2016-09-27

Teoria e Tecnica dell'Aforisma

Raccolta di brevi saggi e di articoli sulla teoria e la tecnica dell'aforisma. Gli articoli sono scritti da critici letterari e aforisti. Nella sezione "Aforistica" del sito Aforismario trovi anche una breve storia dell'aforisma dall'antichità a oggi e altri articoli interessanti su questo affascinante genere letterario.
Il vantaggio dell'aforisma è che non si ha bisogno di fornire prove.
Si tira un aforisma come si tira uno schiaffo. (Emil Cioran)
Sommario
  • L'aforisma - Federico Roncoroni, 1989
  • L'aforisma: genere aristocratico - Guido Almansi, 1991
  • L'aforisma come medicina dell'uomo - Giuseppe Pontiggia, 1994
  • L'arte deteriore dell'aforisma - Thomas Bernhard, 1999
  • Come nascono gli aforismi - Alessandro Morandotti, 1980
  • Libri sulla teoria e la tecnica dell'aforisma
Il fascino e la forza dell'aforisma non si misurano dall'entusiasmo e dallo stupore suscitati
dal suo primo esplodere, ma dalle emozioni e dalle riflessioni che produce
nel silenzio che lo segue. (Federico Roncoroni)
L'aforisma
Federico Roncoroni - Italianista e scrittore italiano
da Il libro degli aforismi © Mondadori, 1989

Nella famiglia dei generi letterari, l'aforisma è un parente molto stretto della massima, della sentenza, dell'adagio, del motto e, per certi rami, anche del più popolare proverbio, ma non coincide con nessuno di questi pur classici modelli. Quando è brutto, può scadere nella battuta da salotto, o, peggio ancora, nella moralità gratuita, peccando nel primo caso di pretesa e per lo più volgare comicità e macchiandosi nel secondo caso della non meno grave colpa di pretesa saggezza. Quando è bello, quando cioè si libra integro e compiuto nel suo difficile equilibrio di leggerezza e di gravità, è una festa di parole, un trionfo dell'intelligenza e un piacere dello spirito. Che cos'è, dunque, l'aforisma e come funziona? L'aforisma o, come meglio dovrebbe essere chiamato, l'aforismo, è una frase che compendia in un breve giro di parole il risultato di precedenti riflessioni, osservazioni ed esperienze. Il suo nome deriva dal greco aphorismós e propriamente significa "definizione". Di fatto, della definizione l'aforisma ha sia la essenzialità perentoria sia la funzione, che è quella di delineare in modo chiaro e "definitivo" un concetto, una norma o una legge. Ma l'aforisma è anche qualcosa di più di una definizione, per quanto chiara ed essenziale. Quando è perfettamente riuscito, è un perfetto meccanismo espressivo che, in equilibrio tra eleganza e sostanza di pensiero, a metà strada tra il gioco di parole e la massima filosofica, aspira a divertire e a far riflettere: fa riflettere il lettore sulle cose piccole e grandi della vita, attirandolo con la brillante eleganza della scrittura. A farne quello che è, infatti, contribuiscono sia la forma sia il contenuto. Inscindibili per natura, nell'aforisma forma e contenuto sono fusi insieme in un rapporto tanto necessario quanto difficile da realizzare. La struttura dell'aforisma, in effetti, è del tutto particolare: nella sua apparente semplicità, mira ad avere un massimo di densità concettuale in un minimo di brevità formale. In altre parole, pretende di conciliare cose inconciliabili: la ricchezza e la profondità del significato con la concisione del significante. Non solo: l'aforisma deve anche conciliare particolare e generale, soggettività e universalità: deve prendere spunto dalla realtà di tutti i giorni e da qualcosa di personale e di individuale, ma deve poi assurgere a un valore generale se non addirittura universale: deve attirare l'attenzione perché parla di qualcosa che ci riguarda da vicino o che riguarda qualcuno che conosciamo bene, ma piace veramente, e dura nel tempo, solo quando riesce a trascendere il particolare e il personale e vale per tutti, ieri, oggi e per sempre. Di più: oltre che conciliare profondità concettuale e concisione formale, particolare e generale, individuale e universale, deve essere attraente e seducente al primo incontro ma deve far durare il suo effetto ben oltre nel tempo: deve avere l'aria di essere facile, futile e piacevole, come una battuta di spirito, ma deve poi risultare ricco e profondo: chi lo legge o lo ascolta deve restare subito colpito e capirne subito il significato, ma poi deve anche rendersi conto che quella prima comprensione non l'ha chiarito del tutto e sotto la superficie della battuta di spirito ci sono una ricchezza e una pregnanza di significati, fatte di allusioni, sfumature e di interpretazioni possibili che non esauriscono l'aforisma in una semplice battuta o in un calembour, ma lo moltiplicano in una serie senza fine di riflessioni, intuizioni, scoperte e conquiste. E questo spiega un altro requisito dell'aforisma: deve essere dilettevole e piacevole e nello stesso tempo utile. Intendiamoci: deve essere utile nello stesso senso in cui deve essere piacevole: perché stimola a riflettere e offre quel piacere del tutto intellettuale che prova chi si rende conto di essere in grado di smontare il delicato congegno dell'aforisma e di saper recuperare e ricostruire gli ampi spazi concettuali ‐ sentimentali, esistenziali, speculativi e morali ‐ che l'autore ha sintetizzato e concentrato in quel breve spazio. Il fascino e la forza dell'aforisma, insomma, non si misurano dall'entusiasmo e dallo stupore suscitati dal suo primo esplodere, ma dalle emozioni e dalle riflessioni che produce nel silenzio che lo segue. Scettico o ironico, graffiante o scanzonato, serio o faceto, cinico o pietoso, irridente o tollerante, fustigatore o consolatorio, disperato o rasserenante, il vero aforisma nasce sempre da una profonda coscienza morale che, laica o religiosa, mondana o spirituale, borghese o aristocratica, nulla ha a che fare con il moralismo più o meno gretto e con il pedagogismo più o meno interessato, e dopo la prima deflagrazione che lo rende gradito ai più, non può non suscitare echi profondi nella coscienza morale di chi, laico o religioso, borghese o aristocratico, ama concedersi il gusto della meditazione e correre il rischio di fermarsi ogni tanto a pensare.

L’aforisma, genere aristocratico che asserisce e non suggerisce, afferma e non spiega,
ha la virtù suprema dell’aristocrazia: non teme di sbagliare. (Guido Almansi)
L'aforisma: genere aristocratico
Guido Almansi (1931- 2001) - Critico letterario, scrittore e traduttore italiano
da Il filosofo portatile © TEA, 1991

Nel Dizionario del Diavolo Ambrose Bierce, grande macinatore di aforismi, definisce l'aforisma "saggezza predigerita", in sé medesimo volgendosi co' denti. Che cosa distingue l’aforisma dall’epigramma o dalla massima? L’epigramma ha un bersaglio localizzato, nello spazio e nel tempo; l’aforisma tende all’universalità. La massima intende essere l’espressione di una saggezza conformista, mentre l’aforisma vorrebbe essere trasgressivo. Questa tendenza ad esprimere una verità valida sempre e ovunque significa peccare di generalizzazione; e quando si generalizza, si sbaglia. Ecco, direi che l’aforisma, genere aristocratico che asserisce e non suggerisce, afferma e non spiega, ha la virtù suprema dell’aristocrazia: non teme di sbagliare. Anzi, sbaglia sempre: si avvicina a una verità assoluta e poi la falsa per eccesso di arroganza e di perentorietà; ma in questo sta la sua grandezza. Non può esistere un facitore di aforismi timido, o timoroso, o preoccupato della verità. L’aforisma chiude tutto nel circuito del suo svolazzo logico o verbale; e tanto peggio per la meschina verità se qualche cosa viene lasciata fuori. Si prendano alcuni aforismi supremi, dei grandi maestri del genere. "L'impotenza di Dio è infinita", Anatole France: non è vero, ma è necessario, perché la mia conoscenza teologica è profondamente arricchita da questo paradosso. "Ciò che è irritante circa l'amore è che si tratta di un crimine in cui abbiamo bisogno di un complice", Charles Baudelaire: si tratta di una paurosa generalizzazione, ma pensate a quanto sarebbe impoverito il pensiero contemporaneo se Baudelaire − in questo grande aristocratico del pensiero, come Nietzsche e come altri suoi contemporanei − non avesse osato dirla, questa sublime impertinenza. Ma forse non c'è mai niente di nuovo in un aforisma, se non la disposizione delle parole, la morsa serrata della sintassi che trasforma una banalità in una illuminazione. "Tutto è stato detto prima, ma siccome nessuno ascolta, dobbiamo ritornare indietro e ricominciare", André Gide. Un grande aforisma deve dire il già noto in modo ignoto e sorprendere. La verità o l'efficacia di un aforisma è, quasi sempre, un'illusione, perché troppi elementi sono in gioco e contribuiscono alla sua memorabilità. La paradossalità del concetto, che rovescia, o sembra rovesciare, o finge di rovesciare, pregiudizi universalmente confermati, specialmente nel campo dell'etica, è un irresistibile elemento di attrazione: come la vespa s'attacca al miele, così noi all'aforisma crudele. Poi c'è la brevità, la concentrazione fulminante, il massimo effetto dirompente con il minimo numero di parole: l'aforisma breve ci apparirà sempre più convincente di quello più lungo, non per una maggiore ragionevolezza ma per la sua maggiore icasticità. Questa è l'area in cui l'aforisma si avvicina di più alla forza persuasiva dello slogan, che è quasi sempre stupido: falce e martello, panem et circenses, lava più bianco. Essere brevi significa in genere pervenire a un grado compattissimo di mendacità: si possono dire più bugie in poche sillabe che in tutto un trattato di sociologia.

Giuseppe Pontiggia
L'aforisma come medicina dell'uomo
Giuseppe Pontiggia (1934-2003) - Scrittore, critico letterario e aforista italiano
in Gino Ruozzi, Scrittori italiani di aforismi © Mondadori, 1994

La radice della parola aforisma è la stessa di orizzonte. Il verbo greco horízo significa delimitare. Orizzonte è all'origine il cerchio che si apre allo sguardo. Francesco da Buti, commentatore trecentesco di Dante, ci offre una definizione più precisa: "L'orizzonte è circulo terminativo de la nostra vista". Non meno preciso è il Tasso nel "Mondo creato"; "Quel che terminò l'umana vista / ne i tenebrosi e lucidi confini / orizonte fu detto". Leopardi introduce nell'Infinito una siepe che "da tanta parte / dell'ultimo orizzonte il guardo esclude". Qui il limite ultimo viene cancellato da un limite più vicino, così che si aprono al pensiero interminati spazi e sovrumani silenzi e profondissima quiete. L'orizzonte diventa quello che non sarà mai, illimitato, il contrario di ciò che significa horízo. Perché l'orizzonte della siepe dilata all'infinito l'orizzonte interiore: "e il naufragar m'è dolce in questo mare". L'orizzonte della poesia comincia dove finisce quello dell'aforisma, in cui sguardo e limite, centro e circonferenza sono sempre in rapporto. Hóros greco corrisponde al latino finis, confine. In comune non solo il significato del nome, ma l'azione del verbo che ne deriva, ossia definire, porre i confini. Conoscere come separare, dividere. Sempre atti fisici, esperienze sensoriali, che diventano operazioni della mente. Anche circo-scrivere, scrivere intorno. Ma il prefisso di definire, come di delimitare, è un altro, non è solo un rafforzativo, contiene, come il greco apó, l'idea di provenienza.

L'arte deteriore dell'aforisma
Thomas Bernhard (1931-1989)
Scrittore e drammaturgo austriaco
da Il soccombente (Der Untergeher, 1983) © Adelphi, 1999
La voce narrante fa riferimento a uno dei personaggi del romanzo, Wertheimer, che, nel suo ruolo di soccombente, considera anche la sua capacità di scrivere aforismi come "un'arte deteriore".

Era uno che scriveva aforismi, esistono di lui innumerevoli aforismi, pensai, ma c'è da supporre che li abbia distrutti, io scrivo aforismi, diceva di continuo, pensai, è un'arte deteriore tipica di quelli che intellettualmente hanno il fiato corto, della quale hanno vissuto e vivono un certo numero di persone soprattutto in Francia, si tratta dei cosiddetti filosofi di mezza tacca che scrivono per i comodini da notte delle infermiere, potrei anche chiamarli filosofi da almanacco, gente che scrive cose che vanno bene per tutti e le cui massime, con l'andar del tempo, troveremo affisse alle pareti di ogni sala d'aspetto dei nostri medici. I cosiddetti aforismi negativi sono altrettanto repellenti dei cosiddetti aforismi positivi. Eppure non sono riuscito a togliermi questa abitudine di scrivere aforismi, in verità temo proprio di averne ormai scritti a milioni, così diceva, pensai, e faccio bene a procedere alla loro distruzione, perché non intendo veder un giorno tappezzate coi miei aforismi, come con Goethe, Lichtenberg e compagni, le pareti delle camere d'ospedale o delle sacrestie, così diceva, pensai. Siccome non sono nato per essere filosofo, mi sono trasformato, devo dire non del tutto inconsapevolmente, in un autore di aforismi, in uno di quei repellenti compagni di strada dei filosofi come ce n'è a migliaia, così diceva, pensai. Si tratta di imbrogliare l'umanità intera con piccolissime trovate che mirano a effetti grandiosi, così diceva, pensai. In sostanza non sono altro che un pericolo pubblico, uno di quegli autori di aforismi che nella loro sconfinata impudenza e inguaribile sfacciataggine si confondono tra i filosofi come i cervi volanti tra i cervi, così diceva, pensai. Se smettiamo di bere moriamo di sete, se smettiamo di mangiare moriamo di fame, diceva, da sentenze di tal fatta hanno origine tutti gli aforismi, può averli scritti perfino Novalis, anche Novalis ha detto un mucchio di sciocchezze, così lui, pensai. Nel deserto aneliamo all'acqua, suonano all'incirca le massime di Pascal, così lui, pensai. A essere esatti, dei più grandi progetti filosofici quello che rimane a noi non è altro che un misero retrogusto aforistico, così diceva, pensai, quale che sia la filosofia e chiunque sia il filosofo di cui ci stiamo occupando, tutto si riduce in briciole quando li affrontiamo con tutte le facoltà di cui siamo dotati, ossia con tutti i nostri strumenti intellettuali, così diceva, pensai.

Come nascono gli aforismi
Le condizioni ambientali e spirituali che favoriscono la germinazione degli aforismi.
Alessandro Morandotti (1909-1979) - Aforista italiano.
da Minime © Scheiwiller, 1980

Il meccanismo che presiede alla formulazione di massime è dei più elementari. Nasce da un'intima esigenza di condensare in poche parole esperienze vissute e osservazioni compiute, allo scopo di trasformarle in precetti di vita per sé e da trasmettere ad altri. Comunicare ammonimenti, raccomandazioni, consigli, regole di comportamento, riflessioni esistenziali. Nulla di più ovvio. Da sempre, oggi e in futuro. Una necessità insopprimibile dello spirito al servizio dei rapporti umani. Comunemente quest'esigenza si esprime in termini grezzi. Quando invece diventa oggetto, da parte di letterati e filosofi, di particolari attenzioni, subentra la preoccupazione dell'efficacia estetica della formulazione e il precetto assume la forma di aforisma. Allora soltanto si è compiuta la trasformazione in arte. Una forma letteraria peculiare che si manifesta attraverso una specie di esplosione concentrata dell'io, cui fa da miccia il conflitto tra esperienza e sistema di pensiero imperante. Un tentativo disperato − spesso mascherato buffonescamente − per sottrarsi alle incrostazioni di un conformismo filosofico-letterario secolare, col miraggio di instaurare una rinnovata spregiudicata visione critica del mondo dei sentimenti e del pensiero. Istituire un diverso rapporto tra l'io e il cosmo − superate le remore di artificiose strutture mentali − su base paritetica.
Questo in realtà il fine ambizioso, consapevole o no, che ha dato origine a questo genere, arduo quanto l'assunto che si propone.

Libri su teoria e tecnica dell'Aforisma
Qui di seguito, si segnalano alcuni tra i migliori libri pubblicati in Italia sulla teoria e la tecnica dell'aforisma, e che sono vivamente consigliati a chiunque intenda approfondire l'argomento.

Teoria e storia dell'aforisma
Curatore e Introduzione: Gino Ruozzi
Editore: Bruno Mondadori, Milano, 2004

Intorno a un tema come l’aforisma – e più in generale tutte le “forme brevi” della letteratura – si sono raccolti i maggiori esperti con lo scopo di darne, per la prima volta, una definizione che renda conto della sua complessità. Forma di scrittura e di pensiero, l’aforisma è un tema che attraversa molteplici spazi disciplinari; il risultato di questi incontri è una combinazione di differenti punti di vista dall’indubbio rilievo scientifico: alle voci di italianisti, filologi e specialisti delle diverse lingue si alternano quelle dei filosofi e dei semiologi, a loro volta integrate dalla testimonianza di due noti scrittori di aforismi. Il libro costituisce un apporto prezioso: un’opera come questa mancava infatti nel panorama della cultura italiana, attenta solo da pochi anni al problema delle “forme brevi”.

La brevità felice
Contributi alla teoria e alla storia dell'aforisma
Curatore: Mario Andrea Rigoni
Collaborazione: Raoul Bruni
Editore: Marsilio, Venezia, 2006

Da alcuni anni a questa parte l'aforisma è diventato anche in Italia un genere di moda, presente nei giornali, nelle trasmissioni radiofoniche, nei siti Internet. Ma esso ha avuto una lunghissima storia, ancora in buona parte inesplorata, che interessa tutti i paesi e tutte le epoche e che consente di instaurare una prospettiva critica nuova nella considerazione degli autori e delle opere. Nato da un seminario biennale tenuto dal Dipartimento di italianistica dell'Università di Padova sotto la guida di Mario Andrea Rigoni, questo volume indaga ampiamente la vicenda dell'aforisma e, più in generale, delle forme brevi dell'espressione da un punto di vista teorico non meno che storico.

Note
  1. Se hai scritto un articolo un breve saggio sull'aforisma e intendi pubblicarlo in questa pagina, invialo ad Aforismario.
  2. Vedi anche: Tutto sull'Aforisma: Definizione, Storia e Curiosità

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