2016-01-25

Henri-Frédéric Amiel - I migliori aforismi dal Diario intimo

Selezione dei migliori aforismi e delle frasi più celebri di Henri-Frédéric Amiel (Ginevra 1821-1881), scrittore, poeta e filosofo svizzero. La vita di Henri-Frédéric Amiel è povera di eventi esteriori, trascorsa spesso in solitudine, meditando e studiando: "Se ho una civetteria, è quella del riserbo e del silenzio". La sua infanzia è segnata dalla morte dei genitori e il susseguente affido a uno zio paterno. Terminati gli studi, compie numerosi viaggi attraverso l'Europa. Nel 1848 vince un concorso per la cattedra universitaria di Letteratura francese ed Estetica all'Università di Ginevra, anche se poi gli sarà assegnata quella di Filosofia, che terrà fino alla morte. Henri-Frédéric Amiel ottenne una qualche notorietà con la pubblicazione di varie opere, tra cui: Grains de mil (1854), Il penseroso (1858) e Jour à jour (1880), ma deve la sua fama, seppure postuma, al monumentale Diario intimo, iniziato a diciotto anni d'età e portato avanti quasi senza interruzioni fino alla fine. Il manoscritto è composto da 16.847 pagine, e l'edizione integrale, pubblicata tra il 1976 e il 1994, occupa dodici volumi (Lausanne, L’âge d’homme). Pino Mensi, nella prefazione all'edizione italiana del Diario intimo di Amiel da lui curata per l'editore Longo (2007), scrive: "I motivi psicologici principali che percorrono questa esistenza meditativa e solitaria sono il desiderio smanioso di sapere e di capire tutto, uomini e cose; la crescente insoddisfazione di sé, dell'ambiente in cui vive e del lavoro che lo lega a un'attività relativamente limitata e scarsamente apprezzata; il bisogno assillante di affetto e di riconoscimento, che si va gradatamente concentrando nella duplice aspirazione a un matrimonio degno dell'ideale umano e a un'opera degna di fama universale. L'una e l'altra destinate a rimanere inappagate, per l'altezza dell'ideale sognato e per l'irresoluta debolezza della volontà. La malinconia pensosa con la quale Amiel contempla queste sconfitte della sua sensibilità e della sua ambizione si traduce in uno scavo sempre più lucido e profondo nella struttura psichica dell'uomo e nei motivi segreti del suo essere e del suo agire; scavo che si affida - d'anno in anno sempre più indispensabile, irrefrenabile, impersonale - alle amiche pagine del diario. E il Diario intimo finisce così col sostituirsi a tutto ciò di cui Amiel sente la mancanza: diventa il confidente, il consolatore, il compagno, il giudice, il consigliere. Diventa, come dice con eleganza Bemard Gagnebin, una «rivincita sulla vita». Diventa l'opera che assicurerà ad Amiel l'agognata immortalità". Le citazioni di Amiel riportate in questa pagina sono tratte dal Diario intimo e da Grani di miglio.
Henri-Frédéric Amiel (1821-1881) scrittore e filosofo svizzero.
Diario intimo
Journal intime, 1839-1881 (edizione integrale postuma, 1976-1994)
Selezione Aforismario

A disprezzarsi troppo ci si rende degni del proprio disprezzo.

C'è più anima nella tristezza che nella gioia, in una lacrima che in un sorriso; ciò che affascina, attira, tocca, afferra, incatena è l'anima.

Capire è difficilissimo; farsi capire è una smisurata ambizione.

Charme: ciò che negli altri ci rende più soddisfatti di noi stessi.

Chi non ha in sé la misura non la troverà mai.

Ciascuno è figlio della propria anima.

Ciò che la prudenza proibisce, il dovere può comandarlo.

Fare agevolmente ciò che riesce difficile agli altri, ecco il talento; fare ciò che riesce impossibile al talento, ecco il genio.

Gli scontenti falliscono sempre perché lo scontento diventa una disdetta. Lo scontento crea ciò che teme; indispone il mondo e irrita le circostanze.
Non lottando mai si è sempre vinti. (Henri-Frédéric Amiel)
Il destino castiga tutto ciò che è falso.

Il destino ha due modi per distruggerci, negare i nostri desideri o realizzarli.

I nostri errori ci sono più cari delle verità degli altri.

Il più sicuro modo di sembrare grande e buono, forte e dolce è ancora quello di esserlo.

Il vero nome della felicità quaggiù è consolazione.

L'abitudine è una massima vivente diventata istinto e carne.

La misura del talento non è ciò che vuoi ma ciò che puoi. L'ambizione indica solo il carattere dell'uomo, il sigillo del maestro è l'esecuzione.

La pietra di paragone della nostra virtù è la nostra pazienza.

La saggezza consiste nel chiedere alle cose e alle persone soltanto ciò che possono dare.

La somma dei dolori possibili per ogni anima è proporzionale al suo grado di perfezione.

La vita è un talento da far fruttare, un capitale imprestato, un'occasione di rendere gloria a Dio, di fare il bene, di sviluppare la verità; la vita è un lavoro che chiede saggezza, una lotta che esige coraggio. Bisogna aiutare il prossimo a vivere, dare un buon esempio, sacrificarsi senza stanchezza e senza fatuità.

La vita è un lungo malinteso.

L'esperienza non è che la somma delle nostre delusioni.

Nella sfera divina volere è potere; nella sfera umana volere è poco, bisogna potere.

Non lottando mai si è sempre vinti.

Per paura del rimpianto ci si condanna al pentimento.

Qual è il motto dell'inferno? Irreparabile.

Quando non si cresce più, si rimpicciolisce.

Rendiamo fieri di noi coloro che ci amano, è la prova migliore che ci troviamo sulla buona strada.

Riconoscere i propri torti è poco, bisogna ripararli.

Sapere invecchiare è il capolavoro della saggezza, e una delle cose più difficili nell'arte difficilissima della vita.

Se si aspettasse di sapere prima di parlare non si aprirebbe mai bocca.

Si deve render conto di tutto il bene che non si fa e che si poteva fare.

Si deve solo ciò che si può, ma ciò che si può lo si deve.

Solo i principi valgono la pena di una lotta e d'una sconfitta; per tutto il resto si può essere arrendevoli

Soltanto il provvisorio dura.

Tutte le colpe producono da sé la propria punizione.

Un errore è tanto più pericoloso quanta più verità contiene.

Un paesaggio è uno stato d'animo.

Una vita mancata è un rimpianto; una vita inutile è un rimorso.

Vivere non è concepire ciò che bisogna fare, è farlo.

Vivere per sé, ecco il torto che presto o tardi si espia; vivere per gli altri, ecco l'opera buona che trova sempre ricompensa.

Una vita mancata è un rimpianto;
una vita inutile è un rimorso. (Henri Frédéric Amiel)
Grani di miglio
Grains de mil. Poésies et pensées, 1854 
Selezione Aforismario

Il pensiero senza poesia e la vita senza infinito sono come un paesaggio senza cielo: vi si soffoca.

La felicità è per forza di cose reciproca e si trova quasi solo dando sé stessi.

La gente superficiale è molto felice: il sughero non affonda.

La grazia protegge: lisciandosi l’ala, il cigno se ne fa una corazza.

Nulla è fatto se non ciò che è concluso. Le cose che lasciamo in disordine dietro di noi si ergeranno nuovamente davanti a noi più tardi e ostruiranno il nostro cammino. Che ogni nostro giorno sistemi quel che lo riguarda, liquidi le proprie faccende, rispetti il giorno che lo seguirà.

Possiamo farci solo pochi amici, anche impegnandoci molto, mentre possiamo farci infiniti nemici quasi senza farvi attenzione.

Rassegnarsi alla vita così com'è, con i suoi grandi dolori e le sue piccole miserie, questo è l’insegnamento di ieri; ma anche lottare più energicamente contro la perdita, la dispersione di se stessi, dei propri progetti, dei propri lavori, sventare con la perseveranza la congiura perpetua della natura e delle circostanze contro l’opera dell’individuo: questo è l’insegnamento di oggi.

Stupisce quanto siamo solitamente impigliati in mille e un impedimenti e doveri che non sono tali e che si aggomitolano tuttavia attorno a noi con le loro ragnatele e ostacolano il movimento delle nostre ali. È il disordine a renderci schiavi. Il disordine di oggi consuma anticipatamente la libertà di domani.

Libro di Henri-Frédéric Amiel consigliato
Diario intimo 
Traduzione: Pino Mensi 
Editore: Longo, 2007 

Dopo la morte di Henri-Frédéric Amiel, i suoi esecutori testamentari pubblicarono una parte del "Diario intimo" che aveva regolarmente tenuto per più di trent'anni nello sforzo di conoscersi, di confessarsi e di migliorarsi; questo testo, che acquistò immediatamente una celebrità mondiale, gli assicurò quella gloria che da vivo aveva invano sognata. Vi si delinea il "tipo" dell'uomo raffinato e profondo, del romantico solitario e malinconico, che apre in ogni direzione l'intelligenza avidamente curiosa, cerca l'essere nell'interiorità segreta e unica e riesce così a scoprire qualcuno degli aspetti più importanti della vita psicologica. Nonostante il fondo di innegabile egoismo che emerge da molte delle riflessioni e delle confessioni consegnate al Diario, Amiel è uno di quei rari uomini che sono involontariamente e inconsapevolmente prodighi: la loro vita intima (sentimentale ed intellettuale) è così piena e doviziosa che trabocca, per così dire, a loro malgrado e si effonde intorno alla loro persona, sì che da un semplice incontro con loro ci si sente, e se ne esce, arricchiti. Nel caso di Amiel questa dovizia, per nostra fortuna, si è in gran parte riversata nel Diario e non potrà mai più disperdersi. 

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