2016-01-09

Giuseppe Prezzolini - Le migliori frasi dei furbi e dei fessi

Selezione dei migliori aforismi e delle frasi più significative di Giuseppe Prezzolini (Perugia 1882 - Lugano 1982) scrittore, giornalista e aforista italiano. Nel 1899, Prezzolini abbandona gli studi liceali e prosegue la propria formazione culturale nella ricca biblioteca paterna. Nel 1903, a soli 21 anni, inizia l'attività di giornalista ed editore: assieme all'amico Giovanni Papini fonda a Firenze la rivista culturale Leonardo, pubblicata fino al 1908. In questo stesso anno fonda La Voce, rivista che si occupava di vari temi (letteratura, politica, società, ecc.) e che ebbe un notevole successo. Negli anni '20 Prezzolini si trasferisce prima a Parigi e poi a New York, dove gli sono affidati dei corsi alla Columbia University, la quale, nel 1948, lo nomina professore emerito di italianistica. Nel 1955 Prezzolini torna in Italia e collabora con diversi quotidiani: Il tempo, La Nazione e il Resto del Carlino. Nel 1968 si trasferisce a Lugano, in Svizzera, dove muore all'età di cento anni. La maggior parte delle citazioni di Prezzolini riportate in questa pagina sono tratte da Ideario (1967) e da Codice della vita italiana, una raccolta di aforismi edita da La Voce nel 1921, in cui fa una divertente caricatura dell'Italia e degli italiani. Queste le parole con cui Prezzolini, ne L’italiano inutile (1954), ricorda questa sua opera: "Quando finì la guerra, avevo fatto altre conoscenze. Ero stato negli uffici militari imboscato. Ero tornato in una zona di guerra dopo Caporetto. Avevo istruito truppe nelle retrovie. Avevo acquistato una maggior esperienza. Il frutto era stato Il codice della vita italiana. Mi dicon che se n’occuparon una volta in seduta dei ministri i capi del fascismo, indecisi se farmi bastonare, o lasciar andare, senza permettere una seconda edizione. Non ce ne fu bisogno. Pochi lo comprarono". Il primo capitolo del libro, qui riportato integralmente, è dedicato alle due fondamentali categorie in cui, secondo Prezzolini, si possono suddividere i cittadini italiani:  i furbi e i fessi.
Giuseppe Prezzolini (1882-1982) scrittore, giornalista e aforista italiano.
Vita intima
1903

La bugia non è soltanto una maschera della vita intima, ma anche un moltiplicatore dell'io. Se in poesia la ricerca della rima può suggerire un'immagine, se in scienza un casuale avvicinamento di parole rivelare un'idea, la bugia può essere nella vita il modo di centuplicare la nostra esistenza.

Nell'architettura noi troviamo due o tre creazioni che manifestano i bisogni della vita intima; e sono la casa, la torre, il chiostro; inoltre la chiesa cristiana.

Nella mente di sant'Agostino e di Kant sono state combattute battaglie più importanti e grandiose di quelle di Napoleone e di Alessandro.

Il linguaggio come causa d'errore
1904

Il linguaggio è un impoverimento del pensiero.

Il Centivio
1906

Gli aforismi sono vasi che il lettore riempie con il suo vino. Bisogna perciò farli ornati di immagini, con ricchi festoni di antitesi. Ci piacciono perché li possiamo scegliere, senza guastare l'opera; scrivere aforismi è da grande signore, come è da grande signore regalare bottiglie di vino; sarebbe da contadino regalare una botte.

Cristiani, non tutti possono esserlo: è questione di fede, e diciamo anche, di grazia. Cattolici, tutti possono esserlo: è questione di volontà, di convenzione, di interesse.

Fare sistemi è un segno di povertà; le isole piccole hanno clima unito, i grandi continenti ne hanno parecchi; e così è delle menti.

Io non sono sempre delle mie opinioni, né appartengo sempre alla mia scuola.

La vita troppo lunga per quel che viviamo, è, per quel che potremmo vivere, brevissima.

Quello che mi meraviglia nel mondo è che i cattivi non siano anche contenti.

Una donna che si ama non si sposa; il peggiore insulto che possiate farle è di trasformarla da amante in moglie.

Saggio sulla libertà mistica
1907

Colui che giunge alla coscienza della vita spontanea che si manifesta negli spiriti individuali è un mistico. Sia pure artista, filosofo, uomo di armi, poeta: purché non attribuisca a se stesso la propria creazione, egli è un mistico. 

Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi
quando vogliono che i fessi marcino per loro. (Giuseppe Prezzolini)
Codice della vita italiana
La Voce - Società Anonima Editrice, 1921
Dei furbi e dei fessi
  1. I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
  2. Non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. questi è un fesso.
  3. I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
  4. Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui.
  5. Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
  6. Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
  7. Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
  8. I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
  9. Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
  10. L'Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.
  11. Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.
  12. Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.
  13. Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandar via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.
  14. Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l'altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c'è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c'è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e la associazione con altri briganti alla guerra contro questi.
  15. Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo soprattutto a quello della distribuzione.
  16. L'Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l'esempio e la dottrina corrente - che non si trova nei libri - insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l'ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un'altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l'Italia, è appunto l'effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.
Della Giustizia
  1. Non è vero, in modo assoluto, che in Italia, non esista giustizia. È invece vero che non bisogna chiederla al giudice, bensì al deputato, al Ministro, al giornalista, all'avvocato influente ecc. La cosa si può trovare: l'indirizzo è sbagliato.
  2. In Italia non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali. Anche queste si hanno per via illecita: favore, raccomandazione, pressione, ricatto ecc.
Del Governo e della Monarchia
  1. L'Italia non è democratica né aristocratica. È anarchica.
  2. Tutto il male dell'Italia viene dall'anarchia. Ma anche tutto il bene.
  3. In Italia il Governo non comanda. In generale in Italia nessuno comanda, ma tutti si impongono.
  4. Per le cose grosse non si cade mai, per quelle piccine spesso.
  5. L'autorità del grado non conta. L'italiano non si inchina davanti al berretto. Nulla lo indispone più dell'uniforme. Ma obbedisce al prestigio personale ed alla capacità di interessare sentimentalmente o materialmente la folla.
  6. L'uomo politico in Italia è uomo avvocato. Il dire niente in molte parole è stata sempre la prima qualità degli uomini politici; che se hanno sommato il dire niente al parlare fiorito, hanno raggiunto la perfezione.
Della famiglia
  1. In Italia l'uomo è sempre poligamo. La donna è poliandra. (Quando può.)
  2. La moglie ha la sua posizione sociale segnata fra la serva e l'amante. Un po' più in su della serva e un po' più giù dell'amante. Fa le giornate da serva e le notti da amante.
Delle leggi
  1. Tutto ciò che è proibito per ragioni pubbliche si può fare quando non osta un interesse privato. Nei vagoni dove è proibito fumare tutti fumano finché uno non protesta.
  2. In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio.
Dell'ideale
  1. C'è un ideale assai diffuso in Italia: guadagnar molto faticando poco. Quando questo è irrealizzabile, subentra un sottoideale: guadagnar poco faticando meno.
  2. La scuola è fatta per avere il diploma. E il diploma? Il diploma è fatto per avere il posto. E il posto? Il posto è fatto per guadagnare. E guadagnare? È fatto per mangiare. Non c'è che il mangiare che abbia fine a se stesso, sia cioè un ideale. Salvo in coloro, in cui ha per fine il bere.
Della proprietà collettiva
  1. La roba di tutti (uffici, mobili dei medesimi, vagoni, biblioteche, giardini, musei, tempo pagato per lavorare, ecc.) è roba di nessuno.
Dell'Italia e degli Italiani
  1. L'italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l'insuccesso alla disistima, per il loro paese. Da molti anni il programma degli uomini che fanno la politica estera sembra riassumersi in questo: mani vuote, ma sporche.
  2. I veri italiani sono pochissimi. La maggior parte di coloro che si fanno passare per italiani, sono in realtà piemontesi, toscani, veneti, siciliani, abruzzesi, calabresi, pugliesi e via dicendo.
  3. La famiglia è l'unico aggregato sociale solido in Italia. Il comune è l'unico organismo politico sentito in Italia. Tutto il resto è sentimento generico di classi intellettuali, come la patria; o astrattismo burocratico, come la provincia; o mito vago, che nasconde spinte economiche molto ristrette ed egoistiche, come l'internazionale.
  4. Tutto è in ritardo in Italia, quando si tratta di iniziare un lavoro. Tutto è in anticipo quando si tratta di smetterlo.
  5. Il tempo è la cosa che più abbonda in Italia, visto lo spreco che se ne fa.
Senza titolo riassuntivo indispensabile
  1. L'Italia è una speranza storica che si va facendo realtà.
Maccheroni e c.
© Longanesi 1957


Che cos'è la gloria di Dante appresso a quella degli spaghetti?

Ideario
© Edizioni del Borghese, 1967

Accanto all'arte della mnemonica (ricordare) occorrerebbe un'arte del dimenticare.

Chi provoca o fa una rivoluzione, appena ha ottenuto il suo scopo, diventa un conservatore.

Ci sono uomini colti persino tra i professori.

Cosa importante non è leggere il giornale, ma il modo di leggerlo.

I mediocri hanno bisogno di società. Il silenzio li spaventa più del rumore. Non comprendon la gioia che in compagnia. Per festeggiar una nascita, per piangere un morto, per ricordare un anniversario occorron loro dei compagni. Esser soli li atterrisce, la prigione li spaventa, e compiangon i frati per il silenzio in cui vivono. 

I nostri desideri han le ali del falco, le nostre possibilità i monconi della tartuca. [1]

Il disprezzo si veste di silenzio, il dispetto se ne traveste.

In fatto di sincerità tutto quello che puoi cercare è di non dir bugie a te stesso.

La Chiesa cattolica può essere definita la risposta che il mondo ha dato al Vangelo.

La fantasia della maggioranza è oggi dominata dalla visione del benessere.

L'amore è il più individualistico e il più antisociale dei sentimenti.

Le invenzioni della natura per torturarci sono infinite e piene di fantasia; non c'è un catalogo che le contenga.

Le masse non domandano la libertà, domandano la sicurezza.

L'improvvisazione è la legge della storia.

L'ordine costa un po' di tempo ma ne fa poi guadagnare.

L'unico obbligo dell'uomo è verso se stesso: quello di perfezionarsi. Alla fine, dopo tutto, il suo miglioramento servirà anche alla vita della società. 

L'uomo è l'unico essere che non voglia essere quello che è.

Meglio aver rimorsi che rammarichi.

Meglio un errore fatto da sé, che una verità fatta dagli altri.

Non ci son "cose piccole". Ci son soltanto "anime piccole".

Ognuno appartiene al tempo che sa vivere.

Scrivere aforismi è da gran signore; un gran signore regala bottiglie di vino pregiato; un villano regala una botte di vino mediocre.

Se dessero sempre risposte veritiere e soddisfacenti non sarebbero uomini politici.

Si è creduti quando si dice una verità che fa comodo a chi l'ascolta.

Soltanto le bestie si contentano del necessario.

Una vera filosofia è sempre una confessione.

Filosofia del Nulla
1980

Ben scrisse un sofista greco, che l'uomo è la misura delle cose: ma si dimenticò che le cose sono misura dell'uomo.

Ogni verità che scopriamo, altrettanti enigmi di più da risolvere. Ogni scoperta migliaia di problemi. Ogni scoperta, superiore ignoranza.

Libri di Prezzolini consigliati
Codice della vita italiana
Editore Robin, 2003

Un Prezzolini caustico, feroce e disincantato scrisse nel 1921 queste riflessioni che si rivelano oggi di drammatica attualità. Cento aforismi che coprono lo spazio di tutti i vizi e le virtù italiane, l'indulgenza ironica di cui troppi si sono fatti portavoce. Dalla distinzione effettuata nel primo pensiero, "I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi", Prezzolini affronta, sempre in pochissime parole, i temi della giustizia, del governo, della famiglia, delle leggi, dell'ideale, del guadagno. "Tra la legge scritta e la vita vissuta, tutti sappiamo che bella differenza passa. Lo statuto e i codici che cosa ci dicono di realistico sul nostro Paese? Lo abbiamo imparato, a spese nostre; lo sa la nostra testa, che ha ripetutamente urtato contro quanto ignorava; lo sanno le nostre spalle, che di questa ignoranza han portato il peso! E perché non cerchiamo di togliere ai giovani la parte più grave di tal noviziato? Perché non proviamo ad insegnare loro in che Paese veramente sono nati, quali ostacoli troveranno, quante strade hanno aperte? Ho cercato di esporre in poche formule alcuni degli aspetti realistici della nostra vita e delle consuetudini della gran maggioranza degli Italiani. So bene che si griderà in pubblico al diffamatore, pur riconoscendo in privato la giustezza delle mie osservazioni. Ma appunto perché so tutto questo, non me ne preoccupo tanto. E quanto alle eccezioni riconosco volentieri che ce ne sono. Non è forse questo scritto un’eccezione alla regola, che si potrebbe benissimo aggiungere alle altre innanzi esposte, per cui “certe cose si fanno ma non si dicono”? C’è molta amarezza, in espressioni che han l’aria (soltanto l’aria pur troppo) del paradosso. Amarezza e, qualche volta, disperazione. Quando si vive in Italia, più di una volta accade di domandarsi perché non si prende il primo piroscafo che parte per il nuovo mondo, dove, molto lontani, attraverso il velo della poesia, e senza alcun contatto con i cattivi campioni della madre patria, tutto quello che c’è di bello e di sano può tornare in mente e destar persin nostalgia. Sì, siamo ridotti a questo, qualche volta: a prendere idealmente un piroscafo e guardarla da lontano, questa nostra Italia, per poterla amare davvero… A guardarla come posteri; anzi peggio: come stranieri. Del resto i migliori italiani, da Dante a Mazzini, hanno rivolto aspri rimbrotti ai loro compaesani; e si capisce. Chi ha un ideale di patria, vi paragona la realtà e non può fare a meno di trovarla inferiore; onde il suo sforzo perché la luce di quell'ideale, che è tormento e miglioramento, passi negli altri. Ma non vi passa che attraverso lotte. Chi si contenta delle cose come stanno, non ha bisogno di urtare alcuno; e può distendersi nelle lodi. I dolci educatori, si sa, non sono i migliori. Qui c’è il succo delle mie idee sul mio Paese: vi sono nato, sento di dovervi lavorare. Ma il mio Paese non è disgiunto da un’idea più vasta. Anzitutto, mi sento uomo. E sento subordinato a questo il mio concetto di italiano. Io ho fede nell'Italia piuttosto attraverso un rinnovamento educativo che attraverso uno politico, preferisco un miglioramento del carattere a una modificazione delle istituzioni. Ho più fede negli umili, che nei grandi; in coloro che occupano posizioni secondarie, che in quelli che sono arrivati in alto. Penso che i valori della nostra tradizione hanno bisogno di cambiamenti radicali: che noi teniamo troppo al Rinascimento ed a tuta la tonalità letteraria, enfatica, retorica che vi ha radice. Il mio ideale d’italiani è quello di uomini più pratici, più severi, più colti, più aperti alla visione del grande mondo moderno. Sento che si potrebbe arrivar ad un profondo rivolgimento spirituale in breve tempo: in un paio di generazioni; a patto di sentire la nostra attuale complessiva inferiorità, rispetto ad altri popoli; a patto di una rinunzia rigida a consuetudini che abbassano soprattutto il nostro valore morale e la nostra dignità; a patto di un esame di coscienza purificatore. Certamente non è facile dire a noi stessi ed in pubblico: ho peccato; ma non vi è correzione possibile se non a traverso questa confessione. Può darsi che nel compito prefisso, esageri. Ma non mi sono mai posto un freno perché generalmente si è andati tanto in là con gli elogi sperticati e con la soddisfazione inconsiderata, da rendere desiderabile qualunque azione contraria. Quando in corsa ed alle svoltate una slitta minaccia di cadere da una parte, ci vuol pure qualcuno che si sacrifichi e si sporga tutto fuori dalla parte opposta".

Ideario
Con un «Ritratto» di Indro Montanelli
Editore: Ponte alle Grazie, Milano, 1998

"Ci san tanti manuali, moltissime antologie, parecchie opere eccitanti, delle buone riviste, varie guide eccellenti, e raccolte di classici illustrati con note, ma ricordatevi: il miglior libro del mondo è sempre il proprio cervello". Nell'Ideario di Prezzolini sono raccolti gli avvenimenti, le persone e i fenomeni di una vita, esposti con la fulminante, lucida intelligenza di un intellettuale unico, un osservatore anticonformista e nemico dei compromessi che visse sempre con grande coerenza di coraggio delle proprie idee. Per il lettore di queste sue note, Prezzolini aveva solo un invito: "Io ho finito per pensare così, e non mi importa se tu la pensi altrimenti; se non ti va, scrivi nel margine della pagina un'insolenza, oppure chiudi il libro senza mai tornarci sopra".

Note
Tartuca: variante regionale per indicare la tartaruga.

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