2016-05-05

Schizofrenia e Psicosi - Frasi su Schizofrenici e Psicotici

Raccolta degli aforismi più interessanti e delle frasi più significative sulla schizofrenia e sulle psicosi.
Con il termine "psicosi" si indica un insieme di gravi disturbi psichici caratterizzati fondamentalmente da: origine che può essere organica o psicogena; disgregazione della personalità; alterazione del senso della realtà; disadattamento sociale; presenza di allucinazioni o deliri. Lo studio delle cause che stanno alla base delle psicosi rappresenta uno dei problemi più complessi dell'intera psichiatria a cui, ancora oggi, non si è riusciti a dare soluzioni certe. Molti sono i fattori chiamati in causa, e l'unica certezza sembra essere che nessuno di essi preso singolarmente è di per sé sufficiente a produrre una psicosi, ma che occorrano diversi fattori che interagiscono tra loro in maniera e in misura differente da caso a caso. I principali di questi fattori sono di carattere ereditario, biologico, relazionale e psichico.
Tra le forme più gravi di psicosi vi è la schizofrenia. Il termine, coniato dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler nel 1908, deriva dal greco schizo cioè "scissione" e phren "cervello", letteralmente: "scissione mentale". Non bisogna però confondere, come spesso accade, la schizofrenia con la "doppia personalità" o il disturbo di personalità multipla; il termine, in origine, intendeva descrivere l'apparente dissociazione tra le diverse facoltà mentali (personalità, pensiero, memoria, percezione) che si presentava nei soggetti con schizofrenia. I sintomi più comuni sono: allucinazioni uditive, deliri di tipo paranoide, disorganizzazione del pensiero o del linguaggio, appiattimento affettivo. Secondo la classica e articolata definizione dello psichiatra Eugen Bleuler, "con il termine demenza precoce o schizofrenia designiamo un gruppo di psicosi a decorso a volte cronico a volte invece caratterizzato da attacchi intermittenti, che può arrestarsi o regredire in qualsiasi stadio ma che non permette una completa restitutio ad integrum. La malattia è caratterizzata da un tipo specifico di alterazione del pensiero, dell’affettività e delle relazioni con il mondo esterno che non si ritrova con queste particolari caratteristiche in altri disturbi. [...] I processi associativi spesso funzionano con semplici frammenti di idee e di concetti. Ciò comporta associazioni che gli individui normali valutano come scorrette, bizzarre e assolutamente imprevedibili [...] Nei casi più gravi le espressioni emotive e affettive sembrano completamente mancanti. Nei casi più lievi possiamo notare solo che l’intensità delle reazioni emozionali non è proporzionata ai vari eventi che hanno causato queste reazioni. [...] L’affettività può anche essere qualitativamente anormale, vale a dire inadeguata rispetto ai processi intellettivi coinvolti. In aggiunta ai segni, spesso discussi, di cosiddetto deterioramento molti altri sintomi sono riscontrabili nella maggioranza dei casi ospedalizzati, quali i deliri, le allucinazioni, la confusione, lo stupore, le fluttuazioni dell’umore di tipo maniacale o depressivo e i sintomi catatonici. (Dementia Praecox oder die Gruppe der Schizofrenien, 1911). La schizofrenia, per la sua complessità, è tra i disturbi mentali più studiati e discussi; secondo lo psichiatra Thomas Szasz: "La schizofrenia è un termine definito in modo così vago che, in pratica, è possibile applicarlo a quasi tutti i tipi di comportamento disapprovati da chi lo utilizza. Sarebbe perciò impossibile passare in rassegna la fenomenologia, come lo sarebbe per quella dell'eresia".
Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa sulla differenza tra nevrosi e psicosi, sulla psichiatria e sul manicomio.
La schizofrenia non si può comprendere
se non si comprende la disperazione. (Ronald Laing)
1. Schizofrenia
© Aforismario

Lo schizofrenico è un'isola, una monade chiusa in una cella dell'esistere, in una prigione del mondo. In isolamento perché così può ancora respirare.
Vittorino Andreoli, Il lato oscuro, 2002

Uno schizofrenico abbiente, ricoverato in una casa di cura privata, avrà una prognosi diversa da quella dello schizofrenico povero, ricoverato con l'ordinanza in ospedale psichiatrico. Ciò che caratterizzerà il ricovero del primo, non sarà soltanto il fatto di non venire automaticamente etichettato come un malato mentale "pericoloso a sé e agli altri e di pubblico scandalo", ma il tipo di ricovero di cui gode lo tutelerà dal venire destorificato, separato dalla propria realtà. 
Franco Basaglia, L'istituzione negata, 1968

Noi oggi mettiamo in evidenza che ogni situazione che ci viene portata è una "crisi vitale" e non una "schizofrenia", ovvero una situazione istituzionalizzata, una diagnosi. Allora noi vedevamo che quella "schizofrenia" era espressione di una crisi, esistenziale, sociale, famigliare, non importa, era comunque una "crisi". Una cosa è considerare il problema una crisi e una cosa è considerarlo una diagnosi, perché la diagnosi è un oggetto mentre la crisi è una soggettività.
Franco Basaglia, Conferenze brasiliane, 1979 (a cura di Franca Ongaro Basaglia e Maria Grazia Giannichedda, 2000) [4]

È ovvio che uno schizofrenico è uno schizofrenico, ma innanzitutto è un uomo che ha bisogno di affetto, di denaro e di lavoro; è un uomo totale, e noi dobbiamo rispondere non alla sua schizofrenia ma al suo essere sociale e politico.
Franco Basaglia, ibidem

Nutrito con sangue di schizofrenico, il ragno tesse tele impazzite (Nicolas Bercel, Araignées schizophrènes, in «La Presse Médicale», maggio 1957). La civiltà umana dominante è oggi un gigante schizofrenico che inocula il suo sangue, metodicamente, a tutta la natura vivente; e il ragno Terra fabbrica disperate e sempre più fragili le tele su cui poggiamo i nostri piedi di ferro, i nostri piedi di pazzi omicidi.
Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo, 1979

Per la schizofrenia è come per l’amore: non c’è alcuna specificità né entità schizofrenica.
Gilles Deleuze e Félix Guattari, L'Anti-Edipo, 1972

Ormai gli psichiatri possono ritenere per certo che, almeno teoricamente, è possibile stabilire un rapporto medico-paziente col paziente schizofrenico. Nei casi in cui ciò appaia impossibile, il motivo risiede nelle difficoltà personali del medico e non già nella psicopatologia del paziente.
Frieda Fromm-Reichmann, Alcuni aspetti di psicoterapia psicoanalitica con schizofrenici, 1952

Come la pazzia, in un certo senso elevato, è l'inizio di ogni sapienza, così la schizofrenia è l'inizio di tutte le arti, di ogni fantasia. 
Hermann Hesse, Il lupo della steppa, 1927

Così come una perla nasce dal difetto d’una conchiglia, la schizofrenia può far nascere opere incomparabili. E come non si pensa alla malattia della conchiglia ammirandone la perla, così di fronte alla forza vitale di un’opera non pensiamo alla schizofrenia che forse era condizione della sua nascita.
Karl Jaspers, Genio e follia, 1922 [1]

Il fatto che un malato non pervenga a completa coscienza del suo stato è uno degli indizi della schizofrenia; se esiste questa cognizione non si potrà essere certi, almeno a prima vista, di trovarsi di fronte a un processo schizofrenico. 
Karl Jaspers, Genio e follia, 1922

La schizofrenia non è creativa in sé: infatti, ci sono pochi schizofrenici come Hölderlin o Van Gogh. La personalità, il talento preesistono alla malattia, ma non hanno la stessa potenza. In queste personalità la schizofrenia è la condizione, la causa possibile perché si aprano queste profondità.
Karl Jaspers, Genio e follia, 1922

Non ci sono passaggi tra i fenomeni specifici creati da un processo schizofrenico e la normale vita psichica. Sintomi all’apparenza più spettacolari, per esempio quelli dell’isteria, possono sembrare a prima vista molto più “pazzi” dei fenomeni di tipo schizofrenico.
Karl Jaspers, Genio e follia, 1922 [1]

“Schizofrenia” non è un concetto ben determinato, ma infinitamente ricco di sfumature, e prende connotazioni differenti in contesti diversi. Da una parte, designa tutti i processi irreversibili (eccetto malattie dovute a lesioni cerebrali); dall'altra, un carattere particolare della vita psichica, un mondo di strane esperienze, che bisogna comprendere con un metodo psico-fisiologico. 
Karl Jaspers, Genio e follia, 1922

Si può tentare di immedesimarsi nella psiche schizofrenica attraverso le nostre esperienze: ma non sarà che un tentativo; non si deve mai dimenticare che rimarrà sempre un resto inaccessibile, inconoscibile, ciò che il linguaggio comune chiama appunto “la follia”.
Karl Jaspers, Genio e follia, 1922 [1]

"Schizofrenico" è il termine convenzionale con cui si designano le persone che hanno certi comportamenti causati - secondo alcuni - da una ipotetica malattia detta appunto schizofrenia. Su quali siano i comportamenti che definiscono "lo schizofrenico" non esiste una piena chiarezza, né una concordanza fra le varie scuole psichiatriche.
Giovanni Jervis, Manuale critico di psichiatria, 1975

Nei testi di psichiatria la schizofrenia viene di solito trattata come una misteriosa malattia che "colpisce" l'individuo, e non - come sarebbe più corretto - come un insieme di comportamenti, di esperienze, di stati d'animo che riguardano direttamente la vita dell'individuo e gli appartengono.
Giovanni Jervis, Manuale critico di psichiatria, 1975

La schizofrenia è la psicosi per eccellenza, e la più difficile e complessa da capire. Essa è caratterizzata da un disturbo delle capacità di contatto e di rapporto interpersonale; dalla conservazione di una intelligenza e di una coscienza lucidi; dalla perdita di una chiara immagine di sé, del proprio corpo, del proprio ruolo nel gruppo di appartenenza e nella società; e dalla frequente comparsa di deliri e di allucinazioni.
Giovanni Jervis, Manuale critico di psichiatria, 1975

Guardare e ascoltare un paziente e vedere in lui i «segni» della schizofrenia come «malattia», e guardarlo e ascoltarlo semplicemente come essere umano, sono due cose radicalmente diverse.
Ronald Laing, L'io diviso, 1960 [2]

È possibilissimo [...] sapere pressappoco tutto quello che si può sapere sulla psicopatologia della schizofrenia, cioè sulla schizofrenia come malattia, senza per questo essere in grado di capire un solo schizofrenico. Quei dati di conoscenza, infatti, sono in realtà tutti modi di non capirlo.
Ronald Laing, L'io diviso, 1960

Il centro dell'esperienza schizofrenica è destinato a rimanerci incomprensibile, fin tanto che noi siamo sani di mente e lui no. Ma di una cosa certamente lo schizofrenico non ha bisogno né desiderio: del nostro sforzo di raggiungerlo e comprenderlo restando però nel nostro mondo, e giudicandolo col criterio delle nostre categorie, alla cui altezza egli non potrà mai essere.
Ronald Laing, L'io diviso, 1960 [2]

La mente ammalata dello schizofrenico può permettergli di vedere delle cose che non possono entrare nella mente intatta, ma non aperta, di molte persone sane.
Ronald Laing, L'io diviso, 1960

La schizofrenia non si può comprendere se non si comprende la disperazione.
ibidem

Le cose dette e fatte da uno schizofrenico sono destinate a restare, essenzialmente, assurde e inspiegabili se non si comprende il loro contesto esistenziale.
Ronald Laing, L'io diviso, 1960 [2]

Lo schizofrenico è un uomo senza speranza.
ibidem

Lo schizoide ha terrore di un rapporto dialettico vivo e reale con gente viva e reale, e si rifugia in rapporti con esseri spersonalizzati, con fantasmi delle sue stesse fantasie, con riflessi delle sue stesse immagini.
Ronald Laing, L'io diviso, 1960 [2]

Nessuno ha la schizofrenia, nel senso che intendiamo quando diciamo che uno ha il raffreddore. Il paziente non ha la schizofrenia: è schizofrenico.
Ronald Laing, L'io diviso, 1960

Per lo schizofrenico amare qualcuno equivale ad essere come lui; ma essere come qualcuno equivale a perdere l'identità. È per questo che odiare ed essere odiati appaiono sentimenti meno pericolosi, per la perdita dell'identità, che amare ed essere amati.
ibidem

Uno schizofrenico cessa di essere tale quando incontra qualcuno dal quale si sente compreso. Quando ciò accade, la maggior parte delle bizzarrie che vengono considerate i «segni» della «malattia» miracolosamente scompaiono.
Ronald Laing, L'io diviso, 1960 [2]

Se la razza umana sopravvivrà, gli uomini del futuro, temo, guarderanno intorno alla nostra illuminata epoca come a una vera età delle tenebre, e probabilmente saranno in grado meglio di noi di trarre divertimento dall'ironia della situazione: rideranno di noi. Vedranno chiaramente come ciò che noi ora chiamiamo "schizofrenia" fosse una delle forme in cui, spesso, tramite delle persone del tutto comuni, la luce cominciava a baluginare tra le crepe delle nostre menti rigidamente serrate.
Ronald Laing, La politica dell'esperienza, 1967

L'individuo che fa l'esperienza trascendentale della perdita dell'ego può e non può perdere l'equilibrio, in diversi modi. Può allora essere considerato come pazzo. Ma essere pazzo non è necessariamente essere malato, anche se nel nostro mondo i due termini sono diventati complementari.
Ronald Laing, La politica dell'esperienza, 1967

L’interesse degli psichiatri per la schizofrenia e il suo ruolo indiscusso di “problema centrale della psichiatria” sono una continua testimonianza dell’inquietudine generata da un disturbo che evidentemente appare sfuggente se inquadrato con i metodi tassonomici tradizionali ma che si manifesta in tutta la sua realtà nella clinica. In questo senso la schizofrenia rappresenta una sfida e una provocazione nei confronti di una tassonomia psichiatrica che, pur attualmente necessaria, se non altro per un problema di comunicazione e di riferimento tra clinici e ricercatori, necessita indubbiamente di una profonda revisione.
Paolo Pancheri e Giovanni B. Cassano (a cura di), Trattato italiano di psichiatria, 1992-2003

Nel caso della schizofrenia, ci si trova nel paradosso di una certezza clinica della sua esistenza come grave malattia psichiatrica, di fronte alla difficoltà obiettiva di giustificare in termini razionali ed operativi questa certezza.
Paolo Pancheri e Giovanni B. Cassano (a cura di), Trattato italiano di psichiatria, 1992-2003

Se parli a Dio, stai pregando; se Dio parla a te, sei affetto da schizofrenia. Se i morti ti parlano, sei uno spiritista; se tu parli ai morti, sei uno schizofrenico. 
Thomas Szasz, Il secondo peccato, 1973

Che cos'è la schizofrenia? Che cosa significa il termine schizofrenia? Nel suo senso più elementare, schizofrenia è una parola - un'idea e una malattia n - inventata da Eugen Bleuler, così come psicoanalisi è una parola - un'idea e un i trattamento - inventati da Sigmund Freud, e Coca Cola è un nome, - un'idea e una bevanda analcolica - inventata dal tizio che l'ha prodotta.
Thomas Szasz, Schizofrenia: simbolo sacro della psichiatria, 1976 [3]

La pretesa affermazione secondo la quale alcune persone hanno una malattia definita schizofrenia (e altre presumibilmente non l'hanno) non è fondata su una particolare scoperta, ma soltanto sull'autorità medica: essa non è stata, in altre parole, la conseguenza di un lavoro scientifico ed empirico, ma di una presa di posizione etica e politica.
Thomas Szasz, ibidem

La schizofrenia è un termine definito in modo così vago che, in pratica, è possibile applicarlo a quasi tutti i tipi di comportamento disapprovati da chi lo utilizza. Sarebbe perciò impossibile passarne in rassegna la fenomenologia, come lo sarebbe per quella della eresia.
Thomas Szasz, ibidem

Come "divino" e "demoniaco", "schizofrenico" è un concetto meravigliosamente vago nel suo contenuto e terribilmente spaventoso nelle sue implicazioni.
Thomas Szasz, Schizofrenia: simbolo sacro della psichiatria, 1976 [3]

Spesso la sola cosa «sbagliata» (se lo è) nel cosiddetto schizofrenico è il parlare per metafore inaccettabili per chi lo ascolta, in particolare per il suo psichiatra.
Thomas Szasz, ibidem

Sebbene possediamo ora un sacco di fatti nuovi sulla neurochimica e sulla psicofarmacologia, non ne possediamo alcuno sulla schizofrenia. Non sappiamo cosa sia, né che cosa la provochi. Però abbiamo fatto progressi nella comprensione della sua etiologia: non crediamo e non sosteniamo più che la schizofrenia sia provocata dalla masturbazione. E abbiamo fatto dei progressi nella comprensione di ciò che è: il Rapporto della Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce in effetti che la schizofrenia è una parola. Forse ci vorrà ancora qualche centinaio di anni di intensa ricerca psichiatrica e epidemiologica per scoprire che essa è solo una parola.
Thomas Szasz, Schizofrenia: simbolo sacro della psichiatria, 1976 [3]

Tutte queste trattazioni usano il termine schizofrenia come se fosse una proposizione che afferma qualcosa sugli psicotici, mentre, in realtà, è una giustificazione che legittima qualcosa che gli psichiatri fanno a quest'ultimi.
Thomas Szasz, ibidem

Secondo la versione ufficiale - medica, psichiatrica, legale e scientifica - è scontato che la schizofrenia sia una malattia. Perciò il compito di uno psichiatra leale non è quello d'indagare se la schizofrenia sia una malattia, ma quello di sviluppare dei metodi per una sua diagnosi sempre più accurata e un trattamento sempre giù efficace. La scoperta della lobotomia è un esempio di tale orientamento.
Thomas Szasz, Schizofrenia: simbolo sacro della psichiatria, 1976 [3]

Nessuno ha mai dimostrato che la presunta sindrome clinica chiamata «schizofrenia» sia veramente in relazione con delle lesioni istopatologiche presenti nel cervello degli schizofrenici, e solo di essi. O che quei presunti « schizofrenici » (e forse qualche altro «psicotico» siano pericolosi a se stessi o agli altri; che persone appartenenti ad altre classi di esseri umani non siano ugualmente o anche più pericolosi a se stessi o agli altri; che le misure imposte agli «schizofrenici» senza il loro consenso li rendano realmente meno pericolosi a se stessi e agli altri; e che per tali ragioni l'uso degli interventi psichiatrici non volontari, come sono stati tradizionalmente imposti agli «schizofrenici», sia moralmente e politicamente giustificato.
Thomas Szasz, Schizofrenia: simbolo sacro della psichiatria, 1976 [3]

Se si adotta seriamente il modo umano, e non medico, di considerare la cosiddetta schizofrenia, quel che ci occorre non è affatto un modello del «paziente» o del suo cervello, della sua mente o del suo comportamento, ma un modello dell'intera situazione sociale o del dramma rappresentato in parte dal rapporto fra il «paziente schizofrenico» e «coloro che significano qualcosa per lui», in cui in qualche modo la «schizofrenia» ha origine.
Thomas Szasz, Schizofrenia: simbolo sacro della psichiatria, 1976 [3]

Non sarai mai solo con la schizofrenia.
Anonimo

Due persone su una in questo paese sono schizofreniche.
Anonimo
Se parli a Dio, stai pregando; se Dio parla a te, sei affetto da schizofrenia. (Thomas Szasz)
2. Psicosi
© Aforismario

Le persone estremamente narcisistiche quando devono incassare una sconfitta, in genere non si riprendono. Poiché la loro realtà interiore, soggettiva, e quella esteriore, oggettiva, sono completamente lacerate, possono diventare psicotiche, oppure soffrire di qualche altro grave disturbo mentale.
Erich Fromm, Anatomia della distruttività umana, 1973

La psicosi, se vogliamo darne una definizione generica, è il più completo narcisismo, dal quale è praticamente assente ogni relazionalità con il mondo oggettivo così com'è.
Erich Fromm, I cosiddetti sani, 1991 (postumo)

La fuga nella psicosi permette di vivere, come apparentemente realizzato, ciò che la realtà non offre, sebbene generalmente in modo ambiguo. Nella psicosi insorgono in modo deliroide ed allucinatorio, tutte le angosce e le miserie, come pure tutte le speranze e tutti i desideri, confusamente e consecutivamente come se fossero realizzati realmente.
Karl Jaspers, Psicopatologia generale, 1913/59 [1]

Le psicosi sono il campo più ristretto dei disturbi psichici, che per la coscienza generale aprono un abisso fra malato e sano. La loro base è in quegli eventi morbosi che sopraggiungono essenzialmente per trasmissione ereditaria, in determinate epoche della vita, oppure che sono provocati essenzialmente da lesioni esogene.
Karl Jaspers, Psicopatologia generale, 1913/59 [1]

Lo psicotico ha difficoltà a capire chi è lui stesso come soggetto, come persona, con il proprio corpo, e come individuo sociale. Ne è espressione la presenza costante di un'ansia psicotica, che è l'angoscia di perdere il centro e il controllo di sé e del proprio mondo. Si può dire che lo psicotico, in qualche misura, ha perso le coordinate di se stesso.
Giovanni Jervis, Manuale critico di psichiatria, 1975

Le caratteristiche centrali della psicosi sono la destrutturazione della realtà esterna così come viene percepita e vissuta, e la destrutturazione della propria interna unità e identità psicologica. 
ibidem

Essere psicotici può significare vivere un episodio che può durare poche ore e poi sparire senza lasciare residui; può significare vivere per anni in uno stato psicologico quasi del tutto normale, salvo per qualche piccola difficoltà nel rapporto interpersonale e nella consapevolezza di sé; può significare, ,all'opposto, essere a lungo in una condizione di disgregazione della personalità in cui il rapporto con la realtà è ridotto a brandelli di lucidità in un caos di terrori e di esperienze di sogno. 
Giovanni Jervis, Manuale critico di psichiatria, 1975

Psicosi può significare, e significa molto spesso, vivere con alterne vicende una situazione in equilibrio instabile.
ibidem

Ogni psicotico, anche se ha un comportamento che a prima vista appare incomprensibile, può essere compreso nei suoi meccanismi psicologici, nelle motivazioni delle sue reazioni, nei suoi stati di animo: ma occorre, per riuscirei, avvicinarsi a questa persona con simpatia, desiderio di capire e, talora, con molto tempo e molta pazienza. 
Giovanni Jervis, Manuale critico di psichiatria, 1975

La psicosi è più "prossima" alla vita quotidiana e alla psicologia normale di quanto si ritenga comunemente. La psicosi è infatti sempre una delle possibilità della mente umana. 
Giovanni Jervis, Manuale critico di psichiatria, 1975

Per ragioni interne soggettive possono avvenire mutamenti di personalità nei quali le cause o le occasioni esteriori non hanno che poca o punta importanza. Ciò succede di regola nei mutamenti morbosi della personalità. Quei casi di psicosi che costituiscono una chiara e semplice reazione a un avvenimento esteriore e sbalorditivo sono rarità; di modo che per la psichiatria la disposizione patologica, ereditaria o acquisita, è il fattore etiologico più importante.
Carl Gustav Jung, L'Io e l'inconscio, 1928

La psicosi diventa comprensibile quando, e soltanto allora, si riesca a raccogliere dallo stesso paziente la storia del suo io, anziché la solita anamnesi psichiatrica che di solito si raccoglie in questi casi, e cioè la storia del sistema del falso io.
Ronald Laing, L'Io diviso, 1960 [2]

La salute mentale, o la psicosi, si misura col grado di convergenza o divergenza esistente fra due persone, una delle quali sia, per comune consenso, sana di mente.
Ronald Laing, L'Io diviso, 1960

«Psicotico» è il nome che riserviamo all'altra persona che sta con noi in un rapporto disgiuntivo particolare. È solo per questa disgiunzione interpersonale che cominciamo a chiedere un'analisi delle urine e a cercare anomalie nel suo elettroencefalogramma.
Ronald Laing, L'Io diviso, 1960

Se è stata raggiunta una condizione di sicurezza ontologica primaria, le normali circostanze della vita non presentano una minaccia continua per la propria esistenza. Ma se questa base per vivere non è stata raggiunta, tutte le circostanze comuni della vita quotidiana costituiscono un pericolo continuo e mortale. Solo rendendosi conto di ciò è possibile cominciare a capire come possano svilupparsi certe psicosi.
Ronald Laing, L'Io diviso, 1960 [2]

L'io corporeo non è una fortezza inviolabile che difenda contro il deterioramento prodotto dai dubbi e dalle incertezze ontologiche: in se stesso non può garantire l'immunità dalla psicosi.
ibidem

Ciò che si chiama psicosi non è altro, talvolta, che una brusca rimozione del velo del falso io, che era servito finora a conservare una normalità esteriore della condotta, anche se forse già da tempo questa non rifletteva più in alcun modo le condizioni reali del vero io nascosto.
Ronald Laing, L'Io diviso, 1960

Può succedere che la psicosi abbia un inizio improvviso e drammatico, e manifestazioni tanto chiare da non lasciare alcuna possibilità di dubbio sulla diagnosi; ma in moltissimi altri casi, può succedere che in luogo di un cambiamento qualitativo repentino ed evidente, si abbia piuttosto un passaggio graduale, che può durare degli anni senza che vi sia un momento preciso in cui appaia chiaramente che il punto critico è stato varcato.
Ronald Laing, L'Io diviso, 1960 [2]

Evoluzione dell'idea di psicosi nella mente dei familiari. Buono-cattivo-pazzo.
ibidem

La psicosi diventa comprensibile quando, e soltanto allora, si riesca a raccogliere dallo stesso paziente la storia del suo io, anziché la solita anamnesi psichiatrica che di solito si raccoglie in questi casi, e cioè la storia del sistema del falso io.
Ronald Laing, L'Io diviso, 1960

L'ex psicotico, anche se ha imparato a vivere nel presente, non dimentica quando nel passato era preda della paura. Adesso, per l'azione combinata del presente e del passato, può andare più a fondo nei problemi di chi ha sempre vissuto nel presente e non ha mai avuto paura.
Marcello Valgattarri, Aforismi e note di un ex psicotico, 2005

Note
  1. Karl Jaspers, Genio e follia. Strindberg e Van Gogh, © 2001 Raffaello Cortina Editore, traduzione di Brigitte Baumbusch e Mario Gandolfi.
  2. Ronald Laing, L'io diviso, © 1969 Giulio Einaudi editore, traduzione di David Mezzacapa.
  3. Thomas Szasz, Schizofrenia: simbolo sacro della psichiatria, © Editore Armando, 1984, traduzione di Orio Buonomini.
  4. Cit. tratte da Franco Basaglia, Conferenze brasiliane, 1979, a cura di Franca Ongaro Basaglia e Maria Grazia Giannichedda, © Raffaello Cortina Editore, Milano 2000
  5. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Manicomio - Psichiatria

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