2016-01-07

Michel de Montaigne - I migliori aforismi dai Saggi

Selezione delle migliori aforismi e delle frasi più belle di Michel de Montaigne (Bordeaux 1533 - S. Michel-de-Montaigne 1592), filosofo, scrittore e politico francese. Tutte le citazioni riportate in questa pagina sono tratte dal suo capolavoro: Saggi (Essais), pubblicati per la prima volta nel 1580, ristampati con qualche aggiunta nel 1582 e pubblicati in una nuova edizione ampliata nel 1588. Il libro è una raccolta di saggi e riflessioni personali su vari argomenti, ricchissimo di citazioni colte delle letteratura e della filosofia classica.
Così Montaigne stesso lo presenta nell'introduzione: "Questo, lettore, è un libro sincero. Ti avverte fin dall'inizio che non mi sono proposto con esso alcun fine, se non domestico e privato. Non ho tenuto in alcuna considerazione né il tuo vantaggio né la mia gloria. Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito. L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti e amici: affinché dopo avermi perduto (come toccherà loro ben presto) possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori, e con questo mezzo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me. Se lo avessi scritto per procacciarmi il favore della gente, mi sarei adornato meglio e mi presenterei con atteggiamento studiato. Voglio che mi si veda qui nel mio modo d’essere semplice, naturale e consueto, senza affettazione né artificio: perché è me stesso che dipingo. Si leggeranno qui i miei difetti presi sul vivo e la mia immagine naturale, per quanto me l’ha permesso il rispetto pubblico. Che se mi fossi trovato tra quei popoli che si dice vivano ancora nella dolce libertà delle primitive leggi della natura, ti assicuro che ben volentieri mi sarei qui dipinto per intero, e tutto nudo. Così, lettore, sono io stesso la materia del mio libro: non c’è ragione che tu spenda il tuo tempo su un argomento tanto frivolo e vano. Addio dunque, da Montaigne, il primo di marzo millecinquecentottanta". [Traduzione Fausta Garavini, Bompiani, 2012].
I Saggi di Montaigne costituiscono forse l'esempio più complesso e significativo di tutta la storia letteraria francese e hanno influenzato moltissimi autori nei secoli successivi. Gustave Flaubert ha affermato: "Non conosco libro più calmo, e che disponga maggiormente alla serenità". Friedrich Nietzsche, in Schopenhauer come educatore (1874), ha scritto: "Conosco soltanto un altro scrittore pari a Schopenhauer per onestà e anzi superiore: Montaigne. Veramente per il fatto che un tal uomo abbia scritto il piacere di vivere su questa terra è stato aumentato". 
Michel Eyquem de Montaigne (1533- 1592) filosofo francese
Saggi
Essais, 1580-1588
Selezione Aforismario

A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma non quello che cerco.

Al mondo non c'è bestia tanto temibile per l'uomo quanto l'uomo.

Anche sul trono più alto del mondo, si sta seduti sul proprio culo.

Bisogna accontentarsi della luce che al sole piace mandarci coi suoi raggi; e colui che alzerà gli occhi per prenderne di più da quel medesimo corpo celeste, non trovi strano poi se, per castigo della sua tracotanza, perde la vista.

Bisogna esser sempre con le scarpe ai piedi e pronti a partire, per quanto sta in noi.

Capita alle persone veramente sapienti come alle spighe di grano, che finché sono vuote si alzano diritte e fiere, ma appena sono piene di chicchi, cominciano a umiliarsi e ad abbassar la testa.

C’è maggior vanto e fierezza a battere il proprio nemico che a finirlo, e a fargli mordere la polvere che a farlo morire.

Chi dovesse fare i fatti suoi, vedrebbe che la prima regola è conoscere che cosa egli è e che cosa gli è proprio. E chi si conosce non prende più i fatti altrui per i propri: ama e coltiva se stesso sopra ogni altra cosa; rifiuta le occupazioni superflue e i pensieri e i discorsi inutili.

Chi insegnerà agli uomini a morire, insegnerà loro a vivere. 

Ci dovrebbe essere qualche coercizione di legge contro gli scrittori inetti e inutili, come c’è contro i vagabondi e i fannulloni.

Come il dare è qualità ambiziosa e di privilegio, così l'accettare è qualità di sottomissione.

Da giovane, vestivo di saggezza le mie gaie passioni; da vecchio, sciolgo quelle tristi negli svaghi.

Dire di sé meno di quel che si è, è stoltezza, non modestia.

Disgrazia vuole che una volta che siete nel precipizio, non importa chi vi abbia dato la spinta, andate sempre fino in fondo: la caduta preme, si spinge e si accelera da sola.

Dove c'è molta sapienza, lì c'è molto dolore.

Fidarsi della bontà altrui è una prova non piccola della propria bontà.

Filosofare non è altro che prepararsi alla morte.

Gli uomini (dice un’antica sentenza greca) sono tormentati dalle opinioni che hanno delle cose, non dalle cose stesse. Sarebbe un bel guadagno per il sollievo della nostra miserevole condizione umana, se si potesse rendere vera in tutto e per tutto tale proposizione.

Gli uomini si danno in affitto. Le loro facoltà non sono per loro, ma per quelli a cui si asserviscono.

Gli uomini sono portati a credere soprattutto ciò che meno capiscono.

Governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno.
Stima la vita al suo giusto valore chi l'abbandona per un sogno. (Michel de Montaigne)
Il mentire è un maledetto vizio. Siamo uomini, e legati gli uni agli altri solo per mezzo della parola. Se conoscessimo l’orrore e la portata di tale vizio, lo puniremmo col fuoco più giustamente di altri delitti.

Il molto sapere porta l'occasione di più dubitare.

In natura non c'è niente di inutile; nemmeno l'inutilità stessa.

L'abitudine ci nasconde il vero aspetto delle cose.

L’abitudine è davvero una maestra prepotente e sorniona: insinua in noi a poco a poco, di nascosto, la sua autorità; ma poi che con tale dolce e umile inizio l’ha, con l’aiuto del tempo, introdotta e rassodata, ecco che improvvisamente ci scopre il suo visaccio furibondo e tirannico contro il quale noi non osiamo più neppure alzar lo sguardo, e ci tocca ad assistere in silenzio alle violenze, con cui storce a ogni occasione le leggi di natura.

L'eloquenza è l'arte d'ingannare e di adulare.

La calamità dell'uomo, è il creder di sapere.

La caratteristica delle corna è indelebile: a chi si è attaccata una volta, rimane per sempre.

La natura non è altro che una poesia enigmatica.

La parola è per metà di colui che parla, per metà di colui che l'ascolta.

La paura è la cosa di cui ho più paura.

La paura, il desiderio, la speranza, ci fanno pensare sempre all'avvenire, togliendoci il sentimento e la considerazione di ciò che è, per illuderci col sentimento di ciò che sarà, e forse quando noi non ci saremo più. 

La più sottile follia è fatta della più sottile saggezza.

La ragione ha tante forme che non sappiamo a quale appigliarci.

La superstizione reca in sé qualche immagine della pusillanimità.

La vecchiaia ci segna più rughe nello spirito che sulla faccia.

Le nozioni generali sono generalmente inesatte.

L’occupazione è, per un certo tipo di persone, segno di abilità e di dignità. Il loro spirito cerca riposo nel movimento, come i bambini nella culla.

L’uomo è davvero insensato: non saprebbe fare un pidocchio e fabbrica dèi a dozzine.

Mi sembra più facile portare per tutta la vita una corazza che una verginità.

Nessun bene senza pena.

Nessuno è esente dal dire sciocchezze. Il male è dirle con pretensione.

Nessuno è più sicuro di sé di coloro che ci raccontano favole: come alchimisti, indovini, astrologhi, chiromanti, medici, id genus omne.

Non c'è uomo così virtuoso che, se dovesse sottoporre tutti i suoi pensieri e tutte le sue azioni al giudizio della legge, non meriterebbe di essere impiccato dieci volte nella vita.

Non conosco nulla che sia degno d'una grande ammirazione.

Non è meraviglia che il caso possa tanto su noi, dal momento che noi viviamo a casaccio.

Non senza ragione si dice che chi non si sente abbastanza forte di memoria deve evitare di essere bugiardo. 

Non si trovano anime, o molto rare, che invecchiando non sappiano d’acido e di muffa.

Non tutto quello che vacilla cade.

Nulla è creduto così fermamente come ciò che meno si sa.
Da giovane, vestivo di saggezza le mie gaie passioni;
da vecchio, sciolgo quelle tristi negli svaghi. (Michel de Montaigne)
Occorrono orecchi molto robusti per sentirsi giudicare con franchezza. E poiché ce ne sono pochi che possano sopportarlo senza esserne feriti, quelli che si arrischiano a farlo nei nostri confronti ci danno una singolare prova d’amicizia. Di fatto è amare sanamente il decidersi a ferire e a offendere per giovare.

Ogni uomo porta l'intera impronta della condizione umana.

Ognuno di noi è più ricco di quanto pensi. Ma ci abituano a prendere a prestito e a mendicare: ci avvezzano a servirci più dell’altrui che del nostro. In nessuna cosa l’uomo sa fermarsi al limite del proprio bisogno.

Per i cristiani trovarsi di fronte a una cosa incredibile è una bella occasione per credere.

Per poter giudicare delle cose grandi e nobili, bisogna possedere un'anima altrettanto grande e nobile.

Quale delle nostre facoltà non troviamo nelle opere degli animali? C'è forse un governo regolato con maggior ordine, distribuito in più incarichi e uffici diversi e mantenuto con più fermezza di quello delle api? Questa disposizione di azioni e funzioni così ordinata, possiamo forse immaginarla condotta senza raziocinio e senza previdenza?

Quand'anche potessimo essere sapienti del sapere altrui, saggi non possiamo essere se non della nostra propria saggezza.

Quando diciamo che l’infinità dei secoli, così passati come a venire, non è che un istante al cospetto di Dio; che la sua bontà, sapienza, potenza sono una stessa cosa con la sua essenza, la nostra parola lo dice, ma il nostro intelletto non lo comprende. E tuttavia la nostra tracotanza vuol far passare la divinità al nostro staccio. E di qui nascono tutti i vaneggiamenti ed errori cui il mondo si trova in preda, riportando e pesando alla sua bilancia una cosa tanto lontana dal suo peso.

Quando io mi trastullo con la mia gatta, chi sa se essa non faccia di me il proprio passatempo più di quanto io faccia con lei?

Quanti uomini degni abbiamo visto sopravvivere alla loro reputazione!

Quanto più l’anima è vuota e senza contrappeso, tanto più facilmente si piega sotto il peso della prima persuasione.

Quelli che chiamiamo abitualmente amici e amicizie, sono soltanto dimestichezze e familiarità annodate per qualche circostanza o vantaggio, per mezzo di cui le nostre anime si tengono unite. Nell'amicizia di cui parlo, esse si mescolano e si confondono in un connubio così totale da cancellare e non ritrovar più la commessura che le ha unite. Se mi si chiede di dire perché l'amavo, sento che questo non si può esprimere che rispondendo: "perché era lui; perché ero io". 

Se ne intendeva, mi pare, colui che disse che un buon matrimonio si compone di una moglie cieca e di un marito sordo.

Se non fosse un contegno da pazzo il parlare da solo, non c’è giorno in cui non mi si sentirebbe brontolare fra me e contro di me: «Pezzo d’imbecille!»

Se non sapete morire, non preoccupatevene; la natura vi istruirà sul momento, in modo completo e sufficiente; essa compirà a puntino questa operazione per voi; non datevene voi la briga.

Si può essere umili per orgoglio.

Stima la vita al suo giusto valore chi l'abbandona per un sogno.

Tanti sono i brutti frangenti che, per maggior sicurezza, bisogna passare questa vita con un po’ di leggerezza e superficialità. Bisogna scivolarvi, non affondarvi.

Trovo che di solito ci occupiamo di punir nei fanciulli, assai male a proposito, degli errori innocenti, e li castighiamo per degli atti sconsiderati che non lasciano impronta né conseguenza. Solo la menzogna e, un po’ al di sotto, la caparbietà, mi sembrano quelli di cui si dovrebbe con ogni forza combattere la nascita e lo sviluppo. Essi crescono insieme con loro.

Tutti i giorni vanno verso la morte, l'ultimo vi arriva.

Un giovane deve turbare le proprie abitudini per risvegliare il proprio vigore, impedirgli di ammuffire e d’impoltronire.

Un uomo che teme di soffrire soffre già quel che teme.

Vera libertà è potere tutto su se stessi.

Anche sul trono più alto del mondo, si sta seduti sul proprio culo. (Michel de Montaigne)
Libro di Montaigne consigliato da Aforismario
Saggi
Testo francese a fronte
Curatore: André Tournon
Traduzione: Fausta Garavini
Editore: Bompiani, 2012

I Saggi di Montaigne non sono un breviario di saggezza ben temperata, un prontuario di morale salutifera, ma lo specchio delle paure e delle difese di un essere che si scopre frammentario e diversificato. È infatti Montaigne stesso il soggetto di questo libro: soggetto mutevole, di cui appunto non l’essere si può descrivere, ma solo il passaggio, e un passaggio «di giorno in giorno, di minuto in minuto», adattando la descrizione al momento. Con alcuni secoli di anticipo sulle ricerche della psicologia, Montaigne sperimenta come la personalità sia un aggregato provvisorio, incomprensibile e affascinante, di soggetti istantanei, un mosaico di io che variano secondo le contingenze. Nessuna delle etichette di volta in volta evocate da una critica ansiosa di classificazioni (autobiografia? autoritratto?) è applicabile alla singolare complessità dei Saggi: il cui titolo, ad onta dell’equivoco secolare che intende l’opera come una raccolta di trattatelli di vario argomento, indica invece la prassi seguita da Montaigne, che mette alla prova il proprio giudizio, ne saggia le capacità di analisi e autoanalisi. La precisazione è indispensabile: essai (saggio) in Montaigne significa un atteggiamento mentale, non un’entità letteraria che coinciderebbe con le partizioni del libro, per le quali il solo termine appropriato, usato dall'autore, è chapitre (capitolo). Sicché si può dire, con André Tournon, che l’essai è operante in ogni capitolo, ma ogni capitolo non è un essai. In questa prassi, ovviamente, gli argomenti trattati non hanno importanza: che la riflessione parta da un passo di Cicerone o di Plutarco, di Giusto Lipsio o di Cornelio Agrippa, che si parli di cose accadute o soltanto favoleggiate, il modo con cui Montaigne si avvicina a questo o quell'autore è la via d’accesso alla comprensione della sua propria condizione: «Non dico gli altri, se non per dirmi di più».

Note
  1. Id genus omne: tutta la gente di questa specie.

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