2016-07-27

Apocalisse - Frasi e citazioni apocalittiche

Raccolta dei migliori aforismi e delle frasi più significative sull'apocalisse (dal latino apocalypsis, a sua volta dal greco ἀποκάλυψις "rivelazione"). Il termine "apocalisse" (o apocalissi) è qui inteso sia come sinonimo di immane catastrofe, di rovina totale o di fine del mondo, sia (con la lettera maiuscola) come libro del Nuovo Testamento, chiamato anche Libro della Rivelazione, attribuito tradizionalmente a Giovanni Evangelista e risalente alla fine del I secolo. Questo l'incipit del libro: "Rivelazione di Gesù Cristo che Dio gli diede per render noto ai suoi servi le cose che devono presto accadere, e che egli manifestò inviando il suo angelo al suo servo Giovanni. Questi attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino".
Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa sulla fine del mondo e sul giudizio universale.
L’umanità deve finire in una disastrosa apocalisse.
Scienza e religione concordano in questa previsione catastrofica. (Guido Morselli)
1. Apocalisse
© Aforismario

Il concetto di progresso ci ha resi ciechi all’Apocalisse.
Günther Anders, L’uomo è antiquato, 1963

L'apocalisse chiude l'evento della rivelazione biblica non come se fosse un prolungamento della storia degli apostoli verso la storia della chiesa e del mondo. In essa il visionario viene sollevato al di sopra dell'intera sfera della rivelazione vetero e neo testamentaria in una visione superiore, da Dio donata, distaccata dalla storia empirica (anche se la integra), visione che si svolge all'intero evento che si attua tra cielo e terra.
Hans Urs von Balthasar, L'azione, 1980

L'Apocalisse non è la fine del mondo, ma piuttosto la fine del mondo come noi lo conosciamo. La profezia dell'Apocalisse è solo uno dei meravigliosi messaggi della Bibbia che sono stati travisati.
Dan Brown, Il simbolo perduto, 2009

L'Apocalisse sta arrivando, e non sarà per niente uguale a come ce l'hanno insegnata.
Dan Brown, Il simbolo perduto, 2009

Mi scomoderei, al limite, per l'Apocalisse, ma per una rivoluzione… Collaborare a una fine o a una genesi, a una calamità ultima o iniziale sì, ma non a un cambiamento verso un meglio o verso un peggio qualsiasi.
Emil Cioran, L'inconveniente di essere nati, 1973

Anticamente c’era la paura della fine del mondo − qualcosa che sarebbe successo in un futuro − ma oramai l’apocalisse è presente di fatto, nelle preoccupazioni quotidiane di tutti.
Emil Cioran, Un apolide metafisico, 1995

Per quanto l'attuale periodo apocalittico sia percorso da tensioni senza precedenti, è anche all'opera un movimento, del pari senza precedenti, verso un'unità e una compensazione, verso il rifiuto a violare il potere morale, ultima istanza all'opera nell'universo, quel potere a cui tutti gli sforzi umani devono in ultima analisi rifarsi
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

Le passioni tristi e il fatalismo non mancano di un certo fascino, ed è facile farsi sedurre dal canto delle sirene della disperazione, assaporare l'attesa del peggio, lasciarsi avvolgere dalla notte apocalittica che, dalla minaccia nucleare a quella terroristica, cade come un cielo buio su tutti noi. Ma è anche vero che le passioni tristi sono una costruzione, un modo di interpretare la realtà, non la
realtà stessa, che ha ancora in serbo delle risorse se solo non ci facciamo irretire da quel significante oggi dominante che è l'insicurezza.
Umberto Galimberti, L'ospite inquietante, 2007

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande. Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
Gesù di Nazaret, in Vangelo secondo Matteo, I sec.

Stiamo ormai sul crinale apocalittico della storia: in un versante c’è la distruzione della terra e dell’intera famiglia dei popoli che la abitano, nell'altro versante c’è la millenaria fioritura della terra e della intera, unitaria, famiglia dei popoli che la abitano: fioritura carica di pace, di civiltà, di fraternità e di bellezza: la fioritura profetica dei “mille anni” intravista da Isaia e da San Giovanni: i governanti di tutta la terra sono oggi chiamati a fare questa scelta suprema. Altra scelta non c’è: tertium non datur! Per andare verso il versante della fioritura, bisogna accettare il metodo indicato dal Profeta Isaia: trasformare i cannoni in aratri ed i missili (e le bombe) in astronavi e non “esercitarsi più alle armi”, non uccidere ma amare! Ciò esige una generale revisione dei fini e dei metodi della teoria politica e della azione politica: esige l’abbandono – perché ormai fallita – della metodologia teorica e pratica di Machiavelli e l’assunzione della sola metodologia teorica e pratica veramente costruttiva sulla terra ed in cielo: quella dell’Evangelo: «Ama l’altro popolo come il tuo»!
Giorgio La Pira, Lettera al presidente dell’Unione Sovietica Nikita Krusciov, 1961

Se fossi religioso, direi che è venuta l'apocalisse, quando appunto si vedranno i cavalli pascolare il grano. Siccome non sono religioso, mi limito a dire che sono venuti i nazisti, il che, forse, è la stessa cosa. 
Alberto Moravia, La ciociara, 1957

L’umanità deve finire in una disastrosa apocalisse. Scienza e religione, e del resto anche gli ignari dell’una e dell'altra, concordano in questa previsione catastrofica.
Guido Morselli, Diario, 1938/73 (postumo 1988)

La speranza nell'apocalisse non illude: non è modellata sulle nostre aspettative, dal momento che ciò che è per noi desiderabile coincide lì con ciò che per noi è terrificante.
Sergio Quinzio, La croce e il nulla, 1984 [1]

Quando ogni senso scompare, l'ultima possibilità di senso è l'apocalisse, che è la possibilità di senso della catastrofe.
Sergio Quinzio, La croce e il nulla, 1984

L’apocalisse è il definitivo seppellimento dell’universo nella tomba di Cristo.
Sergio Quinzio, La croce e il nulla, 1984

Tutti i secoli moderni non hanno fatto altro che incarnare anticristicamente l'annuncio cristiano, inseparabilmente messianico e apocalittico, e condurci fino a questa estrema soglia. I secoli della modernità si sono venuti svolgendo nella crescente tensione tra speranza e paura; accanto alle ostentate sicurezze hanno visto mostri terrificanti dappertutto, il diavolo, l’ebreo, la strega, l'eretico, l'avversario ideologico e razziale, l'« altro » in genere, tutti incubi sostanzialmente moderni.
Sergio Quinzio, La croce e il nulla, 1984 [1]

Il pensiero apocalittico, in particolare quello neotestamentario, merita di essere considerato con molta serietà, anziché comodamente rimosso come mitico. Ma a questo si frappongono, non da oggi, grandi ostacoli. L'idea che la storia proceda verso il disastro è per tante ragioni difficilmente sopportabile.
Sergio Quinzio, La croce e il nulla, 1984

Non è in nostro potere credere o non credere nell'apocalisse, ma bisogna sapere che non c'è nessun’altra possibilità di pensare la nostra attuale condizione. Non poterla pensare, significa abbandonarsi ad essa passivamente.
Sergio Quinzio, La croce e il nulla, 1984 [1]

Quando ogni senso scompare, l'ultima possibilità di senso è l'apocalisse,
che è la possibilità di senso della catastrofe. (Sergio Quinzio)
2. Libro dell'Apocalisse
© Aforismario

Frutto di una mitologia di schiavi, l'Apocalisse rappresenta il regolamento di conti meglio camuffato che si possa concepire. Tutto nell'Apocalisse è vendetta, bile e avvenire malsano.
Emil Cioran, La tentazione di esistere, 1956

«E vidi i morti, piccoli e grandi, ritti davanti a Dio». Piccoli e grandi! Notazione involontariamente umoristica. Perfino nell'Apocalisse le inezie contano, che dico?, sono esse che ne costituiscono l'attrattiva.
Emil Cioran, Squartamento, 1979

L'assillo del cattolico progressista non è la città celeste dell'Apocalisse, ma la città-giardino.
Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, 1977/92

L'Apocalisse è la più alta ciarlatanata fatta per imbrogliare la gente minchiona. È l'impotenza che assume il far misterioso per farsi creder potenza.
Carlo Dossi, Note azzurre, 1870/1907 (postumo 1912/64)

La descrizione degli «ultimi tempi» e del Giudizio Finale, prima accennata nel Vangelo poi sviluppata nell'Apocalisse, è spaventevole. Eppure (se non siamo eretici) non possiamo metterla in dubbio o evitare di pensarci perchè ci fa paura. Il «Dies irae», per chi dice d'accettare totalmente la
dottrina della Chiesa, va considerato come il preannunzio assolutamente certo dell'ultimo fatto storico che (sebbene non sappiamo quando) ineluttabilmente avverrà.
Domenico Giuliotti e Giovanni Papini, Dizionario dell'omo salvatico, 1923

Il Libro dei libri inizia con un uomo e una donna in un Paradiso – e finisce con l'Apocalisse.
Billy Graham, in Mario Grasso, Punti di vista, 2001 [cfr. citazione di Oscar Wilde].

Può sembrar strano che il Nuovo Testamento si chiuda con una «Profezia» (L'Apocalisse). Sarebbe forse una iterazione dell'Ebraismo di modo che il Cristianesimo vuole a sua volta indicare qualcosa al di là di sé stesso? Nient'affatto. Esso è piuttosto come uno specchio che rimanda i raggi al centro della vita cristiana. Perciò l'Apocalisse non porta il suo sguardo su qualcosa di al di là; ma rischiara, unicamente in modo più forte, ciò che sta al di qua. Per questo è detto anche «Rivelazione», non come una profezia che resta oscura fino al suo compimento. È lo spirito di vita cristiana che aspirato nel resto del Nuovo Testamento, ora per così dire a sua volta si aspira nell'Apocalisse.
Søren Kierkegaard, Diario, 1834/55 (postumo 1909/49)

L'Apocalisse giovannea, la più caotica di tutte le invettive scritte, che la vendetta abbia sulla coscienza.
Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale, 1887

Nei lunghi secoli di mezzo, quando era pacifico che la catastrofe finale e il giudizio di Dio dovessero concludere il corso della storia, le cruente immagini dell'Apocalisse venivano lette senza turbamento come ovvie espressioni del manifestarsi della divina giustizia retributiva. Adesso che una simile giustizia demolitrice ci appare in contrasto con la misericordia di Dio e con la debolezza degli uomini, non si è trovato di meglio che non leggere quei testi per quello che dicono. La filologia appresta strumenti per l’elusione. Mentre un’ansia apocalittica penetra l’intera cultura e il costume contemporanei, papi, teologi ed esegeti chiudono gli occhi per non vedere.
Sergio Quinzio, Dalla gola del leone, 1980

Cerchiamo di fare sempre meglio, angioletto bello, di non seguire la strada che va in basso, di tener-ci sempre sopra alle piccole cose, di considerare in ogni istante l'amore che ci unisce più importante di tutto quello che ci circonda, di camminare sempre più vicini. Il Signore, nell'Apocalisse, dice: 'A chi avrà perseverato darò la stella splendida del mattino'...
Sergio Quinzio, L'incoronazione, 1981

L'apocalisse, che tanto a lungo è apparsa come il sigillo impresso sulla concezione di un Dio padrone assoluto che dispone a suo talento del mondo, è molto più il segno di un Dio debole e impotente, estromesso dal mondo, che affronta il totale rischio e identificandosi con l'agnello sgozzato ottiene infine il suo trono a prezzo del sangue di tutti i suoi martiri e della distruzione della sua opera.
Sergio Quinzio, La croce e il nulla, 1984

L’Apocalisse, o Rivelazione, il libro che conclude la Scrittura, è tutt’intera un grido contro l’anticristicità che travolge la chiesa e il mondo, e un’invocazione di vendetta.
Sergio Quinzio, La sconfitta di Dio, 1992 [2]

L’Apocalisse ci mette di fronte a ripetute affermazioni che l’ormai defunta teologia di matrice aristotelica non ha mai potuto prendere seriamente in considerazione. Voci celesti gridano annunciando che finalmente « la regalità del mondo è acquisita al nostro Signore e al suo Cristo, e regnerà nei secoli dei secoli» (11, 15). «Tu hai preso in mano la tua immensa potenza, per stabilire il tuo regno » (11, 17). «Ormai, la vittoria, la potenza e la regalità sono acquisite al nostro Dio, e la dominazione al suo Cristo» (12, 10). « Alleluia! Perché ha preso possesso del suo regno, il Signore, il Dio Dominatore-di-tutto» (19, 6). Ma questo è detto profeticamente, nella fede, nella speranza delusa da millenni. E, mentre l’indice addita il futuro sperato, lo addita dall'esperienza di un Dio assente dal mondo, un Dio che deve misteriosamente pervenire alla propria divinità attraverso la lacerazione e la sconfitta.
Sergio Quinzio, La sconfitta di Dio, 1992 [2]

L'Apocalisse di Giovanni sta a una poesia come i geroglifici a un'opera d'arte. Una poesia è infatti come la partitura di una musica, e la nostra fantasia come lo strumento che l'esegue, grazie a cui essa compare per la prima volta nella sua bellezza e riceve armonia, vita e insondabile significatività.
- Ma i geroglifici (e 1'Apocalisse) si riferiscono solo a concetti, in sé sono in parte ineseguibili per la fantasia, in parte le offrono solo mostruose deformità. Non sono altro che un mezzo scomodo, goffo, per esprimere concetti, e col tempo il loro significato va perduto del tutto.
Arthur Schopenhauer, Scritti postumi, 1804/60 (postumo 1966/75)

Tanto i cattolici quanto i protestanti hanno spiegato l’Apocalisse a proprio vantaggio; e ognuno vi ha trovato ciò che conveniva ai suoi interessi.
Voltaire, Dizionario filosofico, 1764

Il Libro della Vita comincia con un uomo e una donna in un giardino. E termina con l’Apocalisse.
[The Book of Life begins with a man and woman in a garden. It ends with Revelation].
Oscar Wilde, Una donna senza importanza, 1893

Note
  1. Sergio Quinzio, La croce e il nulla © Adelphi, 1984
  2. Sergio Quinzio, La sconfitta di Dio © Adelphi, 1992
  3. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Fine del MondoGiudizio Universale - Catastrofe

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