2016-01-21

Konrad Lorenz - Le riflessioni di un grande etologo

Selezione delle più belle citazioni e delle frasi più significative di Konrad Lorenz (Vienna 1903 - Altenberg 1989), zoologo ed etologo austriaco. Considerato il padre della moderna etologia, Konrad Lorenz cominciò ad appassionarsi all'osservazione degli animali sin da bambino, quando si recava, armato di retino e lente d'ingrandimento, a perlustrare gli stagni vicino casa sua: "Il mio destino fu segnato; perché colui che ha visto una volta l'intima bellezza della natura diventa poeta e naturalista, e se ha la vista buona e la capacità di osservazione abbastanza acuta, può ben diventare tutte e due le cose". Pur desiderando studiare zoologia e paleontologia, Konrad Lorenz si iscrisse, per volere del padre, alla facoltà di Medicina dell'Università di Vienna, dove si laureò nel 1928. Ma la sua passione rimase sempre quella per la zoologia e per l'osservazione degli animali nel loro ambiente naturale: "La vera e semplice giustificazione è che provi piacere a farlo, ami gli animali e stai lì a guardarli come uno sciocco. Se non ti dessero questo semplice piacere, nemmeno uno yogi avrebbe la pazienza di mettersi a osservarli per tutto il tempo necessario". Questa grande passione naturalistica, abbinata a una grande capacità di comprensione della psicologia animale, gli consentirono di fare importanti scoperte in campo etologico. La sua attività trova il giusto coronamento nel 1973, anno in cui gli viene assegnato il Premio Nobel per la medicina e la fisiologia per i suoi studi sulle componenti innate del comportamento, e in particolare sul fenomeno dell'imprinting nelle oche selvatiche. Konrad Lorenz è stato spesso criticato per la mancanza di scientificità delle sue teorie, ma come ha affermato Nikolaas Tinbergen: "Si dice spesso che nel teorizzare vada al di là dei fatti e non si preoccupi di registrare obiettivamente, di quantificare, misurare, sperimentare. Naturalmente tutto questo è necessario, ma a che punto sarebbero le scienze comportamentali se Lorenz avesse, per così dire, sprecato le sue doti eccezionali di precursore e visionario a verificare (o confutare) ogni singola idea?". Tra l'altro, lo stesso Lorenz aveva già affermato in Il declino dell'uomo (1983): "Poiché ogni responsabilità morale dell'uomo discende dalla sua sensibilità a determinati valori, è necessario confutare l'errore endemico che considera dotato di realtà soltanto ciò che è numerabile e misurabile. E' necessario dimostrare in modo convincente che i processi soggettivi della nostra esperienza interiore hanno lo stesso grado di realtà di tutto ciò che può essere espresso con la terminologia delle scienze esatte della natura". Le citazioni riportate in questa pagina di Aforismario sono tratte da alcune delle opere più importanti di Konrad Lorenz: L'anello di re Salomone (1949), E l'uomo incontrò il cane (1950), Il cosiddetto male (1963) e Gli otto peccati capitali della nostra civiltà (1973).
Konrad Lorenz (1903 -1989) zoologo ed etologo austriaco.
L'anello di re Salomone 
Er redete mit dem Vieh, 1949 - Selezione Aforismario
  
Anche se un cane è battagliero e avido di preda, è singolarmente facile insegnargli a lasciare in pace gli animali che si tengono in casa. Neppure i più ostinati nemici dei gatti, che mai perderanno l'abitudine di dar loro la caccia in giardino, e naturalmente a maggior ragione nei campi e nei boschi, penseranno mai di molestare un gatto dentro la casa.

Chi ha contemplato una volta con i propri occhi la bellezza della natura non è destinato alla morte come pensa Platen, bensì alla natura stessa, di cui ha intravvisto le meraviglie.

Contro il pregiudizio che nel mondo animale predomini l'elemento «bestiale», cioè grossolanamente sensuale, dell'amore e del matrimonio, devo far notare che, proprio fra quegli animali per cui l'amore e il matrimonio hanno una funzione importante, il fidanzamento precede quasi sempre di molto l'accoppiamento fisico. 

È impossibile rompere l'amicizia con un cane fedele, e darlo via equivale a un omicidio. 

È proprio insensato credere che l'oggettività della ricerca, il sapere, la conoscenza dei fenomeni naturali, possano far diminuire la gioia procurataci dalle meraviglie della natura. Anzi, quanto più l'uomo impara a conoscere la natura, tanto più viene preso profondamente e tenacemente dalla sua viva realtà.

È strana la cieca fiducia con cui si dà credito ai proverbi, anche quando sono assolutamente falsi o ingannevoli: la volpe non è più furba degli altri animali da preda, ed è assai più stupida del lupo o del cane.

È vero che ogni animale costituisce un pezzetto di natura, ma non ogni animale è adatto a rappresentare la natura in casa vostra.

Gli animali che non dovete comprare si possono distinguere in due grandi categorie: quelli che non potrebbero vivere con voi, e quelli con i quali voi non potreste vivere.

Gli animali superiori hanno una capacità e una tendenza a combinar disastri direttamente proporzionale alla loro intelligenza.

Il nostro amore per gli animali si misura dai sacrifici che siamo pronti ad affrontare per loro.

In natura la verità è sempre assai più bella di tutto ciò che i nostri poeti, gli unici autentici maghi, possono anche soltanto immaginare.

L'animale da preda uccide senza odio, non è affatto "arrabbiato" con la creatura che si accinge ad ammazzare; nella sua preda l'uccisore non vede affatto un «tu»! Se si riuscisse a far capire al leone che la gazzella contro cui si accanisce è sua sorella, se si riuscisse a convincere la volpe a vedere un fratello nel leprotto, i due predatori rimarrebbero non meno stupefatti di molti uomini cui si ricorda che il loro nemico mortale è pur sempre un uomo. Solo chi non sa che anche la propria vittima è una creatura come lui può uccidere senza colpa.

Le nostre armi noi non le abbiamo ricevute dalla natura, le abbiamo liberamente create. E che cosa ci sarà più facile, la creazione di nuove armi o quella di un senso di responsabilità, di un sistema di inibizioni, senza i quali la nostra razza può perire ad opera di ciò che essa stessa ha creato?

Naturalmente si possono tenere in casa degli animali anche rinchiudendoli in gabbie da salotto, ma gli animali superiori e dotati di una più vivace attività mentale si imparano a conoscere solo se si dà loro la possibilità di muoversi liberamente. Come sono tristi e inibiti in gabbia un lemuride, una scimmia o un grosso pappagallo, e come sono invece incredibilmente vivaci, divertenti e interessanti in piena libertà!

Non esiste patto che non sia stato spezzato, non esiste fedeltà che non sia stata tradita, all'infuori di quella di un cane veramente fedele.

Non per ricevere un altro schiaffo devi offrire al nemico l'altra guancia, no, devi offrirgliela proprio per impedirgli di dartelo! 

Se si conoscono ed entro certi limiti si sanno imitare i versi delle oche selvatiche, si può indurre anche un branco di oche adulte, che non hanno più bisogno di stare appiccicate a noi, a spostarsi, o a volar via, o che altro si voglia. Ma in questi tentativi di influenzare gli animali bisogna essere prudenti e moderati, e non si deve andar molto oltre ciò che fanno normalmente i genitori oche quando guidano i loro piccoli.

Si allevino soltanto quegli animali che possano veramente vivere nelle circostanze che offrite loro, e che non si limitino a una lenta morte.

Tutti gli animali domestici sono dei veri e propri schiavi, solo il cane è un amico.

Il nostro amore per gli animali si misura dai sacrifici
che siamo pronti ad affrontare per loro. (Konrad Lorenz)
E l'uomo incontrò il cane
So kam der Mensch auf den Hund, 1950 - Selezione Aforismario

Il timore che un cane possa far del male a un bambino è addirittura ridicolo; molto più giustificata è, semmai, la preoccupazione opposta, che cioè il cane si lasci troppo strapazzare dai bambini, contribuendo così a educarli a una totale mancanza di riguardo nei suoi confronti. 

L'amore per gli animali è bello e nobilitante soltanto quando nasce dal più vasto e generico amore per tutto il mondo vivente, il cui nucleo centrale e più importante deve rimanere l'amore per gli uomini.

La fedeltà di un cane è un dono prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con un essere umano.

Il cosiddetto male
Das sogenannte Böse, 1963 - Selezione Aforismario

Chi si consegna alla natura non ha bisogno dell'inconoscibile, del soprannaturale, per poter provar rispetto; c'è soltanto un miracolo per lui, ed è che tutto su questa terra, incluse le massime fioriture della vita, si sia semplicemente formato senza miracoli nel senso convenzionale della parola. 

Credo che in ogni vero amore ci sia una tale misura di aggressione latente nascosta nel legame, che quando questo legame si spezza avviene quell'orribile fenomeno che chiamiamo odio. Nessun amore senza aggressione, ma anche nessun odio senza amore! 

È un ottimo sport mattutino per un ricercatore mandare al diavolo ogni mattina prima di colazione un'ipotesi prediletta: mantiene giovani.

Il tanto ricercato anello intermedio fra l'animale e l'uomo veramente umano, siamo noi.  

La minaccia che pesa sull'umanità attuale non è tanto la sua potenza nel governare processi fisici quanto la sua impotenza nel dirigere ragionevolmente processi sociali.  

L'uomo non è affatto cattivo dalla nascita, ma semplicemente non è sufficientemente buono per le esigenze della vita sociale moderna.  

Nella natura non si dà evidentemente soltanto ciò che è funzionale per la conservazione della specie ma anche tutto quello che non è tanto funzionale da minacciarne il patrimonio essenziale.  

Ogni domanda alla quale si possa dare una risposta ragionevole è lecita.

L'aggressività
1963 - Selezione Aforismario

Un misantropo sentimentale ha foggiato l'aforisma spesso ripetuto a pappagallo: «Da quando conosco gli uomini, amo gli animali.» Io affermo al contrario: chi veramente conosce gli animali, inclusi quelli superiori e a noi più vicini, e ha un po' di comprensione per il divenire filogenetico, è per ciò in grado di comprendere appieno l'unicità dell'uomo.

Gli otto peccati capitali della nostra civiltà
Die acht Todsünden der zivilisierten Menschheit, 1973 - Selezione Aforismario

Devastando in maniera cieca e vandalica la natura che la circonda e da cui trae il suo nutrimento, l'umanità civilizzata attira su di sé la minaccia della rovina ecologica. Forse riconoscerà i propri errori quando comincerà a sentirne le conseguenze sul piano economico, ma allora, molto probabilmente, sarà troppo tardi. 

E' in larga misura colpa dell'affollarsi di grandi masse nelle metropoli moderne se, nel caleidoscopio di immagini umane che mutano e si sovrappongono e si cancellano a vicenda, non riusciamo più a riconoscere il volto del nostro prossimo. L'amore per il prossimo, per un prossimo troppo numeroso e troppo vicino, si diluisce sino a svanire senza lasciare più traccia.

È molto probabile che una tappa decisiva nel misterioso processo dell'evoluzione dell'uomo sia rappresentata dal giorno in cui un essere, che stava esplorando con curiosità il suo ambiente, fermò la sua attenzione su sé stesso. 

Il ragazzo in età puberale prova il bisogno irresistibile di unirsi a un gruppo etnico e, soprattutto, di partecipare alla sua aggressività collettiva. Questo impulso esercita una pressione altrettanto forte di quella esercitata da qualsiasi altro impulso filogeneticamente programmato, come la fame o la sessualità. Come accade per questi ultimi, il massimo che si possa ottenere con la ragione e l'apprendimento è di fissare l'impulso aggressivo su un dato oggetto; ma non sarà mai possibile sradicarlo del tutto o dominarlo con il pensiero. E nei casi in cui questo in apparenza riesca, si delinea il pericolo di una nevrosi.

L'accalcarsi di molti individui in uno spazio ristretto non solo provoca indirettamente, attraverso il progressivo dissolversi e insabbiarsi dei rapporti fra gli uomini, vere e proprie manifestazioni di disumanità, ma scatena anche direttamente il comportamento aggressivo.

L'odio ha conseguenze più nefaste della totale cecità o sordità, perché falsifica ogni informazione che cerchiamo di trasmettere e la trasforma nel suo contrario. 

L'odio non rende soltanto ciechi e sordi, ma anche incredibilmente sciocchi. 

Nessuno di noi, che viviamo in paesi civilizzati densamente popolati, o addirittura nelle grandi città, è ormai più consapevole della nostra carenza generale di affetto e di calore umano. Bisogna aver fatto una volta l'esperienza di arrivare all'improvviso, ospite inatteso, in una casa situata in una regione poco popolata, dove i vicini siano separati da molti chilometri di strade disagiate, per riuscire a valutare quanto ospitale e generoso possa essere l'uomo quando la sua disponibilità ai contatti sociali non viene sottoposta di continuo a eccessive sollecitazioni.

Natura e destino
1978 - Selezione Aforismario

Le grandi scoperte delle scienze naturali inducono l'uomo a un senso di umiltà: proprio per questo vengono a volte avversate. Da Galilei l'uomo ha appreso suo malgrado che la Terra gira intorno al Sole e non viceversa; e sempre suo malgrado ha appreso da Giordano Bruno che il Sole non è che un granello di polvere tra innumerevoli altri granelli di polvere. Ma la cosa per lui più detestabile è sapere di non essere altro che un'escrescenza del grande albero della vita.

Il declino dell'uomo
Der Abbau des Menschlichen, 1983

Che ne sarà del genere umano? Non possiamo prevederlo. Ma ciò che avverrà dipenderà da processi che si svolgeranno esclusivamente all'interno dell'uomo stesso.

Ciò che offende più di ogni altra cosa l'amor proprio dell'essere umano è il fatto che, con tutta l'importanza che egli dà a se stesso, il divenire dell'universo sia del tutto indifferente alla sua sorte.

In questo momento l'uomo sta per annientare la comunità di vita del nostro pianeta, la comunità nella quale e della quale l'uomo vive: egli sta, insomma, per suicidarsi.

L'uomo è soltanto un effimero anello nella catena delle forme viventi. Ci sono buone ragioni per pensare che egli sia soltanto un gradino nella scala che porterà a un essere realmente umano. Se non altro, è possibile sperarlo.

L'uomo, notando che nella vicenda dell'universo prevale l'assenza di significato, teme che - già soltanto per banali ragioni di ordine quantitativo - i suoi sforzi per dare ad essa un significato possano essere votati alla sconfitta. Questo timore genera una sorta di coazione mentale che porta a immaginare in tutto ciò che accade un significato recondito.

L'idea che l'uomo sia sin dall'inizio dei tempi la meta prestabilita di ogni evoluzione naturale mi sembra il paradigma della cieca superbia che precede la caduta.

La civiltà occidentale è un sistema che ha smarrito il suo equilibrio.

La grande armonia della creazione vivente include necessariamente un gran numero di dissonanze, che il nostro orecchio è abituato a «non udire», che noi cerchiamo di rimuovere nel senso psicoanalitico della parola, cioè di allontanare dalla nostra coscienza. La più terribile di queste dissonanze è la necessità di uccidere, che non riguarda soltanto gli animali da preda, ma l'uomo stesso.

La velocità con cui lo spirito umano si trasforma e l'uomo trasforma l'ambiente in qualcosa di completamente diverso da ciò che esisteva fino a ieri è talmente vertiginosa che, in confronto, l'evoluzione filogenetica è praticamente immobile. L'anima umana è rimasta sostanzialmente la stessa da quando è sorta la civiltà. Come meravigliarsi, dunque, se la civiltà esige dall'anima umana delle pretese che essa non è in grado di soddisfare

Ogni persona che si rallegra alla vista della creazione vivente e della sua bellezza è vaccinata contro il dubbio che tutto ciò possa essere privo di "senso".

Ogni uomo che conosca degli animali superiori sa che fra la loro esperienza interiore (le loro emozioni) e la nostra esiste un legame fraterno.

Quanto più una cultura si sviluppa, tanto maggiore diviene il divario tra le inclinazioni umane e le sue pretese. Nessun uomo che viva nella nostra civiltà è libero da tensioni.

Se dovessi credere che un Dio onnipotente ha creato intenzionalmente l'uomo attuale, così come è rappresentato dall'esponente medio della nostra specie, allora sì che dubiterei dell'esistenza di Dio.

Se questo essere, che spesso nelle sue azioni collettive è non solo così malvagio ma anche così sciocco, dovesse essere costituito a immagine e somiglianza di Dio, sarei costretto a dire: «Quale misero Dio!».

Un cane possiede un'anima grosso modo uguale alla mia, e probabilmente la supera persino nella capacità di amore disinteressato.

Se vogliamo davvero che i giovani d'oggi non disperino della presente situazione dell'umanità, dovremmo fare in modo che possano rendersi conto veramente di quanto è grande, di quanto è bello il nostro mondo.

Il futuro è aperto
Die Zukunft ist offen, 1983 (colloqui con Karl Popper) - Selezione Aforismario

Credo che il nome di Dio non solo non si debba nominare invano, ma penso che non si debba nominare affatto. 

La vita è un processo che cerca conoscenza. "Vivere è imparare". 

La vita cerca problemi e l'offerta di problemi è significativa per il successo; una mancanza di problemi può provocare una stagnazione.

Io sono qui, tu dove sei?
1988 - Selezione Aforismario

L'«antropomorfismo», dal punto di vista scientifico, è caduto in discredito, tanto che più di qualche etologo ben si guarda anche soltanto dal menzionare analogie effettivamente sussistenti tra il comportamento umano e quello animale. Si dimentica che le somiglianze da chiarire tra sistemi comportamentali umani e animali – menziono la ricerca dell'ordinamento gerarchico, la gelosia, il comportamento del vincolo – esistono realmente e sono notevoli. 

Libri di Konrad Lorenz consigliati
L'anello di re Salomone 
Traduzione: Laura Schwarz 
Editore: Adelphi, 1989

"Per scrivere sugli animali bisogna essere ispirati da un affetto caldo e genuino per le creature viventi, e penso che a me questo requisito verrà senz'altro riconosciuto. Ma questo libro è scaturito non solo dal mio grande amore per gli «animali», ma anche dalla mia ira contro i «libri» che trattano di animali. E devo riconoscere che se mai nella mia vita ho agito sotto l'impulso dell'ira, è stato proprio nella stesura di queste storie di animali. Ma di che cosa mi adiravo? Delle molte storie di animali, incredibilmente false e cattive, che ci vengono offerte oggi in tutte le librerie; dei molti pennaioli che pretendono di parlare degli animali senza saperne un bel nulla". Racconta la leggenda che un anello magico dava a Re Salomone il potere di parlare agli animali e di capire il loro linguaggio. Konrad Lorenz, uno dei fondatori e massimi teorici della etologia, ha trovato, si può dire, un equivalente di quell'anello studiando per molti decenni, con amorosa pazienza e acutezza di osservazione, il comportamento degli animali, di cui ha sempre voluto circondarsi, non solo nei laboratori universitari, ma anche nella sua vita privata.

Gli otto peccati capitali della nostra civiltà 
Traduzione: Lucia Biocca Marghieri e Lore Fazio Lindner 
Editore: Adelphi, 1974

In questo limpido libretto del 1973, che ha già avuto un successo strepitoso in Germania e lo sta avendo ora in tutto il mondo, Konrad Lorenz, premio Nobel per la medicina, affronta, nella prospettiva della biologia e dell'etologia, alcuni problemi capitali che si pongono al mondo di oggi. Tali problemi, secondo Lorenz, corrispondono ad altrettanti "peccati capitali", che la civiltà occidentale ha accumulato nella sua evoluzione e che minacciano oggi di ucciderla. La sovrappopolazione, la devastazione della terra, l'indottrinamento coatto, le armi nucleari, l'ostilità e l'indifferenza che si annidano nel corpo della società sono tutti anelli di una stessa catena fatale, prodotta da un atteggiamento incurante e rapace verso la vita. Distesamente e acutamente, con l'occhio lucido dello scienziato e insieme con appassionata partecipazione, Lorenz analizza le cause e i meccanismi di questi e altri peccati, la cui gravità è spesso tanto maggiore in quanto non vengono riconosciuti come tali - e le sue pagine daranno una prova convincente di quale aiuto prezioso possano offrire antiche e nuove scienze, come la biologia e l'etologia, nel tentativo di comprendere processi che coinvolgono oggi la vita di tutti

Nessun commento: