2016-02-13

Piergiorgio Odifreddi - I pensieri di un matematico impertinente

Selezione delle migliori citazioni e delle frasi più "impertinenti" di Piergiorgio Odifreddi (Cuneo 1950), matematico, logico e saggista italiano. Nato in una famiglia di geometri, Odifreddi si è diplomato all'Istituto Tecnico per Geometri di Cuneo. Nel 1973 si è laureato con lode in logica presso l'Università di Torino; dal 1978 al 1980 si è specializzato in logica dapprima presso l'Università dell'Illinois e l'Università della California, successivamente, dal 1982 al 1983, presso l'Università di Novosibirsk in Unione Sovietica. Dal 1983 al 2007 ha insegnato logica presso l'Università di Torino, e dal 1985 al 2006 è stato visiting professor (professore in soggiorno scientifico) presso diverse università straniere (Stati Uniti, Cina e Argentina). Dotato di una cultura assai vasta, che spazia in diversi campi del sapere, Odifreddi, oltre all'attività accademica, svolge anche quella di divulgatore scientifico e opinionista, attraverso la pubblicazione di saggi e la collaborazioni a vari giornali: La Rivista dei Libri, Sapere, Tuttoscienze, La Stampa, la Repubblica, L'espresso e Le Scienze. Odifreddi, dichiaratamente ateo, è diventato molto popolare in Italia anche per il suo anticlericalismo e la sua aperta critica alla Chiesa cattolica, che gli hanno procurato non poche critiche e non pochi avversari. Le citazioni presenti in questa pagina di Aforismario sono tratte da alcune delle più importanti opere di Piergiorgio Odifreddi: Il Vangelo secondo la Scienza (1999), Il matematico impertinente (2005), Perché non possiamo essere cristiani (2007), Il matematico impenitente (2008).
Piergiorgio Odifreddi (1950), matematico, logico e saggista italiano.
Il Vangelo secondo la Scienza
Le religioni alla prova del nove
© Einaudi 1999 - Selezione Aforismario

Anche attraverso la matematica si arriva alla stessa limitazione che la filosofia e la fisica di questo secolo hanno messo in evidenza: noi siamo "gettati nel mondo", come osservatori facciamo parte della stessa realtà che osserviamo, e molte delle complicazioni della vita e dell'universo ci appaiono tali solo perché siamo troppo coinvolti e limitati.

Che l'universo abbia avuto un'origine è più una verità di fede che una deduzione necessaria dai dati sperimentali, e il fatto non è per nulla accertato da tutti i cosmologi, benché esso rappresenti in qualche modo l'ortodossia scientifica.

Chi è spiritualmente sano non ha bisogno di religioni.

Cartesio prese anche un abbaglio, sostenendo che l'essenza di Dio implica la sua esistenza tanto quanto l'essenza di un triangolo implica il fatto che la sua somma angolare sia 180°. Per sua sfortuna, Cartesio non avrebbe potuto scegliere un esempio peggiore di «necessità», visto che la somma angolare di un triangolo è pienamente «contingente»: essa è minore, uguale o maggiore di 180°, a seconda che la geometria sia iperbolica, euclidea o ellittica.

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Di solito gli scienziati si accontentano di dichiarare che queste domande o non hanno senso, o non hanno risposta. Ma il loro stesso lavoro li contraddice, poiché da esso affiorano a volte risposte che non sono né ovvie né note.

Gli sviluppi recenti della fisica hanno reso completamente obsoleto tanto l’horror vacui, secondo cui la natura aborriva il vuoto e il nulla, quanto l'ex nihilo nihil fit, secondo cui dal nulla non si può creare nulla. In realtà, a livello sia microscopico che macroscopico, il vuoto e il nulla possono oggi essere considerati come la naturale culla dell'esistenza e l'essenza ultima della realtà, in pieno accordo con il nichilismo mistico.

Il Dio Tappabuchi fu introdotto dal fisico Robert Boyle nel secolo XVII, e in seguito è stato variamente e comodamente invocato come la spiegazione di tutto ciò che la scienza lascia ancora inspiegato, dalla stabilità del sistema solare nel Settecento, alla nascita della vita nell'Ottocento. Le fortune di questo Dio sono però, ovviamente, inversamente proporzionali a quelle della scienza: più essa avanza, spiegando ciò che in precedenza sembrava inspiegabile, più egli indietreggia. 

La fisica moderna [...] è riuscita a dimostrare, in maniera semplice e definitiva, che la visione ingenua che l'uomo comune occidentale ha del mondo, come di un insieme di oggetti distinti, concreti e indipendenti, è definitivamente sbagliata.

La più recente tradizione fisica ci ha ormai abituati a dover considerare anche gli esperimenti più "oggettivi" come osservazioni introspettive.

La religione è la matematica dei poveri di spirito. 

La vera religione è la matematica, e il resto è superstizione. 

Non tutte le domande sono sensate, e non tutte le domande sensate ammettono una risposta: questo insegna la logica contemporanea e questo è tenuto a ricordare chiunque desideri affrontare qualunque discorso, in particolare quello religioso da una prospettiva scientifica. 

Se vogliamo cercare di annullare le differenze fra sapienti ed ignoranti la via maestra è l'insegnamento della matematica.

La religione è la matematica dei poveri di spirito. (Piergiorgio Odifreddi)
C’era una volta il paradosso
Storie di illusioni e verità rovesciate
© Einaudi 2001 - Selezione Aforismario

Ci illudiamo di ottenere un miracolo a Lourdes, benché in centocinquant'anni la Madonna ne abbia ufficialmente concessi solo sessantacinque, a cento milioni di pellegrini. Una media, inferiore a uno su un milione, di gran lunga più bassa della percentuale delle remissioni spontanee dei tumori, che è dell'ordine di uno su diecimila. 

Il primo apparire del paradosso nella storia è la nascita del Diavolo da Dio, cioè, del male dal bene.

Le esperienze religiose di tipo mistico possono essere indotte e riprodotte con mezzi elettrochimici. Il che fa pensare, ovviamente, che esse siano più immanenti che trascendenti. O, come dicono coloro che se ne intendono, che il regno di Dio sia dentro di noi. Più precisamente, dentro la nostra testa.

L’ottavo comandamento ordina di non mentire. Ed è imbarazzante che debba farlo in maniera negativa, visto che in molte lingue, italiano compreso, non esiste nemmeno un verbo che significhi «dire la verità». Non mentire è, a quanto pare, un’azione tanto rara che non vale neppure la pena di battezzarla. Non solo è riservata a bambini, gaffeur, giullari, ubriachi, pazzi e sognatori, ma è anche pericolosa. Come diceva Oscar Wilde: «Chi dice la verità, prima o poi viene scoperto».

Di menzogne è piena anche la realtà quotidiana. Mentono le costituzioni, che garantiscono diritti «a meno delle disposizioni di legge». Mentono i codici, che inventano finzioni giuridiche. Mentono governanti, diplomatici e spie, per ragion di Stato. Mentono gli avvocati, per ragion di diritto. Mentono i testimoni, pur giurando di dire «la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità». Mentono i giornalisti, per far notizia o propaganda. Mentono politici, preti e astrologi, per ingannare elettori, fedeli e clienti. Mentono produttori, pubblicitari e commercianti, per truffare i consumatori. Mentono genitori e insegnanti, raccontando favole e miti ai bambini. Mentono i bambini, per tacitare genitori ed insegnanti. Mentono le donne, truccandosi per sembrare più belle. Mentono coniugi e amanti, per tradire sembrando fedeli. Mentono gli sportivi, drogandosi per vincere. Mentono gli amici e i santi, per bontà. Mentono i nemici e i peccatori, per cattiveria. Mentono gli spiritosi, per divertimento. Mentono le persone cortesi, per buona educazione. Mente Schopenhauer, quando afferma che la menzogna è una prerogativa degli uomini. La lotta fra predatori e prede, così come la sopravvivenza delle specie e degli individui, richiedono infatti camuffamenti, mimetizzazioni, dissimulazioni, imitazioni, finte, inganni, manipolazioni, raggiri, occultamenti, diversioni, allettamenti, distrazioni e bluff di ogni genere, che animali e piante usano continuamente e sistematicamente. Insomma, la menzogna regna sulla terra.

Un naturale candidato di perfezione menzognera è certamente l’autoinganno: credendo alle proprie storie, non solo si sta bene, ma si mente meglio.

Zichicche 
Pensieri su uno scienziato a cavallo tra politica e religione
© Edizioni Dedalo 2003 - Selezione Aforismario

Il parallelo estendersi dell'istruzione da un lato, e della capacità tecnologica di riproduzione di parole, suoni e immagini da un altro, ha prodotto un duplice ossimoro: una cultura di massa, e una massa di cultura. In particolare, produzione e fruizione sono salite in quantità e scese in qualità, in entrambi i casi drasticamente.

Per la difficoltà della sua realizzazione e la delicatezza della sua funzione, la divulgazione richiede talenti che da un lato sappiano far evaporare dall'aridità delle formule la loro atmosfera intellettuale, e dall'altro riescano poi a farla precipitare in una form a letteraria che ne colga l'essenza.

Le menzogne di Ulisse
L'avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen
© Longanesi 2004 - Selezione Aforismario

La logica è, per definizione, lo studio del lògos: cioè, del pensiero e del linguaggio. O meglio, del pensiero come esso si esprime attraverso il linguaggio. Il che significa che, perché ci possa essere una logica, ci deve essere un linguaggio

Il problema principale che il linguaggio e il pensiero devono risolvere è di riuscire a mediare tra gli eccessi di proliferazione e di semplificazione del vocabolario: troppe parole rendono la comunicazione difficile, e troppo poche la banalizzano. Per questo i bambini che hanno ancora un lessico troppo limitato ci fanno spesso sorridere, così come ci fanno ridere gli adulti che ne sfoggiano invece uno troppo complicato.

Ogni parola è letteralmente una parabola: essendo «messa a fianco» o «in parallelo» alla realtà, essa va interpretata e compresa, e si presta dunque a essere fraintesa.

La vera religione è la matematica, e il resto è superstizione. (Piergiorgio Odifreddi)
Il matematico impertinente
© Longanesi 2005 - Selezione Aforismario

Considero l'impertinenza come un buon modo, e a volte l'unico possibile, di affrontare i problemi in maniera pertinente. Soprattutto in campi come la politica e la religione.

All'affermazione di Nietzsche che «Dio è morto», Woody Allen ribatté una volta: «No, ha solo traslocato e ora lavora a un progetto meno ambizioso». Morto o emigrato, Dio sembra comunque essersene effettivamente andato dall'Occidente e non interessarci più. O almeno, non nelle forme fumettistiche della religione tradizionale.

Il dibattito fra ragione e fede non è un'accademica questione filosofica, ma una scelta di civiltà: stare dalla parte di Russell o di Padre Pio, significa contribuire all'andata verso l'era digitale o al ritorno verso i secoli bui. Decidiamo ora, per non doverci lamentare in seguito. E che Dio ci assista, soprattutto se non c'è. 

Il rifiuto dell'evoluzionismo e l'esaltazione della razza e della famiglia sono i comandamenti della fede antiscientista. Essi infiammano i fanatismi religiosi e politici delle Chiese e delle Leghe del mondo intero, perché le differenze culturali sono più importanti della variabilità biologica, almeno per quelli che si preoccupano più della società costruita da loro, che del mondo creato dalla natura. Per gli altri, il condividere il cento per cento del DNA con certi 'umani' è più imbarazzante che condividerne il 98 per cento con gli scimpanzé.

La logica è lo studio della ragione. E poiché in questa società e in quest'epoca la ragione se la passa male, non stupisce che la logica sia misconosciuta e ignorata, quando non semplicemente avversata e derisa.

Le credenze irrazionali non sono necessariamente prova di stupidità: possono anche essere effetti postipnotici, indotti da un'educazione ipnotica come quella delle scuole pubbliche e, soprattutto, private del nostro paese dei miracoli.

Se la logica e la matematica prendessero il posto della religione e dell'astrologia nelle scuole e in televisione, il mondo diventerebbe gradualmente un luogo più sensato, e la vita più degna di essere vissuta. 

La vita è gioco, e che chi la prende troppo seriamente finisce di mettere, mettersi o venir messo in croce inutilmente.

Senza umorismo la vita diventerebbe un'insopportabile via crucis.

Perché non possiamo essere cristiani
(e meno che mai cattolici)
© Longanesi 2007 - Selezione Aforismario

Diversamente dalle religioni, la scienza non ha bisogno di rivendicare alcun monopolio della verità: semplicemente, ce l’ha.

Dovremmo ricordare che anche la nostra epoca ha le sue crociate e le sue inquisizioni: perché conquistare i pozzi di petrolio dei Musulmani, o fare referendum contro le biotecnologie, non è troppo diverso dal liberare il Santo Sepolcro dagli infedeli, o processare l’eliocentrismo. Soprattutto quando il Dio che «lo vuole» o «è con noi» è lo stesso il cui nome, oltre ad essere invocato nelle chiese, si incide sulle fibbie naziste e si stampa sui dollari statunitensi.

Con il dogma trinitario delle tre persone in un’unica sostanza, formulato per la prima volta nel III secolo da Tertulliano (al quale, non a caso, è attribuito il motto credo quia absurdum, “credo perché è assurdo”), la teologia cristiana abbandona definitivamente il terreno della logica e del buon senso, incamminandosi su un percorso che la porterà nel corso dei secoli a impelagarsi in un crescendo pirotecnico di associazioni libere sempre più surreali e imbarazzanti, per non diventare altro, come dirà Jorge Luis Borges, che «un ramo della letteratura fantastica».

Fatti come la nascita da una vergine e la resurrezione dalla morte costituiscono ovvi archetipi universali, condivisi dalle mitologie di molte culture. [...] Ad esempio, la scelta del 25 dicembre come giorno della nascita di Gesù è mutuata dalla festa del Sol Invictus, “Sole Invitto”, il Dio Sole (El Gabal) che l’imperatore Eliogabalo importò nel 218 a Roma dalla Siria. L’imperatore Aureliano ne instaurò il culto nel 270 e ne consacrò il tempio il 25 dicembre 274, durante la festa del Natale del Sole: il giorno, cioè, del solstizio d’inverno secondo il calendario giuliano, quando il Sole tocca il punto più basso del suo percorso, si ferma (da cui il nome solstitium, “fermata del Sole”) e ricomincia la sua salita, in un succedersi di eventi che si può metaforicamente descrivere come la sua “morte, resurrezione e ascesa in cielo”.

Finché ci saranno religioni ci saranno guerre di religione, come ci sono sempre state e ci sono. Mentre invece non ci sono guerre di scienza, né ci sono mai state, perché la scienza è una sola: magari non santa, ma certo katholika, nel senso letterale di “universale”.

In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo. Tale critica, di passaggio, spiegherebbe anche in parte la fortuna del Cristianesimo: perché, come insegna la statistica, metà della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media, ed è dunque nella disposizione di spirito adatta a questa ed altre beatitudini.

In fondo, è proprio perché il Cristianesimo in generale, e il Cattolicesimo in particolare, non sono (soltanto) fenomeni spirituali, e interferiscono pesantemente nello svolgimento della vita civile di intere nazioni, che i non credenti possono sempre rivendicare il diritto, e devono a volte accollarsi il dovere, di arginare le loro influenze.

In un mondo tecnologico e in un’èra scientifica, in cui una comunità transnazionale di ricercatori seri e colti si danna l’anima per cercare risposte concrete e precise a domande sensate e profonde sull’universo, sulla vita e sull’uomo, la Chiesa non trova infatti di meglio che riproporre in maniera immutata e immutabile le sue favole mediorientali e le sue formule scolastiche, ottusamente chiuse a tutto ciò che il pensiero ha prodotto di buono tra i giubilei del 1600 e del 2000: cioè tra il rogo di Giordano Bruno e la sequenziazione del Genoma Umano.

La ragione e l’etica sono incompatibili con la teoria e la pratica del Cristianesimo.

L’ateismo non è una fede, e non fa opera di sconversione. Rivendica soltanto, cristianamente, di poter dare alla Ragione ciò che è della Ragione. E non dimentica, volterrianamente, che bisogna coltivare anche il proprio giardino, e non soltanto quello dell’Eden.

Non solo in Matteo ma anche in Marco, Pietro si ribella all'idea che Gesù possa essere ucciso, e questi gli si rivolta contro inveendo: «Lungi da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» Un’altra bella investitura questa, non c’è che dire, in cui il primo papa viene paragonato al Diavolo direttamente dal Principale...

Non possiamo essere Cristiani, e meno che mai Cattolici, se vogliamo allo stesso tempo essere razionali ed onesti.

Se proprio vogliamo pregare, diciamo pure: «Padre Nostro che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà», come ci ha insegnato il profeta Gesù, ma ricordiamo che Dio Padre non è altro che Padre Cielo. Tanto vale, allora, lasciar cadere le metafore e pregare come ci ha insegnato invece lo stoico Marco Aurelio: «Tutto ciò che è in armonia con te, o Universo, lo è pure con me».

Il matematico impenitente
© Longanesi 2008 - Selezione Aforismario

Gli scienziati non sono certo contrari alla filosofia, ma sono contrari a certa filosofia: quella che non sa parlar né chiaro né corretto, che non conosce che se stessa, che puzza di truffa intellettuale, e che troppo spesso finisce in Gloria come tutti i salmi.

Il mondo e diviso in due, e ognuno fa la sua scelta di campo. Decidendo, ad esempio, di stare dalla parte dei penitenti a testa bassa: come Galileo Galilei, che accetto di abiurare in ginocchio di fronte al tribunale dell'Inquisizione, 0 Renato Cartesio, che preferì non pubblicare il suo trattato sul mondo
per evitare la stessa fine. Oppure decidendo, al contrario, di stare dalla parte degli impenitenti a testa alta: come Giordano Bruno, al quale fu messo il morso sul rogo per impedirgli di continuare a bestemmiare fino all'ultimo, o Benedetto Spinoza, che fu maledetto e radiato dalla comunità ebraica per aver svelato che la Bibbia era soltanto un libro «umano, troppo umano».

In principio era Darwin
La vita, il pensiero, il dibattito sull'evoluzionismo
© Longanesi 2009 - Selezione Aforismario

Io trovo meno vergognoso discendere da una scimmia che da una persona che usa la propria intelligenza per oscurare la verità.

Frasi da articoli, interviste e conferenze
© Piergiorgio Odifreddi - Selezione Aforismario
  • A seconda dell'atteggiamento con cui si guardi ad essi, i paradossi risultano brandelli di nulla in cui si può trovare tutto, o visioni del tutto in cui si può non trovare nulla. [1996]
  • I matematici trovano più cose nel cielo della matematica, di quanto si sognino in terra i filosofi. [Le Scienze, 2006]
  • Non si può avere allo stesso tempo il calice pieno e la perpetua ubriaca, e cioè abbracciare una fede per i beati poveri di spirito, pretendendo poi allo stesso tempo di non esserlo. [La Stampa, 2007]
  • Se dovessi convincere qualcuno a non credere, gli direi di leggere la Bibbia... ma con attenzione. [intervista, 2007]
  • L'arte e la matematica sono solo due facce della stessa litografia. [ibidem]
  • Le scuole dei filosofi sono come le comete: una testa brillante seguita da una coda di detriti. [TEDxPordenone, 2010]
  • Nell'attività fisica, così come in quella intellettuale, l'eccellenza si raggiunge al 10 per 100 con l'ispirazione, ma al 90 per 100 con la sudorazione. Non esistono i campioni e i geni "naturali": esistono gli individui dotati, che si fanno "artificialmente" un mazzo tanto per mettere a frutto le loro doti. [la Repubblica, 2013]
  • Il cristianesimo, e in particolare il cattolicesimo, si ispirano a libri sacri indirizzati a popoli analfabeti di pastori. Oggi il cristianesimo è anacronistico. [intervista, 2013]

Libri di Piergiorgio Odifreddi consigliati
C'era una volta un paradosso
Storie di illusioni e verità rovesciate
Editore: Einaudi, 2001

«C’era una volta un paradosso, ma ora il tempo l’ha risolto», dice Amleto a Ofelia. Shakespeare sta parlando dell’amore: il quale, naturalmente, è già un bel paradosso di per sé. Ma, come spesso accade, i poeti vedono più lontano di quanto essi stessi immaginino. L’espressione paradoxon significa, infatti, «oltre l’opinione comune». E poiché gli individui possono anche essere intelligenti e colti, ma le masse sono sicuramente beote e ignoranti, l’opinione comune è quasi sempre sbagliata. Dunque, i paradossi sono quasi sempre pure e semplici verità, ed il tempo si diverte a sollevare lembi del grande velo che le nasconde. Il che significa, spesso, che ambiguità, rompicapi, dilemmi, enigmi, misteri, illusioni, inganni, abbagli, sbagli, inconsistenze, contraddizioni e assurdità si risolvono. E, risolvendosi, si trasformano in curiosità e sottigliezze, quando non addirittura, come vedremo, in teoremi. E significa anche che i paradossi sono dappertutto. Dunque, nemmeno un’enciclopedia può contenerli tutti, e qualsiasi libro può solo sperare di mostrarne qualcuno.

Perché non possiamo essere cristiani
(e meno che mai cattolici)
Editore: Longanesi, 2007

"Cristo è la traslitterazione del termine greco christos, “unto”, scelto dalla Bibbia dei Settanta per tradurre il termine ebraico mashiah, “messia”, col quale l’Antico Testamento indicava colui che doveva venire a restaurare il regno di Israele. Fra i tanti sedicenti Cristi o Messia della storia, i Vangeli canonici identificano il loro con Gesù: a sua volta la traslitterazione di Ye(ho)shua, “Dio salva” o “Dio aiuta”, un nome comune ebraico che secondo Matteo fu suggerito in sogno a Giuseppe da un angelo perché il figlio di Maria «avrebbe salvato il suo popolo dai suoi peccati». Cristiano, che ovviamente significa “seguace di Cristo”, nella tradizione evangelica sta dunque ad indicare “seguace di Gesù”, secondo un uso che gli Atti degli Apostoli fanno risalire alla comunità di Antiochia. Col passare del tempo l’espressione è poi passata a indicare dapprima una persona qualunque, come nell’inglese christened, “nominato” o “chiamato”, e poi un poveraccio, come nel nostro povero cristo. Addirittura, lo stesso termine cretino deriva da “cristiano” (attraverso il francese crétin, da chrétien), con un uso già attestato dall'Enciclopedia nel 1754: secondo il Pianigiani, «perché cotali individui erano considerati come persone semplici e innocenti, ovvero perché, stupidi e insensati quali sono, sembrano quasi assorti nella contemplazione delle cose celesti». L’accostamento tra Cristianesimo e cretinismo, apparentemente irriguardoso, è in realtà corroborato dall'interpretazione autentica di Cristo stesso, che nel Discorso della Montagna iniziò l’elenco delle beatitudini con: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli», usando una formula che ricorre tipicamente anche in ebraico (anawim ruach). In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo. Tale critica, di passaggio, spiegherebbe anche in parte la fortuna del Cristianesimo: perché, come insegna la statistica, metà della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media, ed è dunque nella disposizione di spirito adatta a questa ed altre beatitudini". In questo libro il matematico impertinente Piergiorgio Odifreddi compie un viaggio dentro le Scritture e lungo la storia della Chiesa, dalle origini ai giorni nostri.

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Antonino Zichichi

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