Recensione - Aforismi, frasi e citazioni

Raccolta di aforismi, frasi e battute sulle recensioni e sui recensori. Il termine "recensire" deriva dal latino recensere "esaminare, considerare attentamente", e qui è considerato nel significato di articolo o breve saggio in cui si esamina criticamente un libro, uno spettacolo teatrale, un film, ecc. Di solito le recensioni sono fatte da critici d'arte o letterari su opere di recente pubblicazione.
Su Aforismario trovi altre raccolte di citazioni correlate a questa sulla critica d'arte e letteraria, sull'editoria e sulla letteratura.
I libri che recensiva, li leggeva solo in seguito.
Così sapeva già quello che ne pensava. (Elias Canetti)
Recensione
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Ho avuto la recensione più breve che sia mai stata pubblicata. Diceva: «Ieri sera al teatro è stato rappresentato “Domino”. Perché?».
Marcel Achard (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Sono molto avvilito perché il mio romanzo, Fiero emetico, ha ricevuto fredde accoglienze dalla critica. L’unica recensione favorevole, sul «Times», è viziata però dalla frase finale che definisce il libro «un miasmatico marasma di asinini luoghi comuni che non trova l’uguale nella letteratura occidentale». Willie mi dice che, sebbene la frase potrebbe variamente interpretarsi, è opportuno non servirsene a scopi pubblicitari.
Woody Allen (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Solitamente i critici da noi parlano poco del libro o spettacolo o dipinto che dovrebbero recensire. Più che altro parlano di sé.
Luciano Bianciardi, Non leggete i libri, fateveli raccontare, 1967

Credo prossimo il tempo in cui i critici si limiteranno a scegliere i libri che i loro nègres, senza leggerli, recensiranno.
Gesualdo Bufalino, Il malpensante, 1987

Recensire l'universo come opera letteraria. Non avere riguardi, stroncarlo senza pietà.
Gesualdo Bufalino, Il malpensante, 1987

Legittimo giudicare un libro dopo averlo solo sfogliato. Scriverne, no, non sta bene.
Gesualdo Bufalino, Bluff di parole, 1994

È penoso che alcuni buoni scrittori del nostro secolo, per sopravvivere, abbiano dovuto scrivere recensioni per solo mestiere, perfino Brecht, Pavese, Adorno, Benjamin, Pasolini…, Bulgakov s’è salvato. Come si fa a scrivere una recensione senza un po’ d’ipocrisia?
Pasquale Cacchio, Frantumi, 2010

I libri che recensiva, li leggeva solo in seguito. Così sapeva già quello che ne pensava.
Elias Canetti, Il cuore segreto dell'orologio, 1987

La recensione è un genere letterario da abolire perché induce al riassunto, quindi alla chiusura del libro. I libri invece vanno aperti, sfogliati, dissolti nella loro presunta unità, per offrirli a quella domanda che non chiede "che cosa dice il libro?", ma "a che cosa fa pensare questo libro?
Umberto Galimberti, Il gioco delle opinioni, 1989

Una buona recensione è solo un altro rinvio dell’esecuzione .
Dustin Hoffman (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

In principio era la copia per recensione, e uno la riceveva dall'editore. Poi scriveva una recensione. Poi scriveva un libro, che l'editore riceveva e rispediva come copia per recensione. Il prossimo a cui arrivava faceva lo stesso. Così è nata la letteratura moderna.
Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909

Ci sono critici che considerano l'opera dell'autore come motto della loro recensione.
Stanisław Jerzy Lec, Nuovi pensieri spettinati, 1964

Recensioni. Un male necessario.
Luigi Mascheroni, Manuale della cultura italiana, 2010

Un critico può recensire soltanto il libro che ha letto, non quello che lo scrittore ha scritto.
Mignon McLaughlin, Taccuino del nevrotico, 1963

Una brutta recensione è perfino meno importante della questione se sta piovendo in Patagonia.
Iris Murdoch, su The Times, 1989

Gli ignoranti copiano. I postmoderni citano. I manieristi cercano di emulare. I professori si documentano. Gli artisti si ispirano. Quindi i più creativi sono quei critici letterari che recensiscono libri senza averli mai letti.
Davide Morelli (Aforismi inediti su Aforismario)

I critici non recensiscono che se stessi. La recensione è un prolungamento dell'ufficio stampa e della casa editrice: non serve a nulla! 
Pasquale Panella (intervista), 2000

Da noi la recensione libraria e l’avviso da quarta pagina si possono confondere assai facilmente.
Luigi Pirandello, Il mestiere della critica, 1898

Due sono i motivi che spingono a. leggere un libro: uno, per divertimento; l'altro, per vanità. È di moda oggi tra le signore d'America di leggere (o far finta di leggere) determinati libri ogni mese; alcune li leggono, altre ne leggono il primo capitolo, altre ancora si limitano alla recensione, ma tutte hanno questi libri sul loro tavolo. Non leggono mai, a dire il vero, i capolavori.
Bertrand Russell, La conquista della felicità, 1930

Uno yuppie è qualcuno che ritiene coraggioso mangiare in un ristorante non ancora recensito.
Mort Sahl (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Ad alcuni recensori procura un particolare piacere constatare il decisivo regresso di un autore, là dove si tratta soltanto di un'oscillazione verso il basso, come naturalmente succede nell'arco della produzione di ogni personalità creativa. Di fronte a questi oratori funebri un po' troppo precipitosi si è tentati di pensare a quelle effimere destinate a svolazzare lungo la riva nel tempo tra un'alta e una bassa marea e che si illudono, non vivendo tanto da poter assistere all'alta marea successiva, di aver visto prosciugarsi il mare.
Arthur Schnitzler, Il libro dei motti e delle riflessioni, 1927

Il recensore navigato a uno più giovane: fai troppo uso di grandi parole, mio caro, troppo lusinghiere e vincolanti; vincolanti non solo per te, ma anche per l'autore, al quale in questo modo non rendi certo un buon servizio. Dovresti cambiare abitudini quanto prima. Fortunatamente, per la maggior parte delle espressioni di lode e di riconoscimento abbiamo altri termini che esprimono lo stesso significato in forma più pacata, meno gravosa per il critico e l'autore. Qualche esempio? Di recente ti è venuta l'idea di definire «profondo» un certo scrittore. Credimi, per il grande pubblico la parola «noioso» suona più o meno allo stesso modo. Un altro l'hai chiamato «spiritoso». Il termine «superficiale» non è molto più vicino a quello che intendevi realmente? Ti consiglio inoltre di sostituire quando si presenti il caso «robusto» con «rozzo», «candido» con «sprovveduto», «singolarità» con «parzialità»; se pensi di trovare una vicenda carica di tensione o movimentata, definiscila tranquillamente dozzinale, e ciò che alla prima occhiata voleva impressionarti per la sottile indagine psicologica puoi senz'altro contrassegnarlo come pedante. Fantasioso? Abbiamo un bel sinonimo molto più tedesco: falso. Lingua stilizzata? In casi del genere propongo la definizione «artificiosa» o «arida»; e se ti capitasse di divertirti per un dialogo vivace e frizzante, la cosa migliore è liquidarlo come chiacchiere da feuilleton. La trattazione di problemi erotici sbrigala come pornografia, in modo convincente. E se un autore ti sembrasse prolifico o addirittura creativo, ti conviene accennare alla cosa scherzando sulla sua scrittura torrenziale o sulla sua laboriosità. Certo, tutto questo suona meno cortese, ma in compenso ti attieni strettamente alla verità, anche se in certo qual modo la esprimi attraverso il suo contrario.
Arthur Schnitzler, Il libro dei motti e delle riflessioni, 1927

L'interesse per l'opera su cui si accinge a dare un giudizio è il presupposto di ogni critica non solo proficua, ma di qualsiasi critica che voglia essere semplicemente dignitosa, anzi di ogni critica lecita. Acume, cultura, spirito, tutto questo non serve se manca l'intima partecipazione all'opera altrui - foss'anche una partecipazione di natura polemica - e quindi il piacere per il proprio lavoro. Perciò mi fido pochissimo di quei recensori che cominciano a sospirare già nell'istante in cui prendono in mano la penna e maledicono il destino, un destino che spesso si sono scelti, per averli assegnati a quel compito. Ma insomma, in quale altra professione sarebbe immaginabile che qualcuno continuasse a esercitarla senza esitazioni, così testardamente e sfacciatamente, quando non riconosce a se stesso il diritto di praticarla?
Arthur Schnitzler, Il libro dei motti e delle riflessioni, 1927

Si deve trattare senz'altro ogni recensore anonimo, soprattutto rispondendo alle critiche, come furfante e canaglia, e non già chiamarlo "lo stimatissimo signor Recensore", come per viltà fanno certi autori contaminati da quella gentaglia.
Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, 1851

Forse che chiunque non sia un novellino, appena trova un libro troppo lodato o troppo denigrato, non va meccanicamente a vedere chi ne sia l'editore? Si fanno continue recensioni sempre nell'interesse dell'editore invece che del pubblico.
Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, 1851

Non ho mai letto un libro prima di recensirlo. Meglio non avere pregiudizi.
Sydney Smith (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Note
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