Giornata della Memoria - Frasi e testimonianze

Raccolta di frasi e testimonianze sulla Giornata della Memoria (27 gennaio), istituita per commemorare le vittime della Shoah. Ogni anno, il 27 gennaio (giorno in cui, nel 1945, ci fu la liberazione dei prigionieri dal campo di concentramento di Auschwitz) si celebra la Giornata della Memoria, perché si mantenga sempre vivo nelle future generazioni il ricordo dell'orrore passato, con la speranza che non debba ripetersi mai più in futuro, perché, come insegna il monito di George Santayana, "Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo".
Il primo articolo della Legge 20 luglio 2000, n. 211 per l'istituzione del "Giorno della Memoria" nel nostro Paese recita: "La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati".
Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa sulla shoah, l'olocausto, i lager e gli Ebrei e l'antisemitismo.
Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo. (George Santayana)
Auschwitz, 27 gennaio 1945, giorno della liberazione da parte delle truppe sovietiche
Giornata della Memoria (27 gennaio)
© Aforismario

Auschwitz è patrimonio di tutti. Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti. Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni.
Marta Ascoli, Auschwitz è di tutti, 2011

Oggi sappiamo di vivere in un tipo di società che rese possibile l'Olocausto e che non conteneva alcun elemento in grado di impedire il suo verificarsi. Per queste ragioni è necessario studiare la lezione dell'Olocausto. È in gioco molto più che il tributo alla memoria di milioni di vittime, la sistemazione dei conti con gli assassini e la guarigione delle ancora brucianti ferite morali dei testimoni silenziosi e passivi.
Zygmunt Bauman, Modernità e olocausto, 1989

Quando saranno scomparsi i sopravvissuti alla deportazione, gli archivisti del futuro forse avranno in mano qualche documento oggi sconosciuto, ma mancherà loro la fonte principale, intendo la memoria viva dei testimoni.
Michel de Boüard, Mauthausen, in Revue d’histoire de la Deuxiéme Guerre mondiale, 1954

Gli ebrei hanno sei sensi. Tatto, gusto, vista, odorato, udito... memoria.
Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata, 2002

È un fatto immane quello della Shoah, davanti al quale c'è da avere grande rispetto e grande memoria.
Alessandra Kersevan, Lager italiani, 2008

Un nuovo fascismo, col suo strascico di intolleranza, di sopraffazione e di servitù, può nascere fuori del nostro paese ed esservi importato, magari in punta di piedi e facendosi chiamare con altri nomi; oppure può scatenarsi dall'interno con una violenza tale da sbaragliare tutti i ripari. Allora i consigli di saggezza non servono più, e bisogna trovare la forza di resistere: anche in questo, la memoria di quanto è avvenuto nel cuore dell'Europa, e non molto tempo addietro, può essere di sostegno e di ammonimento.
Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947 (Appendice, 1976)

[Per] gli ex prigionieri «politici», o comunque in possesso di una preparazione politica, o di una convinzione religiosa, o di una forte coscienza morale [...], ricordare è un dovere: essi non vogliono dimenticare, e soprattutto non vogliono che il mondo dimentichi, perché hanno capito che la loro esperienza non è stata priva di senso, e che i Lager non sono stati un incidente, un imprevisto della Storia.
Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947 (Appendice, 1976)

Meditare su quanto è avvenuto è un dovere di tutti. Tutti devono sapere, o ricordare, che Hitler e Mussolini, quando parlavano pubblicamente, venivano creduti, applauditi, ammirati, adorati come dèi.
Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947 (Appendice, 1976)

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.
Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947 (in Appendice, 1976)

È questo il tremendo privilegio della nostra generazione e del mio popolo, nessuno mai ha potuto meglio di noi cogliere la natura insanabile dell’offesa, che dilaga come un contagio. È stolto pensare che la giustizia umana la estingua. Essa è una inesauribile fonte di male: spezza il corpo e l’anima dei sommersi, li spegne e li rende abietti; risale come infamia sugli oppressori, si perpetua come odio nei superstiti, e pullula in mille modi, contro la stessa volontà di tutti, come sete di vendetta, come cedimento morale, come negazione, come stanchezza, come rinuncia.
Primo Levi, La tregua, 1963

Per noi anche l’ora della libertà suonò grave e chiusa, e ci riempì gli animi, ad un tempo, di gioia e di un doloroso senso di pudore, per cui avremmo voluto lavare le nostre coscienze e le nostre memorie della bruttura che vi giaceva: e di pena, perché sentivamo che questo non poteva avvenire, che nulla mai piú sarebbe potuto avvenire di così buono e puro da cancellare il nostro passato, e che i segni dell’offesa sarebbero rimasti in noi per sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi ove avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti.
Primo Levi, La tregua, 1963

Non è detto che le cerimonie e le celebrazioni, i monumenti e le bandiere, siano sempre e dappertutto da deplorare. Una certa dose di retorica è forse indispensabile affinché il ricordo duri. Che i sepolcri, «l'urne de' forti», accendano gli animi a egregie cose, o almeno conservino memoria delle imprese compiute, era vero ai tempi del Foscolo ed è vero ancor oggi; ma bisogna stare in guardia dalle semplificazioni eccessive.
Primo Levi, I sommersi e i salvati, 1986 (prefazione)

Il ricordo di un trauma, patito o inflitto, è esso stesso traumatico, perché richiamarlo duole o almeno disturba: chi è stato ferito tende a rimuovere il ricordo per non rinnovare il dolore; chi ha ferito ricaccia il ricordo nel profondo, per liberarsene, per alleggerire il suo senso di colpa.
Primo Levi, I sommersi e i salvati, 1986

Questa, di cui abbiamo detto e diremo, è la vita ambigua del Lager. In questo modo duro, premuti sul fondo, hanno vissuto molti uomini dei nostri giorni, ma ciascuno per un tempo relativamente breve; per cui ci si potrà forse domandare se proprio metta conto, e se sia bene, che di questa eccezionale condizione umana rimanga una qualche memoria. A questa domanda ci sentiamo di rispondere affermativamente. Noi siamo infatti persuasi che nessuna umana esperienza sia vuota di senso e indegna di analisi, e che anzi valori fondamentali, anche se non sempre positivi, si possano trarre da questo particolare mondo di cui narriamo.
Primo Levi, I sommersi e i salvati, 1986

Più si allontanano gli eventi, più si accresce e si perfeziona la costruzione della verità di comodo.
Primo Levi, I sommersi e i salvati, 1986

L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.
Primo Levi (attribuzione incerta - fonte sconosciuta)

La Shoah, come in ambito ebraico viene chiamato l'Olocausto, termine a suo modo improprio, fu un evento senza precedenti perché mai era stato deciso a tavolino lo sterminio, l'annientamento di un popolo in quanto tale, non perché fosse un nemico in guerra o perché si fosse macchiato di colpe. I nazisti hanno eliminato un milione e mezzo di bambini ebrei, e al di là della tragedia umana, ciò spiega meglio di ogni altra cosa l'intento di questo immane progetto di sterminio: non un pretesto, né una ragione se non quella di far scomparire un popolo dalla faccia della terra. E' in questa totale mancanza di senso che va ricercata la necessità della memoria: non bisogna dimenticare, perché così come è accaduto può accadere di nuovo.
Elena Loewenthal, Gli ebrei questi sconosciuti, 1996 [2]

Non credo che la memoria del crimine contro l’umanità sia «vana», e non credo al «dovere della memoria». Credo al dovere della storia, l’unico che possa alimentare una memoria autentica.
Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, 2005

Coloro che pretendono di negare l’esistenza stessa della Shoah, e che si autodefiniscono “revisionisti” – oggi vengono chiamati piuttosto negatori – cercano di colpire ciascuno di noi – che si abbia vissuto la Shoah direttamente o indirettamente, direi perfino che si sia ebrei o no – nella propria memoria individuale.
Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, 2005

Questa memoria non è, beninteso, la storia e quando noi saremo scomparsi non resterà che la storia. Ma la storia è fatta anche dell’intreccio tra le nostre memorie e la memoria dei testimoni. Insistendo sulla memoria, insisto sul fatto che l’operazione dei negatori cerca chiaramente di colpire ognuno di noi nella sua soggettività. Si può assassinare la storia stessa?
Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, 2005

La mia generazione, quella dei cinquantenni, è più o meno l’ultima per la quale il crimine hitleriano resta ancora un ricordo. Che si debba lottare contro la scomparsa o, peggio, contro lo svilimento di questo ricordo mi sembra evidente.
Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, 2005

Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo.
George Santayana, La vita della ragione, 1905/06 [1]

In un angolo del campo di concentramento, a un passo da dove si innalzavano gli infami forni crematori, nella ruvida superficie di una pietra, qualcuno, chi?, aveva inciso con l’aiuto di un coltello forse, o di un chiodo, la più drammatica delle proteste: "Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia".
Luis Sepúlveda, Le rose di Atacama, 2000

Oggi più che mai, è necessario che i giovani sappiano, capiscano e comprendano: è l'unico modo per sperare che quell'indicibile orrore non si ripeta, è l'unico modo per farci uscire dall'oscurità.
Elisa Springer, Il silenzio dei vivi, 1997 (introduzione)

A distanza di cinquant'anni, nel mondo, si è fatto ancora poco per far comprendere alla gente, cosa sono stati il nazismo e la Shoà. C'è stato anche chi ha negato, e nega tutt'ora, a volte anche per nascondere le proprie colpe o la propria vergogna!
Elisa Springer, Il silenzio dei vivi, 1997

Lo strazio più grande, in questi cinquant'anni, è stato quello di dover subire l'indifferenza e la vigliaccheria di coloro che, ancora adesso, negano l'evidenza dello sterminio.
Elisa Springer, Il silenzio dei vivi, 1997

La nostra voce, e quella dei nostri figli, devono servire a non dimenticare, a non accettare con indifferenza e rassegnazione, le rinnovate stragi di innocenti. Bisogna sollevare quel manto di indifferenza che copre il dolore dei martiri!
Elisa Springer, Il silenzio dei vivi, 1997

Tanto grande è il rischio di dimenticare, che occorrerebbe un anniversario di Auschwitz al giorno!
Elisa Springer, Il silenzio dei vivi, 1997

La memoria è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare: è il testamento che ci ha lasciato Primo Levi.
Mario Rigoni Stern, cit. in Ritratti: Mario Rigoni Stern, 2006

La memoria è determinante. È determinante perché io sono ricco di memorie e l’uomo che non ha memoria è un pover'uomo, perché essa dovrebbe arricchire la vita, dar diritto, far fare dei confronti, dar la possibilità di pensare ad errori o cose giuste fatte. Non si tratta di un esame di coscienza, ma di qualche cosa che va al di là, perché con la memoria si possono fare dei bilanci, delle considerazioni, delle scelte, perché credo che uno scrittore, un poeta, uno scienziato, un lettore, un agricoltore, un uomo, uno che non ha memoria è un pover'uomo. Non si tratta di ricordare la scadenza di una data, ma qualche cosa di più, che dà molto valore alla vita.
Mario Rigoni Stern (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Gli anni della storia sembrano lunghi e lontani, ma in realtà non sono che un soffio, e gli avvenimenti apparentemente dispersi in quella dimensione della storia che è il tempo sono in realtà vicini e collegati da quel misterioso robustissimo filo che è la memoria degli uomini.
Andrea Rossi, In nome del petrolio, 1986

Chi ascolta un superstite dell'Olocausto diventa a sua volta un testimone.
Elie Wiesel, su Il Bergamo, 2007

L’opposto dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza. L’opposto dell’educazione non è l’ignoranza, ma l’indifferenza. L’opposto dell’arte non è la bruttezza, ma l’indifferenza. L’opposto della giustizia non è l’ingiustizia, ma l’indifferenza. L’opposto della pace non è la guerra, ma l’indifferenza alla guerra. L’opposto della vita non è la morte, ma l’indifferenza alla vita o alla morte. Fare memoria combatte l’indifferenza.
Elie Wiesel, cit. su Avvenire, 2008

Perché la memoria del male non riesce a cambiare l'umanità? A che serve la memoria?
Anonimo (attribuito a Primo Levi)

Quando non si riesce a dimenticare, si prova a perdonare.
Anonimo (attribuito a Primo Levi - vedi "Citazioni errate" su Aforismario)

Note
  1. Chi dimentica il passato è condannato a ripeterlo. In inglese: Those who cannot remember the past are condemned to repeat it. Questa frase (a volte tradotta in italiano con la parola "riviverlo" invece che "ripeterlo") è spesso attribuita a Primo Levi o allo scrittore statunitense Chuck Palahniuk. In realtà la frase è del filosofo e scrittore spagnolo George Santayana, e si trova in La ragione nel senso comune (Reason in Common Sense), che costituisce il primo volume del suo La vita della ragione (The Life of Reason, 1905-1906): "Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo". La frase "Chi dimentica il passato è condannato a riviverlo" si trova incisa in trenta lingue su un monumento nel campo di concentramento di Dachau.
  2. Elena Loewenthal, Gli ebrei questi sconosciuti. Le parole per saperne di più © Baldini e Castoldi, 1996
  3. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Shoah e OlocaustoEbrei e Antisemitismo - Lager e Campi di concentramento

Nessun commento: