2016-08-13

PIL - Citazioni sul Prodotto Interno Lordo

Raccolta dei migliori aforismi e delle frasi più significative sul PIL, acronimo che sta per Prodotto Interno Lordo, che costituisce l'indice economico della ricchezza prodotta all'interno di un Paese. In sintesi, il PIL è il valore di tutti i beni e servizi finali ottenuti all'interno del territorio nazionale in un determinato anno utilizzando fattori di produzione e di proprietà di residenti e non residenti.
Ecco una definizione dettagliata del PIL dell'economista Fedele De Novellis: "Il PIL misura il risultato finale dell’attività produttiva dei residenti di un Paese in un dato periodo. La nozione di ‘prodotto’ è riferita ai beni e servizi che hanno una valorizzazione in un processo di scambio; sono quindi escluse dal PIL le prestazioni a titolo gratuito o l’autoconsumo. Il termine ‘interno’ indica che tale variabile comprende le attività economiche svolte all'interno del Paese; sono dunque esclusi i beni e servizi prodotti dagli operatori nazionali, imprese e lavoratori all'estero, mentre sono inclusi i prodotti realizzati da operatori esteri all'interno del Paese. Escludendo la produzione all'interno del Paese da parte degli operatori esteri, e aggiungendo quella all'estero degli operatori nazionali, si ottiene il PNL (Prodotto Nazionale Lordo). Il termine ‘lordo’ indica che il valore della produzione è al lordo degli ammortamenti, ovvero del deprezzamento dello stock di capitale fisico intervenuto nel periodo; questo comporta che, per non ridurre tale grandezza a disposizione del sistema, parte del prodotto deve essere destinata al suo reintegro. Sottraendo dal PIL gli ammortamenti, si ottiene il PIN (Prodotto Interno Netto)". [Dizionario Treccani di Economia e Finanza].
In epoca recente, l'utilizzo del PIL come indicatore del benessere di un Paese è stato molto criticato, perché prende in considerazione soltanto gli aspetti economici (anche quelli assai discutibili, come per esempio il riciclaggio di denaro), e trascura tutte quelle attività gratuite (per esempio il volontariato) e tutti quegli aspetti della vita sociale e culturale che seppure non contribuiscono alla crescita economica di un Paese, migliorano sensibilmente la qualità della vita.
Come osservano Serge Latouche e Didier Harpagès: "PIL: prodotto interno lordo. È l'indicatore definito dalla contabilità nazionale e utilizzato per illustrare il fenomeno della crescita economica. Il PIL è pari alla somma dei valori aggiunti. In altri termini, è l'insieme delle ricchezze economiche prodotte, ovvero l'insieme dei beni e dei servizi prodotti e venduti che sono stati oggetto di un lavoro remunerato. Il concetto di ricchezza così espresso è discutibile, perché tiene conto solo di ciò che è misurabile. Certi atti gratuiti (la visita di un amico, di un parente, i gesti di tenerezza e di affetto del proprio partner...) sono esclusi da questa contabilità, pur essendo preziosi e dotati di una loro ricchezza!". [Il tempo della decrescita, Elèuthera, 2011].
Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa su: Ricchezza e Povertà e su Crisi economica e Inflazione.
Il PIL misura tutto, tranne ciò che rende la vita davvero degna di essere vissuta. (Robert Kennedy)
PIL - Prodotto Interno Lordo
© Aforismario

Lo “sviluppo” non si può ridurre alla sua dimensione economica apparentemente più importante – la crescita del PIL e l’espansione dei mercati (delle esportazioni e dei mercati interni) – anche se integrata con l’attenzione alle sue dimensioni “sociali” (gradi di diseguaglianza nella ripartizione dei redditi, accesso ai servizi pubblici educativi e sanitari). Lo “sviluppo” è un processo globale che implica la definizione dei suoi obiettivi politici e delle loro articolazioni (democratizzazione della società ed emancipazione degli individui, affermazione della potenza e dell’autonomia della nazione nel sistema mondiale).
Samir Amin, La crisi, 2009

Molte volte si è detto che un vero sviluppo non si può misurare soltanto attraverso la crescita materiale, ma anche e soprattutto attraverso un altro tipo di ricchezza: la qualità della vita. Perché, in definitiva, il nostro benessere non è regolato solo dal PIL, ma dall'“indice di gradimento”, si potrebbe dire, della vita che facciamo, dall'ambiente in cui viviamo, dalle relazioni sociali, dal senso di appartenenza a una comunità, dalla fiducia nel futuro, dal non sentirsi soli ecc. Tutti beni che contano certamente di più dell'accumulo di ricchezze materiali.
Piero Angela, A cosa serve la politica?, 2011

Il modo comunemente invalso di calcolare il «prodotto interno» e la sua crescita, e più in particolare il feticcio costruito dall'odierna classe politica intorno ai risultati di tale calcolo, si basa su un assunto non comprovato e di rado esplicitamente ammesso, benché ampiamente contestato ogni qual volta ciò accade: che la somma totale della felicità umana cresca in modo direttamente proporzionale alla quantità di denaro che passa di mano.
Zygmunt Bauman, Amore liquido, 2003

In una società di mercato il denaro passa di mano in ogni genere di occasioni. Per citare solo alcuni esempi [...], passa di mano quando a seguito di un incidente stradale qualcuno diventa invalido e l'automobile si riduce a un ammasso di rottami irreparabile; quando gli avvocati alzano i propri onorari per le cause di divorzio; o quando la gente installa depuratori d'acqua o compra l'acqua minerale perché quella corrente non è più potabile. E così, in tutti questi e tanti altri casi analoghi il «prodotto interno» cresce, per la felicità dei politici al governo e degli esperti economici che li assistono.
Zygmunt Bauman, Amore liquido, 2003

Il modello del Pil che domina (anzi monopolizza) il modo in cui gli abitanti di una società liquido-moderna, consumista e individualizzata pensano al welfare o alla «buona società» (quelle rare volte in cui includono tali considerazioni nella loro ricetta per una vita felice e di successo) è assolutamente straordinario non per ciò che classifica in modo fuorviante o del tutto errato, ma per ciò che non classifica affatto; per tutto ciò che esclude dal calcolo, e a cui di conseguenza nega rilevanza in rapporto alla questione della ricchezza nazionale e al benessere collettivo e individuale.
Zygmunt Bauman, Amore liquido, 2003

Il Pil, indice ufficiale del benessere della nazione, non si misura forse dalla quantità di denaro che passa di mano? La crescita economica non è forse alimentata dall'energia e dall'attività dei consumatori? E il consumatore che non si dà da fare per liberarsi di cose consumate o obsolete (o, meglio, di tutto ciò che rimane degli acquisti di ieri) è un ossimoro: come un vento che non soffi o un fiume che non scorra...
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

Noi siamo vivi in un paese di morti, di vecchi che occupano ogni spazio e si credono eterni, che si nutrono di potere e si sono fottuti la vita. Noi non siamo in vendita, non siamo merce, non crediamo a una società basata sul profitto, sul Pil.
Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, Siamo in guerra. La rete contro i partiti. Per una nuova politica, 2011

Il PIL deve misurare la felicità delle nazioni.
Gianroberto Casaleggio (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Il mio partito è il PAG, ovvero il Partito dell'acqua giusta. Questo perché penso che l'economia politica sia retta da due sentimenti, l'egoismo e la solidarietà. Grazie all'egoismo ognuno di noi vuol guadagnare più degli altri e si dà un gran daffare. Così facendo finisce con l'aumentare il prodotto interno lordo e col far diventare ricco il resto del Paese. I fautori della solidarietà, invece, rimproverano i ricchi di voler guadagnare troppo e s'inventano tutta una serie di provvedimenti, anche detti Welfare State, capaci di aiutare i più deboli. La cabina elettorale dovrebbe essere allora come la cabina della doccia. Dovrebbe avere due manopole, una con la scritta "egoismo" (quella di destra), e una con la scritta "solidarietà" (quella di sinistra). L'elettore le dovrebbe far ruotare entrambe fino a far venire giù l'acqua giusta.
Luciano De Crescenzo, I pensieri di Bellavista, 2005

Il mondo che vorrei? Un mondo che non persegue la crescita del PIL come fine unico che determina una condizione di generale malvivere, lanciati, come siamo, in una folle corsa verso lo sfacelo globale. Una vera e propria guerra tra nazioni che assume aspetti differenti dalle guerre tradizionali ma che ha conseguenze ben più catastrofiche e di più lunga durata. Una guerra che non potrà infine evitare di giungere a calpestare tutto e tutti, esaurire ed inquinare ogni risorsa, violare ogni diritto e dimenticare ogni dovere. 
Ignazio Fresu, intervista su ANTSonweb, 2008

A causa del PIL siamo tutti indistintamente vittime e carnefici di un massacro, di uno sterminio globale.
Ignazio Fresu, intervista su ANTSonweb, 2008

Il solo futuro che il nostro mondo sembra potersi permettere è quello misurato tramite gli indici di incremento positivi della produzione, dell’economia e del PIL globale.
Diego Fusaro, Minima mercatalia, 2012

Cos'è il PIL, il Prodotto Interno Lordo? Il misuratore della crescita della società? La trasformazione in denaro, un concetto astratto, della nostra salute, del nostro tempo, dell’ambiente? Nessuno ha mai calcolato il COSTO del PIL. I danni dei capannoni vuoti, delle merci inutili, dei camion che girano vuoti come insetti impazziti, della distruzione del pianeta. Nessuno ha mai stimato il valore del tempo perduto per le code, per gli anni sprecati a lavorare per produrre oggetti inutili. Per gli anni buttati per comprare oggetti inutili creati dalla pubblicità. Il tempo, la Terra, la vita, la famiglia (gli unici importanti) sono concetti troppo semplici per il PIL. Un mostro che divora il mondo. Lo mangia e lo accumula. Lo digerisce e lo trasforma in nulla. L’equazione PIL = ricchezza è un incantesimo. I prodotti inutili non diventano utili perché qualcuno li compra.
Beppe Grillo, su Beppegrillo.it, 2008
L’equazione PIL = ricchezza è un incantesimo.
I prodotti inutili non diventano utili perché qualcuno li compra. (Beppe Grillo)
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo.
Robert Kennedy, discorso alla Kansas University, Lawrence, 1968

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Robert Kennedy, discorso alla Kansas University, Lawrence, 1968

Il benessere di una nazione difficilmente può essere dedotto da una misura di reddito nazionale.
Simon Kuznets (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

La nostra società ha legato il suo destino a un'organizzazione fondata sull'accumulazione illimitata. Questo sistema è condannato alla crescita. Non appena la crescita rallenta o si ferma è la crisi, il panico. Ritroviamo l'"Accumulate! Accumulate! Questa la legge, questi i profeti!" del vecchio Marx. Questa necessità fa della crescita una "camicia di forza". L'occupazione, il pagamento delle pensioni, la spesa pubblica (istruzione, sicurezza, giustizia, cultura, trasporti, sanità ecc.) presuppongono l'aumento costante del prodotto interno lordo (PIL).
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007
Il PIL deve misurare la felicità delle nazioni. (Gianroberto Casaleggio)
Quando l’istituto di statistica pubblica i dati sull'andamento del prodotto interno lordo, sui mezzi di comunicazione di massa gli opinionisti, i politici e i docenti universitari, tutte persone sagge, laureate e ben stipendiate, ci dicono che sta attraversando una fase di crescita negativa, o, quando va un po’ meglio, di crescita pari a zero. Io sono un po’ fumantino e non faccio testo, ma a nessun altro, proprio a nessun altro sembra che lo stiano trattando come una persona dall'intelligenza negativa? Non esistono nel vocabolario italiano le parole decrescita e diminuzione? Non esistono i verbi decrescere e diminuirei Non esiste la parola stabilità? E così scandaloso pronunciare la frase: «il prodotto interno lordo è diminuito», «il prodotto interno lordo è rimasto stabile»?
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2005 [1]

Occorre ribadire in tutte le sedi i rapporti di causa-effetto tra la crescita del prodotto interno lordo e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili, l’incremento esponenziale delle varie forme di inquinamento, la progressiva devastazione degli ambienti naturali e storicamente antropizzati, la disoccupazione, le guerre, il degrado sociale.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2005

A differenza di quanto comunemente si crede, questo indicatore [il PIL] non misura l’incremento dei beni prodotti da un sistema economico, ma l’incremento delle merci scambiate con denaro. Non sempre le merci sono beni, perché nel concetto di bene è insita una connotazione qualitativa – qualcosa che offre vantaggi – che invece non pertiene al concetto di merce. Se si fanno le code in automobile aumenta il consumo della merce carburante, ma si ha uno svantaggio, una disutilità. Viceversa, non necessariamente i beni sono merci, perché si può produrre qualcosa di utile senza scambiarla con denaro, ma per utilizzarla in proprio o per donarla, I prodotti del proprio orto e del proprio frutteto autoconsumati, non sono merci e, pertanto, non fanno crescere il prodotto interno lordo, ma sono qualitativamente superiori alla frutta e agli ortaggi prodotti industrialmente e comprati al supermercato.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2005 [1]

La sobrietà non è soltanto una virtù di cui il sistema economico e produttivo basato sulla crescita del prodotto interno lordo ha voluto cancellare accuratamente ogni traccia perché non se ne serbasse nemmeno la memoria nel giro di una generazione, ma è, soprattutto una manifestazione di intelligenza e di autonomia di pensiero.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2005

Gli sprechi e la scarsa efficienza, sia nei processi di trasformazione energetica, sia negli usi finali dell’energia, peggiorano la qualità della vita e dell’aria, ma accrescono il prodotto interno lordo. La riduzione degli sprechi e la maggiore efficienza, sia nei processi di trasformazione energetica, sia negli usi finali dell’energia, migliorano la qualità della vita e dell’aria, ma riducono la crescita del prodotto interno lordo. Più è meglio? Meno è peggio?
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2005

Sono poi stati sviluppati sistemi di persuasione di massa – cinema, radio, giornali, riviste, pubblicità, televisione e televisione satellitare – per imporre come valori positivi e progressivi le norme di comportamento funzionali alla crescita economica: l’innovazione, la modernità, la scienza e la tecnologia, la ricchezza monetaria, il consumismo, l’identificazione del benessere con tanto avere anche quando genera malessere: le code di 200 chilometri in autostrada per andare dalle città-lavoro dove si producono le merci alle città-vacanza dove si spendono in merci i soldi guadagnati a produrle, una follia collettiva che fa crescere il prodotto interno lordo e rende felice chi all'università ha studiato che i conti devono avere il segno più davanti.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2005 [1]

Se dopo qualche trimestre di crescita negativa il prodotto interno lordo aumenta di qualche zero virgola per cento, la notizia viene ripetuta ossessivamente da tutti i mezzi di comunicazione di massa. «Stiamo uscendo dal tunnel» campeggia a lettere cubitali sui giornali di governo.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2005

In un sistema economico che misura la crescita del benessere con la crescita del prodotto interno lordo, l’innovazione diventa un valore in sé. Si identifica col concetto di miglioramento. Poiché le innovazioni cambiano di continuo la situazione esistente, la disponibilità al cambiamento assume un ruolo centrale nel sistema dei valori condivisi. Diventa una pubblica virtù. Viceversa, la resistenza nei confronti delle innovazioni diventa un vizio da sradicare, una manifestazione di chiusura mentale da ridicolizzare, un atteggiamento d’altri tempi senza diritto di cittadinanza nella modernità.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2005 [1]

Anche se resta difficile da capire, perché siamo abituati a pensare il contrario, il prodotto interno lordo può decrescere, possiamo farlo decrescere con le nostre scelte, e la decrescita può non causarci dei guai. Anzi, può migliorare la vita e l’ambiente in cui si vive.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2005 [1]

Nel capitalismo ci sono regole ferree, dettate dal denaro, dal mercato, dal sistema economico e finanziario, dal profitto, dal consumo. Se provate a cambiare anche una virgola delle sue leggi diventate esseri antisociali, menagrami disfattisti a cui si deve il crollo del Pil e la crescita della disoccupazione.
Simone Perotti, Adesso basta, 2011

La prospettiva di un orizzonte piatto, senza sviluppo, può piacere ai fautori della decrescita, che vedono nell«idolatria del Pil» la radice di tutti i nostri mali: a cominciare dalla distruzione dell'ambiente. Ma se si realizza il loro desiderio, le delusioni potrebbero essere amare. Nella grande bonaccia dove troveremo le risorse per investire in tecnologie verdi, per aumentare i fondi pubblici alla scuola, all'università, alla ricerca scientifica?
Federico Rampini, Le dieci cose che non saranno più le stesse, 2009

Quello che ci rende ciechi – e pessimisti – è l’ossessiva attenzione al Pil e a ogni altra misurazione economica del benessere. Per quanto diciamo che il Pil non è tutto, poi per pigrizia finiamo per guardare quasi solo a quello. Ma perfino dal punto di vista del benessere individuale il metro monetario è peggio che fuorviante. Ci fa ignorare il progresso vero, quello che conta.
Federico Rampini, Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo, 2012

Ogni giorno abbiamo conferme che il sistema attuale ci porta dritto a sbattere contro un muro di cemento, ma anche oggi brindiamo all'aumento dello 0,7 per cento del PIL. 
Bruno Ricca, cit. in Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2005

A morte il PIL. Viva l’uomo e l’umanità e la sua sopravvivenza.
Bruno Ricca, cit. in Maurizio Pallante, La decrescita felice, 2005

il Pil che, pur non coincidendo con il benessere, ne è parte. Sia perché le condizioni materiali di vita contribuiscono a generare il grado complessivo di benessere sia perché altri aspetti presumibilmente importanti del benessere stesso (per esempio la salute, la speranza di vita, l'istruzione, la sicurezza) sono più o meno correlati al livello di reddito di un paese.
Gianni Toniolo, su Il Sole 24 Ore, 2013

Note
  1. Maurizio Pallante, La decrescita felice. La qualità della vita non dipende dal pil © Editori Riuniti, 2005
  2. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Ricchezza e Povertà - Crisi economica e Inflazione - Economia ed Economisti

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