Nazionale Italiana di Calcio - Frasi sugli Azzurri

Raccolta di aforismi, frasi e citazioni sulla Nazionale Italiana di Calcio, chiamata anche con l'appellativo di Azzurri per via del colore della maglia. La nazionale di calcio dell'Italia è tra le più titolate del mondo, avendo vinto quattro campionati mondiali (Italia 1934, Francia 1938, Spagna 1982 e Germania 2006) e un campionato europeo (Italia 1968). Inoltre, ha conquistato un oro olimpico nel 1936 e due Coppe Internazionali negli anni 1920 e 1930.
Il giocatore italiano con il maggior numero di presenza in Nazionale è Gianluigi Buffon; mentre il giocatore che ha segnato più reti con la maglia azzurra è Gigi Riva (35 gol).
Tra le seguenti citazioni, si segnalano quelle dello scrittore Eduardo Galeano tratte da Splendori e miserie del gioco del calcio (1997), che ripercorrono le tappe della Nazionale Italiana ai Mondiali di calcio dal 1934 al 1994.
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Quando si dice che la maglia azzurra è il punto di arrivo
per ogni giocatore si dice solo la verità. (Roberto Baggio)
Nazionale Italiana di Calcio
© Aforismario

Non tutti gli italiani tifano per la Nazionale, mentre tutti gli italiani e il cinquanta per cento dei non italiani tifano Ferrari. 
Gianni Agnelli, intervista di Roberto Beccantini, su La Stampa, 1996

In Italia, si sa, il patriottismo è molto in ribasso, ma quando gioca la Nazionale di calcio è tutto uno sventolio di bandiere tricolore, e in caso di grandi vittorie è un vero tripudio di strombettamenti e di cortei tricolori.
Piero Angela, Premi e punizioni, 2000

Quando si dice che la maglia azzurra è il punto di arrivo per ogni giocatore si dice solo la verità. 
Roberto Baggio, citato su La Gazzetta dello Sport Magazine, 1998

Per me, la maglia della Nazionale ha sempre avuto un valore particolare. Era il sogno più grande che avevo da bambino.
Roberto Baggio, Una porta nel cielo, 2001

Il calcio è stupendamente rappresentato dalla nostra nazionale: si vedono undici ragionieri in mutande allo sbaraglio, senza nessuna remora, senza nessun decoro. È il nostro governo e il nostro sottogoverno in mutande.
Carmelo Bene, al Maurizio Costanzo Show, 1994

Molto male si vive in Italia [negli anni '20] ma il tifo per la nazionale diviene la forma più spicciola e vantaggiosa di patriottismo.
Gianni Brera, Storia critica del calcio italiano, 1975

Baratterei 2-3 anni di vita per ritornare là, dove tutti noi sogniamo... Dove tutti noi vorremo arrivare... Rivedere un'Italia in festa, rivedere la gente orgogliosa della propria Nazionale, sarebbe il regalo più bello. 
Gianluigi Buffon (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

La Nazionale è come la mamma: ce n'è una sola.
Antonio Cassano, Dico tutto, 2010

Penso che sia molto importante indossare il nostro colore, è la cosa più bella, e sarà molto bello anche per i nostri giocatori vedere i nostri tifosi colorati d'azzurro. È giusto essere orgogliosi: l'azzurro è un colore bellissimo e di potenza.
Antonio Conte, a Il Grande Match, Rai 1, 2016

Indossare la maglia azzurra è bellezza oltre il significato simbolico, stai rappresentando il tuo paese e non soltanto i tuoi tifosi, è una cosa bella di per sé, è bello sentirsi fasciati da quel colore.
Alessandro Del Piero, Giochiamo ancora, 2012

Vivere una partita della nazionale come una consuetudine non va bene, però siamo umani, ci condizionano i pensieri più diversi, ci si distrae. Ma quella maglia rimane il massimo per qualunque atleta.
Alessandro Del Piero, Giochiamo ancora, 2012

Italia-Germania è la partita, è come un derby. Quando chiudi gli occhi e sogni di diventare grande e vestire la maglia azzurra, di cantare l'inno, di segnare un gol ai Mondiali, di alzare la Coppa... L'avversario è sempre la Germania. 
Alessandro Del Piero (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Il calcio e la patria sono sempre stati legati a doppio filo, e con frequenza politici e dittatori speculano su questi vincoli di identità. La squadra italiana vinse i mondiali del 1934 e del 1938 nel nome della patria e di Mussolini, e i suoi giocatori iniziavano e terminavano la partita inneggiando all'Italia e salutando il pubblico con il braccio teso.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Mussolini inaugurava in Italia il secondo Campionato del Mondo di Calcio. I manifesti del campionato mostravano un Ercole che faceva il saluto fascista con un pallone ai piedi. Il Mondiale del 1934 a Roma fu per il Duce una grande operazione di propaganda. Mussolini assistette a tutte le partite dal palco d’onore, il mento alzato verso le tribune gremite di camicie nere, e gli undici giocatori della squadra italiana gli dedicarono le vittorie con il braccio teso.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Arrivò la finale [dei Mondiali del 1938], che l’Italia disputò contro l’Ungheria. Per Mussolini quella vittoria era una questione di Stato. Alla vigilia, i giocatori italiani ricevettero da Roma un telegramma di tre parole firmato dal capo del fascismo: VINCERE O MORIRE. Non ci fu bisogno di morire perché l’Italia vinse 4-2.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

[Ai Mondiali del 1966] parteciparono sedici squadre: dieci europee, cinque americane e, cosa rara, la Corea del Nord. Clamorosamente la formazione coreana eliminò l’Italia con il gol di Pak, un dentista di Pyongyang che faceva il calciatore solo nei ritagli di tempo. Nella selezione italiana giocavano niente meno che Gianni Rivera e Sandro Mazzola. Pierpaolo Pasolini diceva di loro che giocavano un calcio di buona prosa interrotta da versi folgoranti, ma il dentista li lasciò muti.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Nel Mondiale del 1970 il Brasile giocò un calcio degno della voglia di festa e della volontà di bellezza della sua gente. Nel mondo si era già imposta la mediocrità del calcio difensivo, con tutta la squadra dietro, il catenaccio sbarrato, e davanti solo uno o due giocatori a fare un solitario. Erano già stati proibiti il rischio e la spontaneità creativa. E quel Brasile fu una sorpresa: presentò una nazionale lanciata all'offensiva, che giocava con quattro attaccanti, Jairzinho, Tostão, Pelé e Rivelino, che a volte erano cinque e addirittura sei quando Carlos Alberto e Gerson arrivavano da dietro. In finale, quel rullo compressore polverizzò l’Italia. Un quarto di secolo dopo, una simile audacia sarebbe stata considerata un suicidio. Nel Mondiale del 1994 il Brasile ha vinto un’altra finale contro l’Italia. Vinse grazie ai rigori, al termine di centoventi minuti senza gol. Non ci fossero stati i rigori, le porte sarebbero rimaste inviolate per l’eternità.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Accadde nel Mondiale del 1978. L’Italia superò 1-0 la nazionale padrona di casa. La giocata del gol italiano disegnò sul campo un triangolo perfetto, dentro il quale la difesa argentina rimase persa più di un cieco in mezzo a una sparatoria. Antognoni fece scivolare la palla verso Bettega che l’appoggiò su Rossi che era di spalle e Rossi gliela restituì di tacco mentre Bettega si infilava in area. Bettega superò due giocatori e batté con un sinistro il portiere Fillol. Anche se nessuno ancora lo sapeva, la squadra italiana aveva già cominciato a vincere il Mondiale di quattro anni dopo.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

[Nel 1982] la Coppa fu dell’Italia. La nazionale italiana aveva cominciato male, zoppicando, pareggio dopo pareggio, ma venne fuori alla distanza grazie alla sua buona intelaiatura di squadra e alle raffiche puntuali di Paolo Rossi. Nella finale contro la Germania l’Italia si impose per 3-1.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

[Nel 1994]  l’Italia giocò contro il Brasile la finale. Fu una partita noiosa, ma tra uno sbadiglio e l’altro Romario e Baggio offrirono qualche lezione di buon calcio. I supplementari terminarono senza gol. Ai rigori il Brasile si impose per 3-2, consacrandosi campione del mondo.
Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, 1997

Alla Juve ti insegnano ad avere sempre «fame» di vittorie, a non accontentarti mai. Non è un caso che le fortune della Nazionale siano sempre coincise con la larga presenza di bianconeri in azzurro.
Claudio Gentile, su Hurrà Juventus, 2000

Mi piace molto l'Italia, sarei disposto a pagare per vederla giocare [...]. Loro si divertono davvero a difendersi, per loro non è un compito ingrato, ti chiudono la strada proprio dove pensi che siano in difficoltà. Il loro sistema di gioco si adatta alla perfezione alle loro caratteristiche e si sentono estremamente sicuri.
Roy Keane, citato su Foxsports. 2016

Giocare contro l'Italia è dura, perché c'è sempre ed è tosta da affrontare. 
Roberto Mancini, Gazzetta dello Sport, 2014

Germania e Italia non è una partita. È un poema grondante sudore, passione, poesia, forza, coraggio, sofferenza e lacrime. E spesso piangono i tedeschi.
Luigi Pellicone, citato su  Il Fatto Quotidiano, 2016

La politica dovrebbe essere come la Nazionale: dovrebbero sempre giocare i migliori. Ma non è mai così, in nessuna parte del mondo.
Michel Platini (fonte sconosciuta - segnalala ad Aforismario)

Quando la Nazionale sarà la squadra più importante avremo risolto tutti i problemi. 
Cesare Prandelli, citato su Corriere dello Sport, 2014

Dovevo rivoluzionare la squadra per modellarla come la sognavo io. Ma l‘impresa, fin da subito, si dimostrò titanica. Mi resi subito conto che ero l‘allenatore virtuale di una squadra virtuale. Ero come un eunuco in un harem di belle donne. Avevo tutto, ma cominciava a mancarmi il lavoro quotidiano. In Nazionale ci vuole una grande pazienza.
Arrigo Sacchi, Calcio totale, 2015

Per far capire cosa voleva dire lavorare in Nazionale, bisogna pensare alla pazienza di riempire una cisterna enorme goccia a goccia mentre con i club la riempivi in tre-quattro mesi.
Arrigo Sacchi, Calcio totale, 2015

In Nazionale meno stress, ma anche molto meno tempo per lavorare con i giocatori, per conoscerli dal punto di vista umano, per parlare con loro.
Arrigo Sacchi, Calcio totale, 2015

Quando arrivammo a Fiumicino, alla fine del mondiale [del 1994] trovammo un giornalista che aveva portato una borsa di pomodori perché i tifosi ce li tirassero. Nessuno del pubblico lo fece. Nel 1970, al ritorno dal Messico, la Nazionale Italiana, sconfitta dalla più grande squadra di tutti i tempi, il Brasile di Pelé, venne presa a pomodorate all'aeroporto. Dopo ventiquattro anni possiamo dire che il pubblico dei tifosi italiani è leggermente migliorato, visto che nessuno ebbe il coraggio di lanciare un ortaggio contro di noi
Arrigo Sacchi, Calcio totale, 2015

La Nazionale è sempre la cosa più importante perché rappresenta il Paese, ma con le brutture del nostro calcio, a cominciare dalle scommesse clandestine, il peso di questa maglia va oltre. E non è facile da sopportare.
Stefano Sturaro, intervista di Fabrizio Salvio, su Sport Week, 2015

Un tifoso è uno che sa la nazionalità di ogni giocatore della Nazionale.
Anonimo

Note
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