Erich Fromm - Aforismi, frasi e citazioni

Selezione di aforismi e frasi celebri di Erich Fromm (Francoforte sul Meno 1900 - Locarno 1980), psicoanalista e sociologo tedesco. Le seguenti citazioni di Fromm sono tratte da alcune delle sue opere più importanti e famose: Fuga dalla libertà (1941), L'arte di amare (1956), Anatomia della distruttività umana (1973) e Avere o essere? (1976).  
Erich Fromm
Fuga dalla libertà
Escape from freedom, 1941 - Selezione Aforismario

L'incapacità di agire spontaneamente, di esprimere quel che veramente si sente e si pensa, è la conseguente necessità di presentare uno pseudo io agli altri e a se stessi, sono la radice del sentimento di inferiorità e di debolezza. 

Non c'è nulla di più accattivante e convincente della spontaneità, sia che la si trovi nel bambino, o nell'artista, sia che la si trovi in quegli individui che non rientrano per età o professione in questi due gruppi. 

La libertà positiva consiste nell'attività spontanea della personalità totale. 

In ogni attività spontanea l'individuo abbraccia il mondo. 

Solo le qualità che sorgono dalla nostra attività spontanea danno forza all'io e formano per tanto la base della sua integrità. L'incapacità di agire spontaneamente, di esprimere quel che veramente si sente e si pensa, è la conseguente necessità di presentare uno pseudo io agli altri e a se stessi, sono la radice del sentimento di inferiorità e di debolezza. 

Rinunciare alla spontaneità e all'individualità significa soffocare la vita. 

L'egoismo è una forma di avidità. Come ogni forma di avidità, è insaziabile, per cui non c'è mai una vera soddisfazione. L'avidità è un pozzo senza fondo, che esaurisce la persona nello sforzo incessante di soddisfare il bisogno senza mai raggiungere la soddisfazione.

L'atto di disobbedienza, in quanto atto di libertà, è l'inizio della ragione. 

Se le qualità che uno ha, non servono, egli non ne possiede alcuna. 

Il genere di relazione con il mondo può essere nobile o meschino, ma anche l'essere in rapporto con il modello più basso è immensamente preferibile all'esser soli. La religione e il nazionalismo, come tutte le consuetudini e le fedi, per quanto assurde e degradanti possano essere, purché colleghino l'individuo agli altri sono rifugi per proteggersi da quello che l'uomo paventa di più, l'isolamento.

La razionalizzazione non è uno strumento per penetrare la realtà, ma un tentativo a posteriori di armonizzare i propri desideri con la realtà esistente. 

Il rivoluzionario che ha successo è uno statista, quello che non ha successo un criminale.

L'uomo ha costruito il suo mondo; ha costruito fabbriche e case, produce automobili e vestiti, fa crescere grano e f rutta. Ma si è estraniato dal prodotto delle sue mani, non è più davvero il padrone del mondo che ha costruito; al contrario, questo mondo fatto dall'uomo è diventato il suo padrone, davanti a cui egli si inchina, che cerca di placare o di manipolare come meglio può. L'opera delle sue mani è diventato il suo Dio.
L'uomo è l'unico animale per il quale la sua stessa esistenza
è un problema che deve risolvere. (Erich Fromm)
Dalla parte dell'uomo
Indagine sulla psicologia della morale
Man for himself. An inquiry into the psychology of ethics, 1947

Il principale compito dell'uomo nella vita è dare alla luce sé stesso.

L'arte di amare
The art of loving, 1956 - Selezione Aforismario

Amare significa affidarsi completamente, incondizionatamente, nella speranza che il nostro amore desterà amore nella persona amata. Amare è un atto di fede, e chiunque abbia poca fede avrà
anche poco amore.

L’amore infantile segue il principio: amo perché sono amato. L’amore maturo segue il principio: sono amato perché amo. L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo.

Solo chi ha fede in sé stesso può essere fedele agli altri.

L'amore è un potere attivo dell'uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili, che gli fa superare il senso d'isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere sé stesso e di conservare la propria integrità.

Sembra un paradosso, ma nell'amore due esseri diventano uno, e tuttavia restano due.

L'uomo moderno pensa di perdere qualcosa − del tempo − quando non fa le cose in fretta; però non sa che fare del tempo che guadagna, tranne ammazzarlo.

Amare qualcuno non è solo un forte sentimento, è una scelta, una promessa, un impegno. 

In molti individui per i quali, la solitudine non può essere superata in nessun modo, la ricerca dell'orgasmo sessuale assume una funzione che li rende non molto diversi da alcolizzati e dai tossicomani. Diventa un tentativo disperato di sfuggire all'ansia suscitata dal separazione e il suo risultato è un sempre crescente senso d'isolamento, poiché l'atto sessuale senza amore, non riempie mai il baratro che divide due creature umane, se non in modo assolutamente momentaneo.

Paradossalmente, la capacità di stare soli è la condizione prima per la capacità d'amare.

Al di là dell'elemento del dare, il carattere attivo dell'amore diviene evidente nel fatto che si fonda sempre su certi elementi comuni a tutte le forme d'amore. Questi sono: la premura, la responsabilità, il rispetto e la conoscenza.

Dalla nascita alla morte, dal lunedì alla domenica, da mattina a sera, tutte le attività sono organizzate e prestabilite. Come potrebbe un uomo prigioniero nella ragnatela della routine ricordarsi che è un uomo, un individuo ben distinto, uno al quale è concessa un'unica occasione di vivere, con speranze e delusioni, dolori e timori, col desiderio di amare e il terrore della solitudine e del nulla? 

Chi ama davvero ama il mondo intero, non soltanto un individuo particolare. 

Dare dà più gioia che ricevere, non perché è privazione, ma perché in quell'atto mi sento vivo. 

L'unico modo per conoscere profondamente un essere è l'atto di amore; questo atto supera il pensiero, supera le parole. È il tuffo ardito nell'esperienza dell'unione. 

La felicità dell'uomo moderno: guardare le vetrine e comprare tutto quello che può permettersi, in contanti o a rate.

L'amore per Dio non può essere scisso dall'amore per i propri genitori. Se una persona non supera il proprio attaccamento morboso per la madre, per il clan, per la patria, se conserva una subordinazione infantile a un padre intransigente e tirannico o a qualsiasi altra autorità, non può sviluppare un amore più maturo per Dio; allora la sua religione resta in una fase primitiva, quella in cui Dio è sentito come una madre protettiva o un padre intransigente.

Anatomia della distruttività umana
The anatomy of human destructiveness, 1973

Asserire che «la natura umana è cattiva» non è più realistico dell'asserzione opposta: «la natura umana è buona». Solo che la prima alternativa è più facile: chiunque voglia dimostrare la cattiveria dell'uomo trova molto facilmente dei seguaci, perché offre a ciascuno un alibi per i propri peccati, e apparentemente non rischia nulla.

Anche l'essere più malvagio è umano ed esige la nostra compassione.

In nome del progresso, l'uomo sta trasformando il mondo in un luogo fetido e velenoso (e questa è "tutt'altro che" un'immagine simbolica). Sta inquinando l'aria, l'acqua, il suolo, gli animali... e sé stesso, al punto che è legittimo domandarsi se, fra un centinaio d'anni, sarà ancora possibile vivere sulla terra.

Il grado di distruttività aumenta con il crescente sviluppo della civiltà.

La speranza che il «progresso» porti felicità si è già rivelata illusoria per quasi tutti coloro che hanno avuto l'opportunità di conoscere il sapore del nuovo «paradiso».

L'ottimismo è una forma alienata di fede, il pessimismo una forma alienata di disperazione.

L'uomo-massa moderno è solo e isolato, anche se fa parte di una folla; non ha convinzioni da dividere con gli altri, solo slogan e ideologie che ricava dai mezzi di comunicazione.
Dovremmo proporci come meta quella di essere molto,
non già di avere molto. (Erich Fromm)
Avere o essere?
To have or to be?, 1976 - Selezione Aforismario

La modalità dell'esistenza secondo l'avere non è stabilita da un processo vivente, produttivo, tra soggetto e oggetto; essa rende cose sia il soggetto che l'oggetto. Il rapporto è di morte, non di vita.

L'atteggiamento implicito nel consumismo è quello dell'inghiottimento del mondo intero. 

Il consumatore è un eterno lattante che strilla per avere il poppatoio: una condizione che assume ovvia evidenza in fenomeni patologici come l'alcolismo e l'assuefazione alle droghe. 

I consumatori moderni possono etichettare sé stessi con questa formula: io sono = ciò che ho e ciò che consumo.

Finché ciascuno aspira ad avere di più, non potranno che formarsi classi, non potranno che esserci scontri di classe e, in termini globali, guerre internazionali. Avidità e pace si escludono a vicenda.

Gli elementi fondamentali del rapporto tra individui che facciano propria la modalità esistenziale dell'avere, sono la competizione, l'antagonismo e la paura. La componente antagonistica, nel rapporto incentrato sull'avere deriva dalla sua stessa natura; se infatti l'avere è il fondamento del mio sentimento di identità perché «io sono ciò che ho», il desiderio di avere non può che condurre al desiderio di avere molto, di avere di più, di avere il massimo.

La democrazia può resistere alla minaccia autoritaria soltanto a patto che si trasformi, da "democrazia di spettatori passivi", in "democrazia di partecipanti attivi", nella quale cioè i problemi della comunità siano familiari al singolo e per lui importanti quanto le sue faccende private.

Al pari del buddhismo, il socialismo è stato un movimento di massa "religioso", il quale, pur parlando in termini secolari e atei, mirava alla liberazione dell'umanità dall'egoismo e dalla brama di possesso.

Il desiderio di compiere l'esperienza dell'unione con altri si manifesta anche nelle più basse forme di comportamento, a esempio negli atti di sadismo e distruzione, non meno che nelle forme supreme, come la solidarietà fondata su un ideale o su una convinzione.

Una società i cui principi sono l'acquisizione, il profitto e la proprietà, determina il sorgere di un carattere sociale imperniato sull'avere e, una volta fissato il modulo dominante, nessuno desidera essere un escluso o addirittura un emarginato; per evitare tale rischio, ciascuno si adatta alla maggioranza, la quale però ha in comune soltanto il mutuo antagonismo.

Il principale compito nella vita di ognuno è dare alla luce sé stesso.
(Erich Fromm)
L'uomo nuovo
da Avere o essere?

La funzione della nuova società è di incoraggiare il sorgere di un uomo nuovo, la cui struttura caratteriale abbia le seguenti qualità:
  • Disponibilità a rinunciare a tutte le forme di avere, per essere senza residui.
  • Sicurezza, sentimento di identità e fiducia fondate sulla fede in ciò che si è, nel proprio bisogno di rapporti, interessi, amore, solidarietà con il mondo circostante, anziché sul proprio desiderio di avere, di possedere, di controllare il mondo, divenendo così schiavo dei propri possessi.
  • Accettazione del fatto che nessuno e nulla al di fuori di noi può dare significato alla nostra vita, ma che questa indipendenza e distacco radicali dalle cose possono divenire la condizione della piena attività volta alla compartecipazione e all'interesse per gli altri.
  • Essere davvero presenti nel luogo in cui ci si trova.
  • La gioia che proviene dal dare e condividere, non già dall'accumulare e sfruttare.
  • Amore e rispetto per la vita in tutte le sue manifestazioni, con la consapevolezza che non le cose, il potere e tutto ciò che è morto, bensì la vita e tutto quanto pertiene alla sua crescita hanno carattere sacro.
  • Tentare di ridurre, nei limiti del possibile, brama di possesso, odio e illusioni.
  • Vivere senza adorare idoli e senza illusioni, perché si è raggiunta una condizione tale da non richiedere illusioni.
  • Sviluppo della propria capacità di amare, oltre che della propria capacità di pensare in maniera critica, senza abbandonarsi a sentimentalismi.
  • Capacità di rinunciare al proprio narcisismo e di accettare le tragiche limitazioni implicite nell'esistenza umana.
  • Fare della piena crescita di se stessi e dei propri simili lo scopo supremo dell'esistenza.
  • Rendersi conto che, per raggiungere tale meta, sono indispensabili la disciplina e il riconoscimento della realtà di fatto.
  • Rendersi inoltre conto che una crescita non è sana se non avviene nell'ambito di una determinata struttura, ma in pari tempo riconoscere le differenze tra la struttura intesa quale un attributo della vita, e l'« ordine » inteso quale un attributo della non vita, di ciò che è morto.
  • Sviluppare la propria fantasia, non quale una fuga da circostanze intollerabili, bensì quale un'anticipazione di possibilità concrete, quale un mezzo per superare circostanze intollerabili.
  • Non ingannare gli altri, ma non lasciarsene neppure ingannare; si può accettare di essere definiti innocenti, non ingenui.
  • Conoscere sé stessi, intendendo con questo non soltanto il sé di cui si ha nozione, ma anche il sé che si ignora, benché si abbia una vaga intuizione di ciò che non si conosce.
  • Avvertire la propria unicità con ogni forma di vita, e quindi rinunciare al proposito di conquistare la natura, di sottometterla, sfruttarla, violentarla, distruggerla, tentando invece di capirla e di collaborare con essa.
  • Far propria una libertà che non sia arbitrarietà, ma equivalga alla possibilità di essere se stessi, intendendo con questo non già un coacervo di desideri e brame di possesso, bensì una struttura dal delicato equilibrio che a ogni istante si trova di fronte alla scelta tra crescita o declino, vita o morte.
  • Rendersi conto che il male e la distruttività sono conseguenze necessarie del fallimento del proposito di crescere.
  • Rendersi conto che solo pochi individui hanno raggiunto la perfezione per quanto attiene a tutte queste qualità, rinunciando d'altro canto all'ambizione di riuscire a propria volta a « raggiungere l'obiettivo », con la consapevolezza che un'ambizione del genere non è che un'altra forma di bramosia, un'altra versione dell'avere.
  • Trovare la felicità nel processo di una continua, vivente crescita, quale che sia il punto massimo che il destino permette a ciascuno di raggiungere, dal momento che vivere nella maniera più piena possibile al singolo, è fonte di tale soddisfazione, che la preoccupazione per ciò che si potrebbe o non si può raggiungere ha scarse probabilità di rendersi avvertita.
Libro di Fromm consigliato
Avere o essere? 
Editore Mondadori, 2001 

È la prevalenza della modalità esistenziale dell'avere che per Fromm ha determinato la situazione dell'uomo contemporaneo, ridotto a ingranaggio della macchina burocratica, manipolato nei gusti, nelle opinioni, nei sentimenti dai governi, dall'industria, dai mass media, costretto a vivere in un ambiente degradato con lo spettro incombente del conflitto nucleare. Fromm delinea quindi le caratteristiche di un'esistenza incentrata sulla modalità dell'essere, in quanto attività autenticamente produttiva e creativa, che offra all'individuo e alla società la possibilità di realizzare un nuovo e più autentico umanesimo.

Note
Vedi anche aforismi, frasi e citazioni di: Abraham Maslow - Carl Rogers - Irvin Yalom

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