2016-02-13

Antonino Zichichi - I pensieri di uno scienziato credente

Selezione dei migliori aforismi e delle frasi più significative di Antonino Zichichi (Trapani 1929), fisico e divulgatore scientifico italiano. Zichichi è autore di studi e ricerche sulle strutture e sulle forze fondamentali della natura, alcune delle quali hanno aperto nuove strade nella fisica subnucleare delle alte energie. Ordinario di Fisica superiore all’Università di Bologna, nel 1963 ha fondato a Erice il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana. È presidente della WFS (World Federation of Scientists), e in passato lo è stato dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), dell’EPS (European Physical Society) e del comitato Nato per il Disarmo. Antonino Zichichi è noto al grande pubblico per la sua attività di divulgatore scientifico, che svolge attraverso i media e la pubblicazione di libri, e per la sua fede cattolica, che lo contraddistingue rispetto alla maggior parte dei fisici contemporanei, notoriamente atei o agnostici. Per Zichichi, infatti, non vi è alcuna contraddizione tra scienza e fede, essendo la scienza semplicemente il modo con cui gli umani tentano di conoscere le leggi stabilite da Dio per il Creato. Le citazioni riportate in questa pagina di Aforismario sono tratte dai suoi libri più importanti, come: L'infinito (1988), Scienza ed emergenze planetarie (1993) e Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo (1999).
Antonino Zichichi (1929) fisico e divulgatore scientifico italiano
L'infinito
© Galileo Galilei 1988 - Selezione Aforismario

Colui che ha fatto il mondo, ci ha dato il privilegio di entrare nella vera stanza dei bottoni: là dove sono custodite le Leggi Fondamentali della Natura. Questo grande privilegio ci è stato concesso, non per distruggere quella stupenda costruzione, negandone i valori, ma per farci capire la vera sorgente di Infinito e di Scienza.

Fra tutte le invenzioni dell'intelletto, nell'immanente, quella dell'Infinito è, forse, la più affascinante. Tanto più che nella REALTÀ del mondo fisico, nulla parla d'Infinito.

Lo Spazio cosmico è grande, grandissimo, immenso: lungi però dall'essere Infinito.

L'Infinito, pur non mostrando nel mondo fisico alcuna parvenza di esistere, rappresenta, per l'intelletto umano, una realtà rigorosamente logica. Per la Matematica infatti esistere vuol dire non contraddirsi. E l'Infinito, in Matematica, non porta a contraddizioni.

Per l'esistenza fisica non basta il principio di non contraddizione. C'è anche bisogno di Spazio, Tempo, Massa-Energia, Cariche, Spin, oltre che di rigore logico. L'esistenza matematica ha, invece, solo bisogno di forza intellettuale, senza necessità alcuna di riferirsi alla realtà fisica. Il pensiero matematico prescinde da ciò che vien fuori attraverso l'indagine fisica del Creato.

Sarà sempre possibile trovare un teorema che nessuno sarà in grado di dimostrare: vero oppure falso.

Ancora oggi uno dei problemi più scottanti dell'Astrofisica e di tutto il pensiero scientifico moderno: cercare di spiegare come tutto, dal Big-Bang alla Pietà di Michelangelo, possa essere stato fatto in appena 15 miliardi di anni.

Contrariamente a quello che spesso vien detto, la Matematica dell'Infinito non mette in crisi il concetto di Dio. Infatti il concetto di Infinito Assoluto sfugge totalmente all'analisi e al rigore logico-matematico. Tutto ciò che l'intelletto umano può analizzare è l'Infinito Potenziale e i Transfiniti. L'Assoluto no.

La stabilità della materia è essenziale per la nostra esistenza. Senza questa stabilità noi non potremmo parlare di Infinito. Non ne avremmo il tempo. Saremmo già scomparsi. Da sempre.

Noi continueremo a scoprire nuovi fenomeni, nuove leggi. E sempre più, il rigore di questa meravigliosa costruzione, ci apparirà in tutto il suo straordinario fascino concettuale. Mai però riusciremo a capire tutto.

Questa costante aspirazione dell'uomo a voler capire, sia attraverso il rigore logico-matematico, sia attraverso l'indagine rigorosamente scientifica della realtà, quello che Galilei, Newton, Einstein e Planck amavano chiamare il Grande Disegno di Colui che ha fatto il mondo, resterà nei secoli la testimonianza più bella, nell'immanente, dei valori che distinguono l'uomo da tutte le altre forme di materia vivente.

Scoprire una verità scientifica è come mettersi a colloquio con il Creatore. (Antonino Zichichi)
Scienza ed emergenze planetarie
Il paradosso dell'era moderna
© Rizzoli 1993 - Selezione Aforismario

Alla Scienza è imputabile una sola vera e grande colpa. Avere per troppo tempo permesso a scienziati finti o falliti di parlare come se fossero loro i veri rappresentanti della Scienza. É questa la ragione per cui l'immagine della Scienza è così distorta.

Chi studia le applicazioni tecnologiche delle scoperte scientifiche a scopi bellici e di distruzione planetaria è come colui che invece di leggere il libro della Natura cerca di bruciarne le pagine.

Il prodigioso sviluppo delle tecniche elettroniche ha avuto come spinta colossale gli enormi finanziamenti per studi tecnologici di guerra. Queste scelte non le ha fatte la Scienza, ma il potere politico.

L'osservatore disattento potrebbe pensare che lo sviluppo tecnologico a scopi di pace sia stato voluto tanto quanto quello di guerra. Non è così. Le tecnologie di pace sono le briciole
di un lauto pasto servito al tavolo della distruzione planetaria.

La Scienza esige umiltà intellettuale esattamente come la verità di Fede.

Un miracolo nessuno riuscirà mai a ripeterlo mettendo in opera le tecnologie più avanzate della Scienza. Se fosse possibile riprodurre scientificamente un miracolo, dovrebbe essere altrettanto possibile arrivare alla scoperta scientifica dell'esistenza di Dio. Ma la Scienza non potrà mai scoprire Dio.

La Scienza ha come obiettivo di capire ciò che Iddio ha scritto,
usando il rigore della Matematica. (Antonino Zichichi)
Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo
Tra fede e scienza
© Il Saggiatore 1999 - Selezione Aforismario

Abbiamo avuto il dono della Ragione: usiamola.

Credere in Dio è più logico e scientifico che credere nel nulla.

È l’Amore e soltanto l’Amore per il Creato la sorgente da cui nascono le grandi scoperte scientifiche.

Fede e Ragione sono i due pilastri sui quali costruire un mondo in cui tutti gli uomini possano veramente sentirsi fratelli, qualunque sia il colore della loro pelle e la geografia dei luoghi in cui sono nati.

Il Big-Bang non è l’origine.

Il giorno in cui l’Ateismo fosse al massimo del suo rigore, sarebbe come la Logica Matematica. Questa logica non ha mai saputo dimostrare il teorema della negazione di Dio. Pertanto l’Ateismo non potrà mai dimostrare che Dio non esiste.

Il miracolo è destinato a essere creduto da coloro che hanno avuto il dono della Fede. E a non esserlo, da coloro che questo dono non l'hanno avuto.

La Logica Matematica non ha mai scoperto un teorema che negasse l’esistenza di Dio. E non c’è una sola scoperta scientifica che possa portare alla negazione di Dio.

La Fede è speranza. L’uomo che abbandona questa speranza non è un uomo, è un disperato.

La Fede è inestirpabile. È fuori discussione che la Fede sia inestirpabile. Basta vedere come nei regimi dispotici nessuno riesca a cancellare l’uomo che prega.

La forma più elementare di Logica corrisponde a dire: patti chiari, amicizia lunga.

L’Ateismo è una costruzione logica contraddittoria. Essa infatti parte dalla negazione del Trascendente e affida tutta la sua credibilità al rigore logico nell’Immanente. Questo rigore logico nell’Immanente vuol dire Matematica e Scienza. Né l’una né l’altra riescono a dimostrare che Dio non esiste.

L’ateo afferma di non potere credere in Dio per rigore logico. D’altronde l’ateo conosce un solo tipo di rigore logico: quello che opera nell’Immanente. Ma il rigore logico nell’Immanente non riesce a dimostrare che Dio non esiste. Ecco l’Antinomia dell’Ateismo.

L’uomo che ha Fede è fortunato. Chi non ha Fede è una persona cui manca qualcosa nel profondo della sua esistenza.

L’uomo sa di non poter dimostrare tutti i teoremi possibili nella logica dell’Immanente. Ecco perché non ha senso dire: «Crederei in Dio se esistesse il Teorema di Dio e se qualcuno riuscisse a dimostrarlo».

L’uso della Scienza ha bisogno di valori. La più grande e genuina sorgente di valori è la Fede.

La struttura logica dell’Ateismo è contraddittoria. L’ateo dice infatti: per amor di logica non posso accettare l’esistenza di Dio. Ma il rigore logico non riesce a dimostrare che Dio non esiste.

La Scienza si presenta oggi, alla cultura del nostro tempo, come il baluardo più potente per corroborare di Verità quella Fede galileiana nella natura, quale portatrice delle impronte del Creatore.

La Natura e la Bibbia sono entrambe opera dello stesso Creatore. La Bibbia - diceva Galilei - è la parola di Dio. La Natura è invece la sua scrittura.

La Scienza è nata da un atto di Fede.

La Scienza ha come obiettivo di capire ciò che Iddio ha scritto, usando il rigore della Matematica.

La Scienza è Amore verso il Creato. Essa rappresenta il desiderio intimo dell’intelletto umano di decifrare la Logica scelta da Colui che ha fatto il mondo. C’è quindi uno stretto legame tra Amore e Scienza: più forte di quello che c’è tra Amore e Arte.

La scienza è fonte di valori che sono in comunione, non in antitesi con l'insegnamento delle Sacre Scritture, con i valori quindi della Verità Rivelata.

La Scienza è dono di Dio: chi ce l’ha è scienziato. Se non ha avuto il dono della Fede sarà uno scienziato ateo, se ha avuto il dono della Scienza e quello della Fede sarà uno scienziato credente. Dio non ha voluto dare a tutti il dono della Fede, esattamente come non a tutti ha dato gli altri doni.

La Scienza è l’unico strumento che l’uomo possiede per dimostrare, con i fatti, che la Natura è un libro scritto seguendo un preciso disegno. È un traguardo cui né la Poesia né la Filosofia avrebbero mai saputo, né potuto, arrivare.

Le industrie che producono ordigni di guerra e i laboratori che studiano e progettano strumenti portatori di stragi non sono frutto del progresso scientifico. Essi nascono dal connubio tra potere politico, cultura dell’odio e tecnologia di morte.

Nata con un atto di Fede nel Creato, la Scienza non ha mai tradito il Padre Suo. Essa ha scoperto - nell’Immanente - nuove leggi, nuovi fenomeni, inaspettate regolarità, senza però mai scalfire, anche in minima parte, il Trascendente.

Né la Scienza né la Logica permettono di concludere che Dio non esiste. Nessun ateo può quindi illudersi di essere più logico e più scientifico di colui che crede. Chi sceglie l’Ateismo fa quindi un atto di Fede: nel nulla. Credere in Dio è più logico e più scientifico che credere nel nulla.

Nessuno scienziato potrà mai capire fino in fondo il Grande Disegno.

Noi siamo figli di Dio, non del Caos. La Scienza porta alla scoperta che il mondo si regge su Tre Colonne e Tre Forze, Fondamentali. L’insieme di queste Tre Colonne e Tre Forze rappresenta la Logica seguita da Colui che ha fatto il mondo per dar vita alla realtà immanentistica nella quale viviamo e di cui siamo parte. Noi non possiamo allora essere figli del Caos, ma della Logica del Creato. Chi è l’autore di questa Logica? Colui che ha fatto il mondo. E a chi è stato dato il privilegio di scoprire queste verità? Solo a una e una sola forma di materia vivente: noi. Alle soglie del Terzo Millennio l’uomo ha la certezza di essere veramente una creatura privilegiata da Dio.

Non è l’esistenza degli scienziati atei che pone in difficoltà logica l’essere la Scienza dono di Dio. In quanto Dio, i doni, li distribuisce non dandoli tutti alla stessa persona.

Non è vero che una costruzione logica debba necessariamente portare a una conclusione o alla sua negazione. È altrettanto rigorosamente logico che venga fuori la conclusione: è impossibile decidere.

Per atei e credenti il verdetto della Scienza è lo stesso: l’uomo è nettamente diverso da tutte le altre forme di materia vivente, in quanto è l’unico esemplare che senta il bisogno di, e riesce a, decifrare la Logica della Natura.

Per chi ama e sente la Scienza, una scoperta scientifica, un’equazione parlano come un capolavoro d’Arte.

Ragione e Fede non sono in antitesi. Esse sono entrambe doni di Dio. Colui che ha fatto il mondo ci ha dato un privilegio unico: quello della Ragione. Usando la Ragione nella sfera immanentistica, l’uomo scopre la Logica Matematica e la Scienza. Usandola nella sfera della nostra esistenza trascendentale, l’uomo scopre la Teologia.

Scoprire una verità scientifica è come mettersi a colloquio con il Creatore.

Scoprire una Legge Fondamentale della Natura vuol dire essere riusciti a decifrare una frase scritta dal Creatore del mondo nel libro che è dinanzi agli occhi di tutti: il Creato. La vera grande Scienza non può avere problemi di natura etica in quanto essa nasce dalla volontà creativa di Colui che ha fatto il mondo.

Scienza vuol dire studio della Logica del Creato. Ha inizio con un atto di Fede e continua attraverso l’uso della Ragione applicata alla sfera dell’Immanente.

Se la Scienza fosse la conquista dell’Ateismo rigorosamente logico nell’Immanente, non dovrebbe esistere nemmeno uno scienziato credente. Com'è possibile conciliare l’esistenza di tanti scienziati credenti? Risposta: con il fatto che la Scienza è un dono di Dio, come la Fede. E che la Scienza non porta alla negazione di Dio.

Un’opera d’Arte è punto di arrivo: nessuno potrà mai migliorare la Pietà di Michelangelo. Essa è una realtà legata totalmente al suo autore. Una scoperta scientifica è invece sempre migliorabile.

Un giorno tutti gli uomini saranno scienziati. Non in quanto tutti faranno esperimenti alle frontiere delle nostre conoscenze bensì in quanto tutti saranno in grado di leggere e di capire i lavori scientifici, così come oggi leggono e capiscono un giornale o un romanzo.

Un vero scienziato non crea caste. Sono gli scienziati falliti che, arrivati per vie traverse in qualche stanza dove si esercita il potere, non scientifico ma politico, lo usano a fini di nepotismo. Accade per esempio in strutture accademiche che di scientifico hanno poco o niente.

Viviamo − si dice − l’era della Scienza. Purtroppo non è vero. Imperversa la cultura del linguaggio e la società civile si guarda bene dall'aprire le sue porte alla Logica e alla Scienza.

Per chi ama la Scienza, una scoperta scientifica, un’equazione
parlano come un capolavoro d’Arte. (Antonino Zichichi)
Il vero e il falso
Passeggiando tra le stelle e a casa nostra
© Il Saggiatore, 2003

Dopo quattrocento anni di invenzioni e scoperte di stampo galileiano – il che vuol dire basate su misure perfettamente riproducibili e analizzate con il rigore del formalismo matematico – la Scienza dà ragione all'Apostolo Paolo (inizio Era Cristiana) e ai due Dottori della Chiesa, Sant'Agostino (354-430 d.C.) e San Tommaso (1226-1274 d.C.), nel loro giudizio su astrologia e oroscopi che pretendono di studiare i legami inesistenti tra gli astri e i fatti della nostra vita quotidiana.

Libri di Antonino Zichichi consigliati
Scienza ed emergenze planetarie
I pericoli dell'uso nefasto della scienza nonostante le sue grandi conquiste
Editore BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2000

Forse, un giorno, sui libri di storia si potrà leggere: «E fu a partire dalla fine del secondo millennio dopo Cristo che le grandi conquiste della Scienza incominciarono ad essere studiate con priorità assoluta in difesa della vita, della dignità umana, della libertà». Questa è la speranza che diede vita nel 1982 al Manifesto di Erice, stilato da Paul Dirac, Pëtr Kapitza e Antonino Zichichi e successivamente firmato da oltre diecimila scienziati di tutto il mondo. Oggi uno dei protagonisti di quell'impresa formula con estrema chiarezza il paradosso che ha caratterizzato la nostra epoca e le condizioni del suo superamento. Ecco il paradosso: la Scienza moderna, nata quattrocento anni fa con Galileo Galilei, tocca nel nostro secolo vette straordinarie di purezza concettuale e schiude prospettive tecnologiche stupefacenti; eppure le tecnologie di pace sono solo le briciole di un banchetto servito alla tavola della distruzione planetaria. Ma gli arsenali nucleari ancora in perfetto stato di funzionamento, l'industrializzazione selvaggia col suo corredo di disastri ecologici e tutte le emergenze planetarie non sono legate allo sviluppo della Scienza: sono unicamente la tragica conseguenza della violenza politica. Oggi, tuttavia, le condizioni per cancellare quel paradosso, con cui la cultura moderna si era abituata a convivere, sono diventate realtà. Il potere politico dei paesi democratici non ha più motivo di privilegiare gli studi applicativi della Scienza a scopi di guerra. È dunque arrivato il momento di dare assoluta priorità alle applicazioni pacifiche e risolvere i problemi legati alle emergenze planetarie. «È necessario che l'opinione pubblica''' faccia sentire il suo sostegno fermo e convinto. È dalla sensibilità di ciascun abitante del pianeta che dipende la qualità della vita nei prossimi decenni e il consolidamento dei valori della Scienza quale componente essenziale della nostra Cultura.»

Perché io credo in colui che ha fatto il mondo
Tra fede e scienza 
Editore: Il Saggiatore, 1999 

È opinione comune che le leggi dell’universo scoperte dalla scienza siano in conflitto con quelle imperscrutabili di Dio. La contrapposizione tra fede e scienza rappresenta uno dei dilemmi più laceranti del nostro tempo; un dramma che conobbe il suo primo, controverso atto con Galileo Galilei. In questo saggio appassionato, che si legge come un vibrante manifesto, Antonino Zichichi smentisce tale contrapposizione e la ribalta: “Non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere usata al fine di mettere in dubbio o di negare l’esistenza di Dio”. Proprio il grande Galilei, scopritore del principio di inerzia, della relatività e delle prime leggi che reggono il creato, era credente e considerava la scienza uno straordinario strumento per svelare i segreti di quella natura che porta le impronte di Colui che ha fatto il mondo. E credenti erano Maxwell e Planck, due padri della fisica contemporanea, uomini che hanno aperto nuovi orizzonti sulle leggi dell’universo grazie allo studio di particelle infinitamente piccole; tanto piccole da non poter contenere traccia né di angeli né di santi, e da non poter quindi avvallare, apparentemente, alcuna spiegazione razionale dell’esistenza del divino. Ripercorrendo le grandi scoperte della scienza galileiana moderna, illustrandone con estrema chiarezza l’impulso innovatore, Zichichi dimostra come fede e scienza non siano in alcun modo in contrasto l’una con l’altra, e come possano essere doni distinti di Dio, espressioni delle due componenti di cui tutti siamo fatti: il trascendente e l’immanente. Le conquiste della scienza non oscurano le leggi divine, ma le rafforzano, contribuendo a risvegliare lo stupore e l’ammirazione per il meraviglioso spettacolo del cosmo, che va dal cuore di un protone ai confini dell’universo.

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