2016-04-21

Eutanasia - Frasi sulla "Buona Morte"

Raccolta degli aforismi più interessanti e delle frasi più significative sull'eutanasia, termine che deriva dal greco e che, letteralmente, significa "buona morte". Anticamente il termine "eutanasia" era usato, in senso filosofico, per designare l'accettazione della morte con spirito sereno, come componente naturale dell'esistenza. Oggi il termine è usato per indicare l'atto di porre deliberatamente termine alla vita di una persona al fine di farle evitare lunghi periodi di sofferenza o di agonia, causate da malattie incurabili. A seconda del metodo adottato per provocare, in modo indolore, la morte, si ha un'eutanasia passiva, che si ottiene con la sospensione dei trattamenti medici che mantengono artificialmente in vita il paziente, o un'eutanasia attiva, che viene provocata attraverso la somministrazione di appositi farmaci.
Su Aforismario trovi anche una raccolta di citazioni correlata a questa sul suicidio.
Il diritto di vivere, inteso come fonte di tutti i diritti,
in determinate circostanze include anche il diritto di morire. (Hans Jonas)
Eutanasia
© Aforismario

Poiché la tua vita appartiene a te, solo a te spetta decidere quando e come porvi fine. È un diritto personale inalienabile, che fonda ogni altro diritto e senza il quale ogni altro diritto può essere revocato in dubbio.
Paolo Flores d'Arcais, su L'espresso, 2006

Anche la morte può perdere il suo connotato di «punizione estrema» e diventare quasi un «premio», una consolazione, per chi si trova in una situazione insopportabile. Una via di fuga da un'esistenza non più accettabile.
Piero Angela, Premi e punizioni, 2000

Se ufficialmente l'eutanasia oggi ha ancora pochi riconoscimenti, e non può essere praticata negli ospedali, al riparo dello scudo familiare probabilmente i casi non sono infrequenti.
Piero Angela, Premi e punizioni, 2000

Io reputo che ufficio del medico sia di rendere la salute e di alleviare le sofferenze e i dolori, non solo quando questo sollievo può condurre alla guarigione, ma anche quando può servire a procurare una morte dolce e calma. Al contrario i medici si fanno una specie di scrupolo e di religione di tormentare ancora il malato allorquando la malattia è senza speranza; a mio avviso invece, essi dovrebbero possedere tanta abilità da addolcire colle loro mani le sofferenze e l’agonia della morte.
Francis Bacon, Sull'utilità e il progresso del sapere, 1605

Dal "birth-control" al "death-control", che si giustizino le persone o le si obblighino a sopravvivere - e la proibizione di morire è la forma caricaturale, ma logica, del progresso della tolleranza - l'essenziale è che la possibilità di decidere venga loro sottratta, che non siano mai libere della loro vita e della loro morte, ma che muoiano e vivano su vidimazione sociale.
Jean Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, 1976

Allo stesso modo che la morale ordina: 'Non ucciderai', oggigiorno essa ordina: 'Non morirai'.
ibidem

La maledizione del dover morire dovrà diventare una benedizione: che si possa ancora morire quando vivere è insopportabile.
Elias Canetti, La provincia dell'uomo, 1973

Quando la guerra si faceva col cavallo, quasi sempre toccava al cavaliere dare il colpo di grazia (questa parola è pregnante: di grazia, grazioso è chi lo dà) alla cavalcatura ferita e rantolante. E anche nella guerra senza cavallo l’eutanasia è una delle poche leggi umane, non scritte, non dell’Aja, che sopravvivono: si finisce il compagno, l’amico, il sottoposto che implora l’unica grazia, l’unico atto pietoso di cui ha ancora bisogno.
Guido Ceronetti, La carta è stanca, 1976

Ci sono dolori che possono calmare soltanto dosi molto elevate, così elevate da risultare mortali, di stupefacenti. Chi le pretende, per sé o per qualcuno che ama, ha certo più ragione di chi gliele nega.
Guido Ceronetti, La carta è stanca, 1976

Per il medico ci sono infinite opportunità di abbreviare o troncare una pena senza speranza, e c'è anche il trapanante dovere di non trascurarle.
ibidem

Sono particolarmente temibili le grandi organizzazioni sanitarie, gli ospedali dove, per latitanza della pietà e della legge, non è concesso di morire. Bisogna lottare, lottare strenuamente, per morire in casa, con medici e familiari che capiscano il nostro diritto di morire quando è l'ora di morire.
Guido Ceronetti, La carta è stanca, 1976

Beate epoche e società in cui la naturale condanna a vivere non è accompagnata dalla costrizione sociale, anche, a vivere. Adesso, qui, non so se in tutto l’emisfero, ci martellano in testa il dovere di
vivere, e prediche e pungoli molesti, e ricatti morali incessanti non fanno che ripetere questo fino a un trabocco di nausea, per chi conosca e patisca la vita, e la troppo lunga vita. Con questo imbestialito e glaciale imporre il vivere ad ogni costo si contribuisce fortemente all'agitarsi senza fine di un simulacro, di una larva di vita, che mai potrà farsi, per nessuno, vita. Chissà se, vista da un altro luogo, si domandava Euripide, non la si chiami morte questa nostra vita?
Guido Ceronetti, Insetti senza frontiere, 2009

L’incubo non è nella morte, ma nel morire cui ci condannano.
Luca Coscioni, Il maratoneta, 2002

L’eutanasia è una dura realtà e come tale va regolamentata senza ipocrisie.
ibidem

Essere contrari all'eutanasia significa essere favorevoli alla "pena di vita".
Liomax D'Arrigo, Pensierini... ovvero aforismi, 2011

Eutanasia: un comportamento attivo od omissivo da parte di un soggetto finalizzato a una morte indolore di un altro soggetto, assecondandone la sua volontà espressa e consapevole, data contestualmente o anticipata, per liberarlo, in occasione di grave malattia irreversibile e senza speranza di vita, da insopportabili sofferenze o per aiutarlo a porre fine a una vita ritenuta non più dignitosa.
Lorenzo D’Avack, in AA. VV., Testamento biologico, 2006

Chi muove da una concezione personalistica ritiene che la vita non sia semplice animazione della materia e che questa si identifichi con il rispetto dell’individuo, della ragione, della sua dignità e libertà. Pertanto, il problema dell’eutanasia non mette in gioco il valore della vita che prolifera ovunque, ma il valore dell’individuo, dell’uomo che in certe condizioni può non ritenersi più degno di sé e può quindi sentirsi in diritto di decidere di porre fine a un’esistenza in cui non si riconosce più, che vede tradursi in un processo biologico che, grazie all'assistenza tecnica, procede nella sua anonima irreversibilità.
Lorenzo D’Avack, in AA. VV., Testamento biologico, 2006

Io sono favorevole all'eutanasia anche per quelli che stanno bene in salute.
Luciano De Crescenzo, I pensieri di Bellavista, 2005

Io non ho paura della morte... al limite mi scoccia. Ho paura, invece, come tutti immagino, del dolore. Finché l'estremo saluto sarà come uno spegnersi della luce, mi sta ancora bene: che venga pure quando vuole. Il dolore no, quello, se possibile, lo vorrei evitare. E a quel punto mi andrebbe d'incanto l'eutanasia! A mio avviso, un paese davvero civile dovrebbe consentirla per legge.
Luciano De Crescenzo, La distrazione, 2000

Voglio andarmene quando lo voglio "io". È di cattivo gusto prolungare artificialmente la vita.
Albert Einstein, in Alice Calaprice, Pensieri di un uomo curioso, 1996

La cultura moderna che nega la morte ha abbracciato anche il mondo della medicina che molto spesso non riconosce i limiti dei trattamenti della malattia, non ascolta, non ha attenzione al dolore.
Serena Foglia, Il posto delle fragole, 1999

Il medico nella sua formazione non riceve nessuna nozione per ciò che riguarda il processo del morire e raggiunge la laurea avendo come sogno o obbiettivo il successo terapeutico, inoltre ha un concetto di sacralità della vita anche quando questa per il malato nella sua fase terminale è solo dolore e sofferenza
Serena Foglia, Il posto delle fragole, 1999

L’eutanasia non è suicidio, perché nel suicidio la pulsione di morte ha il sopravvento sulla pulsione di vita, mentre nel caso dell’eutanasia non siamo in presenza di una devastante pulsione di morte, ma di una voglia di vivere che però al soggetto pare insostenibile per le condizioni in cui versa la sua
vita, resa possibile solo dalle macchine che sostengono il suo organismo.
Umberto Galimberti, Il segreto della domanda, 2008

La tecnica ha creato un tempo intermedio tra la vita e la morte, dove una vita organica si protrae o in assenza di una vita cognitiva o in conflitto con la capacità di sopportazione del paziente, che in questo caso chiede di essere aiutato a morire. Di eutanasia si può parlare solo in questo secondo caso in cui si asseconda la libera volontà espressa da un malato di porre fine alla sua esistenza quando si verificano alcune condizioni che la rendono insopportabile.
Umberto Galimberti, Il segreto della domanda, 2008

Il problema dell’eutanasia non mette in gioco il valore della “vita” che prolifera ovunque, ma il valore dell’“individuo” che, in certe condizioni, può non ritenersi più degno di sé, e può quindi sentirsi in diritto di decidere di por fine a un’esistenza quando questa ha assunto i tratti di un puro processo biologico che, grazie all'assistenza tecnica, procede nella sua anonima irreversibilità.
Umberto Galimberti, Il segreto della domanda, 2008

La scienza fa benissimo ad attenersi rigorosamente al suo sguardo, perché altrimenti salterebbero tutti i suoi metodi, ma malissimo faremmo noi ad abbassare il nostro sguardo sulla vita e sulla morte a livello dello sguardo scientifico. Perderemmo nell’ordine: la nozione di “persona” a favore di quella di “organismo”, la nozione di “individuo” a favore di quella di “genere”, la nozione di “vita” ridotta a semplice prolungamento del proprio “quantitativo biologico”. E dimenticheremmo che la vita è essenzialmente biografia, reperimento di un senso, spazio di libertà e di decisione. Misconoscere queste caratteristiche significa non riconoscere l’uomo e la sua differenza essenziale rispetto agli animali, le piante, le cose.
Umberto Galimberti, Il segreto della domanda, 2008

È dovere di un medico prolungare la vita e non è suo dovere prolungare il processo della morte.
Thomas Jeeves Horder, Discorso alla Camera dei Lord, 1936
La maledizione del dover morire dovrà diventare una benedizione:
che si possa ancora morire quando vivere è insopportabile. (Elias Canetti)
Il diritto di vivere, inteso come fonte di tutti i diritti, in determinate circostanze include anche il diritto di morire.
Hans Jonas, Il diritto di morire, 1985

Il diritto di morire non ha a che fare con il suicidio. L’essere in presenza di una malattia incurabile come causa di morte ci consente di distinguere tra il non contrastare la morte e il suicidarsi, tra il lasciarsi morire e il provocare la morte.
Hans Jonas, Tecnica, medicina ed etica, 1985

Bisogna avere almeno una certezza: quella di rimanere padrone della propria morte e di essere in grado di scegliere l'ora e i mezzi.
Milan Kundera, Il valzer degli addii, 1972

In confronto agli esseri umani, un cane non ha molti privilegi ma uno di questi consiste in ciò: nel suo caso l’eutanasia non è proibita dalla legge; l’animale ha diritto a una morte misericordiosa.
Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, 1984

Senza una vita dignitosa non è possibile una morte dignitosa.
Hans Küng, Della dignità del morire, 1995

La lotta contro il dolore è un'usura. Consentire alla sofferenza è un suicidio lento. Perché i grandi dolori, anche quando tacciono, mai restano muti.
René Leriche, Chirurgia del dolore, 1937

Essere tenuti in vita a forza è un orrore. È peggio della morte stessa.
Mina, su Vanity Fair, 2014

Quando un invalido, per qualunque motivo lo sia, non ha più la forza di sopportare le sofferenze fisiche e morali che l'invalidità gli procura, e senza speranza di sollievo se non quello procurato dagli analgesici, ha il diritto di esigere dal medico il mezzo per abbreviare questa Via Crucis; e il medico ha il dovere di fornirglielo.
Indro Montanelli, su Corriere della Sera, 2000

Una morte dignitosa è un diritto di libertà.
Indro Montanelli, su la Repubblica, 2000

Nessuno contesta il diritto di ognuno a disporre della sua vita, non vedo perché gli si debba contestare il diritto a scegliere la propria morte.
Indro Montanelli, su la Repubblica, 2000

Se noi abbiamo un diritto alla vita, abbiamo anche un diritto alla morte. Sta a noi, deve essere riconosciuto a noi il diritto di scegliere il quando e il come della nostra morte.
Indro Montanelli, Conferenza stampa dei Radicali, 2001

Se qualcuno non solo è incurabile, ma anche oppresso da continue sofferenze, allora i sacerdoti e i magistrati, dato che non è più in grado di rendersi utile e la sua esistenza, gravosa per gli altri, è per lui solo una fonte di dolore (e quindi non fa che sopravvivere alla propria morte), lo esortano affinché si decida a non prolungare oltre quel male pestilenziale. Rendendosi conto che la vita gli procura solo dolore, non si sottragga alla morte, ma si faccia coraggio e si liberi da solo da quella vita piena di tormenti come da una prigione o da una tortura, oppure lasci che qualcuno lo faccia per lui. In questo modo si dimostrerà saggio, perché non perderà alcun bene ma si libererà di una sofferenza.
Thomas More, Utopia, 1516

Prescindendo dalle istanze che la religione pone, si può ben chiedere: perché dovrebbe essere più lodevole per un uomo invecchiato, che sente il declino delle proprie forze, attendere la propria lenta consunzione e il disfacimento, che non porre termine in piena coscienza alla propria vita? In questo caso il suicidio è un’azione del tutto naturale e a portata di mano, che, come vittoria della ragione, dovrebbe giustamente suscitare rispetto: e lo ha anche suscitato, in quei tempi in cui i capi della filosofia greca e i più forti patrioti romani solevano morire dandosi la morte da sé. Al contrario la brama di continuare a trascinarsi di giorno in giorno, fra angosciose consultazioni mediche e in penosissime condizioni di vita, di giungere, senza forze, ancor più vicino al termine della propria vita, è molto meno rispettabile. Le religioni sono ricche di scappatoie contro l’istanza del suicidio. Con esse si ingraziano coloro che sono innamorati della vita.
Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male, 1886

In una determinata condizione è indecoroso continuare a vivere più a lungo. Il continuare a vegetare in vile dipendenza dai medici e dalle loro pratiche, dopo che è andato perduto il senso della vita, il diritto alla vita, dovrebbe attirare su di sé, nella società, un profondo disprezzo. I medici, dal canto loro, dovrebbero essere i mediatori di questo disprezzo - non ricette, ma ogni giorno una nuova dose di nausea di fronte ai loro pazienti.
Friedrich Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli, 1888

Morire con fierezza, se non è più possibile vivere con fierezza. La morte scelta di propria volontà, la morte attuata al momento giusto, in chiarezza e serenità, in mezzo a figli e testimoni: cosicché sia ancora possibile un reale congedo, quando colui che si accomiata è ancora presente, come pure una reale valutazione di quel che si è raggiunto e voluto, una somma della vita - tutto ciò in antitesi alla miseranda e orribile commedia che il cristianesimo ha fatto dell'ora finale.
Friedrich Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli, 1888

La medicina dovrebbe studiare piuttosto il modo di far cessare il dolore, che la malattia; più di far meno patire, che di molto far vivere. Pur di salvare un malato, lo si rende impotente e infelice. Nessuno sa fare il dono d'un grammo di stricnina a un cieco, a un paralitico, a un idiota. Bisogna pensare che la vita che i dottori ci rendono non vale più della morte cui saremmo andati incontro. Ma il chirurgo non si pone questo problema; nell' operazione egli vede più la soddisfazione personale di trionfare sul male che il bene del malato. Ancora non si è riusciti a concepire la morte come una cloroformizzazione con effetti più durevoli ed efficaci.
Giuseppe Prezzolini, Il Centivio, 1906

Per far piacere all'arcivescovo − e al suo Dio, se egli ne è fedele rappresentante − i malati terminali di tumore devono subire mesi di agonia del tutto inutile, tranne nel caso in cui i loro dottori o infermieri siano abbastanza umani da rischiare un’accusa di omicidio. Trovo davvero difficile concepire un Dio che tragga piacere dal contemplare questo genere di torture; e se ci fosse davvero un Dio capace di tale volontaria crudeltà io lo considererei indegno di ogni venerazione.
Bertrand Russell, Rassegna di spazzatura intellettuale, 1943
Ci sarà sempre una speranza a questo mondo
fin quando ci sarà concesso di morire. (Giovanni Soriano)
La vita non sempre va conservata: il bene, infatti, non consiste nel vivere, ma nel vivere bene.
Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio, ca. 62/65

Il saggio vivrà quanto deve, non quanto può. Osserverà dove gli toccherà vivere, con chi, in che modo e che cosa dovrà fare. Egli bada sempre alla qualità della vita, non alla lunghezza.
Lucio Anneo Seneca, ibidem

Non importa morire presto o tardi, ma morire bene o male; morire bene significa sfuggire al pericolo di vivere male.
Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio, ca. 62/65

Una vita più lunga non è necessariamente migliore, ma una morte attesa più a lungo è senz'altro peggiore.
Lucio Anneo Seneca, ibidem

Troverai anche uomini che hanno fatto professione di saggezza e sostengono che non si debba fare violenza a sé stessi; per loro il suicidio è un delitto: bisogna aspettare il termine fissato dalla natura. Non si accorgono che in questo modo si precludono la via della libertà? Averci dato un solo ingresso alla vita, ma diverse vie di uscita è quanto di meglio abbia stabilito la legge divina. Dovrei aspettare la crudeltà di una malattia o di un uomo, quando posso invece sottrarmi ai tormenti e stroncare le avversità?
Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio, ca. 62/65

La peggiore delle tirannidi non è quella che uccide i suoi sudditi: è quella che arriva a impedire loro perfino di uccidersi.
Adriano Sofri, su la Repubblica, 2008

Ci sarà sempre una speranza a questo mondo fin quando ci sarà concesso di morire.
Giovanni Soriano, Maldetti, 2007

Si dovrebbe morire soltanto quando lo si desidera e continuare a vivere finché ne vale la pena.
Giovanni Soriano, Finché c'è vita non c'è speranza, 2010

Molto peggio della morte è giungerci soffrendo.
ibidem

In Paesi clericali come l’Italia, dove l’eutanasia non è soltanto vietata, ma considerata con orrore dall'ipocrisia cattolica imperante, in casi estremi – come potrebbe essere la possibilità di rimanere paralizzati per anni in un letto di sofferenza – non resta che mandare tutti affanculo, a cominciare da preti e moralisti, e gettarsi da una finestra. Monicelli insegna.
Giovanni Soriano, Malomondo, 2013

Se l’eutanasia è incompatibile con i principi del buon esercizio della pratica medica, infliggere una terapia per il mantenimento in vita con il solo risultato di aumentare la sofferenza del paziente è altrettanto deplorevole.
Maurizio de Tilla, in AA. VV., Testamento biologico, 2006

Se l’argomento più convincente a favore dell’eutanasia è alleviare la persona da inutili sofferenze, gli oppositori dell’eutanasia sbagliano nella difesa a oltranza del mantenimento in vita di un paziente, anche a costo di infliggergli terribili sofferenze.
Maurizio de Tilla, in AA. VV., Testamento biologico, 2006

In una visione laica della vita, la decisione di concludere l’esistenza con un atto che abbia luogo in modo umanitario ma razionale, è una soluzione comprensibile quando il dolore fisico e morale non permettono più di onorare la vita pienamente.
Umberto Veronesi, in Serena Foglia, Il posto delle fragole (prefazione), 1999

Scegliere l'eutanasia non è un gesto facile: è e va intesa come un atto estremo che va considerato con discrezione, va deciso nel segreto delle proprie coscienze, senza clamore e senza prescindere dalle proprie concezioni etiche e morali.
Umberto Veronesi, in Serena Foglia, Il posto delle fragole (prefazione), 1999

Ogni uomo è libero di scegliere il proprio destino e anche di decidere di porre fine alla propria vita, se le sofferenze diventano intollerabili al punto di ridurre sotto la soglia di accettabilità il livello della dignità umana.
Umberto Veronesi, Da bambino avevo un sogno, 2002

Per non arrivare all'eutanasia, passiva o attiva che sia, c'è un fondamentale obiettivo da raggiungere: prevenire il desiderio di morte facendo il possibile perché il malato, in particolare il malato terminale, non arrivi a un tale stato di sofferenza. Se è curato bene, difficilmente il paziente chiede di morire. Se è curato con affetto, con amore, senza dolore, non chiederà la buona morte.
Umberto Veronesi, Da bambino avevo un sogno, 2002

È diritto dell'uomo chiedere la morte, se è stato colpito da una malattia inguaribile e irreversibile? La risposta non può essere che affermativa, perché la vita è un diritto, e non un dovere.
Umberto Veronesi, Il diritto di non soffrire, 2011

L'eutanasia non è la somministrazione della morte, ma è una delle cure di fine vita.
ibidem

Come il suicidio non è perseguibile penalmente se la persona che l'ha tentato resta in vita, così l'eutanasia deve essere depenalizzata. Perché l'eutanasia, pur essendo giuridicamente un omicidio, ha un significato esattamente opposto.
Umberto Veronesi, Il diritto di non soffrire, 2011

L'eutanasia è un pietoso atto d'amore, l'accanimento terapeutico un atto d'odio.
ibidem

È ora di porre fine agli schieramenti. Non si tratta di essere «pro vita» oppure, al contrario, di sostenere l'eutanasia. Si tratta, semmai, di considerare lecita l'anticipazione della morte, se questa è la libera decisione di un essere umano gravemente sofferente.
Umberto Veronesi, Il diritto di non soffrire, 2011

Il dolore inutile è indecente e antiumano.
ibidem

Vista dalla parte di chi esaudisce la richiesta, l'eutanasia ha lo scopo non di dare la morte, ma di togliere la sofferenza e il dolore.
Umberto Veronesi, Il diritto di non soffrire, 2011

La maggior parte delle persone non ha paura della morte, perché è inevitabile e perché è il naturale termine del nostro ciclo biologico, ma ha paura della sofferenza e del dolore che spesso precede il termine dell'esistenza.
Umberto Veronesi, Il diritto di non soffrire, 2011

In passato c'era la paura di morire anzitempo. Oggi c'è quella di sopravvivere oltre il limite naturale della vita, in una condizione artificiale, priva di coscienza e di vita di relazione.
Umberto Veronesi, su Corriere della sera, 2008

Libro consigliato da Aforismario
Il diritto di non soffrire
Cure palliative, testamento biologico, eutanasia
Autore: Umberto Veronesi
Curatore: Luigi Bazzoli
Editore: Mondadori

Io penso che sia necessaria una nuova definizione del termine «eutanasia». Non c'è una vera differenza tra «lasciar morire» (interrompendo l'accanimento terapeutico), «aiutare a morire» (sedando il male e il dolore con dosi sempre più elevate di oppiacei) e «provocare il morire» (somministrando un farmaco o un'iniezione letali). Tutti e tre questi percorsi sfociano, infatti, nella morte. Chiesta o cercata; solo perché la sofferenza ha toccato limiti insopportabili, che sviliscono ogni dignità umana. È diritto dell'uomo chiedere la morte, se è stato colpito da una malattia inguaribile e irreversibile? La risposta non può essere che affermativa, perché la vita è un diritto, e non un dovere. Scegliere la morte per evitare sofferenze intollerabili fa parte dei diritti inalienabili della persona, e non si può affermare che la vita è un bene «non disponibile» da parte dell'individuo senza negare il concetto stesso di libertà, sottoponendolo a categorie morali che non possono che essere collettive, e che quindi, di fatto, cancellano l'individuo e negano la sua libera autodeterminazione.

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Suicidio - Vita e Morte

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