2016-01-12

Louis-Ferdinand Céline - Aforismi al termine della notte

Selezione delle frasi più significative e degli aforismi più belli di Louis-Ferdinand Céline (pseudonimo di Louis-Ferdinand Auguste Destouches - Courbevoie 1894 - Meudon 1961), scrittore, saggista e medico francese. Tra i più rappresentativi e controversi scrittori del XX secolo, Louis-Ferdinand Céline è autore di otto romanzi a sfondo autobiografico (tra i più noti, Viaggio al termine della notte, Morte a credito e Casse-pipe) e di tre libelli antisemitici che gli valsero, dopo una fuga attraverso la Germania, l’esilio in Danimarca e un processo per collaborazionismo. Rientrato in Francia nel 1951, Céline visse isolato a Meudon, tornando alla ribalta con tre grandi romanzi della cosiddetta “trilogia tedesca”: Da un castello all'altro, Nord, Rigodon. La maggior parte delle citazioni riportate in questa pagina sono tratte dal capolavoro di Céline: Viaggio al termine della notte (Voyage a bout de la nuit, 1932). Il titolo del romanzo deriva da una strofa di una canzone dell'ufficiale svizzero a capo delle guardie di Luigi XVI, Thomas Legler: «La nostra vita è come il viaggio / di un viandante nella notte; / ognuno ha sul suo cammino / qualcosa che gli dà pena». Il libro diventò presto un successo mondiale, suscitando entusiasmi e contrasti feroci. "Céline è stato creato da Dio per dare scandalo", scrisse Georges Bernanos. Secondo Piergiorgio Bellocchio "lo straordinario clamore suscitato dal Voyage, uno dei libri capitali del '900, è da attribuire alla violenza e al cupo pessimismo del romanzo che, in una lingua bassa, «parlata», oltraggiosamente antiletteraria, esprimeva potentemente le disillusioni e gli incubi del momento (crisi economica, fascismo, guerra). I falsi valori borghesi (famiglia, patria, progresso, umanità) mai erano stati dissacrati con tanta allegra ferocia, né la cultura francese aveva subito un attacco paragonabile, per veemenza ed efficacia, a quello condotto da Céline ai suoi venerabili feticci: ordine, finezza, razionalità, clarté"
Louis-Ferdinand Céline (1894-1961) scrittore francese
Il dottor Semmelweis
La vie et l’oeuvre de Philippe Ignace Semmelweis, 1924

Che si fa di solito per strada? Si sogna. Si sogna di cose più o meno precise, ci si lascia trascinare dalle ambizioni, dai rancori, dal passato. È uno dei luoghi più meditativi della nostra epoca, è il nostro santuario moderno, la Strada.

I bambini hanno, ancor più di noi, una vita superficiale e una vita profonda. La loro vita superficiale è molto semplice, si riduce a una qualche disciplina, ma la vita profonda di un qualsiasi bambino è la difficile armonia di un mondo che si crea. In questo mondo debbono entrare, giorno per giorno, tutte le tristezze e tutte le bellezze della terra. E l'immenso lavoro della vita interiore.

La Musica, la Bellezza sono in noi e in nessun altro luogo nel mondo insensibile che ci circonda.

Nel cuore degli uomini non c'è che la guerra.

Nella Storia dei tempi la vita non è che un'ebbrezza, la Verità è la Morte.

Nulla è gratuito in questo basso mondo. Tutto si sconta, il bene come il male, presto o tardi si paga. Il bene è necessariamente molto più caro.

Per il genio i mezzi non sono mai poveri, sono soltanto possibili o impossibili.

È forse questo che si cerca nella vita, nient'altro che questo, la più gran pena possibile
per diventare sé stessi, prima di morire. (Louis-Ferdinand Céline)
Viaggio al termine della notte
Voyage a bout de la nuit, 1932 - Selezione Aforismario

Bisogna aver sempre l'aria utile quando non sei ricco. 

Chi parla dell'avvenire è un cialtrone, è l'adesso che conta. Invocare i posteri, è parlare ai vermi. 

Ci sono per il povero a 'sto mondo due grandi modi di crepare, sia con l'indifferenza generale dei suoi simili in tempo di pace, sia con la passione omicida dei medesimi quando vien la guerra. 

Dopotutto, perché non ci potrebbe essere un'arte nella bruttezza come c'è nella bellezza? È un genere da coltivare, ecco tutto.

È forse questo che si cerca nella vita, nient'altro che questo, la più gran pena possibile per diventare sé stessi, prima di morire.

È il viaggiatore solitario quello che va più lontano.

È più difficile rinunciare all'amore che alla vita. 

Esistono certi posti così nella città, tanto stupidamente brutti che ci stai quasi sempre da solo.

Fidarsi degli uomini è già farsi uccidere un po'.

Filosofeggiare non è che un altro modo di aver paura e porta solo sterili fantasie.

Forse è anche l'età che sopraggiunge, traditora, e ci annuncia il peggio. Non si ha più molta musica in sé per far ballare la vita, ecco.

Ha ragione Claudie Lorrain, i primi piani di un quadro fanno sempre schifo, e l'arte vuole che quel che interessa in un quadro venga collocato sullo sfondo, nell'inafferrabile, là dove si rifugia la menzogna, questo sogno colto sul fatto, unico amore degli uomini.

Il cinema, questo nuovo piccolo stipendiato dei nostri sogni, te lo puoi comperare quello, procurartelo per un'ora o due, come una prostituta.

Il mondo sa solo ucciderti come un dormiente quando si gira, il mondo, su di te, come un dormiente uccide le sue pulci.

Il puritanesimo anglosassone ci rinsecchisce ogni mese che passa, ha quasi ridotto al nulla la goduria estemporanea dei retrobottega. Tutto va verso il matrimonio e la correttezza.

Il viaggio è la ricerca di questo niente assoluto, di questa piccola vertigine per coglioni.

La bellezza, è come l'alcool o il confort, ci si abitua, non ci si fa più attenzione.

La donna che sa tener conto della nostra indole miseranda diventa facilmente la nostra prediletta, indispensabile e suprema speranza. Noi ci attendiamo da lei che ci conservi la nostra menzognera ragion d'essere, ma nell'attesa lei può, esercitando questa splendida funzione, guadagnarsi largamente di che vivere.

La gran fatica dell'esistenza non è forse insomma nient'altro che questo gran darsi da fare per restare ragionevoli venti, quarant'anni, o più, per non essere semplicemente, profondamente se stessi, cioè immondi, atroci, assurdi.

La grande sconfitta, in tutto, è dimenticare.

La guerra e la malattia, questi due infiniti dell'incubo.

La guerra insomma era tutto quello che non si capiva.

La maggior parte della gente non muore che all'ultimo momento; altri cominciano e si prendono vent'anni d'anticipo e qualche volta anche di più. Sono gli infelici della terra.

La miglior cosa che puoi fare, no?, quando sei a 'sto mondo, è di uscirne. Matto o no, paura o no. 

La tristezza del mondo assale gli esseri come può, ma ad assalirli sembra che ci riesca quasi sempre.

La vanità intelligente non esiste. È un istinto. Non c'è uomo che non sia prima di tutto vanitoso.

La verità di questo mondo è la morte.

La vita è più complicata, quella delle forme umane specialmente. Un'avventura paurosa. Non c'è niente di più disperato. A confronto di questo vizio delle forme perfette, la cocaina non è che un passatempo per capistazione.

La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte. 

L'amore è come l'alcol, più si è impotenti e sbronzi e più ci si crede forti e scaltri, e sicuri dei propri diritti.

L'amore è l'infinito abbassato al livello dei barboncini.

L'anima è la vanità e il piacere del corpo finché uno è in gamba, ma è anche la voglia di uscire dal corpo quand'è malato o le cose girano male.

Mai, o quasi, chiedono il perché gli umili, di tutto quel che sopportano. Si odiano gli uni gli altri, e tanto basta.

Mi credevo un idealista, è così che uno chiama i propri piccoli istinti vestiti di paroloni.

Non credete mai a prima vista all'infelicità degli uomini. Chiedetegli se riescono ancora a dormire... Se sì, va tutto bene. Basta quello.

Non esiste vanità intelligente.

Non si perde gran che quando brucia la casa del padrone. Ne verrà sempre un altro.

Ogni possibile viltà diventa una meravigliosa speranza se uno sa riconoscerla. Ecco quel che penso. Non bisogna mai fare i difficili sul modo di evitarsi uno sbudellamento, né perder tempo a cercare le ragioni della persecuzione di cui sei oggetto. Sfuggirvi è quel che basta al saggio.

Perché nel cervello d'un coglione il pensiero faccia un giro, bisogna che gli capitino un sacco di cose e di molto crudeli.

Qualche rimpianto poetico piazzato al punto giusto sta bene a una donna quanto certi capelli vaporosi sotto i raggi della luna.

Quando non si ha immaginazione, morire è poca cosa, quando se ne ha, morire è troppo.

Quando sei debole quello che ti dà forza è lo spogliare gli uomini che temi di più di tutto il prestigio che sei ancora portato ad attribuirgli.

Quasi tutti i desideri del povero sono puniti con la prigione. 

Quel che ci vuole in fondo per ottenere una specie di pace con gli uomini, ufficiali o no, armistizi fragili è vero, ma preziosi lo stesso, è di permettergli in ogni circostanza di mettersi in mostra, di sbracare in ingenue vanterie.

Quello spararsi addosso che si faceva, così, senza nemmeno vedersi, non era proibito! Quello faceva parte delle cose che si possono fare senza meritarsi una bella sgridata. Era perfino riconosciuto, incoraggiato senza dubbio da gente seria, come le lotterie, i fidanzamenti, la caccia coi cani!...

Questa specie d'agonia differita, lucida, ben portante, durante la quale è impossibile capire altro che non siano le verità assolute, bisogna averla sperimentata per sapere per sempre quel che si dice.

Se la gente è così cattiva, forse è solo perché soffre.

Si ha un bel dire e pretendere, il mondo ci lascia molto prima che ce ne andiamo per davvero.

Si passa il tempo a uccidere o ad adorare a 'sto mondo, tutt'e due insieme."Ti odio! Ti adoro!" Si tira avanti, ci si tiene compagnia, si appioppa la vita al bipede del secolo dopo, con frenesia, a ogni costo, come se fosse straordinariamente divertente perpetuarsi, come se quello ci potesse rendere, in fin dei conti, eterni.

Siamo per natura così superficiali, che soltanto le distrazioni ci possono impedire davvero di morire.
Sono contenti facile i giovani, godono come vogliono tanto per cominciare, proprio vero! Tutta la giovinezza va a sfociare su una spiaggia bellissima, in riva all'acqua, dove tutte le donne hanno l'aria di essere finalmente libere, dove sono così belle da non aver nemmeno più bisogno della menzogna dei nostri sogni. Allora certo, una volta che viene l'inverno, è dura rientrare, dirsi che è finita, ammetterlo. Si resterebbe lo stesso lì, nel freddo, nell'età, si spera ancora. Si può capire. Siamo ignobili. Non bisogna dar la colpa a nessuno. Godere ed essere felici anzitutto.

Son come le maialate, le storie di coraggio, piacciono sempre a tutti i militari di tutti i paesi.

Sono contenti facile i giovani, godono come vogliono tanto per cominciare, proprio vero! Tutta la giovinezza va a sfociare su una spiaggia bellissima, in riva all'acqua, dove tutte le donne hanno l'aria di essere finalmente libere, dove sono così belle da non aver nemmeno più bisogno della menzogna dei nostri sogni. Allora certo, una volta che viene l'inverno, è dura rientrare, dirsi che è finita, ammetterlo. Si resterebbe lo stesso lì, nel freddo, nell'età, si spera ancora. Si può capire. Siamo ignobili. Non bisogna dar la colpa a nessuno. Godere ed essere felici anzitutto.

'Sta repulsione istintiva che ispirano i commercianti a quelli che li avvicinano e che capiscono, è una delle rarissime consolazioni che quelli che non vendono niente a nessuno provano a essere poveri come sono.

Tradire, si dice, è presto detto. Bisogna anche cogliere l'occasione. È come aprire una finestra in prigione, tradire. Ne hanno voglia tutti, ma è raro che ci riesci.

Tutto quello che è interessante accade nell'ombra, davvero. Non si sa nulla della vera storia degli uomini.

Un padrone si sente sempre un po' tranquillizzato dall'infamia dei suoi dipendenti. 

Uno è vergine dell'Orrore come lo è della voluttà.

Uno sceglie tra i sogni quelli che gli riscaldano meglio l'anima. Per me, lo confesso, erano quelli sporchi.

Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l'immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. È un romanzo, nient'altro che una storia fittizia. Lo dice Littré, lui non sbaglia mai. E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi. È dall'altra parte della vita.

Morte a credito
Mort à crédit, 1936

È il nascere che non ci voleva.

Quando si è troppo generosi, si sparpaglian qua e là i propri tesori, si finisce con lo smarrirli.

Siam provvisori, questo è vero, ma io ho già provvisorieggiato abbastanza per la mia dignità.

Sono dei bei rompicoglioni, i filantropi.

Bagatelle per un massacro
Bagatelles pour un massacre, 1937

Penso come voglio, come posso... ad alta voce. (da Bagattelle per un massacro)

Libri di Céline consigliati
Viaggio al termine della notte 
Traduttore E. Ferrero 
Editore Corbaccio, 2005 

Lo «scandalo Céline», che dura tuttora, è la profetica lucidità del suo delirio, uno sguardo che nulla perdona a sé e agli altri, che ha il coraggio di affrontare la notte dell'uomo così com'è. L'anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l'ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell'Africa coloniale, la New York della «folla solitaria», le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale. Totalmente nuovo, nel panorama francese ed europeo, è stato poi il suo modo insieme realistico e visionario, sofisticato e plebeo con cui Céline ha sputo trasfigurare questa materia incandescente. Per lui, in principio, è l'emozione, il sentimento della vita: di qui l'invenzione di un linguaggio che ha tutta l'immediatezza del «parlato» quotidiano, capace di dar voce, tra sarcasmi e pietà, alla tragicommedia di un secolo. Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del Novecento: è in realtà un'opera potentemente comica, esilarante, in cui lo spettacolo dell'abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell'incubo. Oggi il Viaggio, nella classica traduzione di Ernesto Ferrero, scrittore particolarmente attento al «colore» dei linguaggi, si offre a nuove generazioni di lettori con l'intatta freschezza di un «classico» che non finisce di stupire per la sua modernità.

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