2016-01-12

William Shakespeare - Le più belle frasi e poesie d'amore

Selezione dei migliori aforismi, delle frasi più celebri e delle poesie d'amore più belle di William Shakespeare (Stratford-upon-Avon 1564 - 1616) drammaturgo e poeta inglese. Una divertente battuta di Alphonse Allais dice: "Shakespeare non è mai esistito. Tutte le sue opere sono state scritte da uno sconosciuto che aveva il suo stesso nome". In effetti, la vita e la personalità di Shakespeare è stata per molto tempo avvolta nel mistero. George Steevens, uno studioso del Settecento, scriveva: "Tutto ciò che con certezza sappiamo di Shakespeare è l'uomo che nacque a Stratford sull'Avon, vi si sposò, vi ebbe figli, andò a Londra dove fece l'attore e scrisse opere di poesia e di teatro, tornò a Stratford, vi fece testamento, vi morì e vi fu seppellito". Da allora molti documenti esterni, anagrafici, legali, sono stati scoperti sull'uomo, sulla sua famiglia e sui rapporti che egli ebbe a Londra e a Stratford, tant'è che Samuel Schoenbaum, tra i più eminenti studiosi della vita e dell'opera di Shakespeare, nel 1977 ha affermato: "Si sa più di lui, che di ogni altro drammaturgo dell'epoca, e siamo lontani dai tempi in cui si potevano attribuire le sue opere a personalità più colte». Rimane tuttavia il fatto che "la massa di notizie forma una cornice all'interno della quale la persona dell'artista è poco più che un'ombra indistinta. E d'altra parte quasi ogni parola che Shakespeare scrisse appartiene anzitutto all'io e al mondo dei suoi personaggi teatrali, o al personaggio dei Sonetti, c nulla sappiamo delle idee e della vita interiore del poeta".[1] La ricchezza inesauribile delle situazioni e la profondità dell'introspezione e dell'analisi psicologica caratteristiche dell'opera shakespeariana sembrano rimandare necessariamente a un'esperienza di vita vissuta impossibile per un uomo solo. È questo in fondo il grande mistero di Shakespeare, questa la ragione di tanto almanaccare su di lui. Ma il suo segreto sta probabilmente nella sua geniale curiosità nei confronti di tutto quello che la realtà gli offriva e nella capacità di rendere il tutto in una lingua così efficace e penetrante da suonare sorprendentemente nuova, come creata dal nulla. Le grandi, sublimi verità che ci svela e che fa agire su sfondi di cartapesta appartengono all'essenza dell'uomo, ieri e sempre, e non richiedono un'erudizione sottile e accademica, ma piuttosto la capacità straordinaria di osservare la vita e di ascoltarne la voce. [2] Riguardo alla straordinaria capacità di Shakespeare di rivelare l'umano nella sua essenza, Søren Kierkegaard ha affermato: "La mia anima si rifugia sempre nel Vecchio Testamento e in Shakespeare. Là almeno si sente qualche cosa: là son uomini che parlano. Là si odia! là si ama, si uccide il nemico, si maledice ai posteri per tutte le generazioni; là si pecca". Le citazioni presenti in questa pagina sono tratte da tutte le più importanti tragedie e commedie di Shakespeare: Romeo e GiuliettaAmletoMacbethIl mercante di VeneziaRe Lear, ecc. In appendice è riportato un approfondimento sul celebre passo dell'Amleto: "Essere o non essere; questo è il problema" (To be, or not to be, that is the question), con diverse traduzioni in italiano. Sono riportati, inoltre, dieci tra i più bei sonetti d'amore di Shakespeare e alcune frasi erroneamente attribuite.
William Shakespeare (1564-1616) drammaturgo e poeta inglese
Enrico VI
King Henry the Sixth, 1592

La gloria è simile a un cerchio nell'acqua che va sempre allargandosi, sin quando per il suo stesso ingrandirsi si risolve nel nulla.

Non hai mai sentito dire che ciò che fu acquistato con la frode è sempre destinato a triste fine? E qual felicità recò a suo figlio quel padre che per ammassar ricchezze si guadagnò l'inferno?

Non vi è corazza più forte di un cuore incontaminato! Tre volte armato è chi difende il giusto; e inerme, sebbene coperto di ferro, è colui la cui coscienza è corrotta dall'ingiustizia.

Per prima cosa, ammazziamo tutti gli avvocati.

Riccardo III
The Life and Death of King Richard III, ca. 1592

La coscienza è soltanto una parola che sogliono usare i vigliacchi, ed è stata inventata apposta per tenere in soggezione i forti.

La frivola vanità, cormorano insaziabile, non esita a pascersi di sé stessa.

Le estati brevi, spesso sono delle primavere precoci.

Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!

La bisbetica domata
The Taming of the Shrew, 1593

C'è poco da scegliere frammezzo alle mele marce.

Tito Andronico
The Most Lamentable Roman Tragedy of Titus Andronicus, ca. 1593

Se ho fatto una sola cosa buona nella mia vita, me ne pento dal profondo del mio cuore.

Pene d'amor perdute
Love's Labour's Lost, 1593/96

L'afflizione potrebbe anche sorridere un giorno; fino allora, mio dolore, stattene in un cantuccio zitto e buono.

Il buon successo di un'arguzia si trova tutto nell'orecchio di colui che l'ascolta, e non nella lingua di colui che la proferisce.

Non desidero una rosa a Natale più di quanto possa desiderar la neve a maggio: d’ogni cosa mi piace che maturi quand'è la sua stagione.

Quale autore al mondo potrà insegnarvi la bellezza come uno sguardo di donna?

Il ratto di Lucrezia
The Rape of Lucrece, 1594

La bellezza da sola persuade gli occhi degli uomini senza aver bisogno d'avvocati.

La commedia degli errori
The Comedy of Errors, 1594

I clamori avvelenati di una donna gelosa sono più micidiali dei denti di un cane idrofobo.

Il mercante di Venezia
The Merchant of Venice, 1594-1597
Selezione Aforismario

Amore è cieco, e gli amanti non vedono le amabili follie cui s’abbandonano.

Colui che non può contare su alcuna musica dentro di sé, e non si lascia intenerire dall'armonia concorde di suoni dolcemente modulati, è pronto al tradimento, agli inganni e alla rapina: i moti dell'animo suo sono oscuri come la notte, e i suoi affetti tenebrosi come l'Erebo. Nessuno fidi mai in un uomo simile.

Come sparge lontano il suo chiarore una piccola candela, così splende una  buona azione in un mondo malvagio.

Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte.

Il diavolo non si fa scrupolo, per i suoi disegni, di citar le Scritture.

Ne conosco di gente [...] che s’è acquistata fama di saggezza solo col rimanere sempre zitta.

Possiamo chiudere con il passato, ma il passato non chiude con noi.

Se fare fosse facile quanto sapere ciò che va fatto, le cappelle sarebbero chiese e le catapecchie dei poveri palazzi principeschi. 

Riccardo II
The Tragedie of King Richard the Second, ca. 1595

Il diamante prezioso, racchiuso con dieci sbarre di ferro in uno scrigno, è il coraggio in un cuor leale. Il mio onor è la mia vita; tutti e due non fan che uno.

Il dolore allorché è profondo e vero è un peso che non si sgrava mai dal cuore.

La sventura fa di un'ora un giorno.

La vanità, insaziato cormorano, consumato tutto il resto, addenta le sue viscere.

Più il cristallo del firmamento è terso, e più le nubi che l'ingombrano sembrano nere e deformi.

Quella che noi appelliamo pazienza nelle anime volgari, è bassezza e viltà nei cuori magnanimi.

Dubita che di fuoco sian le stelle, / dubita che si muova il sole,
dubita che la verità sia una menzogna / ma non dubitare mai del mio amore.
(William Shakespeare, Amleto - foto: Romeo and Juliet, Frank Dicksee, 1884)
Romeo e Giulietta
The Most Excellent and Lamentable Tragedy of Romeo and Juliet, ca. 1596
Selezione Aforismario

Amore è un fumo levato col fiato dei sospiri; purgato, è fuoco scintillante negli occhi degli amanti; turbato, un mare alimentato dalle loro lacrime. Che altro è esso? Una follia discreta quanto mai, fiele che strangola e dolcezza che sana.

Agli spergiuri degli amanti, Giove, dicono, ride.

Buona notte, buona notte! Lasciarti è dolore così dolce che direi buona notte fino a giorno.

Che cosa c'è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, sembrerebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.

Chi sei tu che difeso dalla notte entri nel mio chiuso pensiero?

Con le ali dell'amore ho volato oltre le mura, perché non si possono mettere limiti all'amore e ciò che amor vuole amore osa.

Due persone possono serbare un segreto se soltanto una sola lo conosce.

È un cattivo cuoco quello che non sa leccarsi le dita.

Gioie violente hanno fini violente. Muoiono nel loro trionfo, come la polvere da sparo e il fuoco che si consumano al primo bacio. Il miele più dolce diventa insopportabile per la sua eccessiva dolcezza: assaggiato una volta, ne passa per sempre la voglia. Amatevi dunque moderatamente, così dura l'amore.

Gli piace sentirsi parlare; parla più in un'ora di quanto ascolti in un mese.

Il miele più dolce diventa insopportabile per la sua eccessiva dolcezza: assaggiato una volta, ne passa per sempre la voglia. Amatevi dunque moderatamente, così dura l'amore.

L'amore corre ad incontrar l'amore con la gioia con cui gli scolaretti fuggono dai loro libri; ma l'amore che deve separarsi dall'amore ha il volto triste degli scolaretti quando tornano a scuola.

L'amore è forse una cosa delicata? Direi piuttosto che sia troppo rude e aspra, e infine troppo violenta: e punge come uno spino.

L'amore corre ad incontrar l'amore con la gioia con cui gli scolaretti fuggon dai loro libri; ma l'amore che deve separarsi dall'amore ha il volto triste degli scolaretti quando tornano a scuola.

Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre, e rifiuta il tuo nome! O, se non lo vuoi, tienilo pure e giura di amarmi, ed io non sarò più una Capuleti.

Se l'amore è cieco, tanto meglio si accorda con la notte.

Si ride delle cicatrici altrui chi non ebbe a soffrir giammai ferita.

Vieni, dolce notte; vieni, amorosa e accigliata notte, dammi il mio Romeo; e quando morirà prendilo e ritaglialo in tante stelline perché allora il cielo diverrà così lucente che tutti s’innamoreranno della notte e non adoreranno più lo sfacciato sole.

Oh, pugnale felice, questa è la tua guaina! Arrugginisci qui dentro e fammi morire.

Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo
d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita. (William Shakespeare)
Sogno di una notte di mezza estate
A Midsummer Night's Dream, 1596

L'amore può dar forma e dignità a cose basse e vili, e senza pregio; ché non per gli occhi Amore guarda il mondo, ma per sua propria rappresentazione, ed è per ciò che l'alato Cupido viene dipinto col volto bendato

L'amore guarda non con gli occhi ma con l'anima.

La strada del vero amore non è mai piana.

La tua virtù mi rassicura: non è mai notte quando vedo il tuo volto; perciò ora a me non sembra che sia notte, né che il bosco sia spopolato e solitario, perché tu per me sei il mondo intero; chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi?

Pazzo, amante, poeta: tutti e tre sono composti sol di fantasia.

Può ben dire la sua un leone, quando a dir la loro ci sono tanti asini in giro.

Enrico IV
King Henry the Fourth, 1598
Selezione Aforismario

Il sangue e il coraggio s'infiammano di più a risvegliar un leone, che a dar la caccia a un timido daino. 

La morte è un debito che abbiamo tutti con Dio.

Noi come il mare siam sempre governati dalla luna.

Non v'è che frode in uno scellerato; ma un codardo è peggio cento volte di un bicchier di vino adulterato; uno scellerato codardo. 

Se fosse mai concesso all'uomo di leggere nel libro del destino e contemplare il tempo, nel suo volgere, ripianare perfino le montagne, e i continenti della terraferma stanchi della lor solida saldezza, dissolversi nel mare; o la sabbiosa cinta degli oceani estendersi da farsi troppo larga pei fianchi di Nettuno; e constatare come i tempi di noi si faccian gioco col riempire di liquidi diversi la coppa delle loro metamorfosi; oh, se potesse antivedere tanto, il più felice dei giovani d’oggi mirando al corso della propria vita, ai pericoli corsi nel passato e alle avversità dell’avvenire, chiuderebbe quel libro, ansioso sol di vivere adagiato nella supina attesa della morte.

Capisco i tuoi baci e tu i miei.

Se uno passasse un anno intero in vacanza, divertirsi sarebbe stressante come lavorare.

Sono dunque voluti dal destino gli eventi che viviamo?... E allora come una fatalità li affronteremo.

I due gentiluomini di Verona
The Two Gentlemen of Verona, 1598

La ferita nell'intimo è quella ch'è di tutte più profonda.

Un vero amore non sa parlare.

Dannato momento quando scopri che il tuo migliore amico si rivela il tuo peggior nemico!

I codardi muoiono molte volte prima di morire,
mentre i valorosi provano il gusto della morte una volta sola. (William Shakespeare)
Immagine:: Morte di Giulio Cesare, Vincenzo Camuccini, 1798
Museo nazionale di Capodimonte, Napoli.
Giulio Cesare
The Life and Death of Julius Caesar, ca. 1599
Selezione Aforismario

C’è una marea nelle cose degli uomini che, colta al flusso, mena alla fortuna; negletta, tutto il viaggio della vita s’incaglia su fondali di miserie.

Che dobbiamo morire, lo sappiamo; non è che l’ora ed i residui giorni che gli uomini si curano di sapere.

Chi toglie vent'anni alla sua vita, altrettanti ne toglie alla paura sua della morte.

Cogli alberi possono ingannarsi gli unicorni, cogli specchietti gli orsi, con le buche per terra gli elefanti, con le reti i leoni, mentre gli uomini basta, a ingannarli, un po’ d’adulazione.

Del potere si abusa facilmente, quando non sia congiunto alla pietà.

È provato che l’umiltà servì sempre da scala all'ambizione, quando questa è giovane, e chi sale le volge sempre il volto; ma poi, raggiunto l’ultimo gradino, volta il dorso alla scala, e guarda in alto sdegnoso ormai degli umili gradini grazie ai quali è salito fin lassù.

Gli uomini, in certi momenti, sono padroni del loro destino. La colpa non è delle nostre stelle, ma di noi stessi, che siamo degli schiavi.

I vigliacchi muoiono molte volte innanzi di morire; mentre i coraggiosi provano il gusto della morte una volta sola.

Il male che gli uomini compiono si prolunga oltre la loro vita, mentre il bene viene spesso sepolto insieme alle loro ossa.

La più strana di tutte le stranezze finora da me udite, m’è sembrata quella che l’uomo debba aver paura della morte, sapendo che la morte, un fine necessario e inderogabile, verrà quando verrà.

Non si vedono comete quando muoiono poveri mendichi; i cieli stessi annunciano col fuoco la morte dei potenti.

Non c'è mai stato filosofo che potesse sopportare il mal di denti. (W. Shakespeare)
Immagine: Stan Laurel e Oliver Hardy, Lasciali ridendo o Mal di denti
Clyde Bruckman © 1928 Metro-Goldwyn-Mayer
Molto rumore per nulla
Much Ado about Nothing, ca. 1599

C'era una stella che danzava e sotto quella sono nata.

Noi non apprezziamo il valore di ciò che abbiamo mentre lo godiamo; ma quando ci manca o lo abbiamo perduto, allora ne spremiamo il valore.

Non c'è mai stato un filosofo che potesse sopportare pazientemente il mal di denti. 

Il silenzio è l'araldo più perfetto della gioia: sarei ben poco felice se fossi capace di dire quanto.

L'amicizia è fedele in tutto, tranne che nei servigi e nelle faccende d'amore.

Tutti son buoni a farsi forti al dolore degli altri, eccetto chi lo deve sopportare. 

Quale autore al mondo potrà insegnarvi 
la bellezza come uno sguardo di donna? (William Shakespeare)
Come vi piace
As You Like It, ca. 1600 
Selezione Aforismario

Al mondo gli uomini son sempre morti e se li son mangiati sempre i vermi, ma nessuno di loro per amore.

[Amare] è esser tutto fantasia, passione, e tutto desiderio, adorazione, esser dovere, rispetto, umiltà, esser pazienza ed impazienza insieme, castità, sofferenza, obbedienza.

Aver visto molto e non avere niente, è avere gli occhi ricchi e le mani povere.

Che peccato che ai matti non sia permesso di parlare saggio di ciò che i saggi fanno pazzamente! 

Chi non ha denaro, mezzi e pace manca di tre buoni amici.

Credo sì e no, come uno che ha paura di sperare e che sperando sa di aver paura.

Così come si beccano i colombi si vorrebbero mordicchiar gli sposi.

La bellezza tenta i ladri più dell'oro.

Lo sciocco crede d'esser saggio, ma il saggio sa anche troppo bene d'essere uno sciocco.

Quella canaglia di puttino cieco uso a ingannare gli occhi di ciascuno proprio perché i suoi sono bendati,

Ti dimentichi forse che son donna? Devo dir quel che penso.

Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti.

Amleto
The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark, ca. 1602
Selezione Aforismario

A tutti porgi orecchio, a pochi voce.

Accogli sempre l’opinione altrui, ma pensa a modo tuo.

Ama tutti, credi a pochi e non far del male a nessuno.

Basta una stilla di male per gettare un'ombra infamante su qualunque virtù.

C'è del marcio in Danimarca.

Ci son più cose in cielo e in terra che non sogni la tua filosofia.

Essere o non essere, questo è il problema.

Essere o non essere, è questo che mi chiedo: se è più grande l’animo che sopporta i colpi di fionda e i dardi della fortuna insensata, o quello che si arma contro un mare di guai e opponendosi li annienta.

Fragilità, il tuo nome è donna.

Guardati dal mischiarti in tafferugli, ma se t’accada d’esservi coinvolto, agisci in modo che il tuo contendente abbia a guardarsi bene dai tuoi colpi.

I commedianti non son capaci di tener segreti; dicono tutto.

Il tuo vestire, per quanto può permetterti la borsa, sia di buon prezzo, ma non stravagante; ricercato, ma non troppo fastoso, ché l’abito rivela spesso l’uomo.

L'abbigliamento spesso rivela l'uomo.

La brevità è l'anima del senno, e il parlar troppo un fronzolo esteriore.

La coscienza ci rende tutti codardi, e così il colore naturale della risolutezza è reso malsano dalla pallida cera del pensiero, e imprese di grande altezza e momento per questa ragione deviano dal loro corso e perdono il nome di azione.

La tipica follia d’amore, la cui cieca irruenza, tante volte, non solo può distruggere sé stessa, ma trascinare a gesti disperati come ogni altro violento sentimento che opprime l’uomo sotto questo cielo.

Niente è buono o cattivo se non è tale nel nostro pensiero.

Non chiedere né dar danaro in prestito: col prestito si perde, molto spesso, il danaro e l’amico, e il fare debiti ottunde il senso della parsimonia.

O Vergogna, dov'è il tuo rossore?

Potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e tuttavia ritenermi Re di uno spazio infinito, se non fosse che faccio brutti sogni.

Sappiamo ciò che siamo, ma non sappiamo ciò che potremmo essere.

Se si trattasse ognuno a seconda del suo merito, chi potrebbe evitare la frusta?

Sii sempre, e resta, fedele a te stesso; ne seguirà, come la notte al giorno, che non sarai sleale con nessuno.

Un uomo può pescare con il verme che ha mangiato un re e mangiare il pesce che ha mangiato quel verme.

La dodicesima notte
Twelfth Night, or What You Will, 1602

La follia come il sole se ne va passeggiando per il mondo, e non c'è luogo dove non risplenda.

Le allegre comari di Windsor
The Merry Wives of Windsor, ca. 1602

L'amore fugge come un'ombra l'amore reale che l'insegue, inseguendo chi lo fugge, fuggendo chi l'insegue.

Otello
The Tragedy of Othello, the Moor of Venice, ca. 1604
Selezione Aforismario

Beato vive quel cornuto il quale, conscio della sua sorte, non ama la donna che lo tradisce: ma oh!, come conta i minuti della sua dannazione chi ama e sospetta; sospetta e si strugge d'amore!

Guardatevi dalla gelosia! È un mostro dagli occhi verdi, che odia il cibo di cui si pasce.

È meglio essere tradito davvero, che saperlo sì e no.

È tutta colpa della luna, quando si avvicina troppo alla terra fa impazzire tutti.

Gli uomini dovrebbero essere quello che sembrano.

Il nostro corpo è un giardino di cui è giardiniere la nostra volontà.

Quando i rimedi non servono più, se si riesce a discernere il peggio hanno termine pure le afflizioni che la speranza teneva in sospeso. Piangere sopra un male ormai passato non giova ad altro che a tirarsi addosso nuove afflizioni. 

Quando la fortuna si prende quel che non si può serbare, solo la tolleranza può riuscire a mutare quel torto in una beffa.

Ruba qualcosa al ladro il derubato che ride al ladro; ruba solo a sé chi s’abbandona ad una pena inutile.

Macbeth
Macbeth, ca.1606
Selezione Aforismario

Ciò che brami ardentemente tu vorresti ottenerlo santamente: non vuoi barare, ma accetteresti di vincere con l'inganno.

Ciò che l'uomo osa, io oso.

Come avviene che dal punto dove il sole s'irradia sulla terra si scatenano i grossi fortunali che squassano le navi, e balenano i fulmini tremendi, così accadde che proprio dalla fonte donde sembrava venirci sollievo, trabocca lo sconforto.

Domani, e poi domani, e poi domani, il tempo striscia, un giorno dopo l'altro, a passetti, fino all'estrema sillaba del discorso assegnato; e i nostri ieri saranno tutti serviti a rischiarar la via verso la morte a dei pazzi.

La vita è un'ombra che cammina, un povero attore che si agita e pavoneggia la sua ora sul palco e poi non se ne sa più niente. È una favola narrata da un idiota, piena di strepiti e furore, significante niente.

Prendi l'aspetto del fiore innocente, ma sii il serpente sotto di esso.

Vivi per essere la meraviglia e l'ammirazione del tuo tempo.

Timone d'Atene
The Life of Timon of Athens, ca. 1605/08

Chi si compiace d'essere adulato è degno dell'adulatore.

L'aiuto prestato ai deboli non val tanto quanto il sostentarli dipoi.

Chi muore senza portare nella propria tomba almeno una pedata ricevuta in dono da un qualche amico?

La gente, in faccia al sole che tramonta, chiude l’uscio di casa.

Tutto è bene quel che finisce bene
All's well that ends well, ca. 1603

Parlare in favore della verginità significa accusare vostra madre.

Misura per misura
Measure for Measure, ca. 1604

È cosa eccellente possedere la forza d'un gigante, ma usarla da gigante, è tirannia! 

Alcuni si innalzano con il peccato, altri precipitano con la virtù.

È mai possibile che la modestia seduca i nostri sensi più che la leggerezza della donna?

Re Lear
King Lear, ca. 1606

Chi si trova ridotto al peggio, ad esser la cosa più meschina e più avvilita dalla fortuna, sta sempre nella speranza, e non vive nella paura. Il cambiamento doloroso è quello che muove dal meglio: il peggio va a ritroso verso il sorriso.

Sciagurati quei tempi in cui i matti guidano i ciechi!

È un amore che impoverisce il fiato, e che rende incapace la parola: vi amo più di quanto si possa dire quanto.

Finché possiamo dire: "questo è il peggio", vuol dire che il peggio può ancora venire. 

Attraverso le vesti stracciate si mostrano i vizi minori: gli abiti da cerimonia e le pellicce li nascondono tutti. 

Il tempo svellerà ciò che l'astuzia nasconde tra le pieghe; il tempo prima copre le colpe ma infine le deride e le svergogna.

Meglio sapere di essere disprezzato, che vedersi disprezzato e adulato a un tempo.

Noi siamo per gli dèi quello che son le mosche pei monelli: ci spiaccicano per divertimento.

Non metterti fra il drago e la sua rabbia.

Qui sta la stoltezza della gente: quando la nostra fortuna vacilla, per lo più a causa della nostra condotta da ghiottoni, diamo la colpa dei nostri disastri al sole, alla luna, alle stelle...

Coriolano
The Tragedy of Coriolanus, 1608

Ah, per me, dico, datemi la guerra! È meglio cento volte della pace, come il giorno è migliore della notte; la guerra è cosa viva, movimento, è vispa, ha voce, è piena di sorprese. La pace è apoplessia, è letargia: spenta, sorda, insensibile, assonnata, e fa mettere al mondo più bastardi che non uccida uomini la guerra.

Pericle, il principe di Tiro
Pericles, Prince of Tyre, 1608

Il pensiero della morte è come uno specchio, in cui la vita è apparenza, breve come un sospiro. Fidarsene è errore.

La malinconia dagli oscuri occhi, triste compagna.

Pochi amano sentir parlare dei peccati che amano commettere.

Più bella è l'apparenza e peggiore l'inganno.

O dèi! Perché prima ci date il cielo e poi ce lo togliete? Noi, quaggiù, non rivogliamo indietro i nostri regali, siamo più generosi di voi, noi (miserabili) mortali.

Tutto il mondo è una perpetua tempesta in cui perdi via via le persone che ami.

Una donna disonesta non è una donna.

Vedo così che il tempo è il vero tiranno dei mortali, li genera e li seppellisce, a suo piacimento. A loro, inascoltati, non resta che la fatalità.

Troilo e Cressida
The Tragedy of Troilus and Cressida, 1609

Il piacere e la vendetta sono più sordi del serpente alla voce di una decisione equa.

Amor si nutre solo di colombe, e questo genera calore al sangue e caldo sangue fa caldi pensieri, caldi pensieri fanno calde azioni, e queste calde azioni son l’amore.

Cimbelino
The Tragedy of Cymbeline King of Britain, ca. 1610

La fortuna guida dentro il porto anche navi senza guida.

Dormendo non si sente il mal di denti.

Il racconto d'inverno
The Winter's Tale, ca. 1611

Benché l'autorità sia un pesante e massiccio orso, spesso è menata per il naso con l'oro. Mostrate l'interno del vostro borsellino alla parte esterna della sua mano.

Eretico sarà chi accenda il rogo, non già colei che vi brucerà dentro!

Ogni atto che a buon fine sia compiuto e si lasci morire senza lode ne soffoca sul nascere atri mille cui quella lode poteva dar vita.

Dovessero disperarsi tutti quelli che han mogli fuorviate, un buon decimo dell’umanità si dovrebbe impiccare.

La Tempesta
The Tempest, 1611

L'inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui.

La mia biblioteca era per me un ducato grande abbastanza.

La disgrazia ci fa conoscere strani compagni di letto. 

L'uomo morendo salda tutti i debiti.

Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita.

Enrico VIII
The Life of King Henry the Eighth, ca. 1613

Se soltanto avessi servito il mio Dio con metà dello zelo con cui ho servito il mio re, egli non mi avrebbe abbandonato nella mia vecchiaia, nudo, ai miei nemici.

Essere, o non essere, questo è il dilemma - To be, or not to be, that is the question
(William Shakespeare - Foto: Laurence Olivier, Hamlet, 1948)
Essere, o non essere, questo è il problema
"Essere, o non essere" ("To be, or not to be" in lingua originale inglese) è la frase iniziale di uno dei passi letterari più celebri di tutti i tempi presente nella tragedia dell'Amleto di William Shakespeare, scritta tra il 1599 e il 1602. La battuta è pronunciata dal principe Amleto all'inizio del monologo che apre la prima scena del terzo atto. In esso Amleto si chiede (da qui la locuzione: dubbio amletico) se sia più nobile sopportare le avversità della vita oppure lottarvi contro fino alla morte. La migliore soluzione sarebbe quella di darsi la morte, ma il timore di mali ancora più grandi nell'aldilà ci trattiene dal compiere il gesto estremo. Nella frase "To be, or not to be, that is the question..." (Essere o non essere, questo è il problema), il termine "question" è tradotto in italiano in diversi modi:
  • Essere o non essere; questo è il problema... (Cesare Vico Ludovici, Einaudi, 1983)
  • Essere… o non essere. È il problema... (Eugenio Montale, Mondadori, 1988)
  • Essere o non essere, è questo che mi chiedo... (Nemi D’Agostino, Garzanti, 1993)
  • Essere o non essere, questa è la domanda... (Alessandro Serpieri, Marsilio, 2003)
  • Essere o non essere, qui sta il problema... (Luigi Squarzina, Newton Compton, 2003)
  • Essere o non essere, ecco la questione... (Masolino d’Amico, Baldini Castoldi Dalai, 2005)
  • Essere, o non essere… questo è il nodo (Goffredo Raponi, Liber Liber, 1999)
Su questo punto, si riporta una nota molto interessante del prof. Goffredo Raponi su come, a suo parere, debba tradursi correttamente il termine originale inglese "question", spesso tradotto con "questione", "problema", "dilemma" o "domanda": "To be, or not to be… that is the question: è la frase più celebre di tutto il dramma. Molti curatori intendono “question” per “problema”; il termine “problem” nel senso di “question proposed for solution”, “proposizione logica o matematica con dati certi la cui conclusione è una soluzione e una risposta” esiste nell'antico inglese. Shakespeare non lo usa mai, tanto meno l’avrebbe usato qui, dove non che un problema da risolvere, Amleto enuncia il dubbio eterno dell’uomo nell'esistenza dell’aldilà come liberazione dai mali dell’esistenza mortale: “nodo”, dunque, “nodo” della mente e dell’animo, nel senso dantesco (“…solvetemi quel nodo / che ha inviluppato mia sentenza”, Inf., X, 95-96). Altri traduttori (Lombardo) hanno “questione”, generico che non dice nulla". Qui di seguito si propone il testo originale in lingua inglese del monologo di Amleto, accompagnato da diverse traduzioni in italiano.

To be, or not to be, that is the question
Amleto - Atto III - Scena I
Testo originale in lingua inglese

To be, or not to be, that is the question: / Whether ’tis nobler in the mind to suffer / The slings and arrows of outrageous fortune, / Or to take arms against a sea of troubles, / And by opposing end them? To die, to sleep… / No more, and by a sleep to say we end / The heartache and the thousand natural shocks / That flesh is heir to: ’tis a consummation / Devoutly to be wished. To die, to sleep. / To sleep, perchance to dream. Ay, there’s the rub, / For in that sleep of death what dreams may come / When we have shuffled off this mortal coil / Must give us pause. There’s the respect / That makes calamity of so long life, / For who would bear the whips and scorns of time, / Th’oppressor’s wrong, the proud man’s contumely, / The pangs of despis’d love, the law’s delay, / The insolence of office, and the spurns / That patient merit of th’unworthy takes, / When he himself might his quietus make / With a bare bodkin? Who would fardels bear, / To grunt and sweat under a weary life, / But that the dread of something after death, / The undiscovered country from whose bourn / No traveller returns, puzzles the will, / And makes us rather bear those ills we have / Than fly to others that we know not of? / Thus conscience does make cowards of us all, / And thus the native hue of resolution / Is sicklied o’er with the pale cast of thought, / And enterprises of great pitch and moment / With this regard their currents turn awry, / And lose the name of action.

Traduzione di Nemi D’Agostino
Garzanti, 1993

Essere o non essere, è questo che mi chiedo: / se è più grande l’animo che sopporta / i colpi di fionda e i dardi della fortuna insensata, / o quello che si arma contro un mare di guai / e opponendosi li annienta. Morire… dormire, / null’altro. E con quel sonno mettere fine / allo strazio del cuore e ai mille traumi / che la carne eredita: è un consummatum / da invocare a mani giunte. Morire, dormire, - / dormire, sognare forse – ah, qui è l’incaglio: / perché nel sonno della morte quali sogni / possono venire, quando ci siamo districati / da questo groviglio funesto, è la domanda che ci ferma – ed è questo il dubbio / che dà una vita così lunga alla nostra sciagura. / Perché, chi sopporterebbe le frustate e le ingiurie del tempo, / il torto dell’oppressore, l’oltraggio del superbo, / le angosce dell’amore disprezzato, le lentezze della legge, / l’insolenza delle autorità, e le umiliazioni che il merito paziente riceve dagli indegni, / quando da sé, potrebbe darsi quietanza / con un semplice colpo di punta? Chi accetterebbe / di accollarsi quelle some, e grugnire / e sudare sotto il peso della vita, / se non fosse il terrore di qualcosa / dopo la morte, la terra sconosciuta / da dove non torna mai nessuno, a paralizzarci / la volontà, a farci preferire i mali che abbiamo / ad altri di cui non sappiamo niente? Così / la coscienza ci rende codardi, tutti / e così il colore naturale della risolutezza / s’illividisce all’ombra pallida del pensiero / e imprese di gran rilievo e momento / per questo si sviano dal loro corso / e perdono il nome di azioni.

Traduzione di Goffredo Raponi
Liber Liber, 1999)

Essere, o non essere… / questo è il nodo: se sia più nobil animo / sopportar le fiondate e le frecciate d’una sorte oltraggiosa, / o armarsi contro un mare di sciagure, / e contrastandole finir con esse. / Morire… addormentarsi: nulla più. / E con un sonno dirsi di por fine / alle doglie del cuore e ai mille mali / che da natura eredita la carne. / Questa è la conclusione / che dovremmo augurarci a mani giunte. / Morir… dormire, e poi sognare, forse… / Già, ma qui si dismaga l’intelletto: / perché dentro quel sonno della morte / quali sogni ci possono venire, / quando ci fossimo scrollati via / da questo nostro fastidioso involucro? / Ecco il pensiero che deve arrestarci. / Ecco il dubbio che fa così longevo / il nostro vivere in tal miseria. / Se no, chi s’indurrebbe a sopportare / le frustate e i malanni della vita, / le angherie dei tiranni, / il borioso linguaggio dei superbi, / le pene dell’amore disprezzato, / le remore nell’applicar le leggi, / l’arroganza dei pubblici poteri, / gli oltraggi fatti dagli immeritevoli / al merito paziente, / quand’uno, di sua mano, d’un solo colpo / potrebbe firmar subito alla vita / la quietanza, sul filo d’un pugnale? / E chi vorrebbe trascinarsi dietro / questi fardelli, e gemere e sudare / sotto il peso d’un’esistenza grama, / se il timore di un “che” dopo la morte / - quella regione oscura, inesplorata, / dai cui confini non v’è viaggiatore / che ritorni - non intrigasse tanto / la volontà, da indurci a sopportare / quei mali che già abbiamo, / piuttosto che a volar, nell’aldilà, / incontro ad altri mali sconosciuti? / Ed è così che la nostra coscienza / ci fa vili; è così che si scolora / al pallido riflesso del pensiero / il nativo colore del coraggio, / ed alte imprese e di grande momento, / a cagione di questo, si disviano / e perdono anche il nome dell’azione.

Traduzione di Wikipedia
Essere, o non essere, questo è il dilemma: / se sia più nobile nella mente soffrire / i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna / o prendere le armi contro un mare di affanni / e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire… / nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine / al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali / di cui è erede la carne: è una conclusione / da desiderarsi devotamente. Morire, dormire. / Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo, / perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire / dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale / deve farci esitare. È questo lo scrupolo / che dà alla sventura una vita così lunga. / Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo, / il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo, / gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge, / l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo / che il merito paziente riceve dagli indegni, / quando egli stesso potrebbe darsi quietanza / con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli, / grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa, / se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte, / il paese inesplorato dalla cui frontiera / nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà / e ci fa sopportare i mali che abbiamo / piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti? / Così la coscienza ci rende tutti codardi, / e così il colore naturale della risolutezza / è reso malsano dalla pallida cera del pensiero, / e imprese di grande altezza e momento / per questa ragione deviano dal loro corso / e perdono il nome di azione.

Sonetti
Sonnets, 1609

Amore, pazzo cieco amore, che fai ai miei occhi / che guardano e non vedon quel che vedono? / Essi sanno cosa sia bellezza, vedono ove dimora / eppure quel che è il peggio è preso per eccelso. / Se occhi corrotti da sguardi troppo allettanti / sono ancorati nella baia ove naviga ogni uomo, / perché della falsità degli occhi ti sei fatto uncini / a cui tener legata la guida del mio cuore? / Perché il mio cuor dovrebbe considerar privato / quel luogo che ben sa comune al mondo intero? / O i miei occhi, che vedon bene, negare la realtà / per dar luce sincera a un volto tanto impuro? / I miei occhi e il cuore hanno falsato il vero, / ed ora son perduti nell'infamia dell'errore.

Anche in primavera fui da te lontano / quando il leggiadro Aprile, tutto vestito a festa, / suscitava in ogni cosa un tale brio di gioventù / che rideva anche Saturno e con lui danzava. / Ma, né i canti degli uccelli, né il profumo dolce / dei differenti fiori sia in fragranza che colore, / potevano indurmi a pensare una gioiosa storia / o a coglierli dal grembo ove floridi crescevano: / e neppur mi affascinava il candor dei gigli / né potei apprezzare il rosso acceso delle rose; / non eran che profumi e deliziose forme / raffiguranti te, tu lor unico modello. / Ma per me era sempre inverno e lontan da te, / mi dilettai con loro come con l'ombra tua.

I miei occhi e il cuore sono in conflitto estremo / per contendersi l'immagine della tua persona: / gli occhi al cuor vorrebbero celare la tua effigie, / agli occhi il cuor contesta la libertà di tal diritto. / Il cuore a difesa adduce che tu dimori in lui / - un tempio mai violato da sguardi penetranti - / ma gli accusati negano tal dissertazione, / dicendo che in loro giace il tuo bel sembiante. / Per attribuir questo diritto si convoca in giuria / un esame dei pensieri che al cuore son fedeli, / e per verdetto loro viene aggiudicata / la parte dei puri occhi e quella del caro cuore: / così: agli occhi spetta la tua esteriorità, / e diritto del mio cuore è il tuo profondo amore.

I miei occhi e il cuore son venuti a patti / ed or ciascuno all'altro il suo ben riversa: / se i miei occhi son desiosi di uno sguardo, / o il cuore innamorato si distrugge di sospiri, / gli occhi allor festeggian l'effigie del mio amore / e al fantastico banchetto invitano il mio cuore; / un'altra volta gli occhi son ospiti del cuore / che a lor partecipa il suo pensier d'amore. / Così, per la tua immagine o per il mio amore, / anche se lontano sei sempre in me presente; / perché non puoi andare oltre i miei pensieri / e sempre io son con loro ed essi son con te; / o se essi dormono, in me la tua visione / desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.

Lo specchio non mi convincerà che sono vecchio, / finché tu e giovinezza avrete la stessa età; / ma quando in te io scorgerò i solchi del tempo / attenderò che morte dia pace ai giorni miei. / Poiché tutta la bellezza che ti inonda / altro non è che degna veste del mio cuore / che vive nel tuo petto, come il tuo nel mio: / come potrei dunque esser io più vecchio? / Perciò, amore, abbi cura di te stesso / così come io farò, non per me, ma per te / custodendo il tuo cuore che terrò così prezioso / qual tenera nutrice il suo bimbo da mal protegga. / Non sperare nel tuo cuore quando il mio sarà distrutto: / tu mi hai donato il tuo non per averlo indietro.

Come un pessimo attore in scena / colto da paura dimentica il suo ruolo, / oppur come una furia stracarica di rabbia / strema il proprio cuore per impeto eccessivo, / anch'io, sentendomi insicuro, non trovo le parole / per la giusta apoteosi del ritual d'amore, / e nel colmo del mio amor mi par mancare / schiacciato sotto il peso della sua potenza. / Sian dunque i versi miei, unica eloquenza / e muti messaggeri della voce del mio cuore, / a supplicare amore e attender ricompensa / ben più di quella lingua che più e più parlò. / Ti prego, impara a leggere il silenzio del mio cuore / è intelletto sottil d'amore intendere con gli occhi.

Chi è in favore delle proprie stelle / si vanti di pubblico onore e superbi titoli, / mentre io, cui la sorte nega simili trionfi, / godo insperatamente chi maggiormente apprezzo. / I favoriti dei potenti schiudono i bei petali / soltanto come calendule allo splendor del sole, / è già sepolto in loro il loro proprio orgoglio / perché alla prima nuvola cade la loro aureola. / L'eroico combattente, famoso per valore / se dopo tante vittorie subisce una sconfitta, / per sempre vien radiato dall'albo dell'onore / e in più dimenticato ogni successo ardito: / felice sono io che amo e son riamato / dove l'amor non cambia né può esser ripudiato.

No, non dire mai che il mio cuore è stato falso / anche se l'assenza sembrò ridurre la mia fiamma; / come non è facil ch'io mi stacchi da me stesso, / così è della mia anima che vive nel tuo petto: / quello è il rifugio mio d'amore; se ho vagato / come chi viaggia, io di nuovo lì ritorno / fedelmente puntuale, non mutato dagli eventi, / tanto ch'io stesso porto acqua alle mie colpe. / Non credere mai, pur se in me regnassero / tutte le debolezze che insidiano la carne, / ch'io mi possa macchiare in modo tanto assurdo / da perdere per niente la somma dei tuoi pregi: / perché niente io chiamo questo immenso universo / tranne te, mia rosa; in esso tu sei il mio tutto.

Può esser che il mio cuore, schiavo del tuo regno / s'inebri col veleno che i re usano, l'inganno? / O devo forse dire che il mio occhio vede il vero / e che l'amor per te gli insegnò tale alchimia, / da trasformare mostri ed ogni cosa informe / in dolci cherubini uguali al tuo sembiante, / cambiando ogni bruttura in perfetta meraviglia / non appena vi si posi la luce del suo sguardo? / No, è certo il primo; v'è l'inganno nel mio occhio / che il mio cuore generoso regalmente beve: / il mio occhio ben conosce quel che a lui s'addice / e per il suo palato predispone il giusto calice. / Se fosse avvelenato, minor sarà la colpa / perché al mio occhio piace e per primo l'assapora.

Tempo divoratore, spunta gli artigli al leone / e costringi la terra a divorar la sua dolce prole, / strappa le zanne aguzze dalle fauci feroci della tigre / ed ardi nel suo sangue l'immortale fenice, / rendi pure nel tuo corso stagioni tristi e liete / e fa quello che vuoi, Tempo dal veloce passo, / al mondo intero e ai suoi effimeri piaceri: / ma il più atroce dei delitti io ti proibisco. / Non scolpire le tue ore sulla fronte del mio amore, / non segnarvi linee con la tua grottesca penna; / durante la tua corsa lascia che resti intatto / qual modello di bellezza agli uomini futuri. / Oppur scatenati, vecchio Tempo: contro ogni tuo torto, / il mio amore nei miei versi vivrà giovane in eterno.

Citazioni attribuite
Qui di seguito, alcune frasi attribuite in maniera dubbia o sicuramente erronea a William Shakespeare. Per approfondimenti vedi "Citazioni errate" su Aforismario.
  • Ama, ama follemente, ama più che puoi, e se ti dicono che è peccato, ama il tuo peccato e sarai innocente.
  • Ama chi ti ama, non amare chi ti sfugge. Ama quel cuore che per te si strugge. Non t'ama chi amor ti dice ma t'ama chi guarda e tace.
  • È meglio aver amato e perso che non aver mai amato.
  • Folle è l'uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.
  • L'Inferno non è mai tanto scatenato quanto una donna offesa.
  • Non è nelle stelle che è conservato il nostro destino, ma in noi stessi.
  • Non l'amore bisogna dipingere cieco, ma l'amor proprio.
  • Ogni volta che lo riterrai opportuno, accendi un sogno e lascialo bruciare in te.
  • Se per baciarti dovessi poi andare all'inferno, lo farei. Così potrò poi vantarmi con i diavoli di aver visto il paradiso senza mai entrarci.
  • Sono sempre felice, sai perché? Perché io non mi aspetto niente da nessuno, l’attesa fa sempre male. I problemi non sono eterni e hanno sempre una soluzione. L’unica cosa che non ha soluzione è la morte. Non permettere a nessuno di offenderti, di umiliarti. Non devi assolutamente farti abbassare l’autostima. Le urla sono l’arma dei vigliacchi, di coloro che non hanno ragione. Troverai sempre persone che ti vogliono dare la colpa del loro fallimento ma ognuno avrà ciò che merita. Goditi la vita, perché è molto breve, amala pienamente, e sii sempre felice e sorridente, vivi la tua vita intensamente. E ricorda: prima di discutere, respira; prima di parlare, ascolta; prima di criticare, esaminati; prima di scrivere, pensa; prima di far male, senti; prima di arrenderti, prova; prima di morire, VIVI!
Epitaffio
Shakespeare muore nel 1616, e viene sepolto nella Holy Trinity Church, la chiesa parrocchiale di Stratford-upon-Avon, in cui era stato battezzato. Sulla pietra tombale, un’iscrizione in versi dice:
Buon amico, non scavar la polvere che qui è rinchiusa! Benedetto colui che rispetta queste pietre, maledetto colui che rimuove queste mie ossa.
Libri di Shakespeare consigliati
Romeo e Giulietta
Traduttore Salvatore Quasimodo
Editore Mondadori, 2001

"Romeo e Giulietta" è la tragedia dell'amore giovane in contrapposizione all'amore maturo di Antonio e Cleopatra: è la storia d'amore per eccellenza e lo è diventata proprio perché è molto di più. Odio, amore, nelle sue più diverse espressioni, la vita in famiglia, la vita sociale. L'intenzione stessa di Shakespeare non era quella di scrivere un dramma sentimentale ma una "grande e ricca tragedia di passioni umane", qualunque esse siano. Ispirato alla novellistica italiana, Romeo e Giulietta intreccia numerosi elementi nella vicenda dei due innamorati «nati sotto contraria stella». Dalla «morta viva», che affascinò e ispirò i preromantici e i romantici, al drammatico scontro tra due generazioni – la lotta tra le ragioni dell'odio e le ragioni dell'amore – il dramma si arricchisce di temi la cui complessità va oltre la vicenda d'amore. Tuttavia, è questa a fare di Romeo e Giulietta, scritto tra 1594 e 1596, l'opera forse più celebre e più amata di Shakespeare. Nel contrasto tra la purezza, l'appassionata consapevolezza dell'amore e l'inesorabile concatenarsi delle circostanze funeste va cercata la grandezza del dramma e la chiave della sua autentica dimensione tragica.

Amleto
Traduzione: Eugenio Montale
Editore: Mondadori, 1988

La celeberrima tragedia di Shakespeare è una grande parabola morale, in cui le forze del bene e del male continuano la loro eterna lotta, coinvolgendo l'uomo in un turbine inarrestabile di dubbi e di passioni che lo porterà alla morte, insieme alle persone amate, ai peggiori nemici, per tenere fede al suo giuramento di vendetta e di giustizia. Composta tra il 1600 e il 1602, Amleto è forse l'opera più nota di Shakespeare e della storia del teatro intero. La "maschera Amleto", dietro la quale si cela il volto di Shakespeare stesso, percorre l'intero itinerario teatrale del bardo e ha messo a dura prova per secoli l'ingegno dei critici più illustri: Goethe vi ha visto il prototipo dell'eroe romantico, sensibile e tormentato; Eliot un uomo dominato da emozioni inesprimibili; Coleridge un individuo incapace di agire, bloccato da un'eccessiva attività del pensiero e dell'immaginazione, costretto dalla situazione a contravvenire alla propria natura. Certo è che la forza del personaggio - e dell'opera - sta proprio in questo suo essere così ricco di sfumature, sfuggente e complesso, saldamente ancorato nel suo tempo eppure capace di far risuonare le corde più profonde del lettore e dello spettatore di ogni epoca.

Macbeth
Traduzione Vittorio Gassman
Editore Mondadori, 2004

Macbeth e Banquo, generali di Duncan, re di Scozia, incontrano tre streghe che salutano Macbeth come futuro signore di Cawdor e poi re, Banquo come progenitore di re. Lady Macbeth spinge il marito ad uccidere Duncan giunto nel loro castello, mentre i figli del re riescono a fuggire. Nominato re, Macbeth elimina Banquo, dalla cui ombra sarà però perseguitato. Interroga poi le streghe che gli profetizzano che non sarà mai vinto da "nato da donna" e che regnerà finché la foresta di Birnam non si muoverà. Malcolm e Macduff muovono contro Macbeth che fa uccidere la moglie e i figli di Macduff. Lady Macbeth impazzisce e si uccide, il marito è ucciso da Macduff (tolto anzitempo dal ventre materno), mentre l'esercito avanza coperto di rami e fronde. Scritto tra 1605 e 1608, Macbeth è stato definito dagli studiosi, di volta in volta, tragedia dell'assassinio, del male, della dannazione, dell'ambizione, della paura, l'opera è dominata dalle figure di Macbeth e di Lady Macbeth. Grandi nell'infamia, ma non monolitici nella loro crudeltà, i due protagonisti sono preda di contraddizioni e incertezze che conferiscono loro quella grandezza tragica in cui si manifesta la sublime capacità di Shakespeare di indagare l'animo umano.

Note
  1. Nemo D'Agostino: Shakespeare, Macbeth, Garzanti, 1989
  2. Anna Golinelli, Monica Magri e Valerio Vittorini, Percorsi leterari, Paravia, 1991

Nessun commento: