2016-01-11

Fausto Gianfranceschi - Aforismi di un reazionario

Selezione dei migliori aforismi e delle frasi più significative di Fausto Gianfranceschi (Roma 1928 - 2012), scrittore, saggista, giornalista e aforista italiano. Gianfranceschi ha collaborato ai quotidiani Il Tempo e Il Giornale, e al mensile Bell'Italia. Tra i suoi romanzi: Diario di un conformista (1965), L'ultima vacanza (1972), Belcastro (1975) e Giorgio Vinci psicologo (1983), satira dell'intellettuale di sinistra con il quale ha vinto il premio Napoli ed è stato finalista allo Strega. Tra i suoi saggi più significativi, spesso critici nei confronti della classe dirigente italiana degli ultimi decenni del '900, e in particolare della sinistra: L'uomo in allarme (1963), Teologia elettrica (1969), Il sistema della menzogna e della degradazione del piacere (1977), Svelare la morte (1980), Stupidario della sinistra (1992). Un libro a sé è Federica. Morte di una figlia, pubblicato nel 2008, in cui Gianfranceschi rivive i forti legami e i tanti ricordi che lo hanno unito alla figlia scomparsa prematuramente. Nella premessa al suo libro di riflessioni Il reazionario (1996), Gianfranceschi si descrive brevemente così: "Ho i miei gusti e i miei disgusti; non parlo bene dei drogati e dei malati di Aids, non amo la trasgressione, non sono di sinistra, non faccio footing né vado in bicicletta, non sono ecologo (durante le passeggiate in montagna il ripopolamento dei lupi mi preoccupa più dell'estinzione degli stambecchi), l'arte contemporanea mi fa in buona parte orrore, fuggo quando di un film sentenziano: è da non perdere. Insomma, diciamo lo pure, sono un reazionario". Fausto Gianfranceschi ha dedicato alla scrittura aforistica diversi libri, dai quali sono stati selezionati gli aforismi riportati in questa pagina; oltre al già citato Il reazionario, vi sono: Elogio della nostalgia (2002), Lode della torre d'avorio (2007) e Aforismi del dissenso, pubblicato nel 2012, anno della sua morte.
Fausto Gianfranceschi (1928-2012) scrittore, giornalista e aforista italiano
Il reazionario
Fenomenologia di un bersaglio indispensabile
© Pellicani 1996 - Selezione Aforismario

Alcuni sono resi grandi dalla sconfitta, altri meschini dalla vittoria.

Anche i non credenti sospettano che se non ci fossero i buoni in misura eroica, di cui i Santi sono gli emblemi, il mondo non si salverebbe.

Bisogna evadere dall'irrealtà.

Bisogna separare la cultura dai cretini.

Dimenticare per vivere. Vivere per non dimenticare.

Forse la vita non è altro che un rituale per tenere a bada la paura.

Forse una sola legge basterebbe: è permesso tutto fuorché ciò che ferisce la bellezza.

Ho conosciuto tanti tipi irragionevoli che non erano razionalisti. Non ho conosciuto nessun razionali sta che non fosse irragionevole.

Il trionfo del nichilismo: si muore per niente, in incidenti.

La morte è l'interlocutrice che nobilita la mia sopravvivenza.

La normalità nasconde uno spessore che soltanto gli sciocchi ignorano.

La paurosa efficienza del nulla.

Morte. La più implacabile delle malattie ereditarie.

Non bisogna temere la malinconia, perché temendola la feriamo e la rendiamo più aggressiva. Conviene accettarla educatamente, la si può persino gustare.

Peccato della carne? Direi peccato della forma. Se non avesse quella forma, la carne non indurrebbe in tentazione.

Per quanto certe idee siano cattive, le persone che le rappresentano sono peggiori.

Prima della libertà di coscienza, manca la coscienza.

Se non leggi non scrivi. Forse lo scrittore è il mezzo usato dai libri per riprodursi.

Se non riesci a odiare e a invidiare gli altri, essi ti odieranno e ti invidieranno per questo.

Se temi la solitudine, lei ti divora. Affrontala energicamente sino a signoreggiarla: allora percepirai accanto a te una folla di presenze amiche

Vivere contemporaneamente in tre regni, anche se ognuno si oppone agli altri (qui sta l'abilità): la coltivazione dei piaceri personali, l'impegno per il bene comune, l'intuizione che tutto è vanità delle vanità.

Vivere? I computer potranno farlo per loro.

Se non riesci a odiare e a invidiare gli altri,
essi ti odieranno e ti invidieranno per questo. (Fausto Gianfranceschi)
Elogio della nostalgia
© Il Minotauro 2002 - Selezione Aforismario

Ai critici che si improvvisano narratori consiglierei un nuovo genere letterario: l'autostroncatura.

Chi non riesce a essere leone, si accontenta di fare la scimmia.

Chi va in macchina e si lamenta del traffico è come una baldracca che deplori la decadenza dei costumi.

Il cinema e il teatro finanziati dallo Stato: andare a vedere porcherie per grazia governativa.

La sinistra è una professione, la più promettente.

Le persone credono in maggioranza di appartenere a una minoranza intelligente.

L'uomo informatizzato: nient'altro che il terminale di un terminale.

L'uomo si adatta a tutto, anche ai propri simili.

Morire, che esagerazione!

Non dobbiamo vergognarci di provare qualche volta vergogna.

Non è tanto brutto invecchiare quanto vedere gli amici che invecchiano. Forse per questo invecchiando si sta più volentieri in famiglia: figli e nipoti sono specchi migliori.

Perché le grandi domande sono sempre migliori delle risposte?

Se ci chiedessimo onestamente quanto importi agli altri ciò che stiamo dicendo, si rischierebbe il mutismo.

Se non siete stupidi, riposatevi.

Sopravvivere per curare la propria sopravvivenza, senza tempo né voglia per altro? Meglio scomparire.

Lode della torre d'avorio
© Ares 2007 - Selezione Aforismario

È impervio restare dritti in un mondo rovesciato. Si capisce che molti scivolino.

Gli intellettuali sono divisi su tutto, ma uniti dalla cretineria.

I mezzi informatici ti fanno entrare più velocemente nel futuro. Siccome in fondo al futuro c'è la morte (e io ci sono vicino), meglio procedere lentamente.

Il buonismo è il lato viscido della cattiveria.

Il compito quotidiano: arrivare fino a notte senza annoiarsi.

Il mondo si gioca su tre parole simili: caso, causa, caos.

In vecchiaia si pagano i debiti contratti in gioventù.

La felicità? Basta non badarci per vivere meglio.

La fraternità con i libri è forse la più alta forma di vita sociale.

La vita, una lotta indomabile contro il sospetto che tutto sia vano.

Le cose sarebbero chiarissime se gli intellettuali non le spiegassero.

Le opinioni peggiorano i fatti.

L'uomo è una specie che sta dirazzando.

Nessun rimedio è all'altezza della morte.

Sono un perdente. Qualcuno deve pur farlo.

Una meraviglia degna di re  e imperatori: riposare senza essere stanco.

Aforismi del dissenso
© Pagine - Il Borghese 2012 - Selezione Aforismario

Chi sorride con benevolenza, senza alterigia, è su un gradino più in alto di chiunque.

Chi spera deve muoversi, la speranza non va incontro ai fannulloni.

Ci sono silenzi ottusi e silenzi acuti.

È facile perdonare con la mente, difficile perdonare con il cuore.

"Fare l'amore", che obbrobrio; "Fare sesso", poi, è raggelante, Ah, la potenza di "sarete una sola carne"! E la profondità del "conoscere" biblico!

Forse l'antipatico, se mi ronza intorno, ha una missione: esiste per mettermi alla prova, per saggiare se riesco ad amare il mio prossimo. E, disgraziatamente, io spesso fallisco.

Gli imbecilli intelligenti sono il cancro della società.

Godiamo la bellezza perché la bellezza è nel nostro essere, altrimenti non la riconosceremmo.

I trattati degli esperti che dettano le regole per una vita buona e serena sono come il codice della strada i cui articoli, per una guida corretta, non ti salvano dal rischio che un altro guidatore, ubriaco o distratto o inesperto, all'improvviso ti urti e ti travolga. Così è nella vita: puoi elaborare e mantenere un'esistenza equilibrata, ma non puoi evitare gli scontri traumatici con il destino che mandano all'aria la tua quiete. Una buona corazza calata silenziosamente sul tuo animo è l'oggetto primario per affrontare la vita e le sue sorprese.

L'amore senza amicizia è una stella fredda.

L'ansia non mi logora, è soltanto la mia dolce, vischiosa compagna di strada.

La bontà è una virtù eroica; ma Satana cambia le carte in tavola, e la bontà diventa la maschera degli animi vili.

La gente era solita indossare gli indumenti comuni nei giorni feriali e quelli di festa la domenica. Oggi accade esattamente l'inverso.

La parola fiorisce nel silenzio.

La qualità più importante non è l'intelligenza, è la bontà. Anche perché la bontà è intelligente.

La ragione senza virtù è stupida.

La sobrietà in tutto (fuorché nell'amore!) è una medicina per il corpo e per la mente.

La tristezza come inclinazione è un vizio. La tristezza bisogna meritarla.

L'economia è la più misteriosa delle scienze, rasenta la magia. Che si possa avere l'oro in cambio di foglietti di carta supera il sogno degli alchimisti.

L'educazione, il tatto nel trattare gli altri, non è ipocrisia, dissimulazione, inganno. In realtà la cortesia ha la sua origine e il suo conforto nella compassione signorile. Naturalmente non mancano l'ipocrisia, la dissimulazione, l'inganno; ma sono effetti collaterali.

L'euforia, l'entusiasmo, sono stati d'animo privilegiati che ci mettono in contatto con l'energia universale.

L'uomo non è nato per la tranquillità. Sono innumerevoli le forze, interne ed esterne, che lo spingono costantemente in direzioni diverse, spesso opposte. Alle virtù note ne aggiungerei un'altra di natura ginnica: l'equilibrismo, per non vacillare.

Non avere mai incertezze nelle scelte è una virtù che può anche portare al fallimento, ma che ad ogni modo distingue l'uomo libero.

Non ci sono maestri dell'arte di vivere. Quelli che si proclamano tali sono furfanti. Siamo tutti mediocri allievi di questa incerta disciplina.

Non è necessario andare nel deserto, la solitudine della mente è già un atto di liberazione.

Non lancio sassi contro le "apparenze". Le "apparenze" sono le circostanze precise in cui il mondo, nel bene e nel male, si manifesta.

Oggi le emozioni valgono se mandano fuori di testa; le emozioni dolci, delicate, soavi, gradevoli, non sono più percepite.

Ormai non ci si stupisce che divorzino, ci si stupisce che si sposino.

Parla troppo di libertà chi non riesce nemmeno a liberarsi dal telecomando.

Per sentirsi vivi bisogna dare un contributo creativo, anche minimo, alla Creazione.

Prima regola per guadagnare: non comprare libri che insegnano a guadagnare.

Scrivo, quindi sono.

Se arriva la sfortuna, cerca di salirci sopra.

Se Dio non c'è, non è vero niente.

Se io sono unico e irripetibile, l'egualitarismo è una menzogna. lo sono disuguale.

Se, per una bizzarra ipotesi che è stata azzardata, il battito delle ali di una farfalla a New York può provocare un terremoto in Giappone, perché non credere che la mia mania di ordine e concordia delle cose intorno a me possa contribuire all'equilibrio del mondo?

Se tutto è cultura niente è cultura. Difatti uno sgorbio vale quanto un disegno di Leonardo.

Si moltiplicano i centri benessere, piuttosto cari. Come se il benessere si facesse comprare.

Solo gli ignoranti si riempiono la bocca di cultura.

[Selezione Aforismario]

Libri di Fausto Gianfranceschi consigliati
Il reazionario
Fenomenologia di un bersaglio indispensabile
Editore: Antonio Pellicani, 1996

Esistono ancora i reazionari? Tutti negano di esserlo, perciò sembrano una specie che vive soltanto nei discorsi politici, negli articoli dei commentatori, nei libri dei moralisti: una specie-bersaglio, cui si attribuiscono varie infamie, e nell'ipotesi più dolce il ritardo sul cammino del progresso. Si capisce perché nessuno è disposto a caricarsi di tante colpe. Dunque una specie virtuale? Lo sarebbe, se Fausto Gianfranceschi non si facesse avanti con questo libro per dichiararsi spudoratamente reazionario e per esporre le sue ragioni, in un concerto di tonalità che vanno dall'ironia alla polemica più spericolata, dalle riflessioni sull'amore carnale alla meditazione metafisica. "Diciamolo pure, sono un reazionario. Che cosa passerà per la mente di un essere così anacronistico? Per farvelo sapere ho raccolto, rapsodicamente, questi pensieri affinché possiate dare una forma al fantasma di un nemico che si fa sempre più raro, malgrado il vostro costante armarvi a difesa, per cui talvolta conviene inventarlo, e lui si stupisce, grida di essere più liberaldemocratico di voi. Io invece confesso, anzi proclamo il mio stato sconveniente. Confido in un po' di simpatia, mista all'ostilità, se vi capita di riflettere che anch'io, forse, rappresento un specie in via d'estinzione.

Elogio della nostalgia 
Editore: Il Minotauro, Roma, 2002

La nostalgia è un sentimento e come tutti i sentimenti è sottoposta al ruvido, diluviale lavaggio ordinato dal pensiero materialista che privilegia la trasgressione, la volgarità, la droga, il crimine, per rendere le persone incoscienti, subordinate senza residui di libertà e di valori al sistema universale dello sfruttamento umano. Ma la nostalgia non si farà travolgere, continuerà a suggerire come ricomporre l'ordine del mondo. In questo libro cercherò di evocare qualche accento di resistenza, cercherò di tracciare qualche minima linea del giusto disegno, raccogliendo idee, giudizi, esperienze allusive, con ironia, disincanto e immaginazione, nella fessura aperta fra ciò che era e ciò che non è ancora, fra ciò che rifiuto e ciò che spero si compia, pur tra dubbi e contraddizioni. Proprio perché è spesso indefinibile, come una sfumatura musicale, come una raffinata tonalità di colore, o proprio perché ha tanti volti diversi, la nostalgia nei fogli che seguono non compare per così dire in prima persona, a parte i titoli dei capitoli che articolano e scandiscono il senso del discorso. La nostalgia non è dunque il tema esplicito di queste pagine, ma per la sua qualità allusiva è il segno retro stante che le anima in ogni riga.

Lode della torre d'avorio
Editore: Ares, 2007

Nel Cantico dei Cantici, tra le dolcissime frasi dedicate all'amata, si legge questa descrizione: «Il tuo collo è come una torre d'avorio». Nelle litanie della Chiesa la Madonna è definita anche Turris eburnea, per celebrarne l'intangibilità. Dunque la torre d'avorio era un'immagine poetica che alludeva alla bellezza e alla purezza. Da allora il senso è cambiato; in questi tempi di esuberanza nervosa, di frenesia obbligata, la torre d'avorio è un'allegoria negativa, un ostacolo da abbattere. Dicono: non bisogna essere egocentrici ed elitari, non bisogna rinchiudersi nella torre d'avorio, che è un luogo per spiriti separati dal mondo, mentre si deve vivere nel mondo, si deve stare allo scoperto. Così ti falciano più facilmente. lo voglio riabilitare la metafora della torre d'avorio come luogo di libertà, di respiro aperto e profondo, di difesa da quelli che, fuori, sciamano in una danza insensata, al ritmo imposto dai padroni del pensiero. Le ondate del disordine sono impetuose, ma sulle fondamenta della torre si infrangono e si stremano. Dentro è custodita l'anima che non può esporsi alla tempesta come una banderuola al vento. La torre d'avorio è lo stato spirituale di chi ama la fermezza ed è pronto a difenderla senza cedere un millimetro; ma nello stesso tempo non vuole chiudere i sensi al mondo: attraverso gli spalti e le feritoie guarda il panorama, invia incessantemente fervidi messaggi. Questo stato spirituale è favorito dal raccoglimento in sé, dall'amore per la memoria sia personale sia culturale derivante dalla comunità in cui si è nati e in cui consapevolmente si vive. Perciò la torre d'avorio è un baluardo contro l'aggressione, di intensità crescente, all'unità del soggetto che i falsi sapienti cercano di destrutturare nel flusso del cambiamento concepito come unica realtà. Anzi l'idea stessa di realtà va travolta e annientata. Chi ha detto che per capire il mondo bisogna stare in mezzo al mondo? E una grande menzogna, vale il contrario: se stai in mezzo al mondo ti confondi, perdi l'asse della conoscenza.

Aforismi del dissenso
Autore: Fausto Gianfranceschi
Prefazione: Marcello Veneziani
Editore: Pagine, 2012

La lettura migliore non è quella che si fa per apprendere; la lettura è fertile quando innerva un dialogo anche polemico con l’autore (se l’autore vale) Questo aforisma di Fausto Gianfrasceschi, autore indiscutibilmente “valido”, rispecchia esemplarmente il messaggio di questo libro che raccoglie un ventaglio di pensieri, divagazioni che spaziano dalla attualità alla filosofia, dall'indagine sull'uomo come “animale sociale”, fino all'introspezione psicologica, dalla politica all'Amore in tutte le sue sfaccettature. Ogni aforisma invita alla riflessione e regala perle di saggezza, costringe il lettore ad interrogare e ad interrogarsi su svariate tematiche, avendo come interlocutore un lucido, polemico, a volte romantico punto di osservazione sulla vita e la realtà che ci circonda. Due ragioni speciali rendono prezioso questo libro. La prima è che questi aforismi sono il frutto consapevole di un congedo dalla vita, sanno di essere gli ultimi, e questo passo d'addio infonde loro un tono acuto e una densità struggente. La seconda è che questi aforismi mirano alla semplicità assoluta, vogliono essere diretti e veri, non obliqui, artificiosi e contorti. Puntano all'essenziale. È lo stesso Gianfranceschi, in un aforisma, ad avvertire con un apparente paradosso che essere semplici non è affatto semplice. A volte, ci vuole una grande profondità di vita, di letture e pensieri per risalire in superficie. La chiarezza non è solo uno stile di scrittura, è il riflesso di uno stile di vita. Questi aforismi che nascono da un corpo a corpo con la morte esprimono l'essenza della vita sulla soglia del suo svanire, con una purezza di stile e intenzioni, una saggia lontananza dal mondo e insieme una partecipazione cordiale agli eventi che ne danno un senso e un destino. "Tornano le primavere ma io non fiorisco più", lo splendore melanconico di un declino si riflette in questo aforisma cosmico e intimo. Ma splendido è anche il suo rovesciamento della massima: "vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo" nel più saggio "vivere ogni giorno come se fosse il primo," che acquista particolare pregnanza quando si ha la consapevolezza di vivere gli ultimi giorni della propria vita. 

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