2016-09-12

Zoppi e Storpi - Aforismi, frasi e proverbi

Raccolta di aforismi, frasi celebri e proverbi sugli zoppi, gli storpi e lo zoppicare. Il termine "zoppo" (come il sinonimo "storpio") indica una persona (o un animale) che, per imperfezione congenita (cioè dalla nascita), per malattia, trauma o lesione nelle gambe o nei piedi, cammina in modo difettoso o claudicante. Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa sulla disabilità e l'handicap.
"Come va?", disse un cieco a uno zoppo. "Come vede", rispose lo zoppo.
(Georg Lichtenberg)
Zoppo / Storpio
© Aforismario

− Stai attenta! Ma come guidi?
− Sono un po’ miope, ma gli occhiali non li metto mai perché invecchiano da morire...
− Pensa che anch’io ho un amico zoppo che preferisce attraversare la strada strisciando piuttosto che portare il bastone...
Diego Abatantuono, in Eccezzziunale... veramente, 1982

Non vergognarti se qualcuno ti aiuta: se tu fossi un soldato e ti trovassi all'assedio di una città, cosa faresti se zoppicassi e non riuscissi da solo a scalare le mura, ma lo potessi con l’aiuto di un altro?
Marco Aurelio, Pensieri, ca. 166-179

Zoppica così bene che coloro che le camminano a fianco sembrano storpi.
Elias Canetti, La provincia dell'uomo, 1973

Dio era zoppo e si creò l'uomo a mo' di stampella. Dovunque egli arrivi, si mette a sedere e subito tira fuori dalla valigia la propria superiorità.
Elias Canetti, La tortura delle mosche, 1992

Chi va con lo zoppo va piano piano.
Giobbe Covatta, Pancreas, 1993

Per farsi ascoltare il predicatore, da ultimo, si mette a zoppicare.
Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, 1977/92

Quando lo zoppo balla il valzer, al terzo movimento una stella s'accende. Forse i quanti nascono così. 
Beno Fignon, Mille e un respiro, 2003

Chi va con lo zoppo impara a zappare.
Nino Frassica, a I migliori anni, 2008/13

Per la saggezza popolare, chi va con lo zoppo impara a zoppicare. E perché lo zoppo che va con il sano non si sana?
Fausto Gianfranceschi, Aforismi del dissenso, 2012

Siete buoni quando camminate verso la vostra meta, con passi fermi e arditi. E tuttavia non siete cattivi quando vi arrivate zoppicando. Anche chi zoppica non cammina a ritroso. Ma voi che siete forti e veloci non state a zoppicare davanti allo zoppo pensando che ciò sia una cortesia.
Kahlil Gibran, Il profeta, 1923

Più saggio sarebbe per lo zoppo di non spezzare le sue grucce sulla testa del suo nemico.
Kahlil Gibran, Sabbia e spuma, 1926

Rimproverare uno stolto ostinato o predicare a uno stupido è come scrivere sull'acqua. Cristo guarì i ciechi, gli storpi, i paralitici e i lebbrosi. Ma non poté curare gli sciocchi.
Kahlil Gibran, La voce del maestro, 1963 (postumo)

Perché mai la Sacra Scrittura, perché ogni pia meditazione, ha una preferenza per gli zoppi, gli storpi, i ciechi, i lebbrosi? Sarebbe perché la religiosità vuol essere accanto ad essi soltanto come partecipazione? Sarebbe perché la religiosità pensa così bassamente di sé stessa, che non vuol essere che come una parte, qualcosa che non è per tutti? Sarebbe forse la religiosità invidiosa dei felici? Ahimè! No, la religiosità sarebbe allora in disaccordo con se stessa, essa farebbe torto dando ai sofferenti, invece di una ricompensa, la cosa migliore, l'unico bene in verità. No, la ragione deve essere piuttosto questa: colui che ha i beni, egli si consola tanto facilmente con essi, e per questo gli è più difficile attendere alle cose eterne. Ed è così che gli uomini, non soltanto nei balli e nei banchetti ma anche in Chiesa, si rassegnano malvolentieri a sentir parlare di simili cose.
Søren Kierkegaard, Diario, 1834/55 (postumo 1909/49)

La religione non è in minimo modo partecipante, nel senso di compassione; è la prima vera eguaglianza per i felici, i ricchi e i potenti, e per gli zoppi, i ciechi e lebbrosi.
Søren Kierkegaard, Diario, 1834/55 (postumo 1909/49)

Che cosa è la vita? Il viaggio di un zoppo e infermo che con un gravissimo carico in sul dosso per montagne ertissime e luoghi sommamente aspri, faticosi e difficili, alla neve, al gelo, alla pioggia, al vento, all’ardore del sole, cammina senza mai riposarsi dì e notte uno spazio di molte giornate per arrivare a un cotal precipizio o un fosso, e quivi inevitabilmente cadere.
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 1817/32 (postumo 1898/1900)

Io credo che un padre storpio difficilmente possa vedere con compiacenza i suoi figli sani, e non provare un certo stimolo a odiarli, o una difficoltà ad amarli, che facilmente si convertirà in odio, e riceverà poi scioccamente il nome di antipatia, quasi fosse una passione innata, e senza causa morale. Del che si potrebbero portare infinite prove di fatto, come dell’odio delle madri brutte verso le figlie belle, e delle persecuzioni che bene spesso fanno per tal cagione a giovani innocentissime, senza che né queste né esse medesime vedano bene il perchè.
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 1817/32 (postumo 1898/1900)

Non si nomina mai più volentieri, né più volentieri si sente nominare in altro modo chiunque ha qualche riconosciuto difetto o corporale o morale, che pel nome dello stesso difetto. Il sordo, il zoppo, il gobbo, il matto tale. Anzi queste persone non sono ordinariamente chiamate se non con questi nomi, o chiamandole pel nome loro fuor della loro presenza, è ben raro che non vi si ponga quel tale aggiunto. Chiamandole o udendole chiamar così, pare agli uomini d’esser superiori a questi tali, godono dell’immagine del loro difetto, sentono e si ammoniscono in certo modo della propria superiorità, l’amor proprio n’è lusingato e se ne compiace. Aggiungete l’odio eterno e naturale dell’uomo verso l’uomo che si pasce e si diletta di questi titoli ignominiosi, anche verso gli amici o gl’indifferenti. E da queste ragioni naturali nasce che l’uomo difettoso com'è detto di sopra, muta quasi il suo nome in quello del suo difetto, e gli altri che così lo chiamano intendono e mirano indistintamente nel fondo del cuor loro a levarlo dal numero de’ loro simili, o a metterlo al di sotto della loro specie: tendenza propria (e quanto alla società, prima e somma) d’ogn’individuo sociale. Io mi sono trovato a vedere uno di persona difettosa, uomo del volgo, trattenersi e giocare con gente del la sua condizione, e questa non chiamarlo mai con altro nome che del suo difetto, tanto che il suo proprio nome non l’ho mai potuto sentire. E s’io ho veruna cognizione del cuore umano, mi si dee credere com’io comprendeva chiaramente che ciascuno di loro, ogni volta che chiamava quell’uomo disprezzatamente con quel nome, provava una gioia interna, e una compiacenza maligna della propria superiorità sopra quella creatura sua simile, e non tanto dell’esser libero da quel difetto, quanto del vederlo e poterlo deridere e rimproverare in quella creatura, essendone libero esso. E per quanto frequente fosse nelle loro bocche quell’appellazione, io sentiva e conosceva ch’ella non usciva mai dalle loro labbra senza un tuono esterno e un senso e giudizio interno di trionfo e di gusto.
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 1817/32 (postumo 1898/1900)

"Come va?", disse un cieco a uno zoppo. "Come vede", rispose lo zoppo.
Georg Lichtenberg, Aforismi, 1766/99 (postumo 1902/08)

Perché da quando ho incominciato a zoppicare tutti nel salutarmi mi dicono “in gamba!” e prima no?
Marcello Marchesi, Il malloppo, 1971

Gli zoppi sono poco adatti agli esercizi del corpo, e non lo sono agli esercizi dello spirito le anime zoppicanti.
Michel de Montaigne, Saggi, 1580/88

Meglio essere bislacchi di felicità che di infelicità, meglio danzare goffamente che zoppicare.
Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, 1883/85

Qual è il motivo per cui uno zoppo non ci irrita, ma uno spirito azzoppato sì? Il fatto è che uno zoppo riconosce che noi camminiamo diritti, mentre uno spirito azzoppato dice che gli zoppi siamo noi. Se non fosse per questo proveremmo pietà invece di collera.
Blaise Pascal, Pensieri, 1670 (postumo)

Gesù è il cieco da condurre per mano. Gesù è il muto per il quale parlare. Gesù è lo storpio con cui camminare.
Madre Teresa di Calcutta, Meditazioni, 1996

L’uomo s’abitua al proprio stato, buono o cattivo che sia; lo zoppo non si accorge di avere più la stampella, né il ricco d’avere cavalli e carrozze. 
Claude Tillier, Mio zio Benjamin, 1843

Sai cos'è peggio di vedere tuo figlio diventare zoppo? Vederlo diventare infelice. 
James Wilson (Robert Sean Leonard), in Dr. House - Medical Division, 2004 /12.

Chiesi al mio medico che cosa fare per la mia distorsione alla caviglia. «Zoppichi», mi fece lui.
Henny Youngman (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

All'uscita di un ambulatorio.
− Cosa ti ha fatto il medico?
− Mi ha vistato accuratamente, poi mi ha dato un colpo sul ginocchio con un martelletto.
− E ora stai bene?
− Nel complesso sì, però zoppico.
Gino Bramieri, Io Bramieri vi racconto 400 barzellette, 1976

Lezione di anatomia. Il professore:
− Vedete, quest'uomo zoppica perché ha una gamba più corta dell'altra. In questo caso, lei, dottor Sivieri, cosa farebbe?
− Penso zoppicherei anch'io.
Gino Bramieri, Io Bramieri vi racconto 400 barzellette, 1976

Un vigile nota un uomo che sta faticosamente camminando con un piede sulla strada e l’altro sul marciapiedi. «Lei è ubriaco!» gli dice. «Ah, sì?» «Ne ha tutta l’aria…» «Sia ringraziato il cielo: credevo di essere zoppo!»
Anonimo

Bibbia
Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa.
Isaia, Antico Testamento, V sec. a.e.c.

Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno.
Gesù di Nazaret, in Vangelo secondo Matteo, I sec.

Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti.
Gesù di Nazaret, in Vangelo secondo Luca, I sec.

Rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia infiacchite e raddrizzate le vie storte per i vostri passi, perché il piede zoppicante non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.
Paolo di Tarso, Lettera agli Ebrei, Nuovo Testamento, ca. 50-60
- Perché mi segue? - Perché chi va con lo zoppo impara a zoppicare. © Altan
Proverbi sugli Zoppi
  • A cavallo d'altri non si dice zoppo.
  • Anche le zoppe si maritano.
  • Chi beffa lo zoppo, badi di essere diritto.
  • Chi pratica lo zoppo impara a zoppicare.
  • Chi si dimentica il bastone non è completamente zoppo.
  • Chi va con zoppi, all'anno zoppica. 
  • Chi va con lo zoppo, impara a zoppicare. 
  • Con la pazienza si fa tutto: cammina il cieco e anche lo storpio.
  • Davanti allo zoppo non si deve zoppicare.
  • È difficile zoppicare bene davanti allo sciancato.
  • Fatta la strada, viaggiano anche gli zoppi.
  • Il piede dello zoppo trova sempre qualche intoppo.
  • Il timore fa trottare anche lo zoppo.
  • Lo zoppo insegna la strada al cieco, e il cieco fa da bastone allo zoppo.
  • Meglio zoppicare che non camminare.
  • Nel paese degli zoppi, zoppicare non è vergogna.
  • Se il piede destro è zoppo, Dio rafforza il sinistro.
  • Tanto cammina lo zoppo che lo sciancato.
  • Quando il padrone zoppica, il servo non va diritto.
Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Disabilità e Handicap

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