2016-03-20

Anoressia e Bulimia - Frasi sui Disturbi Alimentari

Raccolta delle migliori riflessioni e delle frasi più significative sull'anoressia e la bulimia. L'anoressia (dal greco anorexía, composto di an- privativo e órexis "appetito", dunque: "senza appetito") è un disturbo che consiste in un rifiuto del cibo, che può giungere fino al disgusto e che può insorgere in diverse malattie. Le citazioni seguenti fanno riferimento, però, alla cosiddetta anoressia nervosa (o mentale), uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare. I sintomi che contraddistinguono l'anoressia mentale sono: il rifiuto del cibo; un’alterazione della percezione della propria immagine corporea, per cui il soggetto si vede più grasso di quanto non sia; e il timore ossessivo di ingrassare.
Secondo la definizione di Umberto Galimberti, l'anoressia è la: "perdita totale ο parziale dell'appetito. È un sintomo che rinvia ο a una malattia organica ο a una psicogena connessa a disturbi dell'affettività. Frequente in bambini iperprotetti, questo sintomo rappresenta talvolta un modo per esprimere ostilità nei confronti di genitori che rifiutano la loro autonomia e indipendenza. Nell'ambito delle anoressie ha un particolare rilievo l'anoressia mentale che è uno stato patologico che insorge in giovani donne per conflitti di tipo emotivo, i più comuni dei quali riguardano l'accettazione del proprio ruolo femminile, e per conflitti psicologici maturati all'interno del nucleo familiare e in particolare con la figura della madre. A parte il rifiuto ad alimentarsi e l'apparente totale mancanza di preoccupazione per il vistoso dimagrimento, il comportamento appare vivace e normale, anche se l'estrema debolezza può portare a condizioni anche mortali". [Dizionario di psicologia, UTET, 1992]. 
La bulimia (dal greco, composto di βοῦς «bue» e λιμός «fame», dunque "fame da bue", cioè "gran fame") indica un senso eccessivo e disordinato di fame, ed è un sintomo comune a malattie di diversa natura. La bulimia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare che consiste nell'ingurgitare una quantità eccessiva di cibo per poi ricorrere a diversi metodi per non assimilarlo e, quindi, non ingrassare (vomito autoindotto, utilizzo di lassativi, digiuni, ecc.).
Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa dedicate alla fame, alla magrezza e alle diete dimagranti.
L'anoressia non è una malattia del corpo, è una malattia della mente. (Lynn Crilly)
Anoressia e Bulimia
© Aforismario

L'alimentazione ci tiene in vita e rende l'esistenza più piacevole, ma può diventare un'ossessione, come nella bulimia, o essere rifiutata fino al rischio di morire, come nell'anoressia.
Vittorino Andreoli, Il denaro in testa, 2011

Molti spendono per la bellezza parte rilevante dei soldi di cui dispongono, e il mercato del bello non mostra mai alcuna flessione, nemmeno oggi, nel periodo di grave crisi economica in cui ci troviamo. Se non si è belli ci si butta via, come a offrirsi gratuitamente sapendo che si è repellenti. La bellezza è vissuta come ossessione. Da qui derivano patologie come l'anoressia che tende a negare il corpo, oppure la bulimia che lo sfascia e lo abbrutisce oltre ogni limite. L'obiettivo in questo caso è mostrarsi orridi, un cumulo di immondezza, come si fosse cadaveri; così ci si uccide e si esce dal mondo del visibile e dei corpi che si muovono sgraziati, perché nessuno ti guarda e dunque non esisti più.
Vittorino Andreoli, Il denaro in testa, 2011

Molti finiscono per odiare il proprio status economico e il proprio corpo, non conforme agli standard. Lo scarto è vissuto con delusione e con un'incipiente depressione: ci si sente inadeguati a questo mondo. La bellezza da spot pubblicitario diventa un imperativo, mentre l'anoressia si diffonde tra gli adolescenti. La moda suggerisce acquisti impossibili, e poco importa se la frustrazione che ne consegue genera un senso di esclusione e di ingiustizia sociale, aumentando la volontà di rivalsa.
Vittorino Andreoli, Il denaro in testa, 2011

Ormai la vita è regolata dalla bilancia e dal colesterolo e la fame è domata nella stessa maniera con cui san Gerolamo domava il demonio, colpendosi crudamente con un sasso fino a martoriare il proprio corpo. Non è un caso che sempre in quegli anni salga la frequenza dell'anoressia, di quelle magrezze vissute come se il corpo fosse troppo vistoso, come se si volesse perderlo per diventare sottili come uno stelo che regge la testa, la mente.
Vittorino Andreoli, L'uomo di superficie, 2012

Opporre a se stessi e agli altri un corpo imbruttito equivale dunque a un espediente per sottrarsi al proprio e all'altrui desiderio, per mettersi sin da principio fuori gioco, per impedire un eventuale rifiuto anticipandolo. Questo stesso meccanismo può essere visto, nel linguaggio della psicologia relazionale, come una "profezia che si autodetermina". Nei casi, ad esempio, di bulimia e anoressia, che in maniere diverse rappresentano interventi distruttivi inconsci agiti sul proprio corpo, la profezia "non posso essere amato" si autodetermina nelle conferme di rifiuto che questi disturbi sollecitano all'esterno.
Aldo Carotenuto, Amare tradire, 1991

Per una ragazza anoressica o bulimica sentirsi corteggiata e amata può davvero rappresentare la soluzione, perché il messaggio che si riceve è quello che, nonostante il proprio aspetto fisico, si può ancora essere amati, accettati. Come in tutte le situazioni generate dalla paura del rapporto o da una scarsa fiducia in se stessi, l'amore può realmente compiere miracoli.
Aldo Carotenuto, L'anima delle donne, 2001

L'anoressia non è una malattia del corpo, è una malattia della mente.
Lynn Crilly, Hope with Eating Disorders, 2012

Come arrivare a capire che esiste davvero un'altra possibilità di vivere, che ci sono altri modi di sfogare l'angoscia, che sicuramente si continua a provare anche una volta liberati dall'anoressia, ma che affrontati diversamente saranno meno distruttivi? Può un'anoressica, che da anni si affanna a riempire ogni vuoto con lo stesso ostinato comportamento, immaginare che ci sia anche la possibilità di stare sdraiati sul letto e leggere semplicemente un libro, senza l'assillo del cibo? O studiare, pensare, sognare, fare lavori manuali. Oppure che si possa fare una passeggiata, per il piacere di farla, o addirittura fare l'amore?
Fabiola De Clercq, Tutto il pane del mondo: cronaca di una vita tra anoressia e bulimia, 1993

Per chiunque sia in sovrappeso, è confortante sapere che con la guarigione si potrà dimagrire, mentre per un'anoressica la guarigione comporta lo spettro di un ingrassamento talmente temuto da essersi affamati fino alla morte. Ma se si considera che questo è il risultato di un'immagine distorta del proprio corpo, un aspetto questo che viene continuamente analizzato durante la terapia, l'ingrassamento è accettato prima o poi senza troppe difficoltà.
Fabiola De Clercq, Tutto il pane del mondo: cronaca di una vita tra anoressia e bulimia, 1993

L'anoressia c la bulimia sono il sintomo tangibile di un dolore che non si vede, di un disagio psicologico lungamente incubato, segno di una crepa nella memoria o nella vita famigliare.
Fabiola De Clercq, Fame d'amore: Donne oltre l'anoressia e la bulimia, 2002

È perché sono divorate da un'assoluta fame d'amore che [le persone anoressiche] non accettano il cibo come surrogato materiale dell'amore.
ibidem

La persona anoressica e la persona bulimica sono come il gattino dei cartoni animati che inseguito dal grosso cane del quartiere si arrampica velocemente in cima a un albero, per cercare il rifugio e la protezione che non saprebbe trovare altrove. Da lassù guarda con sufficienza e sollievo ciò che dal basso lo minaccia. Da lassù è sicuro di avere un controllo totale, a trecentosessanta gradi, del mondo sottostante. A un certo punto però la questione diventa scendere dall'albero: il gattino non sa più tornare a terra e deve stare sempre più attento a non perdere l'equilibrio, perché la caduta potrebbe essere mortale. In più, se scendesse dovrebbe anche fare i conti con ciò da cui si era messo al riparo.
Fabiola De Clercq, Fame d'amore: Donne oltre l'anoressia e la bulimia, 2002

Col cibo si combatte l'angoscia del niente e si ripara il vuoto esistenziale, ristabilendo il contatto con i propri punti di riferimento corporei. In un certo senso, come tutte le malattie, anche la bulimia ha un ruolo funzionale, anzi terapeutico: ci si ammala un po' per non morire.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003

Nel momento stesso in cui una persona è in preda a una crisi bulimica esiste. Le sensazioni violente provocate dall'assunzione di cibo consentono a un'esistenza evanescente di recuperare sostanza e di riempirsi di gioia, certamente breve, ma intensa, selvaggia, essenziale.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003

Le anoressiche riescono a trasformare un pezzo di pane in un dannoso concentrato di zuccheri e una goccia d'olio in un irrecuperabile accumulo di grassi.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003

Dall'alto della loro spiritualità così raggiunta, [le anoressiche] guardano con disprezzo quelli che per loro sono gli "uomini a tre dimensioni che vivono per mangiare, dormire, scopare". Loro, invece, che si astengono dal cibo che serve solo a ottundere la mente, dal sonno che è solo una perdita di tempo, dal sesso che trasuda di corpo, concedono al cibo di arrivare a venti grammi al giorno nello stomaco, per raggiungere quella felicità che l'ago della bilancia indica con precisione quando precipita sempre più giù, sotto il loro peso.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003

Di certo è, come dice la saggezza popolare, che "uccide più la gola della spada". Quel che però la saggezza popolare non sa è che il gioco con la morte o con la negazione di sé è già cominciato prima di sedersi a tavola, e affonda le sue radici in quella profonda incertezza in cui si tratta di decidere se esistere o non esistere. E siccome è il cibo la prima condizione d'esistenza, spetta al cibo e alla gola mettere in scena un tema che alimentare non è, ma "radicalmente" esistenziale, perché va "alla radice" dell'accettazione o del rifiuto della propria esistenza.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003

Il corpo dell'anoressica tradisce il segno d'una rimozione della sua umanità, un anelito alla perfezione e un rifiuto di quanto possa ricordargli la sua natura mortale
Pietro Ganzerli e Raffaella Sasso, La rappresentazione anoressica, 1978

I soggetti anoressici, con la loro apparente fragilità, il loro corpo sfinito e consunto. suscitano un senso in parte di pietà, in parte di ammirazione, a volte anche di ribrezzo, sempre, comunque, di stupore.
Renate Göckel, Donne che mangiano troppo, 1988

L'anoressica sembra dire: «Tengo sotto controllo il mio corpo e i suoi bisogni, e vi odio tutti, voi che siete così deboli da cedere ai bisogni del vostro corpo. Io sono più forte di voi, mi sento superiore». Un soggetto anoressico ha sempre un che di inavvicinabile.
Renate Göckel, Donne che mangiano troppo, 1988

Le donne che soffrono di disturbi alimentari temono di essere scoperte. Hanno bisogno di distanza proprio per non essere viste come in realtà sono: esseri fragili, bisognosi, con il terrore di essere respinti e di non ricevere ciò che desiderano.
Renate Göckel, Donne che mangiano troppo, 1988

Il cammino è la vita reale o, come dice un proverbio cinese: «La via è la vita». Per i bulimici è l'opposto: vorrebbero raggiungere la meta possibilmente subito e con sicurezza e saltare il cammino, cioè la vita.
Renate Göckel, Donne che mangiano troppo, 1988

Tra anoressia, bulimia e obesità esistono più affinità che differenze e il lavoro terapeutico svolto con pazienti appartenenti a queste tre categorie ha sempre rivelato in modo inequivocabile che tutti i disturbi alimentari a carattere maniacale hanno radici comuni.
Renate Göckel, Donne che mangiano troppo, 1988

Nella sessualità emerge chiaramente il principio cui obbediscono le donne che mangiano troppo: sopportare, reprimere il proprio desiderio o l'assenza di desiderio e al tempo stesso sforzarsi fingendo una voglia che immaginano ci si aspetti da loro.
In questo modo credono di avere tutto in pugno.
Renate Göckel, Donne che mangiano troppo, 1988

Nei soggetti giovani l'impegno dietetico, una volta messosi in moto, con una certa frequenza diviene inarrestabile e precipita in un dimagrimento senza limiti, cioè nell'anoressia come malattia mentale. Molto probabilmente anche questo avviene perché il nostro cervello non dispone di moduli operativi (o se si vuole di «programmi») in grado di elaborare i dati pertinenti a un'azione che è inedita e contronaturale. L'itinerario finalizzato del dimagrimento, essendo estraneo alla natura umana, agisce, una volta installatosi nella mente dei soggetti più fragili, con la cieca distruttività di un virus informatico all'interno di un computer.
Giovanni Jervis, Prime lezioni di psicologia, 1999

L'anoressia è questo: una risposta estrema a un profondo disagio al quale non si è riusciti dare una risposta alternativa.
Igino Marchi, Anoressia: amica mia nemica mia, 1999

Non fermiamoci alla considerazione superficiale che chi è anoressica ha solo la mania di dimagrire: dietro questo ci sono molta sofferenza e dolore. Se andiamo oltre a quello che appare di primo acchito scopriremo un dramma esistenziale e una profonda crisi di identità.
Igino Marchi, Anoressia: amica mia nemica mia, 1999

Potremmo dire che la magrezza sta all'anoressia come un vestito rappresenta il carattere di una persona: la relazione è solo superficiale e solo in parte significativa. Non commettiamo quindi l'errore di giudicare una persona nella sua complessità, nelle sue debolezze e risorse, dal vestito che porta.
Igino Marchi, Anoressia: amica mia nemica mia, 1999

L'anoressia può essere vista come una lotta quotidiana tra un bi¬sogno fisiologico essenziale di nutrimento e un desiderio psicologico di magrezza estrema per affermare se stesse.
Igino Marchi, Anoressia: amica mia nemica mia, 1999

Se vogliamo comprendere l'anoressia, dobbiamo intendere la sua manifestazione esteriore come una risposta a un profondo disagio interno, che si estinguerà solo con la graduale modificazione dei meccanismi psico¬logici che lo causano.
La prima indicazione per i familiari sarà pertanto quella di non insiste¬re sul peso, sul corpo, sul cibo.
Igino Marchi, Anoressia: amica mia nemica mia, 1999
È anche attraverso la mia anoressia che ho imparato a vivere. (Michela Marzano)
L’anoressia non è come un raffreddore. Non passa così, da sola. Ma non è nemmeno una battaglia che si vince. L’anoressia è un sintomo. Che porta allo scoperto quello che fa male dentro. La paura, il vuoto, l’abbandono, la violenza, la collera. È un modo per proteggersi da tutto ciò che sfugge al controllo. Anche se a forza di proteggersi si rischia di morire.
Michela Marzano, Volevo essere una farfalla, 2011

Con l’anoressia non si gioca. Meno che mai chi ne soffre.
ibidem

L’anoressia porta allo scoperto quello che non va nel profondo. È un’occasione per rimettere un po’ tutto in discussione. Ma è anche una protezione. Che mette a distanza la disperazione. Che contiene il magma che si agita all'interno .
Michela Marzano, Volevo essere una farfalla, 2011

L’anoressia è solo un sintomo, e in quanto sintomo è solo la punta dell’iceberg.
ibidem

È proprio la forza di volontà che sostiene l’anoressia. La nutre. La asseconda. La rinforza. Ci vuole una forza di volontà sovrumana per non mangiare, nonostante la fame. Ci vuole una forza di volontà sovrumana per non «cedere», anche quando si muore di freddo. Ci vuole una forza di volontà sovrumana per dire quel «no» definitivo, per scegliere il «niente», per andare avanti, per non sentirsi in colpa, per rifiutare la vita, per rinunciare all'amore.
Michela Marzano, Volevo essere una farfalla, 2011

Le anoressiche vogliono essere guardate. Per attirare l’attenzione. Per avere l’illusione di esistere anche solo qualche istante nello sguardo della gente. Ma quel corpo che cerca attenzione è solo un sintomo.
Michela Marzano, Volevo essere una farfalla, 2011

Mangiare tutto, subito, sbriciolando il presente. Vomitare tutto, subito, annullando il passato. Non più controllo, ma paralisi. Il fascino discreto della morte. Del nulla... Per punirsi di qualcosa. Vendicarsi. Ingoiare le proprie incertezze. Vomitare rabbia a fiotti. Finché il corpo, esausto, non ne può più.
Michela Marzano, Volevo essere una farfalla, 2011

È anche attraverso la mia anoressia che ho imparato a vivere. Anche se le ferite non si rimarginano mai completamente .
ibidem

Per anni, ho fatto di tutto per diventare leggera come una farfalla. E ci sono quasi riuscita. In termini di chili, s’intende. Perché per il resto, la vita è stata spesso «troppo pesante». È stato pesante dover essere la più brava. È stato pesante cercare sempre di adattarmi alle aspettative altrui.
Michela Marzano, Volevo essere una farfalla, 2011

Basta allora con tutti questi luoghi comuni che dicono che «le anoressiche» rifiutano il mondo, mentre «le bulimiche» si lascerebbero andare al magma delle pulsioni! Non esistono le anoressiche e le bulimiche. Esistono solo tante persone che utilizzano il cibo per dire qualcosa. Che non sanno più bene come e quando «aprirsi» o «chiudersi» al mondo.
Michela Marzano, Volevo essere una farfalla, 2011

Che cosa c'è / che cosa non va dentro te / sei splendida / seduta su quella seggiola / ma nei tuoi occhi blu / non ti ci senti più / sei così bella sai perché / non c'è nessuna come te / unica al mondo solo tu / ma non ti basta vuoi di più / vedrai ti butterai / sembra banale che ne sai / sei bella tanto bella sei / non lo dimenticare mai / lascia che sia / solo una piccola bugia / pensaci su / prova a mangiare un po' di più / su quella bilancia là / c'è forse anche l'anima.
Paola e Chiara, Bella, !997 [1]

Sei così bella sai perché / non c'è nessuna come te / sei così bella adesso che / ti volti e scoppi a ridere / lo sai ti spegnerai / se questo è il bene che ti vuoi / ma tu difenditi se puoi / il buio non perdona mai.
Paola e Chiara, Bella, !997

Ogni volta che la presenza corporea non può esprimersi nel mondo come le "piace", è costretta a trattenersi e a ripiegarsi su di sé; non è tanto un "ingorgo della libido" ciò che si produce, ma una mancata presenza. Non osando assumere una presenza in quel mondo primitivo costituito dal proprio ambito familiare, l'anoressica rifiuta di assumere il suo corpo, e perciò non lo alimenta, e a poco a poco lo distrugge.
Willy Pasini, Claude Crépault, Umberto Galimberti, L'immaginario sessuale, 1987

Come in certi anacoreti biblici e nelle anoressiche moderne, il piacere di deprivarsi e il dominio nel dire di no supera i piaceri che possiamo sperimentare noi comuni mortali.
Willy Pasini, Volersi bene, volersi male, 1993

Il cibo non è per le anoressiche affatto negativo come cosa in sé, [...] ma è amabile, desiderabile, interessante, importante, continuamente presente allo spirito [...]. È l'atto di cibarsi che è divenuto pericoloso e angoscioso. Nessuna azione, neppure un delitto, assume per l'anoressica un significato di autodegradazione e sconfitta quanto il satollarsi.
Mara Selvini Palazzoli, L'anoressia mentale, 1981

Libro consigliato da Aforismario
Volevo essere una farfalla
Come l'anoressia mi ha insegnato a vivere
Autrice: Michela Marzano
Editore: Mondadori, 2011

L’anoressia non è come un raffreddore. Non passa così, da sola. Ma non è nemmeno una battaglia che si vince. L’anoressia è un sintomo. Che porta allo scoperto quello che fa male dentro. La paura, il vuoto, l’abbandono, la violenza, la collera. È un modo per proteggersi da tutto ciò che sfugge al controllo. Anche se a forza di proteggersi si rischia di morire. Io non sono morta. Oggi ho quarant'anni e tutto va bene. Perché sto bene. Cioè... sto male, ma male come chiunque altro. Ed è anche attraverso la mia anoressia che ho imparato a vivere. Anche se le ferite non si rimarginano mai completamente. In questo libro racconto la mia storia. Pensavo che non ne avrei mai parlato, ma col passare degli anni parlarne è diventata una necessità. Per mostrare chi sono e che cosa penso. Perché, forse, senza quella sofferenza non sarei diventata la persona che sono oggi. Probabilmente non avrei capito che la filosofia è soprattutto un modo per raccontare la finitezza e la gioia. Gli ossimori e le contraddizioni. Il coraggio immenso che ci vuole per smetterla di soffrire e la fragilità dell’amore che dà senso alla vita.

Note
  1. Il brano Bella è dedicato da paola e Chiara a una loro amica affetta da anoressia nervosa.
  2. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Digiuno

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