delle credenze e degli stereotipi, che molti confondono col mondo reale. perciò essi sono molto più adatti a percepire le cose come stanno anziché i loro desideri, le loro speranze, le loro ansie, le loro teorie e le loro credenze o quelle del loro gruppo culturale.

Le persone che si autorealizzano sono in grado di accettare la loro natura umana secondo lo stile stoico, con tutti i difetti che tale natura presenta, con tutte le differenze dall'immagine ideale che potrebbero avere presente, senza preoccuparsene molto. [...] L'affettazione, l'inganno, l'ipocrisia, la finzione, lo sforzo di impressionare nella maniera convenzionale, tutto questo è assente in tali persone o, almeno, non è presente nel grado ordinario. Poiché tali persone sono in grado di vivere a loro agio anche con i loro difetti, questi finiscono per essere percepiti, soprattutto nell'età matura, non come difetti, ma solo come caratteristiche neutre della persona.

Le persone che si autorealizzano possono essere descritte come persone relativamente spontanee per il loro comportamento ed ancora più spontanee nella vita interiore, nei pensieri, negl'impulsi, ecc. Il loro comportamento è caratterizzato dalla semplicità, dalla naturalezza e dalla mancanza di artificiosità o di sforzi di affettazione.

Le persone che si autorealizzano in genere sono interessate ai problemi che sono al di fuori di loro. Nella terminologia in uso sono "problemacentrici" e non egocentrici. In genere non si tratta di problemi che nascono in loro, essi non si preoccupano molto di se stessi; in questo differiscono dalle persone insicure, che insistono ad essere introspettive. Sono individui che in genere hanno una qualche missione nella vita, qualche compito da svolgere, qualche problema esterno a cui dedicano la maggior parte delle loro energie.

Le persone che si autorealizzano sono capaci di stare in solitudine, senza risentirne e senza avvilirsi. Anzi, essi amano positivamente la solitudine e la vita appartata molto più di quanto l'amino le persone medie.

Le persone che si autorealizzano sono abbastanza forti da rendersi indipendenti dalla buona opinione delle altre persone ed anche dal loro affetto. Gli onori, la collocazione sociale, le ricompense, la popolarità, il prestigio e l'amore che può venire dagli altri è meno importante dello sviluppo personale e della crescita interiore.

Le persone che si autorealizzano dispongono della meravigliosa capacità di apprezzare sempre di nuovo, sempre con nuova freschezza ed ingenuità, i beni fondamentali della vita, mettendo in queste valutazioni rispetto, piacere, meraviglia ed estasi, anche se per altri le stesse cose sono risultate poco interessanti.

Le persone che si autorealizzano hanno verso gli esseri umani in generale un profondo sentimento di identificazione, di simpatia e di affetto, nonostante i momenti occasionali di ira, di impazienza o di disgusto.

Le persone che si autorealizzano sono capaci di maggiore fusione, di maggiore amore, di migliore identificazione, di una maggiore riduzione delle barriere dell'ego di quanto la ritengano possibile le altre persone.

Le persone che si autorealizzano hanno tutti quanti quei caratteri superficiali che sono propri dei democratici; possono essere e sono cordiali con tutti a prescindere dalla classe, dalla cultura, dalle idee politiche, dalla razza o dal colore. Di fatto si ha spesso l'impressione che essi non si accorgano neppure di queste differenze, che per le persone medie sono così evidenti ed importanti.

Le persone che si autorealizzano il più delle volte si comportano come se per esse fosse possibile distinguere chiaramente i mezzi dai fini. In generale esse guardano ai fini e non si fissano sui mezzi; essi subordinano chiaramente i mezzi ai fini.
Questi individui hanno una robusta moralità, hanno dei modelli etici definiti, fanno ciò che giusto, non ciò che è ingiusto. Non occorre dire che le loro nozioni di giusto ed ingiusto, di bene e di male sono spesso diverse da quelle convenzionali.

Le persone che si autorealizzano non considerano divertente quello che le persone ordinarie considerano divertente, non ridono quando si fa dell'umorismo maligno provocando il riso di alcuni mediante l'offesa di altri, quando si fa dell'umorismo superbo, ridendo di ciò che si ritiene inferiore, o quando si fa dell'umorismo di ribellione all'autorità. Il fatto caratteristico è che ciò che esse considerano umorismo è più che altro vicino alla filosofia. Può essere anche detto umorismo della realtà, perché consiste in gran parte nel ridere degli esseri umani in generale, quando sono sciocchi, quando dimenticano il loro posto nell'universo, quando cercano di divenire grandi, mentre sono piccoli. Questo umorismo può rivolgersi anche verso la propria persona, ma senza sadismo e senza pagliacciate.
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Le persone che si autorealizzano possiedono in un modo o in un altro uno speciale tipo di creatività, di originalità, di inventiva. [...] È come se questo speciale tipo di creatività, essendo espressione di una personalità sana, si proiettasse sul mondo o toccasse tutte le attività in cui la persona è impegnata.

Le persone che si autorealizzano non sono persone molto bene adattate, nel senso che non approvano del tutto la loro cultura e non s'identificano completamente con essa. Questi individui si accordano con la loro cultura in vari modi, ma di essi si può dire che, in un certo senso molto profondo, resistono all'inculturazione e mantengono un certo distacco interno dalla cultura in cui sono immersi.

Il tempo che vi divertite a sprecare non è tempo sprecato
e certe cose che non sono necessarie, possono essere essenziali. (Abraham Maslow)
Verso una psicologia dell'essere
Toward a Psychology of Being, 1962
© Ubaldini Editore - Selezione Aforismario

A nessuno verrebbe in mente di porre in dubbio l'affermazione che l'uomo ha bisogno di iodio o di vitamina C. Vi ricordo che le prove del fatto che si ha bisogno d'amore sono esattamente del medesimo tipo.

Essenzialmente, l'individuo carenzialmente motivato è di gran lunga più dipendente dalle altre persone di chi sia invece mosso soprattutto da motivazione accrescitiva. È più 'interessato, più bisognoso, più avido, più attaccato alle cose. Questa dipendenza colora e delimita le relazioni interpersonali.

Frequentemente si scopre che un aspetto essenziale della creatività, è un tipo speciale di percettività, esemplificata dal bambino della favola, che vedeva che il re non aveva abiti.

In generale, cucinare, fare i genitori, o curare la casa, possono essere cose creative, mentre la poesia non necessariamente deve esserlo; la poesia può essere anche niente affatto creativa.

La creatività [delle persone autorealizzate] viene 'emessa', si irradia, e investe l'intera vita, indipendentemente dai problemi, esattamente come una persona amabile 'emette' amabilità, senza volerlo fare, senza progettarlo, senza esserne consapevole. La emette come la luce del sole, ed essa si diffonde in tutto lo spazio; fa si che alcune cose crescano (cose che sono in grado di crescere), e va invece perduta sui sassi e su altre cose che crescere non possono.

L'uomo carenzialmente motivato dovrà temere l'ambiente assai di più, poiché vi è sempre la possibilità, che l'ambiente gli venga meno o lo deluda. Sappiamo oggi che questo tipo di dipendenza ansiosa nutre anche l'ostilità. Tutto ciò conduce a una mancanza di libertà, maggiore o minore, a seconda della buona o cattiva fortuna del singolo individuo. All'opposto, l'individuo che si autorealizza, che per definizione gratifica i propri bisogni fondamentali, è assai meno dipendente, assai meno obbligato, assai più autonomo e auto-diretto. Ben lungi dall'aver bisogno degli altri, le persone motivate dall'accrescimento possono in realtà sentirsene disturbate.

Una minestra di prima categoria è più creativa di un quadro di seconda categoria.

Vedere le persone, primariamente, come enti gratificanti dei nostri bisogni o come fonti di sostentamento, è un atto astratto. Non le vediamo come entità complete, come individui unici e complicati, ma piuttosto dal punto di vista della loro utilità. Quanto in essi non è in relazione con i bisogni del percipiente, o viene totalmente trascurato, oppure irrita, disturba o minaccia.

Una sana relazione amorosa è il modo più efficace
di superare l'abisso che divide gli esseri umani. (Abraham Maslow)
Libri di Abraham Maslow consigliati
Motivazione e personalità 
Traduzione: Emanuele Riverso
Editore: Armando, 2010 

"Motivazione e personalità", scritto nel 1954 e ampiamente riveduto da Abraham Maslow nel 1970, è un testo tuttora essenziale per comprendere i presupposti teorici e gli obiettivi terapeutici e conoscitivi di uno degli indirizzi centrali della psicologia clinica e della personalità, la "psicologia umanistica". Questo indirizzo è stato considerato negli anni '60 come la "terza forza" della psicologia americana, accanto alla psicoanalisi e al comportamentismo. Il carattere profondamente ottimistico della teoria di Maslow (e, in genere, della psicologia umanistica) deriva dalla definizione degli obiettivi, eminentemente operativi, posti alla psicologia. Essi riguardano essenzialmente non la previsione e il controllo del comportamento umano, ma la liberazione della persona dai vincoli della nevrosi, dovuti sia alla struttura della società che alle condizioni psicologiche del singolo individuo. I suoi costrutti teorici principali, la crescita umana e il potenziale umano, implicano che le persone possono cambiare "lavorando" su se stesse, in base a un'ampia gamma di metodi. In Motivazione e personalità viene sviluppata sistematicamente la teoria alla base della scala dei bisogni, gerarchicamente disposti da quelli di livello inferiore (essenzialmente di ordine fisiologico) a quelli di ordine superiore (i cosiddetti meta-bisogni, di ordine sociale ed ideale), come la realizzazione di sé. Quest'ultima caratterizza in modo essenziale la teoria della personalità di Maslow, nettamente differenziata da quella di Goldstein e Rogers, che pure ipotizzano la realizzazione di sé come l'unica, vera motivazione umana (le altre pulsioni quali il sesso, la fame e il successo essendo solo aspetti o modalità di espressione). Maslow, infatti, pur collocandola tra i meta-bisogni (tra i quali rientrano anche quelli di bellezza, bontà, completezza, amore e stima), asserisce che non possa venire esaudita, così come gli altri metabisogni, finché non sono stati soddisfatti i bisogni di livello inferiore, dovuti a carenze o esigenze fisiologiche, rispetto ai quali essa si pone in un apporto non di competizione, ma di complementarità.

Verso una psicologia dell'essere
Traduzione: Renato Pedio
Editore: Astrolabio Ubaldini 1971

Si profila oggi all'orizzonte una concezione nuova della malattia e della salute umana: una psicologia a mio avviso tanto stimolante, tanto ricca di straordinarie possibilità, che cedo alla tentazione di presentarla pubblicamente prima ancora che sia stata verificata e confermata, e prima che la si possa definire conoscenza scientifica attendibile. Le ipotesi fondamentali di questo nuovo punto di vista sono le seguenti: 1. Ciascuno di noi possiede una natura interiore essenziale fondata biologicamente, che è in qualche grado 'naturale', intrinseca, innata e, in un certo senso limitato, inalterabile o, almeno, tale che non muta. 2. La natura interiore di ciascuno è in parte singolarmente specifica della persona, in parte caratteristica dell'intera specie. 3. È possibile studiare scientificamente tale natura interiore e scoprire a che cosa si apparenti. 4. Tale natura interiore, per quanto almeno ne sappiamo fino a oggi, non sembra intrinsecamente o necessariamente malvagia. I bisogni fondamentali (di vita, di sicurezza per il presente, il futuro, di appartenenza e di affetto, di rispetto di sé e di altri, e di autorealizzazione), le emozioni umane fondamentali e le capacità umane fondamentali sono a quanto pare o neutre, premorali, oppure, positivamente 'buone'. Per quel che sappiamo l'impulso distruttivo, il sadismo, la crudeltà, la malizia e così via non sembrano caratteristiche intrinseche, ma piuttosto reazioni violente contro la frustrazione dei nostri intrinseci bisogni, emozioni e capacità. L'ira in se stessa non è malvagia, né lo sono la paura, la pigrizia e neppure l'ignoranza. Ovviamente possono condurre, e di fatto conducono, a un comportamento malvagio; ma la cosa non è inevitabile. È un risultato non intrinsecamente necessario. Neppure lontanamente la natura umana è cattiva quanto si è ritenuto. In realtà si può dire che le possibilità della natura umana sono state abitualmente troppo poco valutate. 5. Poiché questa natura interiore è buona, o neutra, e non malvagia, meglio sarà portarla alla luce e incoraggiarla, anziché reprimerla. Se le si consente di governare la nostra vita, ci svilupperemo verso la salute, la fecondità e la felicità. 6. Se questo nucleo essenziale della persona viene negato o represso, la persona si ammala, talora in modi evidenti, talvolta invece sottilmente; a volte subitamente, a volte dopo un certo intervallo. 7. Questa natura interiore non è affatto forte, possente e infallibile quanto gli istinti degli animali. È debole, delicata e sottile, e facilmente l'abitudine, la pressione culturale, gli atteggiamenti errati nei suoi riguardi la sopraffanno. 8. Pur debole, raramente essa si dissolve del tutto nella persona normale: e forse, neppure nell'ammalato. Seppure negata, resiste sempre, sotterranea, e sempre preme per realizzarsi. 9. In qualche modo, queste conclusioni dovranno tutte articolarsi in base alla necessità della disciplina, della rinuncia, della frustrazione, del dolore e della tragedia. Nella misura in cui tali esperienze rivelano, e favoriscono, e portano a compimento la nostra natura interiore, in quella misura costituiscono esperienze desiderabili. È sempre più chiaro che tali esperienze hanno qualcosa a che vedere con un senso di compiutezza e un senso di energia dell'Io, e pertanto col senso di sana stima e fiducia in se stessi. La persona che non abbia conquistato, resistito e vinto, continua a dubitare: ne sarebbe stata capace? E ciò è vero non soltanto per i rischi esterni; vale pure per la capacità di controllare e differire i propri impulsi, e pertanto di non averne più paura.

Note
Se sei interessato alla psicologia umanistica, su Aforismario trovi anche una raccolta di citazioni dello psicologo Carl Rogers.

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