2016-10-27

Consumismo e Consumatori - Aforismi, frasi e citazioni

Raccolta dei migliori aforismi e delle frasi più significative sul consumismo e i consumatori. Il consumismo è un "fenomeno economico-sociale tipico delle società industrializzate, consistente nell'acquisto indiscriminato di beni di consumo, suscitato ed esasperato dall'azione delle moderne tecniche pubblicitarie, le quali fanno apparire come reali bisogni fittizi, allo scopo di allargare continuamente la produzione".
Come introduzione a questa raccolta di riflessioni sul consumismo, riportiamo un brano tratto dal libro Avere o essere? di Erich Fromm, pubblicato nel 1976 e ancora attuale: "Se le sfere economica e politica della società devono subordinarsi allo sviluppo umano, è evidente che a determinare il modello della nuova società saranno le esigenze dell'individuo non alienato, orientato verso l'essere. Ciò significa che gli uomini non dovranno né vivere in condizioni di inumana povertà (questa costituisce ancora il problema principale di gran parte degli abitanti della terra) né dovranno essere obbligati (come accade invece ai benestanti del mondo industrializzato) a far proprio il modello dell'Homo consumens dalle leggi inerenti alla produzione capitalistica, le quali richiedono un continuo aumento della produzione e quindi obbligano a un consumo via via crescente. Se gli esseri umani debbono diventare liberi e cessare dall'alimentare l'industria mediante un consumismo patologico, è chiaramente indispensabile una trasformazione di carattere radicale del sistema economico; in altre parole, bisogna metter fine all'attuale situazione, in forza della quale un'economia sana è possibile solo a prezzo della condizione patologica degli esseri umani. Il problema è dunque quello di costruire un'economia sana per gente sana".
Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa sull'acquistare, sul superfluo e il necessario, e sulla spazzatura.
Consumismo: comprare cose di cui non abbiamo bisogno con soldi che non abbiamo
per impressionare persone che non ci piacciono.
1. Consumismo
© Aforismario

L'umanità che tratta il mondo come un mondo da buttar via tratta anche sé stessa come un'umanità da buttar via.
Günther Anders, L'uomo è antiquato, 1980

Il consumismo non consiste nell'«accumulare» beni (chi ammassa beni si ritrova anche con valigie pesanti e case ingombre), ma nell'usarli e quindi nello «smaltirli» per fare posto ad altri beni da usare.
Zygmunt Bauman, Amore liquido, 2003

Il consumismo, in netto contrasto con le precedenti forme di vita, associa la felicità non tanto alla soddisfazione dei bisogni (come tendono a far credere le sue "credenziali ufficiali"), ma piuttosto alla costante crescita della quantità e dell'intensità dei desideri, il che implica a sua volta il rapido utilizzo e la rapida sostituzione degli oggetti con cui si pensa e si spera di soddisfare quei desideri.
Zygmunt Bauman, Amore liquido, 2003

II valore più caratteristico della società dei consumi, anzi il suo valore supremo rispetto al quale tutti gli altri sono chiamati a giustificare il proprio merito, è una vita felice; anzi, la società dei consumi è forse l'unica società della storia umana che prometta la felicità nella vita terrena, la felicità qui e ora e in ogni successivo "ora": felicità istantanea e perpetua.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Nella società dei consumi l'infelicità è un reato punibile o, nel migliore dei casi, una peccaminosa perversione che squalifica chi la professa dall'appartenere a pieno titolo alla società.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

Il consumismo, oltre a essere un'economia dell'eccesso e dello spreco, è anche un'economia dell'illusione. Esso fa leva sulla irrazionalità dei consumatori, non sulle loro previsioni informate e disincantate; punta a suscitare emozioni consumistiche, non a sviluppare la ragione.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Il contesto esistenziale che ha finito per diventare noto come "società dei consumi" si distingue per il fatto che ridefinisce le relazioni interumane a modello e somiglianza delle relazioni tra i consumatori e gli oggetti di consumo.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

L'economia dei consumi e il consumismo sono mantenuti in vita in quanto i bisogni di ieri sono sminuiti e svalutati, e i loro oggetti ridicolizzati e sfigurati come ormai obsoleti.
Zygmunt Bauman, ibidem

Nuovi bisogni richiedono nuove merci; nuove merci richiedono nuovi bisogni e desideri; l'avvento del consumismo inaugura l'era dell'"obsolescenza programmata" dei beni offerti sul mercato e segnala la spettacolare ascesa dell'industria dello smaltimento dei rifiuti.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

L'economia consumistica prospera sul ricambio delle merci e si pensa che quanto più denaro passa di mano, tanto più essa vada a gonfie vele; e ogni volta che il denaro passa di mano alcuni beni di consumo sono inviati alla discarica. Di conseguenza, in una società di consumatori la ricerca della felicità − lo scopo maggiormente evocato e utilizzato come esca nelle campagne di marketing che mirano a incentivare i consumatori a separarsi dal proprio denaro (denaro già guadagnato o che si prevede di guadagnare) − tende a spostare l'attenzione dal fare le cose, o appropriarsene, o accumularle, al disfarsene.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

La società dei consumi svaluta la durevolezza; ai suoi occhi "vecchio" significa "sorpassato", non più utilizzabile e destinato alla spazzatura.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

La società dei consumi è impensabile senza una florida industria dello smaltimento di rifiuti. Ai consumatori non si chiede di giurare fedeltà agli oggetti che ottengono con l'intenzione di consumare.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

Per sopperire a tutti questi bisogni, spinte, pulsioni e dipendenze e pei alimentare i nuovi meccanismi di motivazione e guida e il monitoraggio del comportamento umano, l'economia consumistica deve fare affidamento sull'eccesso e sullo spreco.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Per far sì che l'economia consumistica non si arresti, il ritmo con cui la quantità già enorme di novità cresce è destinato ad andare oltre qualsiasi obiettivo a misura della domanda oramai superata.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Se uno inventa una lampada che non si consuma mai per decenni, l’invenzione viene comprata dai fabbricanti di lampade non perché queste lampade si fabbrichino, ma perché non si fabbrichino.
Bertolt Brecht (attribuzione incerta - fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Per il progressista il consumo si giustifica solo in quanto mezzo di produzione.
Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, 1977/92

La civiltà occidentale è un coacervo di articoli di lusso, elaborati da parassiti, per il consumo di oziosi.
Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, 1977/92

La mia generazione era specializzata nel Non-Consumo. Al ristorante si andava se c'era un matrimonio o una prima comunione. I ricchi mangiavano la carne solo la domenica, i poveri mai. C'era l'abitudine di crescere in casa una gallina per avere l'uovo fresco ogni mattina. Si mangiava il pollo solo se si era malati (o se era malato il pollo). Il taxi lo si prendeva per andare all'ospedale in occasione di fratture agli arti inferiori. Per gli arti superiori si prendeva il tram.
Luciano De Crescenzo, I pensieri di Bellavista, 2005

Considerati nell'insieme noi consumiamo non perché vogliamo ma perché dobbiamo consumare per mantenere il meccanismo produttivo che ha necessità di esprimersi a livelli sempre più alti (le crescite esponenziali) per non crollare su se stesso. Siamo al servizio di un sistema di cui costituiamo i terminali passivi. 
Massimo Fini, Il denaro «Sterco del demonio», 1998

Oggi, l'accento cade sul consumo non sulla conservazione, e l'acquisto viene fatto non per conservare ma per gettare. L'oggetto che si compra può essere un'automobile, un abito, un gadget; in ogni caso, dopo averlo usato per un po' ci si stanca di esso e non si vede l'ora di buttare via il «vecchio» per acquistare il modello più recente. Acquisizione − possesso e uso transitori − eliminazione (o, se possibile, scambio vantaggioso del proprio con un modello migliore) − nuova acquisizione, tale è il circolo vizioso dell'acquisto consumistico, e lo slogan dei giorno d'oggi potrebbe suonare: «Il nuovo è bello!».
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976 [2]

L'atteggiamento implicito nel consumismo è quello dell'inghiottimento del mondo intero. 
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

Il consumo ha caratteristiche ambivalenti: placa l'ansia, perché ciò che uno ha non può essergli ripreso; ma impone anche che il consumatore consumi sempre di più, dal momento che il consumo precedente ben presto perde il proprio carattere gratificante.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

Nonostante la concorrenza tra le varie marche, la pubblicità si propone uno scopo generale, ed è di stimolare il desiderio di consumi; tutte le aziende si aiutano a vicenda nell'esercitare quest'influenza fondamentale tramite la rispettiva pubblicità, mentre il compratore esercita solo in via secondaria il dubbio privilegio di scegliere tra varie marche concorrenti.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

L'imbarazzante domanda, perché gli esseri umani contemporanei amino acquistare e consumare pur mostrando così scarso attaccamento a ciò che comprano, trova la risposta più significativa nel fenomeno del carattere mercantile. La mancanza di attaccamento che gli è propria, lo rende anche indifferente alle cose; ciò che conta è forse il prestigio o il comfort che le cose conferiscono, ma le cose di per sé sono prive di sostanza: sono in tutto e per tutto consumabili, in una con amici o amanti, del pari consumabili dal momento che non esiste alcun legame davvero profondo con nessuno di essi.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976 [2]

Obiettivo di ogni attività sociale deve essere il benessere dell'uomo e la prevenzione degli stati di malessere; si deve aver di mira, non il massimo di consumo, ma il consumo sano che favorisce il benessere.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

La gente si renderà conto che gran parte dei consumi sono fonte di passività; che l'esigenza di velocità e novità, che soltanto il consumismo può soddisfare, è il riflesso di uno stato di inquietudine, di fuga interiore da se stessi; e si renderà anche conto che cercare sempre nuove cose da fare, il gadget ultimo grido di cui servirsi, non è che un mezzo per impedirsi di essere vicini a se stessi o ad altre persone.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976 [2]
Oggi il mito del consumo illimitato sostituisce la fede nella vita eterna. (Ivan Illich)
Perché il consumismo è un vizio? Perché crea in noi una mentalità a tal punto nichilista da farci ritenere che solo adottando, in maniera metodica, e su ampia scala, il principio del consumo e della distruzione degli oggetti, possiamo garantirci identità, stato sociale, esercizio della libertà e benessere.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003 [3]

Il consumo non deve essere più considerato, come avveniva per le generazioni precedenti, esclusivamente come soddisfazione di un bisogno, ma anche, e oggi soprattutto, come mezzo di produzione. Là infatti dove la produzione non tollera interruzioni, le merci "hanno bisogno" di essere consumate, e se il bisogno non è spontaneo, se di queste merci non si sente il bisogno, occorrerà che questo bisogno sia "prodotto".
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003

In un mondo dove gli oggetti durevoli sono sostituiti da prodotti destinati all'obsolescenza immediata, l'individuo, senza più punti di riferimento o luoghi di ancoraggio per la sua identità, perde la continuità della sua vita psichica, perché quell'ordine di riferimenti costanti, che è alla base della propria identità, si dissolve in una serie di riflessi fugaci, che sono le uniche risposte possibili a quel senso diffuso di irrealtà che la cultura del consumismo diffonde come immagine del mondo.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003 [3]

Sono ridicole le lagne contro il consumismo, l'industrializzazione, la tecnologia. Chi se non gli uomini, compresi i lagno si, hanno dato una piega consumistica, industriale, tecnologica all'esistenza? Forse si lagnano perché ignorano le loro responsabilità, mentre gli spiriti svegli lo sanno, ne accettano con distacco trascendente i vantaggi, restando forti e indipendenti a causa della loro consapevolezza.
Fausto Gianfranceschi, Aforismi del dissenso, 2012

Il ragionamento che nega la natura oppressiva del consumismo – sostenendo che i consumatori in realtà sono felici, che il consumo è fonte di soddisfazione e dà significato alla vita – è robusto. D'altra parte è difficile resistere all'idea che, se la felicità fosse davvero tutto ciò che conta, potremmo raggiungerla, nella stessa intensità ma in modo rapido ed economico, introducendo negli acquedotti una droga adatta allo scopo. Senza contare che quel ragionamento ignora un'intuizione così familiare da essere stata per molto tempo la quintessenza del cliché, e cioè che tutte le cose che vale davvero la pena avere nella vita, come la generosità, la saggezza e gli affetti umani, non sono in vendita nei centri commerciali.
Anthony Clifford Grayling, Il significato delle cose, 2001

Il consumismo è interessante perché non è affatto un materialismo, ma una forma di spiritualismo, perché il consumatore non si attacca agli oggetti. Consumare è prendere, utilizzare e gettare, distruggere nel consumo.
Fabrice Hadjadj, intervista, su Il sussidiario, 2009

Oggi il mito del consumo illimitato sostituisce la fede nella vita eterna.
Ivan Illich, Descolarizzare la società, 1971

L'imbonimento consumistico e il mito della bella vita hanno legittimato la gratificazione delle pulsioni e l'Es non deve più scusarsi. dei suoi desideri, o dissimularne la portata. Ma questo stesso condizionamento ha reso intollerabili il fallimento e la sconfitta.
Christopher Lasch, La cultura del narcisismo, 1979

Per permettere alla società dei consumi di continuare il suo carosello diabolico sono necessari tre ingredienti: la pubblicità, che crea il desiderio di consumare, il credito, che ne fornisce i mezzi, e l'obsolescenza accelerata e programmata dei prodotti, che ne rinnova la necessità. 
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

Con l'obsolescenza programmata, la società della crescita possiede l'arma totale del consumismo. In tempi sempre più brevi, apparecchi e oggetti, dalle lampade elettriche agli occhiali, si rompono per il cedimento voluto di un elemento. Impossibile trovare un pezzo di ricambio o un riparatore. La riparazione comunque costerebbe più che comprare il prodotto nuovo.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

Nel secolo del consumismo, i desideri di oggi riempiranno le discariche domani.
Kosta Mariano (Aforismi inediti su Aforismario)

La società consumistica, favorendo la demoltiplicazione di bisogni sempre più futili di cui procura la soddisfazione immediata, contribuisce a mantenere un clima euforico e una falsa idea di progresso, sedando le coscienze e scacciando la noia. Al prezzo di una regressione umana a livello biologico. La questione del senso globale si dissolve nel perseguimento di innumerevoli piccoli bisogni artificiali. 
Georges Minois, Storia del mal di vivere, 2003

La pubblicità ha spinto questa gente ad affannarsi per automobili e vestiti di cui non hanno bisogno. Intere generazioni hanno svolto lavori che detestavano solo per comperare cose di cui non hanno veramente bisogno.
Chuck Palahniuk, Fight Club, 1996 [cfr. citazione di anonimo].

Che cos'è che ha trasformato i proletari e i sottoproletari italiani, sostanzialmente, in piccolo borghesi, divorati, per di più, dall'ansia economica di esserlo? Che cos'è che ha trasformato le "masse" dei giovani in "masse" di criminaloidi? L'ho detto e ripetuto ormai decine di volte: una "seconda" rivoluzione industriale che in realtà in Italia è la "prima": il consumismo.
Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane, 1976  

La formula della felicità, fino a questo momento, è consistita nell'eseguire l'operazione consumi fratto desideri. Ma questa è stata una ricetta per il consumismo. Se invece si azzerano i desideri, la felicità tende all'infinito. 
Paul Samuelson (e William Nordhaus), Economics, 1948

Nei Paesi ricchi il consumo consiste in persone che spendono soldi che non hanno, per comprare beni che non vogliono, per impressionare persone che non amano. 
Joachim Spangenberg, in Ryan S. Taylor, Live Simple Get Rich, 2007 [cfr. citazione di anonimo].

Si entra nel grande fiume emblematico del possesso conte "status" e ci si intruppa nel gregge degli oltranzisti del consumo. Si parte con lo zainetto firmato il primo giorno di scuola e si finisce con l'affidare ad un orologio da otto milioni l'autocertìficazione di un tocco di classe. Sempre più tristemente insoddisfatti, sempre più affannosamente in credito rispetto a nuove mete. E la felicità? Abita qui saltuariamente: trasloca da un oggetto all'altro, subisce sfratti repentini e dolorose cadute. Insomma è un po' acciaccata.
Maria Venturini, Dizionario delle felicità, 1998

Compriamo cose di cui non abbiamo bisogno con soldi che non abbiamo per impressionare persone che non ci piacciono.
[We buy things we don't need with money we don't have to impress people we don't like].
Anonimo (attribuito a Robert Quillen, Walter Slezak e altri)

Il consumatore è un eterno lattante che strilla per avere il poppatoio. (Erich Fromm)
2. Consumatori
© Aforismario

La caratteristica più spiccata della società dei consumi, per quanto attentamente custodita e totalmente occultata, è la trasformazione dei consumatori in merce; o, meglio ancora, la loro dissoluzione nel mare delle merci.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Nella società dei consumatori nessuno può diventare soggetto senza prima trasformarsi in merce.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

Chi fa parte della società dei consumatori è a sua volta un prodotto di consumo, ed è tale sua caratteristica a sancirne realmente l'appartenenza alla società.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

Nella società dei consumatori il vero titolare del potere sovrano è il mercato dei beni di consumo.
Zygmunt Bauman, ibidem

La società dei consumatori cresce rigogliosa finché riesce a rendere perpetua la non-soddisfazione dei suoi membri, e dunque la loro infelicità, per usare il suo stesso termine. Il metodo esplicito per conseguire tale effetto consiste nel denigrare e svalutare i prodotti di consumo poco dopo averli portati alla ribalta nell'universo dei desideri dei consumatori.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Il consumatore "difettoso", chi dispone di risorse troppo scarse per rispondere adeguatamente all'"appello", o più esattamente ai richiami seduttivi dei mercati, è gente di cui la società dei consumatori "non ha bisogno"; se non ci fosse, la società dei consumatori ne guadagnerebbe.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

Il consumatore che non si dà da fare per liberarsi di cose consumate o obsolete (o, meglio, di tutto ciò che rimane degli acquisti di ieri) è un ossimoro: come un vento che non soffi o un fiume che non scorra...
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

La vita di un consumatore, la vita di consumo, non consiste nell'acquisire e possedere. E non consiste nemmeno nel liberarsi di ciò che era stato acquisito l'altro ieri e orgogliosamente ostentato ieri. Consiste piuttosto, in primo luogo e soprattutto, nel rimanere in movimento.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

I poveri di oggi (e cioè coloro che costituiscono un "problema" per gli altri) sono prima di tutto e soprattutto dei "non consumatori", più che dei "disoccupati". Essi vengono definiti innanzi tutto dal fatto di essere consumatori difettosi: infatti, il più basilare dei doveri sociali cui vengono meno è il dovere di essere acquirenti attivi ed efficaci dei beni e servizi offerti dal mercato.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Consumo, dunque sono. (Zygmunt Bauman)
Viene riconosciuto solo il prodotto che può essere messo in commercio. Chi consuma i prodotti del proprio orticello è un parassita.
Pasquale Cacchio, Frantumi, 2010

La felicità dell'uomo moderno: guardare le vetrine e comprare tutto quello che può permettersi, in contanti o a rate.
Erich Fromm, L'arte di amare, 1956

Il consumatore è un eterno lattante che strilla per avere il poppatoio: una condizione che assume ovvia evidenza in fenomeni patologici come l'alcolismo e l'assuefazione alle droghe.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976 [2]

I desideri del consumatore sono fabbricati dal produttore.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

I consumatori moderni possono etichettare sé stessi con questa formula: io sono = ciò che ho e ciò che consumo.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976 [2]

La produzione economica usa i consumatori come suoi alleati per garantire la mortalità dei suoi prodotti, che è poi la garanzia della sua immortalità.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003 [3]

Consumatore. Uno che crede alla pubblicità.
Leonard Louis Levinson, Dizionario della mano sinistra, 1963

Oggi il consumatore è la vittima del produttore, che gli rovescia addosso una massa di prodotti ai quali deve trovar posto nella sua anima.
Mary McCarthy, Al contrario, 1961

Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un'ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore.
Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975

Un modello di un "consumatore" non può piú essere un modello di dignità paterna! Il consumatore deve essere un uomo leggero, infantile, volubile, curioso, giocherellone, credulo. Il compratore è sostanzialmente una fanciulla.
Pier Paolo Pasolini, Che fare col “buon selvaggio”?, su L’Illustrazione Italiana, 1982

La futura occupazione di tutti i bambini, così come si presenta oggi, è di essere consumatori specializzati.
David Riesman, La folla solitaria, 1950

Note
  1. Zygmunt Bauman, Consuming Life, 2007 - Consumo, dunque sono. Traduzione di Marco Cupellaro © Editori Laterza, 2008
  2. Erich Fromm, To have or to be?, 1976 - Avere o essere? © Mondadori 1977
  3. Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi © Feltrinelli, 2003
  4. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: CapitalismoSpazzatura e Rifiuti

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