Francesco Guicciardini - Ricordi

Selezione dei migliori aforismi e delle frasi più significative di Francesco Guicciardini (Firenze 1483 - Arcetri 1540), filosofo, storico e politico italiano. Guicciardini è noto soprattutto per la Storia d'Italia, pubblicata per la prima volta nel 1561 a Firenze, che descrive e analizza le vicende italiane dal 1492 al 1534.
Altra opera importante di Guicciardini è Ricordi politici e civili, la cui prima edizione è del 1512, mentre la stesura finale è del 1530. I Ricordi non sono, come potrebbe far pensare il titolo, un libro di memorie, ma una raccolta di riflessioni politiche e morali. Le citazioni di Guicciardini riportate in questa pagina sono tratte proprio da questo testo aforistico. Da notare che, per renderne più agevole la lettura, alcuni termini, originariamente scritti in italiano arcaico, sono stati tradotti da Aforismario in italiano moderno.
Come ha scritto lo stesso Guicciardini: "Leggete spesso e considerate bene questi ricordi, perché è più facile a conoscergli e intendergli che osservargli: e questo si facilita col farsene tale abito che s’abbino freschi nella memoria".
Francesco Guicciardini
Ricordi
1512-1530 - Selezione Aforismario

A chi stima l'onore assai, succede ogni cosa, perché non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho provato in me medesimo, però lo posso dire e scrivere; sono morte e vane le azione degli uomini che non hanno questo stimolo ardente.

A salvarsi da un tiranno bestiale e crudele non è regola o medicina che vaglia, eccetto quella che si dà alla peste: fuggire da lui il più discosto, ed il più presto che si può.

Abbiate per certo che, benché la vita degli uomini sia breve, pure a chi sa fare capitale del tempo e non lo consumare vanamente, avanza tempo assai; perché la natura dell'uomo è capace, e chi è sollecito e risoluto gli comparisce mirabilmente il fare.

Avvertite bene nel parlare vostro di non dire mai senza necessità cose che riferite possano dispiacere a altri; perché spesso in tempi e modi non pensati nuocono grandemente a voi medesimi: avvertitevi, vi dico, bene; perché molti etiam prudenti vi errano, ed è difficile lo astenersene; ma se la difficoltà è grande, è molto maggiore il frutto che ne risulta a chi lo sa fare.

Bestiale è quello che non conoscendo i pericoli, vi entra dentro inconsideratamente; animoso quello che li conosce, ma non li teme più che si bisogni.

Chi considera bene non può negare che nelle cose umane la fortuna ha grandissima potestá, perché si vede che a ogn'ora ricevono grandissimi moti da accidenti fortuiti, e che non è in potestá degli uomini né a prevedergli né a schifargli; e benché lo accorgimento e sollecitudine degli uomini possa moderare molte cose, nondimeno sola non basta, ma gli bisogna ancora la buona fortuna.

Chi disse uno popolo disse veramente uno animale pazzo, pieno di mille errori, di mille confusione, senza gusto, senza diletto, senza stabilità.

Chi si vendica in modo che l'offeso non si accorga che il male proceda da lui, non si può dire lo faccia se non per satisfare all'odio o al rancore; più generoso è farla scopertamente, ed in modo che ognuno sappia donde nasca; e si può interpretare lo faccia non tanto per odio e desiderio di vendetta, quanto per onore, cioè per essere conosciuto per uomo di natura da non sopportare le ingiurie.

Diceva messer Antonio da Venafra, e dice bene: metti sei o otto savi insieme, diventano tanti pazzi; perché non si accordando mettono le cose più presto in disputa che in risoluzione.

I filosofi e i teologi e tutti gli altri che scrivono le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità.

È grande errore parlare delle cose del mondo indistintamente e assolutamente, e per dire così, per regola; perché quasi tutte hanno distinzione ed eccezione per la varietà delle circostanze, in le quali non si possono fermare con una medesima misura; e queste distinzione ed eccezione non si trovano scritte in sui libri, ma bisogna le insegni la discrezione.

Fede non è altro che credere con opinione ferma e quasi certezza le cose che non sono ragionevole, o se sono ragionevole, crederle con più risoluzione che non persuadono le ragione.

Il vero paragone dell'animo degli uomini è quando viene loro addosso un pericolo improvviso; chi regge a questo, che se ne trova pochissimi, si può veramente chiamare animoso e imperterrito.

Fate ogni cosa per parere buoni, ché serve a infinite cose; ma perché le opinione false non durano, difficilmente vi riuscirà il parere lungamente buoni, se in verità non sarete; così mi ricordò già mio padre.

Felici veramente sono coloro a chi una medesima occasione torna più che una volta perché la prima lo può perdere o male usare uno ancora che sia prudente; ma chi non lo sa conoscere o usare la seconda volta è imprudentissimo.

Guardate quanto gli uomini ingannano loro medesimi: ciascuno reputa brutti i peccati che lui non fa, leggeri quegli che fa; e con questa regola si misura spesso il male ed il bene più che col considerare i gradi e qualità delle cose.

Guardatevi da fare quelli piaceri agli uomini che non si possono fare senza fare eguale dispiacere a altri; perché chi è ingiuriato non dimentica, anzi reputa l'ingiuria maggiore; chi è beneficato non se ne ricorda, o gli pare essere beneficato manco che non è; però presupposte le altre cose pari, se ne disavanza più di gran lunga che non si avanza.

Infelicità grande è essere in grado di non potere avere il bene, se prima non s'ha il male.

Io ho desiderato, come fanno tutti gli uomini, onore e utile; e n'ho conseguito molte volte sopra quello che ho desiderato o sperato; e nondimeno non v'ho mai trovato dentro quella soddisfazione che io mi ero immaginato; ragione, chi bene la considerassi, potentissima a tagliare assai delle vane cupidità degli uomini.

La buona fortuna degli uomini è spesso il maggiore nemico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggeri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo il resistere a questa che alle avversità.

La dottrina accompagnata coi cervelli deboli, o non gli migliora o gli guasta; ma quando l'accidentale si riscontra col naturale buono, fa gli uomini perfetti e quasi divini.

La sorte degli uomini non solo è diversa tra uomo e uomo, ma etiam in sé medesimo, perché sarà uno fortunato in una cosa e infortunato in un'altra. Sono stato felice io in quelli guadagni che si fanno senza capitale con la industria sola della persona, negli altri infelice: con difficoltà ho avuto le cose quando l'ho cercate; le medesime non le cercando, mi sono corse dietro.

Le cose medesime che tentate in tempo sono facili a riuscire anzi caggiono quasi per loro medesime, tentate innanzi al tempo, non solo non riescono allora, ma ti tolgono ancora spesso quella facilità che avevano di riuscire al tempo suo; però non correte furiosi alle cose, non le precipitate, aspettate la sua maturità, la sua stagione.

Le grandezze e gli onori sono comunemente desiderati perché tutto quello che vi è di bello e di buono apparisce di fuori, ed è scolpito nella superficie; ma le molestie, le fatiche, i fastidi ed i pericoli sono nascosti e non si veggono; e' quali se apparissino come apparisce el bene, non ci sarebbe ragione nessuna da dovergli desiderare, eccetto una sola, che quanto piú gli uomini sono onorati, reveriti e adorati, tanto piú pare che si accostino e diventino quasi simili a Dio; al quale chi è quello che non volessi assomigliarsi?

Lo ingegno piú che mediocre è dato agli uomini per la loro infelicitá e tormento; perché non serve loro a altro che a tenergli con molte piú fatiche e ansietá che non hanno quegli che sono piú positivi.

Molti piú sono e' benefici che tu cavi da' parenti e dagli amici, de' quali né tu né loro si accorgono, che quelli che si cognosce procedere da loro; perché rade volte accaggiono cose nelle quali t'abbia a servire dello aiuto loro, a comparazione di quelle che quotidianamente ti arreca el credersi che tu possa valerti a tua posta di loro.

Nega pure sempre quello che tu non vuoi che si sappia, o afferma quello tu vuoi che si creda; perché ancora che in contrario siano molti riscontri e quasi certezza, lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode.

Non abbiate mai una cosa futura tanto per certa, ancora che la paia certissima, che potendo sanza guastare el vostro traino riservarvi in mano qualche cosa a proposito del contrario se pure venissi, non lo facciate; perché le cose riescono bene spesso tanto fuora delle opinione commune, che la esperienzia mostra essere stata prudenzia a fare cosí.

Non consiste tanto la prudenzia della economica in sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio, cioè uno grosso per 24 quattrini.

Non credo sia peggiore cosa la mondo che la leggerezza, perché gli uomini leggeri sono instrumenti atti a pigliare ogni partito per tristo, pericoloso e pernizioso che sia; però fuggitegli come il fuoco.

Non dire a alcuno le cose che tu non vuoi che si sappino, perché sono varie le cose che muovono gli uomini a cicalare, chi per stultizia, chi per profitto, chi vanamente per parere di sapere; e se tu senza bisogno hai detto uno tuo segreto a un altro, non ti debbi punto meravigliare se colui, a chi importa il sapersi manco che a te, fa il medesimo.

Non è cosa che gli uomini nel vivere del mondo debbano più desiderare e che sia più gloriosa, che vedersi il suo inimico prostrato in terra ed a sua discrezione; e questa gloria la raddoppia chi la usa bene, cioè con lo adoperare la clemenza, e col bastargli d'avere vinto.

Non è la più preziosa cosa degli amici; però, quando potete, non perdete la occasione del farne; perché gli uomini si riscontrano spesso, e gli amici giovano, e gli inimici nuocono, in tempi e luoghi che non avresti mai aspettato.

Non è la più labile cosa che la memoria dei benefici ricevuti: però fate più fondamento in su quegli che sono condizionati in modo che non vi possano mancare, che in su coloro quali avete beneficati; perché spesso o non se ne ricordano, o presuppongono e' benefici minori che non sono, o reputano che siano fatti quasi per obbligo.

Non è uomo sì savio che non pigli qualche volta degli errori; ma la buona sorte degli uomini consiste in questo: abattersi a pigliargli minori, o in cose che non importano molto.

Non fare più conto d'avere grazia che d'avere riputazione; perché perduta la riputazione si perde la benevolenza, e in luogo di quella succede lo essere disprezzato; ma a chi mantiene la riputazione non mancano amici, grazia e benevolenza.

Non procede sempre el vendicarsi da odio o da mala natura, ma è talvolta necessario perché con questo esempio gli altri imparino a non ti offendere; e sta molto bene questo che uno si vendichi, e tamen non abbia rancore di animo contro a colui di chi fa vendetta.

Non si confidi alcuno tanto nella prudenza naturale che si persuada quella più bastare senza l'accidentale della esperienza; perché ognuno che ha maneggiato faccende, benché prudentissimo, ha potuto conoscere che con la esperienza si aggiunge a molte cose, alle quali è impossibile che il naturale solo possa aggiungere.

Non vi lasciate cavare di possessione delle faccende se desiderate farne, perché non vi si torna a sua posta; ma se vi ti trovi dentro, l'una s'avvia dopo l'altra senza adoperare tu diligenza o industria per averne.

Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la ingratitudine di molti; perché oltre che il beneficare per sé medesimo senza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sì grato, che ricompensa tutte le ingratitudini degli altri.

Ognuno ha dei difetti, chi più e chi manco, però non può durare né amicizia, né servitù, né compagnia, se l'uno non comporta l'altro. Bisogna conoscere l'uno l'altro e, ricordandosi che col mutare non si fuggono tutti i difetti, ma si riscontra o nei medesimi o forse in maggiori, disporsi a comportare, pure che tu ti abbatta a cose che si possano tollerare, o non siano di molta importanza.

Parrà forse parola maligna o sospettosa, ma Dio volessi non fosse vera: sono più i cattivi uomini che i buoni, massime dove va interesse di roba o di stato; però da quelli in fuora, i quali per esperienza o relazione degnissime di fede conoscete buoni, non si può errare a negoziare con tutti cogli occhi bene aperti; è bene destrezza farlo in modo che non vi vendichiate nome di sfiduciati, ma sustanziale è non vi fidate, se non vedete poterlo fare.

Piccoli principi e a pena considerabili sono spesso cagione di grandi rovine o di felicità; però è grandissima prudenza avvertire e pesare bene ogni cosa benché minima.

Più onore ti fa uno ducato che tu hai in borsa, che dieci che tu n'hai spesi.

Poco e buono, dice il proverbio; è impossibile che chi dice o scrive molte cose non vi metta di molta borra, ma le poche possono essere tutte bene digeste e stringate; però sarebbe forse stato meglio scerre di questi ricordi uno fiore che accumulare tanta materia.

Pregate Dio sempre di trovarvi dove si vince, perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per il contrario chi si trova dove si perde, è imputato di infinite cose delle quali è incolpabilissimo.

Quando pure o la necessità o lo sdegno vi induce a dire ingiuria a altri, avvertite almanco a dire cose che non offendono se non lui; verbigrazia, se volete ingiuriare una persona propria, non dite male della patria, della famiglia o parentado suo; perché è pazzia grande volendo offendere uno uomo solo, ingiuriarne molti.

Quanto è diversa la pratica dalla teoria! quanti sono che intendono le cose bene, che o non si ricordano o non sanno metterle in atto! Ed a chi fa così, questa intelligenza è inutile; perché è come avere uno tesoro in una arca con obbligo di non potere mai trarlo fuori.

Quanto sono più felici gli astrologi che gli altri uomini! Quelli dicendo tra cento bugie una verità, acquistano fede in modo che è creduto loro il falso; questi dicendo tra molte verità una bugia, la perdono in modo che non è più creduto loro il vero. Procede dalla curiosità degli uomini, che desiderosi sapere il futuro, né avendo altro modo, sono inclinati a correre dietro a chi promette loro saperlo dire.

Quasi tutti i medesimi proverbi, o simili benché con diverse parole, si trovano in ogni nazione; e la ragione è che i proverbi nascono dall'esperienza ovvero osservazione delle cose, le quali in ogni luogo sono le medesime o simili.

Quegli uomini conducono bene le cose loro in questo mondo, che hanno sempre innanzi agli occhi lo interesse proprio, e tutte le azione sue misurano con questo fine, ma la fallacia è in quegli che non conoscono bene quale sia lo interesse suo, cioè che reputano che sempre consista in qualche comodo pecuniario più che nell'onore, nel sapere mantenersi la riputazione ed il buono nome.

Se alcuno si trova che per natura sia inclinato a fare più volentieri male che bene, dite sicuramente che non è uomo, ma bestia o mostro, poiché manca di quella inclinazione che è naturale a tutti gli uomini.

Se gli uomini fossero buoni o prudenti, chi è preposto a altri legittimamente avrebbe a usare più la dolcezza che la severità; ma essendo la più parte o poco buoni o poco prudenti, bisogna fondarsi più in sulla severità e chi la intende altrimenti, si inganna. Confesso bene che chi potessi mescolare e condire bene l'una con l'altra, farebbe quello ammirabile concento e quella armonia della quale nessuna è più soave; ma sono grazie che a pochi il cielo largo destina, e forse a nessuno.

Sempre, quando con altri volete simulare o dissimulare una vostra inclinazione, affaticatevi a mostrargli con più potente e efficace ragione che voi potete, che voi avete in animo il contrario, perché quando agli uomini pare che voi conosciate che la ragione voglia così, facilmente si persuadono che le risoluzioni vostre siano secondo quello che detta la ragione.

Sono varie le nature degli uomini: certi sperano tanto, che mettono per certo quello che non hanno; altri temono tanto, che mai sperano se non hanno in mano. Io mi accosto più a questi secondi che ai primi e chi è di questa natura si inganna manco, ma vive con più tormento.

Tutto quello che è stato per il passato ed è al presente, sarà ancora in futuro; ma si mutano i nomi e le superficie delle cose in modo, che chi non ha buono occhio non le riconosce, né sa pigliare regola, o fare giudicio per mezzo di quella osservazione.

Libro di Guicciardini consigliato da Aforismario
Ricordi
Editore: Rizzoli, 1977

I Ricordi del Guicciardini non sono una raccolta di memorie, secondo l'accezione moderna del termine, bensì una serie di riflessioni e avvertimenti desunti da una intensa esperienza di vita, e tramandati ai discendenti come una sorta di spregiudicato manuale di famiglia. Un libro in cui non si trovano enfasi moralistica o compiacimenti retorici, ma la lucida consapevolezza di ciò che vale a un'avveduta pratica di vita: tanto più indispensabile quanto più debole e infida appare la natura umana (gli uomini sono "o imprudenti o cattivi"), e imprevedibile l'avvicendarsi delle cose e delle fortune.

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