2016-09-09

Antichi Greci - Frasi e citazioni sull'antica Grecia

Raccolta dei migliori aforismi e delle frasi più interessanti sugli antichi Greci e sulla civiltà dell'antica Grecia, che comprende, all'incirca, tutto il periodo che va dall'ottavo secolo prima dell'era cristiana, al secondo secolo prima dell'era cristiana. Le seguenti citazioni fanno riferimento al mondo ellenistico sotto molti aspetti diversi, filosofia, arte, politica, religione, ecc., il che rende questa raccolta particolarmente interessante per studenti e per tutti coloro che amano la civiltà greca.
Tra tutti i popoli, i Greci sono quelli che han sognato nel modo più bello il sogno della vita.
(Johann Wolfgang Goethe)
1. Greci
© Aforismario

Nessuno come i Greci ha saputo incarnare in un nome un emblema: Narciso, Edipo, Sisifo, Orfeo... E ancora: Elena e Arianna, Antigone e Clitennestra... Le nostre mitologie al confronto sono solo catene di pallidi plagi.
Gesualdo Bufalino, Bluff di parole, 1994

Tu vivi come un accattone delle briciole dei greci. Cosa ne dice il tuo orgoglio? Se trovi presso di loro quanto tu stesso hai pensato, non dimenticare mai che ciò, in un modo o nell'altro, si è aperto la strada fino a te. Da loro ti arriva. Il tuo spirito è in loro balia. Sei una canna al loro vento. Puoi evocare a lungo le bufere dei barbari: pure, devi pensare nel chiaro, rinvigorente, sano vento dei greci.
Elias Canetti, La provincia dell'uomo, 1973

Ci si può anche stancare dei Greci. Ma come si stancherebbero loro di noi!
Elias Canetti, Un regno di matite, 1996

Perché i Greci? Solo perché vi sono ancora tracce della loro lingua? O in quanto necessaria tappa intermedia fra gli Egizi e noi? Forse perché le loro vestigia ammettono molteplici interpretazioni. Forse anche perché sono crudeli come noi e tuttavia più civilizzati.
Elias Canetti, Un regno di matite, 1996

Quant'è colpevole il cristianesimo di aver corrotto lo scetticismo! Un greco non avrebbe mai associato il lamento al dubbio. Arretrerebbe pieno di orrore davanti a Pascal e, ancor più, davanti a quell'inflazione dell’anima che, a partire dalla Croce, deprezza lo spirito.
Emil Cioran, Sillogismi dell'amarezza, 1952

Posti fuori dello stile, incapaci di armonizzare le nostre rovine, non ci definiamo più in rapporto alla Grecia: essa ha smesso d'essere il nostro punto di riferimento, la nostra nostalgia o il nostro rimorso; si è estinta in noi, come il Rinascimento del resto.
Emil Cioran, La tentazione di esistere, 1956

I Greci nacquero alla filosofia quando gli dèi parvero loro insufficienti; il concetto inizia dove l'Olimpo finisce. Pensare significa smettere di venerare, significa levarsi contro il mistero e proclamarne il fallimento.
Emil Cioran, La tentazione di esistere, 1956

Il filosofo deve affrontare le idee da spettatore; prima di assimilarle, di farle proprie, deve considerarle dall'esterno, dissociarsene, soppesarle e, se necessario, "giocare" con esse; poi, con l'aiuto della maturità, elabora un sistema, con il quale tuttavia non si confonde mai completamente. È questa superiorità nei confronti della loro filosofia che noi ammiriamo nei Greci.
Emil Cioran, La tentazione di esistere, 1956

Chi ci libererà dei Greci e dei Romani?
[Qui nous délivrera des Grecs et des Romains?].
Jean-Marie-Bernard Clément (Clément de Dijon), Lettere, 1773/76

Cosa facevano i greci dopo cena? Praticamente niente. Non c'era la televisione e non c'era internet. I ricchi assumevano un cantastorie, possibilmente cieco, e si facevano raccontare delle storie. Quanto lo pagavano? Nemmeno un soldo. Gli regalavano la cena. Sarà anche per questo che l'Odissea dura tanto. Più guai passava Ulisse e più cene rimediava Omero.
Luciano De Crescenzo, I pensieri di Bellavista, 2005

I Greci ebbero sempre fama di corridori. Il “piè veloce” Achille. Il vincitore ai giochi olimpici restaurati nello Stadio di Atene del 96, ricostruito a spese del banchiere greco d'Alessandria Averoff, fu un greco. Nella guerra turco-ellenica che poi seguì, i greci si segnalarono per le fughe precipitose. Essi stessi, parlando de' fuggenti, dicono: Anér o pheùgon pàlin machésetai - uomo che fugge combatterà ancora.
Carlo Dossi, Note azzurre, 1870/1907 (postumo 1912/64)

La danza del futuro dovrà ritornare a essere una sublime arte religiosa, com'era presso i Greci. L'arte che non è religiosa non è arte, ma pura merce.
Isadora Duncan, Lettere dalla danza, 1928 (postumo)

Chi non sa quanto pochi sono i sapienti, se pur qualcuno ve n'è? In tanti secoli i Greci ne contano in tutto sette, e anche di questi, per Ercole, se si andasse a guardare meglio, nessuno, ho paura, risulterebbe sapiente a metà, e forse neppure per un terzo.
Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia, 1509

Il teatro greco era un rito religioso in cui le esperienze fondamentali di ogni individuo venivano rappresentate in forma drammatica, e in cui proprio la forma drammatica aveva la forza di spezzare la routine. Chi era partecipe del dramma non era un consumatore né uno spettatore, ma partecipava a un rito che toccava nell'intimo le corde fondamentali della vita; è per questo che il dramma, come dicevano i Greci, produceva un effetto catartico. Il dramma purificava, toccava direttamente. Chi prendeva parte a una rappresentazione drammatica ritrovava il contatto con la parte più profonda dell'uomo e dell'umanità, e ritrovava così ogni volta la capacità di squarciare il velo della routine.
Erich Fromm, I cosiddetti sani, 1991 (postumo)

I Greci, che non avevano speranze ultraterrene, conoscevano la crudeltà della natura che vive della morte degli individui che genera e, a partire da questa visione tragica, insegnavano a reggere il dolore e, per il breve tempo che ci è concesso di vivere, a condurre una "vita buona" che, se ben governata e non gettata in balia degli eventi, poteva essere anche una vita felice. Attivi per quel tanto che ci è dato da vivere, non passivi perché "nelle mani di Dio".
Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo, 2009

Il pensiero degli antichi Greci non poteva nemmeno immaginare l'anima dell'individuo separata dall'anima della città. Sarebbe opportuno che la psicologia recuperasse questa antica intuizione e, uscendo dalla camera da letto di mamma e papà, cominciasse a curare le idee disfunzionali che percorrono la nostra società e non soltanto i portatori e le vittime di queste idee.
Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo, 2009

La felicità si guadagna attenendosi alla giusta misura, che i Greci conoscevano perché si sapevano mortali e i cristiani conoscono meno perché ospitati da una cultura che non si accontenta della felicità, perché vuole la felicità eterna, che è una condizione che non si addice a chi ha avuto in dote una sorte mortale.
Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo, 2009

Nell'antichità l'omosessualità non era un problema, perché l'attenzione non era rivolta all'atto sessuale, ma all'amore tra persone (charízesthai erastaîs) che poteva trascendere il sesso, perché capace di includere dimensioni culturali, spirituali ed estetiche. Questa era la ragione per cui il legislatore attico Solone considerava l'erotismo omosessuale troppo elevato per gli schiavi, ai quali, per questo, andava proibito.
Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo, 2009

Tutti coloro che pensano che i Greci, e in particolare Platone, siano anticipatori della cultura cristiana, o non hanno capito i Greci o non hanno capito il cristianesimo. C'è un abisso tra i due scenari.
Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo, 2009

Nella Grecia antica l’individuo pensa se stesso nella città e rappresenta se stesso sul modello della città. Per questo Socrate rifiuta di fuggire dopo la condanna a lui inflitta dalla città. A suo parere non si dà vita morale al di fuori delle leggi della convivenza. Questa è la ragione per cui il pensiero greco non separa la morale dalla politica, persuaso com'è che non si dà autorealizzazione se non nella relazione comune.
Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo, 2009

Non sono affatto degli snob quelli che hanno imposto lo sport obbligatorio per le donne nelle scuole statali: erano due nemici delle donne: in Grecia, Licurgo, e in Francia, Octave Gréard.
Jean Giraudoux, Lo sport, 1924

Quando si considerano i problemi di Aristotele, ci si stupisce della sua facoltà di osservazione e delle tante cose per cui ebbero occhio i Greci. Solamente, essi commettono un errore di precipitazione, perché passano immediatamente dal fenomeno alla spiegazione, nella quale vengono fuori enunciazioni teoretiche del tutto insufficienti. Questo è però l'errore generale che si commette ancora al giorno d'oggi.
Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, 1833 (postumo)

Tra tutti i popoli, i Greci sono quello che ha sognato nel modo più bello il sogno della vita.
Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, 1833 (postumo)

I Greci dicevano di una persona incolta: "Non sa leggere né nuotare"; oggi bisognerebbe aggiungere: "né usare un elaboratore".
Primo Levi e Tullio Regge, Dialogo, 1984

Quando i Greci volevano implorare la protezione di Venere, lo facevano mediante l’intervento delle cortigiane. Nella guerra persiana, le cortigiane di Corinto si riunirono in assemblea e pregarono per la salvezza della Grecia. Quando il popolo le chiedeva qualche grazia, le prometteva in cambio di portare altre cortigiane al suo tempio. Non ci si deve perciò stupire che quel genere di donne fosse tanto considerato presso i Greci: esercitavano un ruolo nel mondo, avevano Dei e altari.
Charles-Louis de Montesquieu, I miei pensieri, 1716/55 (postumo 1899/01)

I Greci, che sapevano così bene che cosa sia un amico – essi soli, di tutti i popoli, posseggono una trattazione profonda, molteplice e filosofica dell’amicizia; sicché a essi per primi, e finora per ultimi, l’amico è apparso come un problema degno di essere risolto – questi stessi Greci hanno designato i parenti con un termine che è il superlativo della parola «amico». Ciò mi rimane inspiegabile.
Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano, 1878

Chi ha versato acqua nel vino più dei Greci? Sobrietà e grazia congiunte - fu questo il privilegio di nobiltà dell'ateniese al tempo di Sofocle e dopo di lui. Lo imiti chi può ! Nel vivere e nel creare!
Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano II, 1879/80

Nessuno ha ancora spiegato perché gli scrittori greci abbiano fatto dei mezzi di espressione, di cui disponevano in quantità e forza sbalorditive, un uso così straordinariamente parco, che al paragone ogni libro posteriore ai Greci appare sgargiante, variopinto e sforzato. Si sente dire che, avvicinandosi ai ghiacci del Polo nord, come anche nei paesi più caldi, l’uso del sale diventi più parsimonioso, e che gli abitanti delle pianure e delle coste della zona temperata ne facciano invece l’uso più abbondante. I Greci non avrebbero avuto bisogno di sale e di condimento nella misura in cui ne abbiamo bisogno noi per un doppio motivo, cioè perché il loro intelletto era più freddo e più chiaro, mentre la loro fondamentale natura passionale era di molto più tropicale della nostra?
Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano II, 1879/80

Quando parliamo dei Greci, parliamo al tempo stesso senza volerlo dell'oggi e dell'ieri: la loro storia, universalmente nota, è un nitido specchio che riflette sempre qualcosa che non è nello specchio stesso. Noi utilizziamo la libertà di parlare di loro, per poter tacere di altri - affinché quelli dicano poi essi stessi qualcosa nell'orecchio al pensoso lettore. Così i Greci agevolano all'uomo moderno la comunicazione di varie cose difficili a comunicarsi e degne di essere meditate.
Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano II, 1879/80

L'amore quasi religioso per il re si rivenò presso i Greci sulla polis, quando la monarchia fu finita. E poiché un'idea sopporta più amore di una persona, e specialmente non urta l'amante cosi spesso come fanno le persone amate [...], la venerazione per la polis e per lo Stato fu più grande che mai fosse stata prima la venerazione per il principe. I Greci sono i pazzi per lo Stato della storia antica.
Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano II, 1879/80

Non prendetevi gioco della mitologia dei Greci solo perché assomiglia tanto poco alla vostra metafisica delle profondità! Dovreste ammirare un popolo che proprio in ciò ha intimato l’alt! al suo acuto intelletto e ha avuto per tanto tempo abbastanza tatto da scansare il pericolo della scolastica e della superstizione sofistica!
Friedrich Nietzsche, Aurora, 1881

Quanto più alta è la considerazione in cui un'epoca e un popolo tengono le individualità, e quanto più si accorda loro un diritto e una superiorità, tanto più azioni di questa specie osano venire alla luce - e cosi finalmente un raggio di lealtà, di autenticità nel bene e nel male si diffonde su intere epoche e popoli ; di modo che essi, come per esempio i Greci, continuano a risplendere ancora per millenni dopo la loro fine, come talune stelle.
Friedrich Nietzsche, Aurora, 1881

È decisivo per la sorte dei popoli e dell’umanità che si dia inizio alla cultura nel luogo giusto – non nell'«anima» (com'era funesta superstizione dei preti e semipreti): il luogo giusto è il corpo, il gesto, la dieta, la fisiologia, il resto ne consegue... I Greci rimangono perciò il primo evento culturale della storia – essi sapevano, facevano ciò che era necessario; il cristianesimo, che disprezza il corpo, è stato finora la più grande sventura dell’umanità.
Friedrich Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli, 1888

Timeo Danaos et dona ferentis.
[Diffido dei Greci anche quando portano doni].
Virgilio, Eneide, I sec. a.e.c.

Gli antichi greci non conoscevano l'uso dei bottoni; per questo i loro costumi prima si rilassarono e poi decaddero.
Anonimo

Chi si fida di greco, non ha il cervel seco.
Proverbio

Chi ci libererà dei Greci e dei Romani? (Jean-Marie-Bernard Clément)
2. Grecia e Civiltà greca
© Aforismario

L'antica Grecia contava sino a sette savi: io non ne trovo alcuno in Europa.
Napoleone Bonaparte, Aforismi e pensieri politici, morali e filosofici, XIX sec.

Tutta la poesia greca era concepita per la musica e per la danza. Ecco che anche la nostra migliore poesia è patetica.
Pasquale Cacchio, Frantumi, 2010

Quando smetterà di essere la presenza della Grecia nell'anima cristiana, l'Occidente sarà morto.
Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, 1977/92

La Grecia, se intesa come modo di trascorrere la vita, è un grandissimo paese mediterraneo, fatto di sole e di conversazione.
Luciano De Crescenzo, Storia della filosofia Greca, I Presocratici, 1988

La religione in Grecia non era molto religiosa. Gli Dei avevano quasi tutti i vizi dei mortali: litigavano, si ubriacavano, dicevano le bugie, si cornificavano e via dicendo. Non ci si deve meravigliare quindi se il rispetto del popolo per queste divinità ne uscisse alquanto ridimensionato: le onoravano, d’accordo, però senza tanto esagerare. Niente insomma al confronto del terrore che incuteva Jahvè, il terribile Dio degli ebrei.
Luciano De Crescenzo, Storia della filosofia Greca, I Presocratici, 1988

Per la storia del pensiero occidentale, la vecchia Grecia ha rappresentato quello che per l’Universo è stato il Big Bang, ovvero il grande scoppio da cui poi sarebbero venute fuori le galassie e le costellazioni. Non fosse mai esistita una civiltà greca, noi oggi saremmo finiti sotto l’influsso delle dottrine orientali, e allora [...] sarebbero stati cavoli amari!
Luciano De Crescenzo, Storia della filosofia Greca, I Presocratici, 1988

Noi onoriamo l'antica Grecia come la culla della scienza occidentale. Là, per la prima volta, è stato creato un sistema logico, meraviglia del pensiero, i cui enunciati si deducono cosi chiaramente gli uni dagli altri che ciascuna delle proposizioni dimostrate non solleva il minimo dubbio: si tratta della geometria di Euclide. Quest'opera ammirevole della ragione ha dato al cervello umano la più grande fiducia nei suoi sforzi ulteriori.
Albert Einstein, Come io vedo il mondo, 1934

Se non tutto il dolore è patologia, una risposta a questo genere di sofferenza e di disagio, meglio della psicoterapia, la può dare la filosofia, nata in Grecia nel v secolo a.C. non solo come conoscenza, ma come pratica di vita. Tali erano le scuole filosofiche greche prima che la filosofia, amputando se stessa, si disinteressasse della vita e divenisse solo conoscenza teorica, assestandosi su un terreno che oggi le scienze di giorno in giorno erodono.
Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo, 2009

A tutte le altre arti bisogna concedere qualcosa, solo verso la greca si rimane eternamente debitori.
Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, 1833 (postumo)

Possa lo studio delle letterature greca e romana rimanere sempre la base della cultura superiore!
Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, 1833 (postumo)

L'uomo nasce barbaro, e si redime dalla bestialità coltivandosi. La cultura è quella che fa gli uomini, e tanto meglio quanto più è grande. Grazie ad essa la Grecia poté definire barbaro tutto il resto dell'universo.
Baltasar Gracián y Morales, Oracolo manuale e arte della prudenza, 1647

L’Europa spirituale ha un luogo di nascita. Non parlo di un luogo geografico, di un paese, per quanto anche questo senso sia legittimo; parlo di una nascita spirituale che è avvenuta in una nazione, o meglio per merito di singoli uomini e di singoli gruppi di uomini di questa nazione. Questa nazione è l’antica Grecia del VII e del VI secolo a. C.
Edmund Husserl, La crisi dell’umanità europea e la filosofia, 1935

L'umanità è diventata isterica nel Medioevo perché ha malamente represso le impressioni sessuali della sua adolescenza greca.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

Un esempio di quanto fosse naturale e piena di amabili e naturali illusioni la mitologia greca, è la personificazione dell’eco.
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 1817/32 (postumo 1898/1900)

Da qualunque origine derivasse la lingua e la letteratura e filosofia e sapienza greca, certo è che la Grecia, se non fu l’inventrice delle sue lettere, scienze, ed arti, le ricevé informi, ed instabili, e imperfette, e indeterminate, e così ricevute, le formò, stabilì, perfezionò, determinò essa medesima, e nel suo proprio seno, e di sua propria mano ed ingegno, così che vennero la sua letteratura ed il suo sapere ad essere sue proprie, ed opera si può dir sua.
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 1817/32 (postumo 1898/1900)

La civiltà greca del periodo classico è una civiltà di uomini. Per ciò che concerne le donne, Pericle nel discorso funebre dice tutto con le parole : esse sono le migliori quando fra gli uomini si parla di loro il meno possibile. I rapporti erotici degli uomini coi giovani erano, in un grado non accessibile alla nostra comprensione, il necessario e unico presupposto di ogni educazione virile (pressappoco come per lungo tempo da noi ogni superiore educazione delle donne si ebbe solo attraverso il fidanzamento e il matrimonio); tutto l'idealismo della forza della natura greca si riversò su quei rapporti, e probabilmente i giovani non sono stati mai più trattati così attentamente, così amorevolmente, con un così assoluto riguardo al loro bene (virtus) come nel sesto e quinto secolo - secondo il bel detto di Holderlin «poiché amando il mortale dona il meglio».
Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano, 1878

Fu la modestia che inventò in Grecia la parola «filosofo», lasciando ai commedianti dello spirito la pomposa arroganza di chiamarsi saggi.
Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, 1882

Ciò che fa meraviglia, nella religiosità degli antichi Greci, è la strabocchevole pienezza di gratitudine che ne prorompe: è un tipo d’uomo nobilissimo, quello che si pone così di fronte alla natura e alla vita! Più tardi, quando in Grecia la plebe prese il sopravvento, la paura lussureggiò anche nella religione: si andava preparando il cristianesimo.
Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male, 1886

Màscherati come vuoi; sarai sempre un figlio della Grecia e di Roma.
Ugo Ojetti, Sessanta, 1937

Graecia capta ferum victorem cepit.
La Grecia conquistata [dai Romani] conquistò il feroce vincitore.
Orazio, Epistole, I sec. a.e.c.

Se il Logos cristiano abbia sostituito il Logos dei Greci: è solo questa la questione, dalla cui non soluzione è scaturita la modernità.
Mauro Parrini, A mani alzate, 2009

Lo spirito e la forza di una civiltà sono tutt'altro che indifferenti al materiale cui si affidano: l'antico mondo greco poteva imprimersi solo nel bronzo, nell'avorio, nell'oro e nel marmo; il nostro nella plastica, nella celluloide e nella carta.
Mario Andrea Rigoni, Variazioni sull'impossibile, 1993

È vero che gli uomini stimano soprattutto la rarità? Nei secoli eroici della Grecia, quando le passioni erano impetuose, la prudenza veniva molto considerata, e i vecchi erano venerati. Presso di noi, ove le passioni sono smorzate da una lunga tirannia, la prudenza, ch’è virtù delle anime senza vigore, non è quasi più considerata. I vecchi vengono disprezzati.
Stendhal, Filosofia nova, 183/05 (postumo 1931)

Note
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