Calcio di Rigore - Aforismi, frasi e citazioni

Raccolta di aforismi, frasi e citazioni sul calcio di rigore (in inglese penalty) o tiro dal dischetto. Il calcio di rigore è un un calcio di punizione diretto effettuato da una distanza di 11 metri dalla linea della porta. Al momento del calcio di rigore, tutti i giocatori, eccetto il tiratore e il portiere avversario, devono rimanere dietro la linea del pallone. Il calcio di rigore viene concesso dall'arbitro quando un calciatore commette un'infrazione nei confronti di un avversario, all'interno della propria area di rigore. Vista la poca distanza da cui si tira il calcio di rigore e l'ampiezza dello specchio della porta, nella maggior parte dei casi il rigore viene trasformato in gol; quando ciò non succede, di solito dipende da un errore tecnico del calciatore; in alcuni casi, anche alla bravura del portiere.
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I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli. (Diego Armando Maradona)
Foto: Roberto Baggio, rigore finale Italia-Brasile, Mondiali di Calcio, 1994 [2]
Calcio di Rigore
© Aforismario

Rigore è quando arbitro fischia.
Vujadin Boškov [1]

L'amore, come ogni buon rigori sta, prima di tirare in porta non piglia troppa rincorsa.
Gesualdo Bufalino, Il malpensante, 1987

Tiro ogni giorno contro me stesso cento calci di rigore. Grazia o disgrazia, prendo sempre il palo.
Gesualdo Bufalino, Bluff di parole, 1994

Oggi tutti si lamentano perché alla grandi squadre danno i rigori, ma le grandi vanno di più nell'area avversaria rispetto alle altre, per questo ci sono più possibilità che capiti un rigore rispetto a chi non attacca mai.
Esteban Cambiasso [1]

Ho un modo infallibile di calciare i rigori: li metto dentro.
Eric Cantona [1]

Il rigore è una prestazione agonistica significativa. Richiede doti tecniche, psicologiche, fisiche. Chi tira bene un rigore, chi lo para, soprattutto alla fine dei 90', mostra più resistenza alla fatica, allo stress.
Franco Carraro, intervista di Giuseppe Smorto, su la Repubblica, 1987

Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, / non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, / un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
Francesco De Gregori, La leva calcistica della classe '68, 1982

Come calciatore ho perfezionato i calci di punizione e i rigori perché sono i momenti in prima persona all'interno di una disciplina di gruppo.
Alessandro Del Piero, Giochiamo ancora, 2012

Tutti i rigori che ho fallito nella mia carriera, li ho sbagliati per mancanza di scelta, per leggerezza, per improvvisazione.
Alessandro Del Piero, Giochiamo ancora, 2012

Quando sei sul dischetto, magari in una finale di Coppa del Mondo, assomigli a un tennista: mostruosamente solo di fronte al tuo compito e al tuo avversario, che poi sono la stessa cosa. La vera soddisfazione è preparare il gesto tecnico ogni giorno, con una somma di tentativi che daranno frutto anche se il colpo finale sembrerà solo un colpo di genio: non è così.
Alessandro Del Piero, Giochiamo ancora, 2012

Non ho mai neppure rubato un rigore. Però mi è capitato di sbagliare un paio di rigori quantomeno dubbi, e senza farlo apposta: come se fossi scarico, come se dentro di me qualcosa mi avesse indotto all'errore.
Alessandro Del Piero, Giochiamo ancora, 2012

Ritengo che sia proprio impossibile tirare alto un rigore, è una cosa che non esiste al mondo. Se accade, significa che c’è dell’altro, che c’è qualcosa da sistemare davvero.
Alessandro Del Piero, Giochiamo ancora, 2012

Quando sei sul dischetto, hai un ultimo ostacolo da superare e devi fronteggiarlo con coraggio, vincendo la paura. Il gol bisogna averlo dentro, prima di segnarlo.
Alessandro Del Piero, Giochiamo ancora, 2012

Dentro una vera sfida, sei sempre tu a decidere come andranno le cose: questo, non altro, significa attaccare. E quando, tanti anni più tardi, mi sono trovato da solo sul dischetto del rigore in una finale mondiale, le esperienze fatte da ragazzo mi sono certamente servite. Perché in quel momento, come mai nella mia vita, volevo segnare. E sapevo che avrei segnato. Sono istanti senza ritorno, a nessuno viene concessa una seconda occasione. Ci sei tu, c’è il pallone e c’è la domanda decisiva: “Ale, cosa vuoi fare?”. Devi decidere in fretta: come tirare, dove tirare, quanto forte tirare. Senza dubbi, senza debolezze, vincendo l’umanissima paura di sbagliare: anche i campioni la conoscono, devono imparare a gestirla e superarla. Serve tempo per arrivarci, servono sconfitte e ferite. Serve la volontà di non sbagliare più.
Alessandro Del Piero, Giochiamo ancora, 2012

Il portiere ha sempre la colpa. E se non ce l’ha paga lo stesso. Quando un giocatore qualsiasi commette un fallo da rigore, il castigato è lui: lo lasciano lì, abbandonato davanti al suo carnefice, nell'immensità della porta vuota.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Nel 1891 l’arbitro entrò per la prima volta in campo, con un fischio sanzionò il primo rigore della storia, e camminando per dodici passi decise il punto dell’esecuzione. Da molto tempo, la stampa inglese stava facendo campagne a favore del rigore. Era necessario proteggere i giocatori davanti allo specchio della porta, che era scenario di carneficine.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Fino al 1968 le partite che si chiudevano in pareggio venivano decise a testa o croce. Da allora la vittoria viene assegnata ai rigori, che somigliano abbastanza al capriccio del caso.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Accadde nel Mondiale del 1938. Nelle semifinali, Italia e Brasile giocavano il loro destino, o la va o la spacca. L’attaccante italiano Piola crollò all'improvviso, come fulminato da un colpo di pistola, e col suo unico dito ancora vivo indicò il difensore brasiliano Domingos da Guia. L’arbitro svizzero gli credette, soffiò nel fischietto: rigore. Mentre i brasiliani lanciavano grida al cielo e Piola si rialzava scrollandosi la polvere, Giuseppe Meazza collocò la palla sul punto dell’esecuzione. Meazza era il bello della squadra. Un piccoletto elegante e innamorato, elegante esecutore di penalty, alzava la testa invitando il portiere come il matador col toro nell'assalto finale. E i suoi piedi, flessibili e sapienti come mani, non sbagliavano mai. Ma Walter, il portiere brasiliano, era bravo nel parare i rigori e aveva fiducia in se stesso. Meazza prese la rincorsa, e nel preciso momento nel quale stava per assestare il colpo, gli caddero i pantaloni. Il pubblico restò stupefatto e l’arbitro quasi si ingoiò il fischietto. Ma Meazza, senza fermarsi, afferrò con una mano i pantaloni e vinse il portiere, disarmato da tanto ridere. Questo fu il gol che lanciò l’Italia verso la finale del campionato.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Lev Yashin [...] si ritirò dal calcio molte volte, sempre inseguito dalle acclamazioni di gratitudine, e varie volte tornò. Un altro come lui non c’era. In più di un quarto di secolo, il portiere russo parò più di cento rigori e salvò chissà quanti gol già fatti. Quando gli chiesero quale fosse il suo segreto, rispose che la formula consisteva nel fumare una sigaretta per calmarsi i nervi e buttare giù un bicchiere di roba forte per tonificarsi i muscoli.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Sócrates aveva il corpo di un airone, gambe lunghe e magrissime e piedi piccoli che si stancavano facilmente, ma era un maestro nei colpi di tacco e si prendeva il lusso di trasformare i rigori con il tallone.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Accadde nel 1969. Il Santos giocava contro il Vasco da Gama nello stadio Maracaná. Pelé attraversò il campo a folate, evitando gli avversari nell’aria, senza toccare terra, e quando ormai stava per entrare in porta con tutto il pallone fu messo a terra. L’arbitro fischiò il rigore. Pelé non volle tirarlo. Centomila persone lo obbligarono gridando il suo nome. Pelé aveva segnato molti gol al Maracaná. Gol prodigiosi come quello del 1961 contro il Fluminense quando aveva dribblato sette giocatori e anche il portiere. Ma questo rigore era differente: la gente sentì che aveva qualcosa di sacro. E per questo il popolo più casinaro del mondo fece silenzio. Il clamore della folla tacque di colpo come se obbedisse a un ordine: nessuno parlava, nessuno respirava, nessuno era lì. Improvvisamente sulle tribune non c’era più nessuno e in campo nemmeno. Pelé e il portiere Andrada erano soli. In solitudine aspettavano. Pelé fermo vicino al pallone nel punto bianco del rigore. Dodici passi più in là, Andrada, piegato su se stesso, in agguato tra i pali. Il portiere arrivò a toccarla, ma Pelé inchiodò il pallone in rete. Era il suo gol numero mille. Nessun altro giocatore aveva fatto mille gol nella storia del calcio professionistico. Allora la folla tornò a esistere, e saltò come un bambino pazzo di allegria, illuminando la notte.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Nel 1989 a Buenos Aires terminò in parità una partita tra Argentinos Juniors e Racing. Il regolamento prevedeva la soluzione ai rigori. Il pubblico assistette in piedi, mangiandosi le unghie, ai primi tiri dagli undici metri. La tifoseria gridò al gol del Racing, poi venne quello dell’Argentinos Juniors, e a gridare furono i tifosi dell’altra gradinata. Ci furono ovazioni quando il portiere del Racing si lanciò verso il palo e deviò il pallone. Un’altra ovazione gratificò il portiere dell’Argentinos che non si lasciò ingannare dalle finte e aspettò il pallone fermo al centro della porta. Quando fu battuto il decimo rigore ci furono pochi applausi. Alcuni tifosi abbandonarono lo stadio dopo il ventesimo gol. Quando tirarono il rigore numero trenta, la poca gente rimasta gli dedicò solo qualche sbadiglio. Le cannonate andavano e venivano e la parità perdurava. La partita terminò dopo quarantaquattro rigori. Fu il record mondiale dei rigori. Nello stadio non c’era ormai più nessuno a festeggiare. Non si seppe
neppure chi aveva vinto.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Nel Mondiale del 1994 il Brasile ha vinto un’altra finale contro l’Italia. Vinse grazie ai rigori, al termine di centoventi minuti senza gol. Non ci fossero stati i rigori, le porte sarebbero rimaste inviolate per l’eternità.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997
Rigore è quando arbitro fischia. (Vujadin Boškov)
Fu concesso un calcio di rigore. Tutti gli spettatori corsero dietro la porta. «Il portiere si domanda in quale angolo l’altro tirerà» disse Bloch. «Se conosce il tiratore, sa quale angolo si sceglie di solito. Può darsi però che anche l’incaricato del calcio di rigore calcoli che il portiere ci pensa. Quindi il portiere pensa che oggi, per una volta, il pallone arriverà nell'altro angolo. Ma se il tiratore continuasse a pensare insieme al portiere e decidesse quindi di tirare nel solito angolo? E così via, e così via.»
Peter Handke, Prima del calcio di rigore, 1970

Quando il tiratore prende la rincorsa, il portiere indica involontariamente col corpo, poco prima che il pallone sia calciato, la direzione in cui si getterà, e il tiratore può tranquillamente calciare nell'altra direzione. [...] Il portiere avrebbe altrettante probabilità di sbarrare una porta con una pagliuzza.
Peter Handke, Prima del calcio di rigore, 1970

Improvvisamente il tiratore si mise a correre. Il portiere, che indossava un vistoso maglione giallo, rimase perfettamente immobile, e l’incaricato del calcio di rigore gli calciò il pallone nelle mani.
Peter Handke, Prima del calcio di rigore, 1970

I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.
Diego Armando Maradona [1]

Non c'è niente di più umiliante che vedersi parare un rigore da un portiere così cretino da non capire la finta.
Giuseppe Meazza (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Io odio la simulazione e le bugie anche se riconosco che non sono felice quando vedo che a un mio giocatore gli rifilano un colpo e lui cerca di restare in piedi. È raro che un arbitro fischi un rigore se il giocatore non cade. Nel mio caso dico ai miei ragazzi di giocare sempre pulito ma di non essere ingenui.
José Mourinho (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Un rigore è un modo meschino di segnare.
Pelé (Edson Arantes do Nascimento), in Stephen Foster, Il libro delle liste sul calcio, 2006

Un rigore calciato bene è impossibile da parare. Noi dobbiamo capire cosa ha in mente il calciatore e magari indurlo all'errore, ma un rigore tirato bene non si prende mai.
José Manuel Reina, intervista di Vincenzo D'Angelo, su Gazzetta dello Sport, 2015

Calcio di rigore. Sbagliando si para.
Guido Rojetti, L'amore è un terno (che ti lascia) secco, 2014

Io non posso dimenticare una partita che era Inter-Slovan Bratislava. Io l'ho vista, chi l'ha vista sa di cosa sto parlando. Ad un certo punto l'arbitro diede un calcio di rigore all'Inter. Per chi s'intende di calcio, ma anche per chi non se ne intende, è facile capire la difficoltà per un giocatore, nella semifinale di coppa Uefa, di tirare un calcio di rigore. [Evaristo Beccalossi] guardò tutto lo stadio negli occhi e disse: «Lo tiro io...» e io pensai con tutto lo stadio: questi sono gli uomini veri. Prese la palla e la mise sul dischetto del calcio di rigore. Lo fece con la sicurezza dell'uomo che non avrebbe mai e poi mai sbagliato. E sbagliò. E io pensai: per me resta un uomo. Ma quando cinque minuti dopo, e chi ha visto quella partita sa che non mento, ridiedero un calcio di rigore all'Inter, per chi s'intende di calcio, ma a questo punto anche per chi non se ne intende, è facile capire la difficoltà per un giocatore che ha appena sbagliato un calcio di rigore, di riassumersi la responsabilità di ritirarlo. Lui guardò tutto lo stadio negli occhi. E tutto lo stadio fece: «No! Puttana Eva...» «Lo tiro io!» E mise la palla sul dischetto del calcio di rigore con la sicurezza dell'uomo che non avrebbe risbagliato. E risbagliò! E io pensai: per me resta un uomo. Un po' sfigato ma pur sempre un uomo.
Paolo Rossi, Si fa presto a dire pirla, 1993

Anche ai rigori vince quasi sempre chi lo merita. Non è vero, come si dice, che sono una lotteria. Se una squadra ha giocato meglio, e si sente penalizzata dal risultato, li va a calciare con una carica interiore che la squadra avversaria non ha.
Arrigo Sacchi, su Corriere della sera, 1996

Ai miei tempi un cannoniere difficilmente sbagliava un rigore. Sarebbe stata una vergogna. Gli sarebbero venuti addosso più complessi che se si fosse addormentato la notte delle nozze.
Osvaldo Soriano, Fútbol. Storie di calcio, 1998 (postumo)

II rigore si batte forte, basso e di lato. Avete capito? Forte, basso e di lato, e così si segna. Se non si rispetta uno dei tre requisiti, c'è il pericolo di trasformare il portiere in un eroe.
Osvaldo Soriano, Fútbol. Storie di calcio, 1998 (postumo)

Sembra una balla, ma all'epoca era impossibile segnare il punto del rigore una volta per sempre. Lo sai perché? L'erba quasi non cresceva e la calce si cancellava con la rugiada. A ogni partita, il "canchero" (quello che tiene in ordine il campo, ma non so come lo chiamano oggi, che hanno la pubblicità pure sui calzettoni) doveva ridipingere tutto da capo. E' chiaro, l'arbitro misurava gli undici metri facendo dodici passi né troppo lunghi né troppo corti. Non puoi immaginare com'erano emozionanti quei passi! Altro che Gary Cooper in "Mezzogiorno di fuoco"! II portiere protestava perché i passi erano troppo corti, quello che doveva battere il rigore perché erano troppo lunghi... A volte le discussioni erano così violente che dovevano intervenire i guardalinee a misurare anche loro, e veniva su uno di quei bordelli che non ti dico.
Osvaldo Soriano, Fútbol. Storie di calcio, 1998 (postumo)

Un rigore ha bisogno di tutti gli ingredienti che compongono il calcio (campo, pallone, porta, giocatori, arbitro...), tuttavia le sue leggi non sono quelle del gioco. È un'azione primaria che non esprime ma semmai mutila il calcio e che, ciò malgrado, non riduce ma concentra le emozioni. La lotta fra comunità si trasforma in un combattimento a due. Uno contro uno. Il duello.
Jorge Valdano, Il sogno di Futbolandia, 2004

Il pallone riposa su una luna di calce (luna due volte piena), un fischio impartisce l'ordine e il carnefice aggredisce la sua vittima. Non è così: la leggenda mente. L'ordine è quello di una fucilazione, ma il tiro ha l'inconveniente di poter finire fuori bersaglio.
Jorge Valdano, Il sogno di Futbolandia, 2004

Anche quando tiri un rigore, alla fine, si sviluppa un sottile gioco psicologico tra te e chi cerca di fermare il tiro. Tutti i portieri che in carriera mi hanno parato un rigore, è come se mi avessero battuto a scacchi.
Gianluca Vialli, Gazzetta dello Sport, 2008

Gli specialisti del penalty, portieri o attaccanti, hanno lunghe e complicate statistiche, sanno da che parte vanno i rigoristi o in che direzione si tuffa il portiere. Ricordano di aver tirato a destra o a sinistra l’ultima volta che si sono affrontati, hanno rivisto in dvd ogni esecuzione recente, danno vita a un velenoso gioco psicologico: «Se le ultime due volte lui ha tirato a destra, mentre io le ultime volte mi sono gettato a sinistra, allora lui penserà che io penserò e…» e via così in un’angosciosa spirale di dubbi.
Javier Zanetti, Giocare da uomo, 2013

Note
  1. Fonte della citazione sconosciuta; se la conosci, segnalala ad Aforismario.
  2. Roberto Baggio ha dichiarato riguardo al famoso rigore sbagliato nella finale del campionato mondiale di calcio del 1994: "Avevo quell'immagine in testa da quattro anni... Mi stavo avvicinando al dischetto e ho pensato "tiralo forte, tiralo forte". Se lo sbaglio? M'ammazzo...". [Sfide, Rai 3, 2003].
  3. Vedi anche aforismi, frasi e citazioni su: Calcio - Calciatori - Arbitro - PortiereGol

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